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Epidemie

I «Germ Games» bioterroristici di Bill Gates

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Lo scorso martedì, il fondatore di Microsoft Bill Gates ha lanciato un messaggio alle autorità internazionali, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (di cui è il primo finanziatore privato e tra i primi finanziatori tout court): devono assolutamente agire contro la minaccia rappresentata dal bioterrorismo. Il modo migliore per prevenire la minaccia bioterrorista, asserisce il magnate di Seattle, sono i «Germ Games», i «Giochi dei microbi», un qualcosa situato tra un’Olimpiade e una simulazione pandemica.

 

«Ci vorrà probabilmente circa un miliardo all’anno per una task force sulla pandemia a livello dell’OMS, che sta facendo la sorveglianza e in realtà fa quelli che chiamo ” Germ games” dove si effettuano esercitazioni» ha dichiarato il Gates durante un’intervista con il presidente del Health Select Committee Jeremy Hunt per il think tank Policy Exchange.

 

I «Giochi dei microbi» prevedono che agenzie governative e forze armate pratichino scenari pandemici.

Bill Gates: «Ci vorrà probabilmente circa un miliardo all’anno per una task force sulla pandemia a livello dell’OMS, che sta facendo la sorveglianza e in realtà fa quelli che chiamo “Germ games“»

 

«Uno dice, OK, e se un bioterrorista portasse il vaiolo in 10 aeroporti? Sai, come reagirebbe il mondo a questo?» si chiede l’uomo per anni in cima alla classifica dei più ricchi del pianeta.

 

L’uomo di Microsoft ha quindi osservato che per prepararsi a uno scenario apocalittico, gli Stati Uniti e il Regno Unito dovrebbero spendere «decine di miliardi» in ricerca e sviluppo.

 

«Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti con cui potremmo fare notevolmente meglio».

 

Durante l’intervista Gates ha anche affermato che dovrebbe esserci un «nuovo modo» per produrre vaccini in grado di fermare meglio la trasmissione di un virus. Ciò richiederebbe anche ricerca e sviluppo globali, dice.

 

In particolare, egli sembra porre l’accento sulla necessità di un cambiamento nella natura stessa dei vaccini e nel loro sistema di produzione.

«Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti»

 

«Sapete, non avevamo vaccini che bloccano la trasmissione. Abbiamo vaccini che ti aiutano con la salute, ma hanno solo leggermente ridotto la trasmissione», ha spiegato il Creso informatico americano. «Abbiamo bisogno di un nuovo modo di fare i vaccini».

 

Il programma di Gates è vastissimo: si tratta di cambiamenti economici e biologici immensi, dalla creazione di  nuovi poli manifatturieri vaccinali all’eradicazione del raffredore (sic).

 

«La cosa bella è che gran parte della [ricerca e sviluppo] che dobbiamo fare per essere pronti per la prossima pandemia è costituita da cose come fare vaccini a buon mercato, avere grandi fabbriche, sradicare l’influenza, sbarazzarci del comune raffreddore, fare vaccini semplicemente un piccolo cerotto che ti metti sul braccio, cose che saranno incredibilmente utili anche negli anni in cui non avremo pandemie».

 

«Abbiamo bisogno di un nuovo modo di fare i vaccini»

Dovrebbe essere chiaro a tutti, a questo punto, che la mira di Gates è quella di un cambiamento di paradigma scientifico nei vaccini, come è stato il caso dell’mRNA: ciò di cui parla, di fatto, non è possibile con i vecchi vaccini, la loro tecnologia e la loro filiera produttiva. Come ha scritto Renovatio 21, il paradigm shift di tecnologia vaccinale sarà tale per cui ogni malattia avrà il suo vaccino mRNA.

 

Di più: le parole di Gates sembrano portare dritte al concetto di «vaccino universale» che agenzie transnazionali da lui finanziate stanno attivamente cercando di mettere a punto.  Come riportato da Renovatio 21, la ricerca di tale santo graal vaccinale è portata avanti da CEPI (Coalition of Epidemic Preparedness Innovation),  una partnership di soggetti pubblici e privati dove figurano l’India, la Germania, il Giappone, la Norvegia, il Regno Unito, la UE, il Wellcome Trust (ente creato dalla società di vaccini poi fusasi con Glaxo) e, appunto la  Bill & Melinda Gates Foundation, che ha finanziato la partenza del CEPI con grant da centinaia di milioni di dollari. Moderna, uno dei principali produttori di vaccini mRNA anti-COVID, è finanziato da CEPI.

 

Curiosamente, Richard Hatchett, CEO di CEPI, ha svelato i progetti in via di realizzazione del vaccino universale in una recente intervista al Corriere della Sera, citando proprio il vaiolo. «Abbiamo la prova che è possibile ottenere un vaccino universale per una famiglia virale, per esempio quello che usiamo contro il vaiolo protegge contro tutti i virus della famiglia degli Orthopoxvirus» dice Hatchett in modo un po’ oscuro ai profani. In pratica, conferma che sono alla cerca di un supervaccino.

 

Tornando alle dichiarazioni di Gates, commenti dell’ultramiliardario arrivano con con le conferme del fatto che il World Economic Forum, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Johns Hopkins Center for Health Security hanno ospitato un «esercizio pandemico di alto livello» noto come «Event 201» nell’ottobre 2019 per simulare un pandemia.

«Fare vaccini a buon mercato, avere grandi fabbriche, sradicare l’influenza, sbarazzarci del comune raffreddore, fare vaccini semplicemente un piccolo cerotto che ti metti sul braccio, cose che saranno incredibilmente utili anche negli anni in cui non avremo pandemie»

 

Ai partecipanti allo scenario è stato presentato un focolaio simulato di «nuovo coronavirus zoonotico» che è stato trasmesso dai pipistrelli ai maiali alle persone, causando una pandemia.

 

«La malattia inizia negli allevamenti di suini in Brasile, all’inizio in modo silenzioso e lento, ma poi inizia a diffondersi più rapidamente negli ambienti sanitari», secondo lo scenario dell’Event 201. Si tratta di uno script ben conosciuto all’OMS: sulla medesima catena «zoonotica» è basato anche il film del 2011 Contagion, un kolossal all-star-cast (Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Jude Law,  Kate Winslet, Marion Cotillard, Bryan Cranston, Laurence Fishburne) che ha utilizzato scenari e competenze fornite direttamente da OMS e CDC: una sorta di popolarizzazione hollywoodiana (e quindi, consumata dal mondo intero) del concetto di pandemia originata da animali. Nel film, l’ipotesi del contagio come arma biologica è scartata immediatamente.

 

Il World Economic Forum, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Johns Hopkins Center for Health Security hanno ospitato un «esercizio pandemico di alto livello» noto come «Event 201» nell’ottobre 2019 per simulare un pandemia

La storia delle strane simulazioni pandemiche di grandi e ricchissime istituzioni planetarie, stranamente preveggenti rispetto alla pandemia, è stata dettagliata da Renovatio 21 più volte: prima Dark Winter, poi Clade X.

 

Tuttavia, i nostri lettori non possono non essere colpiti dal fatto che, parlando di bioterrorismo, Gates citi proprio il vaiolo.

 

Il 20 luglio 2018 Renovatio 21 pubblicava un articolo intitolato «Farmaco per il vaiolo approvato dalla FDA, solo una mossa contro il bioterrorismo?».

 

Oramai più di tre anni fa, 16 mesi prima della pandemia, scrivevamo:

 

«Negli ultimi mesi è impossibile non vedere come vi siano strani movimenti attorno al vaiolo».

 

La mira di Gates è quella di un cambiamento di paradigma scientifico nei vaccini, come è stato il caso dell’mRNA

«A fine 2017, alcuni ricercatori della Università di Alberta (Canada) hanno ricreato sinteticamente un virus simil-vaiolo, riportando in vita un ceppo pericolosissimo morto decenni fa. La notizia aveva destato molte polemiche. Alcuni critici hanno sottolineato come tale ricerca fosse inutile o addirittura dannosa: una forma sintetica del virus potrebbe finire nelle mani di terroristi, dissero».

 

«Si scoprì che i fondi per i virologi canadesi erano provveduti da una industria farmaceutica di Nuova York, la Tonix Pharmaceuticals (…) Gli apprendisti stregoni, in pratica, hanno resuscitato una tremenda malattia ora sparita per creare un vaccino. E dove ci sono vaccini ci sono le case farmaceutiche».

 

E , aggiungiamo ora, c’è anche Bill Gates.

 

L’articolo su vaiolo, farmaceutiche e bioterrorismo continuava raccontando gli strani, improvvisi strepiti della stampa riguardo in quei mesi del 2018:

 

Bill Gates: «la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo»

«Le aree semantiche del terrorismo biologico e dei vaccini paiono interrelate in ogni articolo dei giornali internazionali; ma il motivo è presto detto: vi è una stretta relazione anche tra il business dell’informazione e quello della sanità che fornisce agli Stati le fialette a suon di miliardate. I casi vari dell’influenza aviaria dovrebbero bastare a rendere l’idea».

 

«L’approvazione del nuovo farmaco antivaiolo da parte della FDA è andata a Siga Technologies di Corvallis, Oregon, una società privata che ha sviluppato la medicina sotto un contratto federale di difesa biomedica».

 

È curioso che, oggi nel 2021, quando si apre la pagina About (il «Chi siamo») del sito di Siga Technologies ci si imbatte, fissata in alto a caratteri cubitali, su di un aforisma di Bill Gates sul bioterrorismo a base di vaiolo: «… la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo».

 

Curiosa coincidenza davvero.

 

Sempre nel 2018, usmando qualcosa tra i folli esperimenti di laboratorio per la resurrezione del vaiolo e l’improvvisa geremiade sul bioterrorismo, scrivevamo:

 

Renovatio 21 nel 2018: «dopo decenni, tornano a parlare di vaiolo, a studiarlo, perfino lo riesumano con la bioingegneria. Perché? Se lo sono chiesti in tanti, anche molto meno sospettosi di noi. C’è qualcosa che non sappiamo? Certo, la storia ha degli ingredienti che conosciamo: minaccia terroristica, vaccini, case farmaceutiche»

«Insomma: dopo decenni, tornano a parlare di vaiolo, a studiarlo, perfino lo riesumano con la bioingegneria. Perché? Se lo sono chiesti in tanti, anche molto meno sospettosi di noi. C’è qualcosa che non sappiamo? Certo, la storia ha degli ingredienti che conosciamo: minaccia terroristica, vaccini, case farmaceutiche».

 

«Il lettore si faccia il suo film, sperando di non doverlo vivere assieme ai propri figli».

 

Ahah. Troppo tardi. Mamma mia, quanto ci avevamo preso? È esattamente quello che è successo con il COVID.

 

Succederà a breve la stessa cosa anche con il nuovo vaiolo?

 

A questo punto, avendo avuto ragione una volta (tutte le volte, in realtà) ci tacciamo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

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Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.

 

La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.

 

Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.

 

Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.

 

Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.

 

Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.

 

Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».

 

La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.

 

Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.

 

La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».

 

Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.

 

Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.

 

Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.

 

Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.

 

Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.

 

In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.

 

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Armi biologiche

Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.   L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.   Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.   La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.

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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.   La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.   La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.   Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.   Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».   «Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.   «Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.

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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.

In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.   «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.   La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».   Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».   DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.   La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.   Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.   La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.   Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.   Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.   Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.

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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa

La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.   I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.   Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.   Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.   Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.   L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.   La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.   La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.   Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.

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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.   La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.   Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York TimesVanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.   Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.   L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.   Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.  

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Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.

 

Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.

 

«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».


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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.

 

«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».

 

«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.

 

«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».

 

«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».

 

Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»

 

Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».

 

Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.

 

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