Pensiero
Non stanno parlando a voi. Parlano alla massa vaccina
Sarà capitato anche a voi. È una sensazione che all’inizio, un paio di anni fa, era un po’ sottile, ora invece è potente, patente, anche se ancora non pienamente definita.
Ti capita, per lo più, quelle volte che, magari per isbaglio, ti capita di sentir il discorso di un politico.
È quella strana sensazione per cui chi ti sta parlando, in realtà non sta parlando davvero con te.
È una sensazione forse sfuggente, ma nettissima.
Un tempo, nella vita normale, la si sperimentava quando qualcuno ti scambiava per un altro — fenomeno che in genere non accade spesso, o quando qualcuno comincia a parlare in totale assenza di senso del contesto, chessò, un signore dell’ultradestra che finisce inconsapevole tra le salsicce della Festa dell’Unità (si chiama ancora così?) e attacca un pistolotto nostalgico, nello sconcerto dei sinceri democratici presenti. O viceversa. Anche questo, un caso raro, buono per certe barzellette.
Invece adesso la sensazione che ci parli qualcuno che non ha idea di noi, è continua, martellante.
Il maestro, in questo fenomeno di straniamento politico, è Mario Draghi. Si rimane sconvolti ogni volta che fa una conferenza stampa, riuscendo ad inanellare fake news («L’appello a non vaccinarsi è l’appello a morire, non ti vaccini ti ammali e muori, o a far morire, non ti vaccini, contagi e fai morire») e proclami al limite dell’hate speech («i nostri problemi dipendono dai non vaccinati»).
È impossibile, nel caso del primo ministro, non avvertire questo senso di comunicazione fallita: come può parlare a noi in questo tono?
È impossibile, nel caso del primo ministro, non avvertire questo senso di comunicazione fallita: come può rivolgersi a noi in questo tono?
Come può dire in serenità queste cose?
Qualcuno lo può scusare: il capo del governo, il vertice della politica italiana, non ha mai fatto politica in vita sua. Lo hanno paracadutato lì dalla torre di Francoforte (è stato, letteralmente, un BASE jump). Lui mica ha stretto mani alle sagre di paese, mica ha passato le notti nei circoli di periferia, mica ha sgomitato tra compagni di partito e avversari per qualche manciata di voti. Mica sa esattamente cosa è un elettore, figuriamoci un Paese da gestire.
Segue a poca distanza Roberto Speranza. In nessun modo sembra scalfito, anche minimamente, da quello che una porzione della popolazione pensa di lui. Anzi, dal tono sembra ogni volta voler rincarare la dose. Niente da fare: esce il libro, ma viene autosequestrato immediatamente per motivi inspiegati. Uno pensa che qualcuno davanti ad una cosa del genere (svergognata su Report, Le Iene, etc.) trovi il tempo di crearsi una mezza giustificazione, una scusa da dare ai media – oppure qualche minuto per vergognarsi e basta. No, nulla. Quando parla alla Camera o in TV, uno si chiede come sia possibile che si stia davvero rivolgendosi a noi, come niente fosse, anche senza fischiettare, perché l’uomo è un duro.
C’è Brunetta, che, dopo averne ascoltate un paio, ammettiamo di non sapere più cosa stia dicendo.
C’è Renzi.
Potremmo parlare di Salvini, che mangia Nutella anche in quarantena, e non sappiamo se lo fa perché lo spin doctor controverso è tornato a casa.
In realtà la lista è lunghissima. Puntualizziamo che il fenomeno fornisce un’altra caratteristica al discorso dei nostri personaggi pubblici: la spudoratezza.
Il ministro Lamorgese va in Parlamento e parla di un suo sottoposto ripreso mentre – in borghese – picchia un ragazzo a terra come di un controllore del «movimento ondulatorio».
Il generale Figliuolo dice pubblicamente il vaccino è somministrato per milioni di dosi «senza saperne l’esito», e che ‘sta immunità di gregge gli scienziati continuano a spostargliela: 80%, 90%, 100%, 150%…
Il sottosegretario Sileri che sostiene in diretta che il «vaccino non è sperimentale», anche se la conclusione del trial è il 23 luglio 2024.
E poi ecco, sì, gli scienziati: frotte di virologi e di funzionari pandemici assortiti, televisivi o meno, che dicono che bisogna chiudere tutto, bisogna aprire, bisogna mettere il green pass, bisogna togliere il green pass, bisogna arrestare i no vax, bisogna garantire la costituzione, vaccinare i bambini, non vaccinare i bambini, considerare le statistiche dei morti COVID, considerare le statistiche dei morti con COVID… il tutto dalle stesse labbra, nel giro di pochi giorni. Senza errata corrige di sorta. Senza vergogna.
La contraddizione, sempre più ebete e infame, non li preoccupa. Perché, ribadiamo, non stanno parlando con noi. Non si tratta in nessun modo di una comunicazione tradizionale: emittente-messaggio-ricevente. Il ricevente, qui, non pare essere considerato, altrimenti il messaggio sarebbe diverso, e anche l’emittente.
La massa bovina è il fine del processo di ingegneria sociale che stiamo vivendo. La massa vaccina è il futuro programmatico dell’umanità, quello a cui tende il progetto della pandemia. Un mondo fatto di cittadini calmi ed obbedienti, modificabili, sfruttabili e sacrificabili a piacimento, senza possibilità di protesta
Quindi, a chi stanno parlando? Di certo non stanno parlando a noi. Quindi, a chi?
Stanno parlando alla massa vaccina. Diciamo così, perché, alla fine, vaccino è un aggettivo sinonimo di bovino.
Stanno parlando alla massa bovina. A quei milioni di persone che, più o meno con docilità, si sono fatti marchiare, appunto, come bestiame. La massa vaccina, questo è il suo grande vantaggio, non fa molte storie. Quando porti i bovini al macello, loro mica si oppongono, al massimo fanno qualche muuu di circostanza. Prima, si sono fatti segnare con il ferro caldo e mungere a dovere, poi diventeranno bistecche. La maggior parte di loro forse non lo sa, ma qualcuno magari sì, e si è trovato pure una giustificazione: insomma, dai, pur munto e marchiato, mi hanno fatto brucare per tanto tempo, in fondo va bene così.
La massa bovina è il fine del processo di ingegneria sociale che stiamo vivendo. La massa vaccina è il futuro programmatico dell’umanità, quello a cui tende il progetto della pandemia. Un mondo fatto di cittadini calmi ed obbedienti, modificabili, sfruttabili e sacrificabili a piacimento, senza possibilità di protesta.
Nessuno sta parlando con voi, perché tutti – politici, figure di ogni livello – stanno già parlando alla massa bovina
Nessuno sta parlando con voi, perché tutti – politici, figure di ogni livello – stanno già parlando alla massa bovina.
Molti si sono chiesti perché il papa si è abbassato a farsi pseudo-intervistare da Fabio Fazio (che peraltro Bergoglio aveva già citato a inizio pandemia 2020 come maitre à penser sulla bellezza di pagare le tasse e l’orrore dell’evasione fiscale). Com’è possibile che sia avvenuta una cosa del genere? Il papa fa interviste TV? Il papa va nella trasmissione di Fazio, tra Burioni e la Littizzetto, e qualche scrittore, attore, prostituto di sinistra a caso?
Ebbene, nemmeno il papa – soprattutto nemmeno il papa – sta parlando a voi. Da anni, egli parla solo a quello che è pure titolato a chiamare «gregge», ovino o bovino che sia.
I giornalisti internazionali che si sono scandalizzati perché Fazio, con un’occasione del genere, avrebbe dovuto fargli qualche domanda sugli abusi e cose così, non ha capito nulla: il fatto di essere andato da Fazio era esso stesso il contenuto del discorso. Il medium è il messaggio: il pontefice sta dicendo, non parlerò di cose serie, né dei problemi della chiesa, né di teologia, né delle verità profonde dell’Amore di Dio, no, farò discorsi appositamente privi di qualsiasi spessore, al massimo dirò due parole sull’immigrazione, che è un tema che mi hanno fatto studiare. Non aspettatevi nient’altro: questo è il vero messaggio.
Io, il papa, parlo alla massa bovina, quella che ascolta Fazio. Non chiedetemi di fare altro
Io, il papa, parlo alla massa bovina, quella che ascolta Fazio. Non chiedetemi di fare altro.
Io, il papa, parlo alla massa vaccina: perché ho contribuito in prima persona a crearla tramite questa pandemia, invocando la vaccinazione universale, facendo incontri segreti, ordinando ai cristiani di sottoporsi all’mRNA sintetizzato via feto abortito, cancellando ogni residua possibilità di obiezione di coscienza – tre paroline, queste ultime, che pronunziate da un pontefice avrebbe fracassato in un nanosecondo il green pass, gli obblighi vaccinali, tutto, e in ogni parte del globo terracqueo. (E questa non è purtroppo, un’iperbole, o uno scherzo: è così, il vero responsabile della vostra sofferenza è Jorge Mario Bergoglio)
Io, il papa, come tutti i politici dell’establishment che accolgo sorridente e radioso, non parlerò mai a voi, perché non mi interessa, perché, in fondo, voi non esistete davvero – siete buoni, forse, solo a farvi prendere in giro, come quel cardinale finito in ospedale.
Il lettore non-siringato si starà chiedendo: ma, davvero, è possibile che nessuno parli a noi? È possibile ignorare una così grande fetta di umanità? È legale?
È possibile. Anzi, è la realtà. Il motivo è piuttosto semplice da comprendere. Ve lo abbiamo detto, ve lo ripetiamo: voi non siete una minoranza.
Io, il papa, parlo alla massa vaccina: perché ho contribuito in prima persona a crearla tramite questa pandemia, invocando la vaccinazione universale, facendo incontri segreti, ordinando ai cristiani di sottoporsi all’mRNA sintetizzato via feto abortito, cancellando ogni residua possibilità di obiezione di coscienza
Provate a pensarci: se foste una minoranza, vi tratterebbero come una minoranza.
Avreste intorno ONU, UE, CEDU, ONG di ogni tipo.
Avreste i giornali, intellettuali, film e cantanti di Sanremo e dei centri sociali a cantare la bellezza della vostra diversità.
Avreste programmi specifici nelle scuole dell’obbligo per insegnare ai bambini a rispettarvi.
Avreste motovedette che vi fanno attraversare il mare.
Avreste danaro pubblico buttato su di voi indiscriminatamente.
Avreste i «giorni della memoria».
Avreste sacerdoti e parrocchie a ospitarvi e a predicare la necessità di aiutarvi ogni santa domenica, e anche gli altri giorni della settimana.
Avreste avvocati pagati da miliardari a suggerirvi come far valere i vostri diritti – perché, ricordatelo, le minoranze hanno diritti, voi no.
Ve lo abbiamo detto, ve lo ripetiamo: voi non siete una minoranza
Avreste, soprattutto, politici che vi ronzano intorno, perché vogliono il vostro voto.
Invece, che strano, non c’è nulla di tutto questo. Nessuno vi bada, nessuno vi vuole, nessuno vi considera, nessuno vi protegge.
Non vogliono il vostro voto, oramai è chiaro a chiunque.
Non vogliono il vostro lavoro – anche perché, lo avrete capito, c’è già qualcuno, africano o macchina che sia, pronto a sostituirvi.
Non vogliono il vostro danaro, altrimenti vi farebbero entrare nei loro bar e negozi, e non vi espungerebbero in massa dai social network.
Voi non siete una minoranza: voi siete una parte della popolazione che va sacrificata
Non vogliono niente da voi, perché di fatto voi non esistete: quel fantasma che rappresentate, va aiutato a dissolversi una volta per tutte, se necessario con la repressione brutale – dei milioni in piazza la scorsa estate, cosa è rimasto, dopo leggi liberticide e incursioni varie? Un insieme di spettri trasparenti, talmente evanescenti che le telecamere della TV non riescono neanche a riprendere.
Voi non siete una minoranza: voi siete una parte della popolazione che va sacrificata.
Perché hanno fatto i calcoli e hanno capito che possono vivere tranquillamente con la massa bovina (che continuerà a obbedire, votare, comprare come gli si dice) senza che quegli altri, i non sottomessi, i non-bovini, i non-vaccini, guastino le feste, specie nel momento in cui si dovrà dirigere il bestiame verso il mattatoio.
Pensateci: non c’è qualcosa che glielo impedisca. Possono eliminarvi, perché non hanno giurato né a Dio né alla Costituzione che debbano tollerare dei subumani nemici dell’ordine stabilito – e anche se lo hanno fatto, non importa, perché siamo in emergenza, e i no vax fanno davvero schifo.
Se diciamo «subumani» non stiamo neanche qui usando parole iperboliche. Sarebbe meglio utilizzare il termine «subcanini», perché, realizzatelo, in certi luoghi in questo momento i cani entrano, voi no
Se diciamo «subumani» non stiamo neanche qui usando parole iperboliche. Sarebbe meglio utilizzare il termine «subcanini», perché, realizzatelo, in certi luoghi in questo momento i cani entrano, voi no.
Non siete una minoranza, perché quello che credete non vale niente, neanche rispetto alla legge, o alla giurisprudenza precedente. Ai Testimoni di Geova è stato consentito rifiutare le trasfusioni, e i dottori che le hanno praticate contro il volere del paziente, sono stati condannati dalla magistratura. Ai genitori del bambino che non vogliono usare sacche di sangue sierizzato hanno sospeso la potestà genitoriale.
E non pensiate che la sottomissione riguardi solo l’apartheid biotica mRNA.
Con insolita unanimità, e senza il coinvolgimento dell’elettorato, hanno appena infilato l’ambientalismo nella Costituzione italiana. Il che significa che, pure vaccinati, se domani non sarete d’accordo con Greta, se l’emergenza climatica vi potrà sembrare artefatta o manipolata, rischierete di essere emarginati e combattuti, in quanto portatori di idee e comportamenti illegalizzati.
Il lockdown climatico è dietro l’angolo, le cure che ci imporranno saranno ancora più spaventose: ora, grazie al biennio COVID, hanno capito che si può fare. E l’allarme per il cambiamento climatico è una pandemia che non ce l’ha fatta, ma ora ha capito come si fa
Il lockdown climatico è dietro l’angolo, le cure che ci imporranno saranno ancora più spaventose: ora, grazie al biennio COVID, hanno capito che si può fare. E l’allarme per il cambiamento climatico è una pandemia che non ce l’ha fatta, ma ora ha capito come si fa.
Anche lì, a breve, sarete zittiti e derisi, combattuti e impoveriti. Anche lì non esisterà la vostra minoranza, il vostro pensiero non avrà alcun diritto di asilo nel consorzio umano, sarà censurato e polverizzato come un antivaccinista qualsiasi su Facebook oggi.
Cancelleranno le vostre parole e il vostro lavoro, le vostre gioie e – ad un certo punto – la vostra discendenza, perché tra chi invoca il lager e la tortura, c’è chi più lucido già parla di sterilizzare i dissidenti, come hanno fatto certi regimi prima di oggi.
Non ha senso, davanti a questo panorama mostruoso, pensare di poter urlare alla massa bovina che si trovano dentro un disegno di morte che presto si prenderà anche loro, il loro corpi e le loro anime. Non abbiamo voce, non abbiamo i mezzi per convincere la massa vaccina.
Voi non siete una minoranza: voi siete ciò che resta dell’umanità, voi siete l’umanità rimasta tale
Abbiamo, per il momento, la necessità di guardare dentro noi stessi, cercare quella pace interiore che ci serve, e guardare il cammino con più saggezza. Questo, per adesso, vi deve bastare.
Quindi, intanto, realizzatelo: se non vi parlano, è perché voi non siete parte del popolo o della comunità, voi non siete niente.
È vero. Voi non siete una minoranza.
Voi siete ciò che resta dell’umanità, voi siete l’umanità rimasta tale.
Siatene orgogliosi. E custodite questo dono con cura, sacrificio, lotta.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Mynyny via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)
Pensiero
Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
Pareva un caso sonnacchioso da fine estate.
Una bimba di quattro anni, tale Anna Rosa, Rosa Maria o giù di lì, viene portata all’ospedale di Palermo perché ha la febbre alta, mal di gola e vomito. Al pronto soccorso ci sarà qualche specializzando o un medico consumato dal caldo. La guardano un po’ e la dimettono subito con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile».
Che significa, in parole povere, che ha le placche; anche in agosto, succede; ormai non ci si capisce più niente, sapete quanti ne abbiamo? Prenda l’antibiotico e la tachipirina, e nel caso tornate.
Però la febbre non passa, e quando la riportano in ospedale, due giorni dopo, qualcuno si accorge che non è una tonsillite, ma una difterite. Malattia poco frequente e però curabile, se si prende in tempo. La curano, infatti, ma potrebbe non essere stata presa in tempo, o qualcosa va storto, perché la bimba muore.
Oh be’, sarà un errore medico, uno delle centinaia di migliaia in cui ogni anno incorrono i medici in Italia. Una morte che riempie un trafiletto di colore ed entra dritta dritta nelle statistiche, come quello di Trento, quell’altro di Albenga, quelli di Bari, e così via. Spiace, s’intende.
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Ma ecco che salta fuori che la bambina non era vaccinata, perché i genitori si sono opposti.
La belva apre l’occhio. In un lampo si volta e mette a fuoco la preda.
Partono all’assalto i cosiddetti professionisti dell’informazione. Alla faccia di ogni privacy: sparano il nome e cognome della bambina; il nome e cognome della mamma; il nome e cognome del papà. Chi sono e da dove vengono.
Non c’è ancora nessuna conferma, si attendono gli esami, l’autopsia è ancora di là da farsi. Beh, inezie. Il verdetto è già pronto e strillato nei titoli: BAMBINA NON VACCINATA MORTA DI DIFTERITE – I GENITORI SONO NOVAX.
È il lacerante colpo di timpano che dà il via all’osceno sabba intorno al corpicino di Anna Rosa. Ai giornali, ai TG e ai sedicenti esperti non sembra vero di stirare la gobba e rinverdire i fasti del COVID, e fanno a gara per puntare l’indice più a fondo nelle anime straziate di due genitori ai quali è morta una figlia.
Da subito ci si preoccupa di chiarire che i medici non c’entrano niente. L’hanno detto subito, in ospedale: noi abbiamo fatto di tutto. Come non crederci? Lo dice anche il luminare televisivo. Anche se poi si scopre che non solo hanno confuso la difterite con la tonsillite, perdendo tre giorni, ma che a quanto pare hanno recuperato, il 17 agosto, vaccinandola. D’accordo, una volta si diceva che non si vaccina a malattia in corso per via dell’effetto ADE che intensifica l’infezione, ma che sarà mai? I medici e gli infermieri sono i buoni. Sono sempre i buoni, figuriamoci. Ballano perfino Jerusalema.
I cattivi invece sono i genitori «novax». La morte è colpa loro. Capite, mamma e papà? Lo spiegano i virologi con il muso bianco di cerone: la colpa è solo vostra. Della vostra scelta di non vaccinare Anna Rosa, della vostra riluttanza, ignoranza e diffidenza antiscientifica.
Non importa se nella sola Europa l’obbligo vaccinale anti-difterite è sconosciuto in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Che è come dire 260 milioni di abitanti nelle quali non si scorge alcuna ecatombe.
Non importa nemmeno se in Italia il tasso di mortalità all’introduzione del vaccino, nel 1939, era stabilmente basso da vent’anni; non importa se negli anni successivi è perfino aumentato ed è andato a diminuire solo dal 1946, con la fine della guerra e il miglioramento delle condizioni di vita. Se non ci si vaccina, ci si ammala e si muore: parole famose, degne del marmo. La piccola è morta per causa vostra, cari genitori. Altre ragioni non ce ne sono. Siete colpevoli.
È tutto un po’ folle e campato in aria, ma l’azione va a segno. La mamma di Anna Rosa ne è ferita e sfoga il suo dolore su Facebook, respingendo tutto. Denuncia l’errore medico, osserva che la difterite è ancora un sospetto, e ricorda che in casa ha una bara bianca e che solo Dio può giudicare. Sciocchezze. La povera donna ha il torto di rifarsi a quelli che in tempi di maggior decenza si chiamavano rispetto, prudenza, tatto, umanità, timor di Dio. Nulla le viene perdonato, anche perché il suo messaggio, giustamente, non si cura affatto del decoro: è senza punteggiatura, ha una sintassi sconnessa e indulge ad abbreviazioni come «ke» per «che», e «xke» in luogo di «perché».
La madre della bambina morta viene dunque derisa a sangue dalla schiera degli esseri superiori che scrivono pulito. Un’ignorante, dicono sguaiatamente, ed è il meno; un’analfabeta, non fa meraviglia che creda in Dio.
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Del resto, è del quartiere Zen di Palermo, o no? Ci pensa un articolo illuminato a rivelare che qui, come in certe tribù del Borneo, ci sia una «radicata credenza popolare» secondo cui i vaccini siano legati all’autismo, per cui la gente rifiuta l’esavalente. Si informa, peraltro, che allo Zen i ragazzini circolano su moto truccate, girano come ridere coltelli e armi, a capodanno sparano e il parroco è minacciato. Non c’entra nulla, è chiaro, ma tant’è. Siamo tra i selvaggi.
Si alzano sospiri, si scuotono teste: a gente così andrebbero tolti i figli.
Detto, fatto. Si muovono i pezzi da novanta. La Procura competente iscrive mamma e papà, a lettere di pece, nel registro degli indagati per omicidio colposo. Omicidio della loro figlia di quattro anni.
Il Tribunale per i minorenni, per non essere da meno, fa partire degli accertamenti per valutare la loro responsabilità genitoriale. Già, perché hanno altri tre bambini: e glieli porteranno via.
Non solo: avvia un’operazione, definita «urgentisssima», in grande stile. «A partire dal primo giorno di scuola i Carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo nord per scovare i bambini non vaccinati». Proprio così, scovare.
La storia continua e non terminerà a breve, ma già da questo si capisce che a Palermo si è riproposto il terno che sei anni fa è uscito su tutte le ruote e ha sbancato l’Italia tutta.
A questo punto, per comprendere bene conviene rivolgersi alla smorfia napoletana, la più titolata, rodata e attendibile.
Innanzitutto si deve considerare la propaganda, affidata ai giornalisti impapocchiati, ai luridi programmi televisivi, ai virologi drogati. Loro, il compito di dare l’accelerata improvvisa, di montare il caso dicendo tutto anche se non si sa niente. Prestigiatori dell’apparenza, stringono un qualunque effetto alla causa che viene loro additata, a scorno di ogni logica, senza timore alcuno. Strillano all’unisono, berciano, battono la grancassa, la buttano in caciara, fanno gran mostra di civici sdegni e invocano il pugno duro.
La smorfia discretamente suggerisce il 4, «’o Puorco».
Tra i significati del numero ci sono anche la Casacca, che si gira e si volta con la convenienza; il Carnefice, colui che fa il lavoro sporco di sgozzare e imbrattarsi; la Bara Vuota, emblema del nulla spacciato per tragedia, come a Bergamo; e, naturalmente, i Pupazzi e il Servo.
Com’è ovvio, la propaganda nulla fa se non ci sono orecchie per ascoltare e bocche per ripetere e amplificare.
E qui entra in gioco l’innumere e garrulo esercito dei vigliacchi, dei mezzi sapienti la cui cultura affonda le radici nei libri di Piero Angela o di Biglino, degli sputacchioni di schermi, degli spiritosissimi, degli statisti da bar, dei rospi ricoperti di veleno. I loro versi assordano come lo starnazzo delle oche alla vista del pastone, ignare dei fornelli che si scaldano alle loro spalle.
Sono i fiancheggiatori, gli utili idioti, la falange quadrata in cui una testa vale l’altra e tutte insieme non valgono uno zero. L’esponente tipico si distingue per la cattiveria: perché l’italiano, checché se ne dica, è cattivo. Basta farsi un giro sui social, dove la melma ribolle più acre, per rendersi conto della pochezza e della mancanza di umanità con cui il bastardume italico tratta le tre cose su cui non è lecito scherzare mai: l’innocenza dei bambini, la misericordia di Dio e il dolore dei genitori.
La smorfia napoletana, a colpo sicuro, indica il 71, «l’Ommo ‘e Merda». Il numero si riferisce peraltro anche al Corvo, egida di queste ripugnanti creature; all’Allegria, loro livido connotato; al Gelo, perché tanto e di natura infernale ce ne vuole in cuore, per fare quel che fanno e come lo fanno; all’Inquisizione, nel duplice senso di tribunale – ma plebeo, da pescivendole e tricoteuses – e di delazione e caccia all’uomo; al Carcinoma, poiché infine questo sono, e della specie più malodorante, rispetto al corpo del disgraziato nostro Paese.
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L’ultimo estratto della terna è il 90, «’a Paura». L’abbinamento alla vicenda sembra banale tanto è semplice, ma a ben vedere c’è di più. La smorfia, che le verità maggiori le indica per accenni, tra i significati riporta il Quirinale: e non è dubbio che con ciò voglia intendere lo Stato italiano nella sua essenza.
Già, perché lo Stato fa paura.
Fa paura in quanto dallo Stato c’è soprattutto da aspettarsi il Male. I suoi bracci operativi, esplica la smorfia, sono il Magistrato che gli conferisce la patente di legittimità e il Generale che lo esegue con la forza. La tenaglia – lo si vede tutti i giorni – si inceppa quando c’è da far rispettare il Bene, il Giusto, la tutela degli inermi, la protezione dell’uomo comune, della famiglia, dell’ordine naturale. In questi casi, quando non fa difetto il magistrato non risponde il generale; e così si forma la convinzione comune che lo Stato sia un ente floscio, imbelle, malfatto e deforme, buono solo a farsi buggerare e ridere dietro.
È un inganno. Laddove lo Stato vuol far valere le cose che gli stanno più a cuore si strappa la maschera di buon minchione, e si svela nella sua vera natura di Moloch.
C’è da far seccare una radice? Da esigere un sacrificio della vita, della libertà, della dignità? Occorre opprimere qualcuno? La tenaglia funziona a meraviglia. Preceduta dalla propaganda di regime e invocata dalla turba dei vili, lo Stato irrompe con la pesantezza di un elefante indiano in piena corsa, stritolando tutto ciò che trova. Il magistrato, seduto nel castelletto sulla groppa, muove il suo bastoncello, imperturbabile, velato da mille cortine di seta; il generale, alle redini, spinge l’animale a tutta forza contro l’obiettivo.
La famiglia di Anna Rosa ha ben motivo di temere. Lo Stato l’ha presa di mira ed è capacissimo, con il pretesto della morte della bambina, di smembrarla e di alzare le teste dei suoi membri sulle picche per spargere il panico.
Lo Stato infatti non solo fa paura in quanto è da temere, ma fa paura in quanto genera terrore. La paura è il modo con cui il Moloch si alimenta e alimenta i suoi soggetti. L’ideale è quello di una popolazione intimorita e inerme, che si può comandare alzando appena un sopracciglio o con una mezza parola. Un po’ come facevano certi padri antichi, i quali però amavano la prole e ne ricevevano il rispetto, dove lo Stato senza pupille esige solo l’obbedienza e la sottomissione più vieta.
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Colpirne uno per educarne cento: i recalcitranti, e anche soltanto i dubbiosi, devono essere ammaestrati dall’accaduto. Devono avere paura di fare la fine di Anna Rosa, di essere colpiti dalla difterite, di non essere curati, di morire, di essere disprezzati e segnati a dito, di perdere la capacità genitoriale, di doversi svenare in spese legali, di passare anni a combattere oltre i propri mezzi, nella solitudine e nel dolore.
Devono avere paura e chinare la testa davanti a questo mostro di morte che è lo Stato, indicibilmente inumano, ingiusto e violento, che vuol essere onorato come un dio, la cui cifra è proprio la paura e il cui numero è il 90.
Ad esso la smorfia napoletana, dalla quale non si sfugge, alla lettera S offre il significato di Satana.
Massimo Zanetti
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Immagine screenshot da Twitter
Pensiero
Dall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
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Pensiero
Cos’è lo Stato e chi lo controlla?
Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo del Brownstone Institute.
Che cos’è lo Stato, da dove proviene e chi lo controlla? Si potrebbe pensare che queste domande abbiano risposte ovvie. In realtà la risposta è sfuggente, non facilmente identificabile nemmeno da chi fa parte del sistema.
Trump lo ha scoperto durante il suo primo mandato. Dava per scontato che il presidente avrebbe avuto il controllo, almeno per quanto riguarda il potere esecutivo. Si è ricreduto quando le agenzie governative collaborarono strettamente con i media per minarlo a ogni passo. Dopo una pausa di quattro anni, tornò con la ferma intenzione di diventare presidente.
È più facile a dirsi che a farsi. I funzionari di gabinetto si lamentano spesso in privato di dover affrontare burocrazie inflessibili che possiedono tutta la conoscenza istituzionale. Spesso si sentono come dei sostituti o dei manichini. Trump è un raro esempio di presidente che ha persino tentato di essere al comando. La maggior parte si accontenta degli emolumenti della carica e degli elogi che ne derivano.
In ogni caso, chiunque raggiunga i vertici di un qualsiasi apparato statale scopre che la realtà è ben diversa da quella descritta nei libri di testo.
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Platone concepiva lo Stato come parte integrante della vita stessa, rispecchiando la struttura dell’anima umana. La società era divisa tra i governanti (i re-filosofi), i guardiani (i guerrieri) e i produttori (i lavoratori). Lo Stato esiste per realizzare la giustizia, dove ogni classe svolge il proprio ruolo assegnato in armonia.
Aristotele offrì una visione più realistica. Sebbene lo Stato sia un’entità organica, non è dotato di anima. Ha funzioni ben precise per promuovere il benessere di tutti attraverso leggi ed istruzione, bilanciando gli interessi delle diverse classi. Aristotele era favorevole a un governo misto per prevenire la tirannia e promuovere la stabilità.
Passando al periodo dell’Illuminismo, le teorie sullo Stato in Occidente si evolsero di pari passo con i progressi tecnologici ed economici. Thomas Hobbes considerava lo Stato essenziale per prevenire la guerra civile tra le fazioni. Senza di esso, la vita sarebbe stata solitaria, sgradevole, brutale e breve. Va detto che scriveva nel pieno della Guerra civile inglese.
Anche John Locke, nel suo Secondo trattato sul governo, considerava lo Stato essenziale ma estremamente limitato. Il suo compito era quello di proteggere la proprietà e i diritti fondamentali. Poteva anche essere rovesciato in condizioni di tirannia. La questione gli stava particolarmente a cuore, essendo stato vittima del trauma della guerra, della rivoluzione e della censura.
Locke fu l’autore del modello di quello che in seguito divenne la Dichiarazione d’Indipendenza. In essa troviamo la visione secondo cui lo Stato è un «male necessario», una prospettiva ampiamente accettata come vera dai Padri Fondatori degli Stati Uniti.
Poco dopo, all’interno della tradizione platonica, nacque la visione hegeliana. G.F.W. Hegel valorizzò lo Stato come un dio che marcia sulla terra, la forza convergente del firmamento sociale destinata a piegare la storia all’inevitabile vittoria dei legittimi vincitori. Questa visione fu ripresa sia a destra (nazionalsocialismo) che a sinistra (socialismo internazionale) per infondere ad altre concezioni dello Stato un’aura di inevitabilità.
Tutto questo parlare del carattere organico ed essenziale dello Stato apparve a una tradizione di pensiero più radicale come irrimediabilmente ingenuo. Franz Oppenheimer scrisse che lo Stato è una forza inorganica invasiva, una forza conquistatrice, sempre sgradita, un’istituzione esogena alla società stessa.
Questa visione fu sostenuta da Albert Jay Nock e in seguito da Murray Rothbard, entrambi convinti che lo Stato fosse intrinsecamente sfruttatore. La soluzione era semplice: eliminarlo una volta per tutte, ma non nel modo immaginato da Marx. Il risultato dell’assenza dello Stato non sarebbe stata un’utopia, bensì qualcosa di più simile a ciò che Locke aveva immaginato: una società pacifica e ben funzionante, organizzata sulla base della proprietà e della cooperazione volontaria.
Bertrand de Jouvenel offre una prospettiva storica profondamente informata sullo Stato . A suo avviso, lo Stato si organizza a partire dal tessuto stesso della società, man mano che le élite naturali conquistano la fiducia del pubblico nella risoluzione delle controversie. Le élite si costituiscono come arbitri e figure culturali, acquisendo gradualmente il controllo monopolistico sull’uso legale della coercizione nella società. Questa visione è stata sostenuta da Erik von Kuehnelt-Leddihn , Hans-Hermann Hoppe e, ai giorni nostri, da Auron MacIntyre . Ognuno di loro ha interpretato i dettagli che tratta, ma tutti concordano sul fatto che lo Stato sia un prodotto delle élite, con i suoi pregi e difetti.
Esiste una vasta letteratura su questo argomento, naturalmente. Ogni ideologia offre una teoria su cosa sia lo Stato e cosa dovrebbe essere. Una visione che mi sembra vicina alla mia migliore intuizione sul funzionamento dello Stato nel secolo scorso proviene da Gabriel Kolko nella sua storia dell’era progressista.
A suo avviso, non sono le élite qualsiasi a guidare le politiche statali, ma in particolare le élite industriali. Analizzando la storia dell’industrializzazione moderna, ha individuato le industrie dominanti al centro di ogni agenzia. Il Safe Food and Drug Act del 1906 fu concepito dall’industria in cerca di un’alleanza con il potere per soffocare la concorrenza di mercato. La Federal Reserve è un cartello di banche. Anche il Dipartimento del Commercio e il Dipartimento del Lavoro sono frutto dell’organizzazione sindacale industriale.
Tutte queste istituzioni incarnano ciò che James Burnham definì la rivoluzione manageriale. Essa consiste nell’esaltazione da parte delle élite industriali della propria competenza scientifica e capacità organizzativa, che esse consideravano superiori al caos della società naturale e dei mercati. Date potere e risorse ai meritocrati, ed essi saranno in grado di portare razionalità nella vita economica e nell’organizzazione sociale e culturale molto meglio del popolo. Altri autori che scrivono in questa tradizione sono C. Wright Mills, Philip H. Burch, G. William Domhoff e Carroll Quigley.
Da questa letteratura, ricaviamo un quadro dello Stato che abbiamo ereditato ai giorni nostri. In effetti, nessuna persona vivente ne ha mai conosciuto un altro. Al di là di tutti gli slogan di democrazia e libertà, lo Stato, così come lo conosciamo, consiste in un cartello ambizioso di interessi industriali dominanti in ogni settore, impegnati in continue cospirazioni contro un mercato libero e competitivo. Normalmente non pensiamo allo Stato in questo modo, ma questa sembra la concezione più realistica di ciò che effettivamente è e fa.
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Consideriamo la FDA. La sua forza trainante è l’industria, che ne finanzia metà e condivide i diritti di proprietà intellettuale con essa, così come con le agenzie sorelle e madri del NIH, del CDC e dell’HHS. L’industria farmaceutica esercita di gran lunga la maggiore influenza sul funzionamento di queste agenzie, ed è per questo che Robert F. Kennedy Jr., acerrimo nemico del settore, ha enormi difficoltà a gestirle e a riorientarne le priorità. Ciò non dovrebbe sorprendere, dato che questa è stata la sua stessa origine: l’industria in cerca di legittimità e protezione dalle insidie della sovranità dei consumatori.
Lo stesso dramma influenza tutti i tentativi di riforma presso la Federal Reserve (banche), il dipartimento dell’Agricoltura (le grandi aziende agricole), il dipartimento per l’Edilizia e lo Sviluppo Urbano (i costruttori edili), il Dipartimento dell’Istruzione (i sindacati degli insegnanti), il Dipartimento dei Trasporti (treni e automobili) e il Dipartimento della Difesa/Guerra (i produttori di munizioni). Ovunque si guardi oggi a Washington, si trova la mano dei potenti attori industriali. È così nella maggior parte del mondo.
Questo stato industriale ha almeno tre livelli. C’è un livello profondo composto dalle agenzie di Intelligence e dai loro benefattori e partner nell’industria. La NSA e la CIA esternalizzano la maggior parte delle loro attività a società digitali del settore privato, con risultati classificati. C’è poi il livello superficiale (o di vendita al dettaglio) in cui le industrie regolamentate eseguono i desideri delle agenzie asserviti; ecco perché CVS ha rimosso le terapie tradizionali dai suoi scaffali a favore delle iniezioni di mRNA modificato e perché l’establishment medico ha aderito con tanto entusiasmo alla risposta al COVID. E infine c’è il livello intermedio, costituito dalle agenzie stesse che hanno orchestrato tutti i trasferimenti.
Se questa è la situazione ai nostri giorni, che dire del passato? Il modello è ancora valido? Forse, se consideriamo la Chiesa come un’industria, possiamo individuare le stesse forze all’opera nel Medioevo. Se pensiamo agli apparati militari come a delle industrie, otteniamo una prospettiva diversa su ciò che animava gli stati antichi di Roma e Atene.
Come si concilia questa visione concreta e leggermente cupa della genesi e del funzionamento dello Stato con le teorie precedenti? Essa mette a tacere l’idealismo di Platone e Hegel, introduce un elemento di realismo tipico di Hobbes e Locke, arricchisce le teorie di Marx e Rothbard e dà maggiore sostanza a quelle di de Jouvel e Hoppe.
Per quanto ne sappiamo, si tratta della descrizione più accurata della realtà dello statalismo moderno attualmente disponibile. E questo sottolinea ulteriormente l’enorme sfida che si presenta a qualsiasi amministratore temporaneo che pretenda di prosciugare la palude, eliminare la cattura delle agenzie o comunque arginare la corruzione. Il problema è che l’intero apparato statale è di fatto la palude. La cattura del regolatore è essenziale. La corruzione è intrinseca al funzionamento dello Stato.
Tutto ciò non significa che non valga la pena tentare una riforma. Ma è fondamentale comprendere che nessuno degli apparati statali è concepito per adattarsi ai riformatori e alle pressioni democratiche. L’inerzia è sempre nella direzione opposta. Già quanto accaduto con Trump 2.0, pur con i limitati successi che abbiamo visto, rappresenta un’anomalia. Ci vorrà un miracolo per ottenere ulteriori cambiamenti, ma è possibile.
Una delle affermazioni più sagge nella storia della teoria politica proviene da David Hume. A suo avviso, il ruolo dell’opinione pubblica è cruciale in ogni esercizio del potere. Quando il pensiero pubblico cambia, lo Stato non ha altra scelta che adeguarsi.
«Nulla appare più sorprendente a coloro che considerano le vicende umane con occhio filosofico della facilità con cui i molti sono governati dai pochi, e dell’implicita sottomissione con cui gli uomini rinunciano ai propri sentimenti e alle proprie passioni in favore di quelli dei loro governanti. Quando ci interroghiamo su come si realizzi questo prodigio, scopriremo che, poiché la forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno altro sostegno che l’opinione pubblica. È dunque sull’opinione stessa che si fonda il governo; e questa massima si estende ai governi più dispotici e militaristi, così come a quelli più liberi e popolari».
Cambiare l’opinione pubblica: questo è il compito essenziale.
Jeffrey A. Tucker
Jeffrey Tucker è fondatore, autore e presidente del Brownstone Institute. È inoltre editorialista senior di economia per Epoch Times, autore di 10 libri, tra cui Life After Lockdown , e di migliaia di articoli pubblicati su riviste accademiche e divulgative. Tiene numerose conferenze su temi di economia, tecnologia, filosofia sociale e cultura. È inoltre un tabarrista.
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