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Epidemie

«Rifiutate questo vaccino», specie per i bambini. Rinomato medico francese contro la follia pandemica

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In Francia, secondo un recente sondaggio, il 54% degli intervistati ha annunciato di voler ricevere il vaccino; ulteriori indagini confermano che metà della popolazione francese è «contraria» al vaccino COVID-19 in un contesto di crescente sospetto sui vaccini in generale e sulla rapidità vertiginosa con cui Moderna, Pfizer e altre aziende hanno sviluppato nuovi vaccini.

 

Anche oltralpe, come scrive Lifesitenews, molte voci si sono levate, non solo sui social media e sui siti Web contrari alle restrizioni COVID-19, ma anche sui media mainstream, dove personalità di spicco hanno dichiarato che non si sottoporranno a un vaccino i cui effetti a medio e lungo termine sono totalmente sconosciuti.

 

Fouché chiede un ritorno alla vita normale, la fine della paura e dell’obbligo delle mascherine, anche a un evento pubblico tenutosi a Marsiglia lo scorso fine settimana per incoraggiare tutti a resistere all’attuale ondata di panico irrazionale.

Tra gli esponenti anti-«dittatura sanitaria», il dottor Louis Fouché, anestesista e specialista in rianimazione in uno dei quattro maggiori ospedali di Marsiglia, è uno dei più accesi. Ha recentemente pubblicato un video su YouTube che è stato visto molte decine di migliaia di volte, in cui offre un «tour» globale dei pericoli e dei difetti della prossima campagna di vaccini in Francia, invitando chiaramente tutti gli spettatori a non effettuare il vaccino.

 

Il video ora non esiste più su YouTube, a causa – sembra – della chiusura del relativo account.

 

Fouché è un medico rispettato, che gode del sostegno del famoso professor Didier Raoult dell’Unità di malattie infettive di Marsiglia, il primo e più eminente accademico francese che ha raccomandato il trattamento con idrossiclorochina-azitromicina-zinco per i pazienti COVID-19 nella fase iniziale della malattia.

 

Fouché chiede un ritorno alla vita normale, la fine della paura e dell’obbligo delle mascherine, anche a un evento pubblico tenutosi a Marsiglia lo scorso fine settimana per incoraggiare tutti a resistere all’attuale ondata di panico irrazionale.

 

Fouché ha prima richiamato l’attenzione sul modus operandi degli attuali venditori di vaccini: creare paura e disperazione, l’idea che siano necessarie misure restrittive e che gli ospedali debbano essere protetti dal sovraccarico.

Le sue osservazioni sugli attuali e innovativi vaccini RNA forniscono preziose informazioni sul modo in cui dovrebbero funzionare, ma anche sui giganteschi interessi finanziari coinvolti e sul modo folle seppur geniale con cui le autorità li stanno promuovendo.

 

I vaccini COVID-19 non sono e non saranno obbligatori in Francia, ha affermato il presidente Emmanuel Macron in un recente discorso alla nazione. Ma, come mostra Fouché, il caso potrebbe essere tutt’altro che chiuso.

 

Fouché ha prima richiamato l’attenzione sul modus operandi degli attuali venditori di vaccini: creare paura e disperazione, l’idea che siano necessarie misure restrittive e che gli ospedali debbano essere protetti dal sovraccarico.

 

«Hanno creato lo “Yes-set”: un’ipnotica concatenazione di concetti con i quali tutti sono d’accordo che si conclude con un falso: l’ultimo dice che “l’unica via d’uscita è il vaccino”. Questo esclude la cura e la cura è disponibile»

Tutti questi sono ampiamente condivisi nella popolazione attraverso la propaganda dei media. «Hanno creato lo “Yes-set”: un’ipnotica concatenazione di concetti con i quali tutti sono d’accordo che si conclude con un falso: l’ultimo dice che “l’unica via d’uscita è il vaccino”. Questo esclude la cura e la cura è disponibile».

 

Più avanti nel suo discorso, ha citato un rapporto del Senato francese sul fiasco del vaccino H1N1 in Francia: «Più aumentiamo la paura, più aumentiamo il grado di accettabilità di un vaccino nella popolazione generale».

 

Un vaccino, ha affermato Fouché, è «uno strumento terapeutico come un altro, non una religione».

 

«Il vaccino è per le persone che stanno bene e in buona salute. Il focus del rischio deve essere sulla sicurezza», ha aggiunto che non dovremmo prendere alla leggera il rischio di far ammalare le persone sane, specialmente quando il tasso di mortalità del COVID-19 è solo lo 0,05%.

Fouché è particolarmente diffidente nel vaccinare i bambini. «Non sono né vettori né trasmettitori»

 

Fouché è particolarmente diffidente nel vaccinare i bambini. «Non sono né vettori né trasmettitori», ha affermato, citando uno studio francese che ha trovato «pochissime contaminazioni legate ai bambini», osservando il cosiddetto «caso di Contamine», dove un bambino positivo al COVID era stato a contatto con 178 persone, nessuna delle quali era stata infettata. Invece, «gli adulti possono contaminare i bambini… ma è così grave?» chiede.

 

Ad oggi in Francia, tre bambini sono morti di COVID, due dei quali avevano già malattie gravi.

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Epidemie

Cos’è questa nuova influenza che sta attaccando i nostri figli?

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In pratica me lo ha ripetuto anche il fattorino che mi ha portato il pacco ieri.

 

Gli avevo detto che mi dispiaceva se non c’ero stato al mattino, quando era passato, ma del resto avevo la bambina ammalata. L’uomo, che dall’aspetto e dalla parlata avrei detto maghrebino, mi ha risposto che capiva benissimo, perché anche a lui era capitato.

 

«Due settimane di influenza, prima una settimana intera di febbre alta di un bambino, poi la settimana dopo stessa cosa con l’altro» ha esclamato con accento forte.

 

È la stessa medesima storia che sto sentendo ovunque. Febbre alta, 39°C, financo ai limiti del 40°C. Invece che durare quei tre giorni scarsi, con il saliscendi che ben conosciamo, temperature e sintomi (tosse forte, mal di gola) rimangono tenaci a lungo, fino preoccupare i genitori. Poi, dopo circa sette giorni o perfino qualcosa di più, il male sparisce, anche se il bambino è lasciato un po’ pallido e indebolito – ma niente di che.

 

L’idea che ci sia in giro questa influenza nuova, durevole e coriacea, è rafforzata dal fatto che vi sono classi delle elementari dimezzate (o più che), attività sportive che addirittura stanno saltando le lezioni perché i bambini non sono abbastanza per l’allenamento.

 

Poi, l’altro fatto enigmatico: il contagio sembra, come dire, rallentato. L’influenza ha di solito un’incubazione breve, 1 o 2 giorni. Qui invece si sentono storie di fratellini (o mamme, papà, nonne, etc.) che si ammalano dopo circa una settimana che si è ammalato il primo.

 

Quanto scrivo sopra è pura osservazione personale. Aneddotica, o neanche quello. Del resto, mica ci sono alternative: nessuno, davvero nessuno sta cercando di raccontare cosa sta succedendo.

 

Da niuna parte qualcuno sta cercando di fare mezza spiegazione: cos’è questa influenza di quest’anno, così atipica per resistenza, intensità, durata? Cos’è questa cosa dei contagi lenti?

 

I virologi e i ministri non sembrano interessati alla cosa. Quindi, potrebbero far spallucce e dire che sono solo idee campate in aria, magari qualche statistica disposta a spiegarlo pure si trova. Anche se qualcuno si è già fatto scappare che l’influenza quest’anno è arrivata con un mese di anticipo. Bizzarro. Tuttavia, si raccomanda l’esperto, mascherina in classe: «potrebbe aiutare e proteggersi dal contagio, come abbiamo già visto con il COVID».

 

Agli esperti chiediamo: scusate, e quelli che avevano fatto la vaccinazione influenzare? Era già uscita l’edizione per il ceppo 2022, no? L’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso ha presentato proprio oggi uno spot per la campagna di vaccinazione antinfluenzale, con testimonial (purtroppo) il genio del panettone Iginio Massari.

 

Quindi vuol dire che le 1,4 milioni di dosi somministrate tra il 12 ottobre e il 13 novembre di un siero che impedirà alle persone di prendere il malanno che sta flagellando le nostre famiglie? Il ceppo su cui è tarata la siringa è quello giusto?

 

Scusate, so bene che sono domande sciocche. Del resto, leggiamo su Repubblica di un medico di famiglia, segretario di un’associazione di categoria, che dichiara tranquillo che «il virus dell’influenza tende a colpire di più chi non si è vaccinato». Eh sì: «Chi ha fatto la vaccinazione anti influenzale negli anni passati, in un certo modo mantiene una memoria immunitaria, ha un patrimonio anticorpale. Chi invece in passato non si è vaccinato, e al contempo non ha contratto l’influenza grazie all’utilizzo della mascherina, è scoperto dal punto di vista immunitario».

 

Capito? I vaccini antinfluenzali stagionali passati aiutano, perché c’è una memoria immunitaria, «in un certo modo». Non sappiamo dire, noi inesperti, se chi si è beccato l’influenza tutti gli anni invece questa «memoria immunitaria» l’abbia o meno. Del resto abbiamo visto l’OMS cambiare i testi del suo sito, per cui l’immunità di gregge avverrebbe solo grazie alla vaccinazione della popolazione, mica per la presenza di anticorpi, naturali o meno che siano.

 

Vabbè, ma del resto, cosa stiamo a perdere tempo co’questi?

 

Nessuno, dico nessuno, ha delle risposte da dare. Questo dai virologi dovremmo averlo imparato. In teoria.

 

Ricordate, per esempio, la sparizione dell’influenza nel 2020? In pratica, c’era COVID dappertutto, casi di influenza, invece, pochissimi. Il problema è che sembra proprio non sia una distorsione pubblicitario/statistica con cui ci hanno narcotizzato in pandemia: una farmacista quest’anno me lo ha confermato, dicendo che ha visto per l’annata COVID un crollo di vendite di sciroppi e prodotti affini.

 

In pratica, il COVID scacciava il virus influenzale? Virus che si sostituiscono? Possibile?

 

Beh, anche qui, è dura trovare un virologo che abbia voglia di parlarne. A dire il vero, uno celo. Florian Krammer, professore di vaccinologia presso il Dipartimento di Microbiologia della Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital (prestigioso ospedale di Nuova York) e condirettore del Center for Vaccine Research and Pandemic Preparedness si è lasciato andare ad una ammissione sincera sul New York Times.

 

«Gli scienziati hanno ‌osservato in passate pandemie che un nuovo virus può ‌‌influenzare la circolazione di quelli esistenti. Un esempio è il virus dell’influenza. Durante le ultime tre pandemie influenzali, nel 1957, 1968 e‌ 2009, i virus dell’influenza A che erano nuovi per l’uomo hanno sostituito alcuni dei virus influenzali che circolavano già all’epoca, provocando l’estinzione di alcuni dei virus più vecchi» spiega il dottor Krammer.

 

Tuttavia, ammette il vaccinologo, «gli scienziati non comprendono appieno perché ciò accada». Scusate, è il caso di ripeterlo: «gli scienziati non comprendono appieno perché ciò accada». Rileggete.

 

Ecco, sarebbe da andare in cerca del dottor Krammer per stringerli la mano, anche senza guanti, anche se nella frase dopo dice che la colpa potrebbe essere del cambiamento del comportamento delle persone, qualsiasi cosa voglia significare.

 

«Sebbene sia difficile prevedere esattamente cosa accadrà questo inverno, probabilmente ci saranno molte persone che si ammaleranno di virus respiratori. I bambini potrebbero contrarre più malattie per i prossimi uno o due anni, prima che le cose si stabilizzino in un ritmo più regolare». Insomma anche il superprofessore ipervaccinista alza bandiera bianca. Certo non perdendo occasione, da buon virologo, di cassandrare un bel futuro tetro per i bimbi nei prossimi mesi. On connait la chanson.

 

Insomma, c’è un’influenza nuova, o almeno sembra così a tutte le famiglie che conosco. Fermiamo pure i pensieri che ci porterebbero a pensare ad altri esperimenti Gain of Function, perché a Wuhano (o in Ucraina, o a Boston, o a Londra, o ovunque) si annoiavano. L’idea che i virus escono dai laboratori, nonostante i progressi, dobbiamo dire che ancora deve rimanere proibita. No?

 

Il fatto è che non hanno nemmeno provato a iniziare a raccontarci cosa è, anche se in alcuni casi sembrerebbe proprio che i sintomi possono essere più duri di quelli del COVID: il bambino che magari con il COVID ha tossicchiato qualche giorno con 37,5°C, ora ci ha 39,5°C costanti e dei rombi tonitruanti che salgono su violenti per la gola.

 

Bertolaso l’ha ammesso: «L’influenza al momento ci preoccupa più del COVID». Ha ragione. Del resto, ci ricordiamo bene le campagne terroristiche degli anni scorsi sulle decine di migliaia di morti mietuti dal virus influenzale. Ci ricordiamo anche, a dire il vero, qualche storia di persone rimaste danneggiate totalmente, di lotti ritirati… col morto.

 

Resta questa sensazione beffarda di abbandono: nessuno sa cosa stia succedendo. Dobbiamo dire, che, in fondo, la cosa può dare compiacimento: in un mondo dove sembrava che sapessero tutto, e ti davano ordini di conseguenza (anche se nemmeno sapevano se il vaccino era testato per fermare il contagio) questo momento di vuoto, con il fischiettamento di dottori e politici che si ode lontano, fornisce come un singolo raggio di una luce che avevamo dimenticato.

Ecco, riassaporate la libertà di ammalarvi senza che ne dipenda il vostro lavoro, il vostro sostentamento, la libertà di esprimervi e di deambulare e di riunirvi, e il rapporto con parenti e conoscenti e con la massa vaccina tutta, certo compresa della notoria «casta degli stronzi» ( © 2020 Renovatio 21).

 

Fatelo subito, però. Perché potrebbe durare poco.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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Cina

412 milioni di cinesi in lockdown. Si moltiplicano le proteste contro la politica «zero-Covid» di Xi Jinping

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Situazione ancora tesa alla Foxconn di Zhengzhou, primo assemblatore mondiale di iPhone. Circa 412 milioni di cinesi sono in lockdown. Contagi in crescita anche a Pechino. Fondo monetario internazionale: crescita cinese a fine anno prevista al 3,2%; consigliato un rafforzamento della campagna vaccinale per invertire il trend negativo.

 

 

 

Si moltiplicano nel Paese le proteste contro la draconiana politica di azzeramento del COVID-19 voluta da Xi Jinping.

 

Circolano sui social media immagini di quelli che sembrano lavoratori della Foxconn a Zhengzhou (Henan) mentre abbattono delle barriere e si scontrano con guardie in tuta protettiva invocando il pagamento dello stipendio. Lo scorso mese personale della compagnia, il più grande assemblatore di iPhone al mondo, è scappato a piedi dallo stabilimento per sfuggire alla quarantena per il coronavirus.

 

Gli allentamenti alle restrizioni sanitarie annunciati la scorsa settimana dal governo sono già un ricordo. Molte città cinesi registrano picchi di contagi spingendo le autorità a tornare subito a lockdown, quarantene e tamponi di massa. Colpita anche la capitale, dove le autorità hanno chiuso centri commerciali, parchi e musei, oltre a interi quartieri, e imposto limiti alla circolazione. Situazione critica anche a Shanghai, ma soprattutto a Chongqing and Guangzhou (Guangdong) dove si registrano il maggior numero d’infezioni.

 

Secondo Nomura, al 21 novembre circa 412 milioni di cinesi erano in lockdown, in salita rispetto ai 340 milioni della settimana precedente. I contagi a livello nazionale sono oltre 28mila.

 

Le misure di contenimento della pandemia sono diventate un problema socio-economico. Nelle settimane scorse Guangzhou ha visto dimostrazioni di piazza poi oscurate dal web.

 

Significative proteste si sono avute poi in Tibet, senza dimenticare quelle dei cittadini di Shanghai, costretti in primavera alla quarantena nelle loro abitazioni e senza viveri per giorni.

 

Ancora più clamorosa è l’azione solitaria di un manifestante che ha esposto a Pechino striscioni critici di Xi alla vigilia del 20° Congresso del Partito lo scorso mese: la sfida più plateale al regime dal movimento democratico di piazza Tiananmen del 1989. La polizia ha arrestato subito Peng Lifa, diventato una star del web con i soprannomi di «uomo del ponte», «guerriero solitario» e «uomo coraggioso».

 

Sul fronte economico le notizie non sono positive. Oggi il Fondo monetario internazionale (FMI) ha pubblicato le previsioni per l’economia cinese.

 

La crescita del PIL a fine 2022 è data al 3,2%, ben lontana dall’obiettivo del 5,5% di Pechino. Per il 2023 è atteso un miglioramento al 4,4%, sull’assunto però che il governo cinese inizi ad accantonare la politica zero-COVIDnella seconda metà dell’anno.

 

L’FMI ha precisato che per raggiungere questo risultato la Cina dovrebbe rafforzare la campagna di vaccinazione, finora fallimentare.

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Epidemie

Nessuna amnistia sul COVID: dov’è la giustizia?

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Renovatio 21 pubblica questo testo comparso sul Substack della scrittrice statunitense Naomi Wolf.

 

 

Vivo in una regione da cartolina: la Hudson Valley, commemorata da pittori e poeti; un mosaico di rossi e gialli autunnali, maestosi pendii collinari, cascate leggendarie e piccole fattorie punteggiate pittorescamente sui pendii di borghi addormentati.

 

Le città della nostra zona sembrano dipinti di Norman Rockwell: c’è Main Street, Millerton, con il suo campanile bianco del 19° secolo, il suo famoso caffè Irving Farm con gli eccellenti chicchi di caffè, il suo affascinante centro commerciale di antiquariato, la sua famosa pizzeria.

 

Quando guidi a Millerton, sembra che tu stia guidando nel cuore dell’America archetipica; tutto ciò che le canzoni di Woody Guthrie commemorano, tutto ciò che i soldati americani sognavano quando erano lontani – tutto ciò che è decente e puro, si trova nelle città della Hudson Valley.

 

Di sicuro  sembra  così, comunque.

 

Ma in questi giorni sono obbligata a mantenere un fervente monologo interiore, solo per poter svolgere piacevolmente i miei affari nel negozio di ferramenta locale, dal fiorista locale, all’ufficio postale.

 

Perché in questi paesini è avvenuto un massacro emotivo. E ora ci si aspetta che ci comportiamo come se non fosse mai successo.

 

Ma psichicamente, emotivamente, c’è sangue che scorre nelle strade; e i corpi sono accatastati, invisibili, davanti ai negozi di dolciumi, alle enoteche di fascia alta, ai graziosi monumenti ai caduti della seconda guerra mondiale, fuori dal mercato degli agricoltori il sabato e fuori dai bar di tapas.

 

Quindi il mio mantra interiore tranquillo è: ti perdono.

 

Ti perdono, cinema di Millerton. Il tuo proprietario, che è stato intervistato poco prima della pandemia, dicendo cose adorabili in un giornale locale su come il teatro rinnovato avrebbe migliorato la comunità locale, ha pubblicato un cartello nel 2021 dicendo che solo le persone vaccinate potevano entrare. Dovevi davvero cercare le parole scritte in piccolo per vedere che potevi attraversare quelle porte, se non vaccinato, solo con un test PCR.

 

Perdono le signorine che lavoravano dietro il banco dei popcorn, per avermi detto che non potevo entrare oltre. Che non potevo sedermi, con altri esseri umani nella mia comunità, a guardare un film insieme a loro.

 

Perdono il giovane bigliettaio per avermi detto che dovevo tornare fuori, sul marciapiede. Non potevo nemmeno stare in piedi nell’atrio.

 

Perdono questi giovani che volevano solo un lavoro e che hanno dovuto discriminare nel modo più atroce e sfregiante – sfregiante per me e senza dubbio anche per loro – solo per mantenere il loro lavoro. Li perdono. Li perdono per la scena mortificante che hanno dovuto causare.

 

Perdono il proprietario del cinema per avermi urlato in modo difensivo quando ho messo in dubbio questa politica.

 

Perdono la coppia di anziani lì vicino nell’atrio; la donna che iniziò a urlarmi contro, in modo allarmante, dicendo che era contenta della politica e non mi voleva da nessuna parte vicino a lei. La perdono. Perdono il marito tacito e imbarazzato nel suo silenzio.

 

Perdono il dipendente del negozio di fiori Millerton che ha chiesto: «Sei vaccinata?» quando sono entrata – quando volevo solo dei bei fiori, dei rami di ulivo artificiali, magari, come quelli che avevo visto su una rivista di decorazione, da sistemare in un vaso nel mio studio.

 

Perdono questo dipendente per aver dovuto seguire un copione che deve essere stato stabilito dal comune, affinché tutte le piccole imprese lo seguano, in una metodologia bizzarra e coercitiva, come questo fuori dal comune, non americano e inappropriato la domanda è stata posta tutta in una volta in qualche modo, negozio dopo negozio, nella mia piccola città, nei paesi vicini, persino a New York City, durante un certo momento del brutto anno 2021.

 

Perdono questi proprietari di negozi per avermi privato di un grande vantaggio di una società libera – il grande dono della libertà, dell’America – quel diritto di essere sognante, di avere un po’ di privacy e di essere preoccupato per i propri pensieri.

 

Perdono questa dipendente per essersi intromessa nella mia privacy in un modo sorprendente, maleducato e del tutto fuori luogo, dato che stava semplicemente vendendo fiori e io stavo semplicemente cercando di comprarli.

 

La perdono per il modo in cui questa richiesta ha fatto salire i miei livelli di adrenalina, come fanno quando le cose sono instabili intorno a te; nel 2021, non potevi dire quali negozi ti avrebbero messo a confronto, o quando, con quella domanda urgente e prepotente: quando ti è capitato di girovagare, desiderando solo del dentifricio, o una fetta di pizza, o per guardare degli oggetti d’antiquariato.

 

No… mi aspettavo un’inquisizione.

 

Perdono questo impiegato del negozio di fiori per avermi presentato questa domanda sorprendente che ogni volta mi ha fatto sentire, con il mio disturbo da stress post-traumatico diagnosticato clinicamente da un trauma molto vecchio, finita in un’imboscata, violata e umiliata. Sicuramente questo senso di agguato è stato avvertito ovunque dai sopravvissuti al trauma.

 

Sei vaccinata?

 

Sei? Vaccinata?

 

Sei vaccinata?

 

Sei nuda? Sei indifesa?

 

Tu sei mia? Il mio possesso?

 

La clip virale del rappresentante marketing della Pfizer, che ammette al Parlamento Europeo che i vaccini mRNA non hanno mai smesso il contagio, dovrebbe trasformare ognuno di questi momenti in una fonte di profondo imbarazzo e autocritica per tutte quelle persone – tutte – che hanno inflitto queste violazioni della privacy ad altri, o che hanno escluso in qualsiasi modo, i loro vicini e connazionali. Lo hanno fatto, ora è chiaro a tutti, sulla base di una totale assurdità.

 

Ma intanto li perdono. Devo, perché altrimenti la rabbia e il dolore mi esaurirebbero a morte.

 

Perdono la mia vicina che si è bloccata quando l’ho abbracciata.

 

Perdono l’altra mia vicina, che mi ha detto che stava facendo zuppa fatta in casa e pane fresco, e che avrei potuto raggiungerla per mangiarne un po’,  se  fossi stata vaccinata. Tuttavia, se non fossi stata vaccinata, ha spiegato, un giorno potrebbe acconsentire a uscire con me.

 

Perdono il sorvegliante – come altro si potrebbe chiamarlo – sicuramente nominato dal Board of Health locale, il quale mi ha detto che non potevo entrare in una chiesa durante un’adorabile festa cittadina all’aperto nel minuscolo villaggio di montagna di Mt Washington, per vedere un mostra, perché ero senza mascherina. Lo perdono per lo sguardo d’acciaio nei suoi occhi mentre è rimasto impassibile quando gli ho spiegato che avevo una grave condizione neurologica e quindi non potevo indossare una maschera.

 

Perdono la signora nervosa al tavolo pieno di ninnoli, che a quanto pare ci aveva denunciato al rappresentante del Board of Health, quando stavamo semplicemente curiosando all’aperto, circondati dall’aria fresca, in una tranquilla giornata di giugno, i nostri volti scoperti, al suo tavolo.

 

Li perdono per aver fatto una scena miserabile su tutto questo davanti al mio figliastro allora di dieci anni. Gli smascherati e i non vaccinati sono eternamente accusati di aver fatto scene, ma le scene sono state realizzate, in realtà, dalle azioni di coloro che erano costrittivi e conformi.

 

Li perdono per averci spinto a lasciare il festival. Perdono il fatto che abbiano manifestato una lezione patetica e indifendibile di servilismo, e di sottomissione a cose che non avevano senso, a un bambino americano impressionabile.

 

Perdono la cassiera della mia banca locale per avermi lanciato un tovagliolo di carta per coprirmi il viso, quando ho spiegato rispettosamente e gentilmente, a sei metri di distanza da lei, perché non indossavo una mascherina.

 

Perdono lo staff del Walker Hotel, a Lower Manhattan, per avermi avvertito che avrebbero chiamato il manager, che senza dubbio chiamerebbe le forze dell’ordine, se mi fossi seduto al bancone del pranzo del Blue Bottle Coffee con me stessa non vaccinata.

 

Perdono i miei cari per averci tenuto lontani dalla tavola del Ringraziamento.

 

Perdono una delle mie migliori amiche per aver lasciato il Paese senza avermi salutato; il motivo era che era «delusa» da me per la mia posizione su mascherine e vaccini. Non importa che questo fosse interamente il mio rischio, il mio corpo, la mia decisione, la mia vita. La sua «delusione» l’ha portata ad assumersi l’onere di censurarmi per qualcosa che non aveva nulla a che fare con lei. La perdono, anche se il mio cuore si è spezzato.

 

Perdono l’amica la cui figlia ha avuto un bambino e che non mi ha lasciato entrare in casa per vedere il bambino.

 

Perdono l’amico che ha detto che non si sedeva in casa con persone non vaccinate.

 

Perdono i membri della famiglia che hanno spinto la mia amata a fare un altro vaccino di richiamo, portandola così direttamente al suo danno cardiaco.

 

Li perdono, perché la mia anima mi dice che devo.

 

Ma non posso dimenticare.

 

Dovremmo semplicemente riprenderci, come se le membra emotive non fossero schiacciate, come se i cuori emotivi e le viscere non fossero stati trafitti, come da oggetti appuntiti? E questo, ancora e ancora?

 

Come se non ci fosse stata nessuna ferocia, nessun massacro qui?

 

Tutte quelle persone – ora che gli atleti stanno morendo, ora che i loro cari si ammalano e sono ricoverati in ospedale, ora che la «trasmissione» è nota per essere una bugia e che l’«efficacia» dei vaccini stessa è nota per essere una bugia – sono si  scusano? Stanno riflettendo su se stessi, sulle loro azioni, sulle loro coscienze, sulle loro anime immortali, su ciò che hanno fatto agli altri in questo vergognoso melodramma nella storia americana e mondiale – un tempo che ora non potrà mai essere cancellato?

 

Non lo sento. Non sento scuse.

 

Non vedo cartelli sul cinema Millerton che dicono:

 

«Cari clienti. Siamo così dispiaciuti di aver trattato molti di voi come se tutti vivessimo secondo le leggi di Jim Crow [le leggi locali e dei singoli Stati degli Stati Uniti d’America emanate tra il 1877 e il 1964 che servirono a creare e mantenere la segregazione razziale, ndr]. Lo abbiamo fatto senza alcun motivo».

 

«Non ci sono scuse, ovviamente, per tale discriminazione, né allora né adesso. Per favore perdonaci».

 

Niente. Avete visto qualcosa del genere? Io no. Non una conversazione. Non un segno. Non un articolo. «Amico mio, sono stato una bestia. Come puoi perdonarmi? Mi sono comportato così male». L’avete sentito? No niente.

 

Invece le persone reagiscono al fatto del loro essere orribili, della loro profonda  ingiustizia , della loro stoltezza, della loro ignoranza e credulità, come cani subdoli e colpevoli. Stanno insinuando.

 

In città ne stanno aggiungendo tranquillamente uno alla lista degli invitati. In campagna, stanno fermando le loro auto nella soleggiata aria autunnale per fare due chiacchiere.

 

Stanno chiamando solo per salutare, dopo due anni e mezzo.

 

Due anni e mezzo di ostracismo brutale e ignorante.

 

Posso e devo perdonare tutti quelli che ho enumerato. Ma è più difficile perdonare, gli altri.

 

Quel perdono personale, interiore di individui illusi, o di piccoli imprenditori forzati, che è il mio stesso lavoro interiore – lavoro che faccio quotidianamente tra me stesso e il mio Dio, solo per non trasformarmi in pietra con il mio fardello di rabbia e furia – non ha nulla a che fare, ovviamente, con il bisogno dei trasgressori da parte loro della relazione di autoesaminarsi e di pentirsi veramente; e certamente non previene né evita il resoconto grave e terribile dei crimini, e l’emanazione di vera giustizia, per i leader, i portavoce e le istituzioni che hanno commesso il male, che ora è assolutamente necessario.

 

Senza commissioni di responsabilità, verità e riconciliazione e livelli di giustizia terribili e commisurati serviti a soddisfare i crimini commessi – come hanno imparato a proprie spese Sudafrica, Sierra Leone, Ruanda e Germania – non c’è assolutamente nulla per garantire che lo stesso identico i crimini non verranno più commessi. E quel processo di indagine, responsabilità, processi e condanne, quando una metà di una Nazione ha abusato sistematicamente dell’altra, è doloroso e severo e impiega anni per raggiungere la sua conclusione.

 

(E sì, ho aggiunto questo paragrafo chiarificatore in risposta alla richiesta ignorante, auto-ingannevole e pericolosa della dottoressa Emily Oster in  The Atlantic  per l’«amnistia», un saggio scritto dopo che questo è stato pubblicato. Non ci siano fraintendimenti. «L’amnestia» per crimini di questa gravità e portata non sono un’opzione. Non c’è stato alcun abbraccio di gruppo dopo la liberazione di Auschwitz).

 

È difficile perdonare il liceo di Chatham, che ha costretto un’adolescente a vaccinarsi contro l’mRNA contro la sua volontà, per poter giocare a basket, e quindi sperare in una borsa di studio per il college. I funzionari devono essere ritenuti responsabili.

 

È difficile perdonare i medici, gli ospedali, i pediatri, che sapevano e sapevano e sapevano. E hanno chinato il capo, e scagliato gli aghi nelle braccia degli innocenti, e hanno commesso il male. I medici che oggi dicono, degli orribili effetti collaterali causati dalle loro stesse mani, dalla loro stessa collusione: «Siamo sconcertati. Non ne abbiamo idea».

 

Quando i medici occidentali, prima del 2020,  non hanno mai  avuto idea?

 

I medici, gli ospedali e le organizzazioni mediche devono essere ritenuti responsabili.

 

È difficile perdonare il sindaco di New York City, che ha spinto i coraggiosi paramedici che non volevano sottoporsi a un pericoloso esperimento, a non avere un reddito con cui sfamare le loro famiglie. Lui e altri leader politici devono essere ritenuti responsabili.

 

È difficile perdonare le università della Ivy League, che hanno preso i soldi e costretto tutti i membri delle loro comunità a sottoporsi a un’iniezione sperimentale mortale o pericolosa, che danneggerà la fertilità di chissà quanti giovani uomini e donne; uno che ucciderà chissà quanti membri della comunità.

 

Hanno preso i soldi e c’è sangue sulle loro mani. Voi, genitori di bambini in età universitaria, avete ricevuto una lettera di scuse? «Siamo così dispiaciuti di aver costretto tuo figlio/tua figlia a sottoporsi a un’iniezione sperimentale che può danneggiarlo, che può paralizzare tua figlia con sanguinamenti ogni singolo mese della sua gravidanza e che potrebbe portare tuo figlio a cadere morto il campo di atletica. E una cosa che, a quanto pare, non ha nulla a che fare con la trasmissione. Non possiamo scusarci abbastanza. (Ma i soldi – erano proprio tanti.) Davvero dispiaciuto. Non lo faremo più, state tranquillo”.

 

Avete ricevuto quella lettera, i genitori di America?

 

I presidi e gli amministratori che hanno preso i soldi e hanno «incaricato» i nostri figli, devono essere ritenuti responsabili.

 

È quasi impossibile perdonare le chiese, le sinagoghe, che hanno preso i soldi e sono rimaste chiuse. O chi ha preso i soldi e poi ha chiuso ai non vaccinati a chiave ai non vaccinati le porte delle cerimonie festive, fino ad oggi. (Salve, sinagoga di Hevreh del Berkshire meridionale. Shalom. Shabbat Shalom. Buon Yom Tov.)

 

«Si prega di notare che è richiesta la prova della vaccinazione all’ingresso per tutti i servizi del giorno sacro. Si prega di portare una copia con voi. Le mascherine sono facoltative e incoraggiate per tutti coloro che si sentono a proprio agio nell’indossarle».

 

I rabbini, i sacerdoti ei ministri che hanno preso il denaro e praticato discriminazioni illegali, e hanno abbandonato la loro vocazione spirituale, devono essere ritenuti responsabili.

 

Questi sono grandi, grandi peccati.

 

Ma nel frattempo, hai delle commissioni da sbrigare. Hai libri da restituire in biblioteca e fiori da ritirare forse dal fiorista – devi andare alla partita di calcio dei bambini, devi andare al cinema; il negozio di ferramenta. Ritorno in chiesa. Ritorno alla sinagoga.

 

Devi riprendere la tua vita.

 

Devi aggirare i corpi che si decompongono invisibilmente nelle affascinanti strade della nostra Nazione. Devi rialzarti come se non fossimo annientati nello spirito.

 

Oppure, devi rispondere di nuovo se sei stato tu a molestare.

 

Ti scuserai se hai sbagliato? Perdonerai, se sei stato offeso?

 

Questa Nazione, che era così lontana dalla sua vera identità e dalle intenzioni dei suoi fondatori, potrà mai, mai  guarire? Possiamo guarire, noi stessi?

 

Il perdono a livello interiore – di individui costretti o illusi – può aiutarci o guarirci come individui privati.

 

Ma solo la resa dei conti più grave, la verità perseguita al limite in ogni singolo caso, indagini e processi avviati secondo la bella regola della nostra legge, e la cupa giustizia è poi servita a leader, portavoce (ehi, dottor Oster) – e istituzioni – ci permetterà mai di guarire, o addirittura di andare avanti in sicurezza insieme, come nazione.

 

 

Naomi Wolf

 

 

 

Immagine di Doug Kerr via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

 

 

 

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