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Economia

Keynes dall’eugenetica al governo mondiale

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Renovatio 21 traduce e pubblica questo articolo per gentile concessione di Matthew Ehret

 

 

 

È come se le linee di battaglia della guerra civile fossero state tracciate tra masse di americani che sono stati portati a credere in un falso approccio «dal basso verso l’alto» verso l’economia, come definito dalla scuola austriaca rappresentata da Friedrich von Hayek, o nell’approccio «dall’alto verso il basso» di John Maynard Keynes. Il primo sacrifica il benessere generale dell’intera nazione per il bene delle parti (cioè le libertà individuali), mentre il secondo sacrifica le libertà individuali di ciascun cittadino per il bene del benessere generale (o almeno la definizione di qualche oligarca di ciò che dovrebbe essere).

 

Nel mio ultimo articolo, ho introdotto, a grandi linee, una storia del sistema americano di economia politica come avanzata da Benjamin Franklin, Alexander Hamilton, John Jay, Henry Clay, Henry Carey, Lincoln e McKinley. Abbiamo passato in rassegna il modo in cui è stato interrotto dall’omicidio di McKinley del 1901 ed è stato ripreso solo 30 anni dopo con la vittoria presidenziale di Franklin Roosevelt nel 1932 che ha messo fine alla dittatura dei banchieri del 1933.

Sia John Maynard Keynes sia Friedrich von Hayek, le cui idee influenzano così profondamente la polarizzazione degli Stati Uniti oggi, non solo disprezzavano Franklin Delano Roosevelt ma odiavano tutto ciò che la Repubblica rappresentava

 

Infine, abbiamo esplorato brevemente come e perché sia John Maynard Keynes sia Friedrich von Hayek, le cui idee influenzano così profondamente la polarizzazione degli Stati Uniti oggi, non solo disprezzavano Roosevelt ma odiavano tutto ciò che la Repubblica rappresentava.

 

In questo secondo articolo di una serie in tre parti, faremo luce sulle idee antiumane e sulle operazioni politiche che hanno plasmato la mente, la vita e la politica di Lord John Maynard Keynes (1883-1946).

 

 

Keynes l’eugenista fabiano

Sebbene Keynes sia venerato come la luce guida del New Deal (e come tale difeso dai moderni sostenitori del «Green New Deal» e i tecnocrati del Grande Reset che desiderano imporre un sistema di governance mondiale dall’alto verso il basso), il fatto è che Keynes non detestava solo Franklin Roosevelt, bensì l’umanità in generale.

 

Il fatto è che Keynes non detestava solo Franklin Roosevelt, bensì l’umanità in generale: si evince chiaramente in 1) la sua devozione alle teorie di Thomas Malthus, 2) la sua promozione dell’eugenetica come scienza di purificazione razziale e controllo della popolazione, e 3) la sua devozione generale al governo mondiale come membro di spicco della Fabian Society

Questo si evince chiaramente in 1) la sua devozione alle teorie di Thomas Malthus, 2) la sua promozione dell’eugenetica come scienza di purificazione razziale e controllo della popolazione, e 3) la sua devozione generale al governo mondiale come membro di spicco della Fabian Society.

 

Sin dai suoi primi giorni a Cambridge, dove divenne rapidamente uno degli eletti Apostoli di Cambridge e condivise, tra le altre cose, un’amicizia duratura con Lord Bertrand Russell, Keynes si dedicò al servizio dell’impero, diventando Cavaliere dell’Ordine di Bath e dell’Ordine di Leopoldo nel 1919.

 

Il suo libro del 1911 sulla Valuta e la Finanza Indiana (realizzato durante i cinque anni di permanenza nell’ufficio indiano dell’Impero) ignorava tutte le effettive ragioni politiche delle carestie che affliggevano l’India e sosteneva freddamente che un maggiore controllo del sistema bancario indiano da parte di Londra in qualche modo avrebbe risolto i problemi dell’India. La realtà dimostrabile era che le carestie indiane erano strumenti coordinati di controllo della popolazione da parte dell’élite malthusiana dell’establishment britannico che considerava «guerra, carestia e malattia» i doni che la natura dava ai forti per gestire i deboli.

 

Mentre il suo successivo Conseguenze della pace, pubblicato nel 1919, sembrava essere un avvertimento ragionevolmente comprensivo che le riparazioni draconiane di Versailles avrebbero fatto danni incredibili e avrebbero portato a una nuova guerra mondiale, in realtà Keynes stava mostrando un freddo gioco di prestigio.

 

Il suo libro del 1911 sulla Valuta e la Finanza Indiana ignorava tutte le effettive ragioni politiche delle carestie che affliggevano l’India: le carestie indiane erano strumenti coordinati di controllo della popolazione da parte dell’élite malthusiana dell’establishment britannico che considerava «guerra, carestia e malattia» i doni che la natura dava ai forti per gestire i deboli

In qualità di rappresentante del Tesoro britannico alla Conferenza di Versailles, Keynes non si è mai opposto al fascismo: ha semplicemente sostenuto che un percorso più liberale verso il fascismo globale potrebbe essere stabilito sotto la direzione della Banca d’Inghilterra.

 

La sua opposizione, tuttavia, all’approccio più violento preferito dagli imperialisti conservatori tra i servizi segreti britannici, fu più formale che sostanziale.

 

Keynes e i suoi colleghi Fabiani come H.G. Wells, Bertrand Russell e G.B. Shaw preferivano il «gioco lungo» «lento e costante», che ricorda il generale romano Quinto Fabio Massimo che combatteva i suoi nemici con un lento logoramento piuttosto che in uno scontro su vasta scala.

 

A causa dell’ignoranza generale di questa strategia da parte del pubblico, celebriamo questi luminari della Fabian Society per il loro pacifismo, sebbene in realtà fossero altrettanto razzisti, fascisti ed eugenetici quanto le loro controparti più miopi e ostinate, sir Oswald Mosley, Lord Alfred Milner e persino Winston Churchill.

 

Laddove la vera soluzione alla stampa di moneta iperinflazionata e alla chiusura industriale economica della Germania durante gli anni del dopoguerra era da trovare nell’accordo tedesco-russo di Rapallo (distrutto con l’assassinio del ministro degli esteri del sistema americano Walter Rathenau), Keynes e i suoi compari hanno semplicemente chiesto l’integrazione economica del sistema bancario e militare tedesco sotto il controllo della Banca d’Inghilterra/Società delle Nazioni.

In qualità di rappresentante del Tesoro britannico alla Conferenza di Versailles, Keynes non si è mai opposto al fascismo: ha semplicemente sostenuto che un percorso più liberale verso il fascismo globale potrebbe essere stabilito sotto la direzione della Banca d’Inghilterra.

 

 

Malthus, l’eugenetica e Keynes

Due teorie avanzate dall’impero britannico in risposta alla crescita del sistema americano, prima negli Stati Uniti e poi a livello internazionale, furono quelle di Thomas Malthus e di Francis Galton, cugino di Charles Darwin che coniò il termine «eugenetica» nel 1883. Questi concetti servirono nientemeno che come precetti religiosi per l’élite al potere mentre tentava disperatamente di riorganizzarsi alla fine del XIX secolo.

 

Si deve tenere ben presente che in questo periodo l’Impero britannico era debole e incapace di fermare la diffusione della cooperazione, mentre il sistema americano veniva esportato in tutto il mondo portando con sé il progresso e l’economia a tutto spettro. Una delle voci principali del sistema americano nel 1890 fu il primo governatore del Colorado William Gilpin, il cui The Cosmopolitan Railway delineava una visione pratica per un mondo unito da ferrovie, sviluppo e banche nazionali.

 

Tuttavia, l’Impero era determinato ad arrestare la diffusione del sistema americano.

 

Venne creata una nuova generazione di esperti per plasmare la grande strategia dell’Impero di fronte a questa crescita di nazioni sovrane indipendenti: si trattava dell’ X Club di T.H. Huxley (1865 circa), della Fabian Society (1884 circa) e del Roundtable Group . (c.1902).

Venne creata una nuova generazione di esperti per plasmare la grande strategia dell’Impero di fronte a questa crescita di nazioni sovrane indipendenti: si trattava dell’ X Club di T.H. Huxley, della Fabian Society e del Roundtable Group

 

Mentre l’X Club di Huxley si coordinava con Cambridge e il Roundtable Group/Rhodes Trust si interfacciava con Oxford, la Fabian Society diede vita a una nuova scuola, la London School of Economics. Tutti e tre hanno lavorato insieme come un’unica entità.

 

Definendo la sua credenza misantropica nella sovrappopolazione, Thomas Malthus (economista della Compagnia Britannia delle Indie Orientali) ha dichiarato nel suo famoso Saggio sulla popolazione del 1799:

 

«Il potere della popolazione è così superiore al potere della terra di produrre sussistenza per l’uomo, che la morte prematura deve in qualche forma visitare la razza umana».

 

Come si potrebbe evitare questa crisi? La risposta di Malthus è quella di un devoto imperialista:

 

«Il potere della popolazione è così superiore al potere della terra di produrre sussistenza per l’uomo, che la morte prematura deve in qualche forma visitare la razza umana» Thomas Malthus

«Dovremmo facilitare, invece di sforzarci scioccamente e invano di impedire, le operazioni della natura nel produrre questa mortalità; e se temiamo la frequenza dell’orrida forma di carestia, dovremmo incoraggiare diligentemente le altre forme di distruzione, e costringere la natura a usarle. Nelle nostre città dovremmo rendere le strade più strette, affollare più persone nelle case e favorire il ritorno della peste».

 

Lo stesso Darwin ammise nella sua autobiografia che la sua teoria dell’evoluzione sorse solo dopo la sua lettura del 1838 del Saggio sulla Popolazione di Malthus, in cui «finalmente ebbe una teoria su cui lavorare».

 

Quindi, il darwinismo è davvero un’estensione delle teorie sociali hobbesiane di Malthus su tutta la natura vivente: una mera lotta per la sopravvivenza in un universo di entropia e rendimenti decrescenti.

 

Dopo la creazione di una versione maltusiana della biologia, le teorie di Darwin furono a loro volta riapplicate alla società umana come strumenti imperiali per il controllo della popolazione sotto forma di Eugenetica di Galton, dando così alle stesse vecchie pratiche malvagie di impero, guerra e schiavitù una «convalida scientifica».

 

«Dovremmo facilitare, invece di sforzarci scioccamente e invano di impedire, le operazioni della natura nel produrre questa mortalità; e se temiamo la frequenza dell’orrida forma di carestia, dovremmo incoraggiare diligentemente le altre forme di distruzione, e costringere la natura a usarle. Nelle nostre città dovremmo rendere le strade più strette, affollare più persone nelle case e favorire il ritorno della peste» Thomas Malthus

Sebbene alcuni apologeti considerassero Keynes un anti-malthusiano, a causa della sua teoria secondo cui la sovrappopolazione potrebbe essere superata incoraggiando la spesa piuttosto che il risparmio, il che, a sua volta, avrebbe in qualche modo creato mercati e quindi nuove fabbriche e maggiore crescita, la realtà era l’opposto.

 

Keynes non solo parlò in modo esuberante di Malthus per tutta la sua vita come una delle più grandi menti di tutti i tempi, ma plagiò anche molte delle teorie di Malthus, ad esempio quella della «carenza di domanda che causa disoccupazione e recessione» delineata nel suo Trattato sul denaro del 1930.

 

Nel suo Saggio su Malthus del 1933, Keynes scrisse:

 

«Pensiamo oggi a Malthus come al primo degli economisti di Cambridge, come, soprattutto, a un grande pioniere dell’applicazione di una cornice di pensiero formale alla complessa confusione del mondo degli eventi quotidiani. Malthus ha affrontato i problemi centrali della teoria economica nel modo migliore».

 

Nella sua conferenza sulla Popolazione del 2 maggio 1914, Keynes sostenne che il governo dovrebbe «deliberatamente modellare la legge e le usanze per ottenere la densità di popolazione ottimale» e che «ci sarebbe più felicità nel mondo se la popolazione diminuisse».

Il darwinismo è davvero un’estensione delle teorie sociali hobbesiane di Malthus su tutta la natura vivente

 

Affermando che «l’India, l’Egitto e la Cina sono gravemente sovrappopolate», Keynes sostenne l’uso della violenza per difendere le «razze bianche superiori» in questa lotta per la sopravvivenza con i pacifisti dicendo:

 

«Quasi tutte le misure mi sembrano giustificate per proteggere i nostri standard di vita dalla sparizione per mano di razze più prolifiche. Potrebbe rendersi necessaria una suddivisione definitiva del mondo; e suppongo che ciò non possa improbabilmente provocare guerre razziali. In ogni caso, tali guerre riguarderanno una questione sostanziale».

 

Come presidente facente funzione della Lega neo-malthusiana, Keynes affermò nel 1927:«Noi di questa società siamo neo-malthusiani… Credo che per il futuro il problema della popolazione emergerà nel ben più grande problema dell’Ereditarietà e dell’Eugenetica. La qualità deve diventare la preoccupazione».

 

Keynes: «Noi di questa società siamo neo-malthusiani… Credo che per il futuro il problema della popolazione emergerà nel ben più grande problema dell’Ereditarietà e dell’Eugenetica. La qualità deve diventare la preoccupazione»

Nel 1946, Keynes, ancora membro della British Eugenics Society (dopo aver servito come vicepresidente dal 1936 al 1944) scrisse su The Eugenics Review: «Il tipo di mente eccentrica, scettica, acuta e brillante di Galton lo ha portato, alla fine, a diventare il fondatore della più importante, significativa e, aggiungerei, genuina branca della sociologia che esiste, vale a dire l’eugenetica».

 

Non si trattava di fantasie, ma di concetti con un significato molto concreto.

 

Nel 1937, la Teoria Generale dell’Occupazione di Keynes fu pubblicata nella Germania nazista. Se qualcuno desidera difendere l’idea che l’economista fosse in qualche modo un difensore antifascista dei «valori liberali», legga le sue stesse parole nella prefazione e poi ridefinisca i «valori liberali» o la loro idea ingenua di Keynes:

 

«Forse mi aspetto di trovare meno resistenza tra i lettori tedeschi che tra quelli inglesi, quando propongo loro una teoria dell’occupazione e della produzione nel suo insieme… La teoria della produzione nel suo insieme, oggetto di questo libro, può essere adattata molto meglio alle condizioni di uno stato totalitario, rispetto alla teoria della produzione e distribuzione della ricchezza in circostanze di libera concorrenza».

Lo stesso Hitler non era solo un devoto eugenista (le cui politiche di purificazione razziale emersero attraverso il finanziamento delle Fondazioni Rockefeller e Carnegie e dell’establishment britannico), ma era anche un devoto malthusiano

 

Lo stesso Hitler non era solo un devoto eugenista (le cui politiche di purificazione razziale emersero attraverso il finanziamento delle Fondazioni Rockefeller e Carnegie e dell’establishment britannico), ma era anche un devoto malthusiano, infatti affermava:

 

«Verrà certamente il giorno in cui l’intera umanità sarà costretta a controllare l’aumento della specie umana, perché non ci sarà più possibilità di adeguare la produttività del suolo all’aumento perpetuo della popolazione».

 

Keynes a quel tempo era estremamente frustrato dal fatto che il sistema di economia politica guidato dalle intenzioni che definivano il New Deal sotto la leadership di Franklin Delano Roosevelt non stesse assorbendo le sue teorie su occupazione, domanda e inflazione. Tuttavia, alla fine della guerra, molti agenti affiliati al Council on Foreign Relation (CFR) che spingevano il keynesismo stava facendo breccia in tutti i rami della burocrazia statunitense e penetrando i livelli più alti del dipartimento di stato e del tesoro. Nel 1943 Franklin Roosevelt commentò la sua comprensione di questa operazione del Deep State britannico quando disse a suo figlio Elliot:

 

Il ruolo di Keynes come rappresentante dell’Impero britannico, proprio come il suo precedente ruolo a Versailles nel 1919, fu definito dall’intenzione a tutti i costi di modellare le condizioni di un ordine mondiale post-stato nazionale per conto della City di Londra.

«Sai, molte volte gli uomini del Dipartimento di Stato hanno cercato di nascondermi messaggi, ritardarli, trattenerli in qualche modo, solo perché alcuni di quei diplomatici di carriera laggiù non sono d’accordo con quello che sanno io penso. Dovrebbero lavorare per Winston. In effetti, la maggior parte del tempo lo fanno [lavorare per Churchill]. Smetti di pensare a loro: alcuni di loro sono convinti che il modo in cui l’America conduce la sua politica estera è scoprire cosa stanno facendo gli inglesi e poi copiarlo! Mi è stato detto… sei anni fa, di ripulire quel Dipartimento di Stato. È come il ministero degli esteri britannico … »

 

 

La battaglia per Bretton Woods

Durante la conferenza di Bretton Woods (1-20 luglio 1944), i due paradigmi opposti, da un lato il sistema americano di anticolonialismo e dall’altro il sistema britannico di malthusianesimo a somma zero, entrarono in conflitto.

 

Questo scontro prese forma nelle battaglie intraprese dal fidato collaboratore di Roosevelt, Henry Dexter White, contro John Maynard Keynes a Bretton Woods, dove 730 delegati in rappresentanza di 44 nazioni si riunirono per stabilire i termini dell’ordine del dopoguerra.

Come Bertrand Russell e altri apostoli di Cambridge prima e dopo, Keynes è stato addestrato nel dispiegamento sofistico di statistiche e logica matematica per coprire lo stupro imperiale delle nazioni bersaglio.

 

Sebbene questa conferenza sia notoriamente associata alla creazione della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dell’Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (GATT), si presume erroneamente che sia una creazione keynesiana.

 

Il ruolo di Keynes come rappresentante dell’Impero britannico, proprio come il suo precedente ruolo a Versailles nel 1919, fu definito dall’intenzione a tutti i costi di modellare le condizioni di un ordine mondiale post-stato nazionale per conto della City di Londra.

 

Come Bertrand Russell e altri apostoli di Cambridge prima e dopo, Keynes è stato addestrato nel dispiegamento sofistico di statistiche e logica matematica per coprire lo stupro imperiale delle nazioni bersaglio.

 

In opposizione a questo sistema antimperialista cooperativo difeso da Dexter White e Roosevelt, Keynes chiedeva una dittatura dei banchieri con una nuova valuta sovranazionale controllata dalla Banca d’Inghilterra chiamata Bancor

Laddove Dexter White e Franklin Roosevelt richiedevano un sistema postbellico di tassi di cambio fissi sostenuto dal dollaro USA (per bloccare la speculazione sulle materie prime come strumento di guerra economica), la loro non era un’idea basata sull’imperialismo come attestano le battaglie registrate da Roosevelt con Churchill. A differenza dell’imperialismo duro contro quello morbido di Churchill e Keynes, Roosevelt e i suoi alleati guardavano piuttosto a un dopoguerra definito dall’amicizia USA-Cina-Russia e all’internazionalizzazione del New Deal che applicava un approccio reciprocamente vantaggioso alla politica estera.

 

A Bretton Woods, Dexter White e Henry Morganthau hanno raggiunto accordi per attivare ampi trasferimenti di tecnologia per aiutare il Sud America a industrializzarsi. Allo stesso tempo, le delegazioni dell’India, dell’Europa orientale e della Cina hanno presentato programmi su vasta scala modellati sul New Deal.È interessante notare che la delegazione cinese ha introdotto i piani infrastrutturali stabiliti per la prima volta da Sun Yat-sen nel suo Sviluppo internazionale della Cina del 1920, che sia Mao sia Zhou Enlai avevano approvato insieme al Chiang Kai-Shek del Kuomintang! Se questi piani non fossero stati sabotati, sarebbe sorprendente considerare quale tipo di progresso avrebbe potuto aprire per i cinesi 70 anni prima che qualcuno sentisse parlare della «Nuova Via della Seta».

 

In questa fase iniziale, la Russia era ancora felice di essere un membro fondatore dell’FMI e della Banca mondiale, progettate per agire come meccanismi di prestito a basso costo per uno sviluppo globale a lungo termine, a basso interesse e ad alta tecnologia.

Il Bancor è stato in seguito ripreso in una forma modificata portando il mondo più vicino al tipo di valuta egemonica sintetica verde ora promossa da artisti del calibro di Mark Carney, Klaus Schwab e George Soros sotto il velo di un Grande Rese

 

Commentando il sostegno al sistema di reciproco interesse postbellico di Roosevelt, Stalin ha dichiarato: «Possiamo contare sul fatto che le attività di questa organizzazione internazionale siano sufficientemente efficaci? Saranno efficaci se le grandi potenze che hanno sopportato il peso maggiore della guerra contro la Germania di Hitler continueranno ad agire in uno spirito di unanimità e armonia. Non saranno efficaci se questa condizione essenziale viene violata».

 

In opposizione a questo sistema antimperialista cooperativo difeso da Dexter White e Roosevelt, Keynes chiedeva una dittatura dei banchieri con una nuova valuta sovranazionale controllata dalla Banca d’Inghilterra chiamata Bancor, nonché una stanza di compensazione internazionale.

 

Il Bancor è stato in seguito ripreso in una forma modificata quando furono istituiti i Diritti Speciali di Prelievo (SDR), portando il mondo più vicino al tipo di valuta egemonica sintetica verde ora promossa da artisti del calibro di Mark Carney, Klaus Schwab e George Soros sotto il velo di un Grande Reset e Central Bankers Climate Compact.

 

Analogamente al precedente progetto della Società delle Nazioni per il governo mondiale, gli argomenti di Keynes implicavano la castrazione virtuale degli stati nazionali, impedendo il loro coinvolgimento nella propria pianificazione economica

Analogamente al precedente progetto della Società delle Nazioni per il governo mondiale, gli argomenti di Keynes implicavano la castrazione virtuale degli stati nazionali, impedendo il loro coinvolgimento nella propria pianificazione economica.

 

Questi argomenti richiedevano anche che gli Stati Uniti riconoscessero pienamente la legittimità dell’Impero britannico nell’era del dopoguerra (cosa che Dexter White e Morgenthau si rifiutarono di fare).

 

Secondo Keynes, gli stati nazionali dovrebbero cedere i loro controlli finanziari sovrani ai tecnocrati maltusiani che gestiscono le leve di produzione e consumo attraverso un sistema di banche centrali interconnesse a livello globale.

 

Il modello di governance di Keynes ha garantito che il tipo di progetti su larga scala guidati dall’intenzione che potevano finalmente porre fine al colonialismo non hanno visto la luce.

Grazie alla scalata keynesiana di Bretton Woods emersa durante il rapporto speciale anglo-americano creato da Truman e Churchill, le nazioni transatlantiche divennero sempre più dominate da sistemi burocratici gonfiati mentre i piani per un autentico sviluppo furono minati

 

 

Il mondo keynesiano che è emerso sul cadavere di Roosevelt 

Grazie alla scalata keynesiana di Bretton Woods emersa durante il rapporto speciale anglo-americano creato da Truman e Churchill, le nazioni transatlantiche divennero sempre più dominate da sistemi burocratici gonfiati mentre i piani per un autentico sviluppo furono minati.

 

Con la morte di Roosevelt nel 1945, di Harry Hopkins nel 1946, di Dexter White nel 1948 e gli sforzi presidenziali di Henry Wallace sabotati nel 1948, l’ultima seria resistenza alla riconquista britannica degli Stati Uniti era stata abbattuta.

 

Dopo la guerra, le organizzazioni di promozione dell’eugenetica e i think-tank hanno cambiato nome mentre continuavano il loro lavoro, assumendo nuove forme negli anni ’60 come il movimento ambientalista, il movimento transumanista, e nemmeno il settore farmaceutico/sanitario è rimasto intatto.

Dopo la guerra, le organizzazioni di promozione dell’eugenetica e i think-tank hanno cambiato nome mentre continuavano il loro lavoro, assumendo nuove forme negli anni ’60 come il movimento ambientalista, il movimento transumanista, e nemmeno il settore farmaceutico/sanitario è rimasto intatto

 

Nel prossimo capitolo chiuderemo questa breve serie rivedendo la figura di Friedrich von Hayek e della Scuola Austriaca di Economia emersa con il crollo della Bretton Woods keynesiana nel 1971 e l’ascesa della «Rivoluzione Conservatrice».

 

 

Matthew Ehret

 

 

 

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

Articolo previamente apparso su Canadian Patriot.

 

 

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Economia

Il sistema economico occidentale volge al termine

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Produrre non permette più all’Occidente di vivere; per contro la Cina è diventata «l’officina del mondo». Sono soltanto i detentori di capitali a fare soldi, tanti soldi. Il sistema sta per crollare. I grandi capitalisti sono ancora in tempo a mettere in salvo la propria ricchezza?

 

 

Già nel XVIII secolo, agli albori del capitalismo, gli economisti britannici della scuola di David Ricardo s’interrogavano sulla durata illimitata del sistema. Ciò che all’inizio rende cospicuamente, alla fine rientra nella normalità e cessa di arricchire il proprietario: i consumi non possono motivare in eterno una produzione massiccia. In seguito, i socialisti, discepoli di Karl Marx (1), preconizzarono l’ineluttabile fine del capitalismo.

 

La domanda è: i super-capitalisti sono ancora in tempo a mettere in salvo la propria ricchezza o ci sarà una redistribuzione aleatoria della ricchezza causata da un conflitto generalizzato?

Un sistema che avrebbe dovuto soccombere nel 1929, ma che con generale sorpresa è sopravvissuto alla crisi. Ci stiamo avvicinando a un momento analogo: la produzione non è più rimunerativa. Ora solo la finanza fa denaro. In Occidente vediamo un generale abbassamento del livello di vita delle masse e il patrimonio di pochi individui raggiungere vette impensate. Il sistema minaccia di crollare e di non riuscire a risollevarsi. La domanda è: i super-capitalisti sono ancora in tempo a mettere in salvo la propria ricchezza o ci sarà una redistribuzione aleatoria della ricchezza causata da un conflitto generalizzato?

 

 

La crisi del 1929 e la sopravvivenza del capitalismo

Con la crisi del 1929 negli Stati Uniti tutte le élite occidentali credettero che la gallina dalle uova d’oro fosse morta e sepolta; che occorresse trovare immediatamente un nuovo sistema per non far morire di fame l’intera umanità.

 

Per cogliere l’angoscia che attanagliava l’Occidente, è particolarmente istruttivo leggere la stampa statunitense ed europea dell’epoca. Immense fortune evaporarono in un solo giorno. Milioni di operai senza lavoro precipitarono nella miseria e sovente soffrirono la fame. Le popolazioni si rivoltavano. Le polizie sparavano proiettili veri su folle incollerite. Nessuno immaginava che il capitalismo potesse emendarsi e rinascere. Si prospettarono così due nuovi modelli: lo stalinismo e il fascismo.

 

Diversamente dall’idea che a distanza di un secolo ne abbiamo, tutti all’epoca erano consapevoli dei difetti di entrambe le ideologie, ma c’era un problema impellente, di vitale importanza: decidere chi sarebbe riuscito a sfamare meglio il popolo. Destra e sinistra non esistevano più, la parola d’ordine era un generale «si salvi chi può». Benito Mussolini, che alla vigilia della prima guerra mondiale era direttore del più importante giornale socialista italiano, nonché durante la guerra agente dell’MI5 britannico, diventò il leader del fascismo, allora percepito come l’ideologia che avrebbe garantito di che sfamarsi agli operai. Joseph Stalin, che durante la rivoluzione russa era stato bolscevico, liquidò quasi tutti i delegati del partito, rinnovandoli per costruire l’URSS, all’epoca vista come espressione di modernità.

 

Né Mussolini né Stalin riuscirono a realizzare il proprio modello: alla fine gli economisti devono sempre lasciare posto ai militari. Le armi hanno sempre l’ultima parola

Né Mussolini né Stalin riuscirono a realizzare il proprio modello: alla fine gli economisti devono sempre lasciare posto ai militari. Le armi hanno sempre l’ultima parola. Ed ecco la seconda guerra mondiale, la vittoria dell’URSS e degli anglosassoni da un lato, la caduta del fascismo dall’altro. Soltanto gli Stati Uniti non furono devastati dalla guerra e il presidente Franklin Roosevelt, organizzando il settore bancario, offrì al capitalismo una seconda chance. Gli Stati Uniti ricostruirono l’Europa senza schiacciare la classe operaia, perché temevano potesse volgersi all’Unione Sovietica.

 

 

La crisi dopo la scomparsa dell’URSS

Tuttavia, quando a fine 1991 l’URSS crollò, il capitalismo, privo di un rivale, ricadde in preda ai vecchi dèmoni.

 

Dal momento che le stesse cause provocano i medesimi effetti, in pochi anni la produzione degli Stati Uniti iniziò a decrescere e i posti a essere delocalizzati in Cina. La classe media si avviò verso una lenta decadenza. I detentori di capitali si sentirono minacciati e tentarono approcci successivi per salvare il Paese e sostenere il sistema.

 

 Il primo tentativo fu quello di trasformare l’economia statunitense imperniandola sull’esportazione delle armi, nonché di usare le forze armate per controllare materie prime e fonti di energia possedute dalla parte non-globalizzata del pianeta e metterle a disposizione della parte restante

Il primo tentativo fu quello di trasformare l’economia statunitense imperniandola sull’esportazione delle armi, nonché di usare le forze armate per controllare materie prime e fonti di energia possedute dalla parte non-globalizzata del pianeta e metterle a disposizione della parte restante.

 

Si tratta del progetto di adattamento al «capitalismo finanziario» (se questo ossimoro ha senso) − la dottrina Rumsfeld/Cebrowski (2) − che indusse lo Stato Profondo USA a organizzare gli attentati dell’11 Settembre e la guerra senza fine nel Medio Oriente Allargato. Una scelta che concesse vent’anni di respiro al capitalismo, ma le cui conseguenze interne furono disastrose per le classi medie.

 

Il secondo tentativo fu quello di Donald Trump: porre un freno agli scambi internazionali per tornare alla produzione interna. Ma siccome Trump aveva dichiarato guerra agli uomini dell’11 Settembre, non gli fu permesso di tentare il salvataggio degli Stati Uniti.

 

 Il secondo tentativo fu quello di Donald Trump: porre un freno agli scambi internazionali per tornare alla produzione interna. Ma siccome Trump aveva dichiarato guerra agli uomini dell’11 Settembre, non gli fu permesso di tentare il salvataggio degli Stati Uniti

È stata immaginata una terza trasformazione: abbandonare le popolazioni occidentali al loro destino e spostare i pochi multi-miliardari in uno Stato robotizzato da dove poter dirigere gli investimenti. È il progetto Neom, che il principe Mohammed bin Salman ha iniziato a realizzare nel deserto saudita, con la benedizione della NATO. Dopo un periodo d’intensa attività i lavori sono oggi a un punto morto.

 

La pandemia di COVID-19 è stata occasione per l’ex équipe di Rumsfeld (fra cui i dottori Richard Hatchett (3) e Anthony Fauci (3)) di lanciare una quarta opzione: proseguire e generalizzare negli Stati sviluppati quanto iniziato nel 2001.

 

L’isolamento massiccio di popolazioni sane ha costretto gli Stati a indebitarsi. Il ricorso al telelavoro ha preparato la delocalizzazione di milioni di impieghi. Il Green Pass ha legalizzato una società di sorveglianza di massa.

 

 

Klaus Schwab e la grande reinizzializzazione (Great Reset)

È in questo contesto che il presidente del Forum di Davos, Klaus Schwab, ha pubblicato COVID-19: The Great Reset.

 

Non è affatto un programma, ma un’analisi della situazione e un’anticipazione delle possibili evoluzioni. Il libro è stato scritto per i membri del Forum di Davos e rende l’idea del loro pietoso livello intellettuale. L’autore snocciola una serie di stereotipi, citando alla rinfusa grandi autori, come pure gli strampalati numeri di Neil Ferguson (Imperial College) (5).

 

È stata immaginata una terza trasformazione: abbandonare le popolazioni occidentali al loro destino e spostare i pochi multi-miliardari in uno Stato robotizzato da dove poter dirigere gli investimenti. È il progetto Neom, che il principe Mohammed bin Salman ha iniziato a realizzare nel deserto saudita, con la benedizione della NATO

Negli anni Settanta-Ottanta, Klaus Schwab fu uno dei direttori della società Escher-Wyss (assorbita da Sulzer AG), che svolse un importante ruolo nel programma di ricerca atomica del Sudafrica dell’apartheid; una collaborazione a disdegno della risoluzione 418 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Schwab è perciò privo di etica e non teme nulla.

 

Successivamente creò un circolo di capi d’impresa, diventato poi Forum Economico Mondiale, una nuova denominazione favorita dal Centro per l’Impresa Privata Internazionale (CIPE), ramo padronale della National Endowment for Democracy (NED/CIA). Per questo ragione nel 2016 Schwab fu registrato al Gruppo di Bilderberg (organo d’influenza della NATO) come funzionario internazionale, carica mai ufficialmente attribuitagli.

 

Nel libro Schwab prepara l’auditorio a una società orwelliana. Prende in esame scenari di ogni tipo, persino il decesso del 40% della popolazione mondiale. Nessuna proposta concreta, nessuna alternativa. Si capisce solo che lui e il suo pubblico non decideranno nulla, ma sono pronti ad accettare tutto pur di conservare i propri privilegi.

 

 

Conclusione

Siamo indubbiamente alle soglie di un enorme scombussolamento che spazzerà via tutte le istituzioni occidentali. Un cataclisma che potrebbe essere evitato semplicemente cambiando l’equilibrio della rimunerazione fra lavoro e capitale. Una soluzione tuttavia improbabile perché implicherebbe la fine delle super-ricchezze.

L’isolamento massiccio di popolazioni sane ha costretto gli Stati a indebitarsi. Il ricorso al telelavoro ha preparato la delocalizzazione di milioni di impieghi. Il Green Pass ha legalizzato una società di sorveglianza di massa.

 

Alla luce di queste considerazioni, la rivalità fra Occidente e Oriente è soltanto di facciata. Non solo perché gli asiatici non ragionano in termini di competizione, ma soprattutto perché vedono l’agonia dell’Occidente.

 

Ecco perché Russia e Cina stanno lentamente edificando il proprio mondo, senza sperare d’integrarvi l’Occidente: un predatore ferito che non vogliono affrontare, ma rassicurare, prodigandogli cure palliative per accompagnarlo, senza forzature, al suicidio.

 

 

 

NOTE

1) Per la critica dell’economia politica, Karl Marx (1859).

2) «La dottrina Rumsfeld/Cebrowski», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 maggio 2021.

3) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

4) «COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Anthony Fauci», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 8 ottobre 2021.

5) «COVID-19: Neil Ferguson, il Lyssenko liberale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 19 aprile 2020.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

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Ambiente

Green Agenda: questa crisi energetica è diversa da tutte le altre

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Renovatio 21 traduce questo articolo di William F. Engdahl.

 

 

Il prezzo dell’energia da tutte le fonti convenzionali sta esplodendo a livello globale. Lungi dall’essere accidentale, è un piano ben orchestrato per far crollare l’economia mondiale industriale che è già stata indebolita drammaticamente da quasi due anni di ridicola quarantena COVID e relative misure. Quello che stiamo vedendo è un’esplosione dei prezzi nel petrolio, nel carbone e ora soprattutto, nell’energia del gas naturale. Ciò che lo rende diverso dagli shock energetici degli anni ’70 è che questa volta si sta sviluppando mentre il mondo degli investimenti aziendali, utilizzando il fraudolento modello di investimento verde ESG, sta disinvestendo in futuro petrolio, gas e carbone mentre i governi dell’OCSE abbracciano orrendamente inefficienti , solare ed eolico inaffidabili che assicureranno il crollo della società industriale forse già nei prossimi mesi. Salvo un drammatico ripensamento, l’UE e le altre economie industriali stanno deliberatamente commettendo un suicidio economico.

 

 

Quello che solo pochi anni fa era accettato come ovvio era che garantire un’energia abbondante, affidabile, efficiente e conveniente definisce l’economia. Senza energia efficiente non possiamo produrre acciaio, cemento, materie prime minerarie o qualsiasi altra cosa che sostenga le nostre economie moderne.

 

Negli ultimi mesi il prezzo mondiale del carbone per la produzione di energia è raddoppiato. Il prezzo del gas naturale è aumentato di quasi il 500%. Il petrolio è diretto a 90 dollari al barile, il più alto degli ultimi sette anni. Questa è una conseguenza pianificata di quello che a volte viene chiamato il Grande Reset di Davos o la follia «zero carbonio» dell’Agenda verde.

Il prezzo dell’energia da tutte le fonti convenzionali sta esplodendo a livello globale. Lungi dall’essere accidentale, è un piano ben orchestrato per far crollare l’economia mondiale industriale che è già stata indebolita drammaticamente da quasi due anni di ridicola quarantena COVID e relative misure

 

Circa due decenni fa l’Europa ha iniziato un importante passaggio alle fonti rinnovabili denominate erroneamente o Energia verde, principalmente solare ed eolica.

 

La Germania, il cuore dell’industria dell’UE, ha guidato la trasformazione con la mal concepita Energiewende dell’ex cancelliere Merkel, dove le ultime centrali nucleari della Germania chiuderanno nel 2022 e le centrali a carbone verranno gradualmente eliminate.

 

Tutto questo si è ora scontrato con la realtà che Green Energy non è affatto in grado di far fronte a gravi carenze di approvvigionamento. La crisi era del tutto prevedibile.

 

 

I polli verdi pagano le conseguenze

Con i diffusi blocchi per il COVID dell’industria e dei viaggi nel 2020, il consumo di gas naturale dell’UE è diminuito drasticamente.

 

Il più grande fornitore di gas dell’UE, la russa Gazprom, nell’interesse di un mercato ordinato a lungo termine, ha debitamente ridotto le sue consegne al mercato dell’UE anche in perdita. Un inverno 2019-2020 insolitamente mite ha consentito allo stoccaggio di gas dell’UE di raggiungere il massimo. Un inverno lungo e rigido lo ha quasi cancellato nel 2021.

 

Contrariamente alle affermazioni dei politici dell’UE, Gazprom non ha fatto politica con l’UE per forzare l’approvazione del suo nuovo gasdotto NordStream 2 in Germania. Con la ripresa della domanda dell’UE nei primi sei mesi del 2021, Gazprom si è affrettata a soddisfarla e ha persino superato i livelli record del 2019, e anche a spese del rifornimento dello stoccaggio di gas russo per il prossimo inverno.

 

Con l’UE ora fermamente impegnata in un’agenda per l’energia verde, Fit for 55, e il rifiuto esplicito del gas naturale come opzione a lungo termine, mentre allo stesso tempo uccide il carbone e il nucleare, l’incompetenza dei modelli climatici del gruppo di esperti che giustificavano una società elettrica priva di CO2 al 100% entro il 2050 è arrivata al pettine.

Quello che stiamo vedendo è un’esplosione dei prezzi nel petrolio, nel carbone e ora soprattutto, nell’energia del gas naturale. Ciò che lo rende diverso dagli shock energetici degli anni ’70 è che questa volta si sta sviluppando mentre il mondo degli investimenti aziendali, utilizzando il fraudolento modello di investimento verde ESG

 

Poiché gli investitori finanziari di Wall Street e Londra hanno visto il vantaggio di enormi profitti dall’agenda dell’energia verde, lavorando con il World Economic Forum di Davos per promuovere il ridicolo modello di investimento ESG, le compagnie petrolifere, del gas e del carbone convenzionali non stanno investendo i profitti nella produzione ampliata. Nel 2020 la spesa mondiale per petrolio, gas e carbone è diminuita di circa 1 trilione di dollari. Questo non tornerà.

 

Con BlackRock e altri investitori che hanno quasi boicottato ExxonMobil e altre società energetiche a favore dell’energia «sostenibile», un inverno eccezionalmente freddo e lungo in Europa e una mancanza record di vento nel nord della Germania, ha innescato un panico acquisto di gas sui mercati mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) in primi di settembre.

 

Il problema è che il rifornimento è arrivato troppo tardi, poiché la maggior parte del GNL disponibile dagli Stati Uniti, dal Qatar e da altre fonti che normalmente sarebbero disponibili era già stata venduta alla Cina, dove una politica energetica altrettanto confusa, incluso un divieto politico sul carbone australiano, ha portato a chiusure di impianti e un recente ordine del governo per garantire gas e carbone «ad ogni costo».

 

Il Qatar, gli esportatori di GNL statunitensi e altri si sono riversati in Asia lasciando letteralmente l’UE al freddo.

Il Qatar, gli esportatori di GNL statunitensi e altri si sono riversati in Asia lasciando letteralmente l’UE al freddo.

 

 

Deregolamentazione dell’energia

Quello che pochi capiscono è come i mercati dell’energia verde di oggi siano truccati per avvantaggiare speculatori come hedge fund o investitori come BlackRock o Deutsche Bank e penalizzare i consumatori di energia.

 

Il prezzo principale del gas naturale scambiato in Europa, il contratto futures TTF olandese, è venduto dall’ICE Exchange con sede a Londra. Si ipotizza quali saranno i futuri prezzi all’ingrosso del gas naturale nell’UE tra uno, due o tre mesi. L’ICE è sostenuto, tra gli altri, da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Deutsche Bank e Société Générale. Il mercato è in quelli che vengono chiamati contratti futures sul gas o derivati.

 

Le banche o altri possono speculare per pochi centesimi sul dollaro, e quando si è diffusa la notizia di quanto fosse basso lo stoccaggio di gas dell’UE per il prossimo inverno, gli squali finanziari sono andati in delirio. All’inizio di ottobre i prezzi dei futures per il gas TTF olandese erano esplosi di un 300% senza precedenti in pochi giorni. Da febbraio è molto peggio, poiché un carico standard di GNL da 3,4 trilioni di BTU (British Thermal Units) ora costa 100-120 milioni di dollari, mentre alla fine di febbraio il suo costo era inferiore a 20 milioni di dollari. È un aumento del 500-600% in sette mesi.

Quello che pochi capiscono è come i mercati dell’energia verde di oggi siano truccati per avvantaggiare speculatori come hedge fund o investitori come BlackRock o Deutsche Bank e penalizzare i consumatori di energia

 

Il problema di fondo è che, a differenza di quanto accaduto per la maggior parte del dopoguerra, dalla promozione politica di «rinnovabili» solari ed eoliche inaffidabili e ad alto costo nell’UE e altrove (es. Texas, febbraio 2021) i mercati delle utenze elettriche e i loro prezzi sono stati deliberatamente deregolamentati per promuovere alternative verdi e forzare l’uscita di gas e carbone sulla dubbia argomentazione che le loro emissioni di CO2 mettono in pericolo il futuro dell’umanità se non vengono ridotte a zero entro il 2050.

 

I prezzi a carico del consumatore finale sono fissati dai fornitori di energia che integrano i diversi costi a condizioni competitive. Il modo diabolico in cui vengono calcolati i costi dell’elettricità nell’UE, presumibilmente per incoraggiare solare ed eolico inefficienti e scoraggiare le fonti convenzionali, è che, come ha affermato l’analista energetico francese Antonio Haya, «l’impianto più costoso di quelli necessari per coprire la domanda (impianto marginale) stabilisce il prezzo per ogni ora di produzione per tutta la produzione abbinata all’asta».

 

Quindi il prezzo odierno del gas naturale stabilisce il prezzo per l’elettricità idroelettrica a costo sostanzialmente zero.

 

Data l’impennata del prezzo del gas naturale, questo sta definendo i costi dell’elettricità nell’UE. È un’architettura diabolica dei prezzi che avvantaggia gli speculatori e distrugge i consumatori, comprese le famiglie e l’industria.

 

I mercati delle utenze elettriche e i loro prezzi sono stati deliberatamente deregolamentati per promuovere alternative verdi e forzare l’uscita di gas e carbone sulla dubbia argomentazione che le loro emissioni di CO2 mettono in pericolo il futuro dell’umanità se non vengono ridotte a zero entro il 2050

Una causa aggravante fondamentale per la recente carenza di abbondante carbone, gas e petrolio è la decisione di BlackRock e di altri fondi monetari globali di allontanare gli investimenti dal petrolio, dal gas o dal carbone, tutte fonti energetiche perfettamente sicure e necessarie, per l’accumulo di fonti di energia gravemente inefficienti e solare o eolico inaffidabile.

 

Lo chiamano investimento ESG. È l’ultima moda a Wall Street e in altri mercati finanziari mondiali da quando il CEO di BlackRock Larry Fink è entrato a far parte del consiglio di amministrazione del Klaus Schwab World Economic Forum nel 2019. Hanno creato società di certificazione ESG che assegnano rating ESG «politicamente corretti» alle società di azioni , e punire coloro che non rispettano.

 

La corsa agli investimenti ESG ha fruttato miliardi a Wall Street e ai suoi amici. Ha anche frenato lo sviluppo futuro di petrolio, carbone o gas naturale per la maggior parte del mondo.

 

 

La «malattia tedesca»

Ora, dopo 20 anni di investimenti folli nel solare e nell’eolico, la Germania, un tempo fiore all’occhiello dell’industria dell’UE, è vittima di quella che possiamo chiamare la malattia tedesca.

 

Come l’economica malattia olandese, l’investimento forzato nell’energia verde ha portato alla mancanza di energia affidabile a prezzi accessibili. Tutto per un’affermazione non dimostrata di 1,5°C dell’IPCC che dovrebbe porre fine alla nostra civiltà entro il 2050 se non riusciamo a raggiungere lo Zero Carbonio.

 

È un’architettura diabolica dei prezzi che avvantaggia gli speculatori e distrugge i consumatori, comprese le famiglie e l’industria.

Per portare avanti l’agenda dell’UE per l’energia verde, paese dopo paese, con poche eccezioni, hanno iniziato a smantellare petrolio, gas e carbone e persino il nucleare. Le ultime centrali nucleari rimaste in Germania chiuderanno definitivamente il prossimo anno. Nuove centrali a carbone, con scrubber di ultima generazione, vengono demolite ancor prima di essere avviate.

 

Il caso tedesco diventa ancora più assurdo.

 

Nel 2011 il governo Merkel ha adottato un modello energetico sviluppato da Martin Faulstich e dal Consiglio consultivo statale per l’ambiente (SRU) che ha affermato che la Germania potrebbe raggiungere il 100% di produzione di elettricità rinnovabile entro il 2050. Hanno sostenuto che l’uso del nucleare non sarebbe stato necessario, né la costruzione di impianti a carbone con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS).

 

Nasce così la catastrofica Energiewende della Merkel. Lo studio sosteneva che funzionerebbe perché la Germania potrebbe contrattare per acquistare energia idroelettrica in eccesso, priva di CO2, dalla Norvegia e dalla Svezia.

 

Tutto per un’affermazione non dimostrata di 1,5°C dell’IPCC che dovrebbe porre fine alla nostra civiltà entro il 2050 se non riusciamo a raggiungere lo Zero Carbonio

Ora con estrema siccità e un’estate calda, le riserve di energia idroelettrica di Svezia e Norvegia sono pericolosamente basse entrando in inverno, solo il 52% della capacità. Ciò significa che i cavi elettrici per la Danimarca, la Germania e ora il Regno Unito sono in pericolo. E come se non bastasse, la Svezia è divisa sulla chiusura delle proprie centrali nucleari che le forniscono il 40% dell’elettricità. E la Francia sta discutendo di tagliare fino a un terzo delle sue centrali nucleari libere, il che significa che anche la fonte per la Germania non sarà sicura.

 

Già il 1° gennaio 2021, a causa dell’eliminazione graduale del carbone da parte del governo tedesco, sono state chiuse 11 centrali elettriche a carbone con una capacità totale di 4,7 GW. È durato solo 8 giorni quando molte delle centrali a carbone hanno dovuto essere ricollegate alla rete a causa di un prolungato periodo di scarsità di vento.

 

Nel 2022 l’ultima centrale nucleare tedesca chiuderà e altre centrali a carbone chiuderanno definitivamente, tutto per il nirvana verde.

 

Se l’UE continua con quest’agenda suicida, si ritroverà in un deserto deindustrializzato in pochi anni

Nel 2002 l’energia nucleare tedesca era fonte per il 31% della potenza, energia elettrica senza emissioni di carbonio.

 

Per quanto riguarda l’energia eolica che costituisce il deficit in Germania, nel 2022 circa 6000 turbine eoliche con una capacità installata di 16 GW saranno smantellate a causa della scadenza dei sussidi di immissione in rete per le turbine più vecchie.

 

Il tasso di approvazione di nuovi parchi eolici è bloccato dalla crescente ribellione dei cittadini e dalle sfide legali all’inquinamento acustico e ad altri fattori. Si sta preparando una catastrofe evitabile.

 

Non ci vuole uno scienziato missilistico per rendersi conto che questa è una strada per la distruzione economica. Ma questo è in effetti l’obiettivo dell’energia «sostenibile» delle Nazioni Unite 2030 o del Grande Reset di Davos: riduzione della popolazione su vasta scala.

La risposta della Commissione UE a Bruxelles, piuttosto che ammettere i palesi difetti nella loro agenda per l’energia verde, è stata quella di raddoppiarla come se il problema fosse il gas naturale e il carbone.

 

Lo zar del clima dell’UE Frans Timmermans ha dichiarato assurdamente: «Se avessimo avuto il Green Deal cinque anni prima, non saremmo in questa posizione perché allora avremmo meno dipendenza dai combustibili fossili e dal gas naturale».

 

Se l’UE continua con quest’agenda suicida, si ritroverà in un deserto deindustrializzato in pochi anni. Il problema non è il gas, il carbone o il nucleare. È l’inefficiente energia verde proveniente dal solare e dall’eolico che non sarà mai in grado di offrire energia stabile e affidabile.

 

Noi umani siamo le rane che vengono bollite lentamente. E ora i poteri forti stanno davvero alzando il fuoco.

L’agenda per l’energia verde dell’UE, degli Stati Uniti e di altri governi, insieme agli investimenti ESG promossi da Davos, garantirà solo che mentre andiamo avanti ci sarà ancora meno gas o carbone o nucleare su cui ricorrere quando il vento si fermerà, c’è un siccità nelle dighe idroelettriche o mancanza di sole.

 

Non ci vuole uno scienziato missilistico per rendersi conto che questa è una strada per la distruzione economica. Ma questo è in effetti l’obiettivo dell’energia «sostenibile» delle Nazioni Unite 2030 o del Grande Reset di Davos: riduzione della popolazione su vasta scala.

 

Noi umani siamo le rane che vengono bollite lentamente. E ora i poteri forti stanno davvero alzando il fuoco.

 

 

William F. Engdahl

 

 

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best seller sulle tematiche del petrolio e della geopolitica. È autore, fra gli altri titoli, di Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation («Semi della distruzione, l’agenda nascosta della manipolazione genetica»), consultabile anche sul sito globalresearch.ca.

 

 

Questo articolo, tradotto e pubblicato da Renovatio 21 con il consenso dell’autore, è stato pubblicato in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook e ripubblicato secondo le specifiche richieste.

 

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Economia

Il fallimento della guerra commerciale della Cina contro l’Australia

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

Alla ricerca di materie prime, i cinesi tornano a importare prodotti australiani che prima hanno boicottato. Il carbone dall’Australia essenziale per superare la crisi energetica in Cina. Le necessità economiche di Pechino superano le preoccupazioni  geopolitiche, come la crescente sinergia militare tra Canberra e Washington.

 

 

 

La «guerra commerciale» scatenata dalla Cina contro l’Australia è un fallimento. Lo testimoniano i dati doganali cinesi, che rivelano la ripresa degli acquisti di carbone, rame, grano e cotone australiani: tutti prodotti che il governo di Pechino aveva vietato d’importare – in modo non ufficiale – dallo scorso anno.

 

I cinesi avevano preso di  mira l’export australiano anche con una serie di dazi su beni chiave per il commercio di Canberra, come vino e orzo.

 

Alle prese con una crisi energetica che minaccia la sua economia (e quella mondiale), il governo cinese è pronto soprattutto a sbloccare un milione di tonnellate di carbone australiano fermo nei propri depositi doganali

Da tempo i rapporti tra i due governi si sono deteriorati. Gli australiani sono preoccupati per il crescente attivismo militare della Cina nel Mar Cinese meridionale, e sono stati tra i primi a unirsi al boicottaggio di Huawei promosso da Washington.

 

Due anni fa l’Australia ha introdotto anche regole che limitano l’interferenza straniera (cinese) nei propri affari interni.

 

Lo scontro ha raggiunto livelli preoccupanti dopo che nell’aprile 2020 il governo australiano si è unito ad altri Paesi nel chiedere un’indagine internazionale sull’origine del COVID-19 e la gestione della pandemia da parte della Cina.

 

Alle prese con una crisi energetica che minaccia la sua economia (e quella mondiale), il governo cinese è pronto soprattutto a sbloccare un milione di tonnellate di carbone australiano fermo nei propri depositi doganali.

 

Limiti alle forniture interne di questa materia prima – ancora la principale fonte di produzione energetica del Paese – e la crescita del loro prezzo sono tra le principali cause dei blackout elettrici che interessano più della metà delle province cinesi.

 

Limiti alle forniture interne di questa materia prima – ancora la principale fonte di produzione energetica del Paese – e la crescita del loro prezzo sono tra le principali cause dei blackout elettrici che interessano più della metà delle province cinesi

Secondo diversi osservatori, senza importazioni dall’Australia la Cina continuerà ad avere problemi nel reperire carbone a buon mercato.

 

Analisti sostengono che il probabile rallentamento dell’economia cinese ridurrà di nuovo le importazioni dall’Australia.

 

Nonostante la Cina sia il primo acquirente di prodotti australiani (con una quota del 28%), le imprese «down under» sono riuscite però a salvare il proprio business rivolgendosi con successo ad altri mercati.

 

L’uso del commercio come strumento geoeconomico per piegare la volontà di Paesi non allineati si sta ritorcendo contro Pechino: segno che  le necessità economiche superano le preoccupazioni  geopolitiche, come la crescente sinergia militare tra Australia e USA.

Nonostante la Cina sia il primo acquirente di prodotti australiani (con una quota del 28%), le imprese «down under» sono riuscite però a salvare il proprio business rivolgendosi con successo ad altri mercati

 

Per paradosso, la ripresa degli acquisti di beni australiani da parte della Cina arriva in un momento di massima tensione «strategica» tra Pechino e Canberra. Con Stati Uniti e Gran Bretagna, l’amministrazione Morrison ha lanciato di recente AUKUS, un patto militare trilaterale che permetterà alla marina australiana di avere otto sommergibili nucleari dotati di tecnologia USA.

 

Con il ricorso a misure economiche «coercitive» contro l’Australia, la Cina rischia anche per un altro motivo: perché Canberra potrebbe respingere la sua domanda d’ingresso – e magari promuovere quella taiwanese – alla Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP).

 

L’accordo di libero scambio è l’erede della Trans-Pacific Partnership (TPP) promossa dall’ex presidente USA Barack Obama e affossata dal suo successore Donald Trump.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

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