Ambiente
L’eolico «fallisce su ogni aspetto»: parla uno scienziato di Oxford
In un documento recentemente pubblicato il matematico e fisico dell’Università di Oxford, ricercatore al CERN e membro del Keble College professore emerito Wade Allison ha calcolato che il Regno Unito sta affrontando la probabilità di mancanze nella fornitura di energia elettrica. Lo riporta il sito Daily Skeptic.
«L’energia eolica fallisce su ogni punto», dice il professor Allison, aggiungendo che i governi stanno ignorando «prove schiaccianti» delle inadeguatezze dell’energia del vento, «e ricorrono a spacconate piuttosto che ad analisi ragionate».
Tali conclusioni sono contenute in un breve documento pubblicato di recente dalla Global Warming Policy Foundation intitolato «L’inadeguatezza dell’energia eolica», dove osserva anche che l’energia fornita dalle rinnovabili è «estremamente debole», motivo per cui non sarebbe in grado di fornire l’energia necessaria a sostenere – addirittura – nemmeno una piccola popolazione globale prima della rivoluzione industriale con uno standard di vita accettabile.
Un punto simile è stato fatto recentemente in modo più drammatico dal fisico nucleare Wallace Manheimer, il quale ha sostenuto che l’infrastruttura intorno all’eolico e al solare non solo fallirà, «ma costerà trilioni, distruggerà grandi porzioni dell’ambiente e sarà del tutto inutile».
Nel suo paper, il professor Allison si concentra sull’elaborazione dei numeri che si celano dietro le fluttuazioni naturali del vento, mostrando che a una velocità del vento di poco più di 30 chilometri orari, la potenza prodotta da una turbina eolica è di 600 watt per metro quadrato a piena efficienza. Per fornire la stessa potenza della centrale nucleare di Hinkley Point C – 3.200 milioni di watt – sarebbero necessari 5,5 milioni di metri quadrati di superficie spazzata dalle turbine.
«Si noti che questo dovrebbe essere del tutto inaccettabile per coloro che hanno a cuore gli uccelli e altri ambientalisti» scrive Daily Skeptic. «Naturalmente, questa preoccupazione non sembra essersi concretizzata fino ad oggi. Si calcola che ogni anno milioni di pipistrelli e uccelli vengano massacrati dalle turbine eoliche a terra».
Il fenomeno riguarda anche la fauna marina, colpita nelle sue specie più preziose: al largo della costa del Massachusetts, stanno per iniziare i lavori su un gigantesco parco eolico, completo di permessi per molestare e probabilmente ferire quasi un decimo della popolazione della rara balena franca del Nord Atlantico. Il macabro fenomeno delle balene spiaggiate dove al largo vi sono progetti eolici si è registrato sulle coste del New Jersey.
Quando le fluttuazioni della velocità del vento vengono prese in considerazione nella formula di Allison, le prestazioni del vento peggiorano notevolmente. Se la velocità del vento diminuisce della metà, la potenza disponibile diminuisce di un fattore otto. Quasi peggio, osserva, se la velocità del vento raddoppia, la potenza erogata aumenta di otto volte e la turbina deve essere spenta per la sua stessa protezione.
L’Allison fa l’esempio del marzo 2022: per otto giorni alla fine del mese, la produzione di energia sarebbe crollata, presumibilmente, dice Allison, perché la velocità del vento si è dimezzata. La perdita giornaliera di 8,8 GW nel periodo è stata notata essere 1.000 volte la capacità della batteria di accumulo di rete più grande del mondo a Moss Landings in California.
Quando si tratta delle enormi batterie necessarie per immagazzinare energia rinnovabile, Allison rileva i problemi di sicurezza, nonché la carenza di minerali.
L’avvocato e matematico americano Francis Menton, che gestisce il sito di Manhattan Contrarian, ha esaminato i recenti rapporti ufficiali sui costi e ha scoperto che «anche nelle ipotesi più ottimistiche» il costo dello stoccaggio dell’energia in batterie potrebbe essere alto quanto il PIL di un Paese.
Sulla base di ipotesi meno ottimistiche, il costo del capitale da solo potrebbe essere 15 volte il PIL annuo. L’anno scorso, il professore associato Simon Michaux ha avvertito il governo finlandese che non c’erano abbastanza minerali nel mondo per fornire tutte le batterie necessarie per arrivare all’auspicato Net Zero.
Michaux ha osservato che il progetto Net Zero potrebbe non andare completamente «come previsto». Nel frattempo, Menton ha concluso, con un’opinione che alcuni potrebbero considerare indebitamente caritatevole: «è difficile evitare la conclusione che le persone che pianificano la transizione Net Zero non hanno idea di cosa stanno facendo».
«Da qualunque parte la si guardi, l’energia eolica è inadeguata. È intermittente e inaffidabile; è esposto e vulnerabile; è debole con una vita breve», conclude il professor Allison, dicendo di aver semplicemente tratto i suoi calcoli dalla fisica più basica e dalle informazioni disponibili.
Come riportato da Renovatio 21, la Germania a fine 2021 ebbe enormi problemi perché scoprì che, in assenza di vento in quei mesi, i parchi eolici non producevano alcuna elettricità.
Problemi identici, con tanto di morti assiderati, si sono avuti negli ultimi anni Texas.
Il culto delle pale eoliche è stato riconosciuto da alcuni essere un cattivo investimento (dove per altro, in Sicilia, era attiva la mafia di Matteo Messina Denaro). Tuttavia lo fanno comunque, e dappertutto. Perché?
La risposta che possiamo darvi potrebbe essere spaventosa.
Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».
All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».
Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».
Sostieni Renovatio 21
Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».
Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».
Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».
Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.
Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.
Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.
L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ambiente
Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo
Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.
Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.
In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.
Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.
🇷🇸🇭🇷 A sunken German flotilla has surfaced in Serbia due to the shallowing of the Danube, Reuters reports.
The rusting hulks of the German flotilla, sunk in 1944 during the retreat before the Red Army, are reportedly posing a threat to shipping. pic.twitter.com/WwacLDGlgC
— Маrina Wolf (@volkova_ma57183) August 1, 2026
Sostieni Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.
A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.
Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».
Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
-



Vaccini2 settimane faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
-



Politica5 giorni faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Civiltà2 settimane faChi sono i fabiani?
-



Animali2 settimane faI migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
-



Morte cerebrale2 settimane faIl test d’apnea: crudele strumento dell’industria della morte cerebrale
-



Vaccini7 giorni faI dati sulla mortalità rivelano «segnali di allarme allarmanti» in seguito alla campagna di vaccinazione contro il COVID
-



Cremazione2 settimane faLe ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia
-



Salute2 settimane faI malori della 36ª settimana 2026













