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Geopolitica

Orban: «l’Ucraina nella NATO significherebbe la Terza Guerra Mondiale»

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L’adesione dell’Ucraina alla NATO porterebbe a un’immediata guerra totale con la Russia e alla Terza Guerra Mondiale, secondo il Primo Ministro ungherese Viktor Orban.

 

Il premier magiaro ha anche messo in guardia contro un’ammissione frettolosa dell’Ucraina nell’UE.

 

Budapest si oppone da tempo alle politiche di Bruxelles sul conflitto ucraino, comprese le forniture di armi e le sanzioni alla Russia. Ha anche esortato a non integrare l’Ucraina nella NATO e nell’UE.

 

In un post su X di sabato, Orban ha scritto che l’adesione dell’Ucraina alla NATO «significherebbe la guerra con la Russia e la Terza guerra mondiale il giorno dopo». Ha aggiunto che «la corsa sconsiderata dell’UE ad ammettere l’Ucraina sposterebbe le linee del fronte nel cuore dell’Europa».

 

Il primo ministro ungherese ha definito «follia» l’approccio della leadership dell’UE, promettendo di non «lasciare che trasformino l’Europa in un campo di battaglia».

 

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Il post di Orban su X è arrivato dopo un’intervista rilasciata venerdì ai media ungheresi, in cui sosteneva che l’adesione dell’Ucraina all’UE avrebbe rovinato l’intero blocco, compresa l’economia ungherese. In precedenza, aveva espresso le sue preoccupazioni riguardo al fatto che i prodotti ucraini a basso costo avrebbero danneggiato gli agricoltori ungheresi, aggiungendo che i confini e la popolazione dell’Ucraina rimarranno instabili finché durerà il conflitto con la Russia, rendendo l’adesione all’UE insostenibile.

 

Giovedì, Budapest ha posto il veto a una dichiarazione congiunta dell’UE sull’Ucraina durante il Consiglio Affari Esteri di Bruxelles, bloccando di fatto i negoziati di adesione di Kiev. Secondo le norme dell’UE, per avviare il processo è necessaria l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri.

 

Secondo un comunicato diffuso dal blocco, si prevede che la questione verrà nuovamente sollevata nella prossima riunione del consiglio in ottobre.

 

Commentando la posizione del suo Paese all’inizio di questa settimana, Orbán ha citato i risultati di un voto consultivo in Ungheria, svoltosi da metà aprile al 20 giugno, in cui si chiedeva: «sostenete l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea?». Secondo il primo ministro, il 95% degli oltre 2 milioni di partecipanti ha respinto le aspirazioni dell’Ucraina all’UE.

 

All’inizio di questo mese, Orbán ha insistito sul fatto che, nonostante il conflitto in Ucraina sia «impossibile da vincere… i politici assetati di guerra vogliono farci credere che dobbiamo continuare la guerra».

 

«Non vogliamo morire per l’Ucraina. Non vogliamo che i nostri figli tornino in una bara. Non vogliamo un Afghanistan vicino a casa», ha detto, chiedendo invece una soluzione diplomatica.

 

Lo Orban ha poi criticato la crescente militarizzazione dell’UE, per la quale il Consiglio Europeo ha formalmente approvato il mese scorso un meccanismo di prestito da 150 miliardi di euro.

 

Il primo ministro magiaro tre settimane fa aveva dichiarato che il conflitto in Ucraina potrebbe protrarsi e diventare ancora più brutale.

 

Come riportato da Renovatio 21, Orban si è schierato contro l’ingresso dell’Ucraina nella UE, affermando che ciò non farebbe altro che prolungare le ostilità tra Mosca e Kiev e rischierebbe di trascinare l’Unione nel conflitto, sottolineando che l’Occidente ha di fatto perso la guerra per procura contro Mosca.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, Orban aveva dichiarato che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fornito oltre 300 miliardi di dollari in aiuti finanziari e assistenza militare a Kiev dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.

 

Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha rivelato che la leadership ucraina ha rifiutato una richiesta di telefonata da parte di Orban e lo ha fatto in un modo che è «del tutto senza precedenti nella diplomazia».

 

Il primo ministro magiaro, che da mesi chiede un cessate il fuoco e l’avvio di processi di pace venendo respinto dalla UE, ha definito il piano ucraino «più che terrificante». L’Orban ha dichiarato che la UE potrebbe fermare il conflitto ucraino in 24 ore, ma vi è una guerra per procura dell’Occidente alla Russia per impadronirsi delle sue risorse.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa un consigliere omonimo di Orban ha dichiarato che il piano di Zelens’kyj è «la via più rapida per una guerra mondiale».

 

Negli scorsi mesi Kiev e Budapest si sono scambiate accuse di spionaggio.

 

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Immagine di Manfred Weber via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

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Geopolitica

La Von der Leyen: nessuno fa di più per i palestinesi dell’UE

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Secondo quanto affermato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’Unione europea fa più di qualsiasi altro attore internazionale per sostenere i palestinesi.   La leadership dell’euroblocco è stata ripetutamente criticata, anche all’interno dell’UE, per non aver condannato con fermezza le campagne militari israeliane a Gaza e in Libano, che hanno causato numerose vittime civili e distruzioni.   Durante una conferenza stampa tenutasi venerdì all’University College Cork, in Irlanda, a von der Leyen è stato chiesto perché la Commissione europea stesse «prendendo tempo» sulla questione di Gaza e della Cisgiordania. Ha respinto la critica, affermando che l’UE è «il più grande fornitore di assistenza al popolo palestinese a livello mondiale» e insistendo sul fatto che «nessuno fa più di noi».   A riprova di ciò, ha citato il ponte aereo umanitario che Bruxelles gestisce dall’ottobre 2023, quando Israele ha lanciato la sua offensiva contro Hamas in seguito al sanguinoso attacco transfrontaliero del gruppo.

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Von der Leyen ha inoltre affermato che qualsiasi decisione di sospendere l’accordo di associazione UE-Israele spetta agli Stati membri e richiede un voto a maggioranza qualificata.   La sua posizione ha suscitato ripetute critiche da parte dei parlamentari europei. Durante un dibattito alla fine di aprile, l’eurodeputata belga Kathleen Van Brempt ha accusato Bruxelles di applicare «due pesi e due misure», imponendo sanzioni generalizzate alla Russia per il conflitto in Ucraina e rimanendo «in silenzio» sulle azioni di Israele a Gaza, in Cisgiordania e in Libano.   Anche l’eurodeputato portoghese João Oliveira ha criticato von der Leyen per non aver condannato «l’aggressione contro l’Iran», nonché le azioni di Israele in Libano, che hanno causato morti civili e lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone.   L’ex responsabile della politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha fatto eco a queste preoccupazioni a marzo, dichiarando a Politico che von der Leyen era stata «sistematicamente di parte a favore degli Stati Uniti e di Israele».   La Commissione è stata inoltre criticata per non aver fornito una risposta unitaria in occasione degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran all’inizio di quest’anno, nonostante la condanna pubblica degli attacchi da parte di diversi Stati membri dell’UE.   A marzo, la Von der Leyen ha respinto il dibattito sul fatto che il conflitto fosse una «guerra di scelta o di necessità», affermando che «non si dovrebbero versare lacrime per il regime iraniano».   Nel giugno 2022, durante un discorso alla Ben-Gurion University in Israele, Ursula von der Leyen aveva \1 sottolineato il legame profondo tra l’Europa e la cultura ebraica. La Presidente della Commissione europea ha affermato che «l’Europa è i valori del Talmud», identificando in questo testo sacro le radici di principi cardine come la responsabilità personale, la giustizia e la solidarietà. Celebrando figure storiche come Hannah Arendt e Kafka, ha ricordato che non esiste un’Europa senza gli ebrei europei, promuovendo la tutela dell’identità ebraica contro l’antisemitismo.

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Immagine di European Parliament via Flickr pubblicata su licenza CC-BY-4.0
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Gli iraniani in lutto chiedono vendetta per l’aitollà Khamenei assassinato

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In Iran è cominciata una settimana di funerali per la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, durante i quali migliaia di persone in lutto hanno invitato le autorità del Paese a vendicarsi degli Stati Uniti e di Israele per la sua uccisione.

 

Le cerimonie funebri si sono tenute più di quattro mesi dopo l’assassinio di Khamenei, avvenuto il 28 febbraio, proprio all’inizio dell’ultima aggressione israelo-americana contro l’Iran. È stato ucciso in un raid aereo mirato contro la sua residenza ufficiale a Teheran, insieme a diversi familiari, tra cui il genero, la figlia e la nipotina di 14 mesi.

 

Le bare contenenti le spoglie di Khamenei e dei suoi familiari sono state esposte nella Grande Moschea dell’Imam Khomeini, nella capitale iraniana, dove alti funzionari e dignitari stranieri hanno reso l’ultimo omaggio.


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Migliaia di fedeli si sono radunati fuori dalla moschea, molti dei quali sventolavano bandiere nazionali iraniane, oltre a bandiere rosso sangue, un simbolo importante nell’Islam sciita. La bandiera, chiamata «Ya la-Tharat al-Husayn», risale alla fine del VII secolo, quando fu issata per la prima volta dopo la battaglia di Karbala in segno di vendetta per la morte dell’Imam Husayn ibn Ali.

 

I presenti sono stati sentiti scandire slogan come «Morte all’America» e «Morte a Israele», oltre a chiedere «vendetta» per i responsabili dell’assassinio di Khamenei.

 

I funerali proseguiranno per tutta la prossima settimana, e si prevede che circa 30 milioni di persone parteciperanno al lutto per Khamenei in Iran e nel vicino Iraq, dove oltre la metà della popolazione è di fede sciita.

 

La salma di Khamenei verrà trasportata attraverso almeno cinque città, e si prevede che la processione visiterà numerosi santuari sciiti lungo il percorso, tra cui le città irachene di Karbala e Najaf, che ospitano importanti luoghi sacri sciiti. Il tour si concluderà nella città santa sciita di Mashhad, luogo di nascita del defunto religioso.

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Immagine di Matthias Berg via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0

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Putin: Russia e Stati Uniti hanno una «responsabilità speciale» per la sicurezza globale

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La Russia e gli Stati Uniti hanno una «responsabilità speciale» nel mantenere la sicurezza globale, ha affermato il presidente Vladimir Putin congratulandosi con il suo omologo Donald Trump per il 250° anniversario dell’indipendenza americana.   In una lettera pubblicata dal Cremlino sabato, Putin ha augurato a Trump e alla sua famiglia «salute, benessere e successo», e al popolo americano «felicità e prosperità», descrivendo la firma della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti come «un’importante pietra miliare nella storia del mondo».   Il presidente russo ha inoltre sottolineato la storia condivisa dai due Paesi e le loro responsabilità specifiche in quanto potenze nucleari.

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«Siamo stati alleati in due guerre mondiali, insieme abbiamo liberato l’umanità dagli orrori del nazismo e in seguito abbiamo svolto un ruolo importante nel porre le basi del moderno ordine mondiale. Oggi, la Russia e gli Stati Uniti, in quanto due maggiori potenze nucleari al mondo, hanno una responsabilità speciale nel garantire la sicurezza e la stabilità globali», si legge nel messaggio.   Putin ha inoltre ricordato che la Russia aveva sostenuto i coloni nordamericani nella loro lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna 250 anni fa.   Durante la guerra d’indipendenza americana, l’imperatrice Caterina la Grande rifiutò le richieste britanniche di inviare truppe russe a combattere contro i coloni e in seguito fondò la Lega della Neutralità Armata, che sfidò il blocco navale di Londra e fu ampiamente considerata favorevole alla causa americana.   Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno, Mosca e Washington hanno ripreso i contatti ad alto livello dopo anni di relazioni tese. Putin e Trump si sono incontrati di persona lo scorso agosto e hanno avuto diverse conversazioni telefoniche per discutere del conflitto in Ucraina, del Medio Oriente e, più in generale, dei rapporti bilaterali. Tuttavia, diverse questioni in sospeso, tra cui le sanzioni relative all’Ucraina e le controversie sulle proprietà diplomatiche, non sono ancora state risolte.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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