Geopolitica
L’Argentina promette di riprendere controllo delle Falkland
L’Argentina si è impegnata a riprendere il controllo delle Isole Falkland, un arcipelago nell’Atlantico che è stato al centro di una disputa territoriale con la Gran Bretagna per quasi 200 anni.
La promessa è arrivata dopo che Londra ha restituito uno dei suoi territori d’oltremare, le Isole Chagos, alla nazione insulare di Mauritius giovedì.
Nel corso della giornata, il ministro degli Esteri argentino Diana Mondino si è rivolto a X per elogiare la decisione di Londra di trasferire la sovranità delle isole Chagos nell’Oceano Indiano a Mauritius, dopo decenni di negoziati.
La larga disputa entre Gran Bretaña e Islas Mauricio llegó hoy a una conclusión, y los mauricianos lograron recuperar su territorio de Chagos. Este hito implica terminar con la última colonia inglesa en África.
Celebramos este paso en la dirección correcta y terminar con…
— Diana Mondino (@DianaMondino) October 3, 2024
Aiuta Renovatio 21
«Accogliamo con favore questo passo nella giusta direzione e la fine di pratiche obsolete», ha scritto Mondino, riferendosi apparentemente al fatto che il Regno Unito controlla ancora alcuni dei territori occupati durante il periodo coloniale.
«Recupereremo la piena sovranità sulle nostre Malvinas. Le Malvinas erano, sono e saranno sempre argentine», ha aggiunto. Malvinas è il nome argentino delle Falkland.
L’arcipelago conteso del Sud Atlantico si trova a circa 375 miglia nautiche (più o meno 600 km) dalla terraferma argentina. Buenos Aires rivendica le isole, affermando che facevano parte del territorio quando l’Argentina ottenne l’indipendenza dalla Spagna nel 1816. Il Regno Unito governa l’arcipelago dal 1833. Argentina e Regno Unito combatterono una guerra di dieci settimane per le isole nel 1982, che costò la vita a quasi 1.000 persone e si concluse con una vittoria britannica.
La governatrice delle Falkland, Alison Blake, è intervenuta su X giovedì, affermando che il Regno Unito aveva un «impegno incrollabile» per difendere la propria sovranità sulle isole. Ha continuato descrivendo il contesto storico delle Falkland e delle Chagos come «molto diverso».
See below a press statement from the #Falkland Islands Legislative Assembly on the recent announcement of the #Chagos sovereignty exercise.#FalklandIslands pic.twitter.com/W3R2w941Bt
— Falkland Islands Legislative Assembly (@FIAssembly) October 3, 2024
Anche l’Assemblea legislativa delle Falkland ha rilasciato una dichiarazione, sottolineando che la popolazione locale, che conta circa 3.600 persone, aveva scelto di rimanere sotto il controllo britannico in un referendum del 2013.
Il presidente argentino Javier Milei ha promesso a maggio di riavere le isole attraverso i canali diplomatici e ha ammesso che potrebbero volerci decenni per riacquistare la sovranità dal Regno Unito.
Ad aprile, nel 42° anniversario della guerra delle Falkland, ha promesso una «roadmap» per le isole affinché diventassero argentine.
Come riportato da Renovatio 21, nove mesi fa l’Argentina aveva invitato ufficialmente Londra a riprendere i colloqui sulle Falkland, affermando di voler trovare finalmente una «soluzione» alla disputa territoriale. La dichiarazione in merito era stata rilasciata mercoledì dal ministero degli Esteri di Buenos Aires, in occasione del 190° anniversario dell’occupazione britannica delle isole.
Dal 1833, tutti i governi argentini hanno riaffermato i loro «diritti di sovranità legittimi e imprescrittibili sulle Malvine, Georgia del Sud e Isole Sandwich Meridionali e sulle aree marittime circostanti», ha affermato il ministero in una nota, segnalando che la nuova amministrazione non ha fatto eccezione.
«Il Governo argentino esprime ancora una volta la sua volontà di riprendere i negoziati bilaterali per trovare una soluzione a questa disputa di sovranità, in conformità con le pertinenti risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite», ha affermato il Ministero.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
«In questo quadro, il Governo argentino desidera mantenere una relazione matura con il Regno Unito che implichi un dialogo sostanziale e costruttivo su tutte le questioni di reciproco interesse, con l’obiettivo di costruire un clima di fiducia favorevole alla ripresa dei negoziati», scrive la nota ministeriale.
Le promesse dell’allora neogoverno Milei avevano ricevuto una fredda accoglienza a Londra, con l’ufficio dell’allora primo ministro britannico Rishi Sunak che haaveva affermato che la sovranità del paese sulle Falkland era «non negoziabile» e che la questione «è stata risolta in modo decisivo qualche tempo fa»: quest’ultima osservazione si riferiva apparentemente alla guerra di 74 giorni tra le due nazioni nel 1982, che portò alla sconfitta dell’Argentina.
La guerra delle Falkland fu tecnicamente una guerra non dichiarata, e durò appena dieci settimane. L’obiettivo era il controllo di due territori dipendenti dalla Gran Bretagna nell’Atlantico meridionale: le Isole Falkland e la sua dipendenza territoriale, la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali.
Il conflitto iniziò il 2 aprile 1982, quando l’Argentina invase e occupò le Isole Falkland, seguita il giorno successivo dall’invasione della Georgia del Sud.
Il 5 aprile, il governo britannico inviò una task force navale per ingaggiare la marina e l’aeronautica argentina prima di sferrare un assalto anfibio alle isole. La guerra si concluse con la resa dell’Argentina il 14 giugno, che restituì le isole sotto il controllo britannico. In totale, 649 membri militari argentini, 255 membri militari britannici e tre isolani delle Falkland furono uccisi durante le ostilità.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Ben Tubby via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Geopolitica
L’UE respinge il Canada come membro «associato»
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
Sostieni Renovatio 21
Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini2 settimane faChiesta la pena di morte per la madre accusata per i due gemelli deceduti 8 giorni dopo la vaccinazione
-



Trapianti2 settimane faTrapianti, il prossimo passo: prelevare gli organi senza attendere la «morte»
-



Politica5 giorni faCaos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini
-



Persecuzioni2 settimane faVescovo mette a tacere famoso esorcista
-



Spirito7 giorni faNuvola a forma di Croce sopra Lourdes
-



Geopolitica2 settimane faL’Arabia Saudita giustizia una coppia bengalese per essersi baciata all’interno di una moschea
-



Immigrazione2 settimane faMons. Viganò contro la barbarie orchestrata
-



Salute1 settimana faI vaccini anti-COVID hanno scatenato disturbi psichiatrici, compresi i suicidi.













