Animali
Zoo danese vuole dare in pasto ai suoi grandi predatori gli animali domestici indesiderati dei visitatori
Uno zoo nel nord della Danimarca ha suscitato l’indignazione pubblica incoraggiando le persone a donare i loro animali domestici indesiderati, tra cui porcellini d’India, conigli, polli e persino piccoli cavalli, per darli in pasto ai suoi animali carnivori.
Lo zoo di Aalborg ha lanciato l’appello in un post su Facebook la scorsa settimana, affermando che il suo obiettivo è «imitare la catena alimentare naturale» e fornire un’alimentazione adeguata ai suoi predatori.
«Polli, conigli e porcellini d’India costituiscono una parte importante della dieta dei nostri predatori», si legge nel post del giardino zoologico. «In questo modo, nulla va sprecato e garantiamo il comportamento naturale, l’alimentazione e il benessere dei nostri predatori».
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Il sito web dello zoo fornisce anche linee guida dettagliate per le donazioni di cavalli, che richiedono che gli animali siano alti meno di 147 cm, in buona salute e accompagnati dalla documentazione adeguata. I cavalli donati vengono soppressi e macellati dal personale dello zoo, e i proprietari hanno diritto a una piccola detrazione fiscale in base al peso dell’animale.
L’annuncio ha scatenato un acceso dibattito online. Mentre alcuni commentatori hanno sostenuto l’idea come pratica e umana, altri hanno condannato lo zoo per aver promosso una «terribile tendenza all’indifferenza» nei confronti degli animali. Un utente ha definito l’iniziativa «una mentalità profondamente perversa e degradante». Un altro ha chiesto sarcasticamente se potevano donare «bambini sani ma fastidiosi del quartiere».
Non è la prima volta che lo zoo di Aalborg si trova ad affrontare reazioni negative. Nel 2024, lo zoo ha soppresso i suoi ultimi due elefanti africani, uno per età avanzata e l’altro per mancanza di compagni adatti. Ciò ha posto fine alla detenzione di elefanti nella struttura. Un anno prima, un altro elefante era stato soppresso in circostanze simili.
In passato, gli zoo danesi hanno attirato critiche a livello internazionale per le controverse pratiche di abbattimento. Nel 2014, lo zoo di Copenaghen ha ucciso una giraffa sana di nome Marius perché i suoi geni erano considerati troppo comuni per scopi riproduttivi. In una situazione che mostra chiaramente la connessione tra eutanasia, eugenetica e predazione degli organi, lo zoo ha sezionato pubblicamente la carcassa e l’ha data in pasto ai leoni, scatenando una condanna globale.
Nella vicina Svezia, lo zoo di Furuvik è stato oggetto di un’indagine nel dicembre 2022, dopo che il personale ha sparato e ucciso tre scimpanzé fuggiti dal loro recinto. Lo zoo ha affermato che la decisione era necessaria a causa del rischio rappresentato dagli animali, nonostante il parco fosse chiuso al pubblico in quel momento.
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Renovatio 21 da anni registra il momento drammatico vissuto dai giardini zoologici in tutto il mondo – vero riflesso di quello che poi vediamo caricato sulla società umana – tra test COVID a gorilli e tigri, massacri ferali, bestie dipendenti dagli smartfoni, gogne socialmediatiche, eugenetica eutanatica spinta e perfino accuse per cui gli animali sarebbero solo degli uomini in costume.
La soluzione potrebbe essere quella di chiudere gli zoo uccidendo tutti gli animali: il lettore può non crederci, ma è esattamente quello che gli animalisti programmano per i circhi, dove chiedono la fine degli spettacoli venatori senza curarsi di cosa fare degli animali restanti, ipotizzando tranquillamente la loro soppressione. Tale situazione fu raccontata a Renovatio 21 da una domatrice circense che aveva parlato con un deputato, che le avrebbe confermato che sì, gli animali sottratti ai circhi non si sapeva dove metterli, per cui potevano essere uccisi.
Morire per non soffrire (o almeno, soffrire secondo la visione ideologica dominante): è un discorso che conosciamo, è il cardine dello slancio eutanatico a livello mondiale.
L’utilitarismo – l’idea per cui la vita è assenza di dolore e piacere, che la società deve massimizzare – è tecnicamente il vero padre dell’animalismo. Naturale che tale ideologia di morte proceda, negli animali e negli umani, nello Stato moderno, il cui sistema operativo, in piena illusione democratica, è oramai in larga parte di matrice utilitarista.
Un mondo dove il debole viene dato in pasto al forte, come da programma dello zoo danese, è esattamente la conseguenza dello Stato utilitarista che vuole aumentare il piacere nella società a discapito di minoranze, o persino maggioranze, che possono essere tranquillamente sacrificate.
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Animali
La polizia arresta un pitone. Non è la prima volta
You never know what the day will bring! Our officers recovered this Ball Python yesterday after receiving a complaint of unwanted slithering. It was in good health and already has a forever home! via City of Westlake Ohio Police Department pic.twitter.com/LLimqwPUcM
— neohio – Northeast Ohio News (@neohionews) May 12, 2026
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Animali
Finalmente un film in cui gli ippopotami sono rappresentati come violenti ed assassini
È in programmazione per il prossimo mese l’uscita di Hungry, una pellicola di genere survival horror in cui l’antagonista principale è un ippopotamo killer.
La trama: un gruppo di vacanzieri in cerca di adrenalina si avventura fuori percorso nelle paludi della Louisiana. Qui, incontrano un ippopotamo furioso e imprevedibile che terrorizza l’area, rendendo la sopravvivenza una lotta contro il tempo. Certo non si tratta di un film con talenti A-List: è diretto da James Nunn (conosciuto per Shark Bait e Tower Block e nel cast figurano Madison Davenport, Tracey Bonner e Joaquim de Almeida, nessuno di essi davvero conosciuto.
Tuttavia, la scelta finalmente di raccontare la cattiveria dei pachidermi è una mossa originale e necessaria. specie quando gli ippopotami generano ogni anno più vittime umane di coccodrilli e squali, che hanno i loro film thriller senza forse meritarselo.
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L’ippopotamo è considerato il grande mammifero terrestre più letale al mondo per l’essere umano. Nonostante la dieta erbivora (alla faccia delle balle di vegani e vegetariani sulla natura pacifica di chi non mangia carne!), la sua estrema territorialità e aggressività si traducono in sorprendenti statistiche di morte e distruzione.
Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche. Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche: gli ippopotami costituiscono un vero flagello per gli esseri umani.
Essi causano molte più vittime umane rispetto ai grandi predatori africani. I leoni, ad esempio, uccidono circa 22-100 persone all’anno, mentre gli squali registrano una media globale di sole 6 vittime annuali. La pressione del morso di un ippopotamo maschio può raggiungere i 1.800 – 2.000 PSI (circa 126-140 kg/cm²). Questa forza, unita a canini affilati lunghi fino a 50 centimetri, permette loro di spezzare in due una barca o tranciare di netto un coccodrillo.
Non è facile sfuggire alla furia assassina dell’animale: nonostante la stazza massiccia che può superare i 2.000 kg, a terra possono caricare raggiungendo velocità di 30-32 km/h, superando un uomo in corsa. In acqua si muovono a circa 8-13 km/h
Bisogna notare come la maggior parte delle aggressioni avviene senza provocazione diretta. Gli ippopotami si lasciano andare alla violenza quando le barche bloccano il loro percorso verso l’acqua profonda (rovesciando le imbarcazioni), o quando le persone si interpongono tra loro e l’acqua mentre pascolano a terra.
Il direttore di Renovatio 21, a causa del ramo africano della propria famiglia, può testimoniare l’estrema pericolosità dell’animale, dalla cui ira pare non esserci rifugio, né in casa (tirano giù i muri!) né in auto (la fracassano). Lo shock principale per la popolazione occidentale è comprendere che la bestiola che credevano inoffensiva e bonaria – a causa dei cartoni Disney e delle antiche pubblicità di pannolini – è in realtà una creatura sadica e devastatrice.
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Nel corso del tempo, Renovatio 21 tiene conto sistematicamente della crudeltà dei pachidermi e delle stragi da essi causate. Tre anni in Malawai un ippopotamo attaccò un’imbarcazione, con il risultato di un bambino morto e 23 dispersi.
La giustizia tuttavia arriva a toccare anche i malvagi giganti anfibi: ricordiamo quando un ippopotamo discendente dello zoo privato dell’indimenticato boss del narcotraffico Pablo Escobar morì in un tremendo autostradale dopo essere stato investito da un SUV.
Pare che la cinematografia minore si stia rendendo conto, forse per esaurimento di storie possibili (troppi film sugli squali…), della pericolosità delle bestie da copertina. Come riportato da Renovatio 21,l’anno passato è stato lanciato un film in cui le orche assassine sono, in effetti, assassine.
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Animali
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