Geopolitica
La Turchia propone un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari per rilanciare la logistica NATO
La Turchia ha «proposto la costruzione di un gasdotto da 1,2 miliardi di dollari (1 miliardo di euro) per uso militare, al fine di soddisfare il fabbisogno energetico degli alleati sul fianco orientale europeo della NATO». Lo riporta Bloomberg, che cita fonti a conoscenza della questione.
«A seguito della spinta dell’alleanza ad espandere la propria rete di oleodotti militari, Ankara propone la costruzione di un nuovo collegamento tra Turchia e Romania attraverso la Bulgaria», hanno affermato fonti che hanno parlato a condizione di anonimato, aggiunge il rapporto.
Secondo fonti interne, la rotta turca potrebbe costare solo un quinto delle alternative proposte, in un contesto in cui ultimamente sono state avanzate diverse proposte di percorsi alternativi, in particolare attraverso la Grecia o i paesi confinanti con la Romania a ovest.
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Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, la guerra in corso della Russia in Ucraina e l’escalation del caos in Medio Oriente, compresi i recenti shock di approvvigionamento dovuti alla chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, hanno costretto la NATO a rendersi conto che il suo attuale modello di approvvigionamento di carburante è pericolosamente fragile.
La proposta, presentata in tono discreto, precede l’attesissimo vertice NATO del 2026, che si terrà ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Sarà la seconda volta che la Turchia ospiterà il principale vertice annuale dell’Alleanza.
Fonti hanno esplicitamente affermato che questo gasdotto sarà destinato al 100% all’uso militare. La capacità esatta, le portate e le specifiche tecniche sono tenute rigorosamente segrete, senza alcuna dichiarazione ufficiale da parte del ministero della Difesa turco.
Più in generale, la Turchia è da tempo considerata fondamentale per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, grazie alla sua posizione geografica eurasiatica e al fatto di possedere il secondo esercito più grande della NATO.
I media e gli esperti turchi si sono dati da fare per enfatizzare il ruolo della Turchia nel rimodellare l’alleanza, anche in occasione di un evento tenutosi questa settimana a Washington.
L’evento, intitolato «L’alleanza turco-americana al centro della nuova geopolitica della NATO», è stato organizzato dalla Direzione delle Comunicazioni della Turchia e dalla Fondazione per la Ricerca Politica, Economica e Sociale (SETA) e moderato da Kadir Üstün, direttore esecutivo di SETA a Washington.
Il panel si è svolto in vista del vertice NATO del 2026, in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara, e rappresenta la seconda volta che la Turchia ospita un vertice NATO, dopo Istanbul nel 2004. Il direttore della comunicazione, Burhanettin Duran, ha aperto il panel con un videomessaggio. «Nel nostro percorso di 74 anni con la NATO, abbiamo affrontato molte sfide e difficoltà. Ogni volta, nel rispetto del principio di lealtà reciproca, siamo riusciti a superare queste prove», ha affermato il Duran.
«Grazie alla sua posizione geostrategica, alla sua capacità militare e alle sue doti di deterrenza, il nostro Paese è stato uno Stato centrale indispensabile nell’architettura di difesa collettiva della NATO e un fattore di equilibrio geopolitico dalla Guerra Fredda ad oggi» ha aggiunto il Durano.
In relazione a ciò, e in cima all’agenda, ci sarà lo sfruttamento della posizione strategica della Turchia e della sua capacità di fornire rotte energetiche alternative che riducano progressivamente la capacità della Russia di influenzare la politica energetica europea.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
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Geopolitica
Il Pakistan amplia i poteri del capo militare
Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.
La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.
La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».
Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.
Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.
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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.
Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.
Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.
I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.
Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.
Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.
Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.
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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.
Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.
Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.
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Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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