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Un altro vaccino C-19 fatto con cellule di feto abortito ferma gli esperimenti per «malattia non spiegata»

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Gli studi clinici per uno dei principali potenziali vaccini contro il coronavirus, che utilizza linee cellulari di un bambino abortito, sono stati temporaneamente sospesi a causa di una grave complicanza medica in uno dei suoi partecipanti.

 

Johnson & Johnson (J&J) ha rilasciato una dichiarazione a nome della loro divisione farmaceutica Janssen lunedì, annunciando di «aver temporaneamente sospeso ulteriori dosaggi in tutti i nostri studi clinici candidati al vaccino COVID-19» a causa dello sviluppo di una «malattia inspiegabile» in un individuo.

Johnson & Johnson (J&J) ha dichiarato di «aver temporaneamente sospeso ulteriori dosaggi in tutti i nostri studi clinici candidati al vaccino COVID-19» a causa dello sviluppo di una «malattia inspiegabile» in un individuo.

 

Questa pausa ha effetto su tutte le sperimentazioni del vaccino J&J, inclusa la sperimentazione clinica di fase 3 su larga scala di Janssen, iniziata il 22 settembre e prevede l’arruolamento di 60.000 volontari e 215 siti di ricerca.

 

A causa dei tempi stretti richiesti dall’operazione Warp Speed ​​dell’amministrazione Trump, la Food and Drug Administration ha consentito a questi potenziali vaccini di essere testati direttamente sugli esseri umani senza aver prima completato i test sugli animali necessari per garantire sicurezza ed efficacia.

 

Questo particolare vaccino di J&J utilizza per il suo sviluppo la linea cellulare fetale umana PER.C6. La linea cellulare fetale PER.C6 è stata derivata dal tessuto retinico prelevato da un bambino di 18 settimane che è stato abortito nei Paesi Bassi nel 1985 e successivamente convertito in una linea cellulare fetale nel 1995, scrive Lifesitenews.

La linea cellulare fetale PER.C6 è stata derivata dal tessuto retinico prelevato da un bambino di 18 settimane che è stato abortito nei Paesi Bassi nel 1985 e successivamente convertito in una linea cellulare fetale nel 1995

 

Il dottor Alex van der Eb, che ha sviluppato la linea cellulare PER. C6, ha detto alle audizioni della FDA nel 2001 che la linea cellulare è stata sviluppata dal tessuto retinico di un bambino prematuro di 18 settimane.

 

«Ho isolato la retina da un feto, da un feto sano per quanto si poteva vedere, di 18 settimane. Non c’era niente di speciale con una storia familiare o la gravidanza era del tutto normale fino alle 18 settimane, e si è rivelato essere un aborto socialmente indicato – abortus provocatus, ed era semplicemente perché la donna voleva sbarazzarsi del feto… Quello che era scritto era che il  padre era sconosciuto, e questo era, infatti, il motivo per cui è stato richiesto l’aborto».

 

Questa è la seconda volta che le sperimentazioni per un vaccino contro il coronavirus che utilizza una linea cellulare sviluppata dal tessuto di un bambino abortito sono state interrotte a causa di una grave preoccupazione medica.

 

Il mese scorso AstraZeneca, che utilizza la linea cellulare HEK 293, ha annunciato una «pausa volontaria della vaccinazione in tutti gli studi» a causa di ciò che fonti del New York Timeshanno indicato come «una diagnosi di mielite trasversa, una sindrome infiammatoria che colpisce il midollo spinale ed è spesso innescato da infezioni virali».

Questa è la seconda volta che le sperimentazioni per un vaccino contro il coronavirus che utilizza una linea cellulare sviluppata dal tessuto di un bambino abortito sono state interrotte a causa di una grave preoccupazione medica.

 

Sebbene gli studi nel Regno Unito siano ora ripresi, secondo il Wall Street Journal, rimangono «in attesa» negli Stati Uniti.

 

Tra marzo e agosto di quest’anno, il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani dell’amministrazione Trump ha annunciato la concessione di quasi $ 1,5 miliardi a Johnson & Johnson per lo sviluppo, il test, la produzione e la consegna di 100 milioni di dosi di questo vaccino con l’opzione di acquisto di ancora più dosi.

 

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Moderna e il governo USA in lotta per il brevetto del vaccino mRNA

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Moderna e il NIH (National Institutes of Health: l’ente sanitario del governo americano) stanno combattendosi un’aspra disputa su chi abbia il merito di aver inventato il componente centrale del vaccino mRNA dell’azienda. Lo riporta il New York Times.

 

Il conflitto  ha ampie implicazioni per la distribuzione a lungo termine del vaccino e per i miliardi di dollari in profitti futuri nella vendita del farmaco genico.

 

Parimenti, la vicenda mostra la presenza dello Stato nel business farmaceutico. Un tabù, in America, apertamente infranto con l’operazione Warp Speed per la creazione ultrarapida di un vaccino antivirus, quando l’amministrazione Trump distribuì a pioggia miliardi su tutte le farmaceutiche che intendevano creare un vaccino anti-COVID.

 

La vicenda mostra la presenza dello Stato nel business farmaceutico

Nel caso dello Spikevax (questo è il nome del farmaco prodotto da Moderna), si tratta di un partnership Stato-impresa risalente a prima della pandemica: il vaccino genetico è nato da una collaborazione di quattro anni tra Moderna e il NIH.

 

La partnership pubblico-privata era stata ampiamente acclamata quando si disse che il vaccino era efficace. Un anno fa di fatto l’amministrazione Trump l’aveva chiamato «vaccino NIH-Moderna COVID-19».

 

Il NIH afferma che tre scienziati del suo Centro di ricerca sui vaccini (l dott. John R. Mascola, direttore del centro; il dottor Barney S. Graham, recentemente in pensione; e il Dr. Kizzmekia S. Corbett, che ora è ad Harvard) hanno lavorato con gli scienziati di Moderna per progettare la sequenza genetica che dovrebbe essere nominata nella «domanda di brevetto principale».

 

La domanda di brevetto di Moderna, che non è ancora stata rilasciata, nomina come unici inventori solo alcuni dei propri dipendenti. In un deposito di luglio presso l’ Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti , la società ha affermato di aver «raggiunto la determinazione in buona fede che questi individui non hanno co-inventato» l’unico prodotto di Moderna.

 

La richiesta di patent («brevetto») riguarda la sequenza genetica che istruisce le cellule del corpo a creare una versione innocua delle proteine ​​​​spike che fissano la superficie del coronavirus, che innesca una risposta immunitaria.

 

Il NIH era in trattative con Moderna da più di un anno per cercare di risolvere la controversia; la dichiarazione di luglio della società ha colto di sorpresa l’agenzia, scrive il NYT citando una fonte. «Non è chiaro quando agirà l’ufficio brevetti, ma il suo ruolo è semplicemente quello di determinare se un brevetto è giustificato. Se le due parti non vengono a patti entro il momento in cui viene rilasciato un brevetto, il governo dovrà decidere se andare in tribunale, una battaglia che potrebbe essere costosa e disordinata».

 

Se i tre scienziati dell’agenzia venissero nominati sul brevetto insieme ai dipendenti di Moderna, il governo federale potrebbe avere più voce in capitolo su quali aziende producono il vaccino, il che a sua volta potrebbe influenzare quali Paesi hanno accesso al prodotto

Si tratta di una sfida che può avere esiti molto rilevanti.

 

Se i tre scienziati dell’agenzia venissero nominati sul brevetto insieme ai dipendenti di Moderna, il governo federale potrebbe avere più voce in capitolo su quali aziende producono il vaccino, il che a sua volta potrebbe influenzare quali Paesi hanno accesso al prodotto.

 

Ciò garantirebbe anche un diritto quasi illimitato di concedere in licenza la tecnologia, che potrebbe portare milioni di dollari al ministero del Tesoro USA.

 

Ulteriormente, lo Spikevax di Moderna utilizzerebbe una particolare ingegneria proteica per stabilizzare le proteine ​​spike sul coronavirus prima che si fondano con altre cellule;  tale tecnologia è brevettata dal NIH. Anche Pfizer-BionTech la utilizza, ma paga per la licenza.

Moderna ha ricevuto quasi 10 miliardi di dollari di finanziamenti dai contribuenti per sviluppare il vaccino, testarlo e fornire dosi al governo federale

 

Quando è scoppiata la pandemia del coronavirus, il Vaccine Research Center del NIH si è rapidamente concentrato sul gene per la proteina spike del virus e ha inviato i dati a Moderna in un file Microsoft Word, scrive il NYT. Moderna disse all’epoca che i suoi scienziati avevano identificato in modo indipendente lo stesso gene.

 

Moderna ha ricevuto quasi 10 miliardi di dollari di finanziamenti dai contribuenti per sviluppare il vaccino, testarlo e fornire dosi al governo federale: 1,4 miliardi di dollari per sviluppare e testare il suo vaccino e altri 8,1 miliardi di dollari per fornire al paese mezzo miliardo di dosi. L’azienda ha già concluso accordi di fornitura per circa 35 miliardi di dollari entro la fine del 2022.

 

Moderna è un’azienda molto recente che non aveva mai introdotto un prodotto sul mercato: è divenuta celebre solo per il suo vaccino mRNA (che dà il nome all’azienda stessa: Mode RNA), un tipo di tecnologia vaccinale che, ricordiamolo, non era mai stata approvata per uso umano. Il vaccino mRNA dovrebbe generare 18 miliardi di dollari di profitti per Moderna solo quest’anno. Le vendite del vaccino genico Spikevax sia quest’anno che il prossimo saranno probabilmente tra le più alte in un solo anno per qualsiasi prodotto medico nella storia

 

Pare insomma che si sia arrivati ad un incidente nel continuum del complesso statal-farmaceutico, dove i rapporti tra stati e multinazionali sono stretti al punto che per ogni senatore e deputato USA vi sono a Washington almeno 2 lobbysti di Big Pharma.

 

Se poi consideriamo i fondi statali del NIH al laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan, chiudiamo il cerchio: un conflitto di interessi per la malattia, un conflitto di interessi per la cura…

Come noto a chi segue la storia di vaccini, FDA e CDC, non è raro che ufficiali sanitari di alti livello lascino il loro lavoro nel settore pubblico per andare a lavorare per questa o quella farmaceutica, un sistema di «porte girevoli» che genera sospetti di corruzione e conflitti di interessi.

 

Di tali misfatti ha parlato spesso l’avvocato Robert Kennedy jr., indicando come lo stesso Anthony Fauci potrebbe trovarsi in un conflitto di interessi.

 

Se poi consideriamo i fondi statali del NIH al laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan, chiudiamo il cerchio: un conflitto di interessi per la malattia, un conflitto di interessi per la cura…

 

 

 

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CEO Pfizer: le persone che diffondono «disinformazione» sui vaccini COVID-19 sono «criminali»

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Le persone che diffondono «disinformazione» riguardo ai vaccini COVID-19 sono «criminali»: lo ha dichiarato l’amministatore delegato di Pfizer. Il commento è stato riportato da una varietà di testate internazionali.

 

Il pensiero di equiparazione tra fuorilegge e «disinformatori» è stata reso pubblico dal CEO Pfizer Alberto Bourla ad un evento dell’Atlantic Council, un think tank globalista di Washington.

 

Nel suo discorso, il Bourla ha fatto presente che un gruppo «molto piccolo» di persone è colpevole della la circolazione di informazioni che portano le persone ad essere vaccine-hesitant, cioè resistenti all’idea di vaccinarsi.

 

«Quelle persone sono criminali», ha detto il numero uno di Pfizer al presidente dell’Atlantic Council Frederick Kempe. «Non sono cattive persone. Sono criminali perché sono letteralmente costati milioni di vite»

 

 


«Quelle persone sono criminali», ha detto il numero uno di Pfizer al presidente dell’Atlantic Council Frederick Kempe. «Non sono cattive persone. Sono criminali perché sono letteralmente costati milioni di vite».

 

Non si tratterebbe, quindi, di «criminali» in potenza: no, costoro avrebbero già sulla coscienza milioni di morti – farabutti già di livello hitleriano, stalinesco, polpottistico.

 

Il Bourla avrebbe continuato suggerendo che la vita sarebbe «tornata alla normalità» solo una volta che i non vaccinati fossero stati vaccinati.

«L’unica cosa che si frappone tra il nuovo stile di vita e l’attuale stile di vita è, francamente, l’esitazione verso le vaccinazioni»

 

«L’unica cosa che si frappone tra il nuovo stile di vita e l’attuale stile di vita è, francamente, l’esitazione verso le vaccinazioni», ha detto. Non una grinza: del resto è il CEO del vaccino che non protegge da infezione e trasmissione e che ora ci ha bisogno della terza dose – in attesa della quarta, quinta, sesta, stagionale, bimensile, ebdomadaria, giornaliera.

 

Stiamo assistendo ad uno slittamento piuttosto significativo: coloro che rifiutano i vaccini, magari pure permettendosi di criticare Big Pharma, Bill Gates e Klaus Schwab, non sono più solo squinternati boccaloni «complottisti» che credono alle scie chimiche. No, sono dei criminali veri e propri, già respondabili di un vero e proprio genocidio: quindi persone da arrestare fisicamente, processare, incarcerare, magari giustiziare – è la Norimberga rovesciata di Big Pharma.

 

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

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Dirigenti di Big Pharma: «I bambini non dovrebbero farsi vaccinare contro il COVID a causa di ripercussioni sconosciute». Video con telecamera nascosta

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Due funzionari di Johnson & Johnson hanno ammesso a Project Veritas in un video sotto copertura che i bambini non dovrebbero assumere il vaccino COVID in parte a causa dei suoi potenziali effetti collaterali a lungo termine.

 

Project Veritas, un progetto di giornalismo di inchiesta che si serve di telecamere nascoste, ha mostrato un filmato in cui due dirigenti di Johnson & Johnson ammettono che i bambini non hanno bisogno del loro vaccino.

 

«È un bambino, non sai cosa potrebbe succedere. Non qualcosa di così sconosciuto in termini di ripercussione successive, no?» afferma uno dei due dipendenti del colosso farmaceutico.

 

«È un bambino, un fottuto bambino, ok? Non dovrebbero fare il vaccino a un fottuto vaccino!».

 

 

L’altro dipendente, uno scienziato ammette pure che «non farebbe molta differenza» in termini di mitigazione della pandemia se i bambini non fossero vaccinati per il COVID.

 

Lo scienziato ad un certo punto arriva a suggerire che nessuno dovrebbe fare il vaccino di COVID del suo datore di lavoro.

 

«Non fare il vaccino Johnson & Johnson [COVID]…  però io non te l’ho detto».

 

 

 

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