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Israele ed Emirati firmano gli Accordi di Abramo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire con traduzione di Rachele Marmetti. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Il trattato Israele-Emirati scombussola la retorica sul Medio Oriente e rende possibile una pace arabo-israeliana. Interrompe l’inesorabile erosione dei territori arabi da parte di Israele e stabilisce relazioni diplomatiche tra Israele e il leader del mondo arabo. Se si è disposti a esaminare senza pregiudizi una situazione ove paura, violenza e odio provocano manifeste ingiustizie non si può non prendere atto che l’iniziativa del presidente Donald Trump sblocca un conflitto esasperato, che perdura da 27 anni. È stata immediatamente presentata la candidatura di Trump al premio Nobel per la pace.

La situazione in Medio Oriente è bloccata dagli Accordi di Oslo, firmati da Yitzhak Rabin e Yasser Arafat nel 1993

 

La situazione in Medio Oriente è bloccata dagli Accordi di Oslo, firmati da Yitzhak Rabin e Yasser Arafat nel 1993. L’intesa è stata successivamente completata con l’Accordo di Gerico-Gaza, che riconosce alcune prerogative all’Autorità Palestinese, nonché con gli accordi di Wadi Arava, che hanno sancito la pace fra Israele e Giordania.

 

All’epoca il governo israeliano intendeva separarsi definitivamente dai palestinesi; era perciò pronto a creare uno pseudo-Stato palestinese, privato però di parecchie prerogative di sovranità, in particolare di un esercito proprio e finanze indipendenti. Il laburista Rabin aveva già sperimentato i bantustan in Sudafrica, quando Israele era consigliere del regime dell’apartheid. Un altro esperimento, condotto dal generale Efraín Ríos Montt, era avvenuto in Guatemala, nei confronti d’una tribù maya.

 

Arafat accettò gli accordi di Oslo per far fallire il processo della Conferenza di Madrid (1991): i presidenti George W. Bush e Mikhail Gorbaciov, sostenuti dei dirigenti arabi, cercavano d’imporre a Israele la pace, estromettendo Arafat dalla scena internazionale.

 

Il laburista Rabin aveva già sperimentato i bantustan in Sudafrica, quando Israele era consigliere del regime dell’apartheid. Un altro esperimento, condotto dal generale Efraín Ríos Montt, era avvenuto in Guatemala, nei confronti d’una tribù maya

Ciononostante, molti commentatori sostengono che gli Accordi di Oslo potevano sfociare nella pace.

 

In ogni caso, a 27 anni dagli Accordi di Oslo, niente di positivo ha lenito le sofferenze del popolo palestinese, ma lo Stato d’Israele si è progressivamente trasformato al proprio interno. Oggi il Paese è diviso in due fazioni antagoniste; lo dimostra il suo governo, l’unico al mondo ad avere contemporaneamente due primi ministri. Da un lato i partigiani del colonialismo britannico, schierati nelle fila del primo primo ministro, Benjamin Netanyahu. Dall’altro i fautori di una normalizzazione del Paese, schierati con il secondo primo ministro, Benny Gantz (1).

 

Questo sistema bicefalo riflette l’incompatibilità di queste due visioni. I due campi si paralizzano a vicenda. Soltanto il tempo metterà fine al progetto coloniale del Grande Israele, che si estende dalle rive del Nilo alle rive dell’Eufrate, retaggio di un’epoca ormai superata.

 

Dagli attentati dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno messo in atto la strategia Rumsfeld/Cebrowski, per adattare l’esercito USA ai bisogni di una nuova forma di capitalismo, basato non più sulla produzione di beni e servizi, ma sull’ingegneria finanziaria. A tal fine hanno iniziato una «guerra senza fine» per distruggere le strutture statali dell’intero Medio Oriente Allargato

Dagli attentati dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno messo in atto la strategia Rumsfeld/Cebrowski, per adattare l’esercito USA ai bisogni di una nuova forma di capitalismo, basato non più sulla produzione di beni e servizi, ma sull’ingegneria finanziaria. A tal fine hanno iniziato una «guerra senza fine» per distruggere le strutture statali dell’intero Medio Oriente Allargato, senza fare distinzioni fra amici e nemici. Afghanistan, poi Iraq, Libia, Siria e Yemen sono teatro di guerre che si è fatto credere sarebbero durate poche settimane, ma sono invece di durata indefinita, senza alcuna prospettiva.

 

Facendosi eleggere presidente, Trump aveva promesso di mettere fine alle «guerre senza fine» e di riportare a casa i soldati americani. In questa prospettiva ha dato carta bianca al proprio consigliere speciale, nonché genero, Jared Kushner. Il fatto di essere sostenuto da cristiani sionisti e che Kushner sia ebreo ortodosso ha indotto numerosi commentatori a presentarli come amici di Israele.

 

Sebbene abbiano un interesse elettorale a lasciarlo credere, questa non è affatto la loro modalità d’approccio al Medio Oriente.

 

Intendono difendere gli interessi del popolo degli Stati Uniti − non quelli degli israeliani − sostituendo la guerra con relazioni commerciali, secondo il modello del presidente Andrew Jackson (1829-1837). Costui riuscì a impedire la sparizione degli indiani − che da generale aveva combattuto − sebbene soltanto i Cherokee avessero firmato l’accordo da lui proposto. I Cherokee sono oggi diventati la più importante tribù amerinda, nonostante il tristemente famoso «sentiero delle lacrime».

 

Facendosi eleggere presidente, Trump aveva promesso di mettere fine alle «guerre senza fine» e di riportare a casa i soldati americani. In questa prospettiva ha dato carta bianca al proprio consigliere speciale, nonché genero, Jared Kushner

Per tre anni Jared Kushner ha percorso in lungo e in largo la regione. Ha potuto constatare di persona quanto si siano affermati paura e odio. Da 75 anni Israele persiste a violare ogni risoluzione delle Nazioni Unite che lo riguardano e a proseguire la lenta e inesorabile erosione del territorio arabo. Il negoziatore Kushner non ha potuto che trarne una conclusione: il diritto internazionale è impotente perché, dopo il piano di divisione della Palestina del 1947, nessuno − a parte l’importante eccezione di Bush padre e di Gorbaciov − ha voluto applicarlo davvero. Per l’inazione della comunità internazionale la sua applicazione oggi aggiungerebbe ingiustizia a ingiustizia.

 

Kushner ha lavorato a numerose ipotesi (2), fra cui l’unificazione del popolo palestinese attorno alla Giordania, nonché l’annessione di Gaza all’Egitto.

 

A giugno 2019, durante la conferenza in Bahrein di presentazione dell’«accordo del secolo», espose proposte per lo sviluppo economico dei territori palestinesi. Piuttosto che negoziare, meglio era quantificare il beneficio che ciascun protagonista avrebbe tratto dalla pace. Kushner è infine riuscito a far firmare il 13 settembre 2020 un accordo segreto tra Emirati Arabi Uniti e Israele, ufficializzato due giorni dopo, ossia il 15 settembre, in versione edulcorata (3).

Kushner è infine riuscito a far firmare il 13 settembre 2020 un accordo segreto tra Emirati Arabi Uniti e Israele, ufficializzato due giorni dopo, ossia il 15 settembre, in versione edulcorata

 

La parte segreta dell’accordo è, come sempre, la più importante: Israele è stato costretto a rinunciare per iscritto ai progetti di annessione (compresi i territori «offerti» da Trump con la proposta dell’«accordo del secolo») e a consentire a Dubai Ports World (detto DP World) di riprendersi il porto di Haifa, da cui i cinesi sono stati da poco estromessi.

 

L’accordo è sulla lunghezza d’onda delle idee del secondo primo ministro israeliano, Gantz, ma rappresenta un disastro per la fazione del primo primo ministro, Netanyahu.

 

L’accordo è sulla lunghezza d’onda delle idee del secondo primo ministro israeliano, Gantz, ma rappresenta un disastro per la fazione del primo primo ministro, Netanyahu

Non avendo letto la parte segreta dell’accordo, ignoro se vi sia chiaramente espressa la rinuncia all’annessione delle Alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele dal 1967, e dell’area delle Fattorie di Shebaa, territorio libanese occupato dal 1982. Ignoro anche se sia prevista una compensazione per il porto di Beirut, dal momento che la sua ricostruzione recherebbe pregiudizio sia a Israele sia agli investimenti degli Emirati a Haifa. Tuttavia, il presidente libanese, Michel Aoun, ha già pubblicamente accennato a un progetto immobiliare in luogo del porto di Beirut.

 

Per renderlo accettabile a tutte le parti, il trattato è stato chiamato Accordi di Abramo, dal nome del padre comune di giudaismo e islam. La paternità dell’intesa, con grande piacere di Gantz, è stata attribuita alla «mano tesa» (sic) di Netanyahu, sebbene egli ne sia l’avversario più duro. Il Bahrein si è associato all’accordo.

 

Quest’ultimo fatto mira a mettere in risalto il nuovo ruolo regionale attribuito da Washington agli Emirati, al posto dell’Arabia Saudita. Come già avevamo annunciato, gli interessi USA nel mondo arabo sono ora rappresentati da Abu Dhabi, non più da Riad [4]. Gli altri Stati arabi sono stati invitati a seguire l’esempio del Bahrein.

 

Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, non ha trovato parole sufficientemente dure per condannare il «tradimento» degli Emirati.

… Mettere in risalto il nuovo ruolo regionale attribuito da Washington agli Emirati, al posto dell’Arabia Saudita

 

Lo stesso ha fatto chi continua a opporsi alla pace (gli ayatollah iraniani) e chi ancora è attaccato agli Accordi di Oslo e alla soluzione dei due Stati. Infatti, ufficializzando le relazioni diplomatiche tra Israele e il nuovo leader arabo, gli Emirati, gli Accordi di Abramo voltano pagina rispetto a quelli di Oslo. La palma dell’ipocrisia spetta all’Unione Europea, che continua a difendere nella teoria il diritto internazionale e a violarlo nella pratica.

 

Se il presidente Trump fosse rieletto e Kushner potesse proseguire la propria azione, gli accordi tra Israele ed Emirati resterebbero nella storia come il momento in cui israeliani e arabi hanno ritrovato il diritto di parlarsi di nuovo, come fu per l’abbattimento del Muro di Berlino, che rappresenta il momento in cui i tedeschi dell’Est hanno riconquistato il diritto di comunicare con i propri parenti dell’Ovest. Se invece Joe Biden venisse eletto, il rosicchiamento dei territori arabi da parte di Israele e la «guerra senza fine» riprenderebbero in tutta la regione.

La palma dell’ipocrisia spetta all’Unione Europea, che continua a difendere nella teoria il diritto internazionale e a violarlo nella pratica

 

Le relazioni tra Israele ed Emirati si erano stabilizzate già da molto tempo, senza un trattato di pace, dal momento che c’è mai stata guerra dichiarata tra i due Paesi.

 

Gli Emirati acquistano armi dallo Stato ebraico segretamente da una decina d’anni (5). Con il tempo, questo commercio si è intensificato, in particolare nel campo delle intercettazioni telefoniche e della sorveglianza internet.

 

Inoltre, è già operativa un’ambasciata israeliana, sotto copertura di una delegazione presso un oscuro organismo dell’ONU con sede negli Emirati. Gli Accordi di Abramo rimettono pertanto in causa il discorso dominante arabo-israeliano e stravolgono le relazioni interne dell’intera regione.

Se invece Joe Biden venisse eletto, il rosicchiamento dei territori arabi da parte di Israele e la «guerra senza fine» riprenderebbero in tutta la regione

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

(1) «La decolonizzazione d’Israele è iniziata», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 maggio 2020.

(2) «Jared Kushner riordina il Medio Oriente», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 19 dicembre 2017, «Jared Kushner e il “diritto alla felicità” dei palestinesi», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 giugno 2018.

(3) «Abraham Accords Peace Agreement»Voltaire Network, 15 September 2020. «Le président Donald J. Trump œuvre en faveur de la paix et de la stabilité au Moyen-Orient», États-Unis (White House), Réseau Voltaire, 15 septembre 2020.

(4) «La prima guerra della NATO-MO rovescia l’ordine regionale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 marzo 2020.

(5) «Algeria, Egitto, Emirati Arabi, Marocco e Pakistan hanno acquistato armi da Israele»Rete Voltaire, 12 giugno 2013.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

Fonte: «Israele ed Emirati firmano gli Accordi di Abramo», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15  settembre 2020

 

 

 

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Cablogramma USA descrive il futuro di Ormuzzo

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Gli Stati Uniti si apprestano a proporre ai governi stranieri una nuova iniziativa per il controllo dello Stretto di Ormuzzo, escludendo esplicitamente dalla partecipazione i paesi considerati «avversari», ovvero Russia e Cina.

 

La proposta è stata illustrata in un cablogramma inviato martedì dal Segretario di Stato Marco Rubio alle ambasciate statunitensi, alle quali è stato chiesto di presentare il piano ai governi ospitanti. Il Wall Street Journal è stato il primo a riportare la notizia del cablogramma, e l’agenzia Reuters ne ha successivamente confermato il contenuto.

 

L’iniziativa, nota come Maritime Freedom Construct (MFC), sarebbe gestita congiuntamente dal dipartimento di Stato – che fungerebbe da «centro operativo diplomatico» – e dal Pentagono tramite il suo comando regionale, il CENTCOM.

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«La vostra partecipazione rafforzerà la nostra capacità collettiva di ripristinare la libertà di navigazione e proteggere l’economia globale», si legge nel messaggio rivolto ai potenziali partner. «L’azione collettiva è essenziale per dimostrare una determinazione unitaria e imporre costi significativi all’ostruzione iraniana del transito attraverso lo Stretto».

 

Secondo quanto riportato, i Paesi aderenti alla MFC non sarebbero obbligati a fornire forze militari. L’iniziativa è inoltre descritta come distinta dalla strategia di «massima pressione» del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran e da qualsiasi potenziale futuro dispiegamento di truppe da parte dei membri europei della NATO.

 

L’invito non è esteso alle nazioni definite «avversarie» nel cablogramma, tra cui Russia, Cina, Bielorussia e Cuba.

 

Trump in passato ha criticato i membri della NATO per essersi rifiutati di sostenere la campagna aerea israelo-americana volta a provocare un cambio di regime a Teheran. Secondo alcune indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe stilato una lista di membri europei del blocco militare che potrebbero subire ripercussioni per la loro mancanza di sostegno, o per essersi apertamente opposti all’operazione, come nel caso della Spagna.

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Putin e Trump parlano al telefono

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Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo statunitense Donald Trump mercoledì, durante il quale i due leader hanno affrontato temi quali il conflitto in Ucraina e la crisi nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da Yury Ushakov, collaboratore del Cremlino.   Nel corso della conversazione, Putin ha espresso il suo sostegno a Trump in seguito all’ultimo attentato alla vita del presidente americano avvenuto sabato durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Il leader russo ha «condannato fermamente» l’incidente, sottolineando che «la violenza politica è inaccettabile in qualsiasi forma», ha riferito Ushakov ai giornalisti.   Il presidente russo ha appoggiato la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran, mettendo in guardia contro una ripresa delle ostilità tra la parte statunitense-israeliana e Teheran. Mosca è pronta a mediare nella situazione di stallo e mantiene contatti con tutte le parti, ha affermato Putin secondo Ushakov.

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«Allo stesso tempo, il presidente russo ha sottolineato le inevitabili e gravissime conseguenze non solo per l’Iran e i suoi vicini, ma per l’intera comunità internazionale, qualora Stati Uniti e Israele dovessero ricorrere nuovamente all’uso della forza. E, naturalmente, un’operazione di terra sul territorio iraniano è considerata un’opzione assolutamente inaccettabile e pericolosa», ha affermato il collaboratore.   Putin e Trump hanno discusso a lungo anche del conflitto in Ucraina e degli sforzi per porre fine alle ostilità, ha aggiunto Ushakov. I due presidenti «hanno espresso valutazioni sostanzialmente simili sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelens’kyj», che è stato «incitato e sostenuto dagli europei» per prolungare il conflitto a qualsiasi costo.   «Il presidente americano ha sottolineato l’importanza di una rapida cessazione delle ostilità e la sua disponibilità a facilitarla in ogni modo possibile. I suoi rappresentanti continueranno i contatti sia con Mosca che con Kiev», ha aggiunto Ushakov.   Durante la conversazione, durata oltre 90 minuti e avviata dalla parte russa, il leader statunitense ha elogiato la recente tregua pasquale annunciata da Mosca. Putin, a sua volta, ha proposto di dichiarare un cessate il fuoco temporaneo con Kiev in occasione delle imminenti celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha riferito Ushakov.   «Trump ha sostenuto attivamente questa iniziativa, sottolineando che la festività commemora la nostra vittoria comune sul nazismo nella seconda guerra mondiale», ha aggiunto. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha affermato di aver avuto una «ottima conversazione» con Putin, «soprattutto sull’Ucraina».   «Penso che troveremo una soluzione relativamente in fretta, spero. Penso che vorrebbe vedere una soluzione, ve lo posso assicurare, e questo è positivo», ha detto il presidente degli Stati Uniti.

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L’Afghanistan accusa il Pakistan di crimini di guerra per i nuovi attacchi

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L’Afghanistan ha accusato il Pakistan di «crimini di guerra imperdonabili» per gli attacchi aerei condotti lunedì nella provincia orientale di Kunar, che, secondo le autorità, hanno causato almeno sette morti e oltre 70 feriti, oltre a gravi danni a un’università locale.

 

Nonostante la tregua formale siglata tra i due Paesi alla fine di marzo, continuano a verificarsi scontri a bassa intensità al confine tra Afghanistan e Pakistan. Le ostilità si sono riacutizzate lunedì, quando, secondo quanto riferito da funzionari afghani, l’esercito pakistano ha bombardato diverse postazioni civili nella regione di Kunar, tra cui l’Università afghana Sayed Jamaluddin.

 

Nell’attacco sono rimasti feriti circa 30 tra studenti e professori, e l’istituto stesso ha subito ingenti danni. Sette persone sono state uccise e circa 40 ferite in diverse province a seguito di ripetuti attacchi di artiglieria e missilistici, secondo quanto riferito dalle autorità.

 

Secondo Hamdullah Fitrat, vice portavoce dei talebani, che hanno preso il potere in Afghanistan nel 2021, gli attacchi hanno costituito «crimini di guerra imperdonabili».

 

La versione di Kabullo è stata contestata dal Ministero dell’Informazione e della Radiodiffusione pakistano, il quale ha affermato che le accuse di aver colpito l’università erano una «palese menzogna». Il ministero non ha negato esplicitamente altri attacchi condotti nella regione di Kunar, limitandosi ad affermare che gli obiettivi del Pakistan sono «precisi e basati sull’Intelligence».

 

Pakistan e Afghanistan si sono scontrati per settimane dopo che Islamabad ha dichiarato «guerra aperta» ai talebani a febbraio. Il Pakistan ha attaccato obiettivi militari e altre postazioni nel cuore del Paese, inclusa la capitale Kabul, mentre le autorità afghane lo hanno ripetutamente accusato di aver condotto attacchi indiscriminati contro i civili.

 

Sebbene le due parti abbiano raggiunto una tregua alla fine di marzo, le ostilità a bassa intensità sono continuate lungo il confine poroso tra i due Paesi, che attraversa in gran parte regioni remote. Islamabad accusa da tempo il governo talebano afghano di dare rifugio a vari gruppi militanti che conducono regolarmente incursioni transfrontaliere e attacchi terroristici nel Paese.

 

Kabullo, tuttavia, ha sempre respinto tali accuse.

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