Pensiero
Terrore e «strategia transumanista». Cosa accadrà dopo le elezioni? Intervista con il professor Marini
Cosa accadrà dopo le elezioni? Cosa cambierà con l’avvento di un nuovo governo? Sono le domande che ci poniamo tutti, ora più che mai. Dopo il biennio di follia pandemica, nessuno di noi ha certezza di cosa potrà divenire ora lo Stato.
Renovatio 21 ne ha discusso con il professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica e fondatore del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB), i cui pareri sono spesso rilanciati da Renovatio 21.
Professor Marini, CIEB, nel suo parere dello scorso 19 agosto, ricorda la «diffusa tendenza in atto nel mondo occidentale a consolidare, anziché a eliminare», i sistemi premiali introdotti durante la pandemia, quali il green pass. Il CIEB, quindi, non sembra avere fiducia nel fatto che l’eventuale arrivo del centro-destra al governo potrebbe portare alla definitiva abolizione del Green Pass.
Direi proprio di no. Mi sembra che il centrodestra si sia già espresso in favore dell’identità digitale, espressione che costituisce un mero artificio semantico per nascondere, tra l’altro, le nuove mirabolanti applicazioni del «vecchio» green pass.
Del resto c’è già chi sostiene, e potrebbe essere non lontano dal vero, che l’affermazione del centrodestra rischia di mascherare forme di governo più repressive delle nuove, eventuali proteste nei confronti della attuale situazione economica post-pandemica.
Secondo lei, il nuovo Parlamento dovrebbe fare chiarezza sui troppi morti da COVID e sugli effetti avversi dei vaccini, magari nominando una commissione d’inchiesta sulla pandemia?
Non ho la sfera di cristallo e non so cosa farà il nuovo Parlamento. Certo è che, a meno di una schiacciante vittoria dei partiti antisistema, permane il rischio di un completo, assoluto, totale asservimento del Parlamento al governo, esattamente come è accaduto in questi due anni e mezzo.
Come del resto è forte il rischio che, in nome della «governabilità», venga riproposto un governo tecnico, indipendentemente dai risultati elettorali.
Eppure in Gran Bretagna alcune inchieste giornalistiche, nonché le rivelazioni di alcuni politici di spicco, hanno fatto scoppiare il caso degli effetti collaterali del lockdown. Perché in Italia non si apre questo dibattito?
Perché l’Italia è il Paese più corrotto del mondo occidentale.
È una grave accusa. E poi come c’entra la corruzione con la mancanza di trasparenza nel dibattito pubblico?
Che l’Italia sia un Paese corrotto non lo dico io, ma le classifiche internazionali degli anni passati, periodo COVID a parte.
E per avere un’idea di quanto possa essere addomesticato il dibattito su problematiche di rilevanza scientifica, basti pensare alla caduta verticale dell’onestà intellettuale di gran parte dei docenti universitari, che preferisce coltivare meschine ambizioni accademiche e una vera e propria vocazione per l’allineamento funzionale al potentato di turno, più che lo spirito critico e la ricerca della verità.
In questa prospettiva appare evidente non solo che l’attendibilità delle evidenze pubblicate sulle riviste scientifiche è quanto meno controversa, ma anche che la mera contrapposizione tra evidenze scientifiche tra loro confliggenti – che non a caso comincia ora a essere alimentata anche da convegni accademici – ha il solo scopo di gettare fumo negli occhi del pubblico per mascherare la progressiva trasformazione dei diritti e delle libertà fondamentali in graziose concessioni governative, esattamente come è avvenuto con la grande truffa del COVID.
Eppure la giurisprudenza più recente sembra orientarsi in direzione di riconoscere la responsabilità civile per i decessi provocati dalla vaccinazione. Siamo a un punto di svolta?
Che il cosiddetto vaccino sia un medicinale sperimentale, per il quale non esistono dati clinici completi in ordine alla sicurezza e all’efficacia, non lo dico io, ma il regolamento europeo che ne ha autorizzato l’immissione in commercio, peraltro solo in via condizionata e provvisoria.
Semmai, c’è da stupirsi che tante persone, tra cui molti magistrati, abbiano atteso così a lungo per prenderne atto.
Per quanto riguarda lo stanziamento in favore di GAVI Alliance contenuto nel Decreto Aiuti Bis, quali sono le principali criticità?
Anzitutto non è chiaro perché disposizioni espressamente finalizzate a favorire la partecipazione dell’Italia a «iniziative multilaterali in materia di salute, con specifico riferimento alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie» siano contenute in un provvedimento recante misure urgenti in materia di «energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali».
Inoltre è singolare che un Governo incaricato del solo disbrigo degli affari correnti decida di regalare 100 milioni per l’acquisto di vaccini destinati ai Paesi a reddito medio-basso non direttamente in favore di questi ultimi, ma in favore di GAVI Alliance, ossia dell’ente privato straniero maggiormente coinvolto nel propagandistico sostegno politico-mediatico alla campagna vaccinale, nonché nella progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione dei cosiddetti vaccini anti-COVID, la cui insicurezza e inefficacia erano già note in sede di autorizzazione condizionata all’immissione in commercio.
Ma quale motivo, secondo Lei, ha indotto il Governo a finanziare GAVI Alliance piuttosto che donare direttamente i vaccini ai Paesi in ritardo di sviluppo, tenuto anche conto del fatto che, secondo una recente inchiesta di Report, nell’hub di Pratica di Mare sono stipati circa 15 milioni di dosi di vaccini che rischiano di scadere?
Veramente la domanda andrebbe rivolta al presidente del Consiglio.
Forse il Governo lo ha fatto davvero per rafforzare la cooperazione internazionale in materia di salute, come afferma il Decreto Aiuti Bis. Lei cosa ne pensa?
Temo che qualsiasi motivazione diversa da questa che lei ricorda sarebbe etichettata come complottista, come ad esempio fare riferimento alla strategia transumanista.
E in cosa consisterebbe questa «strategia transumanista»?
Una rivoluzione antropologica condotta all’insegna del liberismo mercantilista e di un malinteso senso del progresso tecno-scientifico, che fa leva sull’applicazione di tecnologie rischiose ed eticamente discutibili quali le converging technologies su cui si basa il tanto celebrato potenziamento del corpo e della mente umani: dalle nanotecnologie alla biologia sintetica passando per le applicazioni delle neuroscienze e l’intelligenza artificiale.
Va ricordato che il COVID ha dischiuso scenari eugenetici ed eutanasici impensabili fino a poco tempo fa.
Lo scopo complessivo di questa strategia, al di là delle dichiarazioni di facciata sul miglioramento della condizione umana, consiste nello smantellamento sistematico delle garanzie poste a tutela della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo, come riconosciute dalle fonti del diritto interno e internazionale che sanciscono espressamente, tra l’altro, il primato dell’essere umano sulla scienza e sulla società.
Certo è molto significativo che GAVI sia finanziata principalmente dalla Gates Foundation. Tenuto conto che quest’ultima è anche tra i principali finanziatori dell’OMS, non c’è il rischio, secondo lei, che un soggetto privato finisca per indirizzare le policy sanitarie di Stati deboli nella direzione da esso voluta?
«L’affaire COVID ha evidenziato che quei soggetti privati cui lei allude controllano i circuiti scientifici, accademici, culturali, tecnologici, produttivi, mediatici e politici di qualsiasi Stato, sia esso debole sul piano economico, sul piano politico o sul piano culturale e morale, come ad esempio l’Italia. E ciò va ben al di là della governance delle policy sanitarie e degli interventi più o meno filantropici nelle aree in ritardo di sviluppo.
Lei parla spesso di «biopandemismo» per indicare la situazione attuale. Può spiegare meglio questo punto?
Terrorizzare e soggiogare le popolazioni mediante crisi di natura diversa: sanitaria, ecologica, climatica, idrica, militare e altre ancora.
È il dispositivo strategico di cui si servono le corporazioni finanziarie multinazionali che sostengono i governi globalisti e che agiscono all’ombra degli stessi: presentare problemi in forma globale e offrire soluzioni anch’esse globali, privando l’individuo di ogni possibilità di discussione critica e di partecipazione responsabile, rassicurandolo paternalisticamente circa la bontà e l’efficacia delle misure da adottare – in linea con lo scellerato slogan Whatever it takes – e finendo per scardinare il patto di alleanza tra cittadini e governi.
L’impotenza è la parola d’ordine del biopandemismo, che così giustifica e legittima l’attribuzione di poteri forti a uomini unti dal Signore e a entità giuridiche inviate dalla Provvidenza.
E chi pensa che l’emergenza sia finita e con essa la stagione dei governi tecnici, si sbaglia, purtroppo: lo vedremo dopo le elezioni.
Civiltà
La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, messosi in luce negli ultimi tempi per ul suo pensiero riguarda la civiltà e i suoi mali.
Il progetto intellettuale più distruttivo del XX secolo. La Scuola di Francoforte. Dovreste sapere cos’era, cosa ha costruito e perché ne subite ancora le conseguenze.
1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934, con l’ascesa al potere di Hitler. La civiltà che avevano deciso di smantellare offrì loro rifugio quando un’altra cercò di annientarli. Trascorsero i successivi cinquant’anni a elaborare l’infrastruttura teorica per quello smantellamento. La civiltà occidentale stessa era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.
2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostenevano che la ragione occidentale – la ragione che ha prodotto Newton e lo Stato di diritto – conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata usata in modo improprio, ma che la ragione stessa, portata alle sue estreme conseguenze, producesse i campi di sterminio. Non si trattava di una critica alle istituzioni, bensì di un’accusa alla civiltà stessa.
The Most Destructive Intellectual Project of the Twentieth Century.
The Frankfurt School. You should know what it was, what it built, and why you are still living inside it.
1. The Institute for Social Research was founded in Frankfurt in 1923 and relocated to Columbia… https://t.co/tuqvEblLIN pic.twitter.com/hXnNKmqPrW
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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3. Adorno fornì loro l’arma psicologica. In La personalità autoritaria (1950) classificava il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche, bensì come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità paterna, sei pre-fascista. L’avversario non aveva più torto, era malato. Non si discute con una patologia, la si cura. Questo rendeva impossibile il dialogo. Non si persuade chi ha torto, si diagnostica una malattia. La politica diventa terapia e il disaccordo diventa patologia.
4. Marcuse fornì loro l’arma politica. In Critica della tolleranza (1965) sosteneva che tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza, quindi, richiede la soppressione delle idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono messi a tacere, non nonostante la tolleranza, ma «in suo nome». Censura mascherata da linguaggio di liberazione.
5. La generazione che ha letto Marcuse alla Columbia, a Berkeley e a Yale è poi arrivata a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato normativo dell’UE. Hanno applicato sinceramente le loro tesi perché le avevano apprese come filosofia. Questo è stato il più grande risultato della Scuola di Francoforte: ha prodotto veri credenti.
6. La teoria francese ha ripreso gli strumenti e li ha resi estetici. Foucault ha reso letteraria la critica del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso elegante la critica dell’identità. Un programma politico è diventato una sensibilità culturale. Si può argomentare con un programma. Una sensibilità è nell’aria che si respira. Quando queste idee sono arrivate nei campus americani attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.
7. Una civiltà si fonda su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un patrimonio che vale la pena trasmettere. La Scuola di Francoforte ha attaccato tutti e tre – sistematicamente e con notevole raffinatezza intellettuale. Ha prodotto una generazione che sa decostruire e ha dimenticato come costruire. Che vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.
Il risultato finale è stato quello di far percepire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata è diventata sospetta; ogni vincolo è diventato oppressione; ogni atto di conservazione è diventato reazionario.
La decostruzione è diventata la norma, mentre la costruzione è diventata qualcosa che doveva giustificarsi. La risposta non è un’altra teoria. È ciò che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le prove, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.
La macchina della decostruzione funziona partendo dal presupposto che nulla valga la pena di essere costruito.
Dimostrate il contrario. Dite la verità, abbiate coraggio e costruite.
Krzysztof Szczawinski
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Immagine di Jjshapiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Pensiero
Storia di rune e cani che abbaiano
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Pensiero
Il fascismo evergreen
Oggi, nel giorno dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Mattarella tuona contro il «ritorno di logiche di dominio e nuove ombre di guerra».
Senza nulla togliere alla drammaticità di quell’evento, le dichiarazioni del presidente potrebbero apparire contraddittorie a chi ricordasse che Mattarella è il principale supporter istituzionale dell’Unione Europea, e cioè di un apparato sempre più incline a derive totalitaristiche e guerrafondaie, come dimostra la cronaca degli ultimi anni, almeno dal COVID in poi.
Ma, per fortuna del Capo dello Stato, e tutto sommato anche nostra, a parte gli iscritti al PD sono sempre meno quelli che hanno tempo di seguire le notizie del mainstream e ancor meno quelli in grado di cogliere la contraddizione in questione.
Del resto, «ribadire il NO al fascismo», come ha fatto nella stessa occasione anche un ex presidente del Consiglio, è praticamente esilarante, se non fosse strumentale ad altri obiettivi.
Definito dal coevo Dizionario Enciclopedico Moderno Labor (Milano, 1943, tomo II, pag. 601) come il «movimento politico italiano creato da Benito Mussolini», senza ulteriori aggettivazioni, tentare ricorrentemente di fornirne una definizione, o prenderne le distanze, a più di 100 anni dalla sua creazione, e a più di 80 anni dalla morte del suo fondatore e unico capo, può avere molti scopi di cui il principale è forse questo: ridicolizzare, etichettare e ostracizzare sbrigativamente chi non la pensa o non si comporta come la massa rintronata dalle logiche demo-liberal-globaliste propagandate dal capitalismo ultra-finanziario e digitale di matrice giudaico-massonica.
Non sei woke? Non sei europeista? Non sostieni le politiche di genere? Non credi nel cambiamento climatico? Non ti sei vaccinato?
Sei un fascista di merda.
Con tanti saluti dai nazi-arcobaleno.
Prof. Luca Marini
Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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