Geopolitica
Gli USA bombardano la Siria
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ordinato un attacco aereo contro un deposito di armi in Siria presumibilmente utilizzato dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC) e da gruppi affiliati, segnando l’ultima risposta di Washington agli attacchi di droni e razzi contro le sue basi nella regione.
Due aerei da combattimento F-15 statunitensi hanno effettuato l’ultimo attacco aereo ieri nella Siria orientale, ha affermato il Pentagono in una nota. Gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi nella stessa regione il 26 ottobre contro i gruppi militanti sostenuti dall’Iran che Washington ha accusato di attacchi alle sue basi.
Gli avamposti illegali statunitensi in Siria e le basi militari in Iraq sono stati attaccati almeno 38 volte dal 17 ottobre, riflettendo le crescenti tensioni nella regione durante la guerra tra Israele e Hamas. Teheran ha ripetutamente avvertito che le varie forze regionali non rimarranno con le mani in mano e che verranno aperti “nuovi fronti” se Washington continuerà a sostenere Israele nel bombardamento di Gaza.
Almeno 45 soldati americani sono rimasti feriti negli attacchi di droni e razzi. Un attacco del 18 ottobre alla base aerea di Al-Asad in Iraq ha portato alla morte di un contractor statunitense, che secondo quanto riferito è morto mentre si rifugiava sul posto.
«Gli Stati Uniti sono pienamente pronti ad adottare ulteriori misure necessarie per proteggere la nostra popolazione e le nostre strutture», ha affermato il Pentagono. «Esortiamo di agire contro qualsiasi escalation».
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Le truppe statunitensi occupano illegalmente la regione ricca di petrolio della Siria nord-orientale dal 2014, apparentemente per combattere i terroristi dell’ISIS.
L’occupazione è continuata nonostante la sconfitta del gruppo terroristico da parte delle forze russe, statunitensi, siriane e iraniane nei territori sotto il controllo di Damasco.
Gli Stati Uniti mantengono una forza di circa 900 militari in Siria, mantenendo un’impronta nel Paese dilaniato dalla guerra dal 2016. Tuttavia, la loro presenza laggiù non ha legalità, non avendo acquisito né il permesso di Damasco né un mandato da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Il governo siriano ha ripetutamente paragonato le forze statunitensi nel Paese a un’occupazione con l’obiettivo di saccheggiare il Paese dei suoi ricchi giacimenti di petrolio e gas.
Riguardo a questi avamposti , Assad, in visita a Mosca, ha rivelato che nella base di siriana Al Tanf gli USA addestrerebbero terroristi.
L’anno passato l’Intelligence russa aveva accusato gli Stati Uniti di addestrare in Siria militanti ISIS da spedire sul fronte ucraino. Alcune foto di combattenti ucraini con le mostrine dello Stato Islamico potrebbero esserne testimonianza.
Mesi fa il Capo di Stato Maggiore USA Mark Milley ha visitato le truppe americane che occupano parte della Siria. A marzo il deputato della Florida Matt Gaetz aveva tentato di far votare una risoluzione – War Powers (H.Con.Res.21) – per la rimozione delle truppe statunitensi dalla Siria.
Come riportato da Renovatio 21, unità del Corpo dei Marines il mese scorso erano ritirate dal Kuwait «a seguito di eventi emergenti».
Al largo del Mediterraneo orientale si contano oramai tre gruppi d’attacco americani, con portaerei e fregate (pure italiane) e pure un sommergibile di classe Ohio in grado di lanciare missili a testata termonucleare.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Geopolitica
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina: parla il professor Mearsheimer
La Russia ha la vittoria assicurata nel conflitto in Ucraina, e nessuna quantità di armamenti occidentali – compresi i sistemi di difesa aerea Patriot richiesti da Kiev – potrà cambiare questa realtà, ha affermato lo studioso di relazioni internazionali John Mearsheimer.
L’Ucraina è «altamente vulnerabile» agli attacchi russi, che potrebbero paralizzare la sua economia e trasformarla in uno stato «disfunzionale», ha dichiarato giovedì il professore dell’Università di Chicago al podcast «Deep Dive» di Daniel Davis.
Nel corso del conflitto, giunto ormai al quinto anno, Kiev ha fatto molto affidamento sugli aiuti militari occidentali. Vladimir Zelensky ha ripetutamente sollecitato gli alleati a fornire più armamenti, in particolare i sistemi Patriot, attribuendo i ritardi nelle consegne alle battute d’arresto subite dall’Ucraina sul campo di battaglia.
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Secondo Mearsheimer, la convinzione che un maggior numero di Patriot o di altre armi occidentali possa invertire il corso del conflitto è un’illusione.
«I russi sono praticamente liberi di attaccare qualsiasi obiettivo in Ucraina e non devono preoccuparsi minimamente che un missile Patriot o qualsiasi altro tipo di missile possa abbattere i missili o i droni in arrivo», ha affermato.
Considerato il «notevole vantaggio in termini di potenza aerea» della Russia e la carenza di manodopera che affligge l’Ucraina, «i russi vinceranno questa guerra» e «l’Ucraina emergerà come uno stato residuo disfunzionale», ha sostenuto.
Mearsheimer ha indicato i recenti attacchi russi contro il porto ucraino di Odessa come prova della strategia di Mosca. «A mio parere, i russi hanno di fatto tagliato fuori Odessa come porto di uscita per l’Ucraina», ha affermato.
All’inizio di questa settimana, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito depositi di carburante e infrastrutture portuali a Odessa, Nikolaev, Izmail e Chernomorsk, utilizzate per ricevere e immagazzinare materiale militare, affermando che quasi 30 navi al servizio dell’esercito ucraino sono state colpite.
Giovedì, l’emittente ucraina Strana ha riferito che il traffico marittimo si era di fatto bloccato, con nessuna nave entrata nei porti ucraini del Mar Nero il giorno precedente. Secondo Strana, gli attacchi russi sarebbero stati una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro i porti russi sul Mar Nero.
Gli attacchi hanno reso le spedizioni verso l’Ucraina sempre più rischiose, ha aggiunto Strana, sottolineando che il colosso delle spedizioni Maersk ha recentemente sospeso le operazioni nel porto di Chernomorsk.
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Mearsheimer sostenne inoltre che il conflitto tra Stati Uniti e Iran avrebbe ulteriormente ridotto il sostegno militare e finanziario europeo a Kiev.
«Credo che gli eventi in Iran e l’andamento della guerra tra Ucraina e Russia stiano creando una situazione in cui il futuro dell’Ucraina appare estremamente fosco», ha affermato il politologo chicagoano.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva sostenuto in un’intervista che i governi occidentali continuano a perseguire politiche mirate a indebolire la Russia fino a privarla definitivamente del suo status di grande potenza.
Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva preconizzato ancora nel 2015 lo sfascio dell’Ucraina, accusando, già all’ora, l’Occidente di portare Kiev verso la sua distruzione invece che verso un’era florida che sarebbe seguita alla neutralità dichiarata dagli ucraini.
Il politologo appartiene alla schiera delle grandi figure politiche americane che hanno rifiutato la NATO, talvolta prima ancora che nascesse. Uno è George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore USA in URSS, lucido, geniale mente capofila della scuola «realista» delle Relazioni Estere (quella oggi portata avanti accademicamente proprio da Mearsheimer) e funzionario di governo considerato «il padre della guerra fredda».
Mearsheimer è noto altresì per il controverso libro La Israel lobby e la politica estera americana, tradotto in Italia da Mondadori. Il libro contiene una disamina dell’influenza di Tel Aviv sulla politica americana, e identifica vari gruppi di pressione tra cui i Cristiani sionisti e soprattutto i neocon.
Il cattedratico statunitense ha anche recentemente toccato la questione israeliana dichiarando che le intenzioni dello Stato Ebraico sarebbero quelle di allargare il più possibile il conflitto nell’area di modo da poter svuotare i territori dai palestinesi: «più grande è la guerra, maggiore è la possibilità di pulizia etnica».
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Immagine screenshot da YouTube
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Sauditi e alleati bombardano il porto Houthi
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