Militaria
L’Iran si unisce al club ipersonico con il missile «Fattah»
L’Iran ha annunciato di essere definitivamente entrato nella ristretta cerchia delle nazioni dotate di tecnologie missilistiche ipersoniche.
Martedì la forza aerospaziale del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche ha presentato un nuovo missile ipersonico, portando l’Iran nella piccola manciata di nazioni con capacità missilistiche ipersoniche. Lo riporta il sito russo Sputnik.
Si dice che il missile a propellente solido, chiamato «Fattah» (cioè «conquistatore» o «latore della vittoria») abbia una portata di 1.400 km, la capacità di accelerare fino a Mach 13-15, manovrare in volo e sconfiggere tutta l’aria e scudi di difesa missilistica.
«Costruiamo missili in modo da non subire aggressioni da parte dei nemici, e in modo che … i nemici non pensino nemmeno a un atto di aggressione contro la Repubblica islamica», ha detto il presidente Ebrahim Raisi, che era presente alla cerimonia di inaugurazione di martedì. «Il potere militare, di difesa e missilistico dell’Iran crea deterrenza, ovviamente, crea deterrenza non solo dall’invasione ma anche dal pensiero dell’invasione».
«Oggi, sentiamo che il potere di deterrenza è stato sviluppato, che è la fonte della sicurezza e della pace sostenibile per i paesi della regione», ha detto Raisi.
Raisi è stato raggiunto all’evento dal comandante in capo dell’IRGC Hossein Salami e dal comandante della forza aerospaziale dell’IRGC Amir Ali Hajizadeh.
Hajizadeh ha affermato che il lavoro degli scienziati missilistici iraniani «non finirà con la costruzione di questo missile» e che Teheran «continuerà su questa strada in modo che nessun nemico possa nemmeno immaginare di attaccare l’Iran».
Il filmato di prova del nuovo missile è stato rilasciato dai media iraniani, mostrando il suo lancio, l’atterraggio sul bersaglio, il test del suo motore manovrabile e una computer grafica dell’arma durante il volo che mostra come la testata si separa dal booster portandola nello spazio.
Iran has unveiled a home-grown hypersonic missile, which it says can beat all existing air defense systems.
The missile, dubbed Fattah, has a range of 1,400 kilometers and boasts high speed, accuracy and maneuverability as well as stealth capabilities. pic.twitter.com/zzGWtqOImc
— PressTV Extra (@PresstvExtra) June 6, 2023
La presentazione del missile arriva nel mezzo di uno sconvolgimento geopolitico senza precedenti nella regione del Golfo Persico, con l’Iran che ha invitato l’ex rivale dell’Arabia Saudita a una nuova alleanza navale dopo aver ristabilito le relazioni, una prospettiva che ha suscitato indignazione e confusione a Washington.
L’Iran e l’Arabia Saudita hanno ristabilito le relazioni ad aprile in un accordo mediato dalla Cina. Un mese dopo, Riyadh e altri membri della Lega araba si sono mossi per riportare la Siria, alleata iraniana e russa, nell’organismo regionale.
Nello stesso momento in cui l’Iran si è mosso per consolidare i legami con altre potenze regionali, Teheran è diventata sempre più disillusa dalle prospettive di un ritorno degli Stati Uniti all’accordo sul nucleare del Piano d’azione globale congiunto (JCPOA), che ha offerto a Teheran un alleggerimento delle sanzioni in cambio per i limiti all’arricchimento dell’uranio e alle attività di stoccaggio per il programma nucleare pacifico del paese.
Il mese scorso ha segnato il quinto anniversario dell’uscita di Washington dal JCPOA, con l’amministrazione Biden che ha rinnegato gli impegni per tornare all’accordo il prima possibile, e la Casa Bianca ha annunciato la scorsa settimana che non considera più prioritario il ritorno all’accordo.
Il Pentagono stima che l’Iran possieda «oltre 3.000» missili balistici di varie gittate e classi, inclusi missili a lungo raggio con una gittata fino a 4.000 km.
L’Iran ha iniziato a sviluppare missili durante la guerra Iran-Iraq del 1980-1988 e attualmente li vede come il principale deterrente contro l’aggressione dopo che i suoi leader hanno emesso editti religiosi – le fatwa – impegnandosi a non perseguire armi di distruzione di massa.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso autunno, lo stesso funzionario ha affermato che Teheran aveva sviluppato un missile ipersonico.
L’Iran sarebbe quindi entrato nel ristretto club degli ipersonici: Russia, Cina, fors’anche Nord Corea. Gli USA, come noto, hanno avuto problemi con lo sviluppo di tale tecnologia e sono in ritardo.
Come riportato da Renovatio 21, una settimana fa l’Iran aveva svelato il missile balistico Kheibar con gittata 2000 chilometri.
Immagine screenshot da Telegram
Militaria
Mosca pronta alla guerra con la NATO per difendere Kaliningrad. Anche nucleare?
Mosca ha avvertito che l’intensificarsi delle esercitazioni militari della NATO vicino alla regione russa di Kaliningrad, insieme alla retorica aggressiva dei membri del blocco guidato dagli Stati Uniti, sta alzando il rischio di un conflitto armato diretto.
La Russia ha inviato un avvertimento alla NATO, ribadendo la volontà di proteggere l’exclave baltica «con tutto il suo arsenale disponibile», secondo una dichiarazione pubblicata lunedì dall’ambasciata russa in Belgio, dove ha sede il quartier generale dell’Alleanza. L’espressione fa pensare al possibile utilizzo di armi atomiche.
Il messaggio alludeva alle parole del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, all’inizio del mese: aveva detto che nella regione di Kaliningrad non ci sono «praticamente truppe» e aveva invitato la NATO ad accrescere la presenza militare vicino ai confini con la Russia, così che Mosca non sapesse «cosa faremo».
La portavoce della NATO, Allison Hart, ha confermato di aver ricevuto il messaggio e ha accusato Mosca di retorica irresponsabile. «Condanniamo fermamente la minaccia dell’uso della forza, inclusa qualsiasi retorica nucleare irresponsabile», ha affermato.
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I funzionari occidentali hanno spesso definito «ricatto» le dichiarazioni russe che evocano il deterrente nucleare, presentando al contempo gli accordi di condivisione nucleare della NATO come un pilastro della difesa collettiva. La Francia si è offerta di discutere un possibile dispiegamento delle proprie armi nucleari in altri Paesi europei dell’Alleanza, sostenendo che ciò potrebbe ridurre la dipendenza del blocco dagli Stati Uniti. Negli accordi attuali le bombe atomiche americane sono stoccate in diversi Paesi europei, e il personale degli Stati membri privi di armi nucleari si addestra per missioni che potrebbero comportarne l’uso.
La Russia ha più volte respinto le tesi occidentali secondo cui intenderebbe attaccare la NATO entro la fine del decennio, definendole provocazioni bellicose volte a convincere gli elettori a sostenere un forte aumento della spesa militare. Mosca, dal canto suo, vede i preparativi militari della NATO come un possibile preludio a un attacco contro la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avvertito più volte che un conflitto di questo tipo sarebbe estremamente breve, lasciando intendere che Mosca potrebbe ricorrere alle armi nucleari.
L’ambasciata russa in Irlanda ha usato un linguaggio più diretto: martedì ha affermato che Mosca è pronta a usare armi nucleari in risposta a un tentativo di blocco della NATO su Kaliningrad e potrebbe valutare un’azione militare preventiva in una crisi simile.
Mosca ha cambiato la propria dottrina nucleare in questi anni introducendo l’elemento per cui un attacco nucleare è possibile anche contro una potenza non-nucleare spalleggiata da una potenza nucleare. Come sa il nostro lettore, l’idea di colpire con strike atomici alcune città europee è stata avanzata dall’eminente politologo russo Sergej Karaganov.
Mercoledì il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha detto che è «naturale che i nostri diplomatici cerchino di ricordare ai più accesi sostenitori della dottrina europea i nostri documenti», in risposta alla retorica proveniente dalla Polonia e da altre nazioni.
Come riportato da Renovatio 21, gli USA stanno riscrivendo a porte chiuse la propria dottrina nucleare.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Droni
Il dipartimento della Guerra USA annuncia un nuovo comando per droni e IA
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Militaria
Trump ha chiesto a Xi di acquistare armi americane
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe chiesto al leader cinese Xi Jinping se Pechino fosse interessata ad acquistare armi statunitensi, nonostante i limiti di lunga data alle esportazioni militari verso il Paese. Lo ha rivelato l’ambasciatore di Washington in Cina.
L’ambasciatore David Perdue ha rivelato lo scambio in un’intervista a Fox News Sunday, parlando dell’approccio di Trump alla Cina e della continua vendita di armi statunitensi a Taiwan.
«Il presidente Trump continua a dire: “Ehi, vendiamo armi ad altri paesi in tutto il mondo”», ha affermato il Perdue. «Ad un certo punto ha persino chiesto al presidente Xi se gli sarebbe piaciuto acquistarne alcune».
L’ambasciatore non ha precisato quando Trump abbia sollevato la questione, di quali armi si sia parlato né quale sia stata la risposta di Xi. I due leader si sono incontrati due volte quest’anno: a Pechino a maggio e durante la visita di Stato di tre giorni di Xi a Washington la scorsa settimana.
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Qualsiasi vendita urterebbe contro ostacoli legali rilevanti: nel 1990 il Congresso ha limitato l’esportazione verso la Cina continentale di articoli per la difesa inclusi nella Lista delle Munizioni statunitensi. Restano eccezioni circoscritte e valutazioni presidenziali di interesse nazionale, ma di fatto l’embargo sulle armi USA verso Pechino dura da decenni.
Ciononostante Washington resta il principale fornitore estero di armi a Taiwan, pur mantenendo ufficialmente la politica di «una sola Cina». Il Taiwan Relations Act del 1979 stabilisce che gli Stati Uniti forniranno all’isola articoli e servizi di difesa nelle quantità ritenute necessarie per consentirle di mantenere una «sufficiente capacità di autodifesa».
La Cina considera Taiwan parte del proprio territorio sovrano e ha chiesto agli Stati Uniti di cessare il supporto militare, sostenendo che le vendite violano la sua sovranità e destabilizzano le relazioni nello Stretto. In vista della visita di Xi a Washington, il ministero della Difesa cinese ha esortato gli Stati Uniti a esercitare «estrema cautela» sulla questione.
Lo scorso dicembre l’amministrazione Trump ha approvato un pacchetto di aiuti da 11 miliardi di dollari per Taiwan, il più consistente annunciato finora. Un altro pacchetto, da circa 14 miliardi, è rimasto bloccato per mesi. Trump lo ha definito «un’ottima carta da giocare nelle trattative». Nei documenti della Casa Bianca dopo il vertice non è stata annunciata alcuna decisione sul pacchetto in sospeso.
Perdue ha fatto l’osservazione difendendo l’operato di Trump su Taiwan, sostenendo che il presidente ha già autorizzato forniture all’isola in misura sostanzialmente maggiore rispetto ai predecessori. L’ambasciatore ha descritto la domanda a Xi come tipica del suo stile negoziale, non come segno di una vendita formale in esame.
Non è chiaro, inoltre, cosa gli Stati Uniti potrebbero realisticamente offrire che la Cina non produca già in proprio. Pechino è autosufficiente nella maggior parte delle principali categorie di armi convenzionali; le classifiche che la collocano dietro agli USA si basano sui ricavi in dollari dalla vendita di armi, non sulla produzione effettiva.
Nella cantieristica navale, dove il confronto è più diretto, la capacità industriale cinese è stimata circa 230 volte quella statunitense; testimonianze al Congresso indicano che la produzione di piccoli droni è oltre 100 volte superiore. Gli Stati Uniti restano avanti in tecnologie e know-how in settori ancora sensibili, proprio quelli che difficilmente condividerebbero con il principale rivale strategico.
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