Bioetica
Primo caso di eutanasia sotto i 12 anni, ecco la profonda trasformaziona antropologica della morte cerebrale
La notizia proveniente dai Paesi Bassi secondo cui, per la prima volta, è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai dodici anni, rappresenta molto più di un fatto di cronaca. Essa costituisce un passaggio simbolico di straordinaria importanza, in quanto mostra fino a che punto sia giunta una determinata concezione dell’essere umano.
Come sempre accade in questi casi, l’attenzione dell’opinione pubblica viene focalizzata sul singolo dramma: la malattia, la sofferenza, l’assenza di prospettive terapeutiche. Tuttavia, la questione vera che rimane sullo sfondo è un’altra: quali sono i presupposti antropologici che rendono oggi non solo possibile ma anche solo pensabile la soppressione medicalmente assistita di un minore?
Nei Paesi Bassi l’eutanasia viene praticata sui bambini gravemente malati la cui morte appare imminente e le autorità, all’indomani dell’introduzione della legge, hanno tenuto a precisare che i casi di minori coinvolti nella cosiddetta morte compassionevole sarebbero stati pochissimi, forse cinque o dieci all’anno. Ma la storia degli ultimi decenni insegna che i numeri iniziali dei morti ammazzati non sono indicativi né tantomeno definitivi: ciò che conta infatti è il principio che viene introdotto, la cui coerente applicazione conduce inevitabilmente a una spirale di morte non controllabile.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nel caso olandese, la vita del bambino può essere «interrotta» quando sussistano sofferenze ritenute insopportabili e senza prospettive di miglioramento. Il criterio decisivo non è dunque l’appartenenza alla specie umana, né la semplice esistenza biologica, ma una valutazione circa la qualità dell’esistenza. In altri termini, il valore della vita viene associato alla presenza o meno di determinate condizioni funzionali. E questa logica non nasce oggi.
Quando si ripercorrono le vicende come quelle di Charlie Gard o Alfie Evans emerge una dinamica analoga: anche in quei casi il conflitto non riguardava semplicemente le cure, ma il valore che si attribuisce all’essere umano. I genitori ritenevano che la vita del figlio avesse un valore intrinseco nonostante le menomazioni fisiche e/o intellettive; le istituzioni sanitarie e giudiziarie ritenevano invece che la prosecuzione delle cure non fosse più nel migliore interesse del minore, sulla base di criteri valutativi calati dall’alto e stabiliti a tavolino.
La medesima domanda si ripresenta oggi: chi stabilisce quando una vita abbia ancora un valore sufficiente per essere vissuta?
La bioetica contemporanea tende sempre più a identificare la persona con alcune funzioni: coscienza, autonomia, capacità relazionali, qualità della vita, possibilità di provare esperienze significative. Quando tali funzioni risultano gravemente compromesse, la persona rischia di trasformarsi da soggetto di diritti a oggetto di valutazione.
In questo senso, il criterio della morte cerebrale ha inaugurato una nuova antropologia, introducendo il concetto, indimostrato e indimostrabile, che la perdita di determinate funzioni cognitive coincida con la morte della persona. L’organismo biologicamente vivente viene reinterpretato alla luce di un criterio funzionale: il cervello diventa il luogo dell’identità.
Almeno all’apparenza, l’eutanasia dei bambini non c’entra nulla con la morte cerebrale. Eppure, ad uno sguardo attento non può sfuggire il fatto che tali omicidi di stato sembrano condivire con il criterio encefalico il medesimo orizzonte antropologico, in cui il valore della vita dipende sempre meno dall’essere e sempre più dal funzionare.
Particolarmente inquietante appare inoltre il meccanismo giuridico previsto nei Paesi Bassi, dove prima l’eutanasia viene praticata e soltanto successivamente le autorità competenti verificano se il medico abbia rispettato le «linee guida» e abbia agito con la necessaria diligenza professionale. Il controllo giuridico non precede l’atto: lo segue. Il giudizio arriva dopo che la sentenza di morte è già stata emessa.
Aiuta Renovatio 21
Nella tradizione medica e giuridica occidentale, quando è in gioco un bene indisponibile come la vita umana, il dubbio favorisce sempre la conservazione del bene stesso. Nel modello olandese, invece, la logica viene rovesciata e l’atto irreversibile precede la valutazione.
Evidentemente, quando il valore della vita viene associato alle funzioni, all’autonomia o alla qualità dell’esistenza, i soggetti più fragili diventano i più esposti: il malato terminale, il disabile grave, il paziente in stato vegetativo, il bambino gravemente malato.
Per tale motivo, il primo caso olandese di eutanasia su un bambino sotto i dodici anni non rappresenta una semplice eccezione, ma costituisce l’ennesimo segnale di una trasformazione antropologica profonda, in cui la medicina non si limita più a curare o accompagnare la vita, ma assume sempre più il potere di stabilire quando una vita possa ancora essere considerata degna di essere vissuta.
Alfredo De Matteo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Franciscans of the Immaculate via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Bioetica
Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Bioetica
Pegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna
Domenica scorsa è stato ordinato vescovo monsignor Renzo Pegoraro, attuale presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV).
La cerimonia si è avuta nel pomeriggio nel Santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, all’interno dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio (OPSA) a Sarmeola di Rubano, Padova, città del neovescovo, che ha 67 anni e una laurea in medicina presso il prestigioso ateneo patavino.
Era presente, oltre al vescovo Cipolla (quello nella cui città si prega contro «qualsiasi tradizione che offusca lo spirito evangelico»), anche un peso massimo del Vaticano, il segretario di Stato Pietro Parolin, e pure il predecessore alla presidenza della PAV, monsignor Vincenzo Paglia. Non solo: vi erano anche monsignor Pierantonio Pavanello (diocesi di Adria-Rovigo), monsignor Giampaolo Dianin (diocesi di Chioggia), monsignor Giuliano Brugnotto (diocesi di Vicenza), mons. Riccardo Battocchio (diocesi di Vittorio Veneto) e monsignor Giuseppe Alberti (diocesi di Oppido Mamertina-Palmi); i vescovi emeriti monsignor Antonio Mattiazzo (diocesi di Padova) e monsignor Michele Pennisi (diocesi di Monreale); monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio per il Santuario della Santa Casa, monsignor Ivo Scapolo, ex nunzio apostolico in Portogallo.
Insomma, un’ordinazione davvero sentita dall’istituzione cattolica. E non solo: c’era pure la terza carica della Repubblica Italiana, il presidente della Camera onorevole Lorenzo Fontana, che alcuni pensavano fosse un tradizionalista cattolico, qui sorridente ed entusiasta assai.
Sostieni Renovatio 21
I lettori di Renovatio 21 hanno potuto leggere un articolo in cui venivano elencati alcuni punti controversi della carriera del Pegoraro, che al momento della nomina a presidente PAV aveva espresso l’intenzione di «lavorare in continuità con i temi e la metodologia di questi anni, valorizzando le competenze specifiche del nostro ampio e qualificato gruppo internazionale e interreligioso di accademici».
Si tratta della stessa PAV che con Paglia, quello della 194 «pilastro della vita sociale» e delle geremiadi per infliggere la quinta dose mRNA agli anziani, aveva di fatto ha aperto a contraccezione ed esseri umani prodotti in laboratorio, passando per l’eutanasia con DAT con modulo accluso ai libri pubblicati dalla Pontificia Accademia.
Il vaticanista Edward Pentin aveva riassunto per il National Catholic Register alcune dichiarazioni controverse, invero gravemente controverse, nelle quali era incappato quello che era definito «il braccio destro di Paglia» divenuto vertice PAV.
Nel 2022, ha commentato il sostegno di altri membri del PAV al suicidio assistito e la probabilità, all’epoca, che una legge sul suicidio assistito o una legge sull’eutanasia venissero legalizzate in Francia. Ha ammesso che sembrava scontato che una delle due sarebbe stata legalizzata e che, tra le due, il suicidio assistito offriva maggiori garanzie rispetto alla legge sull’eutanasia. Tuttavia il monsignore aveva sottolineato con fermezza che entrambe le opzioni erano in contrasto con l’insegnamento cattolico: il discorso del sasso e della mano che conosciamo bene negli equilibrismi della democristianeria maleminorista.
Un’intervista rilasciata alla fine del 2022 suggeriva che Pegoraro fosse aperto alla possibilità dell’uso di contraccettivi. «La norma contro la contraccezione «segnala valori che devono essere preservati nella vita matrimoniale – in particolare il senso della sessualità e la trasmissione della vita – ma è anche vero che altri valori degni di essere protetti possono essere presenti nella situazione che la famiglia sta vivendo» avrebbe detto il nuovo vescovo parlando con il veterano vaticanista Francis Rocca sul Wall Street Journal. «Ad esempio, ha affermato mons. Pegoraro, la contraccezione potrebbe essere ammessa “nel caso di un conflitto tra l’esigenza di evitare una gravidanza per ragioni mediche e la salvaguardia della vita sessuale della coppia”».
In un’intervista del luglio 2025 a La Repubblica il Pegoraro, pur dicendo di condannare il suicidio assistito, sembrava accettare certi criteri imposti dalla Corte Costituzionale in tema eutanasia. «Monsignor Pegoraro: “Sul fine vita Chiesa aperta al dialogo» era il titolo dell’articolo apparso sul quotidiano «laico». «In una società pluralista è necessario trovare delle mediazioni. Applicare meglio le leggi su cure palliative e consenso informato del paziente» scriveva l’occhiello per riassumere il contenuto della conversazione con il prelato.
Possiamo raccontare anche un altro episodio, non finito sui giornali. Si era a metà degli anni 2010, nel pieno della battaglia sul gender che stava entrando di prepotenza nelle scuole – cosa a cui, nonostante i vani proclami di Pro-vita & Famiglia e dei Valditari, è semplicemente accaduta, forse proprio per un placet che neanche tanto silenziosamente l’Oltretevere aveva dato.
Una scuola cattolica patavina, gestita da coriacee suore, organizza un incontro sul tema. L’ospite più ambito per tali conferenze di rottura era all’epoca Elisabetta Frezza, che girava il Veneto e l’Italia tutta sconvolgendo le masse (chi scrive ha visto palazzetti di cittadine campagna con gente che aspettava fuori: duemila, tremila persone) raccontando del piano in atto, apofanticamente rivelato da schemini come quello sull’educazione sessuale OMS.
Aiuta Renovatio 21
Alla conferenza organizzata dalle suore, Elisabetta, davanti alla solita torma di genitori sbigottiti e via via più imbestialiti, spiega la teoria gender e la sua penetrazione a scuola. Sul tavolo non c’è solo lei, c’è anche lui, don Pegoraro, a quel tempo solo noto come prete bioetico, e con probabilità figura già di un certo peso nell’ecosistema ecclesiastico della città del Santo.
Dopo la Frezza prende parola don Pegoraro, solo che, ascoltando quanto dice, il pubblico fa partire mugugni, fischi, buuu, in maniera sempre più aperta. Era il momento in cui la chiesa padovana aveva recepito, per prima, l’allarme in corso, ed era corsa ai ripari per spegnere l’incendio: cioè, non per combattere l’ideologia omotransessualista anticristiana versata nelle scuole dei nostri figli, ma per normalizzare, tranquillizzare, dire che è tutto sotto controllo. Uscì un comunicato di un alto prete della diocesi che diceva che andava tutto bene, che bisognava fidarsi dell’allora ministro all’istruzione Stefania Giannini, già rettrice dell’università di Perugia e nota per le foto in topless finite sui rotocalchi.
Dopo questo segnale, le conferenze agguerrite persero una buona porzione di audience: alla fin fine, ogni genitore anela a sentirsi rassicurato, a vedere l’orrenda dissonanza cognitiva (ma davvero devo credere che vogliono pervertire mio figlio?) chiusa per sempre.
E così, nonostante i fischi, quella linea è passata. Così, senza che il clero cattolico sparasse un colpo – anzi – siamo passati dalla propaganda a scuola agli ormoni bloccanti e alle proposte di mutilazione sessuale per i nostri figli, grazie anche alla diffusione incontrastata della carriera alias.
Ora visualizziamo alle immagini di tutti questi prelati importanti in questa brutta chiesa moderna fuori Padova, e poi pensiamo ai quattro giovani che, in una spianata verde gremita da diecine di migliaia di fedeli in festa, saranno consacrati vescovi per la FSSPX.
Quattro sacerdoti che sono rimasti fedeli alla Chiesa di Cristo, alla sua dottrina, alla sua tradizione: essi saranno, con buona probabilità, scomunicati, mentre i Pegorari divengono vescovi con ogni onore possibile.
È anche da questi episodi che vediamo in quale crisi abissale si è cacciata Roma. E vediamo pure quanto le consacrazioni della Fraternità San Pio X siano davvero necessarie alla sopravvivenza della fede cattolica – e forse, in un momento in cui la bioetica vaticana apre al mondo umanoide – dell’umanità stessa.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Bioetica
34 bambini non ancora nati ritrovati sepolti nel giardino di una dottoressa. Il fenomeno continua
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faElogio degli Stati Uniti, vera nazione
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: la Chiesa sostituita da un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo
-



Immigrazione1 settimana faCosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
-



Gender5 giorni faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Spirito2 settimane fa«Oggettivamente ingiusta ed invalida». Lettera della FSSPX al papa dopo la scomunica
-



Geopolitica1 settimana faL’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
-



Pensiero1 settimana faL’abisso del mondo moderno
-



Sanità5 giorni faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?










