Pensiero
Terrore e «strategia transumanista». Cosa accadrà dopo le elezioni? Intervista con il professor Marini
Cosa accadrà dopo le elezioni? Cosa cambierà con l’avvento di un nuovo governo? Sono le domande che ci poniamo tutti, ora più che mai. Dopo il biennio di follia pandemica, nessuno di noi ha certezza di cosa potrà divenire ora lo Stato.
Renovatio 21 ne ha discusso con il professor Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica e fondatore del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB), i cui pareri sono spesso rilanciati da Renovatio 21.
Professor Marini, CIEB, nel suo parere dello scorso 19 agosto, ricorda la «diffusa tendenza in atto nel mondo occidentale a consolidare, anziché a eliminare», i sistemi premiali introdotti durante la pandemia, quali il green pass. Il CIEB, quindi, non sembra avere fiducia nel fatto che l’eventuale arrivo del centro-destra al governo potrebbe portare alla definitiva abolizione del Green Pass.
Direi proprio di no. Mi sembra che il centrodestra si sia già espresso in favore dell’identità digitale, espressione che costituisce un mero artificio semantico per nascondere, tra l’altro, le nuove mirabolanti applicazioni del «vecchio» green pass.
Del resto c’è già chi sostiene, e potrebbe essere non lontano dal vero, che l’affermazione del centrodestra rischia di mascherare forme di governo più repressive delle nuove, eventuali proteste nei confronti della attuale situazione economica post-pandemica.
Secondo lei, il nuovo Parlamento dovrebbe fare chiarezza sui troppi morti da COVID e sugli effetti avversi dei vaccini, magari nominando una commissione d’inchiesta sulla pandemia?
Non ho la sfera di cristallo e non so cosa farà il nuovo Parlamento. Certo è che, a meno di una schiacciante vittoria dei partiti antisistema, permane il rischio di un completo, assoluto, totale asservimento del Parlamento al governo, esattamente come è accaduto in questi due anni e mezzo.
Come del resto è forte il rischio che, in nome della «governabilità», venga riproposto un governo tecnico, indipendentemente dai risultati elettorali.
Eppure in Gran Bretagna alcune inchieste giornalistiche, nonché le rivelazioni di alcuni politici di spicco, hanno fatto scoppiare il caso degli effetti collaterali del lockdown. Perché in Italia non si apre questo dibattito?
Perché l’Italia è il Paese più corrotto del mondo occidentale.
È una grave accusa. E poi come c’entra la corruzione con la mancanza di trasparenza nel dibattito pubblico?
Che l’Italia sia un Paese corrotto non lo dico io, ma le classifiche internazionali degli anni passati, periodo COVID a parte.
E per avere un’idea di quanto possa essere addomesticato il dibattito su problematiche di rilevanza scientifica, basti pensare alla caduta verticale dell’onestà intellettuale di gran parte dei docenti universitari, che preferisce coltivare meschine ambizioni accademiche e una vera e propria vocazione per l’allineamento funzionale al potentato di turno, più che lo spirito critico e la ricerca della verità.
In questa prospettiva appare evidente non solo che l’attendibilità delle evidenze pubblicate sulle riviste scientifiche è quanto meno controversa, ma anche che la mera contrapposizione tra evidenze scientifiche tra loro confliggenti – che non a caso comincia ora a essere alimentata anche da convegni accademici – ha il solo scopo di gettare fumo negli occhi del pubblico per mascherare la progressiva trasformazione dei diritti e delle libertà fondamentali in graziose concessioni governative, esattamente come è avvenuto con la grande truffa del COVID.
Eppure la giurisprudenza più recente sembra orientarsi in direzione di riconoscere la responsabilità civile per i decessi provocati dalla vaccinazione. Siamo a un punto di svolta?
Che il cosiddetto vaccino sia un medicinale sperimentale, per il quale non esistono dati clinici completi in ordine alla sicurezza e all’efficacia, non lo dico io, ma il regolamento europeo che ne ha autorizzato l’immissione in commercio, peraltro solo in via condizionata e provvisoria.
Semmai, c’è da stupirsi che tante persone, tra cui molti magistrati, abbiano atteso così a lungo per prenderne atto.
Per quanto riguarda lo stanziamento in favore di GAVI Alliance contenuto nel Decreto Aiuti Bis, quali sono le principali criticità?
Anzitutto non è chiaro perché disposizioni espressamente finalizzate a favorire la partecipazione dell’Italia a «iniziative multilaterali in materia di salute, con specifico riferimento alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie» siano contenute in un provvedimento recante misure urgenti in materia di «energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali».
Inoltre è singolare che un Governo incaricato del solo disbrigo degli affari correnti decida di regalare 100 milioni per l’acquisto di vaccini destinati ai Paesi a reddito medio-basso non direttamente in favore di questi ultimi, ma in favore di GAVI Alliance, ossia dell’ente privato straniero maggiormente coinvolto nel propagandistico sostegno politico-mediatico alla campagna vaccinale, nonché nella progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione dei cosiddetti vaccini anti-COVID, la cui insicurezza e inefficacia erano già note in sede di autorizzazione condizionata all’immissione in commercio.
Ma quale motivo, secondo Lei, ha indotto il Governo a finanziare GAVI Alliance piuttosto che donare direttamente i vaccini ai Paesi in ritardo di sviluppo, tenuto anche conto del fatto che, secondo una recente inchiesta di Report, nell’hub di Pratica di Mare sono stipati circa 15 milioni di dosi di vaccini che rischiano di scadere?
Veramente la domanda andrebbe rivolta al presidente del Consiglio.
Forse il Governo lo ha fatto davvero per rafforzare la cooperazione internazionale in materia di salute, come afferma il Decreto Aiuti Bis. Lei cosa ne pensa?
Temo che qualsiasi motivazione diversa da questa che lei ricorda sarebbe etichettata come complottista, come ad esempio fare riferimento alla strategia transumanista.
E in cosa consisterebbe questa «strategia transumanista»?
Una rivoluzione antropologica condotta all’insegna del liberismo mercantilista e di un malinteso senso del progresso tecno-scientifico, che fa leva sull’applicazione di tecnologie rischiose ed eticamente discutibili quali le converging technologies su cui si basa il tanto celebrato potenziamento del corpo e della mente umani: dalle nanotecnologie alla biologia sintetica passando per le applicazioni delle neuroscienze e l’intelligenza artificiale.
Va ricordato che il COVID ha dischiuso scenari eugenetici ed eutanasici impensabili fino a poco tempo fa.
Lo scopo complessivo di questa strategia, al di là delle dichiarazioni di facciata sul miglioramento della condizione umana, consiste nello smantellamento sistematico delle garanzie poste a tutela della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo, come riconosciute dalle fonti del diritto interno e internazionale che sanciscono espressamente, tra l’altro, il primato dell’essere umano sulla scienza e sulla società.
Certo è molto significativo che GAVI sia finanziata principalmente dalla Gates Foundation. Tenuto conto che quest’ultima è anche tra i principali finanziatori dell’OMS, non c’è il rischio, secondo lei, che un soggetto privato finisca per indirizzare le policy sanitarie di Stati deboli nella direzione da esso voluta?
«L’affaire COVID ha evidenziato che quei soggetti privati cui lei allude controllano i circuiti scientifici, accademici, culturali, tecnologici, produttivi, mediatici e politici di qualsiasi Stato, sia esso debole sul piano economico, sul piano politico o sul piano culturale e morale, come ad esempio l’Italia. E ciò va ben al di là della governance delle policy sanitarie e degli interventi più o meno filantropici nelle aree in ritardo di sviluppo.
Lei parla spesso di «biopandemismo» per indicare la situazione attuale. Può spiegare meglio questo punto?
Terrorizzare e soggiogare le popolazioni mediante crisi di natura diversa: sanitaria, ecologica, climatica, idrica, militare e altre ancora.
È il dispositivo strategico di cui si servono le corporazioni finanziarie multinazionali che sostengono i governi globalisti e che agiscono all’ombra degli stessi: presentare problemi in forma globale e offrire soluzioni anch’esse globali, privando l’individuo di ogni possibilità di discussione critica e di partecipazione responsabile, rassicurandolo paternalisticamente circa la bontà e l’efficacia delle misure da adottare – in linea con lo scellerato slogan Whatever it takes – e finendo per scardinare il patto di alleanza tra cittadini e governi.
L’impotenza è la parola d’ordine del biopandemismo, che così giustifica e legittima l’attribuzione di poteri forti a uomini unti dal Signore e a entità giuridiche inviate dalla Provvidenza.
E chi pensa che l’emergenza sia finita e con essa la stagione dei governi tecnici, si sbaglia, purtroppo: lo vedremo dopo le elezioni.
Pensiero
Papa Leone «medical dimension»
«I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone allo stato iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato per i prossimi giorni»: è lo scioccante annuncio del papa ieri in piazza San Pietro.
Il portavoce vaticano Matteo Bruni aveva pronta la puntualizzazione: «L’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post-operatorio è di circa una settimana». Tutto al Gemelli, comme d’habitude. L’agenda resterebbe quasi del tutto invariata, compreso il viaggio apostolico nell’amato Perù (Paese di cui ha la cittadinanza) il prossimo novembre.
Non pare ci sia un’emergenza sanitaria preoccupante: Un nodulo polmonare (un’opacità circolare di diametro inferiore a 3 cm) è considerato pericoloso o sospetto di malignità principalmente quando presenta dimensioni superiori agli 8 mm, margini irregolari o «spinati», una crescita rapida nel tempo e si sviluppa in persone ad alto rischio. Il papa non ha dettagliato millimetricamente, tuttavia possiamo capire che l’emergenza non è assoluta.
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Tuttavia, non ci interessa qui il rilievo medico-chirurgico, ma la novità dell’annuncio fatto dal pontefice stesso.
Non riusciamo a trovare, andando indietro con la memoria, un caso in cui una diagnosi medica venga annunciata all’Angelus dal papa in persona.
Papa Francesco, grande novatore della materia, più volte ha parlato all’Angelus dei propri problemi di salute. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 ha detto che la bronchite gli rendeva faticoso leggere e ha fatto leggere il testo a un collaboratore. Nel 2021, dopo l’intervento al colon, ha recitato l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli e ha ringraziato per le preghiere. Durante il ricovero del 2025 l’Angelus è stato diffuso in forma scritta, con riferimenti alla sua condizione.
Giovanni Paolo II ha recitato più volte l’Angelus dall’ospedale Gemelli, ad esempio dopo l’intervento del 1992. Nel maggio 1981, dopo l’attentato, il Regina Caeli fu trasmesso in audio dal ricovero, e lì ebbe parole di perdono per l’attentatore Ali Agca. Negli ultimi anni mostrava apertamente la sua sofferenza, ma non risulta che abbia mai nominato il Parkinson dalla finestra.
Paolo VI e altri predecessori comunicavano di solito le malattie tramite la Sala Stampa vaticana o con messaggi, non con una dichiarazione all’Angelus (a parte quella volta che diede una smentita – cioè una notizia data due volte – riguardo l’accusa di omosessualità mossagli sui giornali a partire dalla rivelazione dello scrittore e diplomatico francese Roger Peyrefitte).
Insomma, l’annuncio diagnostico dettagliato in un momento sacro, per quanto sfiorato in precedenza, non ci pare fosse mai capitato: non è un’allusione alla malattia, qui Leone ha detto esattamente di cosa si tratta.
Il galateo non vieta in modo assoluto di parlare di salute, ma sconsiglia fortemente di farlo in determinati contesti—soprattutto a tavola o in occasioni formali—perché argomenti legati a malattie, dolori e disturbi fisici possono turbare l’appetito e la serenità altrui.
Secondo esperti ed accademici del Galateo, malattie, interventi chirurgici e problemi fisici sono considerati argomenti tabù. Se qualcuno vi chiede come state per pura cortesia, si risponde in modo breve e generico (ad esempio «Bene, grazie») senza dilungarsi sui propri acciacchi. È per questo che ricordo con un certo disagio quando un conoscente, noto per la sua lagneria, un giorno al mio «ciao» mentre gli offrivo la mano mi rispose «Vobevto ho il cancvo». Il cancro non provocava la erre moscia, che era diacronica, ma era probabilmente riferito a qualcosina di non terrificante alla prostata (credo).
Ad ogni modo, c’è da sapere che la questione della pubblicità della propria condizione medica è talmente codificata che il galateo moderno ritiene poco educato dire «Salute!» quando qualcuno starnutisce. Tale gesto, anziché essere gentile, richiama l’attenzione su un fatto intimo o involontario, mettendo in imbarazzo chi lo ha emesso; la regola vuole che si faccia finta di nulla. (Parentesi: non si dice nemmeno «buon appetito», espressione amatissima da papa Francesco, perché in origine era rivolta da Lorenzo il Magnifico ai servi che potevano da quel momento consumare gli avanzi dei luculliani pranzi strategici del signore di Firenze)
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Per i protocolli di bon-ton parlare di cure mediche, diete restrittive o terapie prolungate con persone poco conosciute risulta noioso, invadente e privo di eleganza. È preferibile riservare questi argomenti a rapporti di profonda confidenza.
Non possiamo dire che il papa, re di uno Stato millenario, possa sottrarsi ai protocolli. Non solo per questioni d’uso diplomatico, ma per la mistica stessa del corpo del papa. Ricordiamo come, fino a Giovanni XXIII che chiese la fine dell’espressione, L’Osservatore Romano scriveva sistematicamente, quando si doveva virgolettare il papa, «come abbiamo appreso dalle auguste labbra» del Santo Padre. Lo stesso Paolo VI, nell’epica smentita in piazza San Pietro riguardo le accuse di avere un amante attore milanese, parlò di «ingiuria alla Nostra augusta persona».
La persona del Santo Padre era «augusta», come le sue labbra, le parti del suo corpo – che è appunto, il corpo di un Santo Padre. Questo è il motivo, mi spiegavano quando ancora piccino mi ponevo domande sulla morte improvvisa di papa Luciani, per cui un’autopsia nemmeno lontanamente era pensabile, un vero spasso per qualsiasi cospiratore, americano, vaticano, massone che fosse.
Eccoci quindi precipitati nel Kali Yuga in cui il papa dettaglia con minuzia i suoi problemi medici. Qualcuno può dire che è un effetto della sinodalità, cioè, in soldoni, della democratizzazione della chiesa: il re si rivolge ai sudditi come ai suoi confidenti, il padre parla ai figli come fossero suoi amici, il discorso sacro diviene una chiacchiera al bar, con tutte le sue sfumature di realtà ed amarezza.
In realtà, un altro pensiero si fa avanti. È quello del vaticano invaso da spin doctor oramai indistinguibili da sceneggiatori televisivi, quello del papato come fiction.
È quanto profeticamente suggeriva, oramai una decade fa o più, il leggendario padre Florestano Pizzarro, personaggio creato dal genio di Corrado Guzzanti, probabilmente inconsapevole di quanto stesse, in realtà, non tratteggiando una caricatura, ma descrivendo la situazione iperrealisticamente.
Padre Pizzarro è molto ricco nel suo discorso sullo showbusiness papale: non solo c’è il rischio che l’attenzione degli spettatori sia dirottata altrove – con l’idea che padre Georg Gänswein, ora vescovo, potesse essere «rubato» dal Trono di spade –, ma evvi anche la necessità di creare colpi di scena, di utilizzare inventi narratologici per mantenere alto l’intrattenimento, l’engagement, del popolo consumatore dello spettacolo vaticano.
È così. A questo punto bisogna considerare quanto all’audience (sì, dall’udienza all’audience) piacciano le serie TV di carattere medico. C’è da ricordare il successo, anni fa, del Dottor House, che era in pratica uno Sherlock Holmes claudicante ed infinitamente antipatico – cioè esponente di quel teatro della crudeltà che, come con i talent show culinari, oramai ha conquistato il gusto pubblico rendendolo sadico – che operava forsennatamente in ambito nosocomiale.
La passione della gente per le fiction mediche era resa con parodia irresistibile nella stupenda, insuperata serie comica Boris, basata sulle avventure di una sgangherata troupe alle prese con la produzione della serie Gli occhi del cuore, ambientata tra dottori e pazienti di una clinica. Gli stessi personaggi venivano poi spinti a raddoppiare lo sforzo realizzando un’ulteriore inguardabile serie ospedaliera, chiamata, proprio per non lasciare dubbi, Medical Dimension.
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Nella storia di Boris, Medical Dimension era progettata come una serie avveniristica, dove finalmente regista e sceneggiatori potevano osare con colpi di scena drammatici, morti e feriti, salvataggi – tutto basato sui fatti sanitari dei personaggi. Il problema è che, alla fine, si scopre che la rete nemmeno vuole mettere in onda la serie, gli invisibili despoti (politici, burocratici) a capo della televisione italiana l’hanno commissionata solo per dimostrare che una televisione di qualità non era possibile, che il popolo doveva continuare a sorbirsi prodotti scadenti, senza possibilità di avanzamento.
Ora, sembra proprio che, galateo a parte, il papato si dirige verso Medical Dimension. Se il papato ora, per eterogenesi dei fini, finisca fuori dagli schermi, sepolto dal grottesco, dal materiale, dal laido non lo sappiamo.
Ma gli spin dottori papali ce la stanno mettendo tutta. Il lettore di Renovatio 21 sa che il dubbio se stiano facendo apposta ce lo abbiamo davvero, e da anni.
La nostra fortuna è che, come annunziato da Nostro Signore, non prevalebunt. No, non prevarranno: nemmeno gli orrendi sceneggiatori invertiti della chiesa conciliare.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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Pensiero
Peter Thiel contro Leone XIV per l’allarmismo sull’AI: vuole «distogliere l’attenzione dagli abusi su minori»
Secondo Peter Thiel, l’investitore ultramiliardario cofondatore di Paypal e Palantir (e primo investitore in Facebook), papa Leone starebbe usando le paure diffuse sull’Intelligenza Artificiale per spostare l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori ancora aperti nella Chiesa cattolica. Il miliardario americano, omosessuale con figli surrogati, ha inoltre accusato l’ex presidente Barack Obama di aver piegato l’opposizione all’IA a scopi politici.
Le parole arrivano mentre gli stessi sviluppatori avvertono che la tecnologia potrebbe presto uscire dal controllo umano. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk, proprietario di xAI, hanno sostenuto gli appelli a frenare la costruzione di modelli sempre più potenti, dopo che Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha messo in guardia dal rischio che sistemi fuori controllo possano impadronirsi di vaste porzioni di Internet nel giro di pochi mesi, con danni per centinaia di miliardi di dollari.
Questi allarmi hanno rafforzato la domanda di una vigilanza più stretta sull’IA: i grandi gruppi tecnologici concorrenti chiedono garanzie contro una tecnologia che temono possa sfuggire di mano.
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In una serie di conferenze a porte chiuse a Nashville, Thiel ha preso di mira entrambi i leader, intensificando i suoi avvertimenti sull’Anticristo, figura profetica tradizionalmente legata all’inganno e all’opposizione agli insegnamenti di Gesù. A suo dire, quella figura potrebbe sfruttare i timori sull’AI e su altre minacce catastrofiche per bloccare il progresso tecnologico e imporre un «governo mondiale» fortemente regolamentato. Le dichiarazioni, rese il 28 settembre e il 5 ottobre, sono state divulgate giovedì da Politico.
«Molte persone sanno che l’intelligenza artificiale è politicamente impopolare e vogliono sfruttare questa situazione per accrescere la propria popolarità», ha detto Thiel. «Sia Obama che il papa rientrano in questa categoria. Obama sa che i Democratici non hanno idee, ma almeno possono opporsi all’AI». Obama ha di recente invitato i democratici a elaborare una strategia più organica sull’IA.
Il miliardario repubblicano, dichiaratamente gay e titolare di un’azienda di sorveglianza, ha poi accusato Leone XIV di aver usato il dibattito sull’AI per distogliere lo sguardo da decenni di scandali di abusi sessuali nella Chiesa cattolica.
«Aveva bisogno di qualcosa di politicamente popolare per distogliere l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori nella Chiesa, e l’ha trovato nell’AI», ha detto Thiel, riferendosi alla prima enciclica del papa, pubblicata a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
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Leone XIV ha messo l’IA al centro del pontificato, mettendo in guardia dai rischi di uno sviluppo senza freni e dai suoi effetti sulla dignità umana, sulle libertà individuali e sulla concentrazione del potere.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa estate in un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel ha affermato che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi. «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è» ha scritto il Thiel. «Benedetto lo ha già fatto». In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
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Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questa settimana il capo di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi» dell’IA — tra cui attacchi informatici, truffe e abusi — in cambio dei benefici. Ha però fissato un limite ai «rischi veramente catastrofici», compresa «una grave perdita di controllo a favore dell’IA».
Anche il patron di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto – invertendo le sue posizioni precedenti – una regolamentazione pubblica, avvertendo che l’intelligenza artificiale in mano a soggetti ostili potrebbe innescare eventi capaci di causare «un miliardo di morti». Allo stesso modo il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha avvertito che sistemi sempre più potenti potrebbero sfuggire al controllo umano, con conseguenze catastrofiche per l’umanità.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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