Internet
Parlamentare verde tedesco preme per la censura dei social
Il parlamentare verde tedesco Anton Hofreiter, presidente del comitato per la politica europea del Bundestag, ha chiesto un controllo più stretto sui social media, fino al blocco totale di alcune piattaforme.
Il deputato dei Gruene ha fatto queste osservazioni sabato mentre parlava con i giornalisti del Funke Media Group.
«Uno dei più grandi problemi dell’estremismo è la radicalizzazione online», ha affermato Hofreiter, aggiungendo che la diffusione di «contenuti anticostituzionali su Internet» deve essere fermata.
«Dobbiamo affrontare la radice del problema e contrastare la radicalizzazione nello spazio digitale e nella società», ha sottolineato il politico germanico.
Quelle piattaforme di social media che si rifiutano di rispettare le leggi tedesche e di rimuovere «contenuti estremisti» devono essere bloccate del tutto, ha sostenuto Hofreiter, individuando specificamente X, il social di Elon Musk un tempo noto come Twitter, tra i potenziali obiettivi.
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Il Parlamentare ha aggiunto che bloccare le piattaforme «deve essere solo un’ultima risorsa», esortando il governo a non prendere le distanze dalla tecnologia moderna. Invece, il governo dovrebbe usarle per i propri vantaggi, vale a dire schierando «agenti digitali» per infiltrarsi in gruppi privati su Telegram per identificare potenziali criminali, ha suggerito Hofreiter.
L’appello a inasprire la posizione della Germania sui social media arriva dopo una nuova serie di incidenti, tra cui una sparatoria fuori dal consolato israeliano a Monaco di Baviera e un accoltellamento massivo a Solingen in cui sono morte tre persone.
È chiaramente in corso un giro di vite nei confronti dei social non completamente allineati con l’impero USA-NATO.
Negli ultimi giorni, diversi Paesi hanno preso misure per tenere a freno le piattaforme di social media. Il Brasile aveva imposto un divieto assoluto a X dopo che la piattaforma non ha rispettato le leggi locali sulla disinformazione politica e sull’incitamento all’odio rifiutandosi di eliminare alcuni messaggi offensivi.
A fine agosto, l’imprenditore tecnologico russo e fondatore di Telegram Pavel Durov è stato arrestato a Parigi. L’imprenditore ora deve affrontare una moltitudine di accuse relative a complicità nel traffico di droga, riciclaggio di denaro, frode e varie forme di abuso sui minori, derivanti dalle azioni degli utenti di Telegram.
Come riportato da Renovatio 21, il procuratore di Parigi che segue la vicenda ha dichiarato che il caso Durov rappresenta «un esempio».
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Immagine di Bundestagsfraktion Bündnis 90/Die Grünen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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