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Economia

Le blockchain erano «inhackerabili». Ora vengono hackerate.

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Fino a poco tempo fa, le blockchain erano viste come una tecnologia «non hackerabile» che alimentava e proteggeva le criptovalute, ma non è più così.

 

Gli hacker sono riusciti a sgraffignare quasi 2 miliardi di dollari di criptovaluta dal 2017 attaccando le vulnerabilità uniche delle blockchain, riporta il MIT Technology Review. In pratica, si sta mettendo in dubbio integralmente il concetto di blockchain come forma di archiviazione sicura a prova di alterazione malevola.

 

Gli hacker sono riusciti a sgraffignare quasi 2 miliardi di dollari di criptovaluta dal 2017 attaccando le vulnerabilità uniche delle blockchain. Si sta mettendo in dubbio integralmente il concetto di blockchain come forma di archiviazione sicura a prova di alterazione malevola

In un recente attacco, un hacker è riuscito a ottenere il controllo sulla rete di Ethereum Classic e a riscrivere la cronologia delle transazioni. Di conseguenza, l’attaccante è stato in grado di «raddoppiare la spesa» in criptovalute, portandosi via  circa 1,1 milioni di dollari .

 

«In effetti, le stesse qualità che rendono la tecnologia blockchain così sicura possono anche essere la fonte di diverse vulnerabilità uniche, un duro promemoria che, nonostante il clamore, le criptovalute non possono eludere completamente le vulnerabilità di altri sistemi bancari» scrive Futurism.

 

Fino all’incidente di Ethereum Classic, gli hacker generalmente puntavano gli occhi sugli scambi, i luoghi in cui le persone commerciano e detengono criptovalute.

 

Guadagnando la maggioranza sulla potenza di calcolo della valuta digitale, l’hacker è stato in grado di frodare altri utenti inviando loro pagamenti e quindi riscrivendo il registro blockchain esistente per coprire le loro tracce, come spiega MIT Technology Review. Questo nuovo libro mastro esiste quindi come quello autorevole, uno schema noto come «attacco del 51%».

 

La maggior parte degli hack di criptovaluta sono ancora attacchi di phishing e malware, che sfruttano gli obiettivi creduloni inducendoli a consegnare le proprie credenziali

Sebbene sia un’acrobazia estremamente costosa da realizzare quando si tratta di criptovalute popolari, le valute più piccole sono più economiche da rilevare. E dovremmo aspettarci molti più attacchi del 51% nel prossimo futuro.

 

La maggior parte degli hack di criptovaluta sono ancora attacchi di phishing e malware, che sfruttano gli obiettivi creduloni inducendoli a consegnare le proprie credenziali.

 

Gli hacker sono anche noti per rubare le chiavi dei portafogli di criptovaluta, il luogo in cui il saldo di qualcuno è archiviato nella blockchain.

 

Ma man mano che le tecnologie blockchain diventano più complesse, anche gli hacker stanno diventando sempre più consapevoli delle loro vulnerabilità uniche, rubandosi miliardi

Phishing, malware e furto di chiavi prendono di mira gli scambi e non la blockchain stessa, come nel caso degli attacchi del 51%.

 

In risposta a questa nefasta attività, stanno spuntando sempre più startup che affermano di poter rendere le blockchain più sicure e a prova di hacker. Ad esempio, AnChain.ai utilizza l’Intelligenza Artificiale per tenere traccia di eventuali transazioni sospette su un determinato registro per rilevare attività dannose di bot.

 

Ma man mano che le tecnologie blockchain diventano più complesse, anche gli hacker stanno diventando sempre più consapevoli delle loro vulnerabilità uniche, rubandosi miliardi.

 

 

 

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Economia

Più del 5% della popolazione greca è emigrato dalla crisi del debito del 2010

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Un rapporto sul calo demografico della Grecia della Fondazione ellenica per la ricerca e l’innovazione (HFRI) ha rivelato che 450.000 cittadini greci in età lavorativa hanno lasciato il paese da quando l’Unione Europea ha imposto il debito e la crisi economica alla Grecia nel 2010.

 

Il numero lascia la Grecia con una popolazione di 10,3 milioni di persone, un calo rispetto ai 10,7 milioni del 2020.

 

Secondo il rapporto pubblicato sul quotidiano greco Kathimerini, la popolazione dovrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi 20 anni.

 

Il rapporto, che è stato consegnato all’Istituto francese ad Atene all’inizio di questa settimana, ha invitato il governo greco ad adottare misure per espandere la base produttiva dell’economia e sostenere e migliorare la salute della popolazione sempre più anziana della Grecia.

 

Viene quindi notato che la migrazione potrebbe invertire la situazione. «Coloro che sono favorevoli alla crescita della popolazione non possono essere contrari alla migrazione», ha affermato Christos Bagavos, professore all’Università Panteion.

 

«La crisi demografica non è una questione di bassa fertilità, ma del numero di persone in età riproduttiva, ha detto riferendosi al calo delle donne tra i 15 ei 49 anni.ù

 

In pratica: fuori gli europei, impoveriti all’inverosimile, dentro gli immigrati afroislamici, asiatici, etc.

 

Si tratta di un’implicita ammissione della Grande Sostituzione in corso, come programmato dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi: la trasformazione della popolazione europea in una nuova razza meticcia, più «emotiva» e quindi più facilmente controllabile per i piani dei padroni del mondo.

 

Non dimentichiamo, tuttavia, chi sedeva sull’Eurotorre di Francoforte quando iniziò la devastazione economica di Atene: vi era un uomo che, osservando talune fotografie, alcuni dicono, più o meno scherzosamente, essere sosia del Kalergi: Mario Draghi.

 


 

In uno strano commento sull’immigrazione di qualche mese fa, il Draghi aveva detto oscuramente che gli autoctone dovrebbero abituarsi agli immigrati ed averne paura.

 

«L’immigrazione è come la digitalizzazione, bisogna tutelare e sostenere sicuramente durante la transizione, ma sono fatti inevitabili» disse il Draghi in una replica a Montecitorio il 20 ottobre 2021.

 

Il banchiere-premier poi aggiunse parole inquietanti:

 

«Per trasformare i migranti in fratelli occorre saperli accogliere, bene e con il senso dell’importanza di essere italiani. Sennò non riusciremo ad accoglierli e ne faremo dei nemici. E ne abbiamo già fatti di nemici».

 

Gli immigrati, che stiamo importando a bizzeffe possono diventare nostri nemici?

 

Quindi perché, se vi è questa consapevolezza, perché lo Stato italiano li sta aiutando a venire, a frotte?

 

E poi, siamo sicuri che i nemici della popolazione siano innanzitutto gli immigrati e non coloro che provocano sconquassi economici in grado di alterare integralmente il futuro delle Nazioni?

 

 

 

 

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Economia

Blackout, a breve un miliardo di persone a rischio

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Carenza di combustibili fossili, siccità e ondate di caldo, interruzioni delle materie prime, aumento dei prezzi dovuto alla guerra in Ucraina, fallita transizione all’energia verde: tutti questi sono i motivi che spingono a pensare che la rete elettrica mondiale quest’estate non reggerà la domanda dei condizionatori, costringendo a blackout continui forse 1 miliardo di persone.

 

La cifra è stata calcolata dalla testata economica americana Bloomberg., che parla di Asia, Europa e Nordamerica come zone più interessate, in quanto più dotate degli energivori impianti di condizionamento domestico.

 

«L’ondata di caldo in Asia ha causato blackout giornalieri di ore, mettendo a rischio più di 1 miliardo di persone in Pakistan, Myanmar, Sri Lanka e India, con pochi soccorsi in vista» scrive Bloomberg.

 

«Sei centrali elettriche del Texas si sono guastate all’inizio di questo mese quando il caldo estivo ha appena iniziato ad arrivare, offrendo un’anteprima di ciò che verrà. Almeno una dozzina di stati degli Stati Uniti, dalla California ai Grandi Laghi, sono a rischio di interruzioni di corrente quest’estate».

 

«Le forniture di energia saranno limitate in Cina e Giappone. Il Sudafrica è pronto per un anno record di interruzioni di corrente. E l’Europa si trova in una posizione precaria trattenuta dalla Russia: se Mosca interrompe il gas naturale nella regione, ciò potrebbe innescare interruzioni continue in alcuni Paesi».

 

L’analista di Bloomberg Shantanu Jaiswal afferma che la combinazione di «guerra e sanzioni» che sconvolgono i mercati delle materie prime, il «meteo estremo» e «un rimbalzo economico dal COVID che aumenta la domanda di energia» è una situazione «unica» e «non riesce a ricordare» l’ultima volta una «confluenza di tanti fattori» è avvenuta insieme.

 

In pratica, una tempesta perfetta.

 

Henning Gloystein, analista di Eurasia Group, avverte che se quest’estate si diffondessero importanti blackout in tutto il mondo, «questo potrebbe innescare una qualche forma di crisi umanitaria in termini di carenza di cibo ed energia su una scala che non si vedeva da decenni».

 

Come costantemente riportato da Renovatio 21, tra l’inverno 2021 e il 2022 blackout sono divenuti minaccia imminente o realtà in vari Paesi del mondo: CinaTurchiaGiapponeKazakistanUzbekistanTaiwanKirghizistanSri LankaPakistan. Già due settimane fa si cominciavano a prevedere blackout in USA.

 

Per timore dei blackout, l’Indonesia ha proibito l’esportazione di carbone.

 

Paesi UE come l’Austria e la Romania hanno cominciato a parlare a livello politico e in TV di blackout già lo scorso autunno. La Germania ha mandato in onda spot apocalittici per preparare i tedeschi (e gli immigrati in Germania, a giudicare dal video) ad un inverno in cui poteva venire a mancare il riscaldamento.

 

In Germania, Paese che a causa della privatizzazione ha rischiato a inizio anno un blackout del gas, la scorsa settimana le ferrovie hanno fermato tutti i treni merci a causa della mancanza di corrente elettrica.

 

Il tema dei blackout era stato trattato da un documento del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), l’organo che controlla i servizi segreti italiani. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti 4 mesi fa davanti ad una platea di imprenditori ha parlato apertis verbis di rischio blackout.

 

Se ci pensiamo, il Blackout è una forma più avanzata di lockdown: blocca la Civiltà in modo piuttosto definitivo.

 

Un’interruzione dei servizi basilari porterebbe portare velocemente al collasso delle leggi degli Stati, con il conseguente stabilimento di un nuovo ordine che potrebbe essere proposto da chiunque si dicesse pronto a dare la soluzione.

 

 

 

 

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Economia

Stanno spingendo la Russia verso il «default artificiale»

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Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato ieri che l’esenzione dalle sanzioni, in base alla quale la Russia potrebbe effettuare pagamenti sul proprio debito sovrano agli investitori americani, non sarà stata estesa, ed è scaduta stamattina.

 

L’agenzia russa TASS ha intervistato Kyle Shostak, direttore e CEO di Navigator Principal Investors, per svelare questa storia “l’uomo morde il cane”:

 

La mossa «porterà effettivamente le passività della Russia nella categoria di default come è comunemente intesa e interpretata dalle agenzie di rating internazionali. Questa situazione può essere definita nient’altro che l’imposizione di un default artificiale, poiché la Russia ora ha fondi sufficienti per onorare il proprio debito estero» ha detto Kyle Shostak, direttore e CEO di Navigator Principal Investors, sentita dall’agenzia russa TASS.

 

Come ha affermato Shostak, la Russia potrebbe ancora tentare di onorare il debito in varie valute diverse dal dollaro (ad es. euro, sterline, franchi svizzeri), tuttavia il regime sanzionatorio si applica alle banche che potrebbero effettuare tali operazioni altrimenti del tutto normali.

 

Quindi, se «i tentativi di fornire pagamenti in valuta estera non hanno successo, il Ministero delle Finanze russo offrirà ai creditori [l’opportunità] di aprire conti in rubli».

 

Quindi, le banche e i loro paesi possono scegliere da che parte stare in un caos finanziario mondiale deliberatamente progettato.

 

Vyacheslav Volodin, il presidente a volte schietto della Duma di Stato russa, ha detto a TASS che Mosca in realtà aveva le risorse monetarie e che quei creditori che volevano effettivamente essere pagati potevano essere pagati in rubli.

 

Sul suo canale Telegram, ha scritto che «gli Stati Uniti e i satelliti che supportano le decisioni di Washington dovrebbero abituarsi al rublo».

 

Per essere chiari, la Russia è in grado e disposta ad adempiere ai propri obblighi legali; tuttavia, si preferisce un gioco pericoloso in base al quale i pagamenti non vengono accettati e la comunità finanziaria mondiale deve accettare questo nuovo dispositivo, un «default artificiale» – una categoria mai vista prima – sapendo che non è in nulla un default come quelli in cui si è mai imbattuto prima.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, si tratta, in realtà, di un nuovo capitolo della guerra economica, la prima della storia, dichiarata dagli euroamericani contro la Russia, nella programmazione della quale il premier italiano Mario Draghi, secondo il Financial Times, ha avuto un grande ruolo.

 

 

 

 

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