Spirito
Mons. Viganò sul set della «Resurrezione» del cattolico tradizionalista Mel Gibson
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha pubblicato martedì sui social media alcune fotografie che lo ritraggono insieme all’attore e regista premio Oscar Mel Gibson sul set del suo prossimo film The Resurrection, che si pone come continuazione di The Passion, film sulla passione di Nostro Signore Gesù Cristo che nel 2004 sbancò i botteghini di tutto il mondo.
Le immagini mostrano l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti monsignor Viganò mentre conversa con Gibson e siede al suo fianco durante quella che appare come una fase di regia sul set.
Immagini di Sua Eccellenza sul set del nuovo lavoro del Gibson erano state vedute da Renovatio 21 ancora mesi fa, ma era stato chiesto di mantenere il riserbo. Ora foto dei due insieme sono pubblicate dallo stesso arcivescovo.
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 17, 2026
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Gibson, noto cattolico tradizionista, ha manifestato un forte sostegno all’arcivescovo Viganò in uno dei momenti più controversi per il prelato, nel 2024, e mantiene contatti con lui almeno da quell’anno. In quell’occasione Gibson inviò una lettera di appoggio all’arcivescovo Viganò dopo che questi era stato apparentemente «scomunicato» da papa Francesco, definendolo un «Atanasio dei giorni nostri».
«È davvero un segno d’onore essere evitati dalla falsa chiesa postconciliare», scrisse Gibson all’epoca in una lettera privata poi condivisa dall’arcivescovo.
Nel 2023 Gibson aveva appoggiato l’appello di Sua Eccellenza a sostegno dei cristiani perseguitati in Armenia, espulsi dal Nagorno Karabakh dall’esercito azero con il sostegno di Israele.
Come riporta LifeSite, il nuovo film in due parti diretto da Gibson, La Resurrezione di Cristo, s è attualmente in produzione presso gli studi di Cinecittà a Roma. L’uscita della prima parte è prevista per Venerdì Santo, 26 marzo 2027, mentre la seconda parte arriverà 40 giorni dopo, nel giorno dell’Ascensione, il 6 maggio.
La Passione di Cristo si rivelò un’opera straordinaria non solo per l’emozione suscitata negli spettatori, ma anche per il profondo impatto avuto sul cast. Almeno due degli attori coinvolti vissero autentiche conversioni durante le riprese: Luca Lionello, membro della storica famiglia di attori e doppiattori che interpretava Giuda, e Pietro Sarubbi, nel ruolo di Barabba. Sono circolati quindi racconti su un fulmine che avrebbe colpito un assistente, Jan Michelini, figlio dell’esponente DC e conduttore TG1 Alberto Michelini e soprannumerario come il padre dell’Opus Dei. Il ragazzo sopravvisse alla fulminazione per sposare una Miss Italia e divenire regista della fortunata serie Don Matteo, prodotta dalla Lux Vide del grand-commis fanfaniano Ettore Bernabei (1921-2016), anche lui soprannumerario dell’Opus Dei.
La Resurrezione di Cristo presenta un cast completamente rinnovato rispetto a La Passione. Nel caso di Jim Caviezel, una fonte vicina alla produzione ha spiegato che la scelta di non riproporlo è legata alla sua età e agli elevati costi della grafica di sintesi necessaria per ringiovanire il suo aspetto e renderlo credibile come un Cristo trentatreenne.
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Ciò ci fa pensare che Gibson potrebbe avere preso la decisione, forse dopo meditazioni religiose e filosofiche, di non fare passare le immagini del film per l’Intelligenza Artificiale: è davvero semplicissimo oggi, e a portata di quasi chiunque, fare il cosiddetto de-aging di un attore, rendendolo più giovane con i medesimi algoritmi, applicabili rapidamente, detti GAN (Generative Antagonistic Network), alla base di tutta la tecnologia deepfake.
Gibson ha quindi proceduto a un totale rinnovamento del cast. L’attrice cubana Mariela Garriga sostituirà Monica Bellucci nel ruolo di Santa Maria Maddalena, l’attore italiano Pier Luigi Pasino prenderà il posto di Francesco De Vito come San Pietro, un altro attore italiano, Riccardo Scamarcio, interpreterà Ponzio Pilato al posto di Hristo Shopov, mentre l’attrice polacca Kasia Smutniak sostituirà Maia Morgenstern nel ruolo della Beata Vergine Maria.
Sono sorte polemiche per le foto dell’attore protagonista, il finnico Jaakko Ohtonen, con una t-shirta recante la bandiera omotransessualista e per le posizioni apertamente abortiste dell’attrice polacca vedova Taricone.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Gibsone aveva citato Viganò durante una sua lunga, densa, storica intervista con Joe Rogan nel podcast più seguito del pianeta, dove aveva parlato pure della Sindone, della Pachamama, di medicine alternative e della presenza del sacrificio umano nella nostra società. Durante la trasmissione, registrata in Texas, la casa losangelina del Gibson finì incenerita durante gli incendi che divorarono le colline attorno alla Mecca del cinema.
Due anni fa Gibson aveva scritto a monsignor Viganò attaccando la cerimonia di apertura delle Olimpiadi parigine: «hanno deriso la mia Fede», scrisse l’attore e regista. Quando arrivò la scomunica a Sua Eccellenza, Gibson scrisse ancora una volta a Viganò dicendo: «spero che Bergoglio scomunichi anche me dalla sua falsa chiesa».
Mel Gibson è figlio di Hutton Gibson, personaggio noto sia nella storia dei Quiz TV che del sedevacantismo cattolico: dotato di intelligenza e memoria prodigiosa, Gibson padre, un ferroviere che aveva combattuto la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico e testimoniato come la guerra renda gli uomini orrendi, partecipò al notorio quiz televisivo americano Jeopardy!, divenendo uno dei più grandi campioni di sempre e racimolando così il danaro necessario per emigrare con tutti gli 11 figli (tra cui Mel) in Australia, così evitando ai maschi la leva militare per il Vietnam, guerra che riteneva ingiusta.
Hutton Gibson creebbe i figli nel tradizionalismo cattolico più rigoroso. Divenne quindi uno dei pensatore sedevacantisti più conosciuti nel mondo pre-internet.
Mel, divenuto divo di Hollywood, mai ha deviato dal solco paterno, nonostante tutti le tentazioni e i peccati in cui incorse. Ciò è visibile in una vecchia intervista fatta a Gibson al Festival Cannes nel lontano 1983.
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«Chi è il tuo eroe» chiede un giornalista francese ad uno stranito, forse infastidito Mel,
«Mio padre», risponde l’attore e cineasta.
«È un artista?» domanda ancora l’intervistatore, che con evidenza non ha fatto i compiti a casa.
«Sì, in un certo senso sì. Lui scrive… Lei scrive?» Mel, in quel momento, aveva in mente il contenuto degli scritti del padre, e probabilmente rideva a pensare una comparazione con quello che invece scrive un giornalista cinematografico.
L’uscita nel 2004 della Passione, film autofinanziato, costò a Gibson l’immediata accusa di antisemitismo: fu detto che il film descriveva i giudei come autore dell’assassinio di Cristo, cioè, in una parola, deicidi.
Non è sbagliato pensare che la guerra fatta da varie figure ed istituzioni ebraiche contro Mel Gibson e la sua Passione nascondesse un attacco a Hutton Gibson, che rappresentava la Chiesa preconciliare, e quindi la Chiesa che, rifiutando il documento del Concilio Nostra Aetate, respingeva l’idea di un accordo con il mondo ebraico, mantenendo viva l’accusa di deicidio nei confronti di nostro signore e la preghiera per la conversione dei «perfidi» (cioè, dall’etimo latino per fides, «dalla fede deviata») ebrei.
Hutton Gibson è morto nel 2020, sostenuto ed aiutato fino all’ultimo da Mel e dagli altri dieci figli. Aveva più di 50 nipoti.
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Immagine da Twitter
Spirito
Né scismatici né disobbedienti
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1. La Fraternità San Pio X non è scismatica
Il cardinale Tommaso de Vio (detto il Gaetano, 1469-1534), uno dei più insigni teologi di tutti i tempi, dice esplicitamente: «Disobbedire, anche ostinatamente, al Sommo Pontefice non costituisce uno scisma. Ciò che costituisce uno scisma, è non voler sottomettersi a lui come capo di tutta la Chiesa» (Commento alla Somma Teologica di S. Tommaso, II-II, q. 39, a. 1, n. III).Sostieni Renovatio 21
2. Le consacrazioni episcopali compiute senza mandato apostolico non sono un atto scismatico e non rendono la Fraternità scismatica
Bisogna, innanzi tutto, ricordare che fino al Basso Medioevo, la consacrazione episcopale non era riservata al papa. Ciò significa che, ordinariamente, il papa non nominava i vescovi e neppure confermava la nomina fatta da altri. La riserva papale della nomina o della conferma dei vescovi risale alla fine del XIII sec. e si afferma soltanto a partire dal secolo successivo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
3. La Fraternità San Pio X non è neppure disobbediente
L’obbedienza, nella dottrina cattolica, non è un assoluto. Neppure quella al Sommo Pontefice. Come insegna San Tommaso, «l’abuso d’autorità può avvenire […] perché ciò che viene comandato dal superiore è contrario al fine per il quale l’autorità è stata istituita, come quando egli ordina un atto peccaminoso, contrario alla virtù che l’autorità è destinata a promuovere e custodire; e in tal caso non solo non si è tenuti a obbedire al superiore, ma si è anche tenuti a non obbedirgli, come i santi martiri affrontarono la morte per non obbedire agli ordini empi dei tiranni» (II Sent., d. 44, q. 2, a. 2). La stessa cosa è insegnata da Leone XIII nell’enciclica Diuturnum illud (29 giugno 1881).Aiuta Renovatio 21
4. La Fraternità ha agito rettamente a causa dello stato di necessità in materia di fede
Ora, si può dire che l’ordine del papa al quale la Fraternità ha rifiutato di obbedire sia «di per sé cattivo» o addirittura «peccaminoso»? Dopo tutto, rinunciare a delle consacrazioni episcopali non è un atto cattivo. Di conseguenza, decidendo di procedere comunque, la Fraternità forse non è caduta nello scisma, ma ha comunque commesso un atto gravissimo di disobbedienza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Leone nomina vescovo che aveva approvato le «benedizioni» omo e affermato che la sodomia «non è peccaminosa»
Papa Leone XIV martedì ha nominato monsignor Christian Würtz, vescovo ausiliare della diocesi di Friburgo in Brisgovia, in Germania, noto per il suo sostegno alle «benedizioni» omosessuali e per le sue posizioni contrarie all’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, come nuovo vescovo di Eichstätt.
Monsignor Würtz, 55 anni, era tra i 38 vescovi tedeschi che nel 2023 votarono a favore di un documento che sanciva le «benedizioni» per le «coppie» omosessuali, nonché per i divorziati risposati.
Sei mesi prima, il Würtz aveva appoggiato il documento eterodosso del Cammino sinodale tedesco sulla «Rivalutazione dottrinale dell’omosessualità», che definiva erroneamente gli atti omosessuali «non peccaminosi» e «non intrinsecamente malvagi».
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«Non vedo l’ora di iniziare il mio nuovo incarico», ha dichiarato Würtz (a sinistra nella foto) in un comunicato ufficiale della diocesi.
«È una splendida coincidenza che la mia nomina avvenga nel giorno della festa di San Willibaldo, patrono della diocesi di Eichstätt. Spero che, con la mia esperienza e le mie capacità, potrò contribuire anch’io alla costruzione del Regno di Dio a Eichstätt e camminare al fianco della gente di questa diocesi», ha aggiunto. «Ringrazio papa Leone per la fiducia che mi ha accordato e non vedo l’ora di conoscere le persone di questa diocesi».
Würtz è nato il 31 maggio 1971 a Karlsruhe, nell’Arcidiocesi Metropolitana di Freiburg im Breisgau. Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università statale di Heidelberg. Dopo essere entrato nel Collegium Borromaeum a Friburgo, ha studiato Filosofia e Teologia presso le Università di Friburgo e di Erbipoli (che i tedeschi, e purtroppo anche gli italiani, chiaman Würzburg). Successivamente, ha conseguito il Dottorato in utroque iure.
Il 26 aprile 2019 è stato nominato Vescovo titolare di Germania di Dacia e Ausiliare di Friburgo in Brisgovia, ricevendo l’ordinazione episcopale il 30 giugno successivo.
Poco dopo la sua ordinazione episcopale, monsignor Würtz ha tenuto un incontro con i membri del movimento Maria 2.0, nato in Germania per chiedere varie riforme nella Chiesa, tra cui l’accesso delle donne al sacerdozio. Dopo aver conversato con le manifestanti, ha consegnato loro una lettera personale e un gomitolo di filo rosso come simbolo del dialogo, un gesto che è stato valutato positivamente dalle rappresentanti del movimento.
Nel maggio 2025, come rettore del seminario di Friburgo, ha ricevuto le richieste simboliche di ammissione presentate da nove studentesse di Teologia che protestavano contro la riserva del sacerdozio ministeriale agli uomini.
Würtz ha definito quell’iniziativa «un buon segnale dell’impegno e della serietà con cui queste donne affrontano la loro vocazione e il loro cammino nella Chiesa», pur ricordando che non poteva ammetterle a causa della normativa vigente della Chiesa. Successivamente ha tenuto un incontro con le studentesse, che entrambe le parti hanno descritto come rispettoso e costruttivo.
In seno alla Conferenza Episcopale Tedesca, è Membro della Commissione Pastorale e di quella per le questioni caritative. Finora, Rettore del Seminario Maggiore Collegium Borromaeum di Friburgo e Vicario episcopale per le Alte Scuole.
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Nel settembre 2022 ha votato a favore del documento che proponeva una rivalutazione dottrinale dell’omosessualità, in cui si affermava che l’orientamento omosessuale non costituisce una scelta personale e si chiedeva una maggiore accoglienza e integrazione delle persone omosessuali nella vita ecclesiale.
In quella stessa assemblea ha sostenuto anche il testo sulla cosiddetta «diversità di genere», che invitava le diocesi a rivedere vari aspetti pastorali e amministrativi per facilitare l’inclusione delle persone transgender e intersessuali.
Mesi dopo, nel marzo 2023, ha nuovamente votato a favore del documento che proponeva l’introduzione di celebrazioni di benedizione per coppie dello stesso sesso e per divorziati risposati, una delle iniziative più controverse del Cammino Sinodale.
Oggi monsignor Würtz assume la diocesi di Eichstätt, suffraganea dell’arcidiocesi di Bamberga, fondata a metà dell’VIII secolo e che ha come patrono san Willibaldo. Attualmente conta 334.517 cattolici, distribuiti in 253 parrocchie, organizzate in 74 unità pastorali e otto decanati.
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Immagine di Andreas Schwarzkopf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Satira
Scomuniche, la grande profondità teologica della TV dei vescovi e del vostro 8 per mille
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