Politica
Trump chiede la grazia per Netanyahu
In una lettera inviata mercoledì al presidente israeliano Isacco Herzog, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto la grazia totale per il primo ministro israeliano Beniamino Netanyahu nel suo caso di corruzione.
Sono stati aperti tre procedimenti penali contro Netanyahu, accusato di corruzione, frode e abuso di fiducia. Potrebbe ricevere una condanna fino a dieci anni per le accuse di corruzione, mentre sia la frode che l’abuso di fiducia prevedono una pena massima di tre anni ciascuna.
«Sebbene rispetti assolutamente l’indipendenza del sistema giudiziario israeliano e i suoi requisiti, credo che il “caso” contro Bibi, che ha combattuto al mio fianco per molto tempo, anche contro il durissimo avversario di Israele, l’Iran, sia un’azione penale politica e ingiustificata», ha scritto Trump in una lettera formale condivisa dall’ufficio dello Herzog mercoledì.
«Vi invito pertanto a perdonare pienamente Benjamin Netanyahu».
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Trump ha ripetutamente chiesto la grazia a Netanyahu, ma questa è la prima richiesta ufficiale rivolta a Herzog in merito e rappresenta un raro appello diretto da parte di un leader statunitense in una questione legale interna che riguarda uno stretto alleato.
In risposta alla lettera, l’ufficio dello Herzog avrebbe dichiarato che, pur tenendo in grande considerazione Trump, chiunque voglia ottenere la grazia deve presentare una richiesta formale secondo le procedure stabilite.
Sebbene il ruolo dello Herzog sia in gran parte cerimoniale, egli ha l’autorità di concedere la grazia. Tuttavia, le richieste devono provenire dall’imputato, dai suoi rappresentanti legali o da un familiare. Ad oggi, né Netanyahu né alcuno dei suoi stretti collaboratori ha presentato una richiesta.
Il Jerusalem Post ha osservato che la grazia presidenziale non può essere concessa in questa fase del processo, poiché è ammissibile solo prima dell’inizio del procedimento o dopo che è stato raggiunto un verdetto, nessuna delle due situazioni attualmente applicabili.
Incriminato nel 2019, Netanyahu si è dichiarato non colpevole e nega ogni illecito. Il processo, iniziato nel 2020, ha subito numerosi rinvii e si prevede che continuerà per diversi anni.
Come riportato da Renovatio 21, Trump tre mesi fa ha definito il Netanyahu come un «eroe di guerra». Sono emersi, tuttavia, dettagli di screzi significativi, come quando Trump avrebbe urlato al premier dello Stato Ebraico che minimizzava la carestia a Gaza. In un’altra occasione gli avrebbe detto «sei sempre così fottutamente negativo».
In una plastica immagine della situazione, la folla israeliana ad una cerimonia di riconsegna degli ostaggi ha fischiato Bibi e inneggiato sonoramente al Donaldo.
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Come riportato da Renovatio 21, in passato Trump aveva attaccato Netanyahu arrivando a chiederne la sostituzione e ad ipotizzare tagli agli aiuti ad Israele.
Nel contesto di questi commenti aveva rivelato anche dettagli sull’assassinio del generale dei servizi iraniani Qassem Soleimani, suggerendo che fu indotto ad ordinarne la morte dagli israeliani, che poi però si tirarono indietro.
Come riportato da Renovatio 21, un livello grottesco del rapporto tra Netanyahu e Trump è stato raggiunto a febbraio quando il primo ha fatto dono a quest’ultimo di un cercapersone come quelli fatti esplodere in Libano. Più che un dono diplomatico, a qualcuno può essere sembrata una minaccia vera e propria.
Come riportato da Renovatio 21, a gennaio Netanyahu ha annullato il viaggio per la cerimonia di insediamento di Trump. Prima dell’insediamento l’inviato di Trump Steve Witkoff, in Israele per chiedere la tregua, aveva avuto con Netanyahu un incontro riportato come «molto teso».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
Ben Gvir raggiante inaugura un centro di impiccagione per palestinesi
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl — Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
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Politica
Kiev tra fronde e accuse di corruzione: Zelens’kyj sta perdendo il controllo?
Secondo quanto riportato dai principali media statunitensi ed europei, Volodymyr Zelens’kyj , presidente dell’Ucraina, si trova ad affrontare la sfida politica più grave degli ultimi anni, a causa di un nuovo scandalo di corruzione che travolge il suo ufficio e della aperta contestazione della sua leadership da parte di un ex funzionario.
Mercoledì Zelens’kyj ha licenziato la vice direttrice del suo ufficio, Irina Mudraya, dopo che le autorità anticorruzione sostenute dall’Occidente hanno avviato un’indagine su un presunto schema di riciclaggio di denaro da 3,4 milioni di dollari che coinvolge alti funzionari presidenziali. Mudraya ha negato ogni addebito. Si tratta dell’ultimo di una serie di scandali di corruzione che coinvolgono funzionari vicini a Zelens’kyj .
Il giorno prima, l’ex ministro della Difesa Mikhail Fedorov, il cui inaspettato licenziamento il mese scorso ha scatenato settimane di proteste pubbliche, aveva diffuso un video in stile campagna elettorale in cui denunciava la corruzione del governo e chiedeva nuove elezioni in un contesto che ha definito «una crisi sistemica di governance».
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Il mandato presidenziale quinquennale di Zelens’kyj è scaduto nel maggio 2024, ma egli si è rifiutato di indire nuove elezioni, adducendo come motivazione la legge marziale imposta dopo l’escalation del conflitto con la Russia nel febbraio 2022.
I giornali occidentali stanno martellando sulla crisi attorno al presidente ucraino.
Il Wall Street Journal ha definito la crisi la «più grande sfida» alla «presa di potere di Zelens’kyj» dal 2022, affermando che Fedorov sembrava volersi posizionare come uno dei principali sfidanti in un contesto di crescente frustrazione per i ricorrenti scandali di corruzione.
Il Financial Times ha osservato che la crescente lista di alleati di Zelens’kyj coinvolti in indagini per corruzione ha contribuito al calo del suo indice di gradimento e ha destato preoccupazione tra i sostenitori occidentali di Kiev, citando un analista che ha concluso che «la crisi politica è evidente».
Il Washington Post ha descritto l’intervento di Fedorov come una «sfida straordinariamente diretta» all’autorità di Zelensky.
Il Telegraph ha affermato che Zelensky è stato «ferito da una serie di scandali di corruzione persistenti» e che le indagini «continuano ad arrivare», sostenendo che sta accumulando potenti rivali che un tempo gli erano profondamente fedeli e ha affermato che sembra «sempre più probabile» che non guiderà l’Ucraina verso la pace.
Il Guardian ha descritto Fedorov come un «potente avversario politico». Gli esperti citati dal giornale hanno definito la corruzione un «sintomo» di problemi più profondi legati alla «cattiva governance», avvertendo che la stanchezza dell’opinione pubblica e l’incapacità di Zelensky di spiegare le proprie decisioni avevano creato una «miccia perfetta».
Secondo Le Monde, Fedorov ha «oltrepassato un limite» che nessun importante politico ucraino aveva osato superare dal 2022, chiedendo nuove elezioni. Il quotidiano ha affermato che Fedorov stava cercando di capitalizzare su un «accumulo» di crisi, tra cui ripetuti scandali di corruzione.
Der Spiegel ha citato un analista politico ucraino che ha descritto la sfida di Fedorov come una «candidatura al ruolo di leader dell’opposizione». La rivista germanica ha affermato che Zelens’kyj si trova ora ad affrontare il suo primo «avversario pubblico e diretto» dall’escalation del conflitto.
Zelens’kyj non ha risposto pubblicamente alle accuse di Fedorov. Il suo discorso di mercoledì sera si è concentrato su questioni militari e sulla nomina di un nuovo ministro della Difesa, senza affrontare la crescente pressione politica.
Un simile coro che canta all’unisono in tutto l’Occidente può significare che i padroni della stampa, e della guerra ucraina, stanno mollando l’attore comico assurto a presidente di un Paese in guerra permanente?
La corruzione sembra una caratteristica endemica del Paese. La stampa mondiale parlava spesso dell’incredibile corruzione dilagante a Kiev prima della guerra.
Si tratta quindi di un tema tirato fuori alla bisogna, sia dalla stampa che dagli altri Paesi.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso la procura generale ucraina ha accusato l’ex direttore di una fabbrica dell’industria della difesa di aver venduto i macchinari dello stabilimento come rottame, accumulando nel frattempo un parco auto di lusso.
Negli ultimi tempi, gli inquirenti hanno scoperto presunti schemi fraudolenti che prevedono appalti militari gonfiati, il furto di milioni di dollari da progetti energetici e il trasferimento di 4,7 miliardi di dollari all’estero attraverso oltre 2.000 società di comodo.
L’operatore nucleare statale Energoatom è stato anche al centro di una presunta rete di tangenti da 100 milioni di dollari legata all’imprenditore Timur Mindich, stretto collaboratore di Volodymyr Zelens’kyj, soprannominato «il portafoglio di Zelens’kyj» dai media ucraini.
L’anno scorso il governo di Kiev fu colpito da un ulteriore mega-scandalo di corruzione, nel quale fu sacrificato Andryj Yermak, il braccio destro di Zelens’kyj, che questi aveva inizialmente rifiutato di licenziare.
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Nonostante gli scandali, il FMI, incurante di precedenti prese di posizione, ha approvato un ulteriore pagamento di 690 milioni di dollari all’Ucraina, pur riconoscendo delle «margini di miglioramento» nel sistema di governo di Kiev e nelle riforme anticorruzione.
Come riportato da Renovatio 21, la leader del partito tedesco AfD Alice Weidel ha chiesto la fine dei finanziamenti all’Ucraina «corrotta». Il premier slovacco Robert Fico aveva definito l’Ucraina «un buco nero» che inghiotte miliardi. Due anni fa l’ex ministro delle finanze tedesco Oskar Lafontaine aveva ammesso che la corruzione in Ucraina è «dilagante», mentre la Danimarca aveva, per via della corruzione, tagliato gli aiuti.
Anche l’ex premier ungherese Vittorio Orban aveva domandato la fine dei finanziamenti UE per la «corrotta mafia di guerra ucraina», ricordando lo scandalo dei «cessi d’oro» degli oligarchi ucraini.
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Immagine di OSCE Parliamentary Assembly via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Politica
Musk ricuce con Trump donando 100 milioni di dollari
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