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Pipistrelli nel laboratorio di Wuhan: avevano negato ci fossero, un video del 2017 mostra il contrario

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Le riprese video risalenti al 2017 ottenute e trasmesse da Sky News Australia (che con la giornalista Sharri Markson sta facendo un lavoro di grande profondità sul caso) questa settimana pretendono di mostrare pipistrelli vivi nelle gabbie dell’Istituto di virologia di Wuhan, dove i coronavirus dei pipistrelli venivano manipolati per diventare più mortali per l’uomo.

 

Il filmato è stato fornito da un gruppo di attivisti chiamato Drastic, che si dice sia composto da un team di scienziati e investigatori che indagano sulle origini della pandemia.

 

All’interno del filmato, c’è anche un’intervista con Yuan Zhiming, un direttore di laboratorio, che mostra una sala di controllo e parla di cosa succede se c’è un «incidente» nel laboratorio.

 

Il filmato potrebbe contraddire direttamente le affermazioni fatte dallo scienziato Peter Daszak, che ha finanziato la ricerca sul guadagno di funzionalità presso il laboratorio con la sua ONG Echo Alliance

Il filmato potrebbe contraddire direttamente le affermazioni fatte dallo scienziato Peter Daszak, che ha finanziato la ricerca sul guadagno di funzionalità presso il laboratorio con la sua ONG Echo Alliance (finanziata dal NIH di Anthony Fauci) , e in seguito, in un conflitto di interessi inimmaginabile, avrebbe «indagato» per l’OMS a Wuhan a inizio anno, non trovando, molto sorprendentemente, prove a sostegno della fuga del virus dal laboratorio. Come riportato da Renovatio 21, la visita durò in tutto la bellezza di tre ore.

 

Il Daszak, che avrebbe anche esercitato la sua influenza per chiudere il dibattito scientifico sulla possibilità di perdite di laboratorio, in precedenza aveva descritto l’idea dei pipistrelli nel laboratorio di Wuhan come «una teoria della cospirazione ampiamente diffusa».

 

I tweet nei quali negava la presenza dei chirotteri nel laboratorio da lui finanziato (e indagato) sono stati poi cancellati. Rimangono degli screenshot.

 

Daszak ha quindi dichiarato di non aver mai chiesto al laboratorio riguardo la presenza di pipistrelli – come può vedere il lettore, l’arrampicata sugli specchi diventa ogni minuto più grottesca

 

Daszak ha quindi dichiarato di non aver mai chiesto al laboratorio riguardo la presenza di pipistrelli – come può vedere il lettore, l’arrampicata sugli specchi diventa ogni minuto più grottesca.

 

«È un dato di fatto… come puoi vedere, questo video mostra i pipistrelli in una gabbia presso l’Istituto Wuhan. Puoi anche vedere un ricercatore che si nutre di un verme. E in questa immagine, possiamo vedere i ricercatori che catturano pipistrelli e un pipistrello si appende persino al cappello di un ricercatore»

«Non sarei sorpreso se, come molti altri laboratori di virologia, stessero cercando di creare un colonia di pipistrelli» fu la successiva dichiarazione, tipica della coerenza dei virologi di questo ultimo biennio.

 

La giornalista australiana Sharri Markson ha descritto il video nella trasmissione TV americana di Fox News Tucker Carlson Tonight:

 

«È un dato di fatto… come puoi vedere, questo video mostra i pipistrelli in una gabbia presso l’Istituto Wuhan. Puoi anche vedere un ricercatore che si nutre di un verme. E in questa immagine, possiamo vedere i ricercatori che catturano pipistrelli e un pipistrello si appende persino al cappello di un ricercatore».

 

In fatto di sicurezza, insomma, siamo a cavallo.

 

«In un’altra immagine, ci sono gabbie di massa, centinaia. Sappiamo che l’Istituto di virologia di Wuhan stava usando topi umanizzati per esperimenti per vedere quali coronavirus potevano infettare gli esseri umani»

«In un’altra immagine, ci sono gabbie di massa, centinaia. Sappiamo che l’Istituto di virologia di Wuhan stava usando topi umanizzati per esperimenti per vedere quali coronavirus potevano infettare gli esseri umani», ha continuato la Markson.

 

Come scrive Summit News, lo sviluppo fornisce prove ancora più circostanziali a sostegno della teoria della fuga di laboratorio , dato che non è stato stabilito alcun collegamento per il salto del virus dai pipistrelli agli umani a Wuhan.

 

È stato ampiamente riportato che non c’erano pipistrelli nel cosiddetto «mercato umido» di Wuhan, che è stato propagandato dalle autorità sanitarie cinesi e dall’OMS come la fonte più probabile dell’epidemia. L’habitat naturale dei pipistrelli si trova a circa 900 miglia da Wuhan.

 

Non è stata trovata alcuna prova a sostegno dell’idea che una specie intermedia abbia facilitato il passaggio del coronavirus dai pipistrelli all’uomo, nonostante le ripetute affermazioni sul coinvolgimento di pangolini o di qualche altro animale.

 

 

 

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L’antispecismo o la negazione dell’esistenza di Dio

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L’antispecismo è definito dal dizionario Larousse come una «visione del mondo che rifiuta la nozione di gerarchia tra specie animali e, in particolare, la superiorità dell’essere umano sugli animali e concede a tutti gli individui, indipendentemente dalla specie a cui appartengono, lo stesso status morale». La prima parte di questa analisi presenterà il concetto esposto da uno dei suoi ferventi difensori. La seconda parte lo confuterà.

 

Da tale visione del mondo emerge immediatamente un’affermazione: l’antispecismo è una negazione – pratica – dell’esistenza di Dio.

 

Ci sono vari percorsi per arrivare a questa conclusione. Uno di questi consiste nel seguire un autore nella sua riflessione e segnare le tappe della formazione di questo pensiero antispecista che non dice necessariamente il suo nome, ma che è facilmente riconoscibile.

 

Il soggetto qui considerato è Peter Wohlleben, nato nel 1964 a Bonn, ingegnere forestale, autore di un bestseller mondiale tradotto in 32 lingue e venduto oltre un milione di copie: La vita segreta degli alberi (originale tedesco pubblicato nel 2015).

 

L’autore è tornato l’anno successivo con La vita segreta degli animali (2016 in tedesco). Mentre l’accoglienza di scienziati e specialisti della natura era stata eterogenea per il primo titolo, questo secondo libro venne severamente criticato da un punto di vista scientifico.

 

 

La vita segreta degli alberi

Alla scoperta dell’albero pensatore

Sfogliando questo libro, il cui titolo completo è: La vita segreta degli alberi. Cosa mangiano. Quando dormono e parlano. Come si riproducono. Perché si ammalano e come guariscono, il lettore nota molte affermazioni insolite per chi ha una certa conoscenza della natura, se non altro per osservazione personale.

 

La prima osservazione che ci fa l’autore è che gli alberi sono in grado di trattenere le informazioni e trasmetterle. È vero che ciò resta a livello molto rudimentale, ma è riconosciuto che alcune aggressioni – chimiche, fisiche o termiche – provocano reazioni in alcune piante, come la produzione di tossine da parte delle acacie in risposta alla nutrizione intensiva da parte degli erbivori, portando alla morte di questi.

 

Ma bisogna subito sottolineare che i termini «trattenere» e «trasmettere» in questo caso sono ambigui, perché suggeriscono una sorta di memoria e di linguaggio che assimiliamo al nostro. Il che è profondamente impreciso. Quindi, indipendentemente dal fatto che ci sia un “recettore” o meno, verrà trasmesso il segnale fisico-chimico indotto da un attacco alla pianta.

 

Wohlleben va oltre spiegando che gli alberi parlano: emettono «ultrasuoni» che sono il risultato di un fenomeno puramente meccanico indotto, ad esempio, da un’interruzione del flusso di linfa. Ma, per il nostro autore, con un paragone audace, sarebbe un «grido di sete». Da lì a dire che l’albero sente qualcosa, c’è solo un passo… che viene anche fatto.

 

Gli alberi stanno soffrendo, insiste. Citiamo questo pezzo audace: «la piantina di quercia inghiottita da un cervo soffre e muore, come soffre e muore il cinghiale sbranato da un lupo». Non è altro che una metafora. Perché, per provare sofferenza, sono necessari i sensi e una struttura centralizzata per trasformare le informazioni in dolore.

 

Infine, arriviamo al coronamento: gli alberi sono intelligenti. E, tanto per dirlo subito, il cervello si trova nel fusto o nelle radici. L’induzione sta da quanto sopra: immagazzinamento delle informazioni, controllo chimico delle funzioni, segnali elettrici, linguaggio e sofferenza.

 

E conclude con disinvoltura – o ingenuità? – «le piante hanno il cervello? Sono intelligenti? Bisogna dire che il dibattito che anima da anni la comunità scientifica è vivace. Un dibattito assente dalle pubblicazioni accademiche», riconosce Wohlleben.

 

Ma questo non lo ferma: «la maggioranza degli accademici» critica la tesi delle radici-cervello, perché, spiega l’autore, «si tende a cancellare il confine tra mondo vegetale e mondo animale». Ma, afferma: «La divisione tra pianta e animale è una scelta arbitraria basata essenzialmente sulla modalità di alimentazione», la fotosintesi da un lato, la digestione degli organismi viventi dall’altro.

 

Un modo di presentare il problema del tutto riduttivo ed erroneo che ben si addice alla tesi, su questo dovremo tornarci.

 

 

Gli alberi e i loro diritti

Dal sentimento e dall’intelligenza alla legge, il passo è breve. Wohlleben sostiene la protezione degli alberi – così come degli animali – che deve evitare di assimilarli alle cose. Riprende il suo linguaggio metaforico per parlare del «cadavere di un faggio o di una quercia» in preda alle fiamme. «Betulle e abeti abbattuti – quindi uccisi» al solo scopo di ottenere carta.

 

Poi arriva l’accusa: «usiamo esseri viventi che vengono uccisi per soddisfare i nostri bisogni». Segnaliamo che il libro dell’autore – che ha venduto oltre un milione di copie, va ricordato – ha partecipato a questa «strage». L’autore ne riconosce l’uso; ciò che condanna è l’eccesso: «Dobbiamo trattare gli alberi come trattiamo gli animali, risparmiando loro inutili sofferenze».

 

Ed elenca i diritti che dovrebbero essere riconosciuti agli alberi: «per poter soddisfare i loro bisogni di scambio e comunicazione, (…) per poter trasmettere il loro sapere alle generazioni successive. Almeno alcuni di loro devono poter invecchiare con dignità e poi morire di morte naturale».

 

 

La vita segreta degli animali

Wohlleben, nel suo ultimo capitolo, solleva la questione della possibilità di un’anima per l’animale. Dopo alcune riflessioni in cui ammette di non credere nell’aldilà per mancanza di immaginazione, attribuisce un’anima a tutti gli animali. Ma c’è ancora ambiguità: quest’anima animale, la concepisce alla maniera dell’anima umana.

 

Infatti, ammette nel suo epilogo: «se mi piace cercare analogie tra animali e umani, è perché non riesco a immaginare che i loro sentimenti siano fondamentalmente diversi dai nostri». Questa volta non è più una mancanza di fantasia, ma un bell’eccesso, che va oltre: «chiunque capisce che il cervo, il cinghiale e il corvo conducono la propria vita, perfetta in sé, e si divertono oltretutto…»

 

Questa riduzione è coronata dall’ultima parola che identifica la felicità umana con le secrezioni di ormoni. Il che è un modo per dire che anche gli animali che hanno questo tipo di ormoni sono capaci di questa sete che anima la specie umana… e solo quella. L’assimilazione è quasi totale.

 

 

Bilancio

Tutta questa accozzaglia si basa su buona parte dell’ignoranza di cosa sia veramente la vita, ogni vita. E anche su una profonda incomprensione del cosmo che è armonia – questo è il significato etimologico del termine – tra gli esseri, ordine stabilito da Dio, che è il primo bene da lui voluto nelle cose.

Ora, e questo è il punto importante, questa armonia può esistere solo tra esseri diversi e gerarchici. Un mondo di totale uguaglianza tra gli esseri non va oltre il mondo minerale – e forse nemmeno. Questa semplice osservazione mostra come l’antispecismo sia chiaramente contrario alla volontà di Dio e rappresenti una negazione della sua esistenza.

 

 

Cos’è la vita?

Una breve panoramica di questa nozione è necessaria per comprendere l’insensatezza della concezione criticata e la sua inadeguatezza alla realtà.

 

Va innanzitutto sottolineato che la parola «vita» è un termine astratto e non un termine concreto. È usato per designare esseri viventi e animati. Ma di per sé non designa altro che una classe di esseri. La «vita» non esiste, ci sono solo esseri viventi.

 

Questo punto è importante, perché capita che la parola sia analogica, cioè non abbia lo stesso significato a seconda che sia applicata a classi diverse di esseri viventi. Parlare di vita umana, animale o vegetale non significa assolutamente la stessa cosa. Certamente c’è una somiglianza, ma non un’identità.

 

Anche nel parlare della vita di Dio, la vita dell’angelo o la vita dell’uomo, si distingue allo stesso modo l’uso della parola. Pur usando la stessa parola, ci sono notevoli differenze, soprattutto se confrontiamo la vita del Creatore con quella delle sue creature, angelo o uomo.

 

Pertanto, è necessario distinguere, nel nostro mondo materiale creato, gli esseri viventi di tre categorie: piante, animali e uomini. Dire che vivono equivale ad affermare che possiedono un’anima, perché, per definizione – e per dimostrazione, ma questo ci porterebbe troppo lontano – il vivente si distingue dall’inanimato per questa parte di sé che permette di dichiararlo tale: un principio di vita, un’anima.

 

La semplice osservazione ci permette di distinguere il vegetale dall’animale e dall’uomo. Questa differenza sta nell’anima che ciascuno possiede e nel tipo di vita che provoca e realizza nel corpo che le corrisponde.

 

 

L’anima vegetativa

Alcuni potrebbero essere sorpresi da questa affermazione sull’esistenza di un’anima vegetativa, ma è comunque la verità. Bisogna capire che non si devono attribuire le caratteristiche dell’anima umana: così, quest’anima scompare completamente alla morte della pianta.

 

L’anima vegetativa si caratterizza anche per le funzioni che assume: la nutrizione della pianta, la sua crescita ed infine la sua riproduzione. Questa vita vegetativa è la base di ogni vita e tutti gli esseri viventi hanno queste funzioni – almeno la riproduzione, come è il caso del virus, che, a rigor di termini, non si nutre né cresce.

 

 

L’anima animale

L’anima degli animali aggiunge alle funzioni vegetative – che esercita in modo superiore all’anima vegetativa – altre funzioni che caratterizzano l’animale: la sensibilità legata ai cinque sensi (per gli animali che li possiedono tutti); le passioni animali come attrazione, desiderio, paura o rabbia; l’istinto, una sorta di piano interiore che permette all’animale, entro limiti invalicabili, di adattarsi ai cambiamenti del suo ambiente: cercare cibo o un partner per la riproduzione; ed infine la locomozione, per gli animali che ne sono dotati.

 

È essenziale comprendere che la vita che caratterizza l’animale è una vita qualificata come sensitiva perché basata sull’attività dei sensi. La vita vegetativa non è specifica dell’animale, ma la possiede a modo suo: gli permette di produrre ossa, sangue, contrarre muscoli, emettere suoni, ecc. Questa semplice osservazione permette di cogliere la profonda distorsione prodotta dall’antispecismo, che assimila tutti i gradi della vita in un allegro guazzabuglio.

 

 

L’anima umana

Infine, il grado più alto, l’anima umana, aggiunge alle funzioni vegetative e sensoriali la propria attività: quella delle sue facoltà spirituali – nel senso di spirito, non di vita soprannaturale – perché l’anima umana è uno spirito, fatto ad immagine di Dio che è Spirito. Questo spirito umano, a differenza dell’angelo, puro spirito, è anche un’anima che dà vita a un corpo.

 

La prima caratteristica dell’anima umana è la sua immortalità: persiste dopo la morte del corpo che le è stato unito, perché, come spirito, possiede in sé le risorse di una vita separata, sebbene mutilata in qualche modo dalla scomparsa del corpo.

 

La vita propria dell’anima umana è quella della sua intelligenza e della sua volontà, che sono spirituali quanto lei, e che non dipendono dal corpo per sussistere o agire: così la vita umana consiste propriamente nella conoscenza della verità, sia speculativa (pura conoscenza) che pratica (destinata all’azione), così come nell’esercizio della virtù.

 

Nessun animale, e a fortiori nessuna pianta, può raggiungere il minimo grado di questa vita propriamente umana. Gli animali restano bestie che l’immaginazione umana spesso colora di sentimenti umani, ad esempio per dare un insegnamento tramite una favola, ma così facendo si distorce completamente ciò che l’animale è, se si ha la malsana idea di crederci.

 

 

Uguaglianza riduttiva

Si dice molto spesso che l’uomo è stato voluto da Dio per sé stesso e l’universo per l’uomo. Ma non è la dottrina di san Tommaso, che afferma invece che ciò che per prima cosa è voluto da Dio è il bene dell’universo, quell’armonia cosmica che è l’immagine più perfetta creata della grandezza e della bontà di Dio. E, all’interno di questo universo, l’uomo occupa un posto speciale: è posto al di sopra di tutte le altre creature materiali.

 

In un bellissimo articolo della Summa Theologica (I, 47, 2) incluso nel trattato sulla creazione, san Tommaso spiega il suo pensiero. Chiedendosi se Dio sia causa della disuguaglianza nelle cose, risponde: «Bisogna dire che la sapienza di Dio, che è causa della distinzione tra gli esseri, è anche causa della loro disuguaglianza».

 

«Poiché la distinzione formale [tra specie] implica sempre la disuguaglianza. (…) Nelle cose naturali le specie sembrano ordinate per gradi, i corpi misti sono più perfetti degli elementi semplici, le piante dei minerali, gli animali delle piante, gli uomini degli altri animali».

 

«E in ciascuno di questi ordini di creature una specie è più perfetta delle altre. Perciò, come la sapienza divina è causa della distinzione tra le cose, per la perfezione dell’universo, così è causa della loro disuguaglianza. Perché l’universo non sarebbe perfetto se negli esseri si trovasse un solo grado di bontà».

 

Ora, la bontà di una creatura dipende dal modo in cui Dio la ama e le dona una maggiore somiglianza con la sua stessa perfezione. Sempre nella dottrina di san Tommaso troviamo che il minerale è riflesso di Dio perché esiste; la pianta, perché vive; l’animale, perché sente e può così assimilare – in parte – ciò che lo circonda; l’uomo, perché è spirito, intelligenza e volontà. Egli è molto più di un riflesso: è un’immagine.

 

L’uomo ha dunque ricevuto molto più di tutti gli altri esseri creati materiali perché è più amato da Dio. Senza contare che la sua natura è capace di ricevere un dono supremo, che lo assimila a Dio in modo impareggiabile: la grazia, che lo rende figlio di Dio, e gli permette di partecipare alla vita stessa di Dio.

 

È quindi attraverso la disuguaglianza tra questi ordini naturali e la loro armonia che il cosmo proclama la gloria di Dio.

 

 

Un diritto impossibile

È assolutamente impossibile attribuire diritti a qualsiasi entità diversa dall’uomo o dalla persona umana. Spieghiamolo brevemente.

 

 

La legge presuppone una certa uguaglianza

In sostanza, il diritto è un dovuto agli altri, che è specificato dalla legge, sia essa naturale o umana. Il diritto è l’oggetto della virtù di giustizia. E inoltre, il diritto è un rapporto di uguaglianza, perché nasce dal bisogno di ordine in una comunità. Questa uguaglianza non è fisica, ma morale, perché riguarda un’operazione umana, che deve adattarsi agli altri per il bene comune.

 

Tutte queste proprietà escludono già ogni diritto esterno alla persona umana: è proprio per questo che gli antispecisti vogliono livellare i viventi, affermando una – quasi – totale uguaglianza tra tutte le specie viventi.

 

 

La capacità giuridica

La persona umana è un individuo di natura razionale, che gli permette di percepire il suo bene completo e capace di perfezione in una società unita.

 

Da ciò deriva la capacità giuridica, che non è né l’autonomia della volontà né la libertà che essa presuppone, né la volontà di potenza o di grandezza, ma attitudine al perseguimento, solidale, di un fine comune.

 

Include il senso di responsabilità, cioè la possibilità di autodeterminazione. Presuppone infine la capacità di comprendere che la misura imposta dalla ragione o dalla legge, ai rapporti sociali di ogni genere, in vista del raggiungimento del bene comune, è effettivamente la legge.

 

La capacità giuridica, insomma, è radicata nella ragione, si trova nella volontà e trae la sua giustificazione immediata dalla possibilità del diritto e soprattutto dal bene comune.

 

 

L’argomento del diritto

Ogni uomo è soggetto alla legge e riceve la capacità giuridica dal Creatore.

 

L’anima umana è a immagine del suo Creatore: tale è la ragion d’essere dei suoi attributi secondo il teologo san Tommaso.

 

Agli occhi del filosofo, tutte le prerogative dell’uomo procedono dalla razionalità della sua natura. Solo l’uomo ha un fine personale a cui conduce sé stesso.

 

Il fondamento dei diritti della persona umana risiede nel suo dominio (dominium) sull’universo e sulle sue azioni. È per disposizione innata capace di raggiungere personalmente il bene dell’universo.

 

Cos’è questo dominio? Comprende tre realtà: il soggetto che è interessato dal rapporto di superiorità o sovranità, la persona o la cosa su cui si esercita tale sovranità, e la base di tale rapporto, che consiste in un potere che deriva dal suo status di essere ragionevole e gratuito.

 

Il dominium si presenta come un attributo psicologico e naturale dell’uomo: «L’uomo differisce dalle creature irrazionali in quanto gode del dominio sui suoi atti, est actuum suum dominus. Ne consegue che le sole azioni che si dicono propriamente umane sono quelle di cui egli è padrone, dominus». (1)

 

Questo dominio si trasforma in potere morale e giuridico solo nella misura in cui si riferisce a oggetti razionali: «La bontà della volontà dipende dalla ragione come dipende dall’oggetto». (2)«L’oggetto dell’atto considerato costituisce dunque il fondamento, la causa e la misura della potenza morale, e questo per tutte le virtù morali».

 

 

E gli alberi?

La domanda va davvero posta? Se si parla di diritti degli animali, delle piante o della natura, o non è più questione di diritto, ma di elucubrazione; o, in senso stretto, si tratta di regolare i doveri che l’uomo ha nei confronti dell’universo in cui Dio lo ha posto e gli ha affidato fin dalla Genesi.

 

Ma si tratta di un diritto nei suoi confronti: evitare di distruggere il proprio ambiente, farsi corrompere dalla crudeltà verso gli animali, volersi arricchire a spese dei suoi simili o dei suoi discendenti ad esempio.

 

 

Conclusione

L’antispecismo non è solo una sciocchezza intellettuale, è anche una negazione pratica dell’esistenza di Dio. Negare i gradi degli esseri e l’ordine dell’universo è negare Dio. La quarta e la quinta «via» di san Tommaso per provare l’esistenza di Dio si basano rispettivamente su queste due evidenze.

 

Negandole, o rifiutandole più o meno in blocco, l’antispecista nega indirettamente ma certamente l’esistenza del Creatore e, credendo di elevare piante e animali al livello dell’uomo, non fa che abbassare quest’ultimo al loro livello.

 

 

Don A. SélégnyNOTE1) Summa Theologiae, I-II, Prologo.2) Ibid., I-II, 19, 3.

 

 

 

Somma di due articoli previamente apparsi su FFSPX.news.

 

Il primo articolo è apparso nel numero 147 dei Cahiers Saint Raphaël.

 

 

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Verso l’immortalità: scienziati trovano i geni nelle meduse. Che dicono i transumanisti?

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Il segreto dell’immortalità potrebbe essere contenuto in una medusa più piccola di un’unghia umana; gli scienziati hanno trascorso gli ultimi decenni cercando di svelare i segreti della Turritopsis dohrnii, più comunemente chiamata la medusa immortale.

 

Recentemente i ricercatori dell’Universidad de Oviedo in Spagna hanno pubblicato una nuova ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) che potrebbe aiutare a risolvere questo mistero. In buona sostanza la medusa immortale sembra avere il doppio delle copie dei geni associati alla riparazione e alla protezione rispetto alla sua parente, ma mortale cugina, la medusa cremisi nota come Turritopsis rubra.

 

«Mentre l’invecchiamento colpisce la maggior parte degli organismi viventi, l’idrozoo Turritopsis dohrnii è l’unica specie in grado di ringiovanire ripetutamente dopo la riproduzione sessuale, diventando biologicamente immortale», hanno scritto gli autori nel documento. «Abbiamo identificato varianti ed espansioni di geni associati alla replicazione, alla riparazione del DNA, al mantenimento dei telomeri, all’ambiente redox, alla popolazione di cellule staminali e alla comunicazione intercellulare».

 

La riparazione del DNA e i telomeri sono particolarmente importanti per la creatura. Quando i tempi sono difficili o la gelatina sta morendo di fame, riassorbe i propri tentacoli e affonda sul fondo del mare, dove diventa ancora una volta un polipo bambino e sputa fuori altre gelatine che alla fine matureranno in meduse.

 

I telomeri della gelatina agiscono come piccoli elmetti di DNA, proteggendo le estremità dei filamenti cromosomici mentre si riproducono. Normalmente i telomeri si accorciano e vengono «esauriti» durante questo processo, ma questo non è il caso di Turritopsis dohrnii.

 

Non è dato sapere ancora come Turritopsis dohrnii modifichi le sue cellule così facilmente e, a livello filosofico, non è chiaro se le meduse risultanti siano o meno lo stesso individuo.

 

Tuttavia i ricercatori hanno motivo di essere entusiasti: uno dei migliori video esplicativi del web su questa speciale gelatina descrive come imparare a sostituire le cellule cerebrali e potrebbe in un futuro far scoprire nuovi trattamenti per malattie che gli esseri umani non sono ancora stati in grado di curare, come il Parkinson o l’Alzheimer.

 

In una dichiarazione l’autore dello studio e professore dell’Universidad de Oviedo ha confermato che il team spera di scoprire come aiutare gli esseri umani a vivere più a lungo.

 

«Da questa conoscenza speriamo di trovare risposte migliori alle molte malattie associate all’invecchiamento che ci sopraffanno oggi», ha detto Carlos López-Otín.

 

La questione che si pone Renovatio 21 è invece quanto tempo ci impiegheranno i transumanisti – sia quelli aperti rispetto alla propria intenzione di vivere per sempre che quelli che più o meno segretamente invece ci investono milioni – a cominciare a parlare di ibridazione genetica uomo-medusa immortale.

 

Considerando poi che questa si rigenera dopo l’accoppiamento, immaginate quanti magnati corrotti e senza Dio potrebbero prendere due piccioni con una fava – anzi scusate cambiamo espressione: quanti gioirebbero per questa unione di utile e dilettevole.

 

La verità è che, meduse immortali o meno, il progetto, che ha profonde radici storiche, è già molto avanti. E ci tocca tutti. Anzi, come ha scritto Renovatio 21: la guerra transumanista è già iniziata.

 

 

 

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COVID, studio israeliano assolve il pipistrello

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Un team di ricercatori dello Stato ebraico assolve il pipistrello.

 

Non ci sono prove convincenti che colleghino i chirotteri allo scoppio della pandemia di COVID-19, hanno scoperto scienziati israeliani dell’Università di Tel Aviv dopo aver esaminato numerosi articoli scientifici sulle malattie infettive. Lo riporta RT.

 

«Due anni dopo lo scoppio della pandemia, non sappiamo ancora con certezza quale sia l’origine esatta della variante COVID-19»,  ha dichiarato la dottoressa Maya Weinberg, autrice principale dello studio, che è stato pubblicato nel numero di agosto di iScience.

 

Secondo la Weinberg, incolpare i pipistrelli della pandemia costituisce una «teoria erronea» che «non era basata su prove scientifiche sufficienti e convincenti e ha causato stress e confusione inutili in tutto il mondo».

 

Il possesso di anticorpi per il nuovo coronavirus da parte dei pipistrelli non significa necessariamente che la malattia sia stata trasmessa all’uomo da loro; ciò dimostra solo che gli animali sono stati in grado di sopravvivere alla malattia e sono diventati resistenti ad essa, ha detto la dottoressa israeliana.

 

«I pipistrelli hanno un sistema immunitario altamente efficace che consente loro di affrontare relativamente facilmente virus considerati letali per altri mammiferi».

 

La ricercatrice ha affermato che il suo team ha studiato documenti sull’origine di circa 100 virus, tra cui COVID-19, SARS ed Ebola, scoprendo che quasi la metà delle affermazioni riguardanti i pipistrelli al loro interno erano «basate sull’incidenza di anticorpi o test PCR, piuttosto che isolamento effettivo di virus identici. Inoltre, molti dei risultati riportati non sono convincenti».

 

L’assoluzione, insomma, andrebbe ben oltre il solo COVID. Un’assoluzione totale, per non aver commesso il fatto.

 

Anzi, potremmo avere qui un caso di odiosa discriminazione: «in generale, i pipistrelli sono erroneamente concepiti come serbatoi di molte malattie contagiose», ha detto la Weinberga, che ha sottolineato come, al contrario, gli scienziati «devono studiare in modo approfondito le capacità immunologiche antivirali dei pipistrelli e quindi ottenere mezzi nuovi ed efficaci per far fronte alla lotta dell’umanità contro le malattie contagiose, l’invecchiamento e il cancro».

 

Noi capiamo bene se lo studio voglia significare una semplice negazione della teoria dello spillover uomo-animale o più largamente voglia negare che il virus possa derivare dai pipistrelli di laboratorio, cioè dall’Istituto di Virologia di Wuhano, luogo di lavoro della mitica Shi Zhengli, anche detta «batwoman».

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo aver a lungo negato la presenza di pipistrelli nel laboratorio wuhaniano, sono emerse prove incontrovertibile della loro presenza, così come di «incidenti» di ricercatori morsi dalle bestie violanti, che in un caso orinarono addosso al povero scienziato cinese.

 

Al Pentagono i ricercatori di Wuhan, finanziati in vari modi dal contribuente USA, avevano chiesto milioni di dollari per inserire nei pipistrelli «proteine chimeriche spike COVID con nanoparticelle ipodermiche».

 

Mezzo anno fa il ministero della Difesa russo ha rivelato che il Pentagono eseguiva esperimenti sui coronavirus da pipistrelli nei laboratori che finanziava in Ucraina.

 

Nel frattempo, gli scienziati di Wuhano non hanno aspettato e a inizio anno hanno segnalato di aver trovato un nuovo coronavirus di babbastriglio, stavolta in Africa – mica in Cina, no.

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