Geopolitica
Victoria Nuland vola in Niger, il capo della Wagner Prigozhin «gioisce»
Il vice segretario di Stato americano ad interim Victoria Nuland si è recata nelle ultime ore in Niger dove ha incontrato il nuovo governo militare e ha messo in guardia contro l’arruolamento dell’appaltatore militare privato russo Wagner.
La Nuland avrebbe parlato ai suoi ospiti dei rischi di interferenza straniera, cosa che detta da lei, visto quello che sta facendo lì e vista l’Ucraina di Maidan, è grottesca assai.
Parlando ai giornalisti durante un briefing speciale lunedì, la Nuland ha rivelato di aver incontrato il capo della difesa del governo militare Moussa Barmou e altri tre alti comandanti. Ha descritto i negoziati come «estremamente franchi e talvolta piuttosto difficili».
La famigerata diplomatica neocon ha affrontato le recenti voci secondo cui il nuovo governo militare nigerino aveva cercato l’assistenza del gruppo Wagner, presente nei limitrofi Burkina Faso e Mali, consolidare la propria posizione.
Dinanzi ai militari nigerini la Nuland avrebbe quindi «sollevato la [questione della] Wagner e la sua minaccia nei paesi in cui è presente». Sebbene le sue controparti non abbiano assunto impegni precisi, ha affermato di ritenere che abbiano compreso il suo messaggio.
«Nei miei incontri di oggi ho avuto la sensazione che le persone che hanno intrapreso questa azione qui capiscano molto bene i rischi per la loro sovranità quando Wagner viene invitato», ha aggiunto Nuland, che quindi, oltre che di «interferenze straniere», ha parlato anche di «sovranità».
«Spero che manterranno la porta aperta alla diplomazia. Abbiamo fatto quella proposta», ha detto ai giornalisti. «Le loro idee non sono conformi alla costituzione. E questo sarebbe difficile in termini di relazione se questo è il percorso che intraprendono, ma abbiamo dato loro una serie di opzioni per continuare a parlare e speriamo che ci accettino», ha aggiunto.
Il messaggio, oltre che ai militari golpisti del Niger, è arrivato anche al vertice della Wagner, scatenando controintuitive reazioni di gioia
Il capo di Wagner, Evgeny Prigozhin, afferma di essere orgoglioso dei membri della sua compagnia militare privata, poiché semplicemente menzionare il loro nome può costringere Washington a rivalutare le sue posizioni.
Parlando ai giornalisti al telefono martedì, a Prigozhin è stato chiesto di commentare la visita personale di Nuland in Niger e il suo consiglio al nuovo governo di non stringere alcun accordo con Wagner.
«Sono orgoglioso dei ragazzi della Wagner», ha risposto Prigozhin. «Il solo pensiero di loro rende l’ISIS e Al Qaeda ragazzini obbedienti. E gli Stati Uniti hanno riconosciuto un governo che ieri non avevano riconosciuto solo per evitare di incontrare la Wagner nel Paese».
«Questo porta gioia, signora Nuland», ha esclamato il Prigozhin.
Secondo quanto riferito, uno dei membri del nuovo governo militare in Niger, il generale Salifou Moody, avrebbe cercato l’assistenza della Wagner per salvaguardare il potere appena conquistato. I golpisti hanno affrontato un ultimatum per riportare al potere il deposto presidente Mohamed Bazoum o affrontare un possibile intervento militare da parte degli Stati vicini dell’ECOWAS.
Come riportato da Renovatio 21, in queste ore si è sparsa la voce secondo cui la Nigeria starebbe preparando 25 mila soldati. Da giorni, temendo un’invasione, il Niger ha chiuso lo spazio aereo.
In Niger proseguono manifestazioni massive di sostegno alla giunta golpista, dove abbondano le bandiere russe e gli inni a Putin.
Prigozhin, che secondo la storia dell’ammutinamento fermato da Lukashenko con la proposta di un esilio in Bielorussia, si trova con ogni probabilità ancora in Russia, essendo stato fotografato in tranquillità mentre incontra dignitari africani al recente forum afro-russo di San Pietroburgo.
PMC Wagner Group leader Yevgeny Prigozhin and the director of the "Afrique Media" publication at the Russia-Africa Economic Forum.
Be True to Yourself! ???? pic.twitter.com/jFtE7LZXmm
— James Porrazzo (@JamesPorrazzo) July 29, 2023
Immagine da Twitter
Geopolitica
Putin: l’UE sta seppellendo la propria economia
L’UE sta danneggiando gravemente la propria economia rifiutando le forniture energetiche provenienti dalla Russia. Lo ha dichiarato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.
Le nazioni europee hanno subito un forte aumento dei costi energetici dopo aver imposto pesanti sanzioni alla Russia e alle sue esportazioni di idrocarburi in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. Bruxelles si è impegnata a eliminare completamente le importazioni di gas russo entro il 2027, nonostante l’opposizione di diversi Stati membri.
Intervenendo martedì a Mosca all’ottavo vertice del Forum dei Paesi Esportatori di Gas, Putin ha avvertito che i tentativi di escludere la Russia dal mercato globale del gas stanno colpendo industrie e famiglie europee.
«L’Europa sta infliggendo un duro colpo alla propria industria e al proprio settore sociale abbandonando le forniture energetiche russe e stracciando i contratti a lungo termine», ha affermato.
«In Russia c’è un detto: “Non scavare una fossa per qualcun altro, altrimenti potresti finirci dentro tu stesso”. A mio avviso, è proprio quello che è successo oggi nei paesi dell’Unione Europea».
Putin ha inoltre accusato le nazioni europee di ipocrisia nel loro approccio ai combustibili fossili, sostenendo che hanno costruito la propria prosperità su risorse che ora scoraggiano i Paesi in via di sviluppo dall’utilizzare.
«L’economia dell’Europa moderna si è costruita proprio sul carbone e sugli idrocarburi», ha affermato.
Eppure, quegli stessi Paesi hanno riaperto le centrali elettriche a carbone «quando hanno riscontrato maggiori difficoltà nell’affrontare le proprie sfide energetiche», ha aggiunto Putin.
Lo scorso lunedì i prezzi del gas in Europa hanno raggiunto il livello più alto da dicembre 2022, superando brevemente i 97 euro per megawattora, a causa delle interruzioni delle forniture legate alla guerra con l’Iran e delle previsioni di temperature più rigide che hanno agitato i mercati.
La Germania, la maggiore economia industrializzata d’Europa, è stata particolarmente colpita dalla perdita del gas russo. Il Paese ha registrato due anni consecutivi di contrazione economica nel 2023 e nel 2024, mentre le sue industrie ad alta intensità energetica, in particolare quelle chimiche e metallurgiche, hanno dovuto affrontare costi di produzione più elevati.
Secondo quanto avvertito a luglio da Tanja Goenner, presidente della Federazione delle industrie tedesche, l’industria tedesca sta perdendo circa 15.000 posti di lavoro al mese, a causa di debolezze strutturali, dazi statunitensi e della crescente concorrenza cinese.
Le pressioni economiche hanno alimentato la rabbia popolare in tutta Europa. L’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari e le politiche governative hanno scatenato proteste in Francia, Belgio, Italia e altri Paesi questo mese, con i manifestanti che chiedevano aiuti per le famiglie in difficoltà.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Gli USA avvertono gli alleati del Golfo di prepararsi a una guerra «intensa» con l’Iran
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Geopolitica
Gli USA vogliono Orban prossimo capo dell’ONU
L’amministrazione Trump sta promuovendo attivamente la candidatura dell’ex premier ungherese Viktor Orban alla carica di prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il Wall Street Journal.
Un articolo pubblicato domenica dal quotidiano riferisce che alcuni esponenti del team di Trump hanno già preso contatto con Orbán, il quale si è detto disponibile all’idea, ma accetterebbe di candidarsi soltanto se fosse certa la possibilità di ottenere l’incarico. Gli Stati Uniti ritengono che anche Russia e Cina sosterrebbero l’ex leader ungherese, considerandolo un candidato condiviso dai tre Paesi, come ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato alla testata.
Il mandato dell’attuale segretario generale, Antonio Guterres, scade il 31 dicembre. L’Associated Press ha riportato la scorsa settimana che nessuno dei sette candidati alla successione – tra cui Rebecca Greenspan del Costa Rica, Carolyn Rodríguez Birkett della Guyana e il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) Rafael Grossi dell’Argentina – gode al momento del sostegno necessario di tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.
Fonti del Wall Street Journal indicano che l’amministrazione Trump vede in Orbán «il candidato conservatore ideale per il movimento MAGA», perché possiede l’ideologia giusta e sa come esercitare l’autorità. Orban, uscito di scena in Ungheria a maggio dopo 16 anni di governo, era solito definire il proprio sistema una «democrazia illiberale». Il politico di 63 anni è stato un critico aspro delle politiche dell’UE, scontrandosi ripetutamente con Bruxelles su immigrazione di massa, repressione delle ONG di sinistra, opposizione all’agenda LGBTQ+ e altri temi.
L’Orban è stato uno dei pochi leader europei a mantenere i contatti con Mosca dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, insistendo perché l’Ungheria continuasse ad acquistare energia dalla Russia e denunciando le sanzioni occidentali come controproducenti, sostenendo costantemente una maggiore cooperazione economica tra l’UE e la Cina.
Orban ha sempre definito Trump un «vero amico» e ha visitato gli Stati Uniti per appoggiare la campagna presidenziale del repubblicano nel 2024. Il presidente americano lo ha sostenuto prima delle elezioni ungheresi di quest’anno e ha inviato il vicepresidente JD Vance a Budapest per fare campagna a suo favore, senza però che ciò bastasse a garantirgli la vittoria.
Come riportato da Renovatio 21, Orban ha dichiarato l’anno scorso che Trump ben comprende il «declino della civiltà» europea. In un’altra occasione aveva esclamato per il vigore diplomatico trumpiano contro Bruxelles dicendo che «Trump ha mangiato la Von der Leyen a colazione».
Un funzionario del Dipartimento di Stato ha stimato che Orban otterrebbe «facilmente» otto voti nel Consiglio di sicurezza, composto da 15 membri, con altri due voti a portata di mano. Regno Unito e Francia, membri permanenti che potrebbero ostacolare un sostegno maggioritario, di solito usano il veto con cautela, come sottolinea il Wall Street Journal.
Durante il suo secondo mandato Trump ha espresso una crescente insoddisfazione verso le Nazioni Unite, affermando che l’organizzazione è ben lontana dal realizzare il proprio «enorme potenziale».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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