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Massoni accusati di aver assassinato un pilota d’auto e di aver tentato di uccidere altre persone

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Ventidue persone sono sotto processo per aver commesso una vasta gamma di reati, dalle lesioni aggravate e associazione a delinquere al tentato omicidio e all’omicidio vero e proprio, per conto di una loggia massonica nella periferia parigina di Puteaux. Lo riporta l’agenzia di stampa AFP France 24.

 

Almeno quattro degli accusati sembrano essere membri della loggia massonica Athanor, che nel frattempo sarebbe stata dissolta. Sette imputati, tra cui ex agenti dei servizi segreti, soldati e uomini d’affari, rischiano l’ergastolo.

 

Tra gli altri imputati figurano quattro ufficiali del servizio di Intelligence francese DGSI (l’agenzia di sicurezza interna di Parigi), tre agenti di polizia, sei dirigenti d’azienda, una guardia giurata, un medico e un ingegnere, secondo quanto riportato dall’AFP .

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I presunti capobanda sarebbero i massoni Athanor Jean-Luc Bagur, Frédéric Vaglio e Daniel Beaulieu. Sono accusati dell’omicidio del pilota automobilistico Laurent Pasquali nel 2018, del tentato omicidio di un consulente aziendale e di un sindacalista, nonché di lesioni aggravate e attività criminali, il tutto perpetrato per conto di una «rete mafiosa» all’interno della Loggia Athanor.

 

Il caso è scaturito da un omicidio su commissione fallito nel luglio 2020, quando due membri del reggimento paracadutisti francese sono stati arrestati in possesso di armi vicino all’abitazione della business coach Marie-Hélène Dini, scrive AFP, Durante l’interrogatorio, avrebbero dichiarato di ritenere di essere stati incaricati di uccidere Dini per conto dello Stato francese, in quanto la donna lavorava per il Mossad, l’arcinota agenzia di spionaggio israeliana.

 

Gli investigatori hanno scoperto un collegamento col Bagur, che è un business coach rivale della Dini, nonché il «venerabile maestro» sessantanovenne della loggia Athanor. Secondo gli inquirenti, il Bagur avrebbe chiesto al suo collega massone Vaglio di organizzare l’eliminazione del suo rivale in cambio di 70.000 euro.

 

Il Vaglio, un imprenditore di 53 anni, avrebbe agito da intermediario tra il boss e una squadra di sicari al soldo di un altro massone, Athanor Beaulieu, un agente in pensione dei servizi segreti interni (DGSI). «Ciò che il mio cliente ha trovato terrificante è il fatto che le figure chiave in questo caso – agenti di polizia, ex agenti della DGSI e massoni – siano proprio le persone che dovrebbero agire per il bene della società», ha dichiarato l’avvocato di Dini, Jean-William Vezinet.

 

L’imputato Sébastien Leroy, un ex soldato considerato il braccio destro di Beaulieu, ha dichiarato agli inquirenti che Beaulieu lo aveva «manipolato», lasciando intendere che avrebbe potuto diventare un informatore dell’agenzia di spionaggio DGSI, scrive Euronews. L’ex agente, ora 72enne, riconvertito nell’Intelligence economica, avrebbe condotto prima del suo arresto una doppia vita tra le sue due compagne da vent’anni.

 

All’interno di Athanor sarebbe divenutoun intermediario incaricato di impartire ordini per operazioni clandestine di ogni genere, e in particolare per un omicidio che descriverà agli investigatori come un «errore grave». Le «missioni» della rete, per lo più affidate al Beaulieu dal Vaglio, sarebbero aumentate progressivamente: aggressione e furto di un computer da parte di un falso fattorino di pizze, incendio di un’auto, ratti morti lasciati in un giardino, aggressione di un eletto…

 

Si sarebbe così arrivati così all’assassinio, nel novembre 2018, del pilota automobilistico Laurent Pasquali, ucciso per un recupero crediti. Il suo corpo è stato ritrovato nei boschi.  Si tratta della prima missione «homo» (cioè omicidio, sic) affidata a Sébastien Leroy, considerato il braccio armato di Daniel Beaulieu, che rischia a sua volta l’ergastolo.

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Appassionato di spionaggio, questo addetto alla sicurezza avrebbe ammesso durante la custodia cautelare di essere l’esecutore della maggior parte delle aggressioni, dei furti, dell’omicidio e dei tentati omicidi, spiegando di essere stato manipolato da Daniel Beaulieu, che gli aveva proposto di diventare informatore per l’Intelligence interna.

 

Il fallimento dell’assassinio avrebbe posto fine a un altro progetto morboso orchestrato da Vaglio, Beaulieu e Leroy: l’eliminazione del sindacalista e «gilet giallo» Hassan Touzani, considerato scomodo dai suoi datori di lavoro. Anche loro sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’assise.

 

Tuttavia il Beaulieu potrebbe avere difficoltà a rispondere alle domande della corte: il suo tentativo di suicidio in detenzione lo ha lasciato disabile, secondo il suo avvocato, Marc Pantaloni. L’età degli imputati varia dai 30 ai 70 anni. Si prevede che il processo durerà almeno tre mesi.

 

Non si tratta del primo scandalo che riguarda la massoneria in Francia.

 

Nel 1976 si ebbe l’«affaire de Broglie», con l’assassinio del deputato Jean de Broglie. Caso mai completamente chiarito, con piste di servizi segreti, debiti e scandali finanziari. Alcune voci parlarono di ambienti massonici, ma l’inchiesta si chiuse su diun sicario comune.

 

Negli anni Novanta e Duemila emerse il cosidetto «affaire del Nice», dove il procuratore Éric de Montgolfier denunciò sulle colonne del giornale Nouvel Observateur l’influenza di reti massoniche (soprattutto della Grande Loge Nationale Française, o GLNF – a volta accusata di essere infiltrata da elemeni poco raccomandabili) sul tribunale nizzardo. Vennero alla luce casi di favoritismi, uso di informazioni riservate da parte di poliziotti e giudici massoni.

 

L’«affaire Arreckx» è uno degli scandali di corruzione più noti degli anni ’90 nel Var (Provenza, sud della Francia), centrato sulla figura di Maurice Arreckx (1917-2001), potente politico locale: ex sindaco di Tolone, presidente del Consiglio generale del Var e senatore del partito UDF-PR. Arreckx e alcuni suoi collaboratori furono accusati di aver ricevuto pot-de-vin (tangenti) da imprese del settore edile e dei lavori pubblici in cambio dell’assegnazione di appalti pubblici. Arreckx non era massone (non risulta iscritto a nessuna obbedienza). Tuttavia, l’affare Arreckx è spesso citato nel contesto della massoneria perché si inseriva in un ambiente locale (Tolone e Var) dove la Grande Loge Nationale Française (GLNF) aveva una presenza forte e influente tra notabili, imprenditori, professionisti e alcuni politici.

 

In quegli anni gli scandali tolonesi (inclusi l’affaire Arreckx, e altri casi di corruzione o favoritismi) valsero ai membri della GLNF di var il soprannome ironico di «Frères de la Côte» (Fratelli della Costa), con chiaro riferimento ai pirati filibustieri che impersevano nel XVII secolo.

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Riguardo alla storia di massoneria e omicidi, il caso più citato dalla letteratura antimassonica è quello del libro Les assassinats maçonniques (1890). Léo Taxil (famoso per la storia poi pubblicamente smontata del «Palladismo» e del culto di Lucifero nella massoneria) e Paul Verdun pubblicarono un  un pamphlet che raccoglieva racconti storici (spesso distorti o inventati) per accusare i massoni di aver commesso omicidi politici o per vendetta contro nemici della loggia. Taxil denunciava complotti, assassinii ordinati da «ultionnisti» (assassini massonici) e legami con il satanismo. Nel 1897 Taxil confessò pubblicamente che gran parte delle sue rivelazioni (inclusi i presunti omicidi rituali) erano una mistificazione per ridicolizzare l’anticlericalismo e l’antimassoneria.

 

Le storie della massoneria assassina si perdono nei secoli: Alcuni sostengono che Wolfgango Amedeo Mozart (1756-1791) fu avvelenato perché rivelò segreti massonici nella sua opera Flauto Magico. Altri pensano che la data della morte di Ludovico II di Baviera (1845-1886), il 13 giugno,  viene interpretata come simbolica (13 + 33). Come riportato da Renovatio 21, non mancano le teorie riguardo l’origine massonica (o persino reale…) dei brutali massacri di Jack lo squartatore, in parte mostrata dal fumetto poi divenuto pellicola hollywoodiana From Hell (2001).

 

Come noto, l’Italia è Paese particolarmente fervido di storie di massonerie «deviate» e assassine. Illazioni su rituali paramassonici spuntarono nel caso del Mostro di Firenze, con la morte di magistrati e giornalisti. Le più roboanti speculazioni vennero fatte per la morte del banchiere Roberto Calvi (1920-1982), trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge («ponte dei frati neri», che più che i domenicani alluderebbero quindi ai framassoni) a Londra: l’impiccagione nel posto particolare rappresenterebbe un messaggio massonico, tanto più leggibile considerando i legami del Calvi con la Loggia P2 emersi durante lo scandalo del crack del Banco Ambrosiano.

 

Nel suo programma YouTube andato in onda iersera la podcasterra Candace Owens ha sostenuto che il caso della loggia Athanor comproverebbe l’esistenza di una rete massonico-militare in Francia, della quale dice di essere obiettivo – mesi fa aveva dichiarato che il potere francese avrebbe pagato due sicari per ucciderla – arrivando a parlare di presenza di soldati francesi sulla scena dell’assassinio di Charlie Kirk.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Owens è stata querelata dalla premiérè dame Brigitta Macron per aver detto che costei è in realtà un maschio, una storia incredibile raccontata in una serie di podcasti andati in onda negli scorsi mesi. Lo stesso Trump, prima tramite Charlie Kirk poi telefonando lui stesso, aveva chiesto alla Owens di smetterla per il bene delle trattative di pace tra Russia e Ucraina, dove Macron – che aveva chiesto direttamente al presidente americano di far tacere l’attivista – avrebbe dovuto giuocare un ruolo.

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«Ex» vescovo difende la partecipazione di Papa Leone alla Pachamama: «atto interreligioso»

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L’ex vescovo tedesco Reinaldo Nann è intervenuto in difesa di papa Leone XIV in merito alla sua partecipazione a una cerimonia legata alla Pachamama nel 1995, sostenendo che la sua presenza fosse solo un gesto culturale «interreligioso» per onorare «l’anima della Terra». Lo riporta LifeSite.   Il 22 marzo, il sito di notizie in lingua spagnola Religión Digital ha pubblicato una difesa di papa Leone XIV a cura di Nann, in cui il pontefice veniva difeso dalle accuse di aver partecipato a un atto di idolatria durante un congresso ecologico e teologico tenutosi in Brasile nel 1995. In quell’occasione, l’allora missionario padre Robert Prevost fu fotografato inginocchiato durante una cerimonia dedicata a Pachamama, una dea pagana legata alle tradizioni religiose andine.   «Assistiamo a un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina fa un tributo alla Terra, un’offerta e un dialogo con essa. Il gesto della preghiera non è automaticamente adorazione, e nemmeno il gesto dell’inginocchiarsi», ha scritto il Nann.

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Nann è stato ordinato sacerdote nel 1987 nell’arcidiocesi di Friburgo, in Germania. Ha lavorato come missionario in Perù a partire dal 1991, quindi nello stesso contesto culturale e durante un periodo storico simile a quello degli eventi in questione.   Nel 2017, papa Francesco lo nominò Vescovo di Caravelí. Tuttavia, si dimise dall’incarico episcopale nel 2024 e l’anno successivo si sposò. Secondo quanto riportato da Religión Digital, attualmente vive «in pensione e vive la sua vocazione profetica con un atteggiamento amorevole, critico e costruttivo nei confronti della Chiesa».   «Per dirla senza mezzi termini: il giovane missionario Robert Prevost ha effettivamente partecipato a questo congresso del 1995 su ecologia e teologia, e durante una cerimonia dedicata a Madre Terra si è inginocchiato», ha ammesso il Nann. «Ma nella foto non vedo nessuna statua di Pachamama, solo uomini inginocchiati, e uno di loro che alza la mano destra».   Per questo motivo, aggiunge, «la mia interpretazione della foto, da missionario che ha studiato la cultura andina, è molto diversa». «Quello che vediamo è un atto interreligioso, in cui un rappresentante della cultura andina compie un tributo alla Terra – un’offerta e un dialogo con la Terra. Altre persone, tra cui sacerdoti agostiniani, partecipano a questa cerimonia, che fa parte della tradizione andina. La cultura andina conserva alcune credenze pagane, come l’idea che la Terra abbia un’anima simile a quella di una persona (proprio come l’acqua, una collina o un albero)».   L’articolo risponde esplicitamente alle interpretazioni avanzate da testate come LifeSiteNews, Novus Ordo Watch e InfoVaticana, che hanno descritto l’atto come idolatrico e suggerito conseguenze teologiche per la legittimità di papa Leone XIV. Nann respinge tale conclusione, affermando che queste letture «fraintendono» sia la natura dell’atto sia l’intenzione che lo ha animato.   Giustificando le azioni di Prevost, Nann prosegue: «In epoca precristiana Pachamama era una dea, ma oggi è vista più come una creatura di Dio con una certa personalità. Questo non è in linea con la filosofia cristiana occidentale; tuttavia, si adatta alla spiritualità francescana». Il riferimento di Nann è al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi . «Non si tratta di sincretismo, ma di inculturazione».   «Nel caso di Pachamama, esistono forme di cerimonia che non contraddicono la fede cristiana», continua. «Possiamo inginocchiarci davanti a lei proprio come ci inginocchiamo davanti ai santi. Ciò che conta è l’intenzione. Un gesto di preghiera non è automaticamente un atto di adorazione, né lo è l’atto di inginocchiarsi. Questo è esattamente ciò che le sette evangeliche in America Latina ci rinfacciano continuamente: sostengono che i cattolici adorano i santi perché si inginocchiano davanti a loro. Ora alcuni cattolici stessi usano questo argomento contro papa Leone – è la cosa più assurda che abbia sentito da anni».   Attribuire un’anima alla Terra implica una visione del mondo animistica incompatibile con la dottrina cattolica, la quale sostiene che solo gli esseri viventi possiedono un’anima e che solo l’anima umana è immortale.   Questa prospettiva conduce inevitabilmente al panteismo, offuscando la distinzione tra Creatore e creatura. Non sorprende quindi che idee simili siano state riprese da diversi teologi neomodernisti, come il gesuita Pierre Teilhard de Chardin.   Altrettanto fuorviante è il tentativo di presentare la cerimonia come una forma di «venerazione» della Terra, paragonabile alla venerazione dei santi. La Terra non è un soggetto spirituale con cui si possa dialogare: solo l’essere umano è stato creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26-27). I santi sono persone reali, dotate di intelletto e volontà, partecipi della gloria divina e capaci di intercessione. Essi appartengono alla comunione dei santi come membri viventi della Chiesa.   Inoltre, nel cantico di San Francesco, le creature sono chiamate «fratello» e «sorella» in senso poetico e analogico, come segni che rimandano al Creatore. Non vi è alcun dialogo religioso con esse, né alcun gesto di adorazione rivolto alla natura. L’intento era, infatti, quello di contrastare l’eresia albigese, che negava la bontà della materia.   Infine, riguardo alla questione dell’«intenzione» e al riferimento alle polemiche evangeliche, va detto che nel culto cristiano l’oggetto della venerazione è definito teologicamente. Nel caso di Pachamama, invece, l’oggetto dell’inginocchiarsi rimane ambiguo e legato a un sistema religioso estraneo e incompatibile con il Vangelo.

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«Questo culto si è adattato al cristianesimo e ora viene orribilmente adattato al capitalismo occidentale. I minatori informali – e ce ne sono milioni in America Latina – provengono generalmente dalla cultura andina», continua Nann. «Sanno che il loro lavoro è estremamente pericoloso. Quelli molto cattolici assumono un sacerdote per impartire una benedizione prima di entrare in miniera per la prima volta. Altri, meno cattolici, ingaggiano uno sciamano per celebrare una cerimonia di offerta alla Terra. Non ci sono sacrifici umani: vengono offerti solo prodotti della Terra. Tuttavia, ho sentito dire che in un numero molto limitato di casi potrebbero essere stati offerti animali o persino persone in questo contesto. Non è una cosa normale», minimizza l’ex vescovo.   Come riportato da Renovatio 21, i casi di uccisioni rituali non sono affatto rari. Il rito della wilancha non fa eccezione. L’unica ragione per cui tali pratiche non sono più diffuse è il contesto giuridico e culturale prevalente, che condanna il sacrificio umano come abominevole. Nella mitologia precolombiana, il sacrificio umano era, come è noto, la norma. Solo il cristianesimo ha posto fine a questa barbarie.   La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.
La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.   Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti. SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da LifeSiteNews
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I rituali della Pachamama collegati a sacrifici umani

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Un articolo pubblicato recentemente dall’informatissimo sito ispanofono InfoVaticana sostiene che casi documentati in Bolivia collegano i rituali di Pachamama ai sacrifici umani.

 

Il 16 marzo 2026, InfoVaticana ha diffuso un articolo in cui si afferma che inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari in Bolivia hanno identificato casi in cui persone sono state uccise e offerte in rituali legati al culto di Pachamama, in particolare in contesti minerari. Tali affermazioni si basano su precedenti articoli apparsi sui media boliviani e internazionali, che citano specifici casi penali, testimonianze e indagini in corso a sostegno delle proprie tesi.

 

«Quando nel rito viene incorporato sangue innocente, il fenomeno cessa di essere semplicemente pagano e rivela una dimensione inequivocabilmente demoniaca», si legge nell’articolo di InfoVaticana, che evidenzia un caso criminale riportato dal quotidiano boliviano El Deber il 15 marzo 2024.

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Secondo la fonte, un tribunale di El Alto ha condannato due uomini, di 56 e 68 anni, rispettivamente a 20 e 30 anni di reclusione, per reati connessi alla scomparsa di una donna di 25 anni, Shirley HRA, avvenuta nel 2021. L’accusa li ha imputati di tratta di esseri umani aggravata e associazione a delinquere. La vittima, madre di due figli, è stata vista l’ultima volta il 20 ottobre 2021, quando è stata convocata in un luogo di El Alto da un conoscente.

 

Le conclusioni del tribunale indicano che la donna fu drogata, trasportata priva di sensi e condotta in una miniera locale. Lì, secondo le indagini, fu sepolta come offerta a Pachamama. Il corpo non è stato ritrovato, ma il tribunale ha accettato la ricostruzione dei fatti presentata dall’accusa, basata su testimonianze oculari e prove investigative. Non è chiaro se la sepoltura sia avvenuta mentre la donna era ancora in vita, ma è considerata plausibile, data la natura sacrificale del crimine.

 

«I sacrifici si basano sulla credenza che Pachamama richieda il sangue per essere placata, in quanto rappresentano un modo per ringraziarla dei beni materiali ricevuti», si legge su El Deber. «Come parte del rituale, i minatori allestiscono tavoli con incenso, erbe e radici, che poi cospargono di alcol e birra. Quindi tagliano la gola ed estraggono il cuore di diversi lama, in una cerimonia nota come wilancha».

 

Ulteriori dettagli riportati da El Deber descrivono il coinvolgimento di più individui. La vittima sarebbe stata attirata in una trappola da una donna identificata come praticante di riti magici, insieme al marito. Questi individui avrebbero coordinato le loro azioni con altre persone, tra cui intermediari che facilitavano i contatti con i minatori. Secondo l’accusa, i partecipanti avrebbero ricevuto il pagamento e ripreso le loro normali attività, convinti che il crimine non sarebbe stato scoperto.

 

Il reportage di InfoVaticana fa riferimento anche a un’inchiesta giornalistica separata pubblicata da La Prensa, che includeva la testimonianza di uno specialista di riti, o yatiri. In tale testimonianza, il praticante affermava che le offerte umane vengono tuttora effettuate, in particolare in relazione a progetti di costruzione e attività minerarie.

 

La Pachamama è considerata la «Madre Terra» della cosmologia andina, una divinità venerata dagli Inca e da diverse popolazioni indigene come dea della fertilità e dell’abbondanza. Rimane centrale nei rituali tradizionali in Perù, Bolivia e altre regioni andine.

 

Spesso sincretizzata con elementi cristiani, rappresenta uno dei pochi culti pagani sopravvissuti che ancora prevedono non solo offerte vegetali, soprattutto foglie di coca, ma anche sacrifici animali e, secondo alcune testimonianze, in casi estremi e criminali, persino sacrifici umani. Tra i riti più noti c’è la wilancha, in cui gli animali, soprattutto lama e alpaca adulti, vengono uccisi versando il loro sangue sulla terra come offerta. Un altro rituale prevede la sepoltura di feti di lama, spesso essiccati o bruciati. Questi esemplari si trovano comunemente nei mercati locali.

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Il 4 ottobre 2019, nei Giardini Vaticani, alla vigilia del Sinodo sull’Amazzonia, papa Francesco ha partecipato a una cerimonia pagana con statue di Pachamama raffiguranti donne nude e incinte e danze rituali. Il Papa ha «benedetto» una statua. Le statue sono state esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano, e portate in processione fino alla Basilica di San Pietro, suscitando un grave scandalo tra i cattolici.

 

Il 21 ottobre 2019, alcuni laici cattolici hanno prelevato tre statue dalla chiesa e le hanno gettate nel Tevere. Il 25 ottobre successivo, Francesco si è scusato pubblicamente per l’accaduto: «Come vescovo della diocesi di Roma, chiedo perdono a coloro che sono stati offesi da questo gesto».

 

Ora la Pachamama torna al centro del discorso con l’emersione di foto del 1995 che ritraggono il futuro papa Leome XIV inginocchiato durante un rito alla Pachamama in Brasile.

 

Il tema del ritorno del sacrificio umano persino nella liturgia cattolica è stato discusso da Renovatio 21 nei casi del rito maya e del rito amazzonico fiancheggiati durante il papato bergogliano.

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Emergono ulteriori foto del futuro papa Leone al rito idolatrico della Pachamama

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Nuove immagini del rito idolatrico della Pachamama a cui ha assistito nel 1995 il futuro pontefice Leone XIV emergono dagli archivi.   Dopo lo scoop di padre Murr per il sito nordamericano LifeSiteNews, anche il sito tradizionalista Novus Ordus Watch, che stava raccogliendo informazioni sul caso dall’anno passato, ha pubblicato nuovo materiale fotografico.   Le nuove immagini sembrano essere state raccolte in un video degli agostiniani dell’America Latina pubblicato su YouTube diversi anni fa.  

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«Per chi non lo sapesse: significa che l’attuale “Papa” si è macchiato di un atto di palese idolatria – un peccato mortale contro il Primo Comandamento – durante una conferenza sull'”ecoteologia” a San Paolo, in Brasile, nel gennaio del 1995» scrive Novus Ordus Watch. «All’epoca, Prevost lavorava come missionario in Perù per gli Agostiniani, dove era in missione dagli anni Ottanta».   Il simposio del 1995 sull’«ecoteologia» fu il quarto di una serie di conferenze sulla “rilettura” di Sant’Agostino «da una prospettiva latinoamericana». I tre simposi precedenti si erano svolti, rispettivamente, a Lima, in Perù, nel 1985 (su Sant’Agostino e la liberazione), a Cochabamba, in Bolivia, nel 1989 (su pratica e contemplazione) e a Moroleón, in Messico, nel 1992 (sull’inculturazione).   Il libro di Ecoteologia che contiene le foto di Prevost in adorazione di Pachamama è una traduzione spagnola dall’originale portoghese. L’edizione portoghese è stata pubblicata da Paulus a San Paolo nel 1996. Tuttavia, non contiene foto; solo l’edizione spagnola le include (e contiene anche più testo).   È da ricordare in questo contest la nomina recentissima, avvenuta il 19 gennaio 2026, di Sofía Nicolasa Chipana Quispe a consulente del Dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso è. Secondo il sito InfoVaticana la Chipana Quispe è «associata a correnti indigene, femministe e decoloniali, e sostiene di promuovere la “preghiera con Pachamama”; cita inoltre una dichiarazione del 2025: “Noi non siamo Pachamama… noi apparteniamo a Pachamama”».   «La domanda è: queste condanne si applicano ora anche a Papa Leone XIV? Ciò che Francesco ha scandalosamente permesso in sua presenza, Leone lo ha effettivamente fatto» si chiede John-Henry Westen di LifeSite.   Durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, nei Giardini Vaticani si è svolta una cerimonia in onore di Pachamama alla presenza di papa Francesco, cardinali e vescovi. Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee della dea della terra Pachamama. Il rituale è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è avvicinata a papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, davanti alla quale Francesco si è benedetto, ha benedetto la statua e l’ha presa in dono dalla donna.   Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.   Diversi ecclesiastici e intellettuali cattolici di spicco hanno condannato immediatamente il palese atto di idolatria. In una lettera aperta, il vescovo Athanasius Schneider ha definito la Pachamama il nuovo «vitello d’oro»: «in virtù della mia ordinazione a vescovo cattolico (…) condanno la venerazione del simbolo pagano di Pachamama nei Giardini Vaticani, nella basilica di San Pietro (…) La reazione onesta e cristiana alla danza intorno alla Pachamama, il nuovo vitello d’oro, in Vaticano dovrebbe consistere in una protesta dignitosa».   In un’intervista all’emittente televisiva indipendente francese TVLibertés, il cardinale Raymond Burke ha definito la Pachamama una «forza demoniaca» e ha chiesto riparazione per l’idolatria: «è accaduto qualcosa di molto grave… Un idolo è stato introdotto nella Basilica di San Pietro – la figura di una forza demoniaca (…) Perciò è necessaria una riparazione (…) affinché le forze diaboliche che sono entrate con questo idolo vengano sconfitte».   Renovatio 21 ha riportato negli anni le parole dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che tante volte ha tuonato contro l’idolo indio portato fin nel cuore della gerarchia cattolica per realizzare piani globalisti di morte e distruzione.    

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