Ambiente
L’Africa rifiuta la tassa sul Cambiamento Climatico: ci vogliono dighe ed elettricità, non balzelli
Il 22 e 23 giugno il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato a Parigi un vertice per un nuovo patto finanziario globale, il Global Financing Pact Summut.
Tra i partecipanti c’erano molti dei leader delle nazioni dell’Europa occidentale, dell’Africa e dell’America latina, nonché i capi dell’FMI, della Banca mondiale, del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, della BCE e della Commissione europea.
Gli organizzatori stavano spingendo per una tassa globale di almeno 1 trilione di dollari all’anno da utilizzare per il cambiamento climatico.
I leader africani non ne vorrebbero nulla, molti di loro sottolineano che conferenze come questa spesso fanno grandi promesse di denaro per lo sviluppo dell’Africa, senza poi che niente venga davvero concretato.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, nella sessione conclusiva, ha proposto un progetto infrastrutturale concreto che necessitava urgentemente di finanziamenti.
Ramaphosa ha affermato che 600 milioni di africani non hanno ancora elettricità anche se l’Africa ha tutte le risorse necessarie per avere elettricità in abbondanza, soprattutto dal fiume Congo, affermando che il progetto della diga di Inga sul fiume Congo genererà elettricità sufficiente per 12-15 paesi africani.
«Questo è quello che, presidente Macron, credo sarebbe uno dei risultati più importanti», ha affermato il presidente Ramaphosa. «La riforma dell’architettura finanziaria così come il progetto pratico – progetto infrastrutturale – che aggiungerà molto valore (…) La generazione di elettricità e la costruzione di centrali elettriche sulla diga di Inga è la cosa più importante (…) Andiamo fatto e poi saremo convinti che sei serio con le promesse che fate».
Il presidente di Pretoria ha quindi aggiunto che anche il piano per una ferrovia che colleghi il Sudafrica al Cairo dovrebbe essere all’ordine del giorno, «ma questo è per il prossimo vertice»
Si stima che la diga proposta costerebbe 80 miliardi e genererebbe almeno 42 gigawatt di elettricità, e avrebbe un impatto assolutamente rivoluzionario sull’approvvigionamento energetico e sull’economia dell’intero continente.
Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema, avvertendo che forse sarebbe stato un po’ offensivo nei confronti del presidente Macron, ha dichiarato che «lo Zambia è stato usato, più o meno, come una cavia» dalle potenze occidentali, sottolineando «prima di parlare di finanziamenti, più finanziamenti, nuovi finanziamenti… non ci si può aspettare che un povero sopporti un onere aggiuntivo (…) La povertà in realtà aggrava le misure di mitigazione del cambiamento climatico (…) Per noi come comunità globale per mobilitare risorse, sì, ma queste risorse devono essere investite per aiutare a far crescere le nostre economie».
Il presidente zambiano elogiato apertamente la Cina per il suo sostegno e ha ringraziato la Cina per i generosi fondi di sviluppo offerti a solo l’1% di interesse.
Anche il presidente keniota William Ruto è intervenuto riguardo ai fondi raccolti dalla tassa globale proposta, il presidente Ruto ha respinto l’idea che quelle risorse siano controllate dalla Banca Mondiale e dal FMI, «perché al FMI e alla Banca mondiale avete l’ultima parola, noi non avere voce in capitolo. Vogliamo un’altra organizzazione di eguali… Voi non ci state ascoltando!» ha esclamato l’africano.
La presenza della Francia in Africa vive un momento di difficoltà, con Paesi dove Parigi esercitava una storica egemonia che ora rifiutano la presenza e gli interessi francesi, preferendo, talvolta relazioni con Mosca. Il Mali, un Paese che ha problemi con le bande terroriste islamiste, ha accusato la Francia di fare il doppio gioco, addestrare i terroristi che dice di voler combattere, annullando gli accordi militari con Parigi e mettendo al bando le ONG che hanno finanziamenti francesi.
Pochi giorni dopo, Macron si è trovato a fronteggiare una rivolta in casa fatta per lo più – va ricordato – da individui di origine africana.
Immagine screenshot da YouTube
Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».
All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».
Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».
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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».
Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».
Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».
Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.
Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.
Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.
L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
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Ambiente
Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo
Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.
Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.
In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.
Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.
🇷🇸🇭🇷 A sunken German flotilla has surfaced in Serbia due to the shallowing of the Danube, Reuters reports.
The rusting hulks of the German flotilla, sunk in 1944 during the retreat before the Red Army, are reportedly posing a threat to shipping. pic.twitter.com/WwacLDGlgC
— Маrina Wolf (@volkova_ma57183) August 1, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.
A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.
Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».
Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.
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