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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha reso pubblico un rapporto sulle attività di persecuzione e indagine rivolte ai cattolici tradizionali, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Biden. Lo riporta LifeSite.

 

Il documento di 230 pagine ricostruisce come un singolo agente dell’ufficio FBI di Richmond abbia redatto un promemoria che dipingeva molti cattolici praticanti la Messa tradizionale come un pericolo.

 

«Il 20 gennaio 2025, il presidente Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14147 per eliminare la strumentalizzazione politica delle agenzie federali», si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Giustizia. «Per molti americani, la Richmond Domain Perspective è diventata il simbolo dell’abuso e della strumentalizzazione del potere governativo».

 

Il memorandum dell’FBI si concentrava su quelli che definiva «cattolici tradizionalisti radicali» (chiamati con l’acronimo inventato RTC) per individuare il gruppo bersaglio.

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Secondo il rapporto del dipartimento di Giustizia, la tesi del memorandum collegava «l’interesse degli estremisti violenti motivati ​​da ragioni razziali o etniche» all’ideologia cattolica «radicale-tradizionalista». Per sostenere il documento l’FBI doveva definire il termine «cattolico radicale tradizionalista». L’agenzia lo ha infine «caratterizzato» nella nota a piè di pagina (a) del memorandum, affermando:

 

«Le chiesecattoliche  tradizionali (RTC) sono tipicamente caratterizzate dal rifiuto del Concilio Vaticano II come concilio ecclesiastico valido; dal disprezzo per la maggior parte dei papi eletti dopo il Vaticano II, in particolare per Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II; e dalla frequente adesione a ideologie antisemite, anti-immigrati, anti-LGBTQ e suprematiste bianche».

 

Il promemoria aggiungeva che «i cattolici radicali-tradizionalisti costituiscono una piccola minoranza tra i fedeli cattolici romani e sono distinti e separati dai ‘cattolici tradizionalisti’ che preferiscono la Messa tradizionale in latino e gli insegnamenti e le tradizioni pre-Concilio Vaticano II, ma senza le convinzioni ideologiche più estremiste e la retorica violenta».

 

«Per giungere a questa generalizzazione così ampia, intrisa di punti di vista politici e religiosi, l’FBI ha dedicato del tempo a studiare e persino a preparare una presentazione intitolata “Panoramica sul cattolicesimo tradizionalista”», spiega il rapporto del Dipartimento di Giustizia. La presentazione includeva diapositive che, secondo l’ufficio locale, rappresentavano le convinzioni fondamentali di questi «cattolici non tradizionali» potenzialmente pericolosi.

 

Una diapositiva intitolata «Ideologia e credenze fondamentali» menziona il sostegno a:

– La Messa tradizionale in latino (rito tridentino)
– Valori e ruoli familiari conservatori
– Rifiuto della modernità
– «Discontinuità e interruzione»
– Tendenza all’isolazionismo

 

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Una diapositiva intitolata «In terra come in cielo» cita:

– Credenza nella creazione di una nazione cattolica totalitaria e antipluralista, uno «stato confessionale»
– Rifiuto della neutralità religiosa e del diritto alla libertà religiosa
– Subordinazione dello Stato ai principi cattolici

 

La stessa diapositiva contiene l’affermazione secondo cui il «cattolicesimo tradizionalista» è «paragonabile all’ideologia islamista».

 

 

Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.

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Intitolata «Un passo avanti», una diapositiva sostiene che gli  i cattolici tradizionalisti:

– Credono che il cattolicesimo tradizionale sia «illegittimo»
– Sostengono «posizioni intransigenti sull’aborto, sulle questioni LGBTQ e sul dialogo interreligioso»
– Mostrano «sfumature escatologiche/apocalittiche»
– Aderiscono al «fondamentalismo rigido»
– Possiedono una «sfumatura di antisemitismo»

 

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Una diapositiva definiva la Fraternità Sacerdotale San Pio X in relazione al suo rapporto con il Vaticano (ovvero, non «completamente separata né in piena comunione») e sottolineava che «prende il nome da Papa Pio X, che rifiutò il “modernismo”», si legge nel rapporto del dipartimento di Giustizia che sconfessa l’operazione dell’FBI bideniana.

 

Un’altra diapositiva riguardava un gruppo di sacerdoti dissidenti della Fraternità, noto come «Movimento di Resistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X», descritto come avente una «accettazione esplicita delle teorie del complotto».

 

Nel memorandum, che nella sua descrizione della morfologia del tradizionismo e dei suoi gruppi sembra un compitino di scuola fatto pure prima di ChatGPT, trova spazio una listerella dei movimenti tradizionisti, con tanto di divisione tra sedevacantisti e sediprivazionisti, come l’«Instituto Mater Boni Consilii (sic), che non sappiamo se da Verrua Savoia possa avere tentacoli transatlantici che possano impensierire l’FBI.

 

Va segnalato, e lo riportiamo con il cuore, la citazione tra i conclavisti non solo dei Palmariani (che stanno in Ispagna, e neanche qui sappiamo quanto siano presenti in America e in che numeri esigui), ma del cosiddetto Pope Michael (1959-2022), ossia papa Michele I,  al secolodo David Bawdenragazzo del Kansas che fu eletto papa da un conclave in un negozio dell’usato formato dai suoi genitori, tre laici più un terzo. Pope Michael, che probabilmente non aveva fedeli al di fuori della stanzetta da qui trasmetteva online i suoi insegnamenti (che erano, ça va sans dire, più in linea con la tradizione cattolica rispetto a quelli dei papi di Roma), aveva pure lui attivato l’attenzione dell’FBI.

 

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«La storia giudicherà giustamente il Richmond Catholic Memo come un grave fallimento dell’ufficio dell’FBI di Richmond nel rispettare tale responsabilità», conclude il lungo rapporto del Dipartimento di Giustizia. «Il personale dell’FBI coinvolto nella redazione del Richmond Catholic Memo è stato licenziato».

 

Renovatio 21 ha teorizzato che l’operazione dell’FBI possa essere scattata anche per questioni, come dire, personali di agenti e dirigenti dell’ente di polizia. In Virginia la presenza della FSSPX si è fatta sentire in modo particolare negli ultimi anni, con la costruzione dell’enorme Seminario San Tommaso d’Aquino a Dillwyn, dove sono state trasferite le attività prima presenti a Winona nel Minnesota. Nella stessa Richmond è operativa la cappella FSSPX di Nostra Signora di Fatima.

 

La presenza di strutture e Sante Messe della FSSPX genera automaticamente il fenomeno di traslochi di molte famiglie, a volte migliaia, come visibili a St.Marys in Kansas. Al contempo, succede che la presenza di una Santa Messa tradizionale finisca per attirare anche chi prima andava in parrocchia: una volta assaggiato il Vetus Ordo, per molti diviene indigeribile la Messa del postconcilio. È possibile che ciò crei frizioni all’interno di cerchie famigliari e di conoscenze.

 

Sia Richmond che Dillwyn stanno ad una distanza di uno due ore dal quartiere generale dell’FBI a Washington (il Edgar J. Hoover Building) e pure dalla nota base di Quantico, dove sta l’accademia del corpo. È ipotizzabile quindi che agenti e dirigenti FBI abbiano testimoniato, se non «subito» direttamente l’ondata tradizionista abbattutasi meravigliosamente nella zona.

 

Il rapporto dell’FBI con il cattolicesimo è particolare: un tempo fare l’agente del Bureau – figure disprezzate come oscure, autoritarie se non «fasciste» fino al rebranding cinetelevisivo hollywoodiano grazie a Il Silenzio degli Innocenti (1993) e la serie X-Files – era considerato un lavoro da cattolico, tanto che molti venivano reclutati direttamente dalla celebre e prestigiosa università cattolica di Notre Dame.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa era emerso che la sorveglianza sui «cattolici tradizionalisti radicali» da parte dell’FBI, con tanto di programmi di infiltrazioni del clero e dei fedeli, era più diffusa di quanto si pensasse. Ancora tre anni addietro si era saputo che la perscuzione contro la Messa in latino aveva coinvolto plurimi uffici federali FBI. La notizia aveva fatto dire a Trump, allora in campagna elettorale, che «i cattolici sono letteralmente perseguitati» dall’amminsitrazione Biden-Harris.

 

La persecuzione FBI del tradizionalismo cattolico, ossia della vera chiesa cattolica rimasta cattolica, potrebbe rappresentare, in fondo, un buon segno.

 

Nel 2023, quando saltò fuori la storia, scrivemmo: « Noi invece, qui a Renovatio 21, siam contenti. Anzi: ringraziamo gli agenti dell’FBI per quanto fatto finora, e li invitiamo a continuare (…) È arrivato quindi il momento di dire fuori dai denti che la persecuzione da parte dell’FBI (che purtroppo sta ritirando il documento) è giusta, è sacrosanta. Perché l’analista ha compreso pienamente come chi segue la Messa antica è totalmente irriducibile al mondo moderno e alla sua Cultura della Morte. È questo il motivo che, malgrado la mancanza di una piena comprensione delle gerarchie rispetto a ciò che stava accadendo, pochissimi tra i fedeli tradizionali si sono fatti sierare. Il motivo è semplice: chi ha imparato dolorosamente che la chiesa vaticana mente, non si beve facilmente le balle dello Stato e il suo vaccino magico».

 

«Capite la diligente conseguenza del ragionamento: lo Stato moderno è uno Stato etico, solo che la sua morale è fatta di morte. Lo Stato moderno considera etico, e quindi pretende dai suoi cittadini, l’uccisione dei bambini, le vaccinazioni, la perversione sessuale, l’uniformità totale del pensiero – in una parola la sottomissione ad un totalitarismo della dissoluzione, la schiavitù dell’aberrazione più cupa, l’inversione di ogni principio della vita cristiana».

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«È chiaro quindi che gli “RTC” non possono che essere dei sovversivi: andare contro l’ordine della Morte, non può non far scattare le Forze di polizia dello Stato etico della Necrocultura».

 

«Il memorandum, spiegando questo nuovo acronimo – RTC, sigla che mai prima chi si occupa di antiterrorismo aveva udito – centra completamente l’obiettivo focalizzandosi su coloro che sono “tipicamente caratterizzati dal rifiuto del Concilio Vaticano II”. Sì: il Concilio Vaticano II è il discrimine più grande che esiste nella storia della menzogna moderna, il punto di svolta per l’umanità e la religione planetaria, e come abbiamo visto oramai lo si può scrivere perfino sul New York Times».

 

«Comprendiamo qui, inoltre, la realtà delineata più inavvertitamente dall’FBI: da una parte il mondo di Sodoma e dei vaccini, degli immigrati e dell’antisemitismo ubiquo ed eterno, dall’altra i fedeli rimasti tali, gli esseri umani che credono – e praticano – una realtà ultima soprannaturale che li rende non manipolabili, inarrestabili, di fatto pure immortali – perché così si comporta un martire, sapendo che la sua anima permarrà, e la sua testimonianza di sangue moltiplicherà i cristiani».

 

«Come può il potere costituito non temere una simile genìa? Del resto è stato così nei secoli: e i padroni del mondo, da Diocleziano allo Shogun, dai dittatori comunisti ai persecutori islamici non possono tollerare questa cosa invincibile che è la vera Fede».

 

«I fedeli della Santa Messa sono sopravvissuti a qualsiasi cosa, a guerre e persecuzioni, perfino alla catastrofe della chiesa romana, infiltrata dal male nel mondo più scioccante. Hanno resistito perfino ad un papato malvagio, che propala Sodoma, il mondialismo, il paganesimo più infame e negromantico, le élite ultramiliardarie, la volgarità, la crudeltà, la menzogna, e il battesimo di Satana. Come hanno potuto? Semplice. Per il cattolico della Tradizione, la Messa antica è l’atto soprannaturale supremo, la transustanziazione di Dio davanti ai loro occhi, la presenza del Signore tangibile e perfino edibile. È quindi molto, molto difficile che questa cosa non diventi il centro assoluto della loro vita».

 

«Ciò è intollerabile per il signore del mondo e per i suoi servi, perché questo fatto è da solo la prova che l’uomo può sfuggire alla sottomissione inflittagli. Per questo in questi cinquanta anni di follia il potere ecclesiastico corrotto ed infiltrato ci ha dato una messa, quella nuova, che serve al massimo come arma di distrazione di massa, la gente sbadiglia e guarda l’orologio, non ricorda una parola dell’omelia, ad ogni celebrazione perde un pezzo della sua fede: e parliamo ovviamente di quelli che sono rimasti nelle chiese, cioè praticamente nessuno».

 

«Quindi, ben venga la persecuzione dell’FBI: mettiamo le carte in tavola, diciamo le cose come stanno. Da una parte ci sta il mondo moderno e il suo totalismo perverso ed assassino, dall’altra i fedeli della liturgia del millennio. Da una parte i consumatori dell’immoralità terminale, dall’altra i consumatori dell’Eucarestia. Da una parte il niente, dall’altra Dio».

 

«Da una parte l’umanità che ha ancora il suo centro, dall’altra parte l’impero dello squilibrio». L’impero della Morte, i cui pretoriani non possono farci paura.

 

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Persecuzioni

Tutte le scuole cristiane di Gerusalemme chiuse: Israele nega l’ingresso agli insegnanti palestinesi

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Le scuole cristiane di Gerusalemme sono state costrette a rinviare a tempo indeterminato l’inizio del nuovo anno scolastico dopo che le autorità israeliane non hanno rinnovato i permessi di ingresso a oltre 70 insegnanti e membri del personale residenti nella Cisgiordania occupata.   I palestinesi in possesso di documenti d’identità della Cisgiordania generalmente necessitano di permessi rilasciati da Israele per attraversare i checkpoint e raggiungere Gerusalemme Est. Tuttavia, le autorità israeliane non hanno rinnovato i permessi d’ingresso a oltre 70 insegnanti e membri del personale «improvvisamente e senza preavviso», ha dichiarato il Segretariato Generale per gli Istituti di Istruzione Cristiana di Gerusalemme in un comunicato stampa diffuso ai media lunedì.   «Di conseguenza… è stato deciso di sospendere la frequenza scolastica nelle scuole della città di Gerusalemme a partire dalla mattina di martedì 1 settembre 2026, fino a quando non saranno rilasciati e rinnovati i permessi necessari per insegnanti e personale», ha dichiarato la Segreteria.

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Le scuole hanno affermato di essere impegnate a proteggere il diritto all’istruzione dei propri studenti, ma la situazione «rende impossibile garantire un inizio sicuro e stabile» dell’anno scolastico.   La controversia si inserisce in un contesto di crescenti preoccupazioni riguardo al trattamento riservato ai palestinesi e ai cristiani in Israele e nei territori occupati.   Agli inizi di agosto, il senatore democratico statunitense Chris Van Hollen ha chiesto le dimissioni dell’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee, accusandolo di non aver protetto i cittadini e gli interessi americani e criticando la sua risposta alla crescente violenza in Cisgiordania, compresi gli attacchi contro le comunità cristiane palestinesi.   Come noto, sono verificati anche diversi episodi di alto profilo di matrice anticristiana che hanno coinvolto soldati israeliani. Ad aprile, un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) è stato filmato mentre distruggeva una statua di Gesù con una mazza nella città libanese di Dibil, mentre un altro soldato fotografava l’atto, sotto l’occupazione israeliana dell’area circostante. L’incidente ha scatenato uno scandalo globale e ha portato all’apertura di un’indagine militare. I due soldati sono stati rimossi dal servizio attivo e condannati a 30 giorni di detenzione militare.   Anche chiese, clero e suore cristiane a Gerusalemme sono state vittime di molestie. Sei ebrei osservanti, cinque dei quali minorenni, sono stati arrestati all’inizio di agosto dopo aver sputato e preso a pugni l’ingresso del monastero di San Giacomo nel quartiere armeno della città e aver lanciato pietre contro il muro di cinta. Questo episodio è avvenuto pochi mesi dopo che un uomo israeliano aveva aggredito violentemente una suora francese sul Monte Sion, provocandole un trauma cranico.   Secondo il Religious Freedom Data Center (RFDC), un’organizzazione ebraico-israeliana di controllo, le molestie anticristiane sono più che raddoppiate nel secondo trimestre del 2026, raggiungendo la quota di 83 attacchi in tre mesi.

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Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana un tribunale israeliano ha assolto un uomo da responsabilità penale per il brutale attacco a una suora cattolica francese a Gerusalemme, sostenendo che al momento dell’aggressione soffriva di una grave condizione mentale.   Le persecuzioni anticristiane in Israele sono diventate mainstream negli ultimi mesi grazie alla copertura mediatica di personaggi come Tucker Carlson, che l’ha denunciata in più occasioni recandosi fisicamente in Giordania.   Oltre alle aggressioni contro la città cristiana di Taybeh in Cisgiordania, tra i crimini d’odio anticristiani figurano il tentativo di giudei radicali di aggredire un vescovo e un sacerdote ortodossi durante la Divina Liturgia domenicale, la distruzione di una statua di Gesù Cristo nella Chiesa della Flagellazione, attacchi e vandalismi contro pellegrini da parte di bande ebraiche radicali, la profanazione di cimiteri cristiani, gli sputi sui cristiani e, in altre occasioni, l’incendio delle loro chiese.   Come riportato da Renovatio 21, settimane fa i coloni giudei avevano hanno incendiatoTaybeh. Continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano la Cisgiordania anche queste ultime comunità cristiane, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali a marzo aveva denunciato l’escalation degli attacchi terroristici dei coloni israeliani contro i cristiani.  

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Immagine di Nick Leonard via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0  
 
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Il cardinale Pizzaballa condanna la «continua aggressione» degli israeliani in Cisgiordania

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Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha usato l’ultima giornata del Meeting ciellino di Rimini per esprimere uno dei suoi giudizi pubblici più severi sulla Cisgiordania, definendola «una terra senza legge» in cui la violenza prosegue «senza nessun argine dal punto di vista della sicurezza e della legalità».

 

«Scrutando il cielo di Gerusalemme», il patriarca ha detto che «la tensione è in continuo aumento, soprattutto tra i coloni e la popolazione palestinese, un po’ ovunque». «È diventata una terra di nessuno, o meglio, una terra senza legge, dove tutto quello che accade resta senza nessun argine dal punto di vista della sicurezza e della legalità».

 

Il cardinale aggiunto che «il fatto che vi sia una situazione di continua aggressione da parte dei coloni (israeliani) è ormai assodato», dopo la visita compiuta due settimane prima a Taybeh, città cristiana sotto assedio.

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Taybeh conta circa 1.500 abitanti ed è ricordata nel Vangelo di Giovanni come Efraim, il luogo in cui Gesù si ritirò con i discepoli prima della Passione. Da oltre un anno vi si registrano attacchi sistematici da parte di coloni ebrei residenti in «insediamenti» e «avamposti», ritenuti illegali dal diritto internazionale.

 

Secondo questa lettura, si tratterebbe di una strategia israeliana volta a «fare pressione sulle famiglie palestinesi affinché abbandonino la loro terra».

 

Padre Bashar Fawadleh, parroco latino della chiesa cattolica di Cristo Redentore, ha descritto gli attacchi come «una deliberata strategia di molestia» destinata a «creare un clima di paura e fare pressione sulle famiglie palestinesi affinché abbandonino la loro terra».

 

Almeno dal luglio 2025 i cristiani di Taybeh subirebbero incursioni regolari di coloni israeliani pesantemente armati: incendi nei campi agricoli, compreso un rogo vicino alla chiesa di San Giorgio del V secolo e al cimitero, lancio di molotov contro le case, tentativo di incendiare una stazione di servizio, veicoli bruciati, graffiti minacciosi, pascolo di bestiame su terreni privati, presenze armate per le strade, segnalazioni di spari e un clima di impunità attribuito all’esercito israeliano.

 

All’inizio del mese Israele ha dichiarato Taybeh «zona militare chiusa», ufficialmente per proteggere i residenti dai coloni. Funzionari e abitanti cristiani locali hanno invece letto il provvedimento come «un tentativo di stringere ulteriormente il cappio attorno agli abitanti del villaggio» e di «pulire etnicamente» Taybeh «in silenzio», senza testimoni.

 

Nella Santa Messa per la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, Pizzaballa ha confortato i fedeli di Taybeh, assicurando che «per quanto potente possa apparire il male, il suo potere non è assoluto». Li ha esortati a restare saldi nella fede e nella speranza anche quando il futuro sembra difficile o impossibile, a tenere «i nostri cuori» liberi da contaminazioni e a rimanere «una comunità che dà alla luce la vita, senza rinunciare né abbandonare i nostri diritti, il nostro diritto alla vita. Quindi siate coraggiosi. Non abbiate paura».

 

Su Gaza il cardinale francescano, sempre a Rimini mercoledì, ha distinto il piano politico da quello umano. La situazione «si è deteriorata tantissimo» e resta «umanamente molto devastata», tuttavia risulta «più stabile da un certo punto di vista, a livello politico si discute molto», secondo Vatican News.

 

«Non dobbiamo confondere la speranza con ‘andrà tutto bene’ o con una soluzione politica. La speranza è qualcos’altro» ha puntualizzato il porporato. La speranza, ha detto, nasce «da dentro», da israeliani e palestinesi, ebrei, musulmani e cristiani che si uniscono «per fare qualcosa di bello, per aiutare, per sostenere, o anche semplicemente per rifiutare di deumanizzare l’altro».

 

«L’Occidente deve aiutare ad alzare un po’ lo sguardo, a creare delle prospettive, aiutare anche a calmare questa deriva continua con uno sforzo diplomatico sempre maggiore», dice Pizzaballa, indicando come la diplomazia, pur con «tutta la sua debolezza», resta «l’unico modo per cercare di risolvere il conflitto che eviti l’uso delle armi, della violenza e della forza militare».

 

L’obiettivo di quella diplomazia, ha ribadito, deve essere la soluzione dei due Stati, di recente riaffermata da Papa Leone, perché «è l’unico modo di riconoscere agli israeliani e ai palestinesi il diritto di avere una casa nella loro terra».

 

Prima o poi il Papa verrà in Terra Santa – aggiunge – è questione di tempo. Penso che sia necessario preparare le condizioni per questa visita perché possa davvero portare frutto. Lavoreremo su questo insieme al Santo Padre ma credo che non si debba avere fretta e si debbano evitare anche gesti eclatanti che restano lì, ma deve essere inserita dentro un percorso significativo»

 

Insieme alla Santa Sede, 157 dei 193 governi membri delle Nazioni Unite (81%) riconoscono formalmente lo Stato di Palestina. Circa 185 nazioni (96%) chiedono una soluzione a due Stati, riconoscendo almeno implicitamente l’illegalità dell’occupazione militare israeliana, in corso da 59 anni, e dell’impresa di insediamento in Cisgiordania.

 

Di fronte a questo consenso quasi unanime, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito la linea ufficiale del Likud, che «respinge categoricamente la creazione di uno Stato arabo palestinese a Ovest del fiume Giordano», cioè della regione riconosciuta internazionalmente, da quasi tutto il mondo, come territorio palestinese.

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Come riportato da Renovatio 21, questo mese un’organizzazione ebraico-israeliana indipendente ha documentato 83 episodi di molestie, suddivisi in 76 casi, compiuti da ebrei religiosi ai danni di cristiani in Israele tra aprile e giugno di quest’anno.

 

Le persecuzioni anticristiane in Israele sono diventate mainstream negli ultimi mesi grazie alla copertura mediatica di personaggi come Tucker Carlson, che l’ha denunciata in più occasioni recandosi fisicamente in Giordania.

 

Come riportato da Renovatio 21, continui attacchi dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania come Taybeh, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa.

 

L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.

 

A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».

 

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

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Storia del seminarista martire che ha evangelizzato i suoi rapitori musulmani

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In un’ampia intervista rilasciata il 10 agosto al Catholic World Report (CWR), il vescovo Matthew Hassan Kukah della diocesi Sokoto, in Nigeria, ha meditato sulla viva fede dei cattolici africani, pur mettendo in guardia sul fatto che il continente non è al riparo dalle forze secolari che hanno svuotato la Chiesa in Europa. Lo riporta LifeSite.   Nel corso dei ragionamenti sull’enorme sviluppo della Chiesa in Africa, sull’incombente peso del materialismo e sulla perdurante insicurezza dei fedeli nel suo Paese, il vescovo è tornato a evocare un episodio personale che mostra come la forza della Chiesa si temperi, in modo paradossale, nella persecuzione: il martirio di un seminarista diciottenne che evangelizzò con coraggio i suoi rapitori musulmani e, proprio per questo, fu ucciso.   «Ho perso un seminarista, un giovane di 18 anni che è stato rapito insieme a tre suoi compagni», ha raccontato il vescovo Kukah. «Dopo le trattative e il pagamento del riscatto, i suoi tre compagni sono stati liberati, mentre lui è stato ucciso. Per volere di Dio, i rapitori sono stati catturati un anno dopo e hanno confessato di averlo ucciso perché, nonostante fossero armati e sapessero che erano musulmani, lui aveva insistito affinché si pentissero dei loro crimini e tornassero a Dio!»

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Quel giovane era Michael Ikechukwu Nnadi, studente del primo anno di filosofia presso il Good Shepherd Major Seminary di Kakau, nello Stato di Kaduna, in Nigeria.   La notte dell’8 gennaio 2020, intorno alle 22:30, uomini armati in mimetica militare irruppero nel seminario, spararono, sottrassero telefoni e computer portatili e rapirono Nnadi insieme a tre compagni di classe: Pius Kanwai, 19 anni; Peter Umenukor, 23 anni; e Stephen Amos, 23 anni. Gli altri tre furono poi rilasciati dopo le trattative per il riscatto, ma Nnadi rimase prigioniero.   Il vescovo Kukah, della diocesi di appartenenza di Nnadi, annunciò la morte il 1° febbraio 2020, dopo che il rettore del seminario ebbe identificato il corpo.   «Con profondo dolore vi comunico che il nostro caro figlio Michael è stato assassinato dai banditi in una data che non possiamo confermare», disse il vescovo all’epoca. «Lui e la moglie di un medico furono separati arbitrariamente dal gruppo e uccisi».   Secondo quanto affermato da Kukah in un’intervista successiva, la moglie del medico, Bolanle Ataga, sarebbe stata uccisa dal «capo della banda perché si era rifiutata di essere violentata da lui». «Chi siamo noi per piangere? Chi siamo noi per rifiutare questa corona d’onore e di gloria?»   Nnadi fu sepolto l’11 febbraio 2020 presso il seminario, dopo una messa funebre celebrata dal vescovo Kukah. Nella sua omelia, il vescovo ha trasformato il dolore in una proclamazione di vittoria, raccontando come Aiuto alla Chiesa che Soffre avesse mobilitato una risposta globale.   «L’organizzazione Aiuto alla Chiesa che Soffre mi ha mandato un messaggio dicendo che, quando hanno chiesto alle persone di tutto il mondo di accendere una candela per Michael nel giorno del suo funerale, hanno risposto 2.436 persone provenienti da Afghanistan, Pakistan, Stati Uniti d’America, Messico, Venezuela, Colombia, Madagascar, Sudafrica, Congo, Mali, Francia, Spagna, Turchia e Arabia Saudita», ha affermato.   «Alla luce di ciò, mi sono chiesto: chi siamo noi per piangere? Chi siamo noi per rifiutare questa corona d’onore e di gloria? Da quel momento abbiamo smesso di piangere Michael», ha affermato, aggiungendo di aver deciso di riconoscere il martirio come un grande onore e una vittoria per la comunità cristiana.   «Per noi cristiani, sembrerebbe lecito affermare che oggi siamo tutti uomini e donne segnati. Tuttavia, dobbiamo essere pronti a essere lavati nel sangue dell’agnello», continuò il vescovo all’epoca.

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«Ci sembra che nostro figlio sia stato scelto per rappresentarci nella squadra nazionale dei martiri. Senza timore, porteremo a termine il cammino che ha iniziato, perché il suo ricordo ci darà forza», ha incoraggiato il vescovo.   «Sappiamo che la forza di Michael ispirerà un esercito di giovani a seguire le sue orme. Continueremo a marciare con la croce di Cristo che ci è stata affidata, non nell’angoscia né nel dolore, perché la nostra salvezza è nella tua croce. Non abbiamo vendetta né amarezza nei nostri cuori. Non abbiamo una goccia di tristezza dentro di noi. Siamo onorati che nostro figlio sia stato chiamato a ricevere la corona del martirio all’inizio del suo cammino verso il sacerdozio», ha aggiunto.   «Che il Signore lo accolga nel Suo seno e interceda per noi. Se il suo sangue può portare guarigione alla nostra nazione, allora i suoi assassini non avranno mai l’ultima parola. Che Dio gli doni la pace eterna», ha concluso il vescovo Kukah.   Alla fine di aprile del 2020, la polizia arrestò alcuni membri della banda, i quali ammisero di aver ucciso Nnadi proprio perché predicava loro con insistenza il pentimento e il Vangelo, pur sapendo che erano musulmani. Il vescovo Kukah descrisse in seguito il giovane come dotato del «coraggio di un martire».   In onore del giovane martire, la residenza vescovile di Sokoto è stata ribattezzata Casa Michael Nnadi, e i vescovi della provincia ecclesiastica di Kaduna hanno approvato la costruzione di un santuario in suo onore presso il Seminario del Buon Pastore, dove la sua tomba si erge vicino all’ingresso come silenziosa testimone. Il vescovo Kukah ha espresso la speranza che un giorno la Chiesa riconosca formalmente Nnadi come martire.   Nell’intervista rilasciata questo mese a CWR, il vescovo è tornato su questa storia come prova tangibile della sua convinzione che «la storia della nostra Chiesa è una storia di sangue innocente e di martirio… Non possiamo temerli perché la nostra fede è costruita sul sangue dei martiri».   La persecuzione anticristiana in Nigeria si è aggravata dopo il 1999, quando 12 stati del Nord hanno adottato la sharia. L’ascesa di Boko Haram nel 2009 ha segnato un’ulteriore escalation, con il gruppo noto per il rapimento di centinaia di studentesse nel 2014, di cui 87 risultano ancora disperse.   Attacchi anticristiani nel Paese hanno incluso rapimenti e omicidi di sacerdoti e seminaristi cattolici. A luglio, la diocesi di Auchi, nello Stato di Edo, ha riferito che uomini armati hanno attaccato il Seminario Minore dell’Immacolata Concezione, uccidendo una guardia e rapendo tre seminaristi.

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Come riportato da Renovatio 21rapporto pubblicato quest’estate dalla Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha evidenziato numerosi attacchi sponsorizzati dallo Stato contro i cristiani in Nigeria.   La situazione è deteriorata al punto che il rapporto 2025 della Lista Rossa di Global Christian Relief (GCR) ha indicato la Nigeria come uno dei luoghi più pericolosi per i cristiani. Nella primavera del 2023, la Società Internazionale per le Libertà Civili e lo Stato di Diritto ha riferito che oltre 50.000 persone sono state uccise nel Paese per la loro fede cristiana dal 2009.   Nel suo rapporto del 2025, l’USCIRF ha esortato il governo statunitense a designare la Nigeria come «Paese di particolare preoccupazione», esprimendo delusione per la lentezza, e a volte apparente riluttanza, del governo nigeriano nel rispondere a questa violenza, creando un clima di impunità per gli aggressori.  

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