Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Orban: l’Ucraina nella UE trascinerebbe in guerra l’intero blocco

Pubblicato

il

L’ammissione dell’Ucraina nell’UE non farebbe altro che prolungare le ostilità tra Mosca e Kiev e rischierebbe di trascinare l’Unione nel conflitto, ha avvertito il primo ministro ungherese Viktor Orban.

 

L’Ucraina, che ha fatto dell’adesione all’UE una priorità nazionale, ha formalmente presentato domanda di adesione nel febbraio 2022, pochi giorni dopo l’escalation del conflitto con la Russia. L’Ungheria si è ripetutamente opposta all’obiettivo dell’UE di ammettere l’Ucraina entro il 2030, un obiettivo recentemente ribadito dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

 

Lunedì Orban ha ribadito l’opposizione di Budapest all’adesione, definendola una decisione che potrebbe peggiorare il futuro dell’Unione.

Sostieni Renovatio 21

«Come paese vicino all’Ucraina, crediamo che l’ammissione dell’Ucraina nell’Unione Europea significherebbe guerra», ha detto Orbán alla conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’UE a Budapest. L’UE non ha mai accettato un paese in guerra, e per «buone ragioni», ha aggiunto.

 

Il leader ungherese ha inoltre espresso rammarico per l’impegno di alcuni leader dell’UE a continuare a fornire aiuti militari a Kiev.

 

«Abbiamo una visione diversa. Pensiamo che più a lungo durerà la guerra, più vite si perderanno e peggiorerà la situazione sul campo di battaglia», ha detto Orban.

 

L’Ucraina deve ancora affrontare ostacoli notevoli nel suo percorso verso l’adesione all’Unione: per diventare membro a pieno titolo è necessaria l’approvazione unanime dell’UE e riforme radicali, tra cui misure anticorruzione, una governance migliorata e l’allineamento del diritto agli standard dell’UE.

 

Orban si oppone da tempo all’integrazione dell’Ucraina nelle istituzioni occidentali, inclusa la NATO, sostenendo che la sua adesione potrebbe aumentare le tensioni con la Russia. Ha suggerito che il paese dovrebbe invece rimanere un “cuscinetto” tra la Russia e l’Occidente.

 

Mentre la Russia ha costantemente respinto l’idea dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, la sua posizione sull’adesione all’UE è stata più moderata. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che l’Ucraina ha il «diritto sovrano» di aderire al blocco, a condizione che rimanga una questione di integrazione economica e non di allineamento militare.

 

Tuttavia, i funzionari russi hanno avvertito che il confine tra civili e militari nell’UE si sta assottigliando. Peskov ha accusato l’Unione di lavorare attivamente per prolungare il conflitto in Ucraina, esprimendo ripetutamente la propria intenzione di sostenere Kiev nel suo desiderio di «continuare la guerra», criticando Bruxelles per aver minato gli sforzi di pace, presentando la Russia come il principale avversario dell’Unione.

 

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato che l’UE si sta «militarizzando a un ritmo record», aggiungendo che ormai c’è «pochissima differenza» tra l’UE e la NATO. Entrambe le organizzazioni, notiamo, hanno sede a Bruxelles.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, Orban aveva dichiarato che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fornito oltre 300 miliardi di dollari in aiuti finanziari e assistenza militare a Kiev dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha rivelato che la leadership ucraina ha rifiutato una richiesta di telefonata da parte di Orban e lo ha fatto in un modo che è «del tutto senza precedenti nella diplomazia».

 

Il primo ministro magiaro, che da mesi chiede un cessate il fuoco e l’avvio di processi di pace venendo respinto dalla UE, ha definito il piano ucraino «più che terrificante». L’Orban ha dichiarato che la UE potrebbe fermare il conflitto ucraino in 24 ore, ma vi è una guerra per procura dell’Occidente alla Russia per impadronirsi delle sue risorse.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa un consigliere omonimo di Orban ha dichiarato che il piano di Zelens’kyj è «la via più rapida per una guerra mondiale».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di European Parliament via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

Continua a leggere

Geopolitica

L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo

Pubblicato

il

Da

Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.   In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.   Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.

Sostieni Renovatio 21

Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.   Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.   Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.   Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Geopolitica

Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo

Pubblicato

il

Da

Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.

 

L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.

 

Sostieni Renovatio 21

«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.

 

Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.

 

Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.

 

Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.

 

Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.

 

Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.

Aiuta Renovatio 21

Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.

 

Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.

 

Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.

 

Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

 

 

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Continua a leggere

Geopolitica

L’Iran interrompe i colloqui con gli Stati Uniti

Pubblicato

il

Da

L’Iran ha interrotto i negoziati con gli Stati Uniti sull’offensiva israeliana in corso in Libano, procedendo al blocco del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta dall’agenzia di stampadi Stato iranana Tasnim, che cita alcune fonti.   Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, colpendo quelli che definisce siti utilizzati dal gruppo militante Hezbollah. L’esercito israeliano si è spinto più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.   Mentre l’Iran ha posto la fine della guerra in Libano come condizione per i negoziati con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, le ostilità tra Israele e Hezbollah sono continuate nonostante un presunto cessate il fuoco annunciato a metà aprile.   In risposta all’escalation in Libano, Teheran ha interrotto i «negoziati e lo scambio di messaggi tramite un mediatore», secondo quanto riportato da Tasnim. L’Iran avrebbe chiesto una «cessazione immediata delle ostilità» nel Paese, così come nell’enclave palestinese di Gaza, ponendola come condizione per la ripresa dei contatti con gli Stati Uniti.

Sostieni Renovatio 21

Secondo l’agenzia, Teheran e i suoi gruppi alleati regionali hanno anche espresso la disponibilità a isolare lo Stretto di Hormuz, nonché ad «attivare altri fronti», tra cui l’interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Bab al-Mandab.   All’inizio di aprile, Teheran e Washington hanno raggiunto un fragile cessate il fuoco dopo oltre un mese di intense ostilità scatenate dall’attacco israelo-americano alla Repubblica islamica. Da allora, Iran e Stati Uniti sono impegnati in contatti diretti e indiretti, negoziando un memorandum d’intesa che dovrebbe estendere la tregua per altri 60 giorni e dare il via ai colloqui sul programma nucleare iraniano.   Nel corso dell’ultima settimana, le parti contrapposte si sono scontrate ripetutamente sul piano militare, accusandosi a vicenda per gli incidenti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato lunedì di aver condotto «attacchi mirati e deliberati» sabato e domenica in risposta alle «azioni aggressive iraniane, tra cui l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali».   L’Iran ha affermato che il drone ha violato il suo spazio aereo, mentre gli attacchi hanno provocato rappresaglie contro una base aerea nella regione utilizzata dalle forze americane.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari