Epidemie
COVID-19: l’occasione per lanciare una «Nuova Era» di vaccini pericolosi e geneticamente modificati
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Questo articolo rappresenta la prima parte di una serie in due parti che esamina le tecnologie del vaccino COVID-19 e le loro implicazioni. Renovatio 21 ha cominciato a scrivere della questione tecnologica rispetto al vaccino per il Coronavirus da qualche settimana. Continueremo anche nei prossimi giorni, in quanto la Pandemia sta spianando la strada ad una mutazione tecnologica che potrebbe inoculare – obbligatoriamente! – nella popolazione vaccini mai approvati sinora.
Aiutata e incoraggiata dal generoso Gates e dai finanziamenti militari, la tanto acclamata pianificazione del vaccino COVID-19 procede rapidamente
Per settimane, i giornalisti hanno sostenuto i vaccini esenti da ogni responsabilità che salveranno il mondo – come hanno dichiarato Bill Gates e Tony Fauci – da quella che Gates ha soprannominato «Pandemia I».
Mentre Microsoft News diffonde storie autocelebrative per il riorientamento della Gates Foundation dalle sue priorità per dedicare «totale attenzione alla pandemia», Fauci, facendo il giro dei talk show, promette che un vaccino debutterà nel gennaio 2021.
Per qualcuno, l’RNA del virus SARS-CoV-2, «è già mutato in almeno 30 diverse varianti genetiche». Le varianti includono 19 modifiche mai osservate prima, così come «rari cambiamenti che gli scienziati non avrebbero mai immaginato potessero accadere»
Per non essere da meno, la Casa Bianca ha lanciato «Operation Warp Speed» – uno sforzo congiunto farmaceutico-governativo-militare volto a «ridurre sostanzialmente i tempi di sviluppo di un vaccino» – e il Presidente Trump ne promette uno entro la fine dell’anno.
La vaccinazione planetaria contro il COVID-19 – obiettivo palese che tutti gli attori in campo attendono bramosamente – ignora una serie di ostacoli. Per qualcuno, l’RNA del virus SARS-CoV-2, «è già mutato in almeno 30 diverse varianti genetiche». Le varianti includono 19 modifiche mai osservate prima, così come «rari cambiamenti che gli scienziati non avrebbero mai immaginato potessero accadere».
La conoscenza di queste mutazioni può rivelarsi utile per i medici che desiderano personalizzare meglio i trattamenti COVID-19, ma la proliferazione delle mutazioni rende estremamente incerte le possibilità di sviluppare un vaccino efficace.
La proliferazione delle mutazioni rende estremamente incerte le possibilità di sviluppare un vaccino efficace
Non c’è da preoccuparsi, dicono gli enti finanziati da Gates (e anche dal Pentagono). Gli scienziati che lavorano nel fiorente campo della biologia sintetica sono fiduciosi di poter «superare» e beffare la natura utilizzando tecnologie di vaccinazione all’avanguardia come il trasferimento genico e le nanoparticelle autoassemblanti, insieme a nuovi e invasivi meccanismi di somministrazione e registrazione dei vaccini come i tatuaggi a punti quantici leggibili con uno smartphone.
È importante che i ricercatori che hanno sperimentato questi approcci non siano mai stati in grado di superare gli «effetti collaterali negativi»? Sembra proprio di no. Aiutata e incoraggiata dal generoso Gates e dai finanziamenti militari, la tanto acclamata pianificazione del vaccino COVID-19 procede rapidamente.
Negli anni ’80, i produttori furono entusiasti quando gli scienziati svilupparono nuove tecniche di ingegneria genetica (tecnologia del DNA ricombinante) attraverso l’uso di «sistemi di espressione» (batteri, lieviti, cellule di insetti, cellule di mammiferi o piante come il tabacco)
Velocità, non sicurezza
Dal punto di vista della produzione, i produttori di vaccini – e in particolare quelli che producono vaccini virali – hanno a lungo sfidato i limiti delle tradizionali tecnologie dei vaccini, che si basano su processi che implicano necessariamente «un considerevole scarto temporale tra la produzione di antigeni e la consegna del vaccino».
I ricercatori hanno ribadito questo punto nel 2018, scrivendo su Nature Reviews Drug Discovery che «per la maggior parte dei vaccini virali emergenti, l’ostacolo principale non è l’efficacia degli approcci convenzionali ma la necessità di uno sviluppo più rapido e di una diffusione su vasta scala».
Il vaccino contro l’epatite B è stato il primo a impiegare questo approccio di produzione «completamente nuovo» e un certo numero di vaccini COVID-19 attualmente in fase di realizzazione stanno impiegando le stesse tecniche
Negli anni ’80, i produttori furono entusiasti quando gli scienziati svilupparono nuove tecniche di ingegneria genetica (tecnologia del DNA ricombinante) che, attraverso l’uso di «sistemi di espressione» (batteri, lieviti, cellule di insetti, cellule di mammiferi o piante come il tabacco), rese possibile avviare la produzione di vaccini e produrre i cosiddetti «vaccini a subunità».
Il vaccino contro l’epatite B è stato il primo a impiegare questo approccio di produzione «completamente nuovo» e un certo numero di vaccini COVID-19 attualmente in fase di realizzazione stanno impiegando le stesse tecniche. Tuttavia, un fattore complicante dei vaccini a subunità è che devono essere associati ad adiuvanti «immunopotenzianti» che tendono ad innescare una risposta immunitaria squilibrata.
Intenzionati ad ottimizzare ulteriormente la tecnologia dei vaccini e di permettere le scorte di vaccini in un arco di tempo ancora più breve, i ricercatori hanno iniziato ad armeggiare a metà degli anni ’90 con vaccini agli acidi nucleici, che includono vaccini DNA e vaccini RNA messaggero (mRNA).
Tuttavia, un fattore complicante dei vaccini a subunità è che devono essere associati ad adiuvanti «immunopotenzianti» che tendono ad innescare una risposta immunitaria squilibrata
Come forma di terapia genica, entrambi rappresentano un significativo allontanamento dai vaccini classici. Mentre questi ultimi introducono un antigene per produrre una risposta immunitaria, i vaccini con acido nucleico inviano invece le istruzioni al corpo per produrre l’antigene stesso. Come spiega un ricercatore, gli acidi nucleici «fanno sì che le cellule formino frammenti del virus», con l’obiettivo che il sistema immunitario «crei una risposta a quei frammenti del virus».
I ricercatori hanno rapidamente appreso che entrambe le opzioni di vaccinazione a DNA e mRNA presentano gravi svantaggi e, di conseguenza, i vaccini di questo tipo non sono mai stati autorizzati.
I vaccini con acido nucleico inviano invece le istruzioni al corpo per produrre l’antigene stesso. Gli acidi nucleici «fanno sì che le cellule formino frammenti del virus», con l’obiettivo che il sistema immunitario «crei una risposta a quei frammenti del virus»
Tuttavia, quasi un quarto (20/83) dei vaccini elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come «candidati» contro il COVID-19 al 23 aprile — compresi due dei principali contendenti — sono vaccini a DNA (Inovio) o mRNA (Moderna) vaccini (vedi tabella).
Vaccini a DNA
I vaccini a DNA sono destinati a penetrare fino in fondo nel nucleo di una cellula. Secondo uno scienziato biotecnologico, «Questo è un compito incredibilmente difficile dato che i nostri nuclei si sono evoluti per impedire l’ingresso di qualsiasi DNA esterno (pensate ai virus!)». Non sorprende, quindi, quando alcuni vaccini a DNA sono passati agli studi clinici alla fine degli anni 2000, è stata rilevata «potenza non ottimale».
«Elettroporazione» – shock elettrici applicati sul sito del vaccino DMA (usando un «dispositivo intelligente») per rendere le membrane cellulari più permeabili e far penetrare a forza il DNA nelle cellule
Gli scienziati hanno poi avuto l’idea di risolvere questo problema aumentando il rilascio del vaccino tramite «elettroporazione» – shock elettrici applicati sul sito del vaccino (usando un «dispositivo intelligente») per rendere le membrane cellulari più permeabili e far penetrare a forza il DNA nelle cellule. I miglioramenti nell’efficacia del vaccino sono stati abbastanza significativi da rendere l’elettroporazione una caratteristica chiave della concezione di alcuni candidati vaccini per il COVID-19 oggi, incluso il vaccino di Moderna che sta accelerando verso gli studi clinici di Fase 2.
Un secondo aspetto dei vaccini a DNA – le proprietà che alterano il gene – è ancora più preoccupante e rimane irrisolto. I vaccini a DNA, per definizione, comportano il rischio di «integrazione del DNA esogeno nel genoma ospite, che può causare gravi mutagenesi e indurre nuove malattie».
I vaccini a DNA, per definizione, comportano il rischio di «integrazione del DNA esogeno nel genoma ospite, che può causare gravi mutagenesi e indurre nuove malattie»
In termini più comprensibili, «la modifica del DNA è come inserire un ingrediente estraneo in una ricetta esistente, che può cambiare la pietanza risultante». L’incorporazione permanente di geni sintetici nel DNA del ricevente produce essenzialmente un essere umano geneticamente modificato, con effetti a lungo termine sconosciuti.
Parlando della terapia genica del DNA, un ricercatore ha affermato che: «Integrazioni genetiche che utilizzano terapie geniche virali… possono avere un effetto devastante se l’integrazione è stata collocata nel punto sbagliato del genoma».
Discutendo specificamente dei vaccini a DNA, la Harvard College Global Health Review spiega:
L’incorporazione permanente di geni sintetici nel DNA del ricevente produce essenzialmente un essere umano geneticamente modificato, con effetti a lungo termine sconosciuti
«I potenziali effetti collaterali potrebbero includere l’infiammazione cronica, poiché il vaccino stimola continuamente il sistema immunitario a produrre anticorpi. Altre preoccupazioni includono la possibile integrazione del DNA plasmidico nel genoma ospite del corpo, con conseguenti mutazioni, problemi nella replicazione del DNA, innesco di risposte autoimmuni e attivazione di geni cancerogeni».
Vaccini mRNA
Poiché i vaccini mRNA sono «particolarmente adatti allo sviluppo rapido», forse non sorprende che stiano attirando l’attenzione come «i favoriti contro il Coronavirus».
«I potenziali effetti collaterali potrebbero includere l’infiammazione cronica, poiché il vaccino stimola continuamente il sistema immunitario a produrre anticorpi. Altre preoccupazioni includono mutazioni innesco di risposte autoimmuni e attivazione di geni cancerogeni»
Secondo quanto riferito, i vaccini mRNA possono far risparmiare «mesi o anni per standardizzare e accelerare… la produzione di massa».
Sfruttando la situazione, gli addetti ai lavori dichiarano casualmente che «mentre nessun vaccino mRNA è mai stato autorizzato, la minaccia di una pandemia è un grande incentivo per accelerarne il progresso».
Le aziende adorano l’approccio mRNA nonostante le osservazioni secondo cui le grandi molecole di mRNA sono «intrinsecamente instabili», «inclini al degrado» e possono causare iperattività del sistema immunitario.
Tra i lati positivi, dal punto di vista degli scienziati vaccinali, i vaccini mRNA devono raggiungere solo il citoplasma cellulare anziché il nucleo – una «sfida tecnica apparentemente più semplice» – sebbene l’approccio richieda ancora «tecnologie di rilascio che possono garantire la stabilizzazione dell’mRNA in condizioni fisiologiche».
Gli addetti ai lavori dichiarano casualmente che «mentre nessun vaccino mRNA è mai stato autorizzato, la minaccia di una pandemia è un grande incentivo per accelerarne il progresso»
Formulazioni come il vaccino mRNA-1273 di Moderna affrontano queste sfide utilizzando «modifiche chimiche per stabilizzare l’mRNA» e nanoparticelle liquide per «produrlo in una forma iniettabile».
Gli approcci dell’mRNA sembrano attrarre ricercatori con una visione altamente meccanicistica degli esseri umani.
Uno di questi individui elogia l’mRNA per la sua «programmabilità» intrinseca, affermando: «Proprio come [un] computer [sistema operativo], la terapia con mRNA può riprogrammare il corpo per produrre le sue terapie» [enfasi in originale].
I vaccini mRNA hanno mostrato una componente infiammatoria «intrinseca» che rende difficile stabilire un «profilo rischio/beneficio accettabile»
L’amministratore delegato di Moderna descrive gli approcci dell’mRNA, che utilizzano filamenti di mRNA «personalizzati» per «trasformare le cellule del corpo in fabbriche farmaceutiche ad hoc», «come un software: puoi semplicemente girare la manovella e far funzionare molti prodotti». Allo stesso modo, la rivista Nature (commentando la tecnologia dell’mRNA da «una prospettiva biotecnologica e industriale») si rallegra del fatto che l’approccio «consente un rapido raffinamento con combinazioni quasi illimitate di derivati».
I ricercatori vaccinali che hanno familiarità con i vaccini sia del DNA che dell’mRNA elogiano la sicurezza del vaccino mRNA, citando il fatto che i vaccini non devono penetrare nel nucleo cellulare. Tuttavia, con anni di sperimentazione sul vaccino mRNA alle spalle, nessuno di questi ricercatori ha ancora ottenuto la licenza. Perché?
I sostenitori dell’mRNA ammettono che esiste ancora una comprensione inadeguata dell’infiammazione e delle reazioni autoimmuni che possono derivarne
Una risposta potrebbe essere che negli studi preclinici, i vaccini mRNA hanno mostrato una componente infiammatoria «intrinseca» che rende difficile stabilire un «profilo rischio/beneficio accettabile».
I sostenitori dell’mRNA ammettono che esiste ancora una comprensione inadeguata dell’infiammazione e delle reazioni autoimmuni che possono derivarne. Ciò solleva molti interrogativi su cosa accadrà se i regolatori esaudiranno il desiderio dei produttori di vaccini mRNA per il COVID-19 di «un processo accelerato per ottenere quanto prima i vaccini mRNA per le persone».
La corsa allo sviluppo di vaccini COVID-19 che alterano i geni sta inoltre accelerando la fusione dei gemelli siamesi che sono la farmaceutica e la biotecnologica.
La corsa verso il profitto
L’interruzione di quasi tutte le attività economiche, sociali, artistiche e religiose dovuta al SARS-CoV-2 è inquietante su molti livelli, non ultimo a causa di ciò che rivela sull’accettazione acritica da parte del pubblico della rotazione ufficiale e del suo desiderio di proiettili d’argento medici.
Come un ricercatore vaccinale presso l’Istituto svedese Karolinska ha dichiarato:
Il redditizio settore biofarmaceutico è ora il segmento in più rapida crescita nell’industria farmaceutica globale, attualmente rappresenta il 20% del mercato mondiale e mostra un tasso di crescita annuale che è più del doppio rispetto al settore farmaceutico convenzionale
«Quando la Cina ha messo in quarantena un’intera megalopoli a gennaio, la gente diceva che “solo la Cina può farlo”. Poi abbiamo visto misure altrettanto drastiche in diversi paesi democratici. Penso che la dica lunga sulla nostra fiducia nelle soluzioni mediche. Oggi ci aspettiamo di essere in grado di sviluppare medicinali e vaccini contro diverse malattie in un modo che non abbiamo fatto in passato».
La corsa allo sviluppo di vaccini COVID-19 che alterano i geni sta inoltre accelerando la fusione dei gemelli siamesi che sono la farmaceutica e la biotecnologica.
Il redditizio settore biofarmaceutico è ora il segmento in più rapida crescita nell’industria farmaceutica globale, attualmente rappresenta il 20% del mercato mondiale e mostra un tasso di crescita annuale che è più del doppio rispetto al settore farmaceutico convenzionale. E i vaccini COVID-19 stanno aiutando a salvare le instabili fondamenta di alcune aziende biofarmaceutiche.
È probabile che i vaccini COVID-19 geneticamente modificati inizino ad alterare in modo permanente i geni, innescando malattie autoimmuni e fungendo da catalizzatore per altre lesioni o decessi da vaccino. Senza essere ostacolati da alcuna responsabilità legale, nessuno degli attori commerciali o governativi responsabili probabilmente si preoccuperà.
Nel 2017, ad esempio, Moderna stava lottando per «mantenere a galla la sua sfacciata promessa di reinventare la medicina» dopo che una terapia sperimentale su cui contava si è rivelata troppo pericolosa per essere testata sull’uomo. D’un tratto, nel 2020, «le cattive notizie sul Coronavirus sono buone notizie per le azioni di Moderna». Anche altre società biofarmaceutiche che prima erano in bilico sono in procinto di realizzare profitti record dal COVID-19.
Mentre la biofarmaceutica persegue la sua corsa sfrenata, in barba all’etica medica, verso il pentolone d’oro del COVID-19, il pubblico deve osservare con sguardo critico i disincentivi del settore per la sicurezza e anche prendere una posizione ferma contro l’orribile prospettiva dell’obbligo del vaccino contro il Coronavirus.
Altrimenti, è probabile che i vaccini COVID-19 geneticamente modificati inizino ad alterare in modo permanente i geni, innescando malattie autoimmuni e fungendo da catalizzatore per altre lesioni o decessi da vaccino. Senza essere ostacolati da alcuna responsabilità legale, nessuno degli attori commerciali o governativi responsabili probabilmente si preoccuperà.
Il Team di Children’s Health Defense
Traduzione di Alessandra Boni
© 7 maggio 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21
Epidemie
Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.
Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.
«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».
Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”. Ad aprire i… pic.twitter.com/T5Ns7nMvfM
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 31, 2026
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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.
«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».
«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.
«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».
«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.
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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».
Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»
Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».
Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.
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Ambiente
La Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini
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Epidemie
L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19
L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.
Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.
Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».
Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.
«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.
Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».
Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.
Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.
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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.
6/ This isn’t the whole story. It’s the start of one. The Reading Room will be updated on a rolling basis as the investigation continues.
— Senator Rand Paul (@SenRandPaul) July 20, 2026
Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.
Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.
Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.
Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.
Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.
Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.
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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.
Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».
Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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