Spazio
Gli scienziati cinesi tramano la distruzione dei satelliti di Elon Musk
Ricercatori cinesi, tra cui molti associati all’industria della Difesa del Paese, stanno studiando modi per disabilitare o addirittura distruggere i satelliti Starlink di SpaceX se mai si rivelassero una minaccia per la sicurezza nazionale, riporta il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.
Ciò mostra come, in ispecie dopo i fatti ucraini dove i satelliti muskiani hanno aiutato Kiev ai danni di Mosca, la comunità militare cinese veda sempre più l’infrastruttura orbitale di SpaceX come un potenziale avversario.
Un nuovo documento di ricerca pubblicato sulla rivista cinese Modern Defense Technology, sottoposta a revisione paritaria, espone le raccomandazioni dei ricercatori, secondo il quotidiano.
«Una combinazione di metodi soft e hard dovrebbe essere adottata per far sì che alcuni satelliti Starlink perdano le loro funzioni e distruggano il sistema operativo della costellazione», si legge nel documento, come citato dal giornale di Hong Kong.
Elon Musk è un uomo molto popolare in Cina, e Tesla ha investito moltissimo nel Paese, costruendo una fabbrica (una «Gigafactory») a Shanghai (ora piagata dal lockdowno) e attirandosi le ire del mondo per l’apertura di una concessionaria in Xinjiang, provincia dove la Cina è accusata di crimini contro la popolazione uigura autoctona.
Tuttavia, come scrive Futurism, l’impresa spaziale di Elon Musk SpaceX ha dimostrato di essere meno popolare in Cina, con due satelliti che si sono avvicinati pericolosamente alla nuovissima stazione spaziale cinese l’anno scorso.
SpaceX ha anche stretti legami con il Pentagono e ha portato in orbita diverse missioni top secret per conto delle forze armate statunitensi.
Secondo i ricercatori cinesi, i propulsori ionici di Starlink potrebbero fornire energia sufficiente per passare all’offensiva e buttare fuori dall’orbita i bersagli cinesi.
Ecco perché, sostengono, la Cina ha bisogno di sviluppare tecnologie in grado di intercettare ciascuno dei segnali di questi satelliti.
Musk, da parte sua, sembra consapevole del potenziale di attacchi militari al suo sciame di satelliti.
«Spero che non dobbiamo metterlo alla prova, ma penso che possiamo lanciare satelliti più velocemente di quanto possano lanciare missili anti-satelliti», ha detto parlando della Russia durante un’intervista a Insider all’inizio di quest’anno.
La questione è chiaramente nella mente dei ricercatori militari cinesi.
«La costellazione di Starlink costituisce un sistema decentralizzato», si legge nel documento. «Il confronto non riguarda i singoli satelliti, ma l’intero sistema. Ciò richiede alcune misure a basso costo e ad alta efficienza».
Il Paese sta già lavorando su diverse tecnologie anti-satellite, inclusi laser e jammer delle comunicazioni.
Tuttavia, non è chiaro quanto siano rappresentativi questi piani dei maggiori sforzi militari della Cina.
La ricerca dimostra che gli sforzi di SpaceX per costruire una rete globale di satelliti sta creando nemici tra le varie potenze mondiali, che vedono giustamente i satelliti di Musk come un possibile attacco alla loro sovranità.
Spazio
La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare
La Russia ha messo in orbita un carico utile militare riservato, completando così la seconda missione spaziale della settimana.
Il decollo è avvenuto tre giorni fa di notte dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, a opera delle Forze aerospaziali russe.
Non è stata resa nota la natura precisa del carico, anche se apparentemente si tratta di un satellite. Le autorità hanno dichiarato che, una volta in orbita, il veicolo spaziale ha stabilito con successo il contatto con il centro di controllo a terra.
Secondo il Ministero della Difesa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per questa missione è stato impiegato un lanciatore medio Soyuz-2.1b.
Russian Soyuz-2.1b rocket blasts off from Plesetsk Cosmodrome with Defense Ministry payload pic.twitter.com/0ujZfDQ0ie
— RTRussia (@RT_Russia_) September 18, 2026
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Il lancio si inserisce nel contesto dell’espansione delle capacità satellitari russe, tra cui la costellazione a banda larga in orbita bassa Rassvet («Alba») sviluppata dalla società aerospaziale privata Bureau 1440. Mosca punta a collocare in orbita 156 satelliti Rassvet entro la fine del 2026 e circa 900 entro il 2035.
Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la rete «non è da meno» rispetto a Starlink di Elon Musk e «potrebbe persino superarla per certi aspetti». La Russia sta inoltre sviluppando droni d’attacco pesanti guidati via satellite, che potrebbero risultare più resistenti alla guerra elettronica e alle interferenze.
Mercoledì Roscosmos ha effettuato un altro lancio con un razzo Soyuz-2.1b dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, mettendo in orbita la navicella cargo Progress MS-35 con 2,4 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio si inserisce nel contesto di queste ore di tensione per la dimensione dello spazio: all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma il Cremlino ha risposto accusando la militarizzazione americana dello spazio esterno
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa le forze armate della Repubblica Popolare Cinese hanno dichiarato che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dello spazio.
Pare che gli eserciti delle superpotenze atomiche si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Lo spazio come frontiera geopolitica. Intervista a Emilio Cozzi
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Spazio
Il Cremlino accusa la militarizzazione americana dello spazio esterno
Le armi non dovrebbero essere schierate nello spazio, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov, rispondendo all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma.
Il Segretario dell’Aeronautica statunitense Troy Meink ha reso noto il dispiegamento lunedì, affermando che la US Space Force «ora dispone di armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte da azioni ostili avversarie», senza però fornire dettagli sul sistema. Alcuni media hanno ipotizzato che sia destinato a disabilitare o distruggere satelliti ostili.
«Crediamo che lo spazio debba essere libero da qualsiasi arma. E certamente contiamo su un ampio consolidamento internazionale… per proseguire gli sforzi verso la completa smilitarizzazione dello spazio», ha dichiarato Peskov ai giornalisti martedì durante un consueto briefing.
Il Pentagono vanta una lunga storia di impiego di sistemi orbitali per scopi militari, in particolare per la raccolta di informazioni, la navigazione e le comunicazioni. Tuttavia, alcuni progetti militari statunitensi hanno anche contemplato sistemi potenzialmente in grado di condurre attacchi dallo spazio. Durante la Guerra Fredda, ad esempio, l’Unione Sovietica considerava lo Space Shuttle una possibile piattaforma per sferrare un rapido attacco nucleare.
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Secondo alcune fonti, Paesi considerati da Washington rivali strategici, tra cui Russia e Cina, avrebbero sviluppato capacità antisatellite che potrebbero privare gli Stati Uniti del vantaggio spaziale in caso di conflitto diretto. L’utilizzo di tali armi, tuttavia, potrebbe produrre significative conseguenze indesiderate.
La cosiddetta sindrome di Kessler descrive uno scenario in cui le collisioni generano quantità crescenti di detriti orbitali, innescando ulteriori collisioni e rendendo potenzialmente inutilizzabili le orbite terrestri basse per un periodo prolungato.
La Russia chiede da tempo accordi internazionali più rigorosi che limitino l’uso militare dello spazio. Sebbene il Trattato sullo spazio extra-atmosferico proibisca il dispiegamento di armi di distruzione di massa in orbita, Mosca sostiene che anche le armi convenzionali dovrebbero essere vietate.
A inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che il suo Paese stava sviluppando un sistema laser antisatellite spaziale e puntava a diventare «il Paese leader al mondo in questa capacità». Tre anni fa il ministro delle comunicazioni dello Stato Ebraico Shlomo Kari aveva minacciato la distruzione della costellazione satellitare Starlink di Elone Musk.
A inizio anno era emerso che anche la Germania vuole dei laserri spaziali, prevedendo un pacchetto di una quarantina di miliardi di euro per armamenti cosmici.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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