Animali
Pinguino ritenuto responsabile di un incidente in elicottero in Sudafrica
Le autorità sudafricane hanno annunciato che un elicottero precipitato nel Paese il 19 gennaio 2025 è stato abbattuto da un pinguino che si trovava a bordo. Lo riporta il quotidiano britannico Daily Mail.
L’incidente è avvenuto quando un elicottero Robinson R44 Raven II è decollato da Bird Island (nome omen), nella provincia del Capo Orientale.
Martedì, l’Autorità per l’aviazione civile sudafricana (CAA) ha spiegato nel suo rapporto che il pinguino era stato sistemato all’interno di una scatola di cartone, tenuta in grembo da un ricercatore a bordo. Tuttavia, poco dopo il decollo, la creatura sarebbe sfuggita di mano al passeggero.
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«Durante la transizione, a circa 15 metri dal livello del suolo, la scatola di cartone è scivolata verso destra, finendo sulla leva di controllo del passo ciclico del pilota», si legge nel rapporto.
L’impatto ha costretto la leva a spostarsi bruscamente verso destra, causando un violento rollio dell’elicottero. «Il pilota non è riuscito a riprendersi in tempo», e l’elicottero è precipitato rapidamente, con le pale che hanno colpito il suolo. Il velivolo ha riportato gravi danni nell’impatto, ma fortunatamente né gli occupanti né il pinguino riportarono ferite gravi.
L’articolo afferma che «il contenimento del pinguino non era adatto alle condizioni di volo» a causa della mancanza di una cassa di sicurezza per l’infame pennuto.
Lo scopo del volo era quello di assistere un ricercatore nella conduzione di un’indagine sulla fauna selvatica. Una volta completato il processo, l’elicottero è atterrato sull’isola, dove lo scienziato ha richiesto il trasporto di uno dei pinguini a Port Elizabeth.
Il pilota, identificato dal giornale solo come un uomo di 35 anni con oltre 1.650 ore di volo e una licenza ottenuta nel 2021, ha accettato la richiesta.
Il pinguino è stato sistemato in una scatola di cartone per il viaggio di ritorno. Sebbene il pilota avesse eseguito una valutazione dei rischi pre-volo, l’indagine ha rivelato che non aveva tenuto conto del rischio aggiuntivo rappresentato dal trasporto a bordo del diabolico palmipede.
L’Alta corte di Pretoria ha imposto un divieto di pesca commerciale di 10 anni in sei aree al largo della costa occidentale del Sudafrica per proteggere il pinguino africano, una specie in via di estinzione, ha riferito la radio SABC a marzo.
Nel 2024, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha classificato il pinguino africano come «in pericolo critico», la prima tra le 18 specie di pinguino a ricevere questo status. La popolazione è diminuita del 97% nell’ultimo secolo, con meno di 8.000 coppie riproduttive rimaste. La pesca commerciale al largo delle coste del Sudafrica e della Namibia rimane la principale minaccia alla loro sopravvivenza.
Una colonia di pinguini africani (Spheniscus demersus, secondo la classificazione di Linneo) risiede notoriamente a Boulders Beach, fuori di Città del capo. La specie, detta anche «pinguino ragliante» per i suoi insopportabili versi simili a quelli dell’asino, è conosciuta dai locali anche per l’odore insopportabile che emana, fatto sconosciuto agli incauti turisti che vanno a visitarla. Secondo la leggenda verrebbero dall’Antartide, dalla quale si sarebbe staccato un icebergo che li avrebbe trasportati sino a Capo di Buona Speranza.
Il pinguino, predatore subacqueo, è per lo più noto per la simiglianza della sua deambulazione con quella di un essere umano con le braghe calate, e per quella con certe mises formali.
Non c’è solo il pericolo dell’estinzione ad affacciarsi all’esistenza dell’uccello non volatile.
Come riportato da Renovatio 21, in Antartide i pinguini imperatore sono oggetto delle attenzioni delle foche pelose, che li stuprano senza pietà, in scene raccapriccianti dove mentre uno viene imperiosamente violentato dal focide altri pinguini, e talvolta pure qualche gabbiano, stanno lì a guardare la scena senza alzare una penna.
La grande bellezza del mondo animale, dove tutte le creature sono belle e libere e gentile come in un film della Disney.
No, un attimo, questa la ritiriamo, perché a vedere scene come questa nei cartoni dei nostri figli manca pochissimo…
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Immagine di Joachim Huber via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Animali
La polizia arresta un pitone. Non è la prima volta
You never know what the day will bring! Our officers recovered this Ball Python yesterday after receiving a complaint of unwanted slithering. It was in good health and already has a forever home! via City of Westlake Ohio Police Department pic.twitter.com/LLimqwPUcM
— neohio – Northeast Ohio News (@neohionews) May 12, 2026
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Animali
Finalmente un film in cui gli ippopotami sono rappresentati come violenti ed assassini
È in programmazione per il prossimo mese l’uscita di Hungry, una pellicola di genere survival horror in cui l’antagonista principale è un ippopotamo killer.
La trama: un gruppo di vacanzieri in cerca di adrenalina si avventura fuori percorso nelle paludi della Louisiana. Qui, incontrano un ippopotamo furioso e imprevedibile che terrorizza l’area, rendendo la sopravvivenza una lotta contro il tempo. Certo non si tratta di un film con talenti A-List: è diretto da James Nunn (conosciuto per Shark Bait e Tower Block e nel cast figurano Madison Davenport, Tracey Bonner e Joaquim de Almeida, nessuno di essi davvero conosciuto.
Tuttavia, la scelta finalmente di raccontare la cattiveria dei pachidermi è una mossa originale e necessaria. specie quando gli ippopotami generano ogni anno più vittime umane di coccodrilli e squali, che hanno i loro film thriller senza forse meritarselo.
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L’ippopotamo è considerato il grande mammifero terrestre più letale al mondo per l’essere umano. Nonostante la dieta erbivora (alla faccia delle balle di vegani e vegetariani sulla natura pacifica di chi non mangia carne!), la sua estrema territorialità e aggressività si traducono in sorprendenti statistiche di morte e distruzione.
Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche. Gli ippopotami uccidono una media stimata di 500 persone all’anno in Africa. Alcune fonti storiche o locali estendono la stima fino a un massimo di 3.000 decessi nei periodi di forte siccità e conflitto per le risorse idriche: gli ippopotami costituiscono un vero flagello per gli esseri umani.
Essi causano molte più vittime umane rispetto ai grandi predatori africani. I leoni, ad esempio, uccidono circa 22-100 persone all’anno, mentre gli squali registrano una media globale di sole 6 vittime annuali. La pressione del morso di un ippopotamo maschio può raggiungere i 1.800 – 2.000 PSI (circa 126-140 kg/cm²). Questa forza, unita a canini affilati lunghi fino a 50 centimetri, permette loro di spezzare in due una barca o tranciare di netto un coccodrillo.
Non è facile sfuggire alla furia assassina dell’animale: nonostante la stazza massiccia che può superare i 2.000 kg, a terra possono caricare raggiungendo velocità di 30-32 km/h, superando un uomo in corsa. In acqua si muovono a circa 8-13 km/h
Bisogna notare come la maggior parte delle aggressioni avviene senza provocazione diretta. Gli ippopotami si lasciano andare alla violenza quando le barche bloccano il loro percorso verso l’acqua profonda (rovesciando le imbarcazioni), o quando le persone si interpongono tra loro e l’acqua mentre pascolano a terra.
Il direttore di Renovatio 21, a causa del ramo africano della propria famiglia, può testimoniare l’estrema pericolosità dell’animale, dalla cui ira pare non esserci rifugio, né in casa (tirano giù i muri!) né in auto (la fracassano). Lo shock principale per la popolazione occidentale è comprendere che la bestiola che credevano inoffensiva e bonaria – a causa dei cartoni Disney e delle antiche pubblicità di pannolini – è in realtà una creatura sadica e devastatrice.
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Nel corso del tempo, Renovatio 21 tiene conto sistematicamente della crudeltà dei pachidermi e delle stragi da essi causate. Tre anni in Malawai un ippopotamo attaccò un’imbarcazione, con il risultato di un bambino morto e 23 dispersi.
La giustizia tuttavia arriva a toccare anche i malvagi giganti anfibi: ricordiamo quando un ippopotamo discendente dello zoo privato dell’indimenticato boss del narcotraffico Pablo Escobar morì in un tremendo autostradale dopo essere stato investito da un SUV.
Pare che la cinematografia minore si stia rendendo conto, forse per esaurimento di storie possibili (troppi film sugli squali…), della pericolosità delle bestie da copertina. Come riportato da Renovatio 21,l’anno passato è stato lanciato un film in cui le orche assassine sono, in effetti, assassine.
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Animali
Nuovo scontro legale nella massoneria italiana. Ex gran maestro scrive ad un cane
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