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I vescovi kenioti chiedono una protezione costituzionale dei «valori culturali» dall’attivismo LGBT

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La Conferenza dei Vescovi Cattolici del Kenya (KCCB) ha chiesto un emendamento costituzionale per annullare la sentenza della Corte Suprema sul riconoscimento ufficiale del movimento LGBT nel loro Paese. Lo riporta Lifesitenews.

 

In una dichiarazione rilasciata ai media il 20 aprile, l’arcivescovo Martin Musonde Kivuva, presidente del KCCB, ha invitato il governo a rivedere la costituzione piuttosto che presentare una petizione alla recente sentenza.

 

«Cari kenioti, come tutti sapete, abbiamo impugnato la sentenza della Corte Suprema del Kenya del 24 febbraio 2023 che concede alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer (LGBTQ) il diritto di formare e registrare associazioni in Kenya per spingere per i loro interessi», si legge nella nota.

 

La Conferenza Episcopale keniota ha ribadito che la sentenza della Corte Suprema si basava su un’interpretazione errata delle clausole sulla libertà di associazione (art. 36,1) che intacca i valori sacri del matrimonio e della famiglia sanciti dalla Costituzione. «Pertanto, chiediamo un emendamento costituzionale per rafforzare i nostri valori culturali e religiosi sul matrimonio e la famiglia che devono essere protetti dalla legge suprema del Paese», hanno affermato i vescovi nella dichiarazione letta dall’arcivescovo Kivuva.

 

I vescovi kenioti hanno anche invitato il governo e il partito di opposizione a considerare di attenuare la loro rivalità politica per il bene dei cittadini che soffrono per la mancanza di beni di prima necessità.

 

«Durante il nostro incontro di una settimana, abbiamo fatto il punto e riflettuto profondamente sullo stato preoccupante della nostra nazione, in particolare sulla situazione politica ed economica prevalente nel Paese nel periodo delle elezioni generali post-2022», ha detto l’arcivescovo Anthony Muheria in una conferenza stampa.

 

I vescovi cattolici hanno anche chiesto al governo di considerare le questioni chiave che interrompono la pace e l’unità del Paese sei mesi dopo le elezioni generali.

 

«Cari kenioti, dopo quelle che tutti abbiamo salutato come le elezioni più pacifiche nella storia del nostro Paese, e dopo la calma che abbiamo vissuto prima, durante e dopo le elezioni, sei mesi dopo, ci aspettiamo che il governo sia in linea corso nel mantenere le promesse nel suo manifesto. Ciò richiede un ambiente favorevole», ha affermato l’arcivescovo Philip Arnold Subira Anyolo dell’arcidiocesi di Nairobi.

 

I vescovi hanno anche notato che l’ansia politica e le manifestazioni distruttive che il Paese ha vissuto di recente non sono di buon auspicio per la pace e la prosperità della Nazione.

 

«In quanto kenioti, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo quando Sua Eccellenza il Presidente William Ruto e l’ex Primo Ministro onorevole Raila Odinga ha accettato di abbracciare il dialogo attraverso un processo parlamentare bipartisan, e abbiamo visto questo come un vero segno di leadership e patriottismo mostrato da leader che amano questo paese, patrioti che si sentono per i keniani sofferenti colpiti dalla povertà e dalla siccità e che sono stufi di infiniti battibecchi politici. Applaudiamo e apprezziamo la buona volontà dimostrata da questi due leader», hanno aggiunto i prelati africani.

 

«Per favore, lasciati incoraggiare dalla parola di Dio in Isaia 43, 2: «Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare».

 

L’introduzione della cultura LGBT in Africa sta scatenando una reazione molto visibile da parte degli africani. Il presidente ugandese Yoweri Musuveni due settimane fa ha esortato i Paesi africani a «salvare il mondo» dall’agenda LGBT. Musuveni, fermo oppositore dell’imperialismo omosessualista, era intervenuto alla una Conferenza interparlamentare internazionale sui valori della famiglia e la sovranità chiamata «Proteggere la cultura africana e i valori della famiglia».

 

Come riportato da Renovatio 21, a fine 2022 era emerso come un membro del Parlamento ugandese si era opposto alle disposizione pro-omosessualiste e pro-aborto che potrebbero essere incluse nell’aggiornamento di un accordo commerciale tra UE ed alcuni Paesi africani. In Kenya vi sono state reazioni simili da parte dei parlamentari conservatori a fine febbraio in risposta alla sentenza della corte suprema del loro paese per autorizzare la creazione di gruppi LGBT, nonostante il fatto che le azioni omosessuali siano contro la legge in Kenya.

 

Un esperto che il presidente ugandese Musuveni aveva invitato alla conferenza internazionale era il dottor Wahome Ngare, presidente dell’Associazione dei medici cattolici del Kenya e medico attivo nella battaglia contro i pericoli della vaccinazione delle donne nel suo Paese, martoriato da campagne di sierizzazione propalate da OMS e oligarchi globali che si ritengono aver sterilizzato quantità di cittadine kenyote.

 

Come noto, nel caso dello scandalo dei vaccini sterilizzanti era stata proprio la Conferenza Episcopale kenyota a denunciare a livello internazionale l’incredibile vicenda.

 

La pressione omosessualista occidentale, tuttavia, arriva nel continente nero pure per via religiosa. I vescovi anglicani africani stanno rifiutando l’orientamento sempre più smaccatamente pro-gay della Chiesa Anglicana di Canterbury.

 

Nel caso dei cattolici, abbiamo visto appelli di Bergoglio contro le leggi anti-sodomia in vigore in vari Stati del continente nero. La posizione del pontefice argentino ha ingenerato problemi al limite dell’incidente diplomatico. Prima della sua visita in Sud Sudan di inizio anno, il governo di Juba aveva fatto sapere per voce del suo ministro dell’Informazione Michael Makuei Lueth che «se Papa Francesco viene da noi e ci dice che non c’è differenza tra il matrimonio tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, noi diremo “no”».

 

A fine 2022 la Conferenza Episcopale dello Zambia ha prodotto un comunicato difendendo le leggi anti-sodomia in vigore nel Paese e denunciando il peccato dell’omosessualità. «Se non si fa nulla per sensibilizzare la nostra gente», aveva avvertito l’arcivescovo di Lusaka Alick Banda, la cultura LGBT «diventerà una norma accettabile in Zambia, nonostante l’esistenza di leggi che criminalizzano queste attività e peggio ancora sono offensive per i nostri valori culturali e cristiani».

 

Il ricatto dell’imperialismo omosessualista occidentale raggiunse l’apice nel 2015 dall’amministrazione Obama, che ritirò aiuti finanziari e militari alla Nigeria quando questa si rifiutò di legalizzare contraccezione e omosessualità. Lagos all’epoca si trovava a combattere i terroristi di Boko Haram, che avevano ucciso e rapito decine di migliaia di persone. Si disse che gli USA obamiani disponessero di immagini satellitari con gli accampamenti di Boko Haram, ma non le condivisero con i nigeriani restii a implementare la deregulation sessuale nella società africana

 

 

 

 

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Noto blogger gay ricoverato dopo aver mandato in streaming scene di autolesionismo estremo. Pianificava la conversione al cattolicesimo

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Il blogger omosessuale Perez Hilton, che a marzo aveva dichiarato l’intenzione di tornare alla Chiesa cattolica dopo una malattia che lo aveva quasi condotto alla morte, è stato ricoverato in ospedale dopo essersi apparentemente procurato una serie di gravi ferite sanguinanti durante una diretta TikTok martedì. Lo riporta LifeSite.

 

I video originali sono stati prontamente rimossi da TikTok, ma non prima che clip e screenshot iniziassero a diffondersi sui social media tra la tarda serata di martedì e le prime ore di mercoledì. Hilton appare in uno stato di profondo dolore, nudo e ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, dopo essersi inflitto le ferite in modo intenzionale.

 

Le immagini risultano troppo raccapriccianti per essere riprodotte da LifeSiteNews. Alcuni si sono subito interrogati se si trattasse di un grave attacco spirituale successivo alla sua ritrovata fede. Altri hanno ipotizzato che Hilton sia soltanto un’altra celebrità della cultura pop che si esibisce ricoperta di sangue.

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Il blogger quarantottenne e i suoi tre figli, nati tramite maternità surrogata, convivono nella stessa abitazione della madre. Nessuno dei bambini era presente in casa al momento dell’episodio, protrattosi per diverse ore.

 

I soccorritori sono arrivati sul posto dopo che l’ufficio dello sceriffo di Miami-Dade ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti la preoccupante diretta streaming. Hilton è stato quindi trasferito in un ospedale locale per accertamenti e cure.

 

Secondo la rivista People, le autorità di Miami hanno ricevuto segnalazioni di un «possibile suicidio» intorno alle 18:51 di martedì presso l’indirizzo di Hilton. Il report di People prosegue:

 

Intorno alle 22:41, la registrazione audio descriveva un «tentativo di suicidio» presso l’abitazione di Hilton, durante il quale la polizia ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. La sua casa è stata descritta come una «scena di intervento della polizia». Secondo la centrale operativa, le autorità sono entrate nella sua abitazione poco dopo. Intorno alle 23:30, le unità di soccorso erano in viaggio verso un ospedale locale.

 

A marzo Hilton aveva utilizzato i social media per spiegare che, durante la convalescenza da una lunga e grave malattia, aveva incontrato Dio, si era convertito e aveva promesso di tornare alla Chiesa cattolica, che aveva abbandonato da adolescente per vivere come omosessuale.

 

«La mia stupidità mi ha mandato in ospedale per 21 giorni ed è stata la cosa peggiore e migliore che mi sia mai capitata», ha detto Hilton, che aveva raccontato di essere finito in ospedale a causa di un’ulcera gastrica perforata, provocata da farmaci che stava assumendo, con conseguente sepsi, accumulo di liquidi nei polmoni e problemi cardiaci.

 

Anziché iniziare il suo racconto di 25 minuti del suo terribile incontro con la morte, Hilton ha immediatamente condiviso il suo incontro con Dio. «Dio si è manifestato a me», ha dichiarato Hilton. «Non è stata una sensazione. Dio si è manifestato a me».

 

«Sono cresciuto cattolico. Sono stato battezzato, ho ricevuto la Prima Comunione, la Cresima, ho frequentato una scuola gesuita per sette anni, ma non sono mai stato credente, fino ad ora», ha spiegato. Visibilmente commosso, ha ribadito: «Dio si è manifestato a me e poi ha fatto qualcosa, qualcosa che posso definire solo “miracoloso”».

 

«Ero lucidissimo, era tutto reale», ha detto Hilton, «e questo mi ha cambiato la vita». «Sono davvero grato. Non vedo l’ora di iniziare a portare i bambini in chiesa e di sapere che Dio esiste davvero», ha continuato.

 

Hilton aveva affermato che in passato aveva desiderato credere in Dio, ma che ora non ha più bisogno della speranza per credere «perché ora so». Aveva anche dichiarato di sperare ora di iscrivere i suoi figli alle scuole cattoliche.

 

Hilton, il cui vero nome è Mario Armando Lavandeira Jr., ha a lungo ostentato il proprio stile di vita omosessuale. Nel corso degli anni ha avuto tre figli tramite maternità surrogata: un figlio di 13 anni e due figlie di 11 e 8 anni. In un video pubblicato due settimane dopo, Hilton ha espresso preoccupazione per il suo percorso spirituale. «Dio, mostrami la via!», ha pregato.

 

In molti non avevano creduto a questa conversione, sostenendo che si trattava dell’ennesima trovata pubblicitaria del personaggio.

 

Perez Hilton era divenuto famoso nei primi anni Novanta come pioniere del «celebrity blogging»: aveva cioè un sito di pettegolezzi sui personaggi famosi (da cui il nom de plume, ispirato a Paris Hilton, bionda ereditiera che era all’epoca la donna famosa – per essere famosa – per antonomasia), che molestava rivelando particolari della loro vita privata, ovviamente senza il loro consenso, e mettendo in giro voci di ogni tipo.

 

Lo Hilton era quindi odiato e temuto dalla comunità di Hollywood, di fatto tenuta in scacco dalla popolarità del suo sito di gossip.

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Negli anni 2010, dopo aver perso molti chili, aveva inscenato una «conversione» comparendo nella trasmissione TV di Elle DeGeneres per annunciare che sarebbe stato più buono.

 

La sua protervia gay, tuttavia, ha ingenerato un episodio significativo, che ha ramificazioni ancora oggi, vista l’ascesa sulla stampa della dissidenza americana di Carrie Prejean Boller, ex Miss California ora convertitasi al cattolicesimo e divenuta estrema avversaria di sionisti, cristiani sionisti e dello Stato di Israele.

 

Nell’aprile 2009, a Las Vegas, si svolgeva il Miss USA. Carrie Prejean, 21 anni, Miss California allora studentessa al San Diego Christian College e ancora di fede evangelica, era secondo molti decisamente la favorita. Tra i giudici c’era il Perez Hilton, che nella fase finale a domande e risposte, Hilton chiese alla bellissima Carrie:  «il Vermont è recentemente diventato il quarto Stato a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Pensi che ogni Stato dovrebbe fare lo stesso? Perché sì o perché no?»

 

La Miss ebbe qualche esitazione, per poi però rispondere con risolutezza: «penso che sia fantastico che gli americani possano scegliere una cosa o l’altra. Viviamo in un paese dove si può scegliere il matrimonio same-sex o quello opposite. E sai cosa? Nel mio Paese, nella mia famiglia, credo che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna. Nessuna offesa a nessuno, ma è così che sono stata educata e credo che debba essere tra un uomo e una donna».

 

Il pubblico reagì con un mix di applausi e fischi. Carrie arrivò seconda dopo Miss North Carolina, di cui nessuno si ricorda.

 

Subito dopo, lo Hilton pubblicò un video-blog furioso sul suo sito. definendo  la risposta «la peggiore della storia dei concorsi di bellezza» e disse che la Prejean aveva perso non per le sue opinioni, ma perché era una «dumb bitch» («stupida troia»). Aggiunse che una Miss USA doveva unire e non alienare milioni di persone. In interviste successive non si scusò e dichiarò di aver pensato pure ad altri insulti.

 

Prejean divenne un’eroina per conservatori e cristiani, che la difendevano per aver detto ciò che pensava senza compromessi («biblicamente corretta», non politicamente corretta).  Donald Trump (allora proprietario del Miss USA) la difese in parte, ma la situazione degenerò: emersero immagini erotiche di quando era più giovane, notizie su protesi al seno pagate in parte dall’organizzazione californiana, e tensioni contrattuali. A giugno 2009 Prejean fu destituita dal titolo di Miss California per presunte violazioni contrattuali. Lei sostenne che fosse una ritorsione per la risposta a Hilton.

La vita della Prejean fu senata da quell’episodio, che epperò la rese simbolo di fede e resistenza al «politicamente corretto».

 

In un podcast recente i due hanno parlato, e Carrie sostiene di averlo, cattolicamente, perdonato.

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La Prejean ha sposato un giocatore di Football americano, da cui ha avuto due figli – tutti ora battezzati nella Chiesa cattolica. Non ha avuto problemi, quando i sionisti la fecero espellere dalla Commissione per la Libertà religiosa dove l’aveva voluta il presidente Trump, a richiamare alle loro responsabilità vescovi e cardinali (come Barron e Dolan) che, dopo averle detto in privato che aveva ragione Lei, la hanno pubblicamente abbandonata, lasciandola da sola a difendersi dagli attacchi.

 

A difenderla fu, invece, il vescovo Joseph Strickland, rimossa dalla sua diocesi da Bergoglio negli ultimi anni del papato del gesuita argentino.

 

La Prejean ha intrapreso battaglie contro gli eventi con trans nelle scuole americane, le mascherine anti-COVID e il brand di alta moda Balenciaga, che finì l’anno passato in uno scandalo per riferimenti a pedofilia e satanerie varie.

 

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Attrice gender dell’Odissea dice che gli animali possono essere trans

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Durante un’apparizione al podcast TransLash, Elliot Page già nota come Ellen Page, contestata attrice dell’Odissea di Cristoforo Nolan attualmente nelle sale cinematografiche, ha affermato che le lezioni di biologia vengono usate come arma «contro le persone queer e trans» perché non trattano l’argomento degli «animali queer».   «Il mondo naturale e ciò che impariamo a lezione di biologia, in quanto apparentemente un sistema cis-etero-patriarcale (…) comunque lo si voglia definire, a mio avviso viene usato contro le persone queer e trans, facendoci apparire come disadattati, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in noi o come se fossimo una cosa moderna, cosa che ovviamente sappiamo essere falsa», ha dichiarato la/il Page.   L’attrice transessuale hollywoodiana ha poi insistito sul fatto che esistono animali che si identificano come transgender e che gli esseri umani devono liberarsi di quello che Page ha definito uno stigma ingiustificato che circonda queste realtà biologiche. «Gli esseri umani sono l’unica specie così ridicola da sembrare avere un enorme problema con le persone trans», ha concluso

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La/il Page ha anche parlato del suo ruolo di Sinone nell’Odissea nolaniana, un personaggio coinvolto nell’inganno del Cavallo di Troia, che la conduttrice di TransLash, Imara Jones, ha definito un genocidio.   Figlio di Esimo e cugino di Ulisse, Sinone è un personaggio della mitologia greca e romana, celebre per essere la spia greca che convinse i Troiani ad accogliere il Cavallo di Troia all’interno delle mura della città. Il personaggio non compare nell’Odissea originale di Omero. Il personaggio non viene mai menzionato né nell’Iliade né nell’Odissea, bensì nell’Eneide di Virgilio, Sinone si fece catturare intenzionalmente dai Troiani. Raccontò una storia falsa, dicendo di essere fuggito dal campo greco per evitare di essere sacrificato agli dei.   Guadagnata la fiducia del re Priamo, spiegò che il gigantesco cavallo di legno era un’offerta sacra. Una volta introdotto il cavallo in città, di notte, Sinone aprì la botola segreta per far uscire i soldati greci nascosti all’interno, decretando la fine di Troia.   Nella versione cinematografica, in una totale riscrittura del mito Sinone non sa che i soldati sono nascosti all’interno del cavallo: il personaggio interpretato dal trans, insomma, è «innocente». Ciò con buona pace di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia colloca Sinone all’Inferno tra i falsari di parola (Inferno, canto XXX, verso 99 e 117: «L’una è la falsa ch’accusò Gioseppo; / l’altr’è ’l falso Sinon greco di Troia: / per febbre aguta gittan tanto leppo (…) “S’io dissi falso, e tu falsasti il conio”, / disse Sinon; «e son qui per un fallo, / e tu per più ch’alcun altro demonio!».   Nell’attuale trasposizione cinematografica tutto, materialmente, è invertito: Sinone affronta Ulisse nell’Ade per il tradimento e le morti che ne sono seguite. «In questa situazione, il mio personaggio non sa che questi uomini sono sul cavallo», ha detto la/il Page, riferendosi al famoso inganno del Cavallo di Troia. «E quindi, nello scontro con Ulisse nell’Ade, in quella scena, lo affronta dicendogli: “Come hai potuto mentirmi? Mi sono sacrificato per te e per questa causa. Come hai potuto mentirmi?” E tutte queste persone dietro di me sono le persone che sono morte per te e per la tua missione».   «Credo che il personaggio di Sinon porti sulle spalle questo terribile peso, ovviamente, e si penta di far parte di tutto questo, oltre a sentirsi, per molti versi, usato e ingannato in questa situazione».   L’Odissea nolaniana ha riscosso un enorme successo commerciale sin dalla sua uscita, conquistando il primo posto al botteghino statunitense nel weekend di apertura e incassando oltre 700 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando uno dei film di maggior successo dell’anno e il film di Nolan con il maggiore incasso fino ad oggi.   Tuttavia, poche testimonianze raccolte da Renovatio 21, sia da parte di critici professionisti che di pubblico comune, raccontano di un film pessimo, mancato, che chiaramente non sa dove andare a parare.

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Moltissimi hanno accusato Nolan di aver ceduto alla dittatura del politicamente corretto e del DEI (diversità, equità e inclusione) – attori trans e afroamericani, compresa Elena di Troia, la donna «dalle bianche braccia» interpretata dalla nerissima Lupita Nyong’o – non tanto per scelte personali, ma per aderire a criteri che consentiranno alla pellicola di vincere ai premi Oscar l’anno prossimo. Dal 2024 (96ª edizione dei premi) sono in vigore i Representation and Inclusion Standards , cioè criteri di eleggibilità per la categoria Miglior Film..   Il film è stato inoltre oggetto di critiche per numerose inesattezze storiche, come l’utilizzo di armature non adatte al periodo in cui è ambientata la storia.   In opposizione alla pellicola ora nelle sale, Elon Musk ha dichiarato di essere disposto a finanziare Mel Gibson con 100 milioni di dollari per realizzare un adattamento storicamente accurato dell’Odissea omerica.  

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Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

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Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.

 

Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.

 

«Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

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«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».

 

«In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.

 

«Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».

 

Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».

 

Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, Don Milani negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.

 

Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine 386-391.

 

«… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

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Un piccolo scandalo in merito era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».

 

Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».

 

Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.

 

Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.

 

La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

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