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Intelligence

Trump revoca l’autorizzazione di sicurezza a Biden

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Il presidente Donald Trump sta revocando l’autorizzazione di sicurezza del suo predecessore Joe Biden e interrompendo i suoi briefing quotidiani di Intelligence.

 

«Non c’è bisogno che Joe Biden continui ad avere accesso a informazioni riservate», ha annunciato Trump sul suo account Truth Social venerdì sera. «Stiamo revocando immediatamente le autorizzazioni di sicurezza di Joe Biden e interrompendo i suoi briefing quotidiani di Intelligence», ha scritto Trump.

 

Il Presidente ha spiegato che è stato lo stesso Biden a creare un precedente quando ha revocato l’autorizzazione di sicurezza a Trump dopo essergli succeduto nello Studio Ovale. «Ha creato questo precedente nel 2021, quando ha incaricato l’Intelligence Community (IC) di impedire al 45° Presidente degli Stati Uniti (IO!) di accedere ai dettagli sulla sicurezza nazionale, una cortesia concessa agli ex Presidenti», ha scritto Donald.

 

«Il rapporto Hur ha rivelato che Biden soffre di “scarsa memoria” e, anche nel suo “fiore all’occhiello”, non ci si poteva fidare di lui per quanto riguardava informazioni sensibili», ha osservato Trump, concludendo: «Proteggerò sempre la nostra sicurezza nazionale — JOE, SEI LICENZIATO. RENDIAMO L’AMERICA DI NUOVO GRANDE!»

 

Nel febbraio 2024 il Dipartimento di Giustizia aveva pubblicato il rapporto Hur, che ha concluso che Biden è un «uomo anziano, ben intenzionato, con una memoria scarsa» e «facoltà ridotte».

 

Il rapporto schiacciante di 388 pagine del Dipartimento di Giustizia, redatto dal procuratore speciale Robert Hur sulle «indagini sulla rimozione, conservazione e divulgazione non autorizzate di documenti classificati», ha scoperto che Biden aveva deliberatamente gestito male documenti classificati e aveva divulgato informazioni riservate sulla sicurezza nazionale e militare, ma che a causa della sua ridotta capacità mentale, nessuna accusa penale sarebbe stata presentata contro l’81enne.

 

Secondo Matt Viser del Washington Post, in passato sono stati forniti briefing sulla sicurezza e sull’Intelligence agli ex presidenti, giustificati in parte in modo che i loro successori potessero consultarli per un consiglio.

 

Quando la giornalista di Fox News Laura Ingraham gli ha chiesto se la mossa di Trump fosse giustificata, Mike Davis, ex assistente legale del giudice della Corte Suprema Neil Gorsuch e presidente dell’Article III Project, ha detto: «Sicuramente… il presidente Trump ha preso la decisione giusta in questo caso».

 

«Secondo la nostra Costituzione, il Presidente degli Stati Uniti è il comandante in capo e può controllare chi riceve informazioni riservate e chi no», ha spiegato Viser.

 

La Ingraham ha affermato che l’azione del presidente trasmette un messaggio importante al Paese, in particolare ai democratici, ricordando loro le manovre politiche intraprese nel momento clou della campagna presidenziale del 2024.

 

«Il tuo stesso partito ti esclude dalla corsa, aggira completamente il processo primario per far correre Kamala Harris – a causa del tuo stato cognitivo», ha detto Ingraham. Se Trump permettesse a Biden di continuare a ricevere report sulla sicurezza, «sarebbe davvero folle».

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Intelligence

L’AI è «a pochi mesi di distanza» dal rovesciare i governi: parlano le agenzie di Intelligence

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I modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici, hanno messo in guardia le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paei anglofoni per lo spionaggio.   In una rara dichiarazione congiunta diffusa lunedì, i vertici della sicurezza informatica di Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Nuova Zelanda hanno sostenuto che i modelli di IA all’avanguardia si stanno evolvendo più velocemente del previsto e si prevede che «supereranno le attuali aspettative del settore, trasformando radicalmente le capacità di sicurezza informatica sia offensive che difensive».   «Non si tratta di anni, ma di mesi», hanno affermato le agenzie, aggiungendo che «il rischio informatico non può più essere trattato come una questione puramente tecnica. Si tratta di un rischio aziendale fondamentale e di una responsabilità della leadership».

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Secondo il documento, l’AI contribuirà a potenziare le difese informatiche nel tempo, ma sta anche abbassando le barriere per gli attori malevoli, aumentando la velocità e la complessità degli attacchi e riducendo il tempo tra la scoperta e lo sfruttamento delle vulnerabilità.   Le agenzie hanno invitato le organizzazioni a rafforzare le proprie difese digitali, ad aggiornare più rapidamente i software obsoleti, a limitare l’accesso ai sistemi sensibili e a prepararsi agli attacchi informatici prima che si verifichino.   Sebbene la dichiarazione dei Five Eyes non abbia citato alcun modello o azienda specifica, il recente dibattito sulla sicurezza dell’IA si è concentrato sullo sviluppatore statunitense Anthropic, finito sotto esame per i suoi sistemi più recenti e avanzati.   All’inizio di quest’anno, l’azienda ha dichiarato che uno dei suoi modelli di punta, Mythos, era troppo potente per essere rilasciato al grande pubblico e ha limitato l’accesso a un piccolo gruppo di organizzazioni fidate. Successivamente, l’azienda ha introdotto Fable 5, una versione più restrittiva della tecnologia, ma entrambi i modelli sono stati poi ritirati dal mercato dopo che il governo degli Stati Uniti ha ordinato che ai cittadini stranieri fosse vietato utilizzarli, citando motivi di sicurezza nazionale.   Questi sviluppi si collocano nel contesto di avvertimenti più ampi da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali le capacità dell’AI si stanno evolvendo più rapidamente di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi.   Gli esperti hanno sempre più spesso messo in guardia sul fatto che i sistemi progettati per aumentare la produttività e rafforzare le difese informatiche potrebbero essere utilizzati anche per automatizzare gli attacchi, abbassare le barriere per gli attori malevoli e amplificare l’impatto di piccoli gruppi.   Secondo una clamorosa indiscrezione riportata in questi giorni dalla rivista The Economist, il software Mythos avrebbe violato la National Security Agency (NSA), ossia l’agenzia di spionaggio informatico USA, nota per la sofisticazione dei suoi sistemi e la preparazione dei suoi hacker.   La testata ha riferito che il senatore Mark Warner ha svelato i dettagli di un briefing tenuto dal generale Joshua Rudd, capo della NSA e del Cyber Command statunitense. Secondo quanto riportato, durante un’esercitazione di red-teaming (la pratica di testare rigorosamente le difese, i sistemi o le strategie di un’organizzazione adottando una prospettiva avversaria), Mythos è riuscito a penetrare in quasi tutti i sistemi classificati della NSA nel giro di poche ore, anziché settimane.   Antrophic avrebbe deciso di non distribuire pubblicamente il modello proprio a causa delle sue straordinarie capacità autonome di hacking e analisi dati, che includono anche la ricostruzione di tipi cellulari dal DNA grezzo e l’individuazione di vulnerabilità inedite nei principali sistemi operativi e browser.   L’affermazione sulla violazione dei sistemi NSA ha scatenato un acceso dibattito tra gli esperti di tecnologia e cybersicurezza, con molti osservatori che ritengono si sia trattato della forzatura di ambienti isolati o sistemi di prova in condizioni controllate, piuttosto che di un vero e proprio attacco riuscito alla rete centrale dell’agenzia.   Tale evento ha comunque segnato una svolta geopolitica decisiva, spingendo l’amministrazione Trump ad abbandonando l’approccio deregolamentato per imporre severi controlli sulle esportazioni dei modelli di IA di frontiera. Secondo quanto riportato dal New York Times, in queste ore la NSA ha perso l’accesso al modello di IA Mythos 5 di Anthropic, che utilizzava per individuare vulnerabilità nei software. La vicenda si inserisce nel contesto della disputa, che dura da mesi, tra Washington e l’azienda della Silicon Valley.   Il blocco è scattato dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni all’esportazione nei confronti di Anthropic all’inizio di questo mese, citando motivi di sicurezza nazionale, secondo quanto riportato dal New York Times.   La perdita ha «privato» l’agenzia di Intelligence di uno «strumento che ha impressionato e allarmato i suoi analisti per la sua efficacia nell’individuare le vulnerabilità del software», ha aggiunto la testata.

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La tecnologia AI di Anthropic è stata sempre più impiegata su reti governative classificate e integrata nelle attività di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con i suoi modelli utilizzati per l’analisi dell’intelligence, la pianificazione operativa e le operazioni informatiche.   Tuttavia, a febbraio, il dipartimento della Guerra USA ha classificato Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento» dopo che l’azienda si è rifiutata di rimuovere le restrizioni su alcune applicazioni militari dei suoi sistemi di intelligenza artificiale. L’azienda ha dichiarato di opporsi alla sorveglianza di massa sul territorio nazionale e alle armi completamente autonome. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva quindi ordinato alle agenzie federali di eliminare gradualmente la tecnologia di Anthropic entro sei mesi.   Anthropic ha citato in giudizio il governo, sostenendo che le misure adottate costituivano una ritorsione illegale per il rifiuto di allentare le garanzie sull’utilizzo militare dell’IA.   Nonostante l’ordine di eliminazione graduale e la battaglia legale in corso, diverse testate giornalistiche hanno successivamente affermato che alcune componenti del governo statunitense continuano a utilizzare i sistemi Anthropic.   Questi sviluppi si verificano in un contesto di avvertimenti da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali i sistemi di AI vengono integrati nelle operazioni militari e di Intelligence a un ritmo più rapido di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi alle loro crescenti capacità.   Gli esperti hanno avvertito che gli stessi strumenti utilizzati per rafforzare le difese informatiche potrebbero anche automatizzare gli attacchi e abbassare le barriere per gli attori malevoli.   Lo scontro emerso segue alle accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio. Tuttavia, L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attacco statunitense a una scuola elementare femminile in Iran, che ha causato la morte di quasi 160 persone, per lo più bambini, non ha violato le «linee rosse» di Anthropic, ha dichiarato l’amministratore delegato Dario Amodei.   Si tratta dell’azienda coinvolta dal Vaticano per il lancio dell’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas.   Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.   L’Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».

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Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.   Settimane fa Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».   Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».  

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Intelligence

Rapporto dell’Intelligence USA: Netanyahu intensificherà le pressioni per rimanere in carica

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Agenzie di intelligence statunitensi hanno avvertito l’amministrazione Trump che Netanyahu cercherà di minare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto da Trump. Lo riporta il Washington Post,  che cita funzionari statunitensi attuali ed ex.

 

Sebbene ciò possa sembrare ovvio, nel bizzarro clima di Washington, è significativo che un rapporto del genere venga diffuso.

 

Il rapporto dell’Intelligence, secondo un funzionario statunitense a conoscenza del documento, afferma che la sopravvivenza politica di Netanyahu nelle prossime elezioni è legata alla dimostrazione, da parte dell’opinione pubblica interna, che non ritirerà le truppe dal Libano e che intende intensificare i combattimenti con Hezbollah.

 

Il WaPo afferma che i funzionari dell’amministrazione Trump «insistono sul fatto che le preoccupazioni di Netanyahu impallidiscono rispetto alla necessità di concludere un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz per scongiurare una crisi economica globale».

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Un altro funzionario avrebbe dichiarato: «Continuare a occupare parte del Libano è una ricetta per il disastro. Senza un ritiro completo di Israele, la probabilità di una ripresa delle ostilità tra l’esercito israeliano e Hezbollah è pressoché certa».

 

Harrison Mann, ex ufficiale dell’esercito statunitense e analista presso la Defense Intelligence Agency, ha dichiarato al Washington Post che i rapporti dell’Intelligence statunitense hanno individuato un fattore chiave alla base delle decisioni politiche di Netanyahu. «La guerra permanente e l’espansione territoriale sono state le forze trainanti della politica israeliana per anni» ha spiegato. «Non sorprende che, con le elezioni alle porte, Netanyahu debba dimostrare di poterle attuare meglio del suo avversario».

 

«Gli Stati Uniti possono interrompere le forniture di munizioni, carburante per aerei e supporto logistico, limitando la portata di qualsiasi offensiva israeliana, congelare la condivisione di informazioni cruciali o ritirare le forze statunitensi attualmente schierate a protezione dello spazio aereo israeliano, aumentando il costo di qualsiasi guerra israeliana».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’intero arco costitituzionale israeliano, dall’opposizione ai partiti di governo, si dichiara insoddisfatto dal Memorandum di Intesa tra Trump e gli iraniani e chiedono quindi l’estromissione di Netanyahu dal governo.

 

Netanyahu, fuori dalla carica di primo ministro, potrebbe rischiare condanne per le accuse di corruzione mossegli dalla magistratura israeliana. La questione è mostrata in tutta la sua crudezza nel documentario Bibi Files, recentemente rimesso in distribuzione sul sito di Tucker Carlson.

 

Come riportato da Renovatio 21, Trump si è speso più volte chiedendo pubblicamente la grazia per Bibi (che parrebbe averlo spinto in questo senso). Tuttavia, negli ultimi tempi, gli ha rinfacciato il suo ruolo per averlo tenuto fuori di galera.

 

«Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo», avrebbe urlato Trump a Netanyahu durante un confronto telefonico recente finito sui giornali. Secondo quanto riportato, un Trump «furioso»  avrebbe pure gridato al Netanyahu: «Che cazzo stai facendo?».

 

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Guerra cibernetica

Società informatica israeliana sospettata di interferenze nelle elezioni nel mondo

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Una società informatica israeliana sospettata di interferire nelle elezioni locali francesi e di prendere di mira candidati filo-palestinesi avrebbe anche interferito nelle votazioni a Nuova York e in Scozia, oltre a operare in Angola e Togo. Lo riporta la stampa francese, citando funzionari del governo di Parigi.   Il mese scorso, un rapporto di Reuters ha affermato che le autorità francesi ritenevano che la società israeliana BlackCore fosse dietro una campagna diffamatoria online contro tre candidati a sindaco di città francesi del partito di sinistra filo-palestinese France Insoumise (LFI) – Marsiglia, Tolosa e Roubaix – in vista delle elezioni amministrative di marzo.   Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha successivamente confermato l’avvio di un’indagine, ma non ha rivelato l’oggetto dell’inchiesta. Giovedì, Viginum, l’agenzia governativa francese per il rilevamento della disinformazione, ha ipotizzato che BlackCore potesse operare ben oltre i confini della Francia.

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«Questo modus operandi non si è limitato alle elezioni comunali in Francia», ha dichiarato Marc-Antoine Brillant, capo di Viginum. «Sembra essere stato utilizzato anche per condurre operazioni di interferenza digitale all’estero in altri paesi o regioni, come Angola, Togo, le elezioni in Scozia e le elezioni comunali del 2025 a Nuova York».   Viginum ha dichiarato di aver individuato account collegati a BlackCore che prendevano di mira John Swinney, il primo ministro scozzese, il quale ha descritto la campagna israeliana a Gaza come una «catastrofe umanitaria causata dall’uomo» e ha affermato che un genocidio potrebbe essere in corso nell’enclave palestinese.   Per quanto riguarda Nuova York, Brillant non ha specificato chi fosse il bersaglio nella corsa a sindaco del 2025, ma il voto è stato vinto da Zohran Mamdani, un socialista autoproclamato e sostenitore di lunga data della Palestina, che è diventato il primo sindaco musulmano eletto della città.   Il capo di Viginum ha riconosciuto che l’indagine «non ha permesso di identificare lo sponsor o gli sponsor, se effettivamente esistono, dietro questa interferenza digitale straniera». Tuttavia, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha affermato che Parigi ha chiesto a Israele chiarimenti sulle azioni di BlackCore e aiuto per identificare chiunque possa essere stato dietro la campagna diffamatoria.   BlackCore si descriveva come «un’azienda d’élite specializzata in influenza, sicurezza informatica e tecnologia, creata per l’era moderna della guerra dell’informazione», che forniva a governi e campagne politiche «strategie all’avanguardia, strumenti avanzati e una solida sicurezza per plasmare le narrazioni». Dopo l’attenzione della stampa, il suo sito web e la pagina LinkedIn sono stati disattivati.   La controversia si inserisce nel contesto di relazioni sempre più tese tra Francia e Israele, con Parigi che condanna lo Stato degli ebrei per gli attacchi in Libano, ex territorio sotto mandato francese, che hanno provocato un numero crescente di vittime civili.   La Francia ha inoltre vietato l’ingresso nel Paese al ministro israeliano di destra per la sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, dopo che questi ha pubblicato un video in cui scherniva gli attivisti bendati e legati con fascette di plastica della flottiglia umanitaria Global Sumud diretta a Gaza, tra cui figuravano anche cittadini francesi.

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Prima di BlackCore, si era a lungo parlato di Black Cub, una delle agenzie di Intelligence privata più note e controverse al mondo, fondata nel 2010 da ex ufficiali israeliani che impiegherebbero ex agenti del Mossad, dello Shin Bet e dell’Unità 8200 (l’élite della cyber-intelligence israeliana) con specializzazione in «HUMINT» (Human Intelligence), ovvero spionaggio basato su agenti sotto copertura. Secondo quanto riportato, verrebbero elaborati scenari fittizi (società fantasma, finti investitori) per agganciare i bersagli e registrarli di nascosto per raccogliere prove utili in cause legali o battaglie commerciali.   Le attività di questa realtà hanno raggiunto la cronaca quando emerse che i servigi dell’azienda furono richiesti al produttore Harvey Weinstein per spiare e screditare le donne che lo accusavano nell’ambito dello scandalo del MeToo.   In Israele esiste un vero e proprio ecosistema – di fatto un mercato miliardario della cyber-intelligence e dello spionaggio industriale privato – in cui ex agenti governativi creano aziende di Intelligence al servizio di terzi. Spesso queste agenzie collaborano tra loro: se Black Cube gestisce la parte umana (agganciare il bersaglio a cena con una falsa identità), le aziende con forti «Cyber Core» (come ad esempio la famigerata NSO Group che ha creato il malware Pegasus) si occupano di hackerare i telefoni e i computer dello stesso bersaglio.   Un’inchiesta condotta in collaborazione da varie testate internazionale nel 2025, tra cui il britannico Guardian, aveva rivelato che Israele ha obbligato i colossi tech statunitensi Google e Amazon a infrangere i propri vincoli contrattuali previsti dall’accordo cloud del 2021 con lo Stato Ebraico.  

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