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Cani clonati, World Economic Forum, sesso tantrico, Israele. Chi è il nuovo presidente argentino Javier Milei?

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L’economista libertario Javier Milei ha sconfitto il ministro dell’Economia Sergio Massa per diventare presidente eletto dell’Argentina.

 

Milei ha sconfitto Massa con quasi il 56% contro il 44% dei voti al ballottaggio di domenica, nonostante i sondaggi pre-elettorali lo mostrassero con un sottile vantaggio sul ministro dell’Economia, e Massa ha vinto il 36% dei voti contro i 30/ di Milei al primo turno.

 

Le proposte economiche di Milei sono radicali, ma la vita personale del leader populista – dalla sua passione per il «sesso tantrico» ai suoi cani (definiti «bambini a quattro zampe») clonati negli USA suscita più di qualche timore.

 

Milei è un nuovo arrivato in politica, formando la coalizione La Libertad Avanza (LLA) nel 2021 e vincendo le elezioni alla Camera dei Deputati argentina quello stesso anno.

 

La sua campagna del 2021 ha offerto un’anteprima di ciò che sarebbe seguito nella campagna presidenziale di quest’anno, con Milei che ha denunciato i suoi rivali di sinistra come «parassiti inutili che non hanno mai lavorato», promettendo di «cacciare questi criminali».

 

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Prima di entrare nell’arena politica, Milei era considerato un economista e scrittore di una certa rilevanza, ma era noto soprattutto come ospite abituale di dibattiti televisivi, dove si dimostrava oratore assai combattivo facente spesso uso di invettive sboccate contro i suoi avversari, per esempio riferendosi tristemente al sindaco di Buenos Aires Horacio Rodriguez Larreta come a un «disgustoso pezzo di merda» e al governatore della provincia di Buenos Aires come a un «nano diabolico».

 

La sinistra ha dominato la politica argentina per più di mezzo secolo, con i candidati peronisti – come Massa – che hanno vinto 10 elezioni su 13 a cui hanno potuto partecipare dal 1946. Dalla fine della dittatura militare argentina nel 1983, i peronisti hanno quindi mantenuto il potere per più di cinquant’anni. complessivamente 28 anni.

 

Nell’ultimo decennio, l’inflazione è salita quasi al 150%, il numero di argentini che vivono in povertà è salito al 40% e il peso, la valuta nazionale argentina, è sceso al minimo storico rispetto al dollaro USA. Con Massa indissolubilmente legato a questo declino, gli analisti hanno affermato che molti elettori normalmente di sinistra si sono schierati con Milei, vedendolo come un fornitore di terapia shock in grado di rivitalizzare un’economia indebolita.

 

Milei si descrive come un «anarco-capitalista», sostenitore del libero mercato e vedendo l’intervento del governo nell’economia come una violazione della libertà personale. Durante la sua campagna, Milei brandiva regolarmente una motosega, un esempio drammatico delle sue promesse di tagliare la spesa sociale, chiudere la banca centrale del paese e ridurre di oltre la metà il numero dei ministeri.

 

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Milei ha anche promesso di eliminare i controlli sui capitali, di porre fine alla protezione governativa delle industrie nazionali e, infine, di abbandonare il peso a favore del dollaro USA.

 

Famoso per la sua capigliatura brit-pop e la sua tendenza a cantare durante le manifestazioni politiche, il Milei è stato dipinto dai media più come una «rock star» che come un politico convenzionale. Milei ha fatto poco per dissipare questa immagine, vantandosi del suo passato di «istruttore di sesso tantrico» durante un’apparizione in un talk show nel 2020.

 

«Posso stare senza eiaculare per tre mesi» aveva dichiarato nel 2018.

 

 

 

In un’altra occasione, sempre in una trasmissione TV argentina, ha raccontato delle sue esperienze di «sesso a tre».

 

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Milei non è mai stato sposato e vive con cinque mastini inglesi, che aveva clonato da un cane ormai deceduto di nome Conan, in onore di Conan il Barbaro. Il nuovo presidente ha descritto i cani da 200 libbre come i suoi «figli a quattro zampe» e, secondo il suo biografo non ufficiale, Juan Luis Gonzalez, usa un sensitivo per consultare il defunto cane Conan ed ottenerne consigli politici.

 

 

Incalzato da un giornalista, Milei ha detto che «quello che faccio nella mia vita spirituale e nella mia casa sono affari miei. Se Conan mi consiglia in politica, vuol dire che è il miglior consulente dell’umanità».

 

Nel 2022 Milei in un comizio a Cordoba iniziò a parlare del defunto fido Conan al tempo presente, come se di fatto fosse ancora vivo. L’uomo ad un certo punto scoppiò a piangere.

 

 

Milei non disdegna anche di travestirsi da supereroe, apparendo in numerosi eventi comic con in Argentina vestito da “Generale AnCap”, un personaggio di sua creazione il cui scopo sulla Terra, è quello di «prendere a calci nel culo i keynesiani e i collettivisti».

 

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Lo status di outsider, la piattaforma populista e l’uso dell’insulto libero lo hanno fatto paragonare all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Come Trump, Milei si è divertito a sconvolgere i potenti, riservando la sua retorica più sprezzante a coloro che percepisce come «comunisti».

 

In varie occasioni si è riferito a papa Francesco come a un «gesuita che promuove il comunismo» e usando anche parole scatologiche. In un’intervista con il giornalista americana Tucker Carlson aveva accusato il concittadino Bergoglio come uno che «sta dalla parte delle dittature sanguinarie».

 

Milei ha definito il cambiamento climatico una «menzogna neo-marxista” e ha minacciato di interrompere le relazioni diplomatiche con la Cina “comunista” e Brasile.

 

Inoltre, nel contesto della continua invasione di Gaza da parte di Israele, domenica Milei ha dichiarato al Times of Israel di aver «espresso con enfasi» il sostegno all’esercito israeliano e di voler spostare l’ambasciata argentina nello stato ebraico da Tel Aviv a Gerusalemme.

 

Aveva suscitato attenzione quando, durante un evento elettorale massivo a Rosario, aveva sventolato felice la bandiera Israeliana.

 

 

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Come riportato da Renovatio 21, Milei, che è consigliato da un rabbino, ha dichiarato di volersi convertire all’ebraismo. Alcuni giornali argentini hanno ipotizzato come alcuni rabbini potrebbero averlo messo in contatto con l’oligarcato ebraico-argentino, con figure di affaristi miliardari – tutti devotamente filo-israeliani e filantropicamente attivi nelle cause ebraiche – che di fatto in precedenza sostenevano il governo della Kirchner, contro il quale lo stesso Milei si scaglia con la sua coprolalica veemenza.

 

È stata riportata la passata partecipazione di Milei ad eventi organizzati dal World Economic Forum, come ne caso del Forum economico mondiale sull’America Latina a Panama City 2014, dove i capelli apparivano meno studiati e lo sguardo meno teatrale. In quell’occasione, il futuro presidente partecipò in un panel intitolato «Investire nel capitale umano» assieme a esperti di cibersicurezza sudamericani.

 

Il nome del Milei campeggia ancora sul sito ufficiale del WEF – in genere, come abbiamo visto, attento a cancellare presenze sgradite – sotto la categoria «persone». Anzi, c’è da notare che la definizione sotto il suo nome è stata aggiornata a «presidente eletto». Un giro veloce con sugli archivi internet della Waybackmachine mostra che fino al 20 novembre, cioè a scrutini quasi finiti, il Milei sul sito del WEF era definito come «Capo economista, Corporacion America Internacional», e, dato interessante, anche la foto era diversa: invece di un’immagine scontornata con il capello stile Beatles (trademark della sua ascesa al potere) qui appare in una triste fototessera con taglio e pettinatura abbastanza comuni.

 

Come dire: il grande ente di Klaus Schwab ha preso decisamente nota, e attendiamo di vedere se, come già successo per altri (per esempio, apertamente, per Trudeau e vari membri del gabinetto di governo canadese) lo Schwab rivendicherà di aver «penetrato» (parole sue) anche la Casa Rosada.

 

Secondo il quotidiano Evening Standard, Milei «appartiene sia al World Economic Forum che al B20, il gruppo di politica economica della Camera di commercio internazionale. In una posizione precedente, è stato il principale economista e consulente finanziario dell’imprenditore Eduardo Eurnekian presso una società privata».

 

In un continente dominato da leader di sinistra, l’elezione di Milei è stata accolta con risposte contrastanti. In un messaggio post-elettorale sui social media, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha rifiutato di menzionare Milei per nome, scrivendo che «la democrazia è la voce del popolo e deve essere sempre rispettata». Il presidente colombiano Gustavo Petro ha descritto la vittoria di Milei come «triste per l’America Latina».

 

Donald Trump, invece, ha dichiarato di essere «molto orgoglioso» di Milei, e che il presidente eletto «renderà davvero l’Argentina di nuovo grande».

 

In un post simile sui social media, l’ex presidente di destra del Brasile, Jair Bolsonaro, ha dichiarato che «la speranza splende di nuovo in Sud America».

 

Ad ogni modo, l’elezione di Milei mostra una volta di più, in Argentina come in Italia e altrove, l’assoluta inesistenza oggi di un voto cattolico.

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

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AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

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Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.   La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.   Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».   «Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.  

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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.   Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.   Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.   Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.   Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.   Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.   Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.   Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.   A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.   Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.   Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».   Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.   Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.   Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.   La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.   Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.   A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese   Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco   Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.   Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.   Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

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Politica

Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».

 

Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.

 

Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.

 

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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.

 

In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.

 

Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.

 

Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.

 

«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».

 

Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.

 

A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.

 

Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».

 

In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.

 

Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

 

 

 

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Politica

Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

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Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.   La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.   Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.   Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.   Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.   Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.   Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.   Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.   Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.   Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.   Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.   Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.  

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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
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