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Passaporto vaccinale, il Parlamento UE dà il via libera

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La sessione plenaria del Parlamento europeo ha dato il via libera finale al certificato digitale COVID dell’UE che ora attende l’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea prima di entrare in vigore il 1 luglio per un periodo di dodici mesi.

 

Il voto è stato accolto con entusiasmo dalla Commissione Europea, che ha twittato: «Accogliamo con favore il voto [del Parlamento europeo] sull’adozione del certificato digitale COVID dell’UE! Questo è un passo fondamentale verso la sua attuazione entro il 1° luglio, per aiutare a riavviare la libera circolazione dell’UE nel modo più sicuro possibile. Darà inoltre ai cittadini chiarezza per pianificare il proprio viaggio».

 

Travestito da passaporto per la libertà, il nuovo certificato COVID avrà versioni nazionali in tutti gli Stati membri e dovrà essere accettato come valido negli altri membri dell’UE. Con il nuovo documento digitale, tutte le restrizioni di viaggio legate al COVID-19, come i divieti di ingresso, gli obblighi di quarantena e i test, diventeranno illegali per coloro che utilizzano il pass.

 

In un comunicato stampa del Parlamento europeo si legge:

 

«Durante i negoziati interistituzionali, i deputati hanno raggiunto un accordo secondo cui gli Stati dell’UE non saranno in grado di imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati, come quarantena, autoisolamento o test, “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”. Dovranno essere prese in considerazione le prove scientifiche, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC). Le misure dovrebbero essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, e il pubblico dovrebbe ricevere un preavviso di 24 ore».

 

Inoltre, gli Stati membri possono imporre ulteriori limitazioni se si verificano circostanze eccezionali, come la comparsa locale di una nuova «variante».

 

Il Certificato COVID non sarà obbligatorio; «non sarà una precondizione per la libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio», ha aggiunto il comunicato.

 

Sarà possibile sottoporre le persone che vogliono viaggiare senza e che non vogliono essere sottoposti a test COVID o a uno dei «vaccini» sperimentali approvati dall’UE (Pfizer, Moderna, AstraZeneca, o Johnson e Johnson), a quarantena e altri vincoli, trasformandoli di fatto in cittadini di seconda classe

Tuttavia sarà invece possibile sottoporre le persone che vogliono viaggiare senza e che non vogliono essere sottoposti a test COVID o a uno dei «vaccini» sperimentali approvati dall’UE (Pfizer, Moderna, AstraZeneca, o Johnson e Johnson), a quarantena e altri vincoli, trasformandoli di fatto in cittadini di seconda classe.

 

«Se l’obiettivo fosse quello di proteggere le popolazioni nazionali da una malattia altamente pericolosa, le restrizioni potrebbero sembrare solo ragionevoli – scrive Lifesitenews – ma a fronte di ciò va ricordato che il trattamento precoce è stato in gran parte vietato o scoraggiato nella maggior parte dei paesi europei, che i tassi di mortalità direttamente correlati a COVID-19 si sono costantemente dimostrati inferiori a quelli propagandati dalle autorità e che in ogni caso, non è garantito che le persone che hanno ricevuto i vaccini sperimentali non siano infette da COVID e possono anche diffondere la malattia se sono infette».

 

«Ciò significa che gli Stati membri che vogliono agire in base a tali informazioni, considerando le persone “vaccinate” che vogliono entrare nel loro territorio pur avendo, ad esempio, sintomi simil-influenzali come potenziali diffusori di COVID, non potranno farlo».

 

Alcuni degli oppositori del Certificato – come il partito Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia – sono infatti contrari al pass europeo non perché limita la libertà, ma perché sostituisce la sovranità nazionale degli Stati membri, non consentendo loro di attuare misure più rigorose misure, e in particolare la chiusura delle frontiere, se lo desiderano.

 

Alcuni degli oppositori del Certificato – come il partito Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia – sono infatti contrari al pass europeo non perché limita la libertà, ma perché sostituisce la sovranità nazionale degli Stati membri, non consentendo loro di attuare misure più rigorose misure, e in particolare la chiusura delle frontiere, se lo desiderano

Il certificato COVID approvato dal Parlamento UE non è un passaporto per vaccini, contrariamente a quanto era stato anticipato nell’aprile 2020, quando il sito di notizie indipendente schengenvisainfo.com suggeriva che «in seguito, potrebbe essere richiesta la vaccinazione per la domanda di visto Schengen», aggiungendo che un funzionario dell’UE aveva confermato che una volta che il vaccino COVID-19 sarebbe stato disponibile per tutti, la prova della vaccinazione potrebbe essere un prerequisito per viaggiare all’interno dell’area Schengen.

 

Nel comunicato stampa diffuso dal Parlamento Europeo, l’UE ha chiarito che il certificato sarà rilasciato gratuitamente dalle autorità nazionali e che sarà conforme alle disposizioni UE sulla privacy digitale («i certificati saranno verificati offline e nessun dato trattenuto»).

 

Tuttavia, essi contengono necessariamente dati privati, spingendo le organizzazioni di cittadini di tutta Europa a esprimere le loro preoccupazioni per il possibile abuso. EDRI, un network di ONG per i diritti in rete, ha affermato all’inizio che «dovrebbe essere consentita solo la verifica offline con chiavi di firma pre-scaricate», evitando così la creazione di un registro centrale che riporti «chi era dove e quando».

 

Si tratta ancora una volta di una presa in giro: «naturalmente – scrive LSN – le connessioni degli smartphone e l’eventuale sorveglianza forniscono già molte informazioni al riguardo. Ma le regole europee sembrano aver tenuto conto di alcune delle nuove preoccupazioni».

 

EDRI ha osservato il 29 aprile che il pass COVID rappresenta un rischio per «la protezione dei dati e nuove forme di discriminazione».

 

«Alcuni Stati membri dell’UE, come Danimarca, Austria o Ungheria, hanno già annunciato che intendono utilizzare questo sistema anche per consentire l’ingresso a ristoranti, luoghi religiosi o impianti sportivi. È qui che può essere creata un’infrastruttura di controllo potenzialmente incendiaria, che consente alle autorità non solo di monitorare l’accesso delle persone agli eventi sociali, ma anche di dare loro la possibilità di monitorare ogni movimento dell’intera popolazione»

«Un altro problema che troviamo preoccupante è l’incertezza della tecnologia alla base del certificato. Espone le persone al rischio che su di esse vengano creati record di dati estesi. E questo non riguarda solo la vaccinazione e lo stato di guarigione o i risultati dei test passati, come ci si potrebbe aspettare. Senza le tutele decise dal Parlamento europeo, sarebbe tecnicamente facile raccogliere e archiviare in un luogo centralizzato i profili dei movimenti delle persone, l’appartenenza religiosa o anche informazioni su ciò che fanno nel loro tempo libero».

 

«Alcuni Stati membri dell’UE, come Danimarca, Austria o Ungheria, hanno già annunciato che intendono utilizzare questo sistema anche per consentire l’ingresso a ristoranti, luoghi religiosi o impianti sportivi. È qui che può essere creata un’infrastruttura di controllo potenzialmente incendiaria, che consente alle autorità non solo di monitorare l’accesso delle persone agli eventi sociali, ma anche di dare loro la possibilità di monitorare ogni movimento dell’intera popolazione».

 

La risoluzione europea è stata approvata con 546 voti favorevoli, 93 contrari e 51 astensioni per i cittadini dell’UE, 553 voti favorevoli, 91 contrari e 46 astensioni per i cittadini extracomunitari.

 

 

 

 

 

 

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Politica

«Tienanmen vaccinale»: cosa succederà sabato a Trieste?

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Il governo ieri ha accettato di mettere in piedi un tavolo con la protesta triestina. Come reso noto dal leader della sigla sindacale portuale CLPT Stefano «Ciccio» Puzzer, l’autorità esecutiva ha accettato l’incontro, secondo alcune condizioni.

 

I portuali hanno ottenuto che l’incontro si tenesse a Trieste e non a Roma – come invece avevano accettato prima, rimediando  un bizzarro, superfluo «incontro» al Senato (come se il Parlamento avesse ancora qualche voce in capitolo).

 

Secondariamente, il potere ha deciso di mandare a Trieste il grillino Stefano Patuanelli, oggi ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. (Se non sapete chi è, non vi preoccupate: non siete i soli)

 

In terzo luogo, il governo ha fatto sapere che l’incontro avverrà sabato.

 

Analizziamo la questione punto per punto. Dove, chi, quando.

La scelta di mandare Patuanelli è al limite dell’insulto. Che i portuali parlino con il ministro delle politiche agricole e forestali potrebbe sottendere, ironizzano in rete, che il potere consideri i manifestanti come bestiame

 

Sicuramente, il luogo del tavolo, Trieste, è l’unica concessione fatta alla protesta. Al contempo, però, permette al governo plausible deniability («negabilità plausibile»: il poter fornire scuse adatte a discolparsi) riguardo la presenza di altri ministri, magari quelli più interessati alla questione (Trasporti, Sanità, Interni) e financo del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, che è il vero grande artefice di tutta l’accelerazione impressa al marchio bio-digitale su tutti i lavoratori italiani.

 

Fare l’incontro  lontano da Roma permette a Speranza, Lamorgese, Draghi di starsene lontanissimi dalla polveriera triestina, mandando così un ministro di seconda (o terza) fila.

 

La scelta di mandare Patuanelli, infatti, è al limite dell’insulto. Che i portuali parlino con il ministro delle politiche agricole e forestali potrebbe sottendere, ironizzano in rete, che il potere consideri i manifestanti come bestiame. Animali da macello, magari da portare al pascolo un po’ prima di venderli o abbatterli per farci lo spezzatino.

 

Patuanelli ha oggi perfino meno importanza di quanta ne avesse nel governo Conte bis – il governo che attuò, primo in Occidente, i lockdown più mostruosi – dove ricopriva la non piccola carica di Ministro dello Sviluppo Economico. Molte delle regole pandemiche che hanno distrutto la nostra economia dovrebbero essere passate anche sul suo tavolo.

 

Draghi, Lamorgese, Speranza sanno che devono stare a migliaia di chilometri di distanza da Trieste, dove la situazione potrebbe generare immagini spiacevoli, che finirebbero quindi per sempre associate a loro, come in un G8 genovese qualsiasi

Tuttavia, il ministro Patuanelli, ora scivolato al Ministero agricolo, ha oggi ancora meno importanza, e davvero non si capisce perché mai dovrebbe lui incontrare la massa in rivolta a Trieste e non i ministri degli Interni, del Lavoro, dei Trasporti, della Salute – e, ribadiamo, la cosa dovrebbe interessare anche al Primo Ministro.

 

Il quale Primo Ministro si tiene alla larga dalla criptonite triestina anche perché (lo abbiamo capito sin dal primo momento, quando lo abbiamo visto parlare per la prima volta in Parlamento per il suo insediamento) crediamo che davvero non sia abituato, diciamo così, a trattare con il popolo, non ne ha mai visto uno (del resto, come in una favola principesca, egli regnava su una alta torre, l’Eurotower della BCE a Francoforte), e qualcuno può interrogarsi sul quando il Draghi può aver avuto contatto con un portuale o anche con una semplice partita IVA.

 

Draghi, Lamorgese, Speranza sanno che devono stare a migliaia di chilometri di distanza da Trieste, dove la situazione potrebbe generare immagini spiacevoli, che finirebbero quindi per sempre associate a loro, come in un G8 genovese qualsiasi. E questo nonostante il Corriere della Sera riporti la notizia della repressione al porto («idranti», scrive il primo quotidiano nazionale) a pagina 18. Prima, giustamente, c’erano i risultati delle elezioni disertate da un elettore su due.

 

Qui entra in giuoco il terzo punto: il giorno di sabato. Anche qui, siamo ai limiti dell’insulto: facciamo sabato, pare dire il governo, che in settimana ci abbiamo da fare, siamo impegnati in cose serie. La vostra non lo è. Quindi, accontentatevi.

Anche qui, siamo ai limiti dell’insulto: facciamo sabato, pare dire il governo, che in settimana ci abbiamo da fare, siamo impegnati in cose serie. La vostra non lo è. Quindi, accontentatevi

 

Insomma: sabato con Patuanelli – a questo punto magari il potere poteva anche sputare per terra o mostrare il dito medio, o sghignazzarsela per la combo inflitta all’insurrezione populista.

 

C’è di sicuro un elemento tattico che hanno considerato. Sabato è tra cinque giorni. Un’enormità rispetto alle forze che servono per tenere in piedi una protesta, specie ora che la sede primigenia – il porto – è stata sgombrata con la forza e sigillata con ruspe e new jersey.

 

Gli strateghi del governo devono aver pensato: tempo cinque giorni la protesta sarà fiaccata. Sfinita.

 

Tuttavia è possibile pensare invece ad un altro scenario. Non è improbabile che sabato – giornata usualmente utilizzata per la protesta pacifica di centinaia di migliaia di persone in tutta Italia da quattordici settimane – una massa enorme di persone converga su Trieste divenuta epicentro della lotta contro il green pass.

Non è improbabile che sabato – giornata usualmente utilizzata per la protesta pacifica di centinaia di migliaia di persone in tutta Italia da quattordici settimane – una massa enorme di persone converga su Trieste divenuta epicentro della lotta contro il green pass

 

Fermare una simile quantità di persone diventerebbe difficile, arduo – a meno di istituire un blocco delle autostrade. Un’operazione di magnitudine militare della quale, forse, oggi il governo non avrebbe più di tanto timore.

 

La convergenza della protesta nazionale a Trieste potrebbe riempire l’enorme Piazza Unità d’Italia creando una situazione davvero instabile. Per soprammercato, ogni cosa potesse accadere a Trieste (come l’eventualità di altre cariche della polizia contro i manifestanti inermi come quelle viste lunedì) risuonerebbe in tutte le altre piazze d’Italia che il sabato protestano e che ieri sera già hanno fatto sapere di essere in contatto profondo con il capoluogo giuliano: Trieste chiama...

 

La scelta del sabato come giorno del faccia a faccia può rivelarsi insomma come un incredibile autogol del governo. A meno che esso non programmi di portare le azioni di sgombro viste al porto anche su Piazza Unità d’Italia: saremmo, in questo caso, dalle parti di Pechino 1989 – Trieste come la prima Tienanmen vaccinale del mondo

La scelta del sabato come giorno del faccia a faccia può rivelarsi insomma come un incredibile autogol del governo. A meno che esso non programmi di portare le azioni di sgombro viste al porto anche su Piazza Unità d’Italia: saremmo, in questo caso, dalle parti di Pechino 1989 – Trieste come la prima Tienanmen vaccinale del mondo.

 

A meno che, quindi, non si scelga di fare di Trieste un esempio nazionale ed internazionale della repressione più sfrontata. Colpire una Trieste per educare cento Milano, Roma, Parigi, Berna, Berlino, Melbourne, New York

 

Ma rifiutiamo questo pensiero: il governo pandemico non può desiderare uno scenario del genere. No?

 

 

 

 

 

 

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Italia sede prescelta per un esperimento sociale di controllo digitalizzato dell’individuo: il discorso dell’on. Francesca Donato

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Renovatio 21 rilancia il video e il testo dell’intervento dell’europarlamentare Francesca Donato (da poco uscita dalla Lega) in merito all’introduzione del green pass in Italia. 

 

Renovatio 21 si compiace che qualcuno fra i politici si stia rendendo conto del terrificante progetto di sorveglianza bioelettronica sottinteso al certificato verde.

 

Sosteniamo l’eurodeputata di origine veneta, augurandoci che altri nel suo ex partito si rendano conto con che cosa stanno collaborando.

 

 

 

 

Siamo a ridosso dell’entrata in vigore dell’obbligo di greenpass, ovvero lasciapassare sanitario, per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato.

 

A fronte di una percentuale complessiva di vaccinati nel nostro Paese dell’85%, e con una situazione assolutamente sotto controllo per quanto riguarda contagi e ricoveri per COVID-19, in Italia, e solo in Italia, si introduce la più eclatante discriminazione verso una minoranza dei cittadini mai vista dai tempi del regime fascista.

 

Le stesse limitazioni un tempo riservate ai non-ariani – divieto di accesso a locali pubblici, musei, teatri, scuole di ogni ordine e grado, posti di lavoro di ogni tipo, ristoranti e palestre – sono oggi previste per gli Italiani non vaccinati

Le stesse limitazioni un tempo riservate ai non-ariani – divieto di accesso a locali pubblici, musei, teatri, scuole di ogni ordine e grado, posti di lavoro di ogni tipo, ristoranti e palestre – sono oggi previste per gli Italiani non vaccinati, a meno che non si sottopongano ad un tampone ogni 48 ore per provare di non essere infetti da COVID.

 

Si è introdotta così, a tutti i livelli, una vera e propria presunzione di infettività a carico dei cittadini non vaccinati contro il COVID, a prescindere dalla loro effettiva situazione immunitaria, in quanto vengono considerati potenziali «untori» anche i soggetti immuni da guarigione, con anticorpi e immunità cellulare certificata.

 

Nessun fondamento scientifico giustifica né può essere richiamato per legittimare tale misura di stampo puramente razzista, nel senso più ampio del termine utilizzato dalla nostra Costituzione all’art. 3.

La medicina ufficiale, le stesse case farmaceutiche produttrici dei vaccini, e da ultimo anche l’associazione nazionale dei medici aziendali e competenti, hanno più volte chiaramente dichiarato che la vaccinazione non esclude affatto la possibilità di contrarre l’infezione né di trasmetterla, pertanto il possesso del green pass per completata vaccinazione non assicura affatto la sicurezza dei luoghi di lavoro né dei locali per cui è prescritta la sua esibizione.

 

Si è introdotta così, a tutti i livelli, una vera e propria presunzione di infettività a carico dei cittadini non vaccinati

Studi scientifici e dati resi pubblici (anche da Anthony Fauci, responsabile della sanità USA) hanno precisato che i vaccinati infetti da COVID hanno la stessa carica virale, e quindi la stessa capacità di contagiare altri soggetti, dei non vaccinati. Ed anche che l’immunità da guarigione, molto più forte e duratura di quella ottenibile da qualsiasi vaccino, è l’unica vera barriera alla circolazione del virus.

 

I maldestri tentativi dei portavoce del governo Draghi e degli organi di informazione, ormai quasi totalmente cooptati come organi di propaganda filogovernativa, che cercano di rendere presentabile tale osceno abuso di potere a danno di un intero popolo, si fanno sempre più inefficaci.

Nessun fondamento scientifico giustifica né può essere richiamato per legittimare tale misura di stampo puramente razzista, nel senso più ampio del termine utilizzato dalla nostra Costituzione all’art. 3.

 

La reazione dell’opinione pubblica, visibile nelle piazze che protestano contro il green pass e per la libertà ed il lavoro, evidenzia un crollo di consenso dell’operato di Draghi sempre più marcato, la replica che si sente giungere ad oggi è addirittura la minaccia di introdurre un obbligo vaccinale per tutta la popolazione, in caso di fallimento del green pass.

Le voci dissenzienti, all’interno del mondo della cultura, dell’università, della scienza e delle varie categorie produttive, vengono costantemente bollate come «fasciste», «complottiste» o altri epiteti infamanti e denigratori, e in taluni casi sanzionate con procedimenti disciplinari dagli ordini professionali, espulsioni da università, sospensioni dal servizio per chi esercita funzioni pubbliche.

 

Il clima di repressione del dissenso e di ghettizzazione, discriminazione e persecuzione feroce contro i non vaccinati è sempre più pesante.

 In nessun altro Paese europeo è richiesto un lasciapassare sanitario per poter lavorare e in pochissimi Stati esiste il green pass per accedere a locali o eventi

E tutto ciò risulta ancor più sconcertante se confrontato a quanto accade nel resto d’Europa e del mondo: in nessun altro Paese europeo è richiesto un lasciapassare sanitario per poter lavorare e in pochissimi Stati esiste il green pass per accedere a locali o eventi.

 

Anzi, ormai l’intera area scandinava ha ufficialmente abbandonato ogni restrizione per il COVID: in Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia oggi si vive e si circola liberamente, senza alcun obbligo né limitazione, nemmeno mascherine al chiuso, come prima della comparsa del COVID.

 

Ma anche nei Paesi dell’est europeo, e in Russia, non esistono misure come quelle in vigore in Italia.

 

Il clima di repressione del dissenso e di ghettizzazione, discriminazione e persecuzione feroce contro i non vaccinati è sempre più pesante.

La stampa estera, specialmente britannica, ci osserva con sbigottimento classificandoci come un regime fascista, mentre le Istituzioni europee restano inerti nonostante le macroscopiche violazioni dei diritti umani in corso nel nostro Paese.

La sensazione, sempre più netta ormai, è che l’Italia sia la sede prescelta per un esperimento sociale vero e proprio, che punta al controllo spasmodico dell’individuo ed alla schedatura di tutti i cittadini con sistemi digitalizzati ed intercomunicanti, al fine di coartarne la volontà e le scelte tramite un sistema di libertà condizionata ad una serie di adempimenti.

 

I segnali di questo progetto sono manifesti sia nelle normative europee sui sistemi di identità digitale, sia nella legislazione nazionale, ed in particolare nel cosiddetto «decreto sostegni» dello scorso aprile che, con i decreti legge del 31 maggio 2021 e 17 giugno 2021, hanno messo in piedi – su basi già predisposte – la ciclopica piattaforma nazionale del Digital green certificate, per l’emissione, il rilascio e la verifica dei certificati verdi.

La sensazione, sempre più netta ormai, è che l’Italia sia la sede prescelta per un esperimento sociale vero e proprio, che punta al controllo spasmodico dell’individuo ed alla schedatura di tutti i cittadini con sistemi digitalizzati ed intercomunicanti, al fine di coartarne la volontà e le scelte tramite un sistema di libertà condizionata ad una serie di adempimenti

 

Tutti i database coinvolti sono infrastrutture aperte all’interoperabilità con terze parti e si basano sulla tecnologia della blockchain che rende impossibile la contraffazione. E questo sistema è pronto per essere usato per impieghi addizionali e tipologie di certificazioni diverse.

 

Quello che oggi viene imposto a noi Italiani in nome dell’emergenza COVID, domani potrebbe esserlo nuovamente, con ulteriori o diverse restrizioni o coercizioni, per un’emergenza diversa, come quella climatica ad esempio, o sulla base di diversi presupposti.

 

Non possiamo più accettare che le nostre vite siano stravolte, controllate, manipolate ed asservite ad interessi più grandi di noi, che ci vengono spacciati come «bene comune» quando in realtà sono ben altro: profitto privato o potere geopolitico.

 

Quello che oggi viene imposto a noi Italiani in nome dell’emergenza COVID, domani potrebbe esserlo nuovamente, con ulteriori o diverse restrizioni o coercizioni, per un’emergenza diversa, come quella climatica

Dobbiamo alzarci tutti e dire basta: disobbedire ad ordini antidemocratici significa difendere la democrazia.

 

Combattere le misure discriminatorie significa riconoscere l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.

 

Resistere alle pressioni ed ai ricatti equivale oggi ad esercitare la resistenza ad un regime autoritario.

 

Non possiamo più accettare che le nostre vite siano stravolte, controllate, manipolate ed asservite ad interessi più grandi di noi, che ci vengono spacciati come «bene comune» quando in realtà sono ben altro: profitto privato o potere geopolitico.

Dipende da noi, dipende da voi: in ballo ci sono le nostre vite e il nostro futuro.

 

Restiamo uniti e insieme, pacificamente e solidalmente, ne usciremo.

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E se quello di Draghi fosse un bluff?

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Ciascuno di voi in queste ore farà la differenza.



48 ore prima del 15 ottobre – il «G-Day» come lo chiama la stampa filogovernativa – si è venuti a sapere che l’Italia non può sostenere il numero di tamponi che sarebbero richiesti ai 3 milioni di lavoratori non vaccinati per poter lavorare. Un limite fisico dovuto al fatto che le farmacie non possono effettuare più di 2 milioni di tamponi a settimana. E ne servirebbero più di 10 milioni.



A questo inciampo (demenziale) per il governo Draghi-Speranza si è aggiunta la presa di posizione dei lavoratori della logistica, tra cui quella – umanamente epica quanto economicamente sensibile – dei lavoratori portuali di Trieste.  Oltretutto, i coordinamenti sindacali che fanno resistenza incominciano a moltiplicarsi, dai militari ai ferrovieri.

 

I coordinamenti sindacali che fanno resistenza incominciano a moltiplicarsi, dai militari ai ferrovieri

La possibilità concreta che l’opposizione dei lavoratori della logistica e dei trasporti possa paralizzare il Paese è stata ammessa da tutta la stampa nazionale, sebbene a denti stretti e a poche ore dalla data fatidica del  15 ottobre.



Oggi i giornali espongono la posizione del governo: «Draghi tira dritto». I toni simulano una certa sicumera e pretendono di far credere che Draghi avrebbe il controllo della situazione, tenendo il coltello dalla parte del manico. A Draghi basterebbe vincere ignorando le opposizioni, un po’ come ha fatto con la Lega di Salvini, fanno credere i media mainstream.

 

Ma è davvero così? Draghi sta davvero in una posizione di forza che non può essere intaccata?

 

La linea dura non sarebbe nient’altro che un bluff

Al contrario, Marcello Sorgi su La Stampa del 15 ottobre sostiene che Draghi stia solo preparando una ritirata strategica. Quindi, da una posizione di reale debolezza, starebbe cercando solo una strategia per non perdere la faccia. La linea dura non sarebbe nient’altro che un bluff.

 

«A Landini ha detto: “Vedremo”. A Salvini aveva detto: “Vedremo”. Entrambi hanno capito che Draghi ci sta pensando. Al momento resta fermo sulla linea dura. Ma del doman non v’è certezza».

 

«E poi: chi può credere veramente che la circolare del Ministero dell’Interno che ha autorizzato le aziende dei portuali a pagare i tamponi sia stata diramata senza avvertire Palazzo Chigi? E l’altra circolare, diffusa ieri dal Ministero dei Trasporti, per consentire ai camionisti stranieri non dotati di Green Pass di entrare nei porti, raggiungere le aree di carico e scarico, ma non di scaricare e caricare? Anche in questo caso, difficile convincersi che il premier non ne sapesse nulla».

 

«Si fa strada un dubbio: e se Draghi volesse solo vedere come va nei primi giorni di green pass obbligatorio e poi a poco a poco allargare i buchi che già stanno aprendosi nella rete?»

«Si fa strada un dubbio: e se Draghi volesse solo vedere come va nei primi giorni di green pass obbligatorio e poi a poco a poco allargare i buchi che già stanno aprendosi nella rete?»


A supporto della tesi di Sorgi, osserviamo che nessun giocatore nella posizione di Draghi – con le elezioni del Quirinale dietro l’angolo – rischierebbe di schiantarsi.

 

Pertanto, se anche ci fosse per Draghi una vaga possibilità di perdere il controllo del Paese, comunque non sarebbe in alcun modo razionale assumersi il rischio.



Di certo Draghi starà cercando di capire quanta resistenza effettiva incontra nel Paese; si prenderà altre 48 ore e attenderà rapporti di prefetture e servizi di intelligence per calcolare i danni.

 

E se anche il governo Draghi-Speranza vedrà che ci sono dei danni di sistema di medio-bassa entità, non correrà il rischio di escalation, né il rischio che si propaghino.

 

Diventerà allora obbligata la ritirata strategica, ritirata che potrebbe già essere in corso. Per questo ciascuno di noi nelle ore presenti e nei prossimi giorni, farà la differenza.


Il nemico ci osserva.

 

 

Gian Battista Airaghi

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