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Cancro

Il Dottor Hamer è la vera eredità del principe Savoia

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È morto il principe Savoia, e tutti hanno voglia di parlarne.

 

Suppongo che alla base vi sia, sotto sotto, il solito equivoco ucronico: l’italiano pensa che, in un universo parallelo, il tizio poteva essere il re d’Italia. Si tratta, chiaramente, del medesimo brivido distopico alla base delle reiterate ed abbondanti comparsate TV dell’irsuto figlio Emanuele Filiberto: il pubblico italiano, guardandolo nei varietà e nei programmi qualsiasi, viene portato a sbirciare nel burrone della storia potenziale – e se… ma davvero, vorremmo che fosse re?

 

Il montaggio esistenziale che stampa e televisioni stanno facendo della vita del principe defunto non è lusinghiero, nemmeno per un minuto: l’eredità che lascia pare essere fatta solo di scandali, anche violenti, processi, accuse che poi finiscono nel niente – e anche questo, per molti giornalisti, è motivo per la polemica.

 

Ci dicono che la vita di Vittorio Emanuele lascia poco alla storia – anzi, per lo più i giornali hanno ricordato come, in fatto di eredità ci fosse quel contenzioso con lo Stato italiano per riavere i gioielli della Corona, stimati attorno a 300 milioni di euro.

 

In realtà, qualcosa di profondo, di davvero significativo, al Paese e al mondo l’aristocratico morto potrebbe averlo lasciato. Certo, non lo ha fatto volontariamente: quello di cui stiamo per parlare è un disegno non lineare, metafisico, qualcuno potrebbe perfino definire in termini spirituali. Perché questa è una storia per cui dal male, nasce altro.

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In questi giorni tutti hanno rivangato, e a ragione, la storia di Cavallo, con l’accento sulla o. Perché quella tragedia tenne banco sui giornali e rotocalchi per anni. Tuttavia, nessuno ha osato, se con cenni sbrigativi, parlare di quella che fu una oscura, grande ramificazione di quel mare di dolore: la teoria oncologica del dottor Hamer, una delle uniche alternative al pensiero unico biomedico sul cancro.

 

Per chi non conoscesse i fatti: il 17 luglio 1978, un gruppo di ragazzi della Roma bene (e non solo) sta facendo vacanza in Sardegna. Tra di essi, «pariolini» che avranno successo come l’attuale presidente del CONI Giovanni Malagò, o Nicky Pende, chirurgo cugino della giornalista Stella, ritenuto un playboy in grado di segnare colpacci come Stefania Sandrelli, all’epoca assai ambita (chiedere a Gino Paoli e a Tenco). Nel gruppo, anche tante ragazze di buona famiglia. Si tratta di una masnada di venti-trentenni ricchi e spensierati, che si mette in testa di fare una traversata e dirigersi a Cavallo, l’isola all’estremo Sud della Corsica.

 

Alcuni giovani del gruppo, prima di partire, vedono in piazza una bellissima fanciulla che di fatto conoscevano già da Roma: è Birgit Hamer, è in vacanza in Sardegna con la famiglia: il padre è un medico tedesco di nome Ryke Geerd Hamer, che si è trasferito nella capitale italiana in cerca di affari per i suoi brevetti chirurgici (come il «bisturi di Hamer»); la madre di Birgit, Ursula, è anche lei medico; poi ci sono gli altri tre fratelli: Ghunield, Berni e Dirk.

 

Dirk, 19 anni, è un ragazzo che frequenta la scuola tedesca di Roma e si impegna molto nell’atletica (si allena nei 400 con Pietro Mennea) e nella pittura. Birgit, Miss Germania 1976 che successivamente rappresentò il suo Paese d’origine a Miss Universo a Hong Kong, chiede al padre se può andare a fare quel giro in barca con quel gruppo di giovani belli e immersi nella Dolce Vita.

 

Il dottor Hamer dice che va bene, però deve portarsi dietro Dirk – e ci mancherebbe.

 

Sono tre barche, e da quanto si capisce si trattava di una trentina di persone. L’entusiasmo, la joie de vivre, trasuda anche solo a pensare una situazione del genere, estate, agio, gioventù.

 

L’isola di Cavallo, tuttavia, ha una particolarità: è una sorta di piccolo feudo di Vittorio Emanuele di Savoia, che vi ha una villa dalle strane architetture.

 

I ragazzi ancorano le barche proprio lì davanti, e scendono a terra, per andare al ristorante a riva, dove pare ci siano stati i primi contatti tra il gruppo e il reale esiliato. La torma è chiassona, il principe infastidito: alcuni testimoni dicono di averlo sentito urlare «italiani di merda vi ammazzo tutti», che non si capisce se pronunciata in serata o durante l’epilogo cruento della notte. Tuttavia, frase curiosa, anzi, molto significativa, detta da chi degli italiani vorrebbe essere il re.

 

Essendoci mare grosso, i giovani sono costretti a passare la notte lì. Alcuni dormono nella dinette (il salottino delle barche) dei cabinati, altri si piazzano sul ponte, altri ancora vanno a riva per dormire sulla spiaggia all’addiaccio. Qualcuno prende il gommone Zodiac sul pontile, che si apprenderà essere di Vittorio Emanuele.

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A notte fonda, quando tutti stanno dormendo, Vittorio Emanuele si sarebbe avvicinato alle barche all’ancora con un fucile che in seguito sarebbe stato definito «arma da guerra». Ne nasce una colluttazione con Pende, e parte un colpo che trapassa la barca e colpisce proprio Dirk, che era nel sonno, recidendogli l’arteria femorale.

 

Seguì il disastro. Dirk dovette aspettare quattro ore prima di ricevere cure, poi, in ospedale, per salvarlo gli amputeranno una gamba. Morirà dopo mesi di agonia, con Birgit e la famiglia al suo capezzale. I giornali raccontarono del dramma degli Hamer in tutti i modi.

 

La vicenda è raccontata nei dettagli da una docuserie Netflix piuttosto bella, Il principe. Alla regia c’è una ex giornalista del Fatto quotidiano, Beatrice Borromeo, che adesso si firma Beatrice Borromeo-Casiraghi, ma non è che se si scrivesse anche «principessa» qui ci offenderemmo, anzi; tuttavia capiamo che una principessa che fa un documentario che si chiama Il principe non suona benissimo.

 

La nobile giornalista-regista omette di mettere in chiaro una cosa: lei la storia la conosce bene, perché Birgit è un’amica intima di sua madre, che è Paola Marzotto, figlia della celeberrima Marta e fotografa sul set di Apocalypse Now. È proprio la signora Marzotto a raccontare, forse ancora con un filo di spremuta d’occhi, uno dei particolari più struggenti: al funerale di Dirk, prima che chiudano la bara, Birgit si sfila un anello che ha al dito e lo butta dentro. È l’incredibile sposalizio, onorato fino alla fine, tra la ragazza e la sete di giustizia per la morte del fratello.

 

Birgit Hamer combatterà 45 anni, e noi con lei ne vedremo di ogni: armi che scompaiono, confessioni che scompaiono, un processo parigino che una dozzina di anni dopo il fatto, assolverà il principe, e su tutto una cappa opaca, inscalfibile: facile ricordare che il Savoia fosse un iscritto alla P2, e che i suoi contatti volendo arrivavano ovunque.

 

È lui che vende gli elicotteri Agusta (quelli del marito della contessa Vacca, protagonista di altri misteri da rotocalco anni e anni dopo) allo scià di Persia, allora potentissimo, che di Vittorio Emanuele diverrà testimone alle nozze sposate in una chiesa di Teheran (lo scià non era cattolico: si poteva?) ed Emanuele Filiberto, nella sfilza dei nomi, ad un certo punto ci ha pure un «Reza». Secondo quanto ricostruito dai giornali, alcuni di quegli elicotteri potrebbero essere riemersi poi, armati di tutto punto, in Sud Africa, Paese allora sotto embargo, al quale quindi non si poteva vendere direttamente…

 

La rete che può attivarsi dietro al Savoia non è piccola: sempre considerando poi la parentela con gran parte dei casati regnanti in Europa, e il favore dei grembiulini, che perdura per la famiglia dai tempi del Risorgimento, che altro non è se non una rivoluzione massonica ed anticristiana fatta in Italia utilizzando la monarchia Savoia come prestanome.

 

«Politica, aristocrazia e massoneria si mobilitarono per depistare il processo. Fu una farsa. Vittorio Emanuele è stato assolto. Si parlò di una seconda pistola, inesistente invece» dice oggi Birgit.

 

La storia, per la vulgata dei media, potrebbe chiudersi qui, quindi.

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In realtà, ci sarebbe ben altro da raccontare sui giornali. Solo che, diciamo così, non si può. Ma si tratta di argomenti sui quali, pensano molte penne, è meglio tacere. Perché quello che può succederti, se tocchi determinate questioni – sulle quali, uno pensa, dovrebbe poter esserci libertà di dibattito – lo abbiamo visto in azione durante il COVID, ed è tremendo.

 

La tragedia di Dirk segnò la famiglia Hamer profondamente. Birgit farà la sua crociata, ma anche gli altri cinque ne saranno trasformati. Ursula, la madre, morirà di cancro al seno nel 1985. Il padre, il dottor Hamer, il tumore invece lo ebbe subito, appena dopo la morte del figlio. Un carcinoma al testicolo, che gli verrà asportato.

 

L’esperienza della morte di Dirk e il trauma conseguente del tumore scombineranno non solo la vita di Hamer, ma anche il suo pensiero medico. Davanti all’evidenza – il tumore che insorge a poca distanza dalla perdita del figlio – il medico comincia a sviluppare una teoria tutta sua, secondo cui le malattie, che chiama «conflitti biologici», vengono da traumi drammatici, che se non risolti non possono portare alla guarigione. L’ipotesi dello shock biologico viene da lui chiamata «Sindrome Dirk Hamer».

 

Hamer in seguito elaborerà quelle che chiama le «cinque leggi biologiche», ed elaborerà controverse idee sulla cura delle malattie (come l’ingestione di batteri, visti non come danno ma come vettori di guarigione), e in particolare sulle origini psicologiche dei tumori.

 

Il dottore, quindi, comincia a curare pazienti che rifiutano l’oncologia mainstream – ossia il dogma assoluto della chemioterapia. Ne segue una vita spericolata: radiato dall’ordine, denunciato, condannato, incarcerato, arrestato ancora, fuggiasco, latitante, estradato, fuggito ancora. Nel frattempo, visita persone in tutto il continente. I giornali europei dicono che si tratta di una «setta», lui registra il marchio «Nuova Medicina Germanica».

 

I tribunali lo accusano di esercizio illegale della professione medica. Le autorità impazziscono dietro ai casi di persone curate con il metodo Hamer, con accuse che fioccano contro i dottori suoi seguaci. Perché ci sono dei pazienti che muoiono – i quali magari ci sono anche nei Centri oncologici istituzionali, forse, ma lì, certo, c’è anche la chemio, che mica possiamo mettere in discussione. Anzi: quando il paziente chemioterapico muore, magari dopo essere passato per mesi di sostanze che lo hanno reso calvo e scheletrico, lì magari scatta pure il classico ringraziamento al «professor» nel necrologio nel giornale locale.

 

Hamer in Norvegia perché, non essendo un Paese UE, l’estradizione è più difficile. Ecco le accuse di antisemitismo: ci sono dichiarazioni sugli ebrei, e pure una lettera al settimo e ultimo rebbe degli Chabad-Lubavitcher, il rabbino Menachem Mendel Schneerson, e sostiene che gli ebrei lavorano per negare a tutti i ritrovamenti della Nuova Medicina Germanica ma poi di nascosto si curano con essa. Ovviamente siamo nello strampalato, nell’incredibile, tuttavia ricordiamo che, proprio i Lubavitcher, ci hanno mostrato che la storia dei tunnel sotto le sinagoghe forse non era una fantasia antisemita

 

Non basta: lo accusano di negare l’olocausto, e pure di negare lo sbarco sulla luna, e mettiamoci anche gli attentati dell’11 settembre, che non sarebbero terrorismo islamico. L’accusa di «incitamento all’odio razziale», articolo 130 del Codice Penale Tedesco, arriva. Di fatto, viene demonizzato come nessuno: neanche come Bin Laden, che in realtà si sapeva dove stesse, mentre per Hamer c’è il terrore dei gatekeeper della medicina cancrocentrica di non sapere se sta lavorando in qualche Paese europeo grazie al suo fedele network di medici, pazienti, fiancheggiatori…

 

Se andate su Wikipedia, troverete una sfilza di nomi di pazienti di Hamer morti, con relativi strascichi giudiziari. La dettagliosa cura messa nella pagina fa impressione, chi ha scritto questa voce deve essersi proprio sforzato.

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Tuttavia, manca qualcosa: ci chiediamo, è possibile che qualcuno sia guarito seguendo i dettami di Hamer? Ad oggi, non lo sappiamo. Abbiamo solo qualche eco aneddotico, tuttavia c’è da chiedersi come mai tutta questa gente decida di curarsi così – c’è per caso qualche storia di guarigione che non conosciamo? Ce lo chiediamo sul serio.

 

Quanti sono stati i pazienti di Hamer? Lui diceva che aveva visto più di 30 mila casi. Non abbiamo idea quale percentuale di questi sia morta atrocemente e quale possa potenzialmente essere invece guarita.

 

Nessun giornalista, neanche se ha dietro di sé la frenesia di inchiesta giudiziaria de Il Fatto, conoscenze famigliari e pure l’intero casato principesco monegasco, vuole toccare questo argomento: il dottor Hamer va liquidato come una nota a piè pagina della questione di Vittorio Emanuele a Cavallo. Egli è definito come «chiacchierato», o per alcuni direttamente «ciarlatano», o peggio.

 

È esattamente quello che accadde, dal 1997, al dottor Andrew Wakefield, che osò dire, in uno studio firmato con altri 12 scienziati, che forse era il caso di approfondire riguardo a possibili correlazioni tra il vaccino MPR e l’autismo. Vi sfido a trovare un articolo di giornale – destra, sinistra, quel che volete – che non apponga al suo nome l’aggettivo «screditato», «radiato», etc.

 

I nostri lettori sanno che i vaccini non si possono toccare. Per la chemio, pare di aver capito anche con la vicenda Di Bella, pure.

 

Di mezzo c’è un tema enorme, scritto a chiare lettere nella Costituzione (sì, lei) quella della libertà di cura, espressione che dopo il biennio pandemico può far sorridere. Si tratta però della vita di tante persone, che in barba ai diktat biomedici, decidono di curarsi secondo le proprie convinzioni. Di loro, lo sappiamo, non vorrà parlare nessuno, delle loro vite non ci sarà traccia nelle cronache.

 

Tuttavia, noi crediamo che una Nazione non sia è fatta di beghe fra ricchi, gossip e rotocalchi: una Nazione, ente che deriverebbe dal termine nascere, è fatta della carne e della sofferenza dei suoi membri. Di questo, valutando ora la triste storia dei Savoia, avevamo voglia di scrivere.

 

C’è tutta una storia da compilare, quindi, una storia che riguarda tanti italiani, tedeschi, francesi, austriaci, spagnoli, norvegesi – una storia che si è originata dalla fucilata del re mancato in quella notte d’estate del 1978.

 

Il dottor Hamer e l’oceano di persone sofferenti che gli hanno chiesto aiuto costituiscono la vera eredità del principe Savoia.

 

È un disegno intrigante, tragico, pazzesco, mistico, fatale. Qualsiasi cosa dobbiamo, per legge, pensarne.

 

Roberto Dal Bosco

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Cancro

L’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che, entro il 2050, i nuovi casi di cancro a livello globale raddoppieranno e che la malattia colpirà in qualche modo oltre il 90% della popolazione mondiale. Sulle ragioni di questo aumento, chissà perché, non si danno spiegazioni, né si fanno supposizioni.   In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l’agenzia onusiana ha affermato che il cancro rimane la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari, mietendo oltre 26.000 vittime al giorno. Si stima che attualmente si registrino quasi 10 milioni di decessi e 20,6 milioni di nuovi casi all’anno, avvertendo che senza interventi urgenti la cifra salirà a 35 milioni entro il 2050. Si prevede che una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita, e il tumore al polmone rimane la forma più letale.   Nonostante i rapidi progressi nel trattamento, l’OMS afferma che la sopravvivenza dipende sempre più dal luogo di residenza dei pazienti e dalle loro condizioni economiche. Secondo le stime, la sopravvivenza a cinque anni per i tumori al seno e infantili supera l’85% nei paesi ad alto reddito, ma scende al di sotto del 45% nelle nazioni a basso reddito.

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Ventitré Paesi non dispongono di strutture per la radioterapia, due terzi non includono la cura del cancro nella copertura sanitaria universale e i costi dei trattamenti costringono fino al 90% dei pazienti in alcune regioni ad abbandonare le cure. Complessivamente, almeno il 45% dei pazienti si trova in difficoltà finanziarie, il che rende il cancro una delle principali cause di bancarotta medica a livello mondiale.   L’agenzia stima che, se le tendenze attuali dovessero persistere, entro il 2050 il cancro colpirà il 92% della popolazione mondiale in qualche momento della propria vita, sia per diagnosi personale che per quella di un parente stretto. L’OMS ha esortato i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato ad adottare un approccio «centrato sulla persona», integrando i servizi oncologici, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento, nella copertura sanitaria universale, rafforzando il sostegno ai pazienti e ai loro familiari e garantendo che la ricerca e l’innovazione amplino l’accesso alle cure.   Come riportato da Renovatio 21, un medesimo allarme era stato lanciato ancora lo scorso settembre, in uno studio pubblicato su The Lancet che prevedeva che entro il 2050 i decessi annuali per cancro cresceranno di circa il 75%.   Né gli allarmi istituzionali né gli studi degli scienziati prendono in considerazione che le vaccinazioni COVID possano aver avuto un effetto cancerogeno massivo, un pensiero che, per quanto esorcizzato dall’establishment, trova sempre più spazio nella discussione pubblica e persino in nicchie scientifiche.   Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa ricercatori italiani hanno pubblicato le ricerche riguardo alla possibile correlazione tra siero COVID e aumento dei tumori. A inizio anno il dottore miliardario Patrick Soon-Shiong, chirurgo dei trapianti e proprietario del quotidiano Los Angeles Times, aveva spiegato in un’intervista come la proteina spike del COVID, persistente nell’organismo delle persone sia a causa del virus sia a causa delle iniezioni di mRNA, stia contribuendo a diagnosi di cancro senza precedenti.   Malgrado gli sforzi dei cosidetti fact-checker, la questione dei turbocancri oramai ha raggiunto oramai un alto grado di consapevolezza pubblica.

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Come riportato da Renovatio 21, il fenomeno dei cosiddetti «turbocancri» sta creando vaste domande nei medici che osano ancora porsene, mentre è ignorato completamente dai rapporto istituzionali come quelli dell’OMS sull’aumento dell’incidenza dei tumori anche nei giovani.   Secondo una riflessione apparsa su The Defender, il fenomeno dei turbocancri diventerà talmente pervasivo da essere innegabile al punto che per farlo accettare non sarà nemmeno più necessario da parte delle autorità sanitarie e politiche l’uso della Finestra di Overton.   In realtà, quello del COVID potrebbe non essere stato il primo evento tumorogeno globale della storia recente: in molti puntano il dito sull’SV40, un virus finito nel vaccino polio tramite le cellule di rene di scimmia utilizzate per la produzione del siero e accusato da varie ricerche negli ultimi decenni di essere cancerogeno al punto da ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione polio di massa e l’aumento dei casi di cancro in tutto il pianeta dalla seconda metà del XX secolo.   Come notato da Renovatio 21, è sorprendente come lo scorso anno sia stato dimostrato come il virus SV40, che si pensava archiviato con la fine della sierizzazione della polio, sia comparso pure nel vaccino Pfizer COVID.  

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Cancro

Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali

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Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.

 

Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.

 

Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.

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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.

 

«La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.

 

Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.

 

«Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.

 

«Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».

 

Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.

 

Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.

 

«È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.

 

Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.

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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.

 

In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.

 

Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.

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Cancro

Un nuovo studio espone i potenziali rischi di cancro derivanti dai vaccini mRNA contro il COVID

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Un case report sottoposto a peer review e pubblicato di recente indaga il possibile legame tra i vaccini mRNA per il COVID-19 e l’incremento dei casi di cancro, tra cui neoplasie estremamente aggressive e recidive inaspettate di tumori dopo decine di anni di remissione, fenomeni osservati autonomamente da specialisti e studiosi di oncologia a livello globale. Lo riporta LifeSite.   Pur essendo i «vaccini» anti-COVID basati su mRNA in realtà prodotti di terapia genica (GTP), nel periodo pandemico sono stati presentati come «vaccini» al fine di conquistare la fiducia e l’approvazione del pubblico internazionale. Il crescente allarme per l’aumento delle diagnosi oncologiche successive alle iniezioni mRNA era già stato anticipato da numerose evidenze che indicavano come le terapie geniche mRNA anti-COVID-19 provocassero danni diffusi al cuore, determinando un inquietante picco di miocardite tra adolescenti in buona salute.   Particolarmente allarmanti risultano le nanoparticelle lipidiche utilizzate per veicolare il «vaccino», capaci di diffondersi al di là del punto di inoculo e di raggiungere organi vitali, compreso il midollo osseo.

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Il recente rapporto si focalizza sul caso di una donna di 38 anni, sana e attiva nello sport, che ha cominciato a presentare sintomi legati al sistema immunitario il giorno successivo alla seconda dose di vaccino mRNA anti-COVID-19.   Secondo una sintesi dello studio «nel giro di pochi mesi, le è stato diagnosticato un tumore del sangue aggressivo che colpiva i linfociti in fase iniziale. Inizialmente ha ottenuto una remissione completa grazie alla chemioterapia, ma in seguito ha avuto una ricaduta a livello del sistema nervoso centrale ed è stata sottoposta a trapianto di cellule staminali. La sequenza degli eventi solleva interrogativi sul fatto che la risposta immunitaria indotta dal vaccino possa aver contribuito all’insorgenza o alla progressione della malattia».   «Evidenze emergenti suggeriscono che la biodistribuzione e la persistenza del modRNA, facilitata dalle nanoparticelle lipidiche, possono influenzare vari tessuti e organi, tra cui il midollo osseo e altri organi ematopoietici. In particolare, i vaccini a modRNA mostrano una particolare affinità per il midollo osseo», hanno scritto gli autori dello studio.   Gli studiosi evidenziano come la diffusione dei «vaccini» contro il COVID-19 sia stata collegata a un incremento della mortalità in eccesso a livello mondiale. Riportano diversi studi:   *«Secondo un recente studio condotto in Giappone, i tassi di mortalità aggiustati per età per leucemia, tumori al seno, al pancreas e alle labbra/orali/faringe sono aumentati significativamente nel 2022, dopo che una larga parte della popolazione giapponese aveva ricevuto la terza dose del vaccino modRNA, rispetto al 2020, il primo anno della pandemia, quando non erano state somministrate vaccinazioni genetiche di massa a livello globale».   «Uno studio di coorte a lungo termine condotto su un’ampia popolazione nella provincia di Pescara (Italia) ha analizzato quasi 300.000 residenti per 30 mesi (da giugno 2021 a dicembre 2023) e ha indagato la relazione tra vaccinazione contro il COVID-19 e ricoveri ospedalieri per cancro. Lo studio ha rilevato che la vaccinazione era associata a un aumento del 23% del rischio di ricovero ospedaliero per cancro dopo aver ricevuto una o più dosi… Sono stati osservati aumenti statisticamente significativi del rischio per cancro al seno (+54%), cancro alla vescica (+62%) e cancro del colon-retto (+35%) dopo almeno una dose».

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«Un ampio studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione condotto in Corea del Sud, che ha coinvolto oltre 8,4 milioni di adulti dal 2021 al 2023, ha valutato i rischi di cancro entro un anno dalla vaccinazione contro il COVID-19. Lo studio ha rilevato che gli individui vaccinati avevano un rischio complessivo di sviluppare un cancro superiore del 27% rispetto a quelli non vaccinati. Sono stati osservati aumenti significativi per i tumori a polmone, prostata, tiroide, stomaco, colon-retto e seno».   «Dato l’uso crescente della tecnologia mRNA, sono urgentemente necessarie valutazioni precliniche approfondite sulla sicurezza, compresi studi di integrazione, per garantire la sicurezza del vaccino e la salute pubblica», hanno concluso gli autori, aggiungendo che «il pericolo oncogeno legato a queste tecnologie, riconosciuto da tempo nel campo della terapia genica, costituisce un settore di indagine che non può essere trascurato, in base al principio cardine della medicina “primum non nocere“».   Il documento, intitolato «Esplorazione del potenziale legame tra i vaccini mRNA COVID-19 e il cancro: un rapporto di caso con una revisione delle neoplasie ematopoietiche con approfondimenti sui meccanismi patogeni», annovera tra gli autori Patrizia Gentilini, Janci C. Lindsay, Nafuko Konishi, Masanori Fukushima e Panagis Polykretis.  

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