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Perché l’estetica deve governare una società degna di libertà politica?

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A metà degli anni ’90, una serie di rivelazioni pubblicate sul London Independent e altrove hanno portato alla luce un oscuro segreto.

 

Molti sono rimasti sorpresi dalla rivelazione che l’intera evoluzione dell’arte moderna del XX secolo è stata diretta in larga misura dalla CIA!

 

Molti sono rimasti sorpresi dalla rivelazione che l’intera evoluzione dell’arte moderna del XX secolo è stata diretta in larga misura dalla CIA!

Ciò non includeva solo il finanziamento diretto di pittori astratti come Jackson Pollock e Mark Rothko, le cui opere ora vengono regolarmente vendute per oltre 100 milioni di dollari l’una, ma anche potenti riviste letterarie come Salon e Encounter, scuole di danza interpretativa e la musica atonale straordinariamente brutta di Arnold Schoenberg.

 

Lo strumento scelto per ridisegnare i gusti culturali occidentali sulla scia della seconda guerra mondiale divenne noto come il Congresso per la Libertà Culturale (CCF). Fondato nel 1950 con il finanziamento delle Fondazioni Rockefeller e Ford, il CCF è stato progettato per 1) promuovere la de-nazificazione della Germania e 2) combattere la guerra culturale contro il mondo comunista che era stata organizzata di recente da Sir Winston Churchill.

 

La logica della Guerra Fredda Culturale affermava che poiché il comunismo e il fascismo facevano affidamento su «iconografia rigida e realista» per avanzare, il «mondo libero» dall’altra parte della cortina di ferro avrebbe fatto affidamento su una «libertà» astratta ed emotiva.

 

La logica della Guerra Fredda Culturale affermava che poiché il comunismo e il fascismo facevano affidamento su «iconografia rigida e realista» per avanzare, il «mondo libero» dall’altra parte della cortina di ferro avrebbe fatto affidamento su una «libertà» astratta ed emotiva

Dove il comunismo era basato sul sacrificio dell’individuo per il «bene» del tutto, questa democrazia della Guerra Fredda affermava che i bisogni del tutto erano separati dalla libertà arbitraria dell’individuo di «fare tutto ciò che ti fa sentire bene».

 

Il grado in cui il nuovo modernismo ha offeso l’ordine e la logica era proporzionale al grado in cui ha difeso «la democrazia e il capitalismo liberale».

 

È interessante notare che il CCF era gestito in gran parte sotto la direzione dello stesso Lord Bertrand Russell che solo pochi anni prima aveva chiesto il  bombardamento preventivo dell’Unione Sovietica al fine di ottenere un governo mondiale . Il lavoro attivo di Russell che sovverte le arti non dovrebbe essere visto separatamente dalle sue opinioni politiche imperiali, o dai suoi sforzi per imporre un sistema di catene alle menti degli scienziati che sarebbero per sempre resi creativamente sterili a causa della convinzione che la matematica fissa governasse l’universo come delineato nei suoi Principia Mathematica  (1).

 

Dopo tutto Zeus non può tollerare la conoscenza del fuoco (scienza), la libertà di usarlo (politica) o l’istinto di usarlo bene (cultura). È solo pensando in termini di questi tre aspetti interconnessi della condizione umana, che si può comprendere il XX secolo o la storia più in generale.

 

Il grado in cui il nuovo modernismo ha offeso l’ordine e la logica era proporzionale al grado in cui ha difeso «la democrazia e il capitalismo liberale».

Descrivendo la sua visione della cultura Russell scrisse nel 1951 ne L’impatto della scienza sulla società :

 

«Penso che l’argomento che sarà politicamente più importante sia la psicologia di massa… La sua importanza è stata enormemente accresciuta dalla crescita dei moderni metodi di propaganda. Di questi, il più influente è quello che viene chiamato “educazione”. La religione gioca un ruolo, anche se in diminuzione; la stampa, il cinema e la radio giocano un ruolo sempre più importante…. Si può sperare che col tempo chiunque sarà in grado di persuadere qualcuno di qualcosa se riesce a catturare il paziente giovane e viene fornito dallo Stato con denaro e attrezzature».

 

Adorno, le cui teorie sulla musica sono ancora considerate un gold standard nel mondo accademico moderno e che ha anche ironicamente creato le basi per la «top 40 hit» come parte della creazione di una cultura per le masse distaccata da una «cultura d’élite» per l’oligarchia ei suoi gestori, aveva descritto il suo ideale di «nuova musica» nei seguenti termini:

 

«La musica moderna vede nell’oblio assoluto il suo obiettivo. È il messaggio di disperazione sopravvissuto dei naufraghi» Theodor Adorno

«Ciò che la musica radicale percepisce è la sofferenza non trasfigurata dell’uomo… La registrazione sismografica dello shock traumatico diventa, allo stesso tempo, la legge strutturale tecnica della musica. Vieta la continuità e lo sviluppo. Il linguaggio musicale è polarizzato secondo il suo estremo; verso gesti di shock da una parte simili a convulsioni corporee, e dall’altra verso un fermo cristallino di un essere umano che l’ansia le fa congelare sulle tracce… La musica moderna vede nell’oblio assoluto il suo obiettivo. È il messaggio di disperazione sopravvissuto dei naufraghi».

 

Poiché Adorno esemplificava la credenza oligarchica nell’inevitabile decadimento (entropia) di tutta l’esistenza e la convinzione associata che le arti dovessero riflettere quella realtà, Adorno scrisse nella sua Filosofia della musica moderna  che alla fine «la necrofilia è l’ultima perversità dello stile».

 

Non c’è da meravigliarsi se il nemico finale di un’oligarchia si trova nella convinzione ottimistica che la ragione morale esiste nell’essenza di tutta la natura umana come una specie unica creata a immagine di un Creatore buono e amorevole.

Non c’è da meravigliarsi se il nemico finale di un’oligarchia si trova nella convinzione ottimistica che la ragione morale esiste nell’essenza di tutta la natura umana come una specie unica creata a immagine di un Creatore buono e amorevole

 

Quali tipi di arte riflettono quel senso divino dell’umanità? Quali tipi di sistemi di filosofia politica lo esprimono?

 

Un sistema di potere ereditario è uguale a un sistema che postula che «tutti gli uomini sono creati uguali e dotati di diritti inalienabili»?

 

È vero che il Jesu Meine Freud di Bach o il Requiem di Mozart dovrebbero essere trattati in qualche modo alla stregua della musica atonale «sofisticata»  del XX secolo?

 

Un dipinto di Rembrandt o di Da Vinci dovrebbe essere considerato uguale agli schizzi di inchiostro di Pollock o agli sfocati quadrati di Rothko?

Cosa succede al potere di giudicare il bene dal male e la verità dalle bugie in una società che abbraccia un’arte animata dall’amore e dalla bellezza contro un’arte animata dalla bruttezza pessimistica? Quale tipo di società sarebbe più facile da manipolare?

 

Cosa succede al potere di giudicare il bene dal male e la verità dalle bugie in una società che abbraccia un’arte animata dall’amore e dalla bellezza contro un’arte animata dalla bruttezza pessimistica? Quale tipo di società sarebbe più facile da manipolare?

 

 

Un ritorno all’universale nell’arte: Schiller come antidoto al CCF

Il poeta tedesco Friedrich Schiller, che fu plasmato dal movimento repubblicano globale che si diffuse sulla scia della Rivoluzione americana, chiese nelle sue Lettere estetiche  (1794)  «come fa l’artista a proteggersi dalla corruzione dell’età che lo assilla su tutti lati? Disdegnando la sua opinione».

 

Se le masse sono degradate a credere che il veleno sia la loro droga, allora come potrebbe un vero artista soddisfare i loro desideri, non importa quanto popolare? Per fare questo è necessaria una disposizione morale estremamente avanzata poiché sia ​​il denaro che la fama devono essere sacrificati per sfidare una società a diventare migliore.

 

Se le masse sono degradate a credere che il veleno sia la loro droga, allora come potrebbe un vero artista soddisfare i loro desideri, non importa quanto popolare?

Schiller diceva che per essere impegnati nella verità e nel suo corollario Libertà nella più alta ricerca della Bellezza, un artista doveva trovare un modo per bilanciare l’esistenza nello spazio e nel tempo, ma sforzarsi sempre di trascendere i limiti della propria società temporale in una costante ricerca di l’eterno.

 

Nella sua sesta lettera Schiller scriveva:

 

«Senza dubbio l’artista è il figlio del suo tempo, ma infelice per lui se è il suo discepolo o anche il suo prediletto! Riceverà davvero la sua materia dal tempo presente, ma prenderà in prestito la forma da un tempo più nobile e anche oltre ogni tempo, dall’unità essenziale, assoluta, immutabile. Là, uscendo dal puro etere della sua natura celeste, scorre la sorgente di tutta la bellezza, che non è mai stata contaminata dalla corruzione di generazioni o di ere, che scorre molto al di sotto di essa in vortici oscuri».

«Senza dubbio l’artista è il figlio del suo tempo, ma infelice per lui se è il suo discepolo o anche il suo prediletto! Riceverà davvero la sua materia dal tempo presente, ma prenderà in prestito la forma da un tempo più nobile e anche oltre ogni tempo, dall’unità essenziale, assoluta, immutabile. Là, uscendo dal puro etere della sua natura celeste, scorre la sorgente di tutta la bellezza, che non è mai stata contaminata dalla corruzione di generazioni o di ere, che scorre molto al di sotto di essa in vortici oscuri».

 

I pensieri di Schiller non erano scritti in una torre d’avorio, ma erano guidati dai suoi sforzi principali come drammaturgo, poeta e fondatore di un campo di ricerca noto come la Scienza della Storia Universale. Sebbene la sua vita sia stata breve, non solo ha lasciato un’opera incredibile che ha ispirato alcune delle opere musicali più nobili come la Nona Sinfonia di Beethoven e le opere di Verdi, ma ha anche plasmato direttamente una rete di altri artisti, scienziati e statisti attraverso il Rinascimento di Weimar come entrambi i fratelli Humboldt e Wolfgang Goethe, per citarne alcuni.

 

La necessità di curare la società dalla sua tendenza a cadere sotto l’influenza di entrambi gli estremi delle questioni intellettuali astratte prive di crescita emotiva da un lato e del caos emotivo distaccato disinformato dalla ragione dall’altro era alla base dell’autosviluppo di Schiller e della sua luce guida nella creazione di una cultura capace di raggiungere la vera libertà politica (2).

 

È questo spirito che gli zombi perversi della «fine della storia» del CCF volevano distruggere attraverso la loro manipolazione degli affari globali che portarono alla prima guerra mondiale, la loro umiliazione della Germania sotto il Trattato di Versailles e il loro finanziamento di Adolph Hitler attraverso Wall Street e la Banca dei regolamenti internazionali della città di Londra.

 

Il fatto che a queste stesse forze che hanno creato le guerre mondiali e i mostri fascisti del XX secolo sia stata data anche l’autorità di offrire la «cura» sotto forma della de-nazificazione della Germania dal CCF e della nuova cultura «democratica» dell’arte astratta, la musica modernista e la filosofia esistenzialista, è simile al permettere all’assassino di fare l’elogio funebre al funerale delle sue vittime.

 

La scelta è ancora una volta posta di fronte a tutti i cittadini: vogliamo continuare a nuotare nel porcile della decadenza culturale e del pessimismo, o vogliamo abbracciare un futuro più divenire di una specie fatta ad immagine del Creatore?

(…)

 

La scelta è ancora una volta posta di fronte a tutti i cittadini: vogliamo continuare a nuotare nel porcile della decadenza culturale e del pessimismo scatenato dal CCF, o vogliamo abbracciare un futuro più divenire di una specie fatta ad immagine del Creatore?

 

 

Matthew Ehret

 

 

NOTE

1)  Fortunatamente per il mondo, l’amico intimo di Einstein Kurt Gödel, ispirato dai suoi studi su Gottfried Leibniz, mise fine a questo sforzo nel 1931 dimostrando che la fede di Russell in un sistema matematico chiuso era impossibile poiché tutti i sistemi sono intrinsecamente aperti e quindi suscettibili alla costante perfettibilità. Sfortunatamente per Gödel, Russell non lo perdonò mai e si assicurò che gli anni rimanenti della sua vita fossero un inferno, con Gödel che alla fine incontrò una tragica fine nel 1977 convinto che Bertrand Russell e le società segrete internazionali stessero cercando di distruggere Leibniz e stessero anche cercando di avvelenarlo.

 

 

 

Articolo pubblicato su gentile concessione dell’autore. 

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa

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Ecco servite le immagini che tutti giornali, giornaloni, giornaletti si aspettano: Patti Smith in Vaticano, va a trovare il papa, che sarebbe puro suo concittadino chicagoano. Sono quelle notizie per le quali dovremmo provare stupore, curiosità, forse – pensano i padroni del discorso – perfino gioia.

 

È, crediamo, quello che spera il gesuita Antonio Spadaro, già sostenitore di pellicole che esaltano l’apostasia invece del martirio (il terrificente Silenzio di Martino Scorsese) ed autore di pensieri come «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico», che a dir il vero credevamo per qualche ragione messo da parte dallo stesso Bergoglio che lo aveva dapprima innalzato (lo ha fatto con tanti).

 

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«Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso: la “sacerdotessa” del rock Patti Smith come viene chiamata, e il Santo Padre papa Leone. Una lunga udienza che è stata come una conversazione tra due persone che si scoprono vecchi amici e condividono ricordi fatti di parole e musica, di sogni, visioni e speranze di ieri e di oggi».

 

Il post del gesuita, tra il melenso e il pretenzioso (con qualche immancabile segno inquietante, come l’uso della parola «sacerdotessa») rappresenta, con probabilità, il più grande spreco neuronale della settimana. Ma va così.

 

Lo Spadaro, un tempo definito lo «spin doctor» del papa precedente, continua spindoctorare con immagini e didascalie zuccherose sino all’insulino-resistenza.

 

Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare.

 

Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II.

 

Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021.

 

Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.

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Non solo, nel 2022, l’ugola vegliarda definì «terribile» l’annullamento della sentenza Roe v. Wade (cioè la fine dell’aborto concepito come diritto federale americano) da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, affermando che le aveva spezzato il cuore.

 

Ma che importa. Oggi i monsignori pattismittisti impenitenti ci ricicciano la vecchia perfino al padiglione della Biennale di Venezia, quella attaccata dall’Europa per la presenza del Padiglione russo, che sta lì dal 1914. Capiamoci: il Vaticano, il Paese che può rivendicare il più grande ruolo nella Storia dell’Arte, con capolavori seminati nei secoli ovunque, alla Biennale Internazionale dell’Arte mostra… Patti Smith. È, sì, davvero disperante.

 

Vanno spese due parole sulle interazioni tra la Smith e il cattolicesimo, perché ce ne sono state, e sono spesso problematiche, quando non spaventose.

 

Innanzitutto, la Smith non è, come forse pensano i più, una lapsa. Non è una delle usuali ragazze cresciute nell’America cattolica che ad una certa perdono la strada, divenendo attrici, pornostar, cantanti o altre pizie della società della dissoluzione. La famiglia della Smith è… testimone di Geova.

 

L’attrazione per concetti cattolici apparrebbe, quindi, in qualche modo indotta da preferenze estetiche. Scrivono che si sarebbe interessata della storia dei Santi, in particolare a San Francesco, concepito come santo ambientalista – eccerto. La vedete, anche nella foto sopra, con un bel Tau francescano al collo.

 

Tuttavia in queste ore è un altro il riferimento, a dire il vero inquietante, che qualche giornale ha riconosciuto. La Smith avrebbe salutato Leone dicendo «hi, hi», «ciao, ciao». Si tratta di un’espressionr che aveva usato nell’oscura canzone che dava il titolo ad uno dei suoi album più noti, Wave. «Hi, hi» era l’apertura di un dialogo immaginato tra la cantante e Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il cui papato era durato pochissimo, quanto la registrazione del disco, e che era morto quando il pezzo, angosciante, fu inciso.

 

Insomma, la Smith parla al papa vivo come quando parlava al papa morto.

 

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Riferimenti li possiamo trovare anche altrove, come nella canzone Dancing Barefoot, qualcuno definita come un «incantesimo». La canzone dice di essere dedicata alle donne, in particolare all’amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (1898-1922), che si suicidò all’ottavo mese di gravidanza appena due giorni dopo la scomparsa di Modigliani.

 

Ebbene la canzone termina con un pezzo recitativo, le cui ultime parole sono «blessed among women», «benedetta fra le donne». Lasciamo al lettore interrogarsi su tale riferimento mariano calato in questo contesto raccapricciante.

 

 

In realtà, l’ambiente da cui proviene la Smith è molto più raccapricciante di così. In molti dimenticano che la sua carriera era partita assieme a quella del suo compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe (1946-1989), con cui, dice, ha condiviso anni di amore e povertà a Nuova York alla fine dei Sessanta.

 

Mapplethorpe era cresciuto in una famiglia cattolica all’interno di una parrocchia neoeboracena. Divenuto artista dapprima vendendo bigiotteria a tema religioso, era inserito, con la sua girlfriend, in quel milieu culturale dove spopolava la «Factory» di Andy Warhol. Si racconta che lui e la Smith si considerassero «muse» l’uno dell’altra.

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Più avanti, come fotografo, vi fu la svolta. I suoi scatti lo rendono, ancora oggi, famosissimo, ma a guardarli ci si chiede cosa c’entri Patti con lui, visto che si tratta di foto che non è nemmeno possibile definire «omoerotiche»: sono foto di pornografia omosessuale anche violentissima (al punto, in un episodio famoso, che la polizia britannica chiese lo strappo di alcune pagine di un suo libro in una biblioteca), immagini invero rivoltanti che, scrivono antisetticamente le storie dell’arte e pure l’enciclopedia online, «documentano ed esaminano la sottocultura BDSM gay maschile di New York City tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta».

 

Per chi non lo sapesse, il BDSM sta per «bondage, discipline, dominance and submission, sadomasochism», ossia la sottocultura organizzata attorno alla perversione del sadomasochismo. In pratica, il moroso della Smith – che non disdegnava di autofotografarsi con i cornetti, talvolta pure con corna di capro o simili – contribuì più di chiunque altro allo sdoganamento, con la scusa dell’arte, della parafilia più indegna e violenta, oggi bellamente accettata dalla società e interamente visibile nei gay pride: prima che per le strade della vostra città, omosessuali al guinzaglio erano finiti nelle mostre e nei cataloghi di Mapplethorpe.

 

Il quale non è che si limitasse a fare foto. Nel suo libro di memorie Taking Woodstock (poi divenuto pellicola per la regia di Ang Lee), lo scrittore gay Elliot Tiber racconta di un incontro in cui Robert Mapplethorpe lo prelevò in una sauna di Nuova York e lo portò in un loft per un rapporto sessuale sadomasochista sotto una bandiera nazista con la svastica. L’estetica hitlerista, lo sappiamo, eccita non poco alcuni omosessuali, specie quelli con certe pulsioni di degrado e dissoluzione.

 

La vulgata vuole che, una volta che Mapplethorpe capì il suo orientamento, il rapporto amoroso con la Smith cessò, tramutandosi in una amicizia durata sino alla sua morte nel 1989, causata, non un dettaglio scioccante, dall’AIDS. Nella sua autobiografia Just Kids, la Smith sostiene che inizialmente nutriva l’idea romantica di poterlo salvare dalla sua attrazione per gli uomini, e di essere stato emotivamente sopraffatta quando lui le rivelò la sua omosessualità e si unì alla comunità gay. Non si capisce allora, ma questi siamo noi, come possa aver continuato l’amicizia, anche quando, vista la sua arte, era chiaro quale strada terrificante il ragazzo stesse imboccando.

 

Tuttavia, è un altro il dettaglio che può colpire, e non siamo in grado di giudicarne la veridicità, perché comparso in una biografia non autorizzata apparsa a fine anni Novanta. In Patti Smith: An Unauthorized Biography l’autore Victor Bockris scrive della prima figlia avuta a vent’anni in Pennsylvania dalla cantante, poco prima di trasferirsi a Nuova York e conoscere Mapplethorpe.

 

Secondo il libro, «nonostante le dichiarazioni successive di Patti secondo cui avrebbe avuto un parto cesareo (e una grande cicatrice a provarlo), ha detto ad almeno un’amica intima che ha avuto una nascita vaginale regolare. Indipendemente dal metodo di parto, Patti ha aderito al suo piano di dare in adozione la bambina, con il solo caveat che non dovesse essere cresciuta cattolica».

 

Fermo restando che siamo, sinceramente, grati a Patti di non aver ucciso la sua primogenita, non possiamo non restare sconvolti da questa informazione, che ripetiamo non sappiamo verificare, la vediamo solo riportata in questa biografia non autorizzata. Perché l’esclusione del cattolicesimo? È molto controintuitivo: la Smit, ripetiamo, non era una ragazza fuggita dall’ambiente cattolico, era una Testimone di Geova… E in un altro caso famoso, quello dell’adozione di Steve Jobs, i giovani genitori biologici, si ricorda, avevano chiesto il contrario – che i genitori adottivi del futuro inventore di Apple fossero cattolici, desiderio che fu poi disatteso.

 

Non sappiamo dire di più di questa strana storia, se non rimanere affranti davanti a questa ennesima iniezione di Patti Smith nel cuore della cristianità.

 

Non c’è chiarezza. Non appare nessun pentimento rispetto a nulla, eppure il romano pontefice è lì a stringerle la mano, sorriderle, concederle tempo: cioè a rilanciare, presso i fedeli cattolici, il messaggio artistico ed esistenziale di Patti Smith.

 

Non siamo distanti, notiamo, da altri casi, alcuni dei quali allignano persino nel governo, di signore che hanno fatto cose indicibili negli anni Settanta e poi sono state cooptate dalle strutture ecclesiastiche e cattopolitiche senza che vi sia stata una minima storia di conversione.

 

E quindi, il quadretto è chiaro: dentro le Patti Smith, fuori i cattolici, fuori la FSSPX, con terrorismo nelle diocesi e nelle parrocchie, dove la scorsa settimana sono state fatte, in varie parti d’Italia, omelie che annunziavano la scomunica per cui i fedeli che frequentano la Fraternità – cioè, per coloro che, più che ascoltare Patti Smith, desiderano di restare cattolici.

 

Siamo all’inversione assoluta, con punte di parodia e di satanismo piuttosto evidenti.

 

Questa è Roma oggi. Questo è ciò contro cui combatteremo fino a che non sarà riportato l’ordine di Nostro Signore.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di Birgit Fostervold via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

 

 

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Accuse di abusi sessuali anche per lo strano divo Jared Leto, padrone del Laurel Canyon

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L’attore hollywoodiano Jared Leto, pure frontman della rock-banda di successo Thirty Seconds to Mars, è al centro di un recente documentario della BBC in cui quattro donne lo accusano di molestie sessuali, secondo quanto riferito mercoledì dall’emittente britannica.   Le accuse esposte nel documentario Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret» riguardano il periodo dal 2002 al 2016. Stando al documentario, tutte e quattro le donne erano minorenni all’epoca dei presunti incontri con l’attore e musicista.   Una di loro ha dichiarato di essere stata «aggredita sessualmente nel bagno di un motel» quando aveva 17 anni. Un’altra ha raccontato di essere stata minacciata di «violenza sessuale» da Leto all’età di 19 anni, dopo essere stata lasciata improvvisamente sola con lui in una stanza d’albergo.

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Una terza donna ha affermato di aver avuto una relazione sessuale con la star di Hollywood in California all’età di 17 anni, circostanza che in quello Stato configura il reato di stupro di minore. Secondo il documentario, Leto avrebbe «minimizzato» una conversazione sull’età del consenso, fissata a 18 anni in California.   Una quarta donna ha riferito che Leto le avrebbe fatto «ripetute telefonate a sfondo sessuale» quando aveva 16 anni e le avrebbe proposto almeno una volta di avere rapporti sessuali. Ha aggiunto di aver ricevuto in seguito un accordo di riservatezza, che però ha rifiutato di firmare.   Altre quattro donne hanno raccontato alla BBC di aver ricevuto «telefonate strane e spesso a sfondo sessuale da Leto quando erano più giovani».   La BBC ha dichiarato di aver intervistato complessivamente dieci donne, nove delle quali hanno parlato pubblicamente per la prima volta. Hanno affermato di aver incontrato Leto quando lui aveva tra i 30 e i 40 anni. L’emittente ha spiegato di aver verificato parte di diverse testimonianze attraverso parenti e amici, oltre a fotografie e messaggi che supportavano alcune delle dichiarazioni.   Il documentario si collega alle precedenti accuse pubblicate da Air Mail nel giugno 2025, quando nove donne accusarono Leto di molestie sessuali che, a loro dire, sarebbero avvenute quando erano minorenni, tra il 2006 e il 2009. Le testimonianze includevano telefonate notturne, comportamenti espliciti e avances inappropriate.   All’epoca, il rappresentante di Leto aveva negato che l’attore si fosse reso responsabile di condotte sessuali scorrette o di relazioni inappropriate con donne.   Si tratta, per il Leto, di un #Metoo che arriva in colossale ritardo, e ci si chiede perché mai solo ora arrivino le accuse.

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Va detto che nella vita e nella carriera di Leto vi sono elementi pieni di interesse. Il vero successo arriva con un film, Texas Buyers Club (2013), dove interpreta un transessuale malato di AIDS. Per l’interpretazione nel 2014 l’attore ha ricevuto il premio Oscar per il miglior attore non protagonista. Per alcuni si è trattato del segnale di start per l’immissione indiscriminata di personaggi ed attori transgender nel cinema hollywoodiano, tradottasi dal 2024 (96ª edizione) con i Representation and Inclusion Standards dell’Academy, cioè criteri di eleggibilità per la categoria Miglior Film (Best Picture).     Per inciso, secondo una credenza ricorrente, ma non esplicitata nel film, il cattivo della storia di Texas Buyers Club sarebbe stato il dottor Anthony Fauci, accusato di aver dato alla comunità dei malati di AIDS (tra cui, inizialmente, una maggioranza schiacciante di omosessuali) un farmaco che avrebbe cagionato la morte di moltissimi. Il Fauci all’epoca era plenipotenziario per l’emergenza HIV, e andava in TV diffondendo fake news plateali come quella secondo cui i contatti domestici erano sufficienti a trasmettere il virus.   Va infine notata la strana scelta abitativa del Leto. Il divo nel 2015 ha comprato l’ex Lookout Mountain Air Force Station, un vecchio complesso militare che fungeva da studio cinematografico segreto della Guerra Fredda situato nel quartiere di Lookout Mountain, a Laurel Canyon (Los Angeles). Pagandolo circa 5 milioni di dollari lo ha reso la sua residenza.   Si tratta di un luogo piuttosto particolare: un compound grande e isolato, con una storia legata a filmati propagandistici e – suppongono alcuni – alla produzione di video fake come quelli, dice una teoria circolante su internet, dei test nucleari, creati a fine psicagogico.   Le teorie su Laurel Canyon girano soprattutto attorno al libro Weird Scenes Inside the Canyon di David McGowan (2014), pubblicato in italiano con il titolo Nel cuore oscuro del sogno hippie. Spie, assassini e rockstar nella Hollywood degli anni ’60. Secondo l’autore, il Laurel Canyon sarebbe stato un’operazione della CIA e dell’apparato militare.   Di fatto, negli anni Sessanta e primi Settanta Laurel Canyon diventò improvvisamente il centro della scena rock/hippie californiana (The Doors, The Byrds, Frank Zappa, Crosby Stills Nash & Young, Joni Mitchell, Love, The Monkees, etc.). Secondo McGowan non fu un fenomeno spontaneo, ma un’operazione di controllo sociale orchestrata da ambienti militari e di Intelligence per canalizzare e «addomesticare» il movimento di protesta anti-guerra e anti-establishment promuovendo una controcultura basata su droga, sesso e musica invece che su un’opposizione politica lucida e più radicale.

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Molti musicisti chiave avevano genitori o parenti strettamente legati all’esercito, alla marina o all’Intelligence: Jim Morrison (il famigerato cantante dei Doors era figlio dell’ammiraglio George Stephen Morrison, pesantemente coinvolto nell’incidente del Golfo del Tonchino, l’operazione false-flag che diede il via all’intervento americano in Vietnam. Frank Zappa aveva un padre che svolgeva la professione di chimico e ricercatore per progetti militari. John Phillips (The Mamas & the Papas), Stephen Stills, David Crosby e altri avevano background familiari simili. Anche il nonno materno di Leto, va ricordato, era un militare dell’aviazione USA. La madre, curiosamente, aveva aderito al movimento hippy.   Marilyn Monroe viene spesso citata nelle teorie riguardo il Laurel Canyon: si dice che avesse legami con la zona, che frequentasse certi ambienti e che alcune versioni delle teorie sulla sua morte (1962) la colleghino a cerchie di potere, intelligence o ambienti occulti che gravitavano anche intorno al Canyon. Secondo alcune voci, la diva godeva di un pass per entrare nel complesso.   Altre voci riguardano altre star dell’epoca e pure collegamenti con il mondo delle sette – Charles Manson e la Family avevano contatti con la scena del Canyon.  

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Immagine di Stefan Brending via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons CC-BY-SA-3.0 de  
 
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Elon Musk è disposto a finanziare con 100 milioni di dollari Mel Gibson per un adattamento storicamente accurato dell’Odissea

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Elon Musk ha dichiarato di essere disposto a finanziare Mel Gibson con 100 milioni di dollari per realizzare un adattamento storicamente accurato dell’Odissea di Omero.

 

Il 22 luglio, Musk ha risposto a un post dell’utente X John Carter, il quale aveva scritto: «Voglio che Elon Musk dia a Mel Gibson 100 milioni di dollari per girare un adattamento dell’Odissea con navi, armature, armi e cast meticolosamente accurati dal punto di vista storico, con tutti i dialoghi tratti direttamente dal poema originale e recitati in greco omerico».

 

Musk ha risposto dicendo: «Ci sto».

 

Nel frattempo, il magnate aveva anche approvato il tentativo fatto di qualcuno in rete di fare un’Odissea storicamente accurata usando i video generati dall’Intelligenza artificiale di Musk, Grok.

 

 

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L’adattamento dell’Odissea di Christopher Nolan è stato duramente criticato, soprattutto per la scelta di un cast «woke» incentrato su diversità, equità e inclusione (DEI), che include un ruolo per Ellen  Page, un tempo celebre attrice giovane che ora sostiene di essere un uomo di nome Elliot, che interpreta per qualche ragione il ruolo di Sinone, che nel poema omerico nemmeno appare, essendo invece un personaggio dell’Eneide di Virgilio. Il film è stato inoltre oggetto di critiche per numerose inesattezze storiche, come l’utilizzo di armature non adatte al periodo in cui è ambientata la storia.

 

Al centro delle critiche vi è pure la scelta di casting che vede l’attrice nerissima Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena di Troia (definita da Omero «dalle bianche braccia»). Vi sono state inoltre critiche per i costumi e le armature, attaccati per scarsa accuratezza storica rispetto all’età del bronzo.

 

Elon Musk, che ha definito Nolan un «razzista anti-bianco». Nolan ha liquidato le polemiche definendole «irrilevanti», sottolineando che nascono prima che il pubblico veda il film e ricordando le critiche già affrontate con il suo Batman. Nonostante le discussioni online, il film ha comunque ottenuto un discreto di pubblico.

 

Alcuni sostengono che il Nolan abbia piazzato attori di colore e transessuali solo per ottenere i punteggi necessari per ottenere dei premi Oscar.

 

Non è chiaro se la promessa di Musk costituisca un’offerta definitiva a Mel Gibson. Tuttavia i film di Gibson, d’altro canto, sono lodati per la loro accuratezza storica, come La Passione di Cristo, in cui gli attori parlano in aramaico e latino, secondo la pratica in uso nella Terra Santa nel I secolo. Nel kolossal Apocalypto, diretto da Mel Gibson e ambientato nel 1511 in America Latina, tutti gli attori sono nativi americani che parlano solo la lingua maya.

 

Anche se Musk avesse offerto di finanziare la versione di «L’Odissea» diretta da Gibson, non è ancora chiaro se il regista accetterebbe il progetto. Ha infatti recentemente terminato le riprese di La Resurrezione di Cristo, l’attesissimo sequel di La Passione di Cristo, la cui uscita è prevista in due parti, il 6 maggio 2027 e il 25 maggio 2028. Era stato detto due anni fa che stesse pure preparando un film sull’assedio ottomano di Malta e l’eroica resistenza dei cavalieri.

 

Constatando incontrovertibilmente la purezza dell’intento artistico e spirituale dei suoi lavori, Renovatio 21 definisce da tempo Mel Gibson come il più grande artista vivente.

 

Due anni fa Gibson aveva scritto a monsignor Viganò attaccando la cerimonia di apertura delle Olimpiadi parigine: «hanno deriso la mia Fede», scrisse l’attore e regista. Quando arrivò la scomunica a Sua Eccellenza, Gibson scrisse ancora una volta a Viganò dicendo: «spero che Bergoglio scomunichi anche me dalla sua falsa chiesa».

 

Mel Gibson è figlio di Hutton Gibson, personaggio noto sia nella storia dei Quiz TV che del sedevacantismo cattolico: dotato di intelligenza e memoria prodigiosa, Gibson padre, un ferroviere che aveva combattuto la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico e testimoniato come la guerra renda gli uomini orrendi, partecipò al notorio quiz televisivo americano Jeopardy!, divenendo uno dei più grandi campioni di sempre e racimolando così il danaro necessario per emigrare con tutti gli 11 figli (tra cui Mel) in Australia, così evitando ai maschi la leva militare per il Vietnam, guerra che riteneva ingiusta.

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Hutton Gibson creebbe i figli nel tradizionalismo cattolico più rigoroso. Divenne quindi uno dei pensatore sedevacantisti più conosciuti nel mondo pre-internet.

 

Mel, divenuto divo di Hollywood, mai ha deviato dal solco paterno, nonostante tutti le tentazioni e i peccati in cui incorse.

 

L’uscita nel 2004 della Passione, film autofinanziato, costò a Gibson l’immediata accusa di antisemitismo: fu detto che il film descriveva i giudei come autore dell’assassinio di Cristo, cioè, in una parola, deicidi.

 

Non è sbagliato pensare che la guerra fatta da varie figure ed istituzioni ebraiche contro Mel Gibson e la sua Passione nascondesse un attacco a Hutton Gibson, che rappresentava la Chiesa preconciliare, e quindi la Chiesa che, rifiutando il documento del Concilio Nostra Aetate, respingeva l’idea di un accordo con il mondo ebraico, mantenendo viva l’accusa di deicidio nei confronti di nostro signore e la preghiera per la conversione dei «perfidi» (cioè, dall’etimo latino per fides, «dalla fede deviata») ebrei.

 

Hutton Gibson è morto nel 2020, sostenuto ed aiutato fino all’ultimo da Mel e dagli altri dieci figli. Aveva più di 50 nipoti.

 

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Immagine screenshot da Twitter

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