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Mons. Viganò: il vaccino, il Grande Reset, Satana

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Renovatio 21 pubblica questa intervista a Monsignor Carlo Maria Viganò apparsa nella rivista trimestrale francese Civitas. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

In che modo il Great Reset è un’espressione dello spirito del male?

Il Grande Reset è lo strumento tramite il quale l’élite globalista intende modificare sostanzialmente le dinamiche economiche, lavorative, sociali e religiose degli Stati.

 

Esso costituisce un atto di interferenza invasiva di potentati finanziari facenti capo ad un ristretto gruppo di famiglie – Rothschild, Rockefeller, ecc. – nella vita dei cittadini del pianeta, e per il modo con cui questo progetto è perseguito rappresenta un vero e proprio attacco eversivo.

Il Grande Reset è lo strumento tramite il quale l’élite globalista intende modificare sostanzialmente le dinamiche economiche, lavorative, sociali e religiose degli Stati

 

Scopo di questo Grande Reset, per stessa ammissione dei suoi artefici, è la trasformazione della società globale in una massa di persone alle quali vengono negati o razionati col ricatto i diritti naturali, civili e religiosi, per costringerle ad accettare ciò che normalmente non approverebbero mai: il controllo totale sulle loro azioni tramite app di tracciamento, l’obbligo della moneta elettronica e del voto elettronico; la drastica riduzione del costo del lavoro tramite la cancellazione della piccola e media impresa e l’impoverimento delle classi più deboli; l’imposizione di un’economia pretestuosamente basata sul green, che si traduce in un ricorso forzato alle auto elettriche, all’uso di risorse energetiche alternative a fronte dell’aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio; la privatizzazione della sanità pubblica, ottenuta tramite la patologizzazione della popolazione e la conseguente insostenibilità della spesa pubblica, l’assenza di investimenti nel settore a causa dei tagli imposti dall’Unione Europea e l’imposizione dell’inoculazione del siero genico; infine, la Quarta Rivoluzione Industriale attuata dal Grande Reset ha come scopo la diminuzione della popolazione mondiale, ottenuta con politiche di controllo delle nascite, incentivazione dell’aborto, dell’eutanasia e del cambio di sesso, omosessualizzazione dei giovani e sterminio programmato tramite l’uso di farmaci e di alimenti dannosi per la salute.

 

A tutto questo si aggiungono i finanziamenti stanziati agli Stati dall’Unione Europea, tutti ideologicamente orientati (per la parità di genere l’Europa stanzia più che per la Sanità) e che vincolano gli Stati sotto la minaccia dell’intervento della Commissione Europea e della BCE.

 

Questo progetto si avvale della collaborazione delle istituzioni pubbliche nazionali e sovranazionali: l’ONU e le sue agenzie, parlamenti, governi, funzionari pubblici, forze dell’ordine, magistrati, docenti, medici. Al loro fianco, la campagna martellante dei media lancia l’allarme pandemico, l’emergenza climatica, la minaccia terroristica o di un’invasione aliena (non sto scherzando), il rischio di un collasso della rete internet, con lo scopo di forzare le masse ad accettare come ineluttabili dei provvedimenti che rappresentano una forzatura finalizzata al profitto di un numero ridottissimo di miliardari ai danni della maggioranza della popolazione. 

 

Il Grande Reset è espressione del male perché è essenzialmente satanica la matrice ideologica su cui esso si basa.

Non possiamo fingere di non sapere che tutti i protagonisti di questo piano globale sono accomunati dall’appartenenza alla Massoneria, alla Commissione Trilaterale, al Gruppo Bilderberg: questi gruppi di potere hanno in odio il Cristianesimo e Cristo stesso, e non fanno mistero di adorare Lucifero

 

Non possiamo fingere di non sapere che tutti i protagonisti di questo piano globale sono accomunati dall’appartenenza alla Massoneria, alla Commissione Trilaterale, al Gruppo Bilderberg: questi gruppi di potere hanno in odio il Cristianesimo e Cristo stesso, e non fanno mistero di adorare Lucifero.

 

D’altra parte, anche senza indagare sulle radici esoteriche di costoro, è sufficiente vedere cosa fanno: la loro è una cultura di morte, di paura, di menzogna, di spietato calcolo economico. Sono il male, i servi del demonio, gli operatori di iniquità che preparano l’avvento dell’Anticristo. 

 

 

Qual è il legame tra l’epidemia di COVID-19 e il Great Reset?

Il legame tra pandemia e Grande Reset è strumentale: come hanno affermato personaggi quali Jacques Attali o Klaus Schwab, la pandemia offre un’opportunità unica per la realizzazione del Grande Reset, dal momento che consente di presentare come giustificate dall’emergenza sanitaria le compressioni dei diritti dei cittadini, facendo leva sulla paura, creando nemici – come i cosiddetti no-vax – sui quali sfogare la tensione delle masse, prospettando come un vantaggio la didattica a distanza e lo smart working, e infine facendo credere che i morti e i malati cronici provocati da un piano criminale di depopolamento siano causati da un virus «mortale» (tasso di mortalità 0,07%), mentre sappiamo benissimo che il COVID-19 è una forma influenzale che può essere curata, ma per il quale sono state proibite le terapie e imposti protocolli assurdi che hanno portato a un numero di decessi altrimenti evitabili.

 

Anche il cosiddetto «vaccino» sperimentale, dalla cui somministrazione le case farmaceutiche traggono enormi profitti riconducibili a ben precisi gruppi finanziari – ad iniziare da Black Rock – sta causando un numero esorbitante di decessi e di lesioni gravi, a fronte delle quali BigPharma si appresta ad aumentare i propri guadagni assicurandosi le cure per i prossimi decenni.

La pandemia offre un’opportunità unica per la realizzazione del Grande Reset, dal momento che consente di presentare come giustificate dall’emergenza sanitaria le compressioni dei diritti dei cittadini, facendo leva sulla paura, creando nemici – come i cosiddetti no-vax

 

Che in quel siero vi sia poi il grafene e che possa essere usato anche per altri scopi, è una questione che andrà affrontata dagli esperti e dai magistrati, se ancora ne rimane qualcuno non asservito al regime.

 

Di sicuro sarà necessario pensare ad una nuova Norimberga, per giudicare e punire i responsabili di questo crimine contro l’umanità.

 

 

Non stiamo forse assistendo all’istituzione di una nuova religione?

Il culto di Satana in tutte le epoche storiche e in tutte le civiltà è stato una dolorosa costante del mistero di iniquità che accompagna l’umanità sin dalla cacciata dei nostri progenitori dal Paradiso terrestre.

 

L’ecologismo malthusiano, il culto della Madre Terra, le pseudofilosofie orientali di matrice panteistica e non ultimo il «Cristo cosmico» vagheggiato dal gesuita eretico Theilard de Chardin sono solo declinazioni di una medesima deviazione teologica.

Dietro la Pachamama, c’è sempre Satana, la sua invidia per il destino soprannaturale che il Dio Redentore ha riservato all’uomo, il suo odio per la vita e per la bellezza in quanto espressioni dell’onnipotenza del Dio Creatore, la sua avversione a tutto ciò che richiama la presenza di Gesù Cristo nella Storia

 

In definitiva, dietro la Pachamama, c’è sempre Satana, la sua invidia per il destino soprannaturale che il Dio Redentore ha riservato all’uomo, il suo odio per la vita e per la bellezza in quanto espressioni dell’onnipotenza del Dio Creatore, la sua avversione a tutto ciò che richiama la presenza di Gesù Cristo nella Storia, segno di un amore infinito dal quale il demonio è eternamente proscritto. 

 

Aldilà di queste considerazioni, tuttavia, non va sottovalutato il ruolo della componente rituale nelle dinamiche del Grande Reset e in particolare della cosiddetta emergenza pandemica. Vi sono a mio parere due aspetti: uno relativo al nuovo credo della Chiesa Cattolica, e uno relativo alla nuova religione globalista. Il primo costituisce un’adulterazione del Magistero immutabile, il secondo la cultualizzazione dell’ideologia globalista.

 

I vertici della Chiesa hanno fatto proprie le istanze dell’ideologia ecologista, ecumenista e immigrazionista che costituiscono la versione essoterica del pensiero massonico, ossia la traduzione per le masse dell’esoterismo luciferino. Questa condivisione di un pensiero estraneo e opposto alla Fede Cattolica è stata preparato da decenni, se non da secoli: il Modernismo prima e l’eresia conciliare poi hanno preparato il corpo ecclesiale a considerare accettabili dottrine eterodosse, che i Romani Pontefici fino a Pio XII avevano condannato sul nascere.

 

Il cosiddetto «rinnovamento» del Vaticano II doveva costituire la premessa dottrinale e morale – espressa allora solo in nuce – alla mentalità odierna: l’ecumenismo di Dignitatis humanae apre le porte all’intercomunione con gli eretici e addirittura con i pagani; la collegialità di Lumen gentium è alla base del percorso sinodale bergogliano; l’aver enfatizzato la dimensione comunitaria della Messa era un primo passo verso la collettivizzazione oggi imposta dallo Stato ai cittadini, secondo l’idea comunista che la collettività prevalga sul singolo.

 

La laicità dello Stato teorizzata dal Concilio e perseguita dal Card. Casaroli sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II con la revisione dei Concordati, ha tolto alla Chiesa – su sua iniziativa – qualsiasi influenza morale sui governi, oggi liberi di imporre la teoria gender e l’ideologia LGBTQ fin dalle scuole primarie, di legalizzare l’eutanasia e l’aborto postnatale, di obbligare i cittadini ad inocularsi un siero prodotto con linee cellulari abortive, senza alcuna obiezione della Santa Sede.

La Santa Sede sotto Bergoglio ha fatto proprio il credo ecologista ed ecumenista che prelude alla Religione Universale auspicata dalla Massoneria, tradendo la propria missione e causando la perdita di tante anime

 

L’abdicazione dell’Autorità ecclesiastica al proprio ruolo si è recentemente «evoluta» – com’era inevitabile – in una vera e propria adesione alle istanze del globalismo: la Santa Sede sotto Bergoglio ha fatto proprio il credo ecologista ed ecumenista che prelude alla Religione Universale auspicata dalla Massoneria, tradendo la propria missione e causando la perdita di tante anime, che proprio dai pulpiti sentono difesi quegli errori, che fino a Pio XII erano condannati senza appello. 

 

Parallelamente, il globalismo prepara la propria religione mondiale, nella quale intende far confluire le correnti progressiste della Chiesa Cattolica, delle varie sette acattoliche e delle altre religioni. Il ruolo di apripista spetta ovviamente alla chiesa bergogliana, il cui capo crede di poter ritagliare per sé o per uno dei suoi pupilli il ruolo di leader della Religione Universale, quasi l’essere controfigura della Chiesa di Cristo costituisse un diritto di precedenza. Ma come la Storia insegna, i collaborazionisti della prima ora finiscono invariabilmente per essere poi travolti da coloro che hanno servito, non appena la loro cooperazione non sia più richiesta. E Bergoglio dovrebbe saperlo bene, dal momento che è lui stesso per primo a comportarsi così con i Prelati di cui si circonda a Santa Marta, si veda il recente caso del Card. Becciu. 

 

Va detto che il dissenso della parte conservatrice del Cattolicesimo a proposito dell’emergenza COVID-19 è significativamente indebolito dalla presenza di quinte colonne impegnate nel sostenere la narrazione pandemica assieme all’efficacia e alla liceità morale del siero genico mRNA, prodotto con linee cellulari abortive. È a dir poco incomprensibile un tale appiattimento di alcuni intellettuali cattolici su questi temi: a mio parere anche questo dimostra che il «conservatorismo», e perfino un certo «tradizionalismo», sono solo una declinazione moderata della mentalità conciliare, con funzione di gatekeeping analoga a quella che svolgono alcuni partiti in ambito civile. 

 

 

Non è possibile che COVID-19 e il Great Reset siano forieri dell’Anticristo?

L’ho detto poc’anzi e lo ribadisco: il Nuovo Ordine Mondiale, che il Grande Reset deve rendere possibile e instaurare, ha avuto – e sta tuttora avendo – dalla farsa pandemica un indispensabile pretesto per tenere insieme la colossale menzogna ai danni dell’umanità.

Il «conservatorismo», e perfino un certo «tradizionalismo», sono solo una declinazione moderata della mentalità conciliare, con funzione di gatekeeping analoga a quella che svolgono alcuni partiti in ambito civile

 

Senza il COVID-19 si sarebbero certamente inventati altro – ci avevano già provato nel 2009 con la febbre suina – ma la pandemia ha permesso di imporre anche la somministrazione del siero genico e l’istituzione del passaporto sanitario, che prepara un sistema capillare di controllo dei cittadini in vista dell’attivazione del credito sociale già sperimentato nella Cina comunista dal 2014 al 2020 e pochi giorni orsono testato anche in Australia.

 

Questo passaporto e altri sistemi per mutare le persone in periferiche connesse alla rete globale evoca il marchio della bestia di cui parla l’Apocalisse: sarebbe sciocco pensare che questi eventi, così precisamente descritti da San Giovanni Apostolo, non possano aver nulla a che fare con questi inquietanti metodi di coercizione delle masse.

 

In Italia, unico Paese al mondo, è stato reso obbligatorio il green pass per tutti i lavoratori delle aziende pubbliche e private, costringendo milioni di persone o a vaccinarsi o ad acquistare a proprie spese costosi tamponi che certifichino la negatività al virus.

 

Chi non ha il green pass, insomma, non potrà lavorare, gli verrà sospeso lo stipendio e non potrà quindi comprare né vendere senza avere il marchio – il QR-code – come prova della propria sottomissione alla dittatura sanitaria.

Questo passaporto e altri sistemi per mutare le persone in periferiche connesse alla rete globale evoca il marchio della bestia di cui parla l’Apocalisse: sarebbe sciocco pensare che questi eventi, così precisamente descritti da San Giovanni Apostolo, non possano aver nulla a che fare con questi inquietanti metodi di coercizione delle masse

 

«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap 13, 16-17).

 

Il tutto nel silenzio complice ed omertoso dei magistrati, delle forze armate, della sedicente opposizione, della Gerarchia ecclesiastica. 

 

 

Come spiegare allora la complicità delle massime autorità della Chiesa che, lungi dal denunciare il pericolo, invitano i cattolici a seguire ciecamente le direttive delle autorità civili?

Mi pare evidente che non vi sia alcuna contraddizione nel comportamento dei vertici della Gerarchia cattolica, dal momento che essa è parte integrante di questo piano.

 

La grande apostasia consiste proprio in questo: nell’aver sovrapposto, per così dire, una chiesa eretica ultraprogressista alla vera Chiesa di Cristo; una chiesa la cui gerarchia coincide formalmente con la Gerarchia cattolica, e che grazie a questo riesce ad imporre con la propria autorità quelle deviazioni e quegli errori che dovrebbe invece combattere ed estirpare. 

 

Alla base di questo tradimento del Sinedrio romano vi è anzitutto la perdita della dimensione soprannaturale e del ruolo salvifico della Chiesa. Nel momento in cui la Fede viene considerata come un prodotto da vendere alla clientela, è ovvio che per aumentare le vendite si punti ad adattare il prodotto per renderlo più commerciabile. Ma questo è un approccio aziendale, che vede i Pastori non come annunciatori del Vangelo in un mondo da convertire a Cristo, ma come dirigenti di una società interessati al profitto o funzionari di partito attenti ai sondaggi.

Senza l’appoggio massiccio e martellante di Bergoglio e del suo cerchio magico, la narrazione pandemica sarebbe naufragata miseramente, trovando una ferma opposizione da parte del Vaticano e dell’Episcopato mondiale

 

A questo si deve aggiungere l’autoritarismo e il clima di caccia alle streghe instaurati dal «pontificato» di Bergoglio, la ricattabilità di moltissimi Prelati promossi a ruoli strategici proprio perché manovrabili, la corruzione morale di una vasta parte del Clero e un frainteso concetto dell’obbedienza da parte dei fedeli.

 

D’altra parte, cosa ci si può aspettare da personaggi che tradiscono il proprio Ministero adulterando la Fede, corrompendo la Morale, demolendo la Liturgia, abusando della propria autorità per dannare le anime loro affidate? 

 

Certo è che, senza l’appoggio massiccio e martellante di Bergoglio e del suo cerchio magico, la narrazione pandemica sarebbe naufragata miseramente, trovando una ferma opposizione da parte del Vaticano e dell’Episcopato mondiale.

 

Se questo non è accaduto, è perché i vertici della Chiesa, già essi stessi corrotti, hanno deciso consapevolmente di rendersi complici del Grande Reset, e non per un errore di valutazione o una eccessiva fiducia nella «scienza»; la loro disobbedienza agli ordini dell’élite avrebbe portato alla luce nuovi e gravissimi scandali sessuali e finanziari di cui si sono macchiati Prelati assurti ai vertici della Gerarchia. 

 

Lo scorso 17 Settembre Jorge Mario Bergoglio ha ricevuto in Vaticano il Presidente irlandese Michael D Higgins elogiandolo con queste parole: «Aujourd’hui je n’ai pas rencontré seulement un homme, un président, j’ai rencontré un sage d’aujourd’hui. Je rends grâce à Dieu que l’Irlande ait un homme aussi sage à sa tête» (qui). [«oggi non ho incontrato solamente un uomo, un presidente, ho incontrato un saggio odierno. Rendo grazie a Dio per il fatto che l’Irlanda abbia al suo vertice un uomo così saggio», ndr]

 

 

Un commentatore ricorda che Higgins è colui «qui en 2013 a signé la première loi sur l’avortement, qui dépénalisait le meurtre de l’enfant à naître si la mère menaçait de se suicider ou la grossesse mettait sa vie en danger, c’est lui qui a signé la loi de 2018 qui a rendu légal l’avortement jusqu’à 12 semaines et jusqu’à la naissance en cas de malformation du fœtus ; c’est lui aussi qui a signé en 2015 la loi sur le soi-disant mariage entre personnes de même sexe. Et c’est lui encore qui a signé en 2019 une loi qui accélère le divorce» (ibid.). [«colui che ha firmato la prima legge sull’aborto che depenalizzava l’omicidio dal bambino che nasce se la madre minacciava di suicidarsi o se le dimensioni mettevano la sua vita in pericolo, è lui che ha firmato la legge del 2018 che ha reso legale l’aborto fino 12 settimane e fino alla nascita in caso di malformazione del feto; è sempre lui che ha firmato nel 2015 la legge sul sedicente matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ed è ancora lui che nel 2019 ha firmato una legge che accelera il divorzio», ndr]

 

Ed è stato proprio Higgins a proibire la celebrazione delle Messe durante la pandemia come ai tempi di Oliver Cromwell. Ovviamente non una parola sull’uccisione degli innocenti o sullo stato morale degli Irlandesi; in compenso, grandi discorsi sui migranti, sulla protezione dell’ambiente, sul cambiamento climatico, la biodiversità, la campagna di vaccinazione, l’avvenire dell’Europa. 

Quale responsabilità pesi sulle coscienze di questi apostati, ad iniziare dal principale testimonial dei vaccini che oggi occupa il Soglio di Pietro, lo possiamo solo immaginare, pregando il Signore che abbrevi i tempi della grande persecuzione

 

Quale responsabilità pesi sulle coscienze di questi apostati, ad iniziare dal principale testimonial dei vaccini che oggi occupa il Soglio di Pietro, lo possiamo solo immaginare, pregando il Signore che abbrevi i tempi della grande persecuzione.

 

E per farlo con la speranza di veder trionfare finalmente il Cuore Immacolato di Maria Santissima, dobbiamo renderci degni della Grazia di Dio con la preghiera, la frequenza dei Sacramenti, la penitenza e il digiuno.

 

Dinanzi all’orazione umile e confidente, il Signore si lascia muovere a misericordia: «Sacrificum Deo spiritus contribulatus; cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies» (Ps 50, 19).

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di Maxwell Hamilton via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

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Maldini, povera Italia

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Siamo un Paese vittima dell’odio e del risentimento nei confronti di chi cerca un piano culturale superiore, in qualsiasi campo, compreso quello sportivo. Una vendetta verso coloro che riescono a emergere, verso chi fa quel qualcosa in più che lo eleva dal mare di mediocrità massificata in cui gran parte del Belpaese è immerso.

 

Il caso Maldini, ultimamente onnipresente sulle pagine di tutti i giornali nazionali – sportivi e non – mi ha fatto tornare alla mente quell’odio atavico dell’italiano medio per chi, per cultura o capacità, riesce a spiccare. Paolo Maldini è uno dei nostri calciatori più rispettati e conosciuti a livello internazionale, e vanta un palmares e una carriera da giocatore del Milan che pochissimi altri al mondo possono solo vagamente sognare.

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Si è letto di tutto in questi giorni sul toto-CT della Nazionale italiana di calcio. Pare che Maldini – affiancato dal sempreverde Leonardo – esponendo un piano per rilanciare l’esanime struttura calcistica italiota, sia stato messo tempestivamente da parte in favore di quello che di fatto è uno status quo inscalfibile: il neopresidente FIGC Malagò ha imposto il nome di Roberto Mancini, il quale fuggì dall’Italia dopo l’amara esclusione dai Mondiali attratto da dorate sirene arabeggianti. Una sorta di mossa di badogliana memoria.

 

Dopo aver sondato il terreno sfoggiando profili d’immagine per la piazza quali Pep Guardiola e Carletto Ancelotti, Paolino e Leo hanno annunciato di volere il «maestro» Andrea Pirlo alla guida della selezione azzurra.

 

Nome che, giustamente, ha fatto storcere il naso ai più, in quanto il curriculum del bresciano come coach è poca cosa rispetto alle figure sopracitate, compreso lo stesso Mancini. Non dobbiamo dimenticarci che Luis de la Fuente, fresco campione del mondo con la Spagna, e Lionel Scaloni, vice campione del mondo con l’Argentina e campione del mondo con l’albiceleste nel 2022, al momento del loro approdo sulle panchine delle rispettive nazionali avevano un modesto curriculum da coach.

 

Per rimanere a casa nostra, Enzo Bearzot e Azeglio Vicini, non erano certo mister blasonati prima di dirigere la Nazionale (il primo campione del mondo nel 1982 e il secondo ci ha portato a un passo dal sogno a Italia Novanta).

 

Pirlo è stato fatto fuori dal palazzo e prontamente bollato come «filorusso», per suoi legami commerciali con una società di scommesse sportive che parla la lingua di Dostoevskij, Fonbet.

 

È bastata questa scusa per mandare in aria il piano Maldini e timbrare quello già probabilmente preconfezionato del presidente Malagò. Il marchio di «filorusso» è ancor oggi sinonimo di emarginazione da qualsivoglia dibattito. Un po’ come l’etichetta di «no-vax», tirata da sempre fuori per impallinare persone apparentemente scomode al sistema e metterle ai margini.

 

Vale la pena leggere l’articolo de La Gazzetta dello Sport per comprendere da dove arriva il fuoco amico.

 

«Fonbet è infatti una società russa e la Russia come noto è un Paese da cui l’Italia ha preso le distanze dopo l’attacco all’Ucraina. «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali», ha commentato il leader di Azione, Carlo Calenda, scrive la Gazza.

 

«Dopo l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Andrea Pirlo – ha postato su X la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno – va nella direzione opposta. Pirlo è stato un campione straordinario. Da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. E c’è un tema che non può essere liquidato come irrilevante».

 

«Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. Per questo la scelta di Pirlo è stata un grave errore. E la scelta della FIGC lo è ancora di più. Non il piano B di Guardiola. Il piano Z del calcio italiano».

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Arriva poi il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova: «Pirlo pochi mesi fa ha fatto una scelta per me incomprensibile e sbagliata, quella di diventare ambasciatore nel mondo di Fonbet, prima agenzia di scommesse in Russia. Il settore delle scommesse non è colpito dalle sanzioni europee, ma questo non toglie che un personaggio pubblico della levatura di Andrea Pirlo dovrebbe riflettere sul significato pubblico di scelte private e di affari».

 

«Personalmente mi auguro che il nuovo CTdella Nazionale senta l’esigenza di rescindere il contratto con Fonbet, anche considerando la posizione attuale dell’Italia nei confronti della Russia. Anzi, voglio pensare che lo abbia già fatto».

 

Arriva quindi anche Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del Partito Democratico ed ex CT della nazionale maschile di pallavolo: «i auguro con tutto il cuore che se Pirlo fosse scelto come ct la prima cosa che farà sarà quella di risolvere questo imbarazzo rinunciando a questo suo ruolo. Parla a un movimento, a un mondo, ha un ruolo istituzionale che richiede una modalità di esecuzione esemplare».

 

C’è da aggiungere, come sottolineato da Sky TG24, che «un eventuale incarico come commissario tecnico degli Azzurri avrebbe posto infatti un evidente problema di compatibilità con il contratto sottoscritto con un operatore di scommesse», ma sarebbe bastato semplicemente risolvere quel contratto e avrebbe potuto serenamente allenare.

 

Sul piano etico il discorso potrebbe anche reggere, ma basta aprire un qualsivoglia sito per vedere calciatori che prestano liberamente il proprio volto ad agenzie di scommesse. C’è di più: due dei nostri big azzurri, quali Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, sono stati travolti da un giro di scommesse clandestine con pesanti sanzioni comminate ad entrambi. La moralità e l’etica vengono spesso tirate per la giacchetta a seconda delle convenienze e degli interessi del momento.

 

Evidenzio inoltre che l’etica e la moralità nel calcio sono da sempre patinate e a tratti fortemente ipocrite. Come ha sottolineato il giornalista Giorgio Terruzzi proprio su Renovatio 21, il calcio è l’antitesi della correttezza: «non ho interesse per uno sport che tratta i simulatori come normali, che tratta gente che protesta con l’arbitro come normale, oppure gli allenatori che fanno continuamente queste scene a bordo campo inutili. Aggiungo anche che i rapporti tra alcuni uomini di calcio e gli ultras mi fanno schifo». 

 

«È uno sport che non si modernizza. Se un presidente fosse veramente evoluto, ogni suo giocatore che prende un’ammonizione per proteste dovrebbe pagare cinquecento mila euro di multa, vedrai poi che non succede più. Ognuno che simula, cento mila euro di multa. Ma purtroppo ciò non accade».

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Questo direttivo della FIGC, che oggi vuole moralizzare oltremodo tacciando Andrea Pirlo come sgradito per un discorso d’immagine, forse un piccolo esame di coscienza dovrebbe farselo.

 

L’intervento del giornalista Paolo Bargiggia sui suoi canali social va più al fondo della questione. «Il progetto di Maldini e Leonardo era un progetto veramente profondo che avrebbe potuto forse con pazienza cambiare il calcio italiano. Chi lo ha visto, chi ha capito come sarebbe andato, dava fastidio. A chi dava fastidio? Dava fastidio soprattutto ai club di serie A, alle persone che muovono più le fila, De Laurentiis, Marotta e poi si è aggiunto Cairo, il presidente del Torino. Dava fastidio alla Lega e anche all’Assocalciatori, guarda caso i due grandi elettori di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio. Perché dava fastidio direte voi? Perché andava a spostare i privilegi, lo status quo, la gestione delle convocazioni, dei raduni, dei giovani… avrebbe in pratica smosso un sistema incrostato da anni, marcio, ma di potere e di finanza che contraddistingue tutto il calcio italiano e i suoi apparati».

 

«Il progetto era molto buono, quantomeno era un progetto abbastanza sostanzioso visto che qui non se ne fanno da oltre dieci anni. Poi esce il nome di Pirlo. Si scatenano le penne armate; cominciano a scrivere contro Pirlo un po’ tutti i giornali, ma in particolare il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Hanno attaccato Pirlo […] per attaccare Maldini e Leonardo e attaccare quel progetto e metterli nella condizione di andarsene. Perché questo fuoco di fila si è scatenato in particolare sul Corriere della Sera e sulla Gazzetta? L’editore di questi due giornali è Urbano Cairo, […] perché essendo un presidente di un club di serie A, ha i suoi interessi o la sua volontà a fare convergenza di opinioni. Malagò per non far partire Maldini e Leonardo ha aperto all’ingaggio di Thiago Motta, perché era la seconda scelta di Maldini e Leonardo. Maldini e Leonardo bene hanno fatto, capito qual è l’aria impestata, capito che il calcio italiano non vuole cambiare, capito che è un ambiente pericolosissimo e scivoloso, se ne sono andati. Malagò […] avrebbe dovuto tenere il punto e prendere Pirlo. Malagò è ostaggio dei suoi grandi elettori». 

 

Si ha la netta sensazione che Paolo Maldini sia stato prontamente messo da parte perché la sua idea era troppo a lungo termine, con una visione di rifondazione del sistema orientata al dopodomani e non al domani del «tutto e subito». Mi pare abbia alzato lo sguardo a qualcosa di serio, di programmato con uno scadenzario che con molta probabilità avrebbe richiesto più tappe e più tempo; basta osservare i risultati della Nazionale e il livello del campionato di Serie A per capire che viviamo un tempo di arretratezza, di mediocrità, di crisi economica, di crisi d’identità e di consapevolezza.

 

Invece c’è uno sport ideologico praticato da troppe persone: quello del discredito, dell’autocommiserazione e della vacua autocritica fine a se stessa. Molti italiani pare godano nel piangersi addosso e nel sentirsi masochisticamente inferiori agli altri. Un malcostume le cui radici andrebbero ricercate a qualche decennio fa. Lascio ai sociologi volenterosi questa palla avvelenata.

 

Questo perenne clima svalutante si riverbera nello sport, tant’è che molti campioni nostrani sono stati, e sono, oggetto di pareri da bar che tendono a svilire e infangare l’immagine di tali fuoriclasse.

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Andando indietro di pochi anni, ricordo il campionissimo di ciclismo Marco Pantani: tutti lo hanno applaudito dopo le prodezze eterne dell’estate 1998, per poi crocifiggerlo ed etichettarlo come dopato dopo il blitz notturno al Giro d’Italia dell’anno successivo.

 

Penso infine alle due fazioni create da Valentino Rossi, leggenda del motociclismo: una sequela di tifosi accaniti contro uno stuolo di detrattori altrettanto feroci.

 

Oggi c’è il tennista Jannik Sinner che sta facendo numeri assoluti in una disciplina sportiva che per troppi anni è stata nell’ombra a livello internazionale, rinvigorendo fortemente un sistema che oggi richiama numerosissimi giovani. Sinner stesso è tacciato di non essere italiano per via delle sue origini altoatesine, della sua freddezza caratteriale, della residenza a Montecarlo per non pagare le draconiane gabelle di Stato e persino per non aver partecipato ad alcuni tornei.

 

Con questo non dico che tutti dobbiamo o dovremmo tifare i nostri sportivi, ma quantomeno evitare di affossarli gratuitamente, anche perché tengono alto il nome del nostro Paese con risultati e prestigio riconosciuti in tutto il mondo.

 

Concludo tornando a Maldini. Non c’è da stupirsi per ciò che è avvenuto, perché sembra proprio che l’elevazione culturale di questa povera Italia non esista più. La politica stessa – a cui andrebbe attribuito questo compito, di concerto con le altre istituzioni – ha svuotato il suo respiro culturale a favore di gretti clientelismi. Il calcio, che è lo sport più nazional-popolare che abbiamo, è lo specchio perfetto delle storture italiane che pervadono ogni ganglio della nostra società e della nostra quotidianità.

 

Francesco Rondolini

 

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Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.   Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.   Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.   Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.

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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.   «Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».   «Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.   «È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si  è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».   «Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».   «Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.   «È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».  

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Arriva la «scomunica marinata»?

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Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.

 

Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.

 

La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.

 

Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?

 

Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.

 

L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.

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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.

 

La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.

 

Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.

 

Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.

 

Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„

 

Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.

 

Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.

 

Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.

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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.

 

La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.

 

Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.

 

A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.

 

Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.

 

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”

 

Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».

 

I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.

 

Anvedi.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di Dipietroff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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