Armi biologiche
«Dark Winter». Biden lo ha detto veramente?
Durante l’ultimo dibattito tra i due contendenti delle presidenziali USA Joe Biden, il candidato dei Democratici e – cosa si può dire oramai senza vergogna – dell’establishment mondialista, lo ha detto, anzi lo ha ripetuto due volte.
«We’re about to go into a Dark Winter». Stiamo per entrare in un Inverno Oscuro.
«We’re about to go into a Dark Winter». Stiamo per entrare in un Inverno Oscuro, ha detto durante il dibattito TV Joe Biden
Ora, non è dato di sapere se si tratta di una coincidenza, oppure se si tratta della demenza senile di Joe Biden che gli fa mettere insieme parole – o financo rivelarle – che ha nella testa ma di cui non dovrebbe dir parola.
Il fatto incontrovertibile è che l’espressione Dark Winter, «Inverno Oscuro», indica qualcosa di estremamente preciso e di decisamente importante nell’ora presente, con il mondo intero sconvolto dalla pandemia.
L’Operazione Dark Winter venne effettuata nel giugno 2001, 3 mesi prima del mega-attentato alle Torri Gemelle – e dei successivi, ora ormai dimenticati, attacchi all’antrace.
L’Operazione Dark Winter venne effettuata nel giugno 2001, 3 mesi prima del mega-attentato alle Torri Gemelle – e dei successivi, ora ormai dimenticati, attacchi all’antrace.
Si trattava di un’esercitazione controversa che, notano alcuni, preconizzava in modo inquietante gli attacchi a base antrace del 2001 nonché la narrativa secondo cui l’Iraq e gruppi terroristici estremisti islamici erano responsabili di quegli attacchi.
Dark Winter si tenne nel 2001 e simulava un attacco di vaiolo in Oklahoma.
La tempistica, appena pochi mesi prima dell’11 settembre, ha reso il suo terrificante esito – il crollo quasi completo del governo e della società civile – profondamente risonante.
La simulazione, secondo l’idea dei suoi architetti, doveva far emergere le disastrose contingenze che avrebbero comportato una massiccia perdita di vite umane, le debolezze delle infrastrutture sanitarie statunitensi e l’incapacità di gestire una tale minaccia.
La simulazione, secondo l’idea dei suoi architetti, doveva far emergere le disastrose contingenze che avrebbero comportato una massiccia perdita di vite umane, le debolezze delle infrastrutture sanitarie statunitensi e l’incapacità di gestire una tale minaccia.
L’operazione doveva affrontare il panico diffuso che sarebbe emerso e che avrebbe portato al collasso sociale di massa e alla violenza della folla.
Gli sforzi simulati includevano anche le numerose difficoltà che i media avrebbero dovuto affrontare nel fornire ai cittadini americani le informazioni necessarie sulle procedure di sicurezza.
Dark Winter si concentrava sulla valutazione delle inadeguatezze di una risposta di emergenza nazionale durante l’uso di un’arma biologica contro la popolazione americana. L’esercizio in teoria doveva validare la preparazione delle istituzioni dinanzi alla minaccia rappresentata dalle armi biologiche.
L’operazione doveva affrontare il panico diffuso che sarebbe emerso e che avrebbe portato al collasso sociale di massa e alla violenza della folla.
Di lì a pochi giorni, in effetti, l’antrace avrebbe sconvolto gli USA già scioccati dai quattro aerei dirottati e schiantati e dai 3 (tre) grattacieli venuti giù a Manhattan.
Come noto, l’antrace utilizzato negli attacchi è stato successivamente rivelato essere di origine militare statunitense.
«I partecipanti all’esercitazione Dark Winter erano a conoscenza degli attacchi all’antrace e altri furono coinvolti nella successiva “indagine”, che molti esperti ed ex investigatori dell’FBI descrivono come un cover-up» ha scritto la reporter Whitney Webb, che ha tracciato l’evolversi di questo strano progetto sin nei nostri giorni.
Gli sforzi simulati includevano anche le numerose difficoltà che i media avrebbero dovuto affrontare nel fornire ai cittadini americani le informazioni necessarie sulle procedure di sicurezza
Dark Winter è accreditato, in parte, per aver spinto George W. Bush ad approvare la Direttiva 51, un piano ampiamente classificato per assicurare la continuità del governo in caso di «emergenza catastrofica».
La profetica simulazione Dark Winter è stata scritta in gran parte dalla dottoressa Tara O’Toole, dal dottor Thomas Inglesby e dal dottor Randall Larsen, tutti e tre i quali hanno svolto un ruolo fondamentale nella fondazione o nelle operazioni del laboratorio di biosicurezza dell’University of Pittsburgh Medical Center (UMPC), che negli ultimi mesi è parso particolarmente proattivo, financo precognitivo, rispetto a ciò che stava succedendo.
A gennaio 2020, mesi prima che Zingaretti andasse sui Navigli a fare aperitivi e l’intero sistema progressista mondiale spingesse la campagna «abbraccia un cinese» (in America lo ha fatto Nancy Pelosi), l’UMPC stava già ottenendo campioni del SARS-nCoV-2.
«I partecipanti all’esercitazione Dark Winter erano a conoscenza degli attacchi all’antrace e altri furono coinvolti nella successiva “indagine”»
Il direttore del Center for Vaccine Research dell’UPMC, il dottor Paul Duprex, ai primi di febbraio già annunciava che i campioni di virus, contenenti circa 50-60 milioni di particelle di coronavirus, erano già in viaggio verso il Università.
Il piano era di concepire immediatamente un vaccino basato sulla sequenza genetica pubblicata di SARS-CoV-2, rilasciata all’inizio di gennaio 2020 da ricercatori cinesi. Il vaccino doveva includere proteine spike sintetiche SARS-CoV-2 che sarebbero state trasportate nelle cellule da un vettore adenovirale, sistema comunemente usato in una varietà di vaccini.
Il candidato vaccino fu soprannominato PittCoVacc, tuttavia non venne portato a termine, perché, causa di una donazione della CEPI di Bill Gates, che, assieme ai 5 milioni di dollari effusi, veniva anche con una condizione: si doveva lasciare il PittCoVaccbasato su adenovirus puntare un diverso candidato vaccino che invece utilizzasse il virus del morbillo come vettore.
La storia di Dark Winter ha parecchi rivoli che cascano sull’ora presente, l’ora del COVID e dei suoi laboratori
La storia di Dark Winter ha parecchi rivoli che cascano sull’ora presente, l’ora del COVID e dei suoi laboratori. Ne ha scritto in un articolo EFFEDIEFFE qualche settimana fa. Tuttavia, torniamo al fatale 2001.
È degno di nota il fatto che pochi giorni dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, i biologi progettisti della simulazione – O’Toole, Inglesby e Larsen – hanno informato personalmente il vicepresidente USA Dick Cheney in merito Dark Winter.
Contemporaneamente, l’ufficio di Cheney alla Casa Bianca ha iniziato a prendere l’antibiotico Ciprofloxacina per prevenire l’infezione da antrace.
Nelle settimane tra quel briefing e gli attacchi all’antrace del 2001, i partecipanti a Dark Winter e diversi associati di Cheney, ovvero membri del Project for a New American Century (PNAC) come i neocon Donald Kagan e Richard Perle, hanno affermato che un attacco bioterroristico a base di ‘antrace avrebbe tosto avuto luogo.
«… Fa sembrare il dottor Stranamore sano di mente»
La O’Toole venne nominata dirigente della Homeland Security in materia di biosicurezza, ma fu poi assai criticata per la «massiccia espansione della difesa biologica e l’allentamento delle disposizioni per la sicurezza».
Il microbiologo Rutgers Richard Ebright, noto per le sue dichiarazioni recenti sul caso del laboratorio di Wuhan, osservò all’epoca che la O’Toole «fa sembrare il dottor Stranamore sano di mente».
Possibile che Biden abbia detto e ripetuto le parole «Dark Winter» senza nessuna correlazione con l’Operazione Dark Winter?
Il disegno di Dark Winter, in effetti, rasenta la follia – ma come tutti noi sappiamo, la follia nel 2020 è divenuta vera realtà.
Ora, torniamo a chiedercelo: possibile che Joe Biden – perenne indossatore di mascherina, lockdownista senza vergogna, nonché pura marionetta in demenza senile dell’establishment globalista – abbia detto e ripetuto le parole «Dark Winter» senza nessuna correlazione con l’Operazione Dark Winter? Possibile che sia demente fino a questo punto?
Roberto Dal Bosco
Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.
Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.
Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.
L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.
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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.
«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.
Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.
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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.
Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.
Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».
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Armi biologiche
Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia. «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto. La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato». Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)». DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti. La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente. Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione. La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio. Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni. Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi. Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi. I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio. Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche. Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases. Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche. L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio. La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche. La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti. Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.Aiuta Renovatio 21
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Armi biologiche
Il dottore delle armi biologiche sudafricane perde l’appello. Ricordiamo i progetti segreti per i vaccini sterilizzanti
Il cardiologo di Città del Capo, il dottor Wouter Basson, divenuto famoso per essere stato a capo di un programma segreto di guerra chimica e biologica durante l’apartheid, non è riuscito nel suo ultimo tentativo di evitare un procedimento disciplinare.
All’inizio di quest’anno l’Alta Corte del Gauteng, a Pretoria, ha respinto la richiesta del settantacinquenne Basson di sospendere definitivamente il procedimento dinanzi al Consiglio delle professioni sanitarie del Sudafrica (HPCSA). Basson ha quindi presentato ricorso in appello, che è stato anch’esso respinto. La corte ha ritenuto che le quattro accuse a suo carico siano talmente gravi da richiedere un processo immediato e che un eventuale appello in tal senso non avrebbe avuto successo.
Nel dicembre 2013 Basson è stato giudicato colpevole di condotta non professionale a seguito di un procedimento disciplinare avviato per esaminare le denunce relative alle sue azioni nei primi anni ’80, quando guidava l’iniziativa del governo dell’apartheid per la guerra chimica e biologica, nota come Project Coast («Progetto Costa»).
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Il procedimento di condanna a suo carico è iniziato nel gennaio 2015, ma è stato sospeso a causa di una serie di fattori, tra cui procedimenti legali per la ricusazione dei membri della commissione. Il procedimento nei suoi confronti non si è concluso fino ad oggi.
Basson, ora cardiologo che esercita nella provincia del Capo Occidentale, ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Sudafricane (SADF) dal 1980 al 1995. Tra il 2000 e il 2001 sono state presentate denunce contro Basson all’HPCSA in merito a presunta condotta non professionale. Le denunce si riferiscono al suo coinvolgimento nelle SADF durante gli anni Ottanta, in qualità di responsabile del Progetto Coast.
Nei primi anni 2000 Basson dovette affrontare 67 capi d’accusa, ma fu assolto da tutti nel 2005. Estratti delle prove presentate da Basson durante il suo processo penale sono stati presentati al tribunale dall’HPCSA durante la sua richiesta di sospensione del procedimento. Ha inoltre presentato la dichiarazione giurata del professor Steven Miles, che fungerà da perito nel procedimento disciplinare.
Le quattro accuse che Basson dovrà affrontare includono il coordinamento, tra il 1986 e il 1988 e nel 1992, della produzione su larga scala di diverse droghe e gas lacrimogeni in qualità di responsabile di progetto presso la Delta G. Tra queste, la produzione di metaqualone, noto anche come Mandrax, un sedativo. Gli effetti tipici includono rilassamento, euforia e sonnolenza, oltre a una riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria. Dosi più elevate possono causare depressione, mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di eloquio. Un sovradosaggio può provocare delirio, convulsioni, ipertonia e morte per arresto respiratorio, ha osservato la corte.
Durante il processo penale Basson testimoniò che queste sostanze, compresi i gas, erano state create per il controllo della folla. All’epoca dichiarò: «Bisogna spezzare la coesione della folla». Spiegò che i manifestanti che inalavano i gas «volevano solo tornare a casa, sdraiarsi e morire».
Tuttavia in sua difesa si sostenne che l’intenzione non era quella di ferire o uccidere persone; al contrario, le sue intenzioni erano opposte. Si affermò che, in presenza di una folla violenta, si sarebbe potuto disperderla con la forza o tentare di sviluppare una sostanza in grado di neutralizzare l’aggressività. Miles, tuttavia, riassunse le prove presentate alla corte, sostenendo che le azioni di Basson erano immorali in quanto aveva prodotto grandi quantità di tossine potenzialmente letali.
La conclusione principale di Miles fu che Basson, in quanto medico in attività, aveva violato l’etica della professione medica partecipando alla produzione di droghe e gas lacrimogeni, utilizzando queste sostanze chimiche nei mortai e fornendo tranquillanti alle vittime.
Basson, nella sua richiesta di autorizzazione a ricorrere in appello, contestò il fatto che la corte avesse preso in considerazione il parere di Miles nel ritenere che dovesse essere sottoposto al procedimento disciplinare, affermando che questi fatti non erano contenuti in una dichiarazione giurata, ma la corte ha respinto tale argomentazione, ritenendo che le accuse rimanessero gravi.
La corte ha inoltre respinto la sua tesi secondo cui avrebbe subito un pregiudizio se l’udienza si fosse svolta dopo tutti questi anni.
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Come riportato da Renovatio 21, ul «Progetto Costa» sudafricano esiste un rapporto ONU intitolato Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid, che conteneva scenari ben più inquietanti di quelli scritti qui sopra. Ad esempio, la creazione di un vaccino anti-fertilità.
«C’era qualche interazione tra Roodeplaat Research Laboratories (RRL) e Delta G [laboratori di armi biologiche e chimiche], con Delta G che ha preso parte ad alcuni dei progetti di biochimica RRL RRL, facendo test su animali di alcuni prodotti targati proprio Delta G. Un esempio di questa interazione ha riguardato il lavoro di anti-fertilità. Secondo i documenti di RRL [Roodeplaat Research Laboratories], la struttura aveva un certo numero di progetti registrati volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità» scrive il documento delle Nazioni Unite.
«Questo è stato un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, il dott. Daniel Goosen. Goosen, che aveva fatto ricerche sui trapianti di embrioni, disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che possa essere somministrato in modo selettivo, senza la conoscenza del ricevente. L’intenzione, disse, era di somministrarla a donne sudafricane, a loro insaputa».
A quel tempo, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Oggi l’eugenetica vaccinale di massa potrebbe essere divenuta realtà globale con il COVID, dove i problemi alla fertilità dei vaccinati (inclusi sintomi evidenti come le disfunzioni mestruali e aborti spontanei) sono stati discussi sin dal lancio dell’operazione di immunizzazione mondiale e, ancora prima, nelle campagne per altri sieri come quello per ‘HPV.
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Immagine di Cvanrooyen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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