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Muore a 43 anni il padrone di Onlyfans
Il miliardario proprietario della piattaforma di contenuti per adulti OnlyFans è morto dopo una lunga battaglia contro il cancro. Lo riporta Bloomberg , che cita un comunicato stampa dell’azienda. La malattia sarebbe stata tenuta segreta per lungo tempo, mentre lui viveva nella sua immensa villa di Miami.
Leonid Radvinsky, cittadino americano di origina ebraico-ucraina, è deceduto all’età di 43 anni, secondo quanto comunicato dall’azienda, che ha aggiunto: «siamo profondamente rattristati nell’annunciare la scomparsa di Leo Radvinsky. Si è spento serenamente dopo una lunga battaglia contro il cancro».
La morte del Radvinsky solleva nuovi interrogativi sulla futura proprietà della piattaforma, soprattutto considerando che, secondo alcune fonti, nel 2024 aveva trasferito la sua quota di maggioranza in un trust. Secondo Forbes, al momento della sua morte il suo patrimonio netto era stimato in 4,7 miliardi di dollari.
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Radvinsky, nato a Odessa ai tempi dell’URSS, aveva studiato economia alla Northwestern University e nel 2018 aveva acquisito la quota di maggioranza di OnlyFans, contribuendo a trasformare la piattaforma di contenuti video in un colosso del settore degli abbonamenti per adulti, ridefinendo il modo in cui le donne monetizzano il proprio corpo, di fatto creando milioni di prostitute, anche giovanissime, in tutto il mondo: ragazze e ragazzine disposte a spogliarsi o a commettere atti sessuali anche estremi pur di avere un pubblico pagante.
OnlyFans è stata fondata nel 2016 e aveva registrato un’enorme crescita di popolarità durante la pandemia COVID. Alcuni dati recenti, risalenti al 2024, mostravano che il sito contava 4,6 milioni di creatori, 377 milioni di fan e un fatturato di 1,4 miliardi di dollari. Tra marzo e aprile 2020, la base di utenti e creatori è cresciuta del 75%. Secondo un rapporto del motore di ricerca di piattaforme OnlyGuid, gli americani hanno speso circa 2,6 miliardi di dollari su OnlyFans nel 2025.
Poco meno di un anno fa, la società madre di OnlyFans, Fenix International Ltd., era in trattative per vendere la piattaforma video a una valutazione stimata di 8 miliardi di dollari. Nel marzo 2026, era in trattative con Architect Capital per un accordo che valutava la società 3,5 miliardi di dollari quando il Radvinsky è spirato.
Nell’agosto 2022, negli Stati Uniti è stata presentata una serie di cause legali, in cui si affermava che OnlyFans aveva corrotto dipendenti di Meta per aggiungere gli account Instagram dei creatori di OnlyFans che vendevano contenuti anche sui siti web concorrenti di OnlyFans a una lista nera di terroristi. Secondo le cause, il traffico proveniente dagli account Instagram di performer pornografiche stato deviato dopo essere stati falsamente etichettati come legati al terrorismo, subendo di fatto una sorta di shadow banning e riducendo la loro capacità di promuovere i propri contenuti su siti web concorrenti. OnlyFans ha negato di essere a conoscenza di tale attività. I querelanti hanno ritirato la richiesta di risarcimento per corruzione nel luglio 2023 e il caso è stato archiviato nell’agosto 2023, con il tribunale che ha osservato di non avere giurisdizione su OnlyFans, che ha sede nel Regno Unito.Nel settembre 2024, il giudice ha stabilito che le performer non erano riuscite a dimostrare che Meta avesse interferito con i loro contratti o violato la legge sulla concorrenza sleale.
I creatori di contenuti provenienti da Russia e Bielorussia hanno segnalato di non essere stati in grado di prelevare i propri fondi o di essere stati esclusi dalla piattaforma a causa delle sanzioni economiche imposte in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il sito in Cina era stato bloccato nel 2024.
Polemiche sono sorte negli anni per la possibile presenza di materiale pornografico che coinvolge minori sul sito. Il 10 agosto 2021, la deputata statunitense Ann Wagner ha annunciato una coalizione bipartisan che faceva pressione sul Dipartimento di Giustizia affinché indagasse su OnlyFans per sfruttamento minorile, citando le crescenti segnalazioni da parte delle forze dell’ordine e delle organizzazioni per la sicurezza dei minori secondo cui i minori venivano venduti su OnlyFans, nonché casi di traffico sessuale e abuso basato sulle immagini. Oltre 100 membri del Congresso hanno firmato la petizione. Il gruppo di pressione cristiano Exodus Cry e il National Center on Sexual Exploitation, fondato come organizzazione cattolica, sono stati citati come attivi nella campagna contro il sito web. L’agenzia Reuters ha documentato 30 denunce provenienti da atti giudiziari e di polizia in un periodo di cinque anni, tra dicembre 2019 e giugno 2024, riguardanti oltre 200 video e immagini esplicite di bambini, tra cui alcuni adulti che praticavano sesso orale con bambini piccoli.
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Nel 1999, quando Radvinsky aveva 17 anni, contribuì a costituire Cybertania Inc., un’azienda di referral di siti web. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni 2000, Radvinsky sviluppò più di dieci siti web come Password Universe, Working Passes e Ultra Passwords che affermavano e venivano pubblicizzati come in grado di fornire agli utenti password «illegali» e «hackerate» per siti pornografici, dove guadagnava denaro per ogni clic; uno dei siti web coinvolti pubblicizzava più di 10.000 «password illegali per preadolescenti».Tuttavia, secondo Forbes, non c’erano prove che suggerissero che i siti fossero effettivamente collegati a contenuti illegali. Ultra Passwords avrebbe guadagnato 1,8 milioni di dollari all’anno di entrate durante gli anni 2000.
Nel 2004, Radvinsky ha fondato MyFreeCams, un sito web di streaming per adulti. Radvinsky gestiva un fondo di capitale di rischio chiamato «Leo», fondato nel 2009, che investe principalmente in aziende tecnologiche. Tra gli investimenti più importanti della società figura la società israeliana B4X, che produce una suite di strumenti di sviluppo software cross-platform per lo sviluppo rapido di applicazioni per Android, iOS, desktop e IoT con un linguaggio simile a Visual Basic.
Nel 2023, secondo quanto riportato dal sito di giornalismo investigativo The Lever (creato dall’ex speech writer del senatore socialista Bernie Sanders) su documenti interni riservati ottenuti dall’AIPAC, il celeberrimo gruppo di pressione filo-israeliano, Radvinsky e sua moglie avrebbero contribuito con 11 milioni di dollari all’organizzazione. L’AIPAC ha condannato fermamente l’artocpòp e il Radvinsky ha negato il suo contributo, dicendo «Non lo so» quando gli è stato chiesto perché il suo nome comparisse nella documentazione.
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Trump diventa castano. Internet scatenata
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La Sony dice che gli utenti PlayStation non hanno mai posseduto i giochi digitali che hanno acquistato
Sony chiede l’archiviazione di una class action sulla proprietà reale dei videogiochi acquistati dagli utenti, puntando sull’arbitrato individuale e sulla sospensione del giudizio oppure sull’archiviazione definitiva del caso. Lo riporta Reclaim The Net.
La causa è stata promossa a giugno da quattro querelanti dinanzi al Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California e riguarda quella che i ricorrenti definiscono una pratica ingannevole di Sony: la vendita di giochi digitali con un linguaggio che evoca la proprietà, mentre i termini di servizio del gruppo precisano che gli acquirenti ottengono soltanto una licenza limitata.
I querelanti, quattro giocatori californiani, accusano Sony di violare la sezione 17500.6 del Codice delle Attività Commerciali e Professionali della California, che vieta di pubblicizzare beni digitali con espressioni come «compra», «acquista» o analoghe, salvo che il venditore ottenga la «conferma esplicita» del cliente che non sta acquistando il prodotto ma una licenza, oppure fornisca una dichiarazione «chiara ed evidente» prima della transazione, specificando che il prodotto è concesso in licenza e non venduto.
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La mozione depositata da Sony il 21 agosto chiede al giudice di accogliere tali richieste e richiama i termini di servizio che, secondo l’azienda, i querelanti avrebbero accettato, compresa una clausola vincolante di arbitrato individuale e di rinuncia all’azione collettiva.
Secondo Sony, Andrew Garcia, Edward Heycock, Jason Mendoza e John Salinas hanno riconosciuto che un avviso di licenza compariva sopra il pulsante «Conferma acquisto» sul PlayStation Store, il sistema informatico di distribuzione dei giochi Sony. L’avviso recitava che «l’acquisto di questo prodotto digitale equivale a una licenza soggetta al Contratto di licenza del prodotto software».
Sony ha inoltre evidenziato che i termini e le condizioni di PlayStation e il contratto di licenza erano disponibili come collegamenti ipertestuali blu su sfondo nero.
In base ai termini del gruppo, quando un prodotto viene ordinato o acquistato dal negozio l’acquirente ottiene «una licenza personale per utilizzare tale prodotto per uso privato e non commerciale». La licenza non è trasferibile, salvo diversa previsione della legge locale, e «ciò significa che è possibile utilizzare un prodotto nei modi descritti nella licenza, ma non se ne diventa proprietari», si legge nel documento depositato da Sony.
Un’altra sezione dei termini precisa che parole come «possedere», «proprietà», «acquisto», «vendita» e «comprare» non implicano alcun trasferimento di titolarità. Il contratto di licenza del software afferma che il software è «concesso in licenza, non venduto».
Sony sostiene inoltre che nell’«era digitale» non è credibile che consumatori ragionevoli ritenessero di acquistare la proprietà di un gioco digitale anziché una licenza. Lo illustra osservando che i due querelanti che hanno comprato il videogiuoco Resident Evil Requiem non avrebbero potuto farlo se il primo acquirente fosse divenuto proprietario esclusivo del titolo. I consumatori ragionevoli sanno che molte persone giocano allo stesso gioco contemporaneamente e quindi non possono esserne tutti i proprietari esclusivi.
La società aggiunge che tutti e quattro i querelanti hanno accettato l’ultima versione dei termini nell’aprile 2024, che contiene la clausola arbitrale e la rinuncia all’azione collettiva, e che non hanno esercitato il diritto di recesso entro i 30 giorni previsti per farlo per iscritto.
La richiesta di Sony sarà esaminata il 1° ottobre. La controversia è emersa dopo che PlayStation aveva già revocato l’accesso a film e serie TV a pagamento nel 2022 e annunciato un’ulteriore rimozione dei contenuti Discovery nel 2023. Nel 2026 Sony avrebbe dovuto togliere 551 film di StudioCanal dalle librerie dei clienti.
Ad aprile Sony ha inoltre introdotto un controllo della licenza per i giochi digitali appena acquistati per PlayStation 4 e PlayStation 5. «Dopo l’acquisto è richiesto un controllo online una tantum per confermare la licenza del gioco, dopodiché non saranno necessari ulteriori controlli», ha dichiarato un rappresentante di PlayStation a Game File.
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Una decisione distinta di Sony è destinata a incidere sull’autenticazione dei dischi PlayStation nel gennaio 2028. Nel frattempo, nel documento depositato in tribunale ad agosto, il negozio online invita il cliente a «Confermare l’acquisto», mentre i termini che Sony intende far valere affermano che il cliente non è proprietario del prodotto.
La querelle giudiziaria in cui è incorsa Sony illustra bene un caposaldo dell’era dell’economia elettronica: nessuno è davvero padrone di ciò che compra, ma di una sua licenza, che quindi può essere revocata dal venditore.
Quando acquisti un software o un videogioco – si badi, sia in formato digitale che fisico – nella stragrande maggioranza dei casi non ne diventi proprietario, ma acquisti una licenza d’uso, cioè il diritto di utilizzarlo secondo termini stabiliti dal produttore/editore. Il titolare dei diritti (sviluppatore o editore) resta proprietario del software. L’utente riceve una licenza, spesso «non esclusiva, non trasferibile, revocabile», per usare il prodotto per uso personale.
Se acquisti un gioco digitale (es. su piattaforme come Steam, PlayStation Store, Epic, etc.), stai comprando l’accesso, cioè una licenza legata al tuo account, non un «bene» che possiedi in senso pieno. L’editore può, in teoria, revocare l’accesso o chiudere i server, rendendo il gioco inutilizzabile, come è successo con alcuni titoli online-only.
La rivendita è un tema controverso: in Europa, la sentenza della Corte di Giustizia UE UsedSoft contro Oracle (2012) ha stabilito che, per il software (non specificamente i videogiochi), se hai acquistato una licenza a tempo indeterminato con pagamento univoco, hai il diritto di rivenderla, esaurendo il diritto di distribuzione del titolare. Tuttaviaquesto principio è stato applicato in modo molto più limitato ai videogiochi, specie se distribuiti tramite piattaforme con account personali (vedi caso UFC in Germania, o le policy di Steam, che vietano la rivendita degli account).
Per le copie fisiche (es. un DVD/cartuccia), il «supporto» fisico è tuo, ma il contenuto software resta sotto licenza: puoi rivendere il disco (principio di esaurimento del diritto sulla copia fisica), ma non hai diritti sul codice sorgente o sulla proprietà intellettuale.
Tale cifra dell’economia elettronica, il lettore lo capisce subito, si adatta stupendamente all’idea di una società in cui la propriet privata è abolita è tutto diviene «servizio», e cioè esattamente quella sintetizzata plasticamente dal World Economic Forum di Davos nel motto «non avrai nulla e sarai felice».
Sarai felice fino a che non ti toglieranno pure i videogiochi – magari perché non ti sei vaccinato, o perché hai detto, non necessariamente online, qualcosa che non va su minoranze etniche o sessuali, Vladimir Putin, procedure mediche e farmaceutiche, e via con altri tabù che piano piano verranno inseriti nel padrone del vapore. La vera importanza di istituzioni come il WEF è questa: la convergenza tra Stato e multinazionali, per cui anche aziende private vi giudicano persino moralmente – tanti lettori hanno subito tale trasformazione con censure, visibili o invisibili, sui social, mentre anche in Italia avanza la forma più incredibile della repressione del totalitarismo democratico terminale, cioè la debancarizzazione.
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Si tratta di una riformulazione del rapporto tra Stato e cittadino, in cui non più il primo è emanato dal secondo per servirlo, ma al contrario, è il cittadino che deve sottomettersi allo Stato. Il quale Stato non è più regolato da una Carta costituzionale (che, come visto in era COVID, può venire stracciata in tranquillità in ogni Paese, dall’Italia agli USA), ma da un sistema di accessi ai cittadini gestiti dal vertice – lo Stato diviene piattaforma, il cittadino utente.
E un utente, in una piattaforma che non ha legge fissa (è lo Stato post-costituzionale, è Stato detto), non può avere diritti. E chi non ha diritti, cosa è? Uno schiavo.
Con questo in mente, sappiate che il disegno dell’euro digitale – sulla cui architettura software è stato costruito, ma guarda, il sistema del green pass –è esattamente questo: faranno a mezzo miliardo di cittadini europei. Vi potranno limitare o togliere la possibilità di fare qualsiasi cosa, dal comprare carburante all’acquistare cibo (quale tipo, quale quantità), di improvi il dove e quando, di spiare e profilare il vostro comporamento a partire da ogni vostra singola transazione. In una parola, la moneta elettronica UE esisterà per controllarvi: perché non siete più cittadini, ma schiavi.
Il nostro futuro euro digitale, che è sempre più imminente (se non è già stato di fatto varato con l’ID digitale) è un videogioco da incubo. Anzi, non è un videogioco: è la nostra vita.
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Immagine di Mayuki Sawatari via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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I fratelli Tate incriminati in Romania per reati sessuali contro minori
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