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Rapporto dell’Intelligence USA: Netanyahu intensificherà le pressioni per rimanere in carica
Agenzie di intelligence statunitensi hanno avvertito l’amministrazione Trump che Netanyahu cercherà di minare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto da Trump. Lo riporta il Washington Post, che cita funzionari statunitensi attuali ed ex.
Sebbene ciò possa sembrare ovvio, nel bizzarro clima di Washington, è significativo che un rapporto del genere venga diffuso.
Il rapporto dell’Intelligence, secondo un funzionario statunitense a conoscenza del documento, afferma che la sopravvivenza politica di Netanyahu nelle prossime elezioni è legata alla dimostrazione, da parte dell’opinione pubblica interna, che non ritirerà le truppe dal Libano e che intende intensificare i combattimenti con Hezbollah.
Il WaPo afferma che i funzionari dell’amministrazione Trump «insistono sul fatto che le preoccupazioni di Netanyahu impallidiscono rispetto alla necessità di concludere un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz per scongiurare una crisi economica globale».
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Un altro funzionario avrebbe dichiarato: «Continuare a occupare parte del Libano è una ricetta per il disastro. Senza un ritiro completo di Israele, la probabilità di una ripresa delle ostilità tra l’esercito israeliano e Hezbollah è pressoché certa».
Harrison Mann, ex ufficiale dell’esercito statunitense e analista presso la Defense Intelligence Agency, ha dichiarato al Washington Post che i rapporti dell’Intelligence statunitense hanno individuato un fattore chiave alla base delle decisioni politiche di Netanyahu. «La guerra permanente e l’espansione territoriale sono state le forze trainanti della politica israeliana per anni» ha spiegato. «Non sorprende che, con le elezioni alle porte, Netanyahu debba dimostrare di poterle attuare meglio del suo avversario».
«Gli Stati Uniti possono interrompere le forniture di munizioni, carburante per aerei e supporto logistico, limitando la portata di qualsiasi offensiva israeliana, congelare la condivisione di informazioni cruciali o ritirare le forze statunitensi attualmente schierate a protezione dello spazio aereo israeliano, aumentando il costo di qualsiasi guerra israeliana».
Come riportato da Renovatio 21, l’intero arco costitituzionale israeliano, dall’opposizione ai partiti di governo, si dichiara insoddisfatto dal Memorandum di Intesa tra Trump e gli iraniani e chiedono quindi l’estromissione di Netanyahu dal governo.
Netanyahu, fuori dalla carica di primo ministro, potrebbe rischiare condanne per le accuse di corruzione mossegli dalla magistratura israeliana. La questione è mostrata in tutta la sua crudezza nel documentario Bibi Files, recentemente rimesso in distribuzione sul sito di Tucker Carlson.
Come riportato da Renovatio 21, Trump si è speso più volte chiedendo pubblicamente la grazia per Bibi (che parrebbe averlo spinto in questo senso). Tuttavia, negli ultimi tempi, gli ha rinfacciato il suo ruolo per averlo tenuto fuori di galera.
«Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo», avrebbe urlato Trump a Netanyahu durante un confronto telefonico recente finito sui giornali. Secondo quanto riportato, un Trump «furioso» avrebbe pure gridato al Netanyahu: «Che cazzo stai facendo?».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Il Pentagono accusa l’ex capo dell’aviazione di aver divulgato segreti di Stato sull’aereo di Trump
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I fratelli Dulles nel governo Eisenhower
Wright Mills (1916-19162), sociologo del primissimo dopoguerra, pilastro del pensiero della nuova sinistra americana che porterà alle ribellioni degli anni Sessanta, fu uno dei primi che riconobbe l’invocazione alla sicurezza nazionale la scusa perfetta delle elites per travestire qualsiasi operazione. I fratelli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Dulles (1893-1969) si rivelarono i maestri indiscussi nello sfruttare l’opportunità della guerra fredda e l’ammucchiata con il governo Eisenhower contribuì a raggiungere l’apice.
Dwight D. «Ike» Eisenhower (1890-1969), dopo la grande carriera nel mondo militare, dove divenne generale e contribuì a guidare l’esercito americano alla vittoria della seconda guerra mondiale, divenne talmente popolare da essere spendibile come presidente degli Stati Uniti. Dopo essere stato corteggiato invano da Harry Truman (1884-1972) per candidarsi con i liberali, si fece caricare in rampa di lancio dall’accoppiata repubblicana fratelli Dulles e il governatore di New York, Thomas E. Dewey (1902-1971) per le elezioni del 1952.
Eisenhower amava la compagnia di persone ricche e potenti. Riempì il suo governo di persone legate alla cerchia che dominava la New York dell’epoca Dulles-Dewey-Rockefeller-Luce. Herbert Brownell (1904-1996), avvocato rampante di Wall Street, venne nominato procuratore generale per la sua campagna. Charles Wilson (1890-1961), CEO della General Motors venne scelto per guidare il dipartimento della difesa. Il presidente della Chase Manhattan ed ex diplomatico John McCloy (1895-1989) divenne consigliere per la sicurezza nazionale.
I due fratelli Dulles però ottenero i due ruoli più importanti riguardo la politica estera statunitense che da quel momento divenne un affare personale di famiglia. Se il maggiore John Foster ottenne la segreteria di stato il fratello minore Allen invece la direzione dei servizi segreti alla CIA.
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La politica estera del governo Eisenhower diede uno scossone alla linea intrapresa dal suo predecessore Harry Truman passando dal concetto del containment a quello del rollback. La politica estera si può rifare per intero al documento pubblicato da Life di Henry Luce il 19 maggio del 1952 dal nome di A policy of Boldness, «Una politica di audacia». In questo articolo verranno descritti tutti i punti fondamentali che staranno alla base della politica estera statunitense per oltre un decennio a venire.
La più importante, tale che divenne anche il termine con cui si identificava l’intera politica estera, fu quella del rollback. Sosteneva che, anziché contenere l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avrebbero dovuto contrastare le conquiste comuniste nell’Europa orientale e altrove. Le altre due idee erano la rappresaglia massiccia e la politica del rischio calcolato.
La rappresaglia massiccia sosteneva che gli Stati Uniti avrebbero dovuto, per usare le parole di Dulles, sviluppare la capacità «di reagire immediatamente a un’aggressione aperta da parte degli eserciti rossi, in modo che, se ciò si verificasse ovunque, potremmo e dovremmo colpire dove fa più male, con i mezzi che sceglieremmo».
La politica del rischio calcolato si riferiva al rifiuto di cedere in una situazione di crisi, anche a costo di rischiare la guerra. Come scrisse Dulles, «la capacità di arrivare sull’orlo del baratro senza entrare in guerra è l’arte necessaria. Se non la si padroneggia, si finisce inevitabilmente in guerra. Se si cerca di fuggire, se si ha paura di arrivare sull’orlo del baratro, si è perduti».
«Il comunismo sovietico», aveva scritto il segretario di Stato, «parte da una premessa atea, senza Dio. Tutto il resto deriva da questa premessa. Se non c’è Dio, non c’è legge morale o naturale… Poiché non c’è legge morale, non esiste il concetto di diritto o giustizia astratta. Le leggi sono i mezzi, i decreti, con cui la dittatura del proletariato impone la sua volontà per reprimere la resistenza dei suoi nemici di classe… C’è il dovere di estendere questo sistema a tutto il mondo».
«L’arena è immensa», scriveva Foster nel suo libro Guerra o Pace. «Comprende il mondo intero e tutte le forze politiche, militari, economiche e spirituali al suo interno». I luoghi in cui gli Stati Uniti intervennero negli anni sotto la sua segreteria furono diversi: Corea, Indocina, Stretto di Formosa, Iran, Guatemala, Giordania, Libano, Quemoy (un piccolo arcipelago di isole amministrato da Taiwan), Berlino.
La sua prima decisione fu quella di affrontare la minaccia della Cina comunista considerando tutto il confine cinese dalla Corea alla Malaya come un tutt’uno. Si schierò dalla parte di Chiang Kai-shek e ordinò alla settima flotta della marina statunitense di posizionarsi a difesa dello stretto di Formosa e dei nazionalisti cinesi.
Successivamente convinse Nehru a spingere Mao alla firma del trattato di Panmunjeom nel 1953 così da raggiungere l’armistizio e la fine della guerra di Corea. Diversamente decise di non intervenire nelle rivolte di Berlino est e nella rivoluzione ungherese quando i freedom fighters magiari chiesero ma non ottennero aiuti dall’Ovest.
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L’aggiunta del fratello minore Allen, alla direzione dei servizi segreti americani, completò il puzzle. La CIA divenne un vasto reame personale, di sicuro la più importante e la meno controllata agenzia di tutto il governo Eisenhower.
Come gli States costruivano la loro presenza nel mondo del dopoguerra con centinaia di basi militari in decine di diverse nazioni, le grandi corporations americane investivano in petrolio, miniere, agricoltura in ogni continente. Eisenhower considerava la CIA come l’agenzia col maggior rapporto costo beneficio per gestire gli interessi americani oltre mare.
Secondo il giornalista David Halberstam (1934-2007), non si trattava più di una democrazia ma di uno Stato chiuso all’interno di uno Stato aperto.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La CIA interviene a Cuba
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