Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Africa, Lavrov attacca la Francia e l’Europa «neocoloniali»

Pubblicato

il

Il ministro degli Esteri del Mali Abdoulaye Diop, accompagnato dai ministri dei trasporti e delle Infrastrutture, dell’Economia e delle Finanze e delle Miniere, dell’Energia e dell’Acqua, si è recato in Russia la scorsa settimana per discutere della tanto necessaria cooperazione economica.

 

«Il Mali è seriamente intenzionato a perseguire accordi specifici», ha osservato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo l’incontro con Diop il 20 maggio.

 

La loro attenzione si è focalizzata «sugli aspetti pratici dell’organizzazione della consegna di grano russo, fertilizzanti minerali e prodotti petrolchimici di cui il Mali ha un disperato bisogno in mezzo alle sanzioni occidentali illegittime» e l’espansione del commercio e della «cooperazione pratica in aree promettenti come l’estrazione mineraria, l’esplorazione geologica, l’energia, le infrastrutture, l’agricoltura e le tecnologie Internet».

 

I rappresentanti della Francia e dell’Unione Europea affermano che l’Africa è «loro» e dicono alla Russia di starne fuori, ha risposto Lavrov a un giornalista durante la sua conferenza stampa congiunta con Diop a Mosca. Ma Mosca non lo accetta.

 

«Capiamo, ma non ci piacciono molto i tentativi della Francia o di altri paesi dell’UE di rivendicare il dominio in una particolare regione… Ho incontrato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian e l’attuale Alto rappresentante dell’UE per gli affari Esteri e la Sicurezza Politica Josep Borrell durante la sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite tenutasi a New York nel settembre 2021. Entrambi hanno espresso, in modo piuttosto teso, la loro preoccupazione per l’espansione dei contatti della Russia con l’Africa, in particolare il Mali. Hanno esposto la loro posizione in modo piuttosto coloniale: l’Africa è l’area di responsabilità, influenza e interessi dell’UE».

 

«Non posso accettare argomentazioni del genere, perché questo è puro neocolonialismo e incapacità di separarsi dalle vecchie abitudini che portarono l’Africa in una condizione critica di allora. Si possono ancora sentire gli echi del passato coloniale, compresi i confini tra stati africani che sono stati tracciati senza tener conto di fattori diversi dai possedimenti coloniali di alcune potenze. Ci sono altre difficoltà che i nostri amici africani stanno affrontando ora».

 

«Ho respinto queste affermazioni e ho ricordato ai nostri partner dell’UE (…) che quando si tratta di territori contigui alla Federazione Russa, non esitano a elaborare una varietà di strategie (la strategia artica o la strategia dell’Asia centrale) e quindi offrire queste strategie ai paesi della regione. Per non parlare della profondità con cui l’UE si è affermata in Ucraina. Questi doppi standard sono tristi».

 

«Siamo pronti a discutere qualsiasi questione internazionale con i nostri colleghi occidentali dalla Francia o altrove, ma a una condizione: lo faremo in modo civile e nel rispetto degli interessi reciproci e, soprattutto, del diritto di qualsiasi regione o qualsiasi Paese in questione (in questo caso, il Mali) di scegliere i partner liberamente e senza alcun diktat. I nostri colleghi francesi stanno ora cercando di dettare al Mali con chi possono o non possono comunicare. Questo è inaccettabile e non fa fare bella figura alla Repubblica francese o alle maniere francesi».

 

Come riportato da Renovatio 21, una ONG russa ha recentemente accusato i media francesi di coprire i crimini militari commessi da Parigi in Mali.

 

A inizio anno, il Mali aveva annullato gli accordi militari con i francesi, e pochi mesi prima aveva accusato Parigi di addestrare i terroristi che sosteneva di combattere.

 

Su tutto l’ombra del Gruppo Wagner, una PMC (cioè società privata di mercenari) con base a Londra ma alle dirette dipendenze del Cremlino, che avrebbe penetrato varie situazioni africane facendo della Russia un partner più desiderabile delle vecchie potenze coloniali come la Francia.

 

Considerando la massiccia presenza economica cinese in Africa, proviamo ad immaginare cosa significhi questa escalation politica e militare di Mosca sul continente nero per i Paesi occidentali.

 

 

 

Immagine di UN Geneva via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Putin promette una risposta devastante agli attacchi ucraini

Pubblicato

il

Da

Il presidente russo Vladimir Putin ha messo in guardia che qualunque assalto ucraino contro il suolo russo riceverà una reazione nettamente più energica.

 

Putin ha pronunciato queste affermazioni lunedì, prendendo la parola al forum «Tutti per la vittoria!» promosso dal Fronte Popolare Panrusso, nel corso del quale ha esaminato il conflitto in Ucraina e la posizione di Mosca rispetto al sostegno occidentale fornito a Kiev.

 

«La nostra risposta sarà sempre analoga a qualsiasi attacco sul territorio russo. Risponderemo con la stessa moneta, ma con una forza di gran lunga superiore», ha dichiarato Putin. «Il nemico lo sentirà. Spero che lo senta già. E lo sentirà ancora di più in futuro».

 

La forza della Russia deriva dalla sua capacità di superare «ogni difficoltà e ogni sfida», mentre la componente «russofoba» dell’Occidente porta avanti una campagna contro il Paese, ha sottolineato Putin.

 

Malgrado le pressioni, la Russia sta «sviluppando la sua economia, rafforzando il suo sistema finanziario, modernizzando le sue forze armate ed espandendo la sua industria della difesa», ha aggiunto, precisando che questi impegni stanno già modificando «la situazione sul campo di battaglia».

Sostieni Renovatio 21

«I nostri combattenti stanno avanzando», ha affermato Putin. «Per questo non ho dubbi che otterremo la vittoria».

 

Negli ultimi mesi, di fronte alle ripetute battute d’arresto sul terreno, l’Ucraina ha intensificato gli assalti con droni contro le infrastrutture energetiche e le zone abitate russe, impiegando in media diverse centinaia di UAV al giorno. I droni FPV, inclusi quelli dotati di intelligenza artificiale, hanno colpito con frequenza crescente autobus di linea e mezzi privati.

 

A fine giugno, il presidente ucraino Volodymyr  Zelens’kyj ha reso nota una campagna di pressione della durata di 40 giorni, che include attacchi a lunga gittata e azioni clandestine mirate a provocare danni economici alla Russia.

 

Mosca ha stigmatizzato questi assalti come atti di terrorismo indiscriminato, intesi a distogliere l’attenzione dalle sconfitte militari ucraine, e ha replicato con un intensificazione delle proprie operazioni di attacco a lungo raggio.

 

Nelle ultime settimane, la gran parte delle incursioni russe si è concentrata sulla capitale ucraina, Kiev, colpendo impianti militari-industriali, siti di assemblaggio e stoccaggio di droni nonché depositi di armi.

 

Come riportato da Renovatio 21, uno degli attacchi ha colpito una fabbrica di produzione di droni vicino la capitale che era appena stata visistata dal senatore statunitense Lindsey Graham. Il Graham, in teoria tornato negli USA, è stato dichiarato morto poco ore dopo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

Continua a leggere

Geopolitica

Aerei sauditi bombardano l’aeroporto yemenita per impedire l’atterraggio di un aereo passeggeri iraniano

Pubblicato

il

Da

L’Arabia Saudita ha colpito la pista dell’aeroporto internazionale della capitale dello Yemen Sana’a, controllato dagli Houthi, in un contesto di crescenti accuse relative a un utilizzo sempre più esteso dello spazio aereo yemenita da parte di voli iraniani.   Il governo yemenita sostenuto dai sauditi, da tempo coinvolto in una guerra civile per il futuro del Paese, ha accusato i ribelli Houthi di aver ospitato voli iraniani, avvertendo che la sua «pazienza è finita» e che reagirà a qualunque violazione dello spazio aereo.   «Il governo legittimo yemenita, in collaborazione con la comunità regionale e internazionale, e con tutti i mezzi diplomatici e legali, ha cercato di convincere il regime iraniano e le milizie golpiste Houthi di Sana’a a tornare nelle forze armate e a non violare lo spazio aereo yemenita con gli aerei iraniani», si legge in una dichiarazione ufficiale.   Gli abitanti di Sana’a, capitale controllata dagli Houthi, hanno riferito di aver visto aerei da guerra sorvolare la zona, dopo che il canale Al-Masirah, affiliato agli Houthi, ha segnalato che gli attacchi erano diretti contro le piste di atterraggio e decollo dell’aeroporto.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Con un’aggressione ingiustificata, il nemico saudita ha condotto diversi raid aerei contro l’aeroporto internazionale di Sana’a», ha replicato il portavoce militare Houthi Yahya Saree. «L’aggressione saudita contro l’aeroporto di Sana’a ha posto fine alla fase di de-escalation e l’Arabia Saudita deve subirne le conseguenze».   Un altro alto funzionario Houthi, Hazem al-Assad, ha inoltre minacciato in dichiarazioni successive: «Il regime saudita scoprirà di essersi scavato la fossa da solo».   Secondo quanto riferito, l’aereo iraniano in questione non è stato colpito né danneggiato ed è stato dirottato in sicurezza all’aeroporto internazionale di Hodeidah, nello Yemen.   Il governo yemenita «riconosciuto a livello internazionale» è da tempo sostenuto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, dopo che una lunga guerra aerea durata cinque anni, condotta dalla coalizione Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Stati Uniti d’America, non è riuscita a spodestare gli Houthi. Il governo filo-saudita opera da Aden, nel sud dello Yemen, dove il presidente del Paese si è rifugiato dieci anni fa.   All’inizio di questo mese c’è stato un altro tentativo da parte di un aereo da guerra saudita di intercettare un aereo di linea civile iraniano, che secondo quanto riferito stava riportando in patria cittadini yemeniti rimasti bloccati in Iran, scrive Zerohedge.   All’epoca del precedente incidente, gli Houthi hanno dichiarato  di voler «rompere l’assedio saudita-americano contro il nostro popolo ed espellere gli occupanti».   Come abbiamo già riportato, dal 2015 l’Arabia Saudita ha imposto un blocco ai porti terrestri, marittimi e aerei dello Yemen, limitando severamente le importazioni commerciali e umanitarie vitali, tra cui carburante e cibo. Il blocco ha scatenato quella che le Nazioni Unite hanno definito una delle più gravi crisi umanitarie a livello globale, portando milioni di persone verso la carestia e danneggiando drasticamente i sistemi sanitari e idrici.   Nonostante gli attacchi subiti (anche dall’aviazione britannica)e le minacce di Netanyahu alla leadership, gli Houthi continuano ad essere un importante attore collaterale nella guerra tra Stati Uniti e Iran, dato che hanno ripetutamente minacciato di bloccare lo stretto di Bab el-Mandab, strategico per il conflitto, e di riportare la guerra nella regione del Mar Rosso.   Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa le forze armate Houthi hanno annunciato il loro ingresso formale nel conflitto in Medio Oriente, lanciando diversi missili contro Israele. Settimane prima avevano promesso di colpire obiettivi israeliani in territorio africano. Il monito del gruppo sciita  giungeva a pochi giorni di distanza dalla decisione di Israele di diventare il primo Paese al mondo a riconoscere formalmente l’indipendenza del territorio somalo.   In precedenza gli Houthi avevano attaccato il principale aeroporto israeliano con, dissero, missili ipersonici.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Geopolitica

L’Iran dichiara chiuso lo Stretto di Ormuzzo fino alla fine degli attacchi USA

Pubblicato

il

Da

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha dichiarato che lo Stretto di Ormuzzo rimarrà chiuso alla navigazione finché gli Stati Uniti non porranno fine a quella che hanno definito la loro interferenza «illegale» nella regione.

 

La dichiarazione è giunta mentre, secondo quanto riportato, gli Stati Uniti avrebbero fatto pressioni sui negoziatori iraniani affinché dichiarassero lo stretto completamente aperto alla navigazione commerciale, in seguito ai colloqui con i mediatori in Oman tenutisi sabato.

 

«Lo Stretto di Ormuzzo rimarrà chiuso fino a nuovo avviso e fino alla fine dell’intervento statunitense nella regione. Nessuna nave sarà autorizzata ad attraversare il canale», ha dichiarato la Marina delle Guardie Rivoluzionarie.

 

«Se il nemico userà l’incidente da lui stesso causato come pretesto per commettere un altro errore e lanciare un nuovo atto di aggressione contro di noi, incontrerà una risposta energica e le basi nemiche nella regione saranno prese di mira», ha aggiunto la Marina.

 

Mercoledì e giovedì gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro l’Iran dopo che diverse petroliere erano state colpite da proiettili nello Stretto ormusino. Sebbene Teheran non abbia rivendicato pubblicamente la responsabilità degli attacchi, in precedenza aveva affermato che tutte le navi che transitano in quella via navigabile devono seguire le istruzioni delle Guardie Rivoluzionarie e utilizzare un canale di navigazione designato.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Più popolari