Politica
Il rapporto sulla tortura della CIA rimarrà segreto per ragioni di «sicurezza nazionale»
Un giudice federale degli Stati Uniti ha stabilito che un vasto rapporto del Congresso sul programma di tortura della CIA sulla cosiddetta «guerra al terrore» rimarrà riservato, sostenendo che i cittadini non hanno il diritto di accedere al controverso documento, parti del quale erano già trapelate al pubblico da un senatore democratico nel 2014. Lo riporta il Los Angeles Times.
Il giudice del distretto di Columbia Beryl Howell ha affermato nella sua sentenza che il rapporto «non si qualifica come un documento pubblico soggetto al diritto di accesso del pubblico di diritto comune», poiché un caso precedente ha concluso che si trattava di un «documento congressuale» e quindi non poteva essere ottenuto tramite le richieste standard del Freedom of Information Act (FOIA), cioè il protocollo per ricevere documenti statali USA.
«Il rapporto contiene informazioni altamente riservate sulle politiche e procedure di detenzione e interrogatorio della CIA che comprometterebbero la sicurezza nazionale se rilasciate, superando di gran lunga l’interesse del pubblico alla divulgazione», ha scritto il giudice nella sua opinione.
Il giornalista investigativo Shawn Musgrave avevaintentato una causa per il documento, adducendo un argomento sul «diritto alla conoscenza» simile a quelli presentati nel contenzioso FOIA, ma alla fine il suo caso è stato archiviato. L’avvocato del giornalista, Kel McClanahan, ha promesso di impugnare la decisione.
Il rapporto di 6.700 pagine del Senato descrive in dettaglio i programmi di detenzione e tortura clandestini della CIA lanciati dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, durante i quali innumerevoli sospetti stranieri sono stati rinchiusi in prigioni segrete dette «Black Sites» all’estero e sottoposti a torture a volte estreme chiamate con un eufemismo «Enhanced interrogation techniques», cioè «Tecniche di interrogatorio avanzate».
Pochi di questi casi sono sfociati in accuse formali per gli accusati, molti dei quali apparentemente sono stati trattenuti a discrezione dell’agenzia, ben al di là della portata del sistema di giustizia penale americano o delle leggi internazionali di guerra.
Un riassunto non classificato del documento pubblicato dalla senatrice democratica Dianne Feinstein nel 2014 ha presentato 20 importanti risultati, tra cui che i metodi della CIA raramente hanno aiutato ad acquisire informazioni utili, che ha mentito ripetutamente sull’efficacia di quei metodi e che gli interrogatori dell’agenzia erano molto più violento di quanto i funzionari dell’intelligence avessero mai ammesso ai legislatori.
Alcune delle cosiddette tecniche di «interrogatorio potenziato» sono state sviluppate da psicologi assunti dalla CIA per massimizzare la sofferenza inflitta ai sospetti, rilevava il riassunto del documento, concludendo anche che il regime di tortura aveva offuscato la reputazione dell’America nel mondo.
Commentando la sentenza di giovedì, la senatrice Feinstein aveva affermato che, sebbene sia d’accordo con alcuni aspetti della decisione, «continuo anche a credere che il rapporto completo sulla tortura – con le opportune redazioni – dovrebbe ad un certo punto essere pubblicato».
«L’uso della tortura da parte del governo americano è stato un segno oscuro nella nostra storia che non deve mai più accadere. Dobbiamo continuare a imparare dai nostri errori e ciò significa alla fine pubblicare il rapporto sulla tortura al momento opportuno», ha dichiarato la senatrice, secondo il Los Angeles Times.
Sebbene l’enorme rapporto rimarrà nascosto per ora, l’ex presidente Barack Obama aveva inserito il documento nei suoi archivi presidenziali prima di lasciare la Casa Bianca, il che significa che una copia è ora conservata negli archivi nazionali e potrebbe essere declassificata in parti a partire dal 2029.
L’espressione Enhanced interrogation techniques pare essere un calco di quella tedesca «verschärfte Vernehmung», cioè «interrogatorio intensificato», usata nel 1937 dal capo della Gestapo Heinrich Müller.
Il sistema di interrogatorio-tortura era basato sul lavoro svolto dagli psicologi James Elmer Mitchell e Bruce Jessen nel programma SERE (Survival Evasion Resistance Escape) dell’Aviazione statunitense, un programma di addestramento che prepara il personale militare statunitense, i civili del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e gli appaltatori militari privati a sopravvivere e «tornare con onore» in scenari di sopravvivenza.
La CIA aveva stipulato un contratto con i due psicologi per sviluppare tecniche di interrogatorio alternative e dure anche se nessuno dei due psicologi aveva alcuna esperienza nella conduzione di interrogatori.
I metodi di tortura utilizzati includevano percosse, l’essere legati in contorte posizioni di stress, incappucciamento, assoggettamento a rumori assordanti con musica metal messa a loop, l’interruzione del sonno, l privazione del sonno fino all’allucinazione, la privazione di cibo, bevande e cure mediche per le ferite, nonché il waterboarding (tecnica che simula l’annegamento), lo sbattere sul muro, l’umiliazione sessuale, l’assoggettamento a caldo estremo o freddo estremo, il confinamento in piccole scatole simili a bare, la «reidratazione rettale», la «rianimazione fluida rettale», l’«alimentazione rettale».
Oltre alla totale brutalizzazione dei detenuti, sono state fatte minacce alle loro famiglie come l’idea di far male i bambini e o la prospettiva di abusi sessuali o sgozzamento delle madri dei detenuti.
Riguardo all’uso delle extraordinary rendition, cioè le traduzioni dei sospetti verso i black sites dell’Intelligence USA, in Italia vi fu il memorabile caso del cosiddetto «Imam rapito» Abu Omar, che generò scompiglio anche presso gli agenti CIA che lavoravano sul nostro Paese.
Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».
Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.
Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.
In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.
Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.
Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.
«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».
In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.
Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».
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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
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Politica
Il vicepresidente USA JD Vance: «non mi sorprenderei se l’Anticristo camminasse tra noi»
Il vicepresidente JD Vance ha espresso le sue considerazioni sull’Anticristo e sulla fine dei tempi in un recente podcast.
Durante un’intervista con il podcaster evangelico Bryce Crawford, Vance ha detto che, pur essendo «affascinato» dalla fine dei tempi, non si «concentra troppo su di essa».
«Credo ci siano aspetti del mondo che mi fanno non scandalizzare se l’Anticristo camminasse tra noi. Ma, ripeto, cerco di non pensarci troppo».
Vance: I’d be not shocked if the Antichrist was walking among us. But I try not to focus too much on it pic.twitter.com/36JaEBk4Up
— FactPost (@factpostnews) September 1, 2026
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«Penso che siamo nei tempi ultimi? Non lo so» ha detto nella medesima intervista il vicepresidente USA in cui promuove il suo nuovo libro Communion. «Credo che sia probabilmente nocivo spiritualmente per me di concentrarmici troppo, perché ci sono cose che devo fare: devo essere bravo con mia moglie, devo essere bravo con i miei figli, devo essere il miglior leader possibile per gli Stati Uniti d’America».
«Per cui credo che concentrarsi o esserne affascinati troppo può essere molto sbagliato» ha dichiarato il Vance.
Come riportato da Renovatio 21, Vance, nato nel luteranesimo randomatico dell’America profonda e sposato ad una indù, è un convertito al cattolicesimo.
In passato il vicepresidente ha paragonato più volte l’aborto ad un sacrificio umano, posizione non più sostenuta, per lo meno apertamente, dall’establishment ecclesiastico. Per Vance «la vita non nato è sacra agli occhi di Dio».
Come riportato da Renovatio 21, Vance in passato si era opposto al coinvolgimento degli USA nella guerra tra Iran e Israele. A marzo era emerso che l’Iran avrebbe preferito il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner. In questi anni Vance ha dichiarato di non volere la guerra con la Russia.
Vance è inoltre un critico dell’Europa attuale che «si è ritirata dai suoi valori fondamentali».
Mentore della carriera del vicepresidente JD Vance è stato Peter Thiel, creatore con Elon Musk di PayPal e poi investitore tecnologico (fu il primo a puntare su Facebook) ora particolarmente attaccato per il suo ruolo in Palantir, società di controllo datacentrico che spaventa moltissimi anche per i suoi toni assertivi: ha pubblicato quattro mesi fa un vero e proprio manifesto tecno-politico.
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È arcinoto l’interesse di Thiel per la figura dell’Anticristo. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi. Un’altra conferenza a tema anticristico è stata annullata tre mesi fa a Vienna.
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Come riportato da Renovatio 21, settimane fa Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
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