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Armi biologiche

Le zecche e la malattia di Lyme sono armi biologiche fuggite dal laboratorio?

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È facile che non solo il lettore abbia sentito parlare della malattia di Lyme – un disastroso morbo che debilita il malato per anni, se non lustri – ma che abbia perfino, tra i suoi conoscenti, qualcuno che ne ha sofferto.

 

Tutto nasce con una semplice puntura di zecca – specie in zone boschive o montane. Le zecche contengono questo batterio spiraliforme – chiamato Borrelia burgdorferi e scoperto solo nel 1981 – e, soprattutto se toccate, lo vomitano nel corpo che stanno parassitando.

 

L’aumento dei casi di cui potete aver sentito parlare anche in Italia potrebbe andare di pari passo con l’aumento della popolazione di cervi nei nostri boschi: questi animali sono considerati dalle zecche il luogo ideale per accoppiarsi e riprodursi. Tutti sappiamo quanto caprioli et similia si stanno avvicinando sempre di più alle città. Agricoltori ed abitanti delle zone collinari mi hanno raccontato che, risalendo ai racconti dei padri, dei nonni, dei bisnonni che facevano lo stesso lavoro vivendo negli stessi luoghi, mai avevano sentito veduto un cervo: ora invece imbattersi in una famigliola di ungulati è molto comune.

 

Di pari passo, quindi, abbiamo visto comparire nella nostra vita la minaccia delle zecche, che sono portatrici di una malattia neurologica potenzialmente tremenda – la cosiddetta meningoencefalite da zecche o TBE (Thick Born Encephalitis) – dove un arbovirus (della famiglia di quelli che provocano la febbre gialla o la dengue) colpisce il sistema nervoso centrale con effetti devastanti. Contro la TBE pochi anni fa la Pfizer ha lanciato un vaccino con tanto di raccomandazioni interregionali e campagna pubblicitaria musicherella.

 

 

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Tuttavia, non c’è solo la TBE. A sconvolgere il mondo, dopo anni in cui se ne è negata l’esistenza, è l’altra grande malattia di cui le zecche sono diventate portatrici, la malattia di Lyme. Si chiama così dal nome di una cittadina del Connecticut, Stato verde negli USA, dove nel 1975 cominciarono a registrarsi di colpo incrementi inspiegabili di artriti, eritemi, emicranie, dolori alle articolazioni, soprattutto nei bambini, al punto che inizialmente si scambiò la malattia per una artrite idiopatica infantile.

 

Il morbo di Lyme ha varie fasi: inizialmente, in tre quarti dei pazienti, si ha una papula rossa formatasi nel sito del morso della zecca, che può rimanere sino a sei sette mesi dopo, ma talvolta è talmente piccola che non ci si rende nemmeno conto di essere stati morsi. L’eritema, nel tempo, può espandersi e scurirsi. In quella che definiscono «fase precoce disseminata» il batterio si diffonde nel corpo, provocando in chi non ha ricevuto trattamenti un senso di spossatezza non dissimile a quello di sindromi muscolo-scheletriche o influenzali, con l’aggiunta di cefalea, mialgie e dolori artralgie. I sintomi possono essere intermittenti, come le lesioni alla pelle, che tendono a ricomparire prima degli attacchi di artrite, che è sviluppata dal 60% al 70% dei colpiti.

 

Nel 15% dei pazienti possono comparire dei pazienti meningite linfocitaria, meningoencefalite, neurite dei nervi cranici (una rota di paralisi di Bell) e radicoloneuropatie (cioè condizioni patologiche dei nervi spinali) motorie o sensitive. Tale condizione fisica spinge spesso la persona in un abisso di disperazione morale persistente: depressione, pianti, pensieri di suicidio davanti ad una vita che non riescono più a vivere.

 

Insomma: si tratta di una malattia completamente incapacitante, che mette a KO l’individuo, non permettendogli più di vivere una vita quotidiana comune, lavoro, famiglia, etc. Una nota presentatrice TV italiana, un tempo sulla cresta dell’onda, è sparita per anni dopo aver contratto il Lyme, ma è il caso anche di alcuni esempi di conoscenti che abbiamo visto entrare nel tunnel, spesso nella totale incomprensione dei medici.

 

La malattia fatica a farsi diagnosticare visto il decorso lungo con inizialmente sintomi comuni ad altre patologie. Anche i test anticorpali non funzionano alla perfezione: si dice che non rilevino bene il problema durante il primo mese. Ross Douthat, un giornalista del New York Times ha raccontato qualche anno fa la sua odissea di dolore, specificando – non aveva idea di essere stato morso – di aver trovato una serie infinita di dottori che riconducevano tutti i suoi problemi a questioni di «stress» o ad altre patologie psicosomatiche. Alcuni epidemiologi hanno sostenuto che non si tratta di una malattia.

 

Bisogna considerare che la scienza attorno al Lyme è recente, e forse è così perché anche la malattia stessa lo è – è, scusate il gioco di parole, nuova di zecca. Potrebbe, si comincia a sostenere, non essere esistita prima, o non essere stata disposta alla diffusione.

 

È la tesi di alcuni libri e articoli usciti in questi ultimi anni, ora raccontata urbi et orbi da Tucker Carlson in un video del suo sito: le zecche e il Lyme potrebbero essere l’effetto di un programma di armi biologiche del governo USA.

 

«Alla fine degli anni Sessanta, i laboratori governativi di armi biologiche iniziarono a iniettare malattie esotiche nelle zecche. Ben presto, le persone nelle vicinanze iniziarono a contrarre quelle malattie. Ora, la Lyme trasmessa dalle zecche è endemica. Naturalmente il governo non ha ammesso nulla».

 


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Carlson ha intervistato Kris Newby, una giornalista che si è occupata per anni della malattia, facendo scoperte straordinarie. Il suo libro sull’argomento, Bitten: The Secret History of Biological Weapons and Lyme Disease («Morsi: la storia segreta delle armi biologiche e della malattia di Lyme») è in uscita in questi giorni.

 

«Direi che i casi della malattia di Lyme stanno aumentando, il che dimostra che le zecche mordono le persone. Il CDC [l’ente statale di controllo epidemico USA, ndr] stima che siano mezzo milione di casi all’anno. Si tratta di una media di 1300 persone al giorno» sostiene la Newby, che sull’ascesa del Lyme aveva prodotto un documentario a fine anni 2000.

 

Secondo la Newby, il Lyme non fu «un problema evidente fino alla metà degli anni ’70. Questo è apparso proprio intorno a Lyme, nel Connecticut, alla foce del fiume Connecticut, che è proprio di fronte a Plum Island, che era il quartier generale del programma di armi biologiche contro le colture animali degli Stati Uniti». La comparsa del problema sarebbe dunque accaduta proprio «alla fine degli anni Sessanta, il picco del programma di armi biologiche negli Stati Uniti.

 

«Sono comparse queste tre strane malattie: l’artrite di Lyme. C’era la rickettsiosi, cioè la febbre maculosa delle montagne rocciose. E poi c’era un parassita del bestiame – era la seconda volta che veniva ritrovato nell’uomo in quella zona chiamata Bebesia» che può «essere fatale ed è una malattia grave».

 

«Quindi tutti e tre, quindi hai effettivamente un cluster di queste tre malattie precedentemente rare proprio di fronte all’impianto di test sulle armi biologiche del governo degli Stati Uniti. È questo che stai dicendo?» incalza Tucker.

 

«Sì» risponde l’autrice del libro. «E, se lavori per il CDC e stai cercando il naturale rispetto all’innaturale, si manifestano epidemie con tre nuove malattie trasmesse dalle zecche, che causano malattie più mortali di quanto aumenterebbero in passato, ciò sarebbe bastato ad attirare attenzione e ci sarebbero state delle indagini».

 

A documentare per prima l’epidemia non fu tuttavia l’ente sanitario, ma una casalinga di Lyme, Connecticut, di nome Pauli Murray. La signora Murray iniziò a «a bussare alle porte dei dipartimenti sanitari locali e del CDC. E le ci sono voluti sette anni prima che il CDC rispondesse».

 

Dopo le pressioni di una dottoressa chiamata Ellen Steer, il CDC avviò delle indagini che portarono alla conclusione che il male era trasmesso dalle zecche, ma non si sapeva nulla del patogeno. «A quel punto, il ricercatore numero uno degli Stati Uniti sulle zecche, Willy Burgdorfer, un ragazzo svizzero americano che era nel laboratorio sulle Montagne Rocciose del NIH [l’Istituto Sanitario Nazionale USA, ndr], uscì per indagare».

 

Burgdorfer trovò il responsabile, dando perfino il nome al batterio: Borrelia burgdorferi. Quindi disse «che è questo che causa tutte le malattie, e che il panico dovrebbe finire. Bastano due settimane di disintossicazione e il problema scomparirà. Ma non è stato così» dice la Newby.

 

«Ho iniziato a guardare il retroscena e a chiedermi cosa fosse realmente successo» racconta la giornalista. «E le persone associate a quella malattia si comportavano in modo normale. Normalmente quando scopri una nuova malattia pericolosa, dici, oh, è orribile. Dateci i soldi, faremo ricerche, ma invece è diventato sempre più riservato».

 

«Io ho lavorato al documentario sulla malattia di Lyme, con occhi nuovi perché non sapevo nulla della malattia finché io e mio marito non l’abbiamo contratta. E la cosa insolita è che i sintomi presenti sul sito web del CDC e nei libri di testo di medicina erano totalmente diversi da quelli che avevamo sperimentato. Quindi ho collaborato con la regista, Annie Willis Wilson, e abbiamo trascorso tre anni e mezzo a fare ricerche sulla malattia e quello che abbiamo scoperto era solo un’enorme epidemia. Così tante persone stanno soffrendo».

 

«Il trattamento raccomandato dalla sanità pubblica, ovvero due settimane di doxiciclina, non riusciva a curarlo. Ma a questi pazienti che continuavano ad avere gli stessi sintomi più e più volte, non furono somministrati altri antibiotici. E poi volevamo capire, ad esempio, cosa stava succedendo con la malattia. Quindi tutti e io abbiamo chiamato tutte le persone del CDC, le persone del NIH, non volevano parlarci come se una delle scoperte originali mi avesse persino riattaccato».

 

«Ho detto, voglio solo che qualcuno vada davanti alla telecamera e parli di come questa malattia, di come questo organismo provoca una malattia» rivela la Newby. Ma avere un professore che ha scoperto la malattia e che mi riattacca la cornetta era semplicemente insolito».

 

«Tra gli specialisti regnava la paranoia. Quindi quello che abbiamo fatto è stato andare a trovare a casa sua Willy Bergdorf, che era in pensione, il ragazzo che aveva scoperto la malattia di Lyme. E mentre stavamo sistemando le telecamere, qualcuno dal laboratorio ha bussato alla porta, dicendo: “ho bisogno di partecipare a questa intervista. Ci sono cose di cui Willy non può parlare”. La regista si è indignata e lo ha cacciato».

 

Tuttavia, «durante quell’intervista, Willy lasciò intendere che nella malattia di Lyme c’era di più di quanto la salute pubblica lasciasse intendere, che la malattia non è solo un’eruzione cutanea, altamente neurologica, particolarmente dannosa per i bambini. E due settimane di documenti. I cicli non funzionano e sanno che può diventare cronico. Quindi è stata la nostra prima prova concreta che qualcosa non era come sembrava in superficie con la malattia di Lyme. E così abbiamo fatto uscire il film».

 

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«Una cosa, uno degli aspetti che abbiamo trattato nel film sono proprio i conflitti di interessi, perché proprio nel periodo in cui fu scoperta la malattia di Lyme, i ricercatori delle università, del CDC, del NIH, potevano condividere i profitti di un nuovo test o un vaccino per una malattia. Quindi c’erano molti, come un dipendente del CDC, che poteva eguagliare il proprio stipendio in royalties per un vaccino o un kit di test. Ciò ha corrotto gli incentivi alla medicina a non condividere informazioni su una nuova malattia, ma a salvarle invece come proprietà intellettuale in modo che possano essere monetizzate».

 

«Circolavano voci su Plum Island e sul fatto che la malattia di Lyme fosse un’arma biologica, ma ne avevamo abbastanza da coprire con la storia dei pazienti e la storia del conflitto. E poi ho finito. E ho ottenuto un ottimo lavoro come giornalista scientifica per la scuola di medicina di Stanford. E stavo per andarmene e andare avanti con la mia vita» dice a Carlson la Newby.

 

Tuttavia, «sono successe due cose nell’arco di un mese e io ho detto che non posso lasciare andare questa storia, che devo sapere cosa sta realmente succedendo con questa malattia. Una è stata che ho incontrato un ragazzo delle operazioni nere della CIA che ha detto nel 1962 che la cosa più strana che avesse mai fatto in tutta la sua folle carriera alla Apocalypse Now era stata lanciare zecche velenose sui lavoratori cubani della canna da zucchero. Quella era l’operazione Mongoose. Quindi quella fu la prima prova che avevamo lanciato le zecche su un paese straniero come arma biologica».

 

«L’altra cosa è che uno dei miei amici registi è andato da Willy Burgdorfer. E in un’intervista molto lunga, alla fine, ha detto, sì, quando ho indagato sulla malattia di Lyme, alla fine degli anni ’70, all’inizio degli anni ’80, c’era un altro organismo. Non era solo la Lyme a far ammalare la gente. Mi è stato detto di coprirlo (…) Non hai rilasciato tutte le informazioni, ma quello che ha detto è stato confermato dalle copie di quei libri di laboratorio e dalle successive interviste che ho avuto con lui».

 

Carlson chiede di cosa si tratta.

 

È la Rickettsia, risponde la giornalista. «È lo stesso organismo che causa la febbre maculosa delle Montagne Rocciose. E questa è la malattia trasmessa dalle zecche più mortale negli Stati Uniti. Era anche un germe che all’epoca veniva utilizzato come arma dalle forze armate statunitensi. E hanno provato a inserirlo nelle zecche.

 

«Voglio dire, allora cos’è la militarizzazione delle zecche? Nelle interviste con Willie [Burgdorfer], quello che ha detto è stato: ho trascorso più di un decennio nel programma di armi biologiche, un appaltatore di Fort Detrick, lavorando, trasformando pulci, zecche e zanzare in armi, cercando di produrle in serie. Riempirle con la peste, riempire le zanzare con il mortale virus di Trinidad, e poi riempire le zecche con malattie mortali o invalidanti, come la febbre ricorrente, l’encefalite equina venezuelana, la rabbia, la leptospirosi».

 

«Quindi è proprio come il Dottor Stranamore. Cercare di creare nuove malattie, mescolando batteri e virus nelle zecche con l’intento di creare è l’arma invisibile perfetta. È la bomba atomica dei poveri. Se lasci cadere questi insetti su un nemico, indebolisci la popolazione. Blocca le risorse mediche, ma non distrugge le infrastrutture come farebbe una bomba nucleare».

 

«In un conteggio grossolano nell’esercito, hanno detto che con la tularemia, che trasmessa dalle zecche ed è detta anche la febbre dei conigli, possiamo uccidere 10.000 persone per 1,33 dollari a vita. Ad ogni modo, era solo che c’era di più nelle malattie trasmesse dalle zecche di quanto pensiamo. E cominciai a sospettare che Willy avesse ragione, dato questo contesto».

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Riguardo al caso specifico di Lyme, Carlson chiede se è confermato che questo tipo di esperimenti si svolgevano a Plum Island.

 

«Plum Island si occupava solo di malattie animali. C’è un altro ramo che è nel Maryland, Fort Detrick. Hanno realizzato armi anti-umane. Non sono sicuro di cosa sia fuggito e dove, perché se disegni, come un cerchio di cinque miglia intorno a Lyme, nel Connecticut, c’è Plum Island. Ci sono diverse basi militari. Ci sono molte aziende farmaceutiche che sono state finanziate dai militari per sviluppare trattamenti per queste malattie. E quindi avrebbero dovuto avere le malattie sul posto. E ce ne sono, ce ne sono un paio».

 

«Prima di tutto, abbiamo la militarizzazione un sistema vivente come un insetto o i germi e gli insetti. Oppure più tardi, negli anni Sessanta, separavano i germi e li aerosolizzavano e li congelavano, li essiccavano, li pastorizzavano e poi li spruzzavano. Il piano era di spruzzarli sui nemici da aerei, carrelli o veicoli. Quindi per sviluppare un’arma del genere, devi (…) far funzionare questi sistemi viventi e sviluppare il dosaggio letale di quegli organismi, allora devi fare studi pilota. Di solito ciò accadeva, potrebbe accadere, sai, nel Connecticut o a Fort Dietrich nel Maryland, e poi ci sarebbero studi più ampi, e sarebbe come Dugway Proving Grounds nello Utah. Quindi c’erano molti punti di fuga per eventuali incidenti che sarebbero potuti accadere in questo programma di armi biologiche».

 

«Quello che ha detto Willie, e penso che sia un testimone davvero credibile perché aveva più da perdere ammettendo verso la fine della sua vita che avevo nascosto qualcosa di veramente importante, e ora si sentiva in colpa per questo… è che non mi ha voluto fornire i dettagli dell’organismo che era l’arma biologica. Ma ha detto che sono accaduti degli incidenti».

 

«Quindi il mio lavoro continuo è cercare di capire, okay, dov’era la fuga? E, soprattutto, perché c’erano più malattie trasmesse dalle zecche in quel punto molto, molto piccolo? Inoltre, ce n’erano alcuni nel nord del Wisconsin dove avevamo laboratori di armi biologiche nell’area dell’ingegneria genetica anti-coltivazioni del programma sulle armi biologiche».

 

«Quello che ho cercato, sono i documenti, le sovvenzioni e giornali sono state le morie nascoste di animali e persone, perché il programma sulle armi biologiche era un segreto come il programma Manhattan, e molti documenti sono stati distrutti dopo che il programma fu cancellato nel 1972».

 

«Devo dire, uno degli esperimenti all’aria aperta più scandalosi, che penso abbia contribuito al problema intorno a Lyme, nel Connecticut, è quello della Virginia costiera. Un ricercatore di zecche aveva un contratto con l’esercito e un contratto con la Commissione per l’energia atomica e stava testando le zecche Lone Star [Amblyomma americanum, ndr], come un potenziale organismo militarizzato. (…) Voleva vedere quanto sono lontani, quanto possono avanzare in mesi o anni. Perché se lo usi come arma, vuoi avere quell’informazione».

 

«Quindi, da Willy Bergdorfer, qui nel Montana, ha ricevuto delle zecche gravide. Si chiamano zecche gravide, ma contengono dalle 2000 alle 4000 uova al loro interno. Avrebbe iniettato loro un isotopo radioattive (…) avrebbero fatto nascere tutte le loro larve, e poi lui l’avrebbe fatto e sarebbero stati radioattivi per tutta la vita.

 

«Prima di tutto, rilasciarle in natura causerà mutazioni negli organismi all’interno del loro intestino. Ma comunque, quello che farebbe è prendere mille zecche e metterne mille per griglia in un campo paludoso, e poi lui e i suoi assistenti sarebbero usciti ogni mese utilizzando un contatore Geiger per capire quanto lontano si sono spostate le zecche in quel lasso di tempo, e poi avrebbero scritto studi su di esse, che in realtà sono di pubblico dominio».

 

«Si tratta di un test all’aria aperta sull’Atlantic Bird Flyway [un’importante rotta nord-sud per gli uccelli migratori del Nord America, ndr]. E infatti, come dopo la fine di quei test, ci fu un’insolita epidemia a Long Island delle Montagne Rocciose, febbre maculosa, che viene diffusa da questo tipo di zecche. Molte persone sono morte, specie a Long Island, alla fine degli anni Sessanta. C’era un morto all’anno, ma dopo questo esperimento, circa 100 persone si ammalarono gravemente. Un bel po’ di morti».

 

«Ecco perché Willy Bergdorfer è uscito allo scoperto, è per cercare di capire cosa sia successo… Il punto è che questo è solo uno degli esperimenti di cui siamo a conoscenza nel programma sulle armi biologiche. E perché è importante adesso? A causa dell’hybris umana, non possiamo controllare la natura. E se giochiamo a fare Dio e poi introduciamo questi nuovi germi nelle zecche e poi li liberiamo, potrebbero esserci conseguenze indesiderate. Ed è quello che credo».

 

«Questa cosa che chiamiamo malattia di Lyme potrebbe essere costituita da più organismi, che fanno ammalare le persone. Per qualche motivo il governo ha detto che è solo questa cosa. Può essere curato con due settimane di antibiotici. Penso che sia fondamentalmente falso».

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«Hai scoperto qualche morìa… qualche cluster di morti?» chiede il Carlson.

 

«Sì. Alla fine degli anni Sessanta, inizio anni Settanta, ce n’erano. Le anatre morivano. L’industria delle anatre di Long Island fu decimata. Poi ci furono anche epidemie di encefalite equina in cui morirono cavalli e la carne da cavallo arrivò ad un prezzo davvero elevato. È tutto alla fine degli anni Sessanta».

 

«Poi abbiamo avuto la malattia umana, che chiamiamo malattia di Lyme. Ho parlato con testimoni che andavano a scuola. Voglio dire, adesso hanno la mia età. Andavano a scuola e vedevano fermarsi un autobus di Lyme, nel Connecticut, e un terzo dei bambini delle scuole elementari nell’autobus avevano le stampelle con le ginocchia gonfie».

 

«Non esiste alcuna prova concreta che questa epidemia sia stata causata dal governo degli Stati Uniti», ricorda la Newby. «Si tratta di prove circostanziali, direi, e nel mio libro sono molto chiara nel dire che questo è ciò che sappiamo e questo è ciò che non sappiamo. Ma trovo che la risposta sia davvero inadeguata perché l’elenco dei sintomi non è accurato. Sono passati 40 anni e ancora non abbiamo un buon test».

 

«Ci sono solo gli NIH che hanno un budget piuttosto piccolo perché è passato da 30 a 50 milioni all’anno. Viene speso circa il 60% del budget per la ricerca di base, ma solo meno dell’1% per le cure. Quindi, nonostante il trattamento raccomandato dal CDC, c’è un tasso di fallimento del 20% tra quelle persone che continuano ad ammalarsi… non stanno investendo nulla nel trattamento. È abbastanza simile a quello che sta succedendo con il Long COVID. Sono semplicemente ossessionati dalle morti e forse dalla malattia acuta in primo piano. Ma non il numero crescente di persone croniche».

 

«Stavo pensando che non avrei mai fatto questo segmento se non l’avessi visto con i miei occhi» interrompe Carlson. «E così qualcuno ha fatto un ottimo lavoro nello screditare chi soffre di qualunque cosa sia una follia e suggerendo che si tratti di sintomi psicosomatici. E parlo per me: ci avrei creduto se non avessi conosciuto personalmente molto bene persone che non sono affatto pazze o depresse o addirittura fragili, che ne sono state decimate. Da dove è venuto quel pezzo di propaganda? Lo sa?»

 

«Penso che sia la stessa dinamica che vediamo quando cerchiamo di screditare la teoria della perdita di laboratorio» risponde la Newsby riferendosi a Wuhano. «Voglio dire, c’è un piccolo gruppo di persone che sono state coinvolte in questo programma sulle armi biologiche. Lo so leggendo le e-mail dell’NIH quando è uscito il mio libro (…) c’è un piccolo gruppo di persone che controllano le informazioni».

 

«I medici ora sono stati addestrati in 15 minuti interi di scuola di medicina per apprendere le malattie trasmesse dalle zecche e che la malattia di Lyme è sovradiagnosticata. È facile da curare. E non conoscono questo retroscena molto elaborato e complicato».

 

Come riportato da Renovatio 21, i casi di militarizzazione degli insetti, e delle malattie di cui possono diventare portatori, abbondano, e sempre più alla luce del sole.

 

Avanzano, a livello scientifico, le proposte di utilizzare zanzare OGM come strumento di vaccinazione degli esseri umani, elementi auto-operanti di un di medicalizzazione biotecnologica massiva in un mondo in cui il consenso della popolazione è divenuto totalmente obsoleto.

 

Rilasci di miliardi di zanzare geneticamente modificate sono stati programmati, nonostante le rimostranze dei residenti, in Florida e California, e, più di recente, alle Hawaii, con i cittadini a divenire, anche stavolta, cavie umane del grande progetto che coinvolge la tecnica del cosiddetto gene drive.

 

finanziare il progetto interviene, praticamente sempre, la compagine di Bill Gates, anche se va riconosciuto che il progetto coinvolge anche il Pentagono (protagonista di vari progetti di militarizzazione degli insetti) e contava fra i suoi sostenitori, ancora anni fa, anche Google.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

Zanzare sterilizzate per via genetica, zanzare alterate per diventare creature vaccinatrici: il catalogo frankensteiniano che riguarda questi parassiti è vasto e impressionante, e, crede Renovatio 21, prelude a ciò che succederà all’uomo.

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Immagine screenshot da Twitter; modificata

 

Armi biologiche

Documenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche

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Un’ampia indagine basata su documenti governativi declassificati e ricerche scientifiche precedentemente soppresse ha portato alla luce prove inconfutabili che i programmi statunitensi di armi biologiche hanno contribuito alla comparsa della malattia di Lyme, che ora colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno, e non solo negli USA.   L’indagine rivela un modello di occultamento che si estende per sei decenni, compresa la soppressione sistematica di ricerche mediche cruciali e il rilascio di quasi 300.000 zecche radioattive in tutta la Virginia per studiare come si sarebbero diffusi gli insetti portatori di malattie.   È divenuto noto negli ultimi anni che la CIA ha utilizzato zecche infette contro Cuba. Documenti declassificati e la testimonianza di un agente della CIA descrivono l’impiego, nel 1962, di zecche infette contro i lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero nell’ambito dell’Operazione Mongoose («Mangusta»), il tentativo dell’amministrazione Kennedy di destabilizzare il regime di Fidel Castro.

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L’agente, ora settantenne, ha raccontato ai ricercatori che «la cosa più strana che abbia mai fatto è stata quella di lanciare zecche infette sui lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero» utilizzando un aereo da trasporto C-123 che effettuava missioni notturne «quasi sfiorando la superficie dei Caraibi per evitare i radar cubani».   Al ritorno da Cuba, il figlio di quattro mesi dell’agente sviluppò una febbre altissima che mise a rischio la sua vita, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo comandante della CIA gli consigliò di «bruciare tutti i vestiti che hai portato a Cuba. Brucia tutto», lasciando intendere che c’erano timori di contaminazione.   Secondo quanto riferito dall’operatore, la missione era stata annullata perché «i venti mutevoli di Cuba rendevano difficile la consegna precisa del carico utile».   Tra il 1966 e il 1969, l’esercito statunitense rilasciò 282.800 zecche della specie Amblyomma americanum, rese radioattive con Carbonio-14, in diverse località della Virginia lungo le rotte migratorie degli uccelli. La marcatura radioattiva permise ai ricercatori di monitorare la diffusione delle zecche utilizzando contatori Geiger per diversi anni.   Prima di questi esperimenti, le zecche della stella solitaria non erano presenti a nord della linea Mason-Dixon. Nel giro di pochi anni dai rilasci in Virginia, si erano insediate per la prima volta a Long Island. Due esperti di zecche consultati in merito a questi rilasci si sono detti «sgomenti» e hanno affermato che «oggi non sarebbe mai possibile fare una cosa del genere».   Nel 2014, i ricercatori hanno scoperto una vasta quantità di materiale inedito nel garage del defunto scienziato Willy Burgdorfer, colui che aveva identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. Il materiale ha rivelato che Burgdorfer aveva individuato un secondo agente patogeno, denominato «Agente Svizzero», nei campioni di sangue di pazienti affetti da Lyme provenienti dal Connecticut e da Long Island alla fine degli anni Settanta.   Il sangue dei pazienti affetti da malattia di Lyme ha mostrato «reazioni molto forti» al test con l’agente svizzero, ma questa scoperta è stata completamente omessa dallo studio fondamentale di Burgdorfer del 1982 che ha identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. La soppressione di questa ricerca per oltre 40 anni potrebbe aver contribuito al fallimento dei trattamenti nei pazienti affetti da Lyme cronica.   Il dottor Jorge Benach e il dottor Allen Steere, coautori dello studio del 1982, riconoscono ora che la ricerca sull’Agente Svizzero «dovrebbe essere condotta» perché «le preoccupazioni per la salute pubblica giustificano un esame più approfondito».   Nel 1962, il Segretario alla Difesa Robert McNamara autorizzò il Progetto 112, dando vita a quello che i ricercatori descrivono come un programma di armi biologiche «quasi altrettanto vasto e segreto quanto il Progetto Manhattan». Il programma prevedeva 134 test programmati tra il 1962 e il 1974, con impianti di produzione in grado di allevare 100 milioni di zanzare infette al mese e 50 milioni di pulci alla settimana.   L’esistenza del programma è stata «categoricamente negata dai militari» fino al 2000, quando un’inchiesta della CBS News ha imposto il riconoscimento. I documenti mostrano che il programma coinvolgeva «ogni ramo delle forze armate e delle agenzie di intelligence statunitensi», con siti di sperimentazione dislocati in diversi paesi.   L’operazione Big Itch («grande prurito») del 1954 vide il lancio con successo di 670.000 pulci tramite bombe a grappolo, dimostrando che gli artropodi potevano sopravvivere al lancio aereo e «attaccarsi rapidamente agli ospiti». Il test convalidò la capacità delle armi biologiche di coprire «un’area bersaglio delle dimensioni di un battaglione e di interrompere le operazioni per un massimo di un giorno».

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Il Plum Island Animal Disease Center si trova a soli 13 miglia da Lyme, nel Connecticut, dove la malattia fu identificata per la prima volta. Dal 1952 al 1969, la struttura fu gestita dal Corpo Chimico dell’Esercito per la ricerca sulla guerra biologica, prima di essere trasferita al dipartimento dell’Agricoltura.   La struttura «conduceva spesso i suoi esperimenti all’aperto», con riconosciuti fallimenti nel contenimento, dove «gli animali da esperimento si mescolavano con cervi selvatici e gli uccelli da esperimento con uccelli selvatici». Richard Endris manteneva «oltre 200.000 zecche, sia molli che dure, di varie specie, in vivai di zecche a Plum Island, raccolte personalmente in luoghi lontani come il Camerun, in Africa».   La fauna selvatica si spostava regolarmente tra Plum Island e la terraferma. «I cervi di Lyme nuotavano regolarmente fino a Plum Island e gli uccelli locali vi volavano per nutrirsi di insetti», creando così percorsi diretti per il trasferimento di agenti patogeni di laboratorio alle popolazioni selvatiche.   Nella regione del canale Long Island Sound, a partire dal 1968, si è verificata un’epidemia senza precedenti di malattie trasmesse dalle zecche: 1968: A Nantucket compaiono i primi casi di babesiosi umana nella parte orientale degli Stati Uniti.; 1968: La febbre maculosa delle Montagne Rocciose compare nella regione di Cape Cod; 1970: Centinaia di casi di febbre maculosa delle Montagne Rocciose documentati a Long Island; 1972: Primi 51 casi documentati di artrite di Lyme a Old Lyme, Connecticut.   Secondo un’analisi, «negli anni Novanta l’estremità orientale di Long Island presentava di gran lunga la maggiore concentrazione di casi di malattia di Lyme. Se si tracciasse un cerchio attorno all’area del mondo maggiormente colpita dalla malattia di Lyme, il centro di quel cerchio sarebbe Plum Island».   Willy Burgdorfer, che scoprì il batterio responsabile della malattia di Lyme nel 1982, trascorse gran parte della sua carriera sviluppando armi biologiche trasmesse dalle zecche, prima di dedicarsi alla ricerca civile. In una testimonianza video del 2013, confermò la sua partecipazione alla ricerca sulle armi biologiche e «insinuò che ci fosse stata una qualche forma di rilascio accidentale».   Dopo che le telecamere si spensero, disse alla troupe «Non vi ho raccontato tutto». Prima della sua morte, avvenuta nel 2014, lasciò un biglietto in cui scriveva: «Mi chiedevo perché nessuno avesse fatto niente».   L’indagine ha individuato comportamenti sistematici di occultamento protrattisi per diversi decenni: soppressione di programmi come il Progetto 112, insabbiamento della ricerca sull’Agente Avizzero, mantenimento di documenti classificati oltre ogni giustificazione, ostacolo alle richieste del Congresso e etichettatura delle domande sull’origine in laboratorio come «teorie del complotto».   L’analisi ha confrontato le risposte istituzionali in tre indagini su fughe di laboratorio: il caso della malattia di Lyme negli Stati Uniti, le origini del SARS-CoV-2 in Cina e la recente epidemia di peste suina africana in Spagna. Tutti e tre i casi hanno mostrato schemi identici: cooperazione iniziale seguita da ostruzionismo, soppressione delle prove, promozione di spiegazioni alternative, attacchi alla credibilità degli investigatori e preferenza per l’autovalutazione rispetto alla supervisione indipendente.   Nel 2019, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un emendamento che imponeva al Pentagono di indagare se l’esercito avesse «condotto esperimenti con zecche e altri insetti in merito al loro utilizzo come armi biologiche tra il 1950 e il 1975» e se tali esperimenti fossero stati «rilasciati al di fuori di qualsiasi laboratorio per errore o nell’ambito di specifici esperimenti».

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Sebbene il batterio della malattia di Lyme sia presente in natura da migliaia di anni, l’indagine conclude che le attività di laboratorio hanno probabilmente contribuito all’attuale epidemia. Le prove suggeriscono molteplici scenari possibili: potenziamento in laboratorio (probabilità del 45%), incidente di laboratorio con impatto ambientale (25%), origine puramente naturale (25%) e test operativi con esposizione di civili (5%).   Se i patogeni modificati in laboratorio hanno contribuito all’emergere della malattia di Lyme, gli attuali protocolli di trattamento potrebbero essere inadeguati. La soppressione sistematica della ricerca sulla coinfezione da agente svizzero potrebbe aver contribuito direttamente ai modelli di malattia cronica osservati nei pazienti affetti da Lyme.   «Sapere quali malattie si sono diffuse e in quali luoghi salverà vite umane e fondi per la ricerca», secondo i ricercatori che si battono per la declassificazione di documenti militari risalenti a decenni fa.   Il dipartimento della Guerra non ha risposto alle richieste di commento. Le dichiarazioni precedenti hanno sottolineato che la ricerca biologica è stata «di natura puramente difensiva». Il Dipartimento dell’Agricoltura sostiene che «la malattia di Lyme non è mai stata oggetto di ricerca a Plum Island», sebbene questa smentita sia stata contraddetta da documenti classificati emersi in passato.   L’indagine rivela che gli approcci di trasparenza volontaria falliscono sistematicamente quando le istituzioni devono rispondere di incidenti legati alla sicurezza biologica. Le numerose prove suggeriscono che le attività di laboratorio abbiano contribuito all’epidemia di malattia di Lyme negli Stati Uniti, dimostrando la necessità di strutture istituzionali che privilegino la trasparenza e la salute pubblica rispetto all’autoconservazione.   L’opinione pubblica in questi giorni è scossa da immagini circolanti in rete che mostrerebbero scatole cariche di zecche sganciate da aerei ne boschi.  

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Alcuni commentatori sospettano che vi possa essere, dietro l’aumento dichiarato delle zecche di quest’anno, un piano preciso, in particolare per diffondere la sindrome di alfa-gal, che dà allergia alla carne rossa, quindi prevenendone il consumo, come da perdurante proposito mondialista. Si tratterebbe, in breve, di un programma eugenetico, che avrebbe avuto il suo primo caso mortale l’anno passato.   Non si tratta di un pericolo percepito solo dai cospirazionisti del web: lo Stato della Florida si è opposto alle zecche manipolatr allergo-inducenti.   Di fatto, la faccenda era divenuta di dominio pubblicò già quando anni fa emersero, ovviamente a Davos, i fautori del controllo biologico umano via malattia da zecche.   Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico. Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.   «La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.  

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«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».   «C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».   Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.   Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia (TBE), non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata. Nel caso del Lyme, c’è già Pfizer che sta preparando il vaccino.   Osservatori in rete hanno accusato di Bill Gates di aver finanziato zecche geneticamente modificate, quantomeno nel caso di parassiti del bestiame. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha finanziato progetti di ricerca (per un totale di oltre 12 milioni di dollari) concessi all’azienda biotecnologica Oxitec e al Roslin Institute per lo studio delle zecche del bestiame. L’obiettivo era sviluppare una tecnologia autolimitante per il controllo della zecca blu asiatica, un parassita che uccide il bestiame e distrugge i mezzi di sussistenza degli agricoltori, in modo simile a una tecnologia analoga utilizzata per combattere le zanzare portatrici di malattie.   Critici e influencer dei social media hanno falsamente affermato che queste zecche modificate fossero state rilasciate sulla popolazione statunitense per diffondere la sindrome alfa-gal.

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In Italia si registra un forte aumento dei casi di puntura di zecca e delle relative infezioni (cioè la TBE e la malattia di Lyme). L’espansione è guidata da cambiamenti climatici e dall’aumento delle aree incolte. Le zone più a rischio sono concentrate nel Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino) e, più recentemente, nel Nord-Ovest.   Il Triveneto rimane l’area endemica principale in Italia per la TBE (encefalite da zecca) e la Malattia di Lyme. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano un trend di crescita costante, con casi che sono passati da poche decine a numeri molto più consistenti (es. oltre 60 casi di malattia neuro-invasiva TBE annui), sebbene si stimino ampie sottostime.   Le zecche si rinvengono sempre più facilmente non solo nei boschi, ma anche in aree collinari, giardini ed erba alta.   Va detto apertamente che i cervi giocano un ruolo fondamentale nel ciclo di vita delle zecche, fungendo da «ospiti definitivi» ideali per la loro riproduzione. L’aumento delle popolazioni di cervi in Italia è una delle cause principali dell’aumento delle zecche. Gli ungulati silvestri forniscono il pasto di sangue necessario alle zecche adulte (in particolare la zecca dei boschi, Ixodes ricinus) per accoppiarsi. Dopo essersi nutrita sul cervo, la femmina adulta si stacca, si cala nel terreno e depone migliaia di uova.   I cervi si spostano su grandi distanze, trasportando le zecche dai boschi fitti fino ai margini dei centri abitati, dei pascoli e dei sentieri turistici. L’avvicinamento dei cervi alle zone antropizzate crea un contatto sempre più frequente tra le zecche e l’essere umano. Negli USA è stato notato che i comuni che hanno leggi che obbligano a tenere i cani al guinzaglio hanno pure più alti tassi di puntura da zecca, poiché i cervi, neutralizzato Fido, tendono ad avvicinarsi sempre più alle case.   Da qui è facile speculare sul perché vi sia stato, dagli anni Novanta, un aumento esponenziale di cervi e daini nei nostri boschi. Si tratta di creature che le generazioni precedenti, in varie aree, difficilmente ricordano.   L’uso della natura come arma biologica era stato espressamente teorizzato dall’ufficio ricerca e sviluppo esercito americano – la celeberrima DARPA – all’interno del programma «Insetti Alleati».   Come riportato da Renovatio 21, un altro invertebrato sul quale si stanno concentrando vari piani scientificomilitari è la zanzara, di cui si teorizza perfino l’uso per vaccinare senza consenso la popolazione. Anche qui, oltre che interessi dell’esercito, vi sono lauti finanziamenti dell’inevitabile Bill Gates.  

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Armi biologiche

Le autorità federali USA ritirano le accuse contro l’israeliano sorpreso a gestire un biolaboratorio illegale a Las Vegas

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Ori Solomon, il gestore immobiliare arrestato in relazione a un laboratorio biologico illegale in un alloggio per affitti brevi a Las Vegas, non dovrà più affrontare accuse federali.

 

Secondo quanto riferito dalla rete TV locale Channel 13, le accuse federali contro Solomon sono state archiviate senza pregiudizio; tuttavia, l’uomo deve ancora affrontare un’accusa penale nella contea di Clark per lo smaltimento improprio di rifiuti pericolosi.

 

Tutto ciò ha origine da un’indagine avviata dopo che funzionari locali e federali hanno scoperto quello che è stato definito un laboratorio biologico illegale all’interno di un’abitazione da lui gestita, situata vicino all’incrocio tra Washington Avenue e Hollywood Boulevard.

 

Gli investigatori hanno recuperato materiale biologico sospetto e attrezzature da laboratorio. Le accuse federali contro il Solomon sono scaturite dal ritrovamento di diverse armi da fuoco nella sua residenza durante una perquisizione effettuata il 31 gennaio 2026. Solomon, cittadino israeliano residente negli Stati Uniti con un visto non immigratorio, non è autorizzato a possedere armi da fuoco. Secondo un affidavit (una dichiarazione giurata secondo la giurisprudenza americana) ottenuto da Channel 13, i pubblici ministeri affermano che diverse armi sono state sequestrate nella sua abitazione.

 

Secondo quanto riportato, il Solomon dovrà comparire nuovamente davanti al tribunale di Las Vegas il 4 giugno.

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Il proprietario dell’immobile in cui è stato scoperto il presunto laboratorio, Jia Bei Zhu, è stato recentemente riconosciuto colpevole di aver venduto fraudolentemente oltre un milione di test COVID per quasi 4 milioni di dollari attraverso la sua società Universal Meditech Inc., con sede a Fresno.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa era emerso il caso del bizzarro, misterioso laboratorio scoperto dalle autorità locali a Reedley, cittadina della contea di Fresno nell’entroterra californiano. Quello che doveva essere un edificio vuoto utilizzato solo come deposito ospitava una struttura per test di laboratorio tipo mercato nero.

 

Secondo quanto riportato, gli agenti della sanità pubblica californiana avrebbero anche osservato campioni di sangue, tessuti e altri fluidi corporei e sieri nonché migliaia di fiale di fluidi non etichettati e materiale biologico sospetto.

 

Sarebbero stati inoltre rinvenuti 900 topi geneticamente modificati, trovati a vivere in condizione di abbandono. 773 dei topi bioingegnerizzati hanno dovuto essere soppressi e i funzionari hanno trovato altri 178 topi già morti.

 

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Immagine di Clement Bardot via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Armi biologiche

Esperti avvertono: le fughe di materiale dai laboratori sono «sorprendentemente comuni»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Secondo il National Institutes of Health, un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories nel Montana è stato potenzialmente esposto alla febbre emorragica di Crimea-Congo a seguito di una violazione delle norme sui dispositivi di protezione individuale nel novembre 2025. L’incidente evidenzia la mancanza di un sistema federale centralizzato per monitorare tutti gli incidenti di laboratorio tra le diverse agenzie e istituzioni.   Secondo il National Institutes of Health (NIH), un  dipendente dei Rocky Mountain Laboratories  di Hamilton, nel Montana, potrebbe essere stato esposto alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) nel novembre 2025 a seguito di una violazione accidentale dei dispositivi di protezione individuale.   L’incidente è stato segnalato al NIH nel febbraio 2026, secondo le comunicazioni interne citate nei documenti condivisi da  White Coat Waste.   I funzionari del NIH hanno affermato che il dipendente non è stato contagiato e non si è verificata alcuna trasmissione.   «Il dipendente è stato immediatamente isolato e monitorato con le cure appropriate presso una struttura medica specializzata, prima che venisse confermato che non si era verificata alcuna esposizione o trasmissione effettiva», ha dichiarato il NIH in un comunicato. «In nessun momento vi è stato alcun rischio per il pubblico o per gli altri membri del personale»,

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Che cos’è la febbre emorragica di Crimea-Congo?

La CCHF è una malattia virale rara ma potenzialmente fatale, che si diffonde principalmente attraverso il morso di zecche infette o il contatto con il sangue e i fluidi corporei di animali o persone infette, secondo i  Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie  (CDC).   La malattia, più diffusa in alcune zone dell’Africa, dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Europa orientale e meridionale, può causare febbre alta, forte mal di testa, vomito, emorragie interne. Il CDC ha riferito che fino al 50% dei pazienti ospedalizzati può morire a causa della malattia.   L’  Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha affermato che veterinari, operatori sanitari e persone che lavorano a stretto contatto con il bestiame corrono un rischio maggiore di infezione, mentre la trasmissione da uomo a uomo può avvenire attraverso l’esposizione a sangue contaminato, attrezzature mediche o fluidi corporei.   Secondo l’  Organizzazione Mondiale della Sanità , non esiste una cura approvata né un vaccino.

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L’incidente si è verificato in un laboratorio ad alto livello di contenimento del NIH.

I Rocky Mountain Laboratories, una struttura di livello di biosicurezza 4 (BSL-4) gestita dal NIH, conducono ricerche su malattie infettive ad alto rischio, tra cui quelle trasmesse dalle zecche e i patogeni virali emergenti.   La struttura è progettata per studiare «problemi sanitari complessi, come coronavirus, influenza, malattie da prioni e batteri resistenti agli antibiotici».   Fa parte del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Storicamente si è concentrato sulle malattie infettive e trasmesse da vettori, tra cui la malattia di Lyme, la febbre maculosa delle Montagne Rocciose e altri agenti patogeni.  

Le perdite dai laboratori sono «sorprendentemente comuni»

Secondo alcuni ricercatori nel campo della biosicurezza, le fughe di agenti patogeni pericolosi dai laboratori si verificano più frequentemente di quanto si creda.   Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che gli incidenti di laboratorio che provocano infezioni o rilasci di agenti patogeni sono «sorprendentemente comuni».   «L’incidente della CCHF… è stato solo uno dei circa cinque eventi di questo tipo che si verificano ogni settimana negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito», ha affermato.   I dati più recenti disponibili , riportati al Federal Select Agent Program nel 2022, mostrano che 143 rilasci da laboratori hanno comportato un’esposizione professionale.   Il dottor William Schaffner , specialista in malattie infettive e professore presso il Vanderbilt University Medical Center di Nashville, nel Tennessee, ha affermato che questo tipo di pericoli vanno trattati con la massima attenzione.   «Quando si verifica una perdita, si reagisce», ha affermato. «I risultati complessivi confermano che questo sistema funziona in tutto il mondo».  

Non è obbligatorio segnalare tutte le perdite

La supervisione dei laboratori di ricerca biologica ad alto livello di contenimento negli Stati Uniti, tuttavia, rimane frammentata, in assenza di un sistema federale centralizzato per monitorare tutti gli incidenti di laboratorio tra le diverse agenzie e istituzioni.   «Non esiste un database nazionale perché non è obbligatorio segnalare tutte le fughe di dati», ha affermato Alina Chan, Ph.D., specialista in vettori e ingegneria genetica.   La ricercatrice Shayna Korol, scrivendo sul  Bulletin of the Atomic Scientists, ha affermato che i laboratori BSL-3 e BSL-4 operano secondo regole rigorose.   Tuttavia, negli Stati Uniti la segnalazione di incidenti, esposizioni e potenziali violazioni del contenimento non prevede «alcun sistema federale di contabilizzazione degli incidenti» al di là di una ristretta serie di agenti patogeni regolamentati e «nessun registro ufficiale» per molti laboratori ad alto livello di contenimento.   L’analisi di Korol ha messo a confronto il sistema statunitense con il programma canadese centralizzato Laboratory Incident Notification Canada, che prevede la segnalazione obbligatoria a livello nazionale degli incidenti relativi alla biosicurezza. Ha avvertito che una documentazione e una supervisione incoerenti possono ostacolare la trasparenza, la valutazione del rischio e le risposte coordinate a potenziali fughe di sostanze dai laboratori.

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È necessario un miglioramento continuo

Una revisione sistematica del 2024 pubblicata su The Lancet ha documentato 309 infezioni acquisite in laboratorio, causate da 51 agenti patogeni, e 16 casi segnalati di fuga accidentale di agenti patogeni tra il 2000 e il 2021.   Gli autori hanno concluso che un «miglioramento continuo» nella gestione della biosicurezza e negli standard di segnalazione è essenziale, sottolineando che la sottosegnalazione e la supervisione incoerente probabilmente nascondono la reale portata del problema.   Secondo i ricercatori, sono necessari sistemi di segnalazione più efficaci e indagini sulle cause profonde per ridurre gli incidenti futuri e migliorare la responsabilità dei laboratori a livello globale.   Nell’articolo intitolato «Indicatori epidemiologici di focolai accidentali di origine laboratoristica», i ricercatori hanno esaminato decenni di focolai associati ai laboratori e hanno avvertito che il rilascio accidentale di agenti patogeni rimane un rischio globale costante.   Gli autori hanno scritto che «la questione non è se un agente patogeno sfuggirà al controllo, ma piuttosto quale agente patogeno lo farà e quali misure sono in atto per contenere una fuga con gravi conseguenze».   Henrick Karoliszyn   © 20 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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