Pensiero
Mons. Viganò e il «Greatest Reset»
Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervista concessa nel novembre 2021 a Patrick Coffin da Mons. Carlo Maria Viganò.
Nota prævia
Questa è la trascrizione della video-intervista che ho rilasciato a Patrick Coffin lo scorso Novembre 2021: essa costituiva un contributo ad un vasto documentario dal titolo The Greatest Reset Movie (www.greatestresetmovie.com). Purtroppo per ragioni a me sconosciute il lancio di questo docu-film è stato finora impedito. Mi è parso opportuno renderne comunque disponibile la trascrizione online, con il permesso di Patrick Coffin, perché vi sono affrontati temi che oggi, alla luce della crisi russo-ucraina e dell’evolversi degli eventi pandemici, sono quantomai attuali.
Il Great Reset del World Economic Forum, fatto proprio dalle Nazioni Unite col nome di Agenda 2030, è una minaccia concreta e immediata alla sovranità delle Nazioni, alla prosperità dei popoli, alla libertà dei cittadini, ai diritti dei Cristiani: con esso un gruppo di tecnocrati spietati e senza scrupoli vuole portare a termine un piano criminale annunciato da decenni.
Al posto del mondo in cui siamo nati e cresciuti, gli artefici di questo Great Reset vogliono un mondo transumano, senz’anima, senza Fede, senza memoria, senza storia, senza radici, senza un padre e una madre. Senza amore. Perché l’amore – soprattutto quello soprannaturale che inizia e si compie in Dio e che si chiama carità – è un riflesso di Colui che per riparare alla caduta di Adamo volle offrirsi in sacrificio al Padre, morendo per noi sulla Croce.
È questo il vero Greatest Reset, con il quale la destra del Signore ha compiuto meraviglie: dextera Domini fecit virtutem (Ps 117, 15), restaurando l’ordine divino che Satana aveva sovvertito tentando i nostri progenitori e facendo di noi, tramite il Battesimo, figli di Dio e fratelli di Cristo.
Torniamo a Dio, cari amici. Torniamo a Dio e facciamolo parlando tra di noi, stringendo rapporti di vera carità, consigliando i dubbiosi, confortando chi dispera del domani, incoraggiando chi combatte e facendo fronte comune contro questo infernale Leviatano globalista.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
23 Maggio 2022
1) Sta diventando impossibile liquidare il Great Reset e il Nuovo Ordine Mondiale come teorie del complotto: come si relaziona l’uno all’altro e da quanto tempo i suoi fautori lo pianificano?
Il Great Reset è lo strumento sociale con il quale l’élite intende instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Esso rappresenta un’interferenza di poteri economici e ideologici facenti capo a grandi famiglie della finanza e ad istituzioni ad esse collegate, perseguita con metodi di ingegneria sociale e interventi normativi – emanati dai governi ai loro ordini – volti a modificare radicalmente l’intero impianto sociale, economico, politico e religioso delle nazioni in cui il Great Reset viene attuato.
Promosso principalmente dal World Economic Forum di cui è Presidente Klaus Schwab, il Great Reset è stato adottato dall’ONU con il nome di Agenda 2030, ammantandolo di nobili intenti quali la sconfitta della povertà, della fame e delle malattie, ma di fatto promuovendo la cosiddetta «salute riproduttiva», la cosiddetta «parità di genere», la soppressione delle tutele dei lavoratori e la riduzione della manodopera, la privatizzazione della sanità e di altri servizi di pertinenza dello Stato, l’implementazione di strumenti di controllo di massa, l’adozione di valute elettroniche, una massiccia riforma del sistema bancario e assicurativo a svantaggio dei cittadini e delle piccole aziende, l’imposizione di un’agenda green con ripercussioni sul sistema economico globale e sulla vita dei singoli e, non ultima, una impressionante cessione delle sovranità nazionali in ambito finanziario, fiscale e militare.
2) Eppure i media sostengono che le riforme in via di attuazione sono inevitabili dopo decenni di sprechi da parte degli Stati.
Occorre notare, per completezza, che gli artefici di questo colpo di stato – che potremmo chiamare a giusto titolo i veri «teorici del complotto» – hanno posto le premesse al Great Reset, creando negli scorsi decenni una crisi mondiale dalla quale hanno tratto il massimo profitto per sé; e dopo aver spremuto all’inverosimile le economie nazionali con politiche sciagurate e vendendo ai privati grandi aziende strategiche, oggi vogliono imporre questa Agenda 2030 che consenta loro di trarre un guadagno ulteriore a spese della collettività, vittima prima e vittima dopo.
E siccome la rivoluzione che il Great Reset vuole realizzare comporta enormi sacrifici per le masse – sacrifici che in una situazione di normalità non avrebbero avuto alcuna legittimazione – ci si è serviti di un’emergenza pandemica, provocata ad arte per distruggere il tessuto sociale ed economico tramite i lockdown, la crisi economica che ne è derivata, l’aumento delle tasse e i tagli ai bilanci imposti dai prestiti erogati ai singoli Stati dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale e dalla Commissione Europea.
Negli accordi di erogazione dei fondi – i cosiddetti recovery fund – gli Stati si sono impegnati a prendere a prestito denaro precedentemente da essi versato, vincolandone la spesa a determinati interventi, tutti coerenti con il Great Reset. Non dobbiamo quindi stupirci se i Paesi stanziano miliardi per la parità di genere o per la transizione ecologica, mentre destinano alla sanità o al mondo del lavoro somme palesemente inadeguate, soprattutto in rapporto alla catastrofica narrazione della pandemia.
Ovviamente, laddove gli Stati non riescano a far fronte ai debiti contratti – che, ripeto, sono costituiti da denaro precedentemente versato – essi si trovano costretti al default, commissariati dalla cosiddetta troika, come abbiamo visto recentemente con la Grecia; da qui la vendita di asset strategici, dei porti, dei beni e degli immobili dello Stato.
Per chi non conosce la realtà dei Paesi europei, è il caso di ricordare che la cessione della sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea e l’introduzione del pareggio di bilancio nelle Costituzioni degli Stati hanno di fatto privato i Governi dell’indipendenza e della capacità di emettere moneta a copertura delle spese per la Sanità, le infrastrutture, i servizi, l’istruzione ecc. Se uno Stato deve avere il pareggio di bilancio come un’azienda (cosa inconcepibile); se esso deve prendere a prestito la moneta dalla BCE – che è una banca privata – esso è sostanzialmente agli ordini dei burocrati europei; burocrati che nessuno ha eletto e che si rapportano principalmente con le lobby che li finanziano.
In pratica, la trasformazione dello Stato in un’azienda risalente agli anni Novanta è stata necessaria a creare le premesse remote che hanno condotto alla situazione presente.
In questo contesto la riduzione delle competenze professionali – da quelle dell’avvocato o dell’ingegnere a quelle dell’artigiano e del contadino – costituisce un impedimento all’indipendenza lavorativa del singolo, al quale si affianca il reddito di cittadinanza (e il reddito universale voluto dal Great Reset con l’appoggio di Bergoglio).
Il non essere in grado di garantirsi sussistenza col proprio lavoro e l’avere un reddito che fossilizzi questa situazione di dipendenza dallo Stato-padrone rendono di fatto i cittadini schiavi ricattabili: chi non si adegua al «modello etico» globalista – pensiamo al green pass obbligatorio per i lavoratori in Italia, e non solo – viene privato dei mezzi di sussistenza, senza alternativa. In sostanza, lo Stato crea le premesse della incompetenza professionale per impedire libertà di scelta ai suoi cittadini.
Lo stesso avviene per la proprietà privata e per la casa in particolare: il Great Reset intende abolire la nostra proprietà – quella dell’élite è ovviamente al riparo da qualsiasi minaccia – perché l’avere una casa garantisce una prima sicurezza a sé e alla propria famiglia, assieme al lavoro. Senza casa di proprietà, e con la proprietà nelle mani di grandi gruppi immobiliari legati ai fautori del Great Reset, i cittadini saranno alla mercé delle decisioni del datore di lavoro, il quale darà loro un impiego provvisorio, senza garanzie e senza tutele, concedendo un’abitazione a tempo, una sorta di AirBnb, perpetuo, spersonalizzato, sterile ed ecosostenibile.
Ecco perché in Italia, dove «il mattone» – ossia la casa di proprietà – è tanto diffuso, il governo del banchiere Draghi aumenta le tasse e le imposte sugli immobili: lo scopo è indurre la popolazione a vendere, anzi a svendere la casa per poter sopravvivere, per poi vedersela affittare dagli speculatori che l’hanno acquistata a prezzi irrisori.
L’impoverimento causato dal lockdown imposto con la scusa della pseudopandemia, la riduzione degli stipendi, la deregulation del lavoro dipendente, l’immissione di manodopera straniera a basso costo (spesso irregolare) favorita dall’immigrazione incontrollata e l’aumento della disoccupazione causata dal fallimento di oltre 400.000 aziende italiane nel biennio 2020-2021, si rivelano dunque strumentali alla scomparsa della casa di proprietà e alla sua sostituzione con unità abitative in affitto, pagate con il reddito di cittadinanza o con una busta paga sempre più bassa.
Ed è evidente che la famiglia tradizionale, in questo asettico quadro inquietante, non ha alcuno spazio, perché impedisce la mobilità dei dipendenti, la precarietà dei contratti, la provvisorietà dei rapporti.
3) Qual è l’insegnamento della Chiesa in questa materia?
La dottrina sociale della Chiesa ha sempre difeso la proprietà privata come diritto naturale. Il fatto che oggi Bergoglio metta in discussione anche questo punto apparentemente marginale della dottrina cattolica è un inquietante segnale della cooperazione ideologica della chiesa conciliare al piano del Great Reset. Se a questo si aggiunge il reddito universale, si comprende quale pericolo rappresenti questo «pontificato» per la Chiesa e per l’umanità intera, precipitata in un incubo distopico in cui il liberismo e il comunismo sono alleati contro l’uomo e contro Dio.
Dovrei menzionare anche, come punto irrinunciabile dell’agenda globalista, la drastica riduzione della popolazione mondiale, da ottenersi tramite politiche di incentivazione all’aborto e alla contraccezione (che i malthusiani chiamano con inganno «salute riproduttiva»), alla promozione dell’omosessualità e alla vaccinazione di massa.
Le vittime degli effetti avversi del siero genico, la sterilizzazione indotta dal cosiddetto vaccino e la normalizzazione di stili di vita non fertili sono da inquadrarsi in questo contesto e rappresentano un’applicazione a livello mondiale delle politiche di controllo delle nascite adottate da tempo in Cina.
Il tristemente famoso «Chi sono io per giudicare?» di Bergoglio, pronunciato all’inizio del suo «pontificato», ha dato la stura ad una sistematica demolizione della Morale cattolica, tradotto in formulazione «dottrinale» con Amoris laetitia e con la sua interpretazione «autentica» pubblicata sugli Acta Apostolicæ Sedis.
E proprio in questi giorni l’Argentino ha nominato membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali l’economista Jeffrey David Sachs, presidente del Sustainable Development Solutions Network dell’ONU, sostenitore della riduzione della popolazione mondiale e della lotta al cambiamento climatico.
4) Chi sono i principali artefici – i leader, le menti, gli influencer e le organizzazioni – del Great Reset?
Questo colpo di stato globale è stato compiuto da una minoranza potentissima e dai mezzi economici praticamente inesauribili, con la complicità dei governanti, dei media e purtroppo anche dei leader religiosi. I principali artefici sono, come ho detto, le famiglie dell’alta finanza mondiale, come i Rothschild, i Warburg, i Rockefeller… A loro si affiancano fondazioni sedicenti filantropiche di speculatori miliardari, quali Bill Gates e George Soros; vi è poi l’ONU, con le sue Agenzie – l’OMS, l’UNICEF, l’UNESCO, la FAO; vi sono gruppi di potere come il World Economic Forum, la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg, il Club di Roma e ovviamente le logge massoniche di tutto il mondo.
Fanno capo a queste famiglie e a questi gruppi di potere anche i fondi d’investimento che possiedono parte del debito pubblico mondiale e una infinità di multinazionali che hanno il controllo non solo su banche, assicurazioni, telecomunicazioni, aziende di commercio online e – ça va sans dire – case farmaceutiche, ma anche sulla quasi totalità dell’informazione, dai media tradizionali alle piattaforme social su internet. Recentemente abbiamo visto quale sia stato il contributo dei media alla narrazione pandemica e alla imminente emergenza ecologica.
I leader religiosi sono praticamente tutti allineati all’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, e di conseguenza al Great Reset ad esso strumentale. Alcune, come certe denominazioni protestanti (…) sono emanazioni religiose di impostazione massonica e come tali considerano il globalismo assolutamente auspicabile e cooperano attivamente alla sua instaurazione.
Altre religioni sono divise internamente, come ad esempio la Chiesa Ortodossa, nella quale alcuni Patriarchi non fanno mistero della propria appartenenza alle Logge mentre altri denunciano il piano mondialista come intrinsecamente anticristiano.
La Gerarchia cattolica, infine, vive un momento di gravissima contraddizione, perché è completamente schierata in senso progressista e globalista da ormai sessant’anni e, sotto il «pontificato» di Jorge Mario Bergoglio ha fatto propria l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale proponendosi come candidata per la presidenza della Religione Universale auspicata dalla Massoneria.
6) Come e quando gli infiltrati comunisti hanno preso potere nella gerarchia della Chiesa cattolica?
Sappiamo che il piano di infiltrare la Chiesa con quinte colonne del nemico risale all’Ottocento. Il Modernismo fu il primo attacco organizzato per ferire a morte il corpo ecclesiale non con un’eresia specifica, ma con un sistema filosofico che corrompeva ogni singolo dogma, ogni principio morale, ogni traccia di soprannaturale dalla Religione, riducendola alla mera risposta umana e immanente ad un vago bisogno di sacro, in chiave antropologica.
La guerra mossa da San Pio X al Modernismo impedì il suo propagarsi per qualche decennio, ma conobbe un indebolimento progressivo. I Modernisti continuarono a muoversi rimanendo nascosti e dissimulando i propri intenti, e riuscirono a ritornare in posti chiave della Curia, delle Diocesi, degli Atenei romani e dei Seminari. Angelo Giuseppe Roncalli aveva molti amici Modernisti, oltre che essere intrinseco di parecchi Massoni (e forse affiliato ad una Loggia): egli permise a costoro di ascendere i gradi della Gerarchia, e a tempo debito Paolo VI completò l’opera, riabilitandoli all’insegnamento, revocando le censure canoniche comminate sotto Pio XII o Giovanni XXIII, convocando come consultori o esperti al Concilio Vaticano II proprio quelli che avrebbero dovuto utilizzare il Concilio – in ragione della sua autorevolezza – per la prima operazione di cancel culture della Storia della Chiesa e per imporre d’autorità dottrine equivoche o eterodosse. Fu quello, certamente, il secondo attacco alla Chiesa, questa volta condotto con metodi nuovi e potendo contare su un’organizzazione incredibilmente efficiente.
A ben vedere – come ho già sottolineato altrove – vi è un’analogia tra l’uso contra mentem legis – ossia contro l’intenzione della legge, contro il fine che ha animato il legislatore – da parte dell’Autorità ecclesiastica in occasione del Concilio e a tutt’oggi, e il ricorso a norme incostituzionali e illegittime da parte dell’Autorità civile in occasione della psicopandemia.
6)Fu quindi in concomitanza con il Concilio Vaticano II che la Santa Sede iniziò a stringere relazioni con la Sinistra e con i Comunisti?
L’infiltrazione di Modernisti si accompagnò, durante la Seconda Guerra Mondiale, all’instaurarsi di rapporti con la Sinistra e con il Comunismo sovietico. Questa operazione fu condotta dai Gesuiti e da altri loro complici; tra costoro possiamo annoverare Giovanni Battista Montini, all’epoca Sostituto della Segreteria di Stato e attivo collaboratore tanto degli Americani quanto dei Comunisti italiani e russi. Sul suo coinvolgimento nel fornire gli elenchi dei sacerdoti che venivano inviati Oltrecortina ai Comunisti che li avrebbero uccisi, gravano molti inquietanti interrogativi.
Di certo l’Ostpolitik perseguita da Giovanni XXIII prima e da Paolo VI poi contribuì ad infiltrare molti agenti comunisti, come peraltro avvenne in altri ambiti; penso ad esempio ai giornalisti che con il famoso Dossier Mitrokhin si scoprirono essere al soldo di Mosca o del Partito Comunista.
La militante comunista Bella Dodd, che fu convertita al Cattolicesimo dal Venerabile Fulton Sheen nel 1952, rivelò che vi era un piano comunista di infiltrazione della Chiesa per demolirla dall’interno tanto ideologicamente quanto moralmente; cosa che si è verificata con la deriva dottrinale e la corruzione morale del Clero.
L’omosessualizzazione della società, d’altronde, doveva necessariamente avere il suo corrispondente in seno alla Chiesa, in modo da destituirla di credibilità e da farne anzi un esempio di comportamenti scandalosi. L’inquilino di Santa Marta si circonda di personaggi impresentabili, mentre si mostra spietato contro i «rigidi» Cattolici che non approvano l’immoralità dei loro pastori e il loro asservimento alle istanze del Nuovo Ordine.
7) Il Pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI non proseguirono su questo fronte, in particolare nei riguardi della dittatura di Pechino. Ratzinger era assolutamente contrario ad un accordo con il Governo cinese che mettesse in discussione l’esclusiva competenza della Santa Sede nella nomina dei Vescovi. Come si è giunti alla firma dell’Accordo?
Se si è arrivati ad un Accordo con la dittatura comunista cinese, lo dobbiamo all’azione dei Gesuiti e all’approvazione della loro azione «diplomatica» da parte di Bergoglio. Ricordo en passant che il signor McCarrick fu incaricato proprio da lui ad intraprendere viaggi in Cina, nonostante gli fossero già noti i crimini sessuali che lo riguardavano.
Questo Accordo che si è dimostrato una scelta sciagurata e che ha consentito ai Comunisti cinesi di perseguitare impunemente i Cattolici clandestini fedeli a Roma, chiudere chiese e seminari, deportare preti e Vescovi, imporre il culto del Partito nelle celebrazioni e farsi riconoscere dal Vaticano le nomine di Ordinari scelti dal Partito.
Uno scandalo di gravità inaudita, più volte condannato dal Cardinale Zen, al quale Bergoglio rifiutò addirittura di essere ricevuto in Udienza nonostante fosse venuto apposta dalla Cina. Oggi La Civiltà Cattolica pubblica anche un’edizione in cinese: che questa «vittoria» dei Gesuiti sia stata barattata col silenzio sulla violazione dei diritti umani e delle libertà inalienabili della Chiesa di Cristo, agli occhi dell’Argentino è assolutamente trascurabile, soprattutto se il suo silenzio è compensato con generose elargizioni al Vaticano.
Oltre alle relazioni diplomatiche con il Comunismo cinese, Bergoglio non manca di approvare e sostenere movimenti di chiara ispirazione socialista e comunista, com’è recentemente avvenuto per il IV Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari. Parole chiave: sviluppo umano integrale, ambiente, ecologia integrale, diritti umani, disarmo, salute integrale, sostenibilità. Insomma, il repertorio globalista al completo.
In occasione del videomessaggio ai partecipanti, Bergoglio ha parlato di salario minimo e reddito universale, di liberalizzazione dei brevetti farmaceutici, di censura delle fake news e delle teorie del complotto da parte dei giganti della tecnologia. Ha persino paragonato il movimento Black Lives Matter al Buon Samaritano! Come si vede, le istanze della chiesa bergogliana non hanno nulla di soprannaturale e si limitano a rivendicazioni di natura politica, economica o sindacale.
8) Ma come si concilia il primato della persona umana proprio della visione cattolica con l’ideologia comunista che privilegia la massa, il popolo nel suo insieme?
Questo è un altro elemento che giudico estremamente rivelatore della ideologia comunista penetrata in seno alla Chiesa. Mi riferisco alla mentalità collettivista in cui l’individuo finisce per essere assorbito nella massa, che acquista a sua volta quasi una personalità: il partito, il comitato, l’assemblea, il consiglio.
In quest’ottica, le finalità di gruppo hanno la priorità sulle finalità individuali. Il Concilio – soprattutto nella sua riforma liturgica – ha assorbito la visione collettivista con il dare enfasi alla comunità a danno del rapporto personale del battezzato da un lato e del celebrante dall’altro; il quale non è più il Ministro dell’azione sacra, ma il presidente, il rappresentante di un’assemblea senza volto.
Questo è avvenuto anche in ambito civile: l’emergenza pandemica e la campagna vaccinale hanno dato maggiore importanza alla collettività a danno del singolo cittadino, al punto da delegittimare e criminalizzare chi ad esempio rifiuta il siero genico o mette in discussione la narrazione sul COVID.
E proprio a sostegno di questa impostazione tipicamente maoista del rapporto dell’individuo nella società, alcuni giorni orsono Bergoglio ha affermato: che bisogna «riscoprire la dimensione non individualista della libertà», confermando questo cambio di paradigma con cui il singolo è solo come parte di un tutto, e la sua condotta è considerata tanto più moralmente corretta, quanto più si conforma alla massa. Una massa ovviamente manovrata.
Ecco perché per Bergoglio è impensabile un’individualità consapevole che compia scelte libere e autonome – ad esempio esprimere critiche ad alcune formulazioni eterodosse del Vaticano II. Il dissenziente è visto con lo stesso sospetto con cui si guarda al cinese che non obbedisce al partito.
Ancora: sempre in questa visione rientra la spersonalizzazione del potere, un tempo riconducibile ad una persona rivestita di un’autorità, oggi trasferita ad entità astratte quasi dotate di volontà propria. In quest’ottica, la sinodalità auspicata da Bergoglio è solo un modo per imporre decisioni dall’alto, facendole apparire come frutto di una democratica discussione. Esattamente come avviene nelle dittature che si proclamano democratiche, ivi compresa l’Unione Europea. Anche in questo, deep state e deep church usano strumenti simili per ottenere risultati simili.
Ultimo elemento di contiguità con l’ideologia comunista è la «transizione digitale», ossia l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati per il controllo capillare della popolazione, già implementato nella dittatura cinese e fortissimamente sponsorizzato dal Great Reset secondo il pensiero transumano. Il transumanesimo consiste nell’ibridazione dell’uomo con la macchina, nell’impianto di chip sottocutanei, nell’internet delle cose e delle persone – IoT e IoP – e addirittura nella diffusione della realtà virtuale del «metaverso», oggetto del prossimo rebranding di Facebook.
Faccio presente che la Commissione Europea ha recentemente chiesto «un’identità digitale europea per semplificare la vita ai cittadini», «un unico portafoglio informatico dove raccogliere tutti i documenti personali per accedere velocemente a servizi pubblici e privati: dalla richiesta di prestiti in banca all’iscrizione all’università, fino al noleggio auto».
È evidente che il green pass costituisce un esperimento, una prova generale di ciò che ci aspetta «entro il 2022», strumentale all’adozione del social credit già operante in Cina dal 2014.
Non a caso, proprio alcuni giorni fa, un funzionario cinese ha notato che le proteste contro il green pass dei portuali di Trieste non si sarebbero potute verificare in presenza del credito sociale, perché i manifestanti sarebbero stati immediatamente puniti con la privazione di servizi, dalla possibilità di viaggiare a quella di fare acquisti.
E qui vediamo prospettarsi le parole dell’Apocalisse a proposito del regno dell’Anticristo: «Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio» (Ap 13, 17).
9) E il Vaticano si mostra entusiasta anche di questa ibridazione dell’uomo con la macchina…
Lascia sgomenti vedere come la chiesa bergogliana accolga questi progetti disumani addirittura ospitando in Vaticano convegni sul transumanesimo e su metaverso, oltre ad aver creato RenAIssance, una fondazione vaticana per l’Intelligenza Artificiale: non sfuggirà l’uso del termine «rinascimento» tanto caro all’ideologia globalista e massonica.
È significativo che questa fondazione sia stata ideata in occasione della Rome Call for AI Ethics del 28 Febbraio 2020, all’inizio dell’emergenza psicopandemica, e costituita dalla Segreteria di Stato il 16 Aprile 2021. Tra i primi firmatari troviamo mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sponsor dell’iniziativa); Brad Smith, Presidente di Microsoft; John Kelly III, Vice Presidente Esecutivo IBM, Dongyu Qu, Direttore Generale della FAO, il Ministro Paola Pisano per il Governo italiano. Da non sottovalutare anche la presenza all’evento di Davide Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo.
Inutile dire che, in tutto questo delirio ideologico, la missione di salvezza della Chiesa di Cristo è totalmente cancellata, in nome di un post-umanesimo ecumenico di matrice massonica e satanica.
10) La Covidmania mondiale si è trasformata di fatto in una falsa religione, alimentata dalla paura invece che dalla Grazia, con i vaccini come sacramenti e l’ideologia come rivelazione. Cosa ne pensa?
Chi ha nozioni di sociologia e di psicologia sociale sa bene che l’elemento sacro è connaturato all’uomo. L’azione liturgica, espressione sociale della fede creduta, è indispensabile a raccogliere i fedeli, confermandoli in quella fede e facendoli sentire un corpo vivo e dinamico. In ogni religione ci sono sacerdoti, gerarchie, dogmi, riti, precetti; ci sono quindi anche eretici e infedeli, peccati e scomuniche.
Ciò che la Provvidenza ha stabilito per la Chiesa, trova oggi la sua grottesca replica nella ritualizzazione della psicopandemia, divenuta religione scientista – e antiscientifica – con i suoi dogmi sanitari, i suoi sacramenti che promettono di conferire l’immunizzazione e i suoi sacerdoti in camice.
Ma come ho detto in altre occasioni, ciò è stato possibile perché da parte della Gerarchia cattolica vi è stata una cooperazione consapevole e attiva, che ha trovato in Bergoglio il più efficace testimonial dei farmaci sperimentali, e nei Vescovi i ligi esecutori delle assurde disposizioni sanitarie dell’autorità civile.
Non solo: indicare come «dovere morale» l’inoculazione del siero genico ha dato una base dottrinale – assolutamente impropria – all’intera operazione. E di nuovo: deep state e deep church si muovono all’unisono.
Va detto che, se la voce di un Papa si fosse levata ferma e coraggiosa per condannare il piano infernale dei cospiratori, la farsa del COVID sarebbe fallita miseramente; di questa complicità e di questo tradimento del proprio mandato, la Gerarchia attuale dovrà rispondere a Dio, alla Chiesa e alla Storia.
10) Jorge Mario Bergoglio, ora noto come Papa Francesco, non nasconde di essere il fidato consigliere e ispiratore degli agenti del Great Reset. È più burattino o burattinaio?
Sappiamo bene che il Magistero cattolico è completamente inconciliabile con le istanze del Nuovo Ordine, e quanto sia opposto alla dottrina sociale della Chiesa ciò che vuole imporre il Great Reset. Nondimeno, l’apostasia dei vertici della Chiesa ha consentito a Bergoglio di essere nominato «guida morale» dal Council for Inclusive Capitalism, capitanato dalla signora Lynn Forester de Rothschild, in assoluta contraddizione con il mandato divino assegnato da Cristo al Suo Vicario in terra. E comprendiamo come i pesanti sospetti che gravano sulla forzata abdicazione di Benedetto XVI e sull’elezione del Gesuita Bergoglio trovino qui ulteriori conferme.
D’altra parte, l’Argentino non fa mistero del proprio ruolo di «profeta» del Nuovo Ordine Mondiale, con l’evidente speranza di essere premiato a tempo debito con qualche incarico di prestigio internazionale. Non mi stupirei se ambisse a porsi a capo della Religione Universale, i cui dogmi della fratellanza universale, dell’ecumenismo, della ecosostenibilità, dell’accoglienza indiscriminata dei clandestini, del gender e del reddito universale sono già oggetto quasi monotematico degli interventi «magisteriali» di Bergoglio.
Mi spiace deludere le aspirazioni del gesuita, ma temo che i suoi padroni lo useranno finché farà loro comodo, scaricandolo non appena avrà assolto il suo compito, come avvenne a Giuda dopo il tradimento di Nostro Signore. Speriamo che, dopo aver ricevuto anch’egli i suoi trenta denari dal Sinedrio globalista, Bergoglio abbia qualche resipiscenza e che non faccia la fine del mercator pessimus.
Al momento il ruolo di Francesco è tra i più sovraesposti, proprio per il ruolo che si è ritagliato nel sostenere la narrazione pandemica e nel promuovere le vaccinazioni di massa. Oltre a ciò, è innegabile che egli sia perfettamente in sintonia con l’ideologia globalista e che consideri proprio compito principale la dissoluzione della Chiesa di Cristo, trasformata in una ONG filantropica ed ecumenica asservita all’élite. Questo compito si concretizza con la sistematica demolizione della dottrina, della morale, della liturgia e della disciplina, assieme alla persecuzione spietata dei chierici e dei religiosi refrattari.
Sconcerta che la tanto declamata sinodalità oggetto del Sinodo dei Vescovi si vada dimostrando un grottesco alibi da una parte per sottrarre potere di governo ai Vescovi – un’altra, significativa «cessione di sovranità» analoga a quella imposta in ambito civile – con lo scopo di accentrarlo e avocarlo a sé; mentre sull’altro fronte la Sede Apostolica abdica al proprio ruolo di Mater et Magistra per delegare alle Conferenze Episcopali questioni de rebus fidei ac moribus, che sono invece di esclusiva pertinenza, per decreto divino, del Romano Pontefice e dei Dicasteri Romani.
La persecuzione di tanti Vescovi e sacerdoti, il discredito e l’irrisione nei confronti di alcuni Cardinali, la furia devastatrice contro le Comunità religiose di vita contemplativa sono solo alcune declinazioni dell’agenda bergogliana, a cui si vanno sommando sempre nuovi colpi inferti al corpo ecclesiale.
Addolora profondamente assistere a questa demolizione crudele, perseguita nel silenzio assordante dei Vescovi e dei sacerdoti; rincuora, sotto altri aspetti, la presenza di voci dissenzienti tra i fedeli meno ideologizzati, i quali sono istintivamente giunti a considerare Bergoglio come una sorta di antipapa, soprattutto per la sua palese avversione a tutto ciò che è cattolico.
12) Prescindendo dalle promesse di Cristo, quanto vicini sono arrivati i nemici di Cristo (la massoneria, la mafia di San Gallo, i falsi pastori, i modernisti, ecc.) a distruggere completamente la Chiesa cattolica?
La distruzione della Chiesa è un folle delirio che si infrange contro le promesse di Cristo, che riguardano però l’esito finale dello scontro tra Dio e Satana. La vittoria di Cristo è certissima e ontologicamente necessaria.
Nondimeno, la guerra in atto da parte dei figli delle tenebre sembra giunta ad un punto davvero inquietante, non solo per l’avanzamento del piano globalista che prelude al Nuovo Ordine Mondiale, ma anche per l’assenza di un’opposizione ferma e coraggiosa tanto in ambito civile quanto in quello religioso.
D’altra parte, il tradimento di chi detiene l’autorità civile ed ecclesiastica rende evidente questa spaccatura tra governanti e governati, portando alla luce non solo l’organizzazione efficientissima dell’élite, ma anche le sue debolezze: prima fra tutte, la persuasione – tipica di anime accecate dall’odio per il bene – che gli uomini seguano indefettibilmente determinate regole, come le api di un alveare.
Questa convinzione è totalmente falsa, perché gli uomini sono fatti di carne e sangue, di debolezze e paure, ma anche di passioni e ideali, di gesti di generosità e di altruismo: perché sono fatti ad immagine e somiglianza di Dio.
Stiamo scoprendo che il mondo prospettato dal Great Reset spaventa e inquieta molte persone, apre loro gli occhi, le porta a confrontarsi e ad organizzarsi per opporre resistenza alla dittatura incombente, fa loro scoprire di non essere una minoranza di reietti, ma una maggioranza che si è lasciata trarre in inganno.
Questa reazione, spontanea e sempre più vasta, non era prevista e potrebbe condurre ad un esito diverso da quello atteso dai fautori dell’agenda globalista. E forse anche in seno alla Chiesa lo Spirito Santo susciterà un movimento di ritorno alla Tradizione, perché le promesse dei Novatori si sono dimostrate un inganno, né più né meno di quelle del Great Reset.
13) L’umanità ha affrontato tiranni negli stati nazionali, ma mai prima d’ora un sistema globale di totalitarismo che prendesse di mira gli abitanti di tutto il mondo. Può offrire alcune parole di speranza e incoraggiamento per questi tempi bui apocalittici?
Lo scoraggiamento, dinanzi a questo colpo di stato globale, è una reazione umana comprensibile, specialmente quando ci rendiamo conto della determinazione con cui l’agenda è perseguita e della simultaneità dell’azione da parte dei vari Stati. Ciò che avviene in Italia come laboratorio per le altre Nazioni europee, poco dopo è proposto in Francia, in Germania, in Austria: l’esempio dell’obbligo del green pass per lavorare, sotto ricatto di non ricevere lo stipendio, è eclatante.
Eppure, come dicevo poc’anzi, questo meccanismo può incepparsi, nel momento in cui dovesse venir meno la collaborazione di alcuni: pensiamo alle forze dell’ordine o ai medici, ai giornalisti o ai politici, ai magistrati o ai parroci.
Se iniziamo a resistere a leggi illegittime e a norme assurde con una disobbedienza civile e pacifica, la paura su cui si basa l’intera narrazione viene meno, e chi crede di poterci imporre privazioni dei diritti civili e religiosi si troverà a dover retrocedere, scoprendo il piano, mostrandone le incongruenze, svelando le complicità e i crimini.
E questo avverrà simultaneamente nella cosa pubblica e nel mondo ecclesiale, lasciando che la «chiesa di stato» bergogliana si estingua in una setta di rinnegati, screditata per la sua corruzione morale e per il suo asservimento al più grande crimine contro l’umanità che sia mai stato commesso.
Non è, questo, uno scontro nel quale possiamo vincere il comune nemico con sole forze umane: è una battaglia epocale, in cui sono in gioco i destini dell’umanità nel suo insieme e quelli di ciascuno di noi singolarmente, nel tempo e nell’eternità. Ne va della nostra stessa vita, della nostra identità, della nostra individualità.
E soprattutto: i fautori del Great Reset sono intrinsecamente anticristiani e anticristici, perché questo «Nuovo Ordine» altro non è che il caos infernale, opposto e inconciliabile con l’Ordo Christianus.
Per questo occorre pregare e implorare la Maestà divina che si degni di guardare ai pochi fedeli disposti a combattere al fianco di Gesù Cristo Re, come fece Abramo per gli abitanti di Sodoma e Gomorra: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?» (Gen 18, 23-25).
Forse non siamo nemmeno quarantacinque, né quaranta, trenta o venti. Ma la parola del Signore ci conforta, per quanto pochi possiamo essere: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci» (ibid. 32).
Perché questa restaurazione avvenga, tanto nello Stato quanto nella Chiesa, occorrono cittadini onesti e fedeli che vivono coerentemente con il Vangelo, animati dall’amore di Dio e del prossimo, disposti a combattere, a farsi sentire, a non subire passivamente la violenza di cui sono fatti oggetto.
Questa battaglia epocale si vince se ci si schiera con Cristo, senza compromessi, senza rispetti umani, senza pavidità. Perché più saremo vicini a Nostro Signore con una vita di Grazia, di preghiera e di penitenza, più le armi spirituali che Egli ci concede saranno efficaci. Nolite timere: ego vici mundum (Gv 16, 33).
Pensiero
Trump contro Meloni, il deal dietro la discordia
Con il passare delle ore è divenuto chiaro che non si è trattato di un lapsus: l’intento del presidente degli Stati Uniti era di fatto quello di ferire, umiliare il presidente del Consiglio italiano. L’escalation è stata tale che ora ci sembra che il nostro rappresentante ci stia chiedendo pietà.
Giorgia, di suo, ci ha messo dapprima tutta l’insipienza diplomatica possibile, con tono lamentoso di chi si deve difendere, invece che quello baldante di chi attacca. Il video-selfie acidulo in cui risponde immediatamente è, quello sì, un errore ormonale, uno sbaglio di incontinenza di quelli che, un po’ stupidamente, si ascrivono a Trump.
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E poi la valanga di disdette: il ministro degli Esteri Tajani cancella il viaggio negli USA, il collega Giorgetti non va all’assemblea della Camera di Commercio americana a Milano, e tutto prima che sia convocato l’ambasciatore, come dovrebbe essere prassi. Lo stesso ambasciatore che, di qui a due settimane, per il 4 luglio invita l’universo mondo politico a Villa Taverna per servire succulenti hamburgerri ai rappresentati dello Stato a sovranità limitata.
È un vero incidente diplomatico, anzi non è nemmeno un incidente, perché, pare chiaro, è stato provocato da una delle due parti.
C’è una manovra precisa – possibilmente un futuro deal – dietro la mossa di Trump. Possono definirlo, come stanno facendo i giornaloni italiani appecoronati, come un narciso egomane. Può darsi: resta il fatto che in fondo alla strada della discordia The Donald vede sempre un accordo da fare. Ask Repubblica Islamica dell’Iran, ask famiglia Khamenei: c’è aggressione e distruzione, violenza anche indicibile, poi però arriva l’affare.
Il Corrierone, impagabili nello sparare in queste ore in ogni direzioni filogovernativa possibile, svela un retroscenone: «sembra che siano stati diffusi troppi video di Meloni e Trump, troppi e non tutti autorizzati dallo staff americano. In primo luogo uno in cui la premier italiana gesticola e sembra, con l’indice puntato verso Trump, volergli spiegare qualcosa. È diventato virale negli Stati Uniti tra gli elettori democratici».
メローニさん強いw pic.twitter.com/nT4zNvosl9
— あお (@yuritotsubasa37) June 16, 2026
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Eccerto, la spiegazione è la personalità narcisoide dell’Uomo della Casa Bianca. Eccertissimo: ecco che il giornalissimo di via Solferino tira fuori pure Mary Trump, psicologa e nipote del presidente (è figlia del fratello maggiore Fred junior, morto alcolizzato: il motivo per cui Donald non tocca nulla di alcolico, né fuma), un grande classico di quando si vuole attaccare sul piano personale e psicopatologico l’uomo: la signora, esperta in «razzismo sistemico», ha qualche problema con la famiglia, e non parla con lo zio presidente dal 2017, epperò ha scritto un libro di sputtanation famigliare nel 2020, che l’altro zio, Robert Trump, tentò pure di bloccare.
Quando dice «un uomo in declino, cognitivamente, psicologicamente ed emotivamente (…) Donald è un misogino. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti» consideriamo un po’ la fonte. Comunque, il fine da ottenere è evidente: buttarla nella caciara psicologica, ed estromettere la politica, dove invece l’amato governo sarebbe tenuto a rispondere dinanzi ad una crisi diplomatica simile.
Dito e Luna. Macché narcisismo e psichiatria. Guardate invece alla politica, alla geopolitica. Il presidente statunitense nelle successive dichiarazioni di attacco ha specificato apertis verbis nelle ultime ore la sua irritazione con l’Italia che non gli ha concesso le basi per Ormuzzo. Ora che la crisi parrebbe risolta, passa all’incasso.
«La premier italiana Gigiorgia [sic] Meloni mi ha chiesto ripetutamente di fare una foto con lei durante il vertice del G7 in Francia» ha scritto su Truth. «La sua popolarità in Italia è scarsa, forse perché ha rifiutato l’offerta degli Stati Uniti d’America, un Paese che ama e protegge veramente l’Italia, quando si è trattato di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare un’arma nucleare (ma lo ha fatto anche la NATO, del resto!). Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio italiane, un enorme inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno alla protezione dell’Italia e di altri cosiddetti alleati della NATO. Ora, dopo la sconfitta militare dell’Iran da parte degli Stati Uniti, vuole tornare ad essere amica per “aumentare i suoi consensi”. No grazie!!! Presidente DJT»
La sparata contro l’alleato romano può servire, effettivamente, a trattare sul prezzo: come con Corea e Giappone, già dal primo mandato, il Donaldo rovescia la questione delle basi militari su suolo straniero: noi stiamo lì a difendere, quindi pagate. Schiaffi diplomatici, per poi dire: facciamo un deal. In questo senso vanno lette pure le parole del fido segretario della Guerra Peter Hegseth, proferite poche ore dopo la scenata di Trump: diminuzione delle truppe in Europa, anche in Italia.
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Donald sa perfettamente che minacciare di togliere i soldati dalle basi italiane, o le basi stesse, non rappresenta un processo indolore per gli italiani: vi sono decine di migliaia di cittadini impiegati, decine di migliaia di italiani che affittano – a prezzi altissimi – la casa ai soldati USA, ci sono ancora più connazionali che lavorano in un indotto di servizi e forniture che vale almeno mezzo miliardo l’anno, e in cui in passato si era detto si era piazzata anche qualche coop rossa, coinvolta negli appalti miliardari per la costruzione e l’ampliamento delle basi militari – esempio, la base costruita sull’aeroporto Dal Molin a Vicenza: 2008 la gara internazionale bandita dal governo statunitense per l’edificazione del mega-complesso militare fu vinta da una joint venture che includeva colossi storici della Legacoop (la lega nazionale storicamente vicina ai partiti della sinistra).
La torta è grossa, anche se non si vede. Donald lo sa, così come immagina che non c’è tutta questa fregola sovranista per vedere l’occupante – che dalla Caduta del Muro di Berlino sta qui senza più una vera ragione – che se ne va.
Come dire che il pungolo è prima verbale, poi fisico: non aver fatto quello che dovevi fare, ti costa, e non solo in reputation. Tra un po’, Donald dirà: torniamo al tavolo. È una tecnica di cui parla nel suo libro Art of the Deal («L’arte dell’accordo»). È la walkway scene, la scena in cui la contrattazione va in stallo e tu fingi di volertene andare, lasciando la negoziazione. Quante volte lo ha fatto già, The Donald?
Leggiamo fra le righe del suo messaggio. È evidentissimo, anche dalle parole di insulto alla Meloni, che al contempo c’è un’altra questione perennemente sul piatto di Trump: la NATO, e la mancata spesa militare promessa dagli alleati europei. Abbiamo visto, in passato, scenate ancora più sgradevoli riguardo a questo fatto. Ricordiamo l’allora segretario atlantico Jens Stoltenberg preso a pesci in faccia fino a renderlo pessimista e depresso sul futuro dell’alleanza.
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Viene da pensare che, in un disegno ancora più grande e complesso – gli scacchi 5D di cui vagheggiano i Trump-credenti rimasti – gli insulti alla Meloni servano proprio alla NATO, ma per distruggerla.
È un vecchio progetto di Trump, primo NATO-scettico alla Casa Bianca, erede di una tradizione non evidentissima ma ben presente nel pensiero politico-diplomatico americano, da George Kennan in giù.
Irritare gli alleati (il nostro presidente del consiglio non è il primo) per forsennare l’Alleanza, e far saltare, un’incazzatura alla volta, l’intero Patto Atlantico. Chissà se è qualcosa che ha proposto, o vuole proporre, a Putin – al quale nelle ultime ore ha riaperto la porta del G7-G8. L’arte del deal di Trump è multidimensionale e, lo abbiamo appena visto con l’Iran ed Israele, imprevedibile totalmente.
La NATO disintegrata apre infinite possibilità di redenzione della crisi mondiale. L’Italia, Paese anomalo capace di alleanze varie e in apparenza contraddittorie (pensiamo ai saldi giri mondiali e terzomondiali di Mattei, o, in altro ambito, alle parole di Andreotti: «l’Italia ha una moglie americana e un’amante russa… »), potrebbe giovarne non poco, e pensiamo, innanzitutto, alle bollette delle famiglie, e delle aziende, massacrate dalla follia della guerra ucraina e dal megaterrorismo delle sanzioni e del Nord Stream.
Fine della NATO, fine dell’Occidente…? Ma che davvero davvero?
Massì: fine della finzione dell’Occidente laico, cioè decristianizzato, cioè massonico. Fine del giogo euroamericano. Fine, magari, anche della bufala del giudeo-cristianesimo. Immaginiamo la liberazione: l’Italia libera di trattare con chi vuole, per il gas o il legno, per l’uranio (prima o poi arriva il momento…) o per le nostre esportazioni che languono da anni di masochismo atlantico: il calcolo fatto dal 2014 è di una contrazione diretta del proprio export verso la Russia stimata in circa 3-4 miliardi di euro all’anno rispetto ai massimi storici precedenti all’avvio delle sanzioni contro Mosca. Nel 2013 l’export italiano verso Mosca aveva raggiunto il picco storico di 10,7 miliardi di euro.
Secondo l’esperto di politica e internet Mike Benz, è proprio da manovre più o meno occulte della NATO che, sempre all’altezza del fatale 2014 della riannessione della Crimea, e poco dopo della sorpresa della Brexit, è partito il sistema di censura sui social e non solo culminato con il bavaglio inferto a tutti noi durante il biennio pandemico. Benz sostiene che in ambienti atlantici sarebbe maturato un cambio di paradigma particolarmente significativo: difendere la democrazia non significherebbe più difendere il popolo e il suo volere, ma difendere le «strutture democratiche», cioè le istituzioni esistenti, anche a costo di reprimere il popolo che in teoria dovrebbero servire.
Fuori dalla NATO, quindi, il nostro Paese può riprendersi più dimensioni sovranità vitali per il popolo italiano. E quindi, dite, Roma dovrebbe assecondare questo movimento delle cose… no?
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Qui casca tutto. Perché nella suo video-selfie stizzito di risposta al vertice della superpotenza atomica (il formato giusto, non c’è che dire) Giorgia accusa Trump di non essere un vero leader dell’Occidente, di essere deboli con i nemici dell’Occidente.
Non so francamente perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati e non è del resto la prima volta che accade» Dice la Meloni nel grandangolone del telefonino messo in verticale. «Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente».
Cos’è? Un attacco a Trump perché ha fatto la pace con l’Iran? E allora perché non ha concesso le basi?
Oppure è un attacco, classico per l’eurosinistra che si è evidentemente pappata anche l’eurodestra, per i rapporti con Putin? (A proposito: possibile che non esista una foto della Meloni assieme a Putin? Quando il russo calava a Roma, o in Sardegna, per incontrare l’amico Silvio Berlusconi al governo, possibile che non gli sia mai stato fatto incontrare a favor di flash l’allora ministro della Gioventù?)
Riascoltiamo il videino: pare balbetti quasi, che si stia arrampicando sugli specchi, come se fosse in cerca di un insulto con cui controbattere, ma decisamente non ha il talento del boss. Per cui, eccoci che perfino nel momento del decoupling, la Repubblica Italiana tira fuori il suo ruolo servile, invoca questo astratto padrone più grande, «l’Occidente», pigola dimostrandosi logicamente incapace di pensarsi come indipendente, o di più, come potenza – e si tratterebbe dell’erede che all’Italia aveva fornito, per quanto nel placido mondo delle faccette nere-belle-abissine, di un impero multicontinentale.
Ecco perché l’insulto di Trump, rivolto alla serva Italia, ha centrato il segno, più che mai. È un’offesa centrata nel profondo della psicologia della Repubblica Italiana, quella nata dalla Resistenza, cioè dalle bombe angloamericane e da James Jesus Angleton. Il biondo offende perché vuole qualcosa dall’Italia repubblicana: vuole che si sieda al tavolo a rinegoziare – in realtà, è già più di quanto hanno fatto tanti altri presidente, che facevano calare sull’Italia, nell’oscurità e nel silenzio, i loro ordini, assieme alle loro armi nucleari da fare stazionare sul nostro territorio.
Trump nel suo libro sugli affari lo spiega: devi giocare con la fantasia del tuo interlocutore, devi essere in grado di guidarla, di modo da ottenere un deal migliore. Qui sta esattamente il nostro problema: è palese che la classe politica italiana di fantasia non ne ha più, e da decenni.
Crediamo che il problema del Paese sia essenzialmente questo: senza fantasia, quindi senza volontà, senza futuro. E dobbiamo ringraziare Donaldo che ce lo ha ricordato.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Pensiero
Il cardinale Ruini muore. La devastazione neodemocristiana resta
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Intelligenza Artificiale
Elone trilionario, verso Marte e l’apocalisse
Elon Musk è divenuto il primo trilionario della storia umana. L’avvenimento è così unico che l’italiano non ha nemmeno una parola certa per il fenomeno: alcuni giornali scrivono triliardario. La confusione sul termine è generale: secondo l’uso, un trilione 10¹² è composto da mille miliardi nella scala anglosassone, oppure 10¹⁸ (un milione di bilioni, o un miliardo di miliardi) nell’italiano classico; un triliardo è 10²¹, cioè mille miliardi di miliardi, secondo la cosiddetta scala lunga della nostra lingua.
Come a dire che la cultura umana, la mente umana stessa, non è preparata per simili cifre: come l’elevazione a potenza, di cui difficilmente si percepisce la misura al di fuori della concentrazione matematica.
Il trilione raggiunto da Musk è 1.000 miliardi di dollari (se usassimo la scala ufficiale italiana, Musk sarebbe definito un «bilionario»), anzi per la precisione 1,11 trilioni, ottenuti grazie alla storica quotazione in borsa (IPO, nel gergo finanziario anglo) di SpaceX, l’azienda che produce razzi e satelliti – e non solo per uso civile.
Si realizza così la profezia proferita anni fa dal futurologo Peter Diamandis, fondatore di XPRIZE e serial entrepreneur nel settore spaziale (tra cui Planetary Resources per l’estrazione mineraria di asteroidi): il primo trilionario sarà un imprenditore spaziale. Eccolo.
Secondo i dati spalmati, tra stupore ed indignazione, sulla stampa mondiale, la crescita della fortuna di Musk nell’ultimo anno è stata di 1 milione di dollari al minuto. Secondo Oxfam, il patrimonio di Elon ha superato la ricchezza combinata del 46% più povero della popolazione mondiale (circa 3,8 miliardi di persone). Spendendo 1 miliardo di dollari all’anno (circa 2,7 milioni al giorno), Musk impiegherebbe oltre 1.000 anni a esaurire il suo intero patrimonio.
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Secondo i calcoli attuali, Musk ha superato i record storici dell’era moderna come John D. Rockefeller, il petroliere fondatore della Standard Oil considerato l’uomo più ricco della storia americana ed europea degli ultimi secoli. Rockefeller – discendente di una famiglia già dedita all’antiumanismo, contro il cui immane impero economico lo Stato americano lanciò delle leggi antitrust all’inizio del Novecento, quando sembrava potersi pigliare l’intera economia USA e non solo – al suo picco (circa nel 1937) controllava una ricchezza stimata oggi tra i 400 e i 500 miliardi di dollari se adeguata all’inflazione. Alcuni storici, calcolando la sua quota rispetto al PIL statunitense dell’epoca (circa l’1,5%), spingono il valore teorico fino a 900 miliardi. Elone ha superato stabilmente queste cifre.
Elon a questo punto vale tre volte il PIL del natìo Sudafrica (circa 400 miliardi di dollari), Paese con cui è in lotta, per il razzismo antibianco e perché lo esclude dai business come quelli di Starlink. Figuriamoci anche qualche proporzione europea: il PIL del Belgio ha un valore nominale di circa 776 miliardi di dollari, il PIL della Svezia si attesta a circa 760 miliardi di dollari, il PIL dell’Irlanda è 598 miliardi di dollari, il PIL della Danimarca è di circa 500 miliardi di dollari, il PIL del Portogallo è di circa 380 miliardi di dollari, il PIL della Svizzera ammonta a circa 935-940 miliardi di dollari. Il PIL nominale dell’Italia si aggira oggi intorno ai 2.370 miliardi di dollari (circa 2.200 miliardi di euro).
A questo punto, all’orizzonte può apparire solo Marco Licinio Crasso, il magnate della Roma antica che possedeva una fortuna stimata pari all’intero bilancio annuale dello Stato romano. Crasso, come diremo più sotto, è un esempio ben presente nella mente di Musk (cultore della Roma antica e indagatore della sua caduta), ma non per questioni di ricchezza economica.
La questione è che tutto questo Elone lo ha meritato. Un dato incontrovertibile che pure i goscisti con la bava alla bocca dovrebbero riconoscere: tutte le sue aziende hanno ottenuto risultati di crescita mai prima veduti. Qualcuno, in queste ore, ricorda quando non tanti anni fa, nel 2012, le azioni Tesla valevano 2 dollari: ora stanno a 406.
In quegli anni conosciuto ingegneri aerospaziali, con dottorati complicatissimi e una passione tale da mettersi a disegnare razzi durante le vacanze, che hanno tentato di spiegarmi che l’idea del razzo riutilizzabile era fisicamente impossibile, e Musk era quindi, semplicemente, «un pazzo»: ora grazie alla tecnologia – mai raggiunta dalle superpotenze nucleari durante la Guerra Fredda e dopo – SpaceX effettua più lanci orbitali di tutte le altre agenzie spaziali e aziende aerospaziali del mondo messe insieme. Con circa 170 lanci annui (eseguiti tramite la flotta Falcon e Starship), l’azienda domina incontrastata il mercato globale dei vettori spaziali, mentre l’intera Cina si aggira intorno ai 50 lanci e la Russia e l’Europa ne effettuano molte meno. La ragione è semplice: l’idea di Elone di rendere riutilizzabili i razzi ha abbattuto i costi della messa in orbita.
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Così SpaceX si è preso più di un primato, ma un nodo strategico globale, storico: lo Stretto di Ormuzzo verso lo spazio. Ha popolato l’orbita bassa (LEO) di circa 10.400 satelliti Starlink attivi e funzionanti, su un totale di oltre 12.100 satelliti lanciati da SpaceX a partire dal 2019. Può offrire internet ad altissima velocità a chiunque, in qualsiasi punto del globo. In pratica, un giorno potrebbe schioccare un dito e far sparire tutti i colossi telefonici della Terra – è un immane monopolio sulle telecomunicazione ancora solo potenziale, sottaciuto.
Ora Musk prepara, in relativo silenzio, un altro monopolio, forse ancora più determinante: quello sull’Intelligenza Artificiale. Lo spazio, è saltato fuori, sarà fondamentale per lo sviluppo delle macchine pensanti. Perché nello spazio il raffreddamento è gratis, come lo è, e ad abundantiam, l’energia solare – un grande pallino anche aziendale di Musk (aveva fondato la ditta di pannelli Solar City, poi confluita in Tesla), il quale è seguace convinto delle teorie dell’astronomo sovietico Nikolaj Kardashev, che ancora negli anni Sessanta classificava le civiltà possibili nell’universo in base alla capacità di controllare e sfruttare l’energia degli astri vicini al proprio pianeta di origine prima e poi di tutta la galassia.
Non si tratta più di fantascienza. Lo ha spiegato, in chiarezza, uno degli investitori più noti della nuova Silicon Valley, Shawn Maguire, già noto per il suo aperto supporto a Trump nonché per le posizioni sioniste ed anti-iraniane (la moglie è un’esule persiana).
«Nel 2019 era prevedibile che Starlink avrebbe funzionato e generato enormi profitti, e avevamo ragione. Ora ci troviamo in una situazione molto simile a quella di Starlink nel 2019 per quanto riguarda le infrastrutture di Intelligenza artificiale e il calcolo orbitale» ha dichiarato il Maguire al momento dell’IPO. «Credo che si stia sottovalutando il livello di sviluppo raggiunto dal prodotto di calcolo orbitale».
Shaun Maguire on @SpaceX IPO: “Starship is the railroad to space.”
“In 2019, it was very predictable that Starlink would work and produce a massive amount of revenue, and we called that right.”
“We’re now in a very similar point to where Starlink was in 2019 with AI… pic.twitter.com/K1YTTHhqXl
— KanekoaTheGreat (@KanekoaTheGreat) June 12, 2026
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Riguardo al mercato potenziale totale (TAM) di 22 trilioni di dollari cui aspirerebbe SpaceX, Maguire ha risposto: «qual è secondo lei il TAM per l’intelligenza artificiale? E per tutte le infrastrutture di calcolo tra 50 anni? (…) Si sta sottovalutando la quantità di infrastrutture che verranno costruite nello spazio e la facilità con cui sarà possibile accedere all’energia spaziale (…)Siamo all’inizio di quest’era dell’Intelligenza Artificiale e raddoppieremo o triplicheremo la quantità totale di informazioni a cui avremo accesso nel prossimo decennio, quindi sì, credo fermamente nel TAM, e oserei dire che è addirittura una sottostima».
E quindi, due tasselli dell’opera di Musk, lo spazio e l’AI, si stanno incontrando – producendo una potenza finanziaria, e non solo, mai vista. Non sono i soli. È ancora più rilevante capire come si inseriranno gli altri pezzi: ad esempio i robot umanoidi, prodotti da Tesla, che verranno certamente animati con l’IA di xAI, la quale, possiamo immaginare, ingurgita dati da X (fu Twitter), da Grok, e dai milioni di auto elettriche in circolazione – nell’attesa che un ulteriore salto di machine learning sia reso possibile a partire dai cervelli umani connessi al computer tramite il chip Neuralink.
Optimus, l’androide che Tesla sta mettendo in produzione, sarà, ha spiegato Musk, il più grande prodotto di sempre: ogni casa ne vorrà uno, perché fare le pulizie e gli altri lavori che i cittadini non vogliono più fare: ecco la disruption, la disintermediazione, non solo delle COLF ma anche della retorica degli immigrati.
È cosa nota che tali robot, una volta perfezionati, costituiranno la base per la colonizzazione di Marte, il fine dichiarato di Musk da quando, più di due decadi fa, si presentò ad una riunione della Mars Society (un’associazione, che raccoglieva anche qualche ex NASA, di menti che peroravano la causa dell’uomo sul pianeta rosso) lasciando giù una donazione da 5000 dollari, cifra mai vista prima dai marzianisti organizzati.
Musk ora ha il razzo per arrivare in terra marziana lo Starship, nota precedentemente come BFR («Big Fucking Rocket», «razzo fottutamente grande»), un astronave grande come un edificio, il cui lanciatore può pure riutilizzare. I primi a toccare il pianeta potrebbero essere non umani, ma umanoidi. Anche qualora per questioni di spettacolo ci mandassero degli astronauti, è chiaro che a rimanerci e fare il lavoro di costruire le basi dell’avamposto marziano saranno i robotti. Il Terraforming del pianeta rosso, cioè la sua trasformazione in ambiente antropico, con aria respirabile, passerà attraverso le aziende di Musk. Si tratta, materialmente, del più grande cambiamento prodotto dall’umanità, ed è pubblicamente incluso nella mission di SpaceX già nel 2022: «rendere la vita multiplanetaria», lo slogan ripetuto ancora oggi ad ogni pié sospinto dall’imprenditore auto-robo-informatico-spaziale.
Qui c’è da fare il primo caveat, che non crediamo altri stiano considerando – Elon Musk, ultra-natalista che meritoriamente attacca la Cultura della Morte e della sterilità arrivando a dire la verità sulla pillola, sugli psicofarmaci SSRI e sul catastrofismo malthusiano, forse non è solo concentrato sul primato della vita umana, ma su qualcosa che la trascende: la coscienza.
È quanto emerge da alcuni suoi discorsi riguardo alle sue credenze filosofiche e la loro storia all’interno del suo percorso umano. Da ragazzo, bullizzato e fors’anche traumatizzato dal divorzio dei genitori, andò in depressione nera, contemplando le cose estreme. Si lesse tutti i possibili testi sacri senza trovare la risposta, dice. Passò alla filosofia, fa il nome del filosofo spiritualista Arturo Schopenhauer, ma anche qui non trovò niente.
Fu un altro libro che, inaspettatamente, gli ha dato quell’ispirazione che pare animarlo ancora oggi: la Guida Galattica per gli autostoppisti, un romanzo umoristico di fantascienza dello scrittore satirico britannico Douglas Adams. Elon rimase stregato per sempre dall’idea che la vita, e quindi la coscienza siano una sorta di macchina sorta evolutivamente dal cosmo per cercare «risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto».
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Non si tratta di un pensiero banale. In filigrana, dietro questro trilione si vedono in chiarezza i temi della Guida Galattica. I robot, i viaggi spaziali, il futuro, l’umorismo (che, nelle cose di Musk, abbonda spesso). Teniamo presente che la coscienza qui può essere anche non umana. Ci sono gli alieni (nei quali Musk non crede: anzi dice che se ci sono li troveremo morti nelle loro case dei loro pianeti spazzati via da dispositivi di realtà virtuale come quelli che fa il suo rivale Mark Zuckerberg) ma ci sono anche le macchine pensanti…
È facile, considerando i pezzi posti sulla scacchiera, capire quanto questa prospettiva possa essere spaventosa. Si tratta di un transumanismo soft, montato su aziende miliardarie e una simpatia che, tra meme e polemiche centratissime (perfino sui giudici del nostro Paese!), l’uomo esprime in maniera continua ed organica, e questo a differenza di ogni altro oligarca toccatoci, da Bill Gates a George Soros in giù. Abbiamo intravisto, da certe allusioni del presidente della Repubblica italiano, quanto Elone sia distante da certi vecchi poteri costituiti.
E quindi, Musk, certo, può essere una figura distopica. Renovatio 21 aveva valutato, ancora anni fa, l’idea che possa trattarsi dell’anticristo, con il problema che l’iniquo, secondo la scrittura, dovrà piacere a tutti (persino agli eletti, dice l’Apocalisse di San Giovanni), mentre Elone ai sinistroidi, che purtroppo sono ancora una fetta consistente della popolazione occidentale, fa venire l’orticaria. Lui ci sguazza, nell’orticaria sinistrata e pure nelle allusioni anticristiche: eccotelo che ad Halloween va alle feste vestito da Bafometto.
Ripetiamo, come abbiamo fatto in passato, quello che si è lasciato sfuggire più volte negli ultimi tempi.
«Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus », aveva detto Musk agli investitori Tesla durante la riunione plenaria di Tesla del primo trimestre del 2025. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».
🚨ELON MUSK: “This year we hope to make about 5,000 Optimus robots…but even 5,000 robots is the size of a Roman legion FYI. That’s a scary thought, a legion of robots. I think we’ll literally build a legion of robots this year, and maybe 10 legions next year? It’s kind of a… pic.twitter.com/R992X5OA8r
— Autism Capital 🧩 (@AutismCapital) March 21, 2025
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«Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».
Notiamo ancora una volta riferimento al concetto di legione e alla storia di Roma fa venire in mente altre considerazioni espresse dal Musk negli anni scorsi, quando gli avevano chiesto di paragonare la sua ricchezza a quella – presunta – di Vladimir Putin (il quale, per inciso, sembra apprezzare molto l’imprenditore). Quattro anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (meno di un quarto dell’attuale) Elon fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra.
«Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
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Ecco che torna Crasso, l’uomo la cui ricchezza era pari all’intera economia dello Stato della Roma antica. Elon lo ha ben presente, perché è arrivato – chissà da quanti anni – alla realizzazione che il danaro, in ultima analisi, non conta nulla: è la potenza materiale di ciò che esso può o non può comperare che conta.
E quindi: Musk le sue legioni se le sta costruendo da sé, e le chiama pure così: eserciti interi di robot pronti a combattere, pure nello spazio, pure su altri pianeti: chi vi arriverà vi troverà ad accoglierlo, o a cancellarlo, gli androidi muskiani.
Di fatto torna alla mente la Scrittura, che parla del «falso profeta» che ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8). Senza il suo marchio – senza il suo chip cerebrale, che ci connetterà magari ad un sistema che tutto assorbe e controlla, come pare avvenire con i dati delle sue aziende informatiche ed automobilistiche – potrebbe divenire impossibile qualsiasi attività: «e che nessuno possa comprare o vendere, se non chi ha il marchio, il nome [cioè] della bestia o il numero del suo nome» (Ap, 13, 17).
Non è il solo tratto che ci inquieta. Da anni registriamo la sua inclinazione sregolata per la riproduzione artificiale, che produce esseri che qualcuno può categorizzare come ulteriori casi di esseri apocalittici «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo». Forse spinto dal dramma del primogenito, Nevada, deceduto per SIDS (la morte in culla: ci siamo già chiesti, non è che… era vaccinato?) Elone ha calcolato matematicamente come vantaggioso l’uso estensivo della provetta. Ecco i primi due gemelli IVF avuti dalla prima moglie, poi i trigemini, altri sono usciti da concubine varie – tra cui la geniale cantante canadese Claire Boucher, nota come Grimes – anche per tramite dell’utero in affitto, che qualcuno dice potrebbe essere stato usato anche nel caso della problematica attrice hollywoodiana Amber Heard, che avrebbe avuto un figlio surrogato il cui padre spermatozoico, dicono le malelingue finite su testate di gossip internazionali, sarebbe proprio Musk.
È curioso che il bambino che si porta sempre addietro, con relativo dramma legale con la genitrice, pare essere nato non da provetta: il piccolo X potrebbe essere stato concepito e partorito naturalmente, ma non ne abbiamo certezza, solo la sensazione data dalla madre che durante la gravidanza nel 2019 aveva pubblicata una canzona ipnotica, struggente e bellissima intitolata «So heavy I fell through the Earth» («così pesante che sono caduta attraverso la terra»).
È altrettanto significativo che i figli in provetta siano stati portati da Musk in udienza col papa Bergoglio, il quale non ha avuto problemi a farsi fotografare sorridente con ragazzi che provengono da un’attività ancora tecnicamente ritenuta immorale dalla dottrina cattolica. All’epoca Renovatio 21, vi vide un chiaro segno del papato del gesuita di «aprire» alla fecondazione in vitro, così come del resto sembrava fare la Pontificia Accademia per la Vita diretta da monsignor Paglia.
Honored to meet @Pontifex yesterday pic.twitter.com/sLZY8mAQtd
— Elon Musk (@elonmusk) July 2, 2022
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È il mondo a cui i trilioni di Musk ci sta preparando. Androidi, umanoidi, transumanismo funzionale, implicito, ovunque. Anzi, i mondi: pensiamo al finale del film Interstellar (2013), dove viene mostrato, e con una certe indifferenza, che trovato un pianeta ospitale, la sopravvissuta vi rigenererà l’umanità utilizzando embrioni e utero artificiali portati fin lì con l’astronave.
No, non è più fantascienza. Da un certo punto di vista, siamo sollevati. La storia sta prendendo una piega precisa, molto visibile, in un certo senso persino razionale.
Quello che manca adesso è una forma concreta di pensiero e di azione, per affrontare questa ultima torsione cosmica del mondo moderno. Guardatevi intorno: nessuno, davvero, ci sta pensando, forse perché nessuno è in grado di pensarlo.
Eppure, sono ottimista: se avete letto fin qui, e avete realizzato quanto vado scrivendo, c’è grande probabilità che siate elementi della possibile resistenza, e quindi, della speranza dell’umanità.
Ciò vale più di tutto il danaro del mondo.
Roberto Dal Bosco
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