Salute
Fascicolo Sanitario Elettronico: avete fino a domenica per difendere i vostri dati sanitari (o almeno, una parte)
Avete circa tre giorni per mettere al riparo i vostri dati sanitari dal grande database della sanità pubblica.
Da domenica 30 giugno infatti non sarà più possibile rifiutare la condivisione dei vostri dati sanitari sulle piattaforme digitali. Si tratta, per essere precisi, solo di una parte della vostra storia medica, quella che va dal 2012 al 2020. Dopodiché, tutto finirà in quello che si chiama Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), con lo scopo di agire una super-integrazione dei dati sanitari di tutti i cittadini italiani provenienti da tutte le Regioni entro il 2026.
C’è da rimanere sconvolti di come questa storia, a suo modo enorme (e non solo per chi, come Renovatio 21, si occupa di bioetica, biopolitica, etc.) non sia stata minimamente discussa pubblicamente, né dai giornali, né dalle TV, né dai politici, dagli amministratori, etc. Il cittadino italiano si avvia a questo cambio, che sancisce un ulteriore colpo assestato alla sua privacy già disintegrata da COVID e greenpass, senza sapere nulla. Vorremmo dire: déja vu, anche per il silenzio-assenso sulla donazione degli organi (cioè, sulla predazione di parti del corpo, previo squartamento a cuor battente) fu così, magari con qualche piccola eco di protesta in più – all’epoca forse esisteva ancora qualche sperduta voce cattolica che gridava nel deserto…
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Alla base di questa novità c’è in realtà un decreto del fatale 2020 (DL 34/20), che stabiliva che il FSE doveva essere alimentato in maniera automatica, «in maniera continuativa e tempestiva, dai soggetti e dagli esercenti le professioni sanitarie che prendono in cura l’assistito». Il che vuol dire, ogni referto, verbale di pronto soccorso, profilo sanitario, lettera di dimissione, cartella clinica, vaccinazione, lettere di invito alle visite e, in più, anche la parte privata: le prescrizioni specialistiche finiscono nel calderone.
C’è di che rimanere sbalorditi: tanti discorsi per la privacy, e poi si viola in questo modo il privato dell’individuo?
Lo stesso Garante per la Privacy in un parere del 2022 dichiarava che il FSE apriva a rischi di «accessi abusivi e illeciti» nonché di «perdita e distruzione dei dati per finalità non compatibili». Dal linguaggio, non riusciamo a capire se si stia parlando di qualcuno che ruba i dati per ricattarvi o per utilizzarli a vostro danno: forse è solo la nostra immaginazione, ma è una possibilità, specie in un’era che va ad aprirsi, cioè quella delle «armi biologiche di precisione», le «bioarmi custom», cioè di virus artificiali in grado di colpire una sola persona, una sola famiglia, un solo gruppo etnico. Come? Fantascienza, dite?
C’è di che rimanere ancora più sbalorditi: tanti discorsi la cybersecurity, e poi si va a costruire un unico nodo nel quale gli hacker possono penetrare e impossessarsi dei dati dell’intera nazione?
Citiamo il Corriere, che ha intervistato un esperto di sicurezza informatica, il quale ha spiegato che i dati «se confluiscono nel fascicolo possono essere usati per finalità non sanitarie, cosa che invece avviene per legge con i dati post-2020». I rischi, dice l’informatico «non sono pochi, Avere un database unico che raccoglie dati quasi irrilevanti ai fini di cura perché oramai vecchi, ma che possono finire nelle mani di persone sbagliate è un dettaglio da non trascurare. Ci si espone da hackeraggi, fuga di dati e abusi informatici».
Il solo quotidiano è occuparsi della questione è stato, ancora una volta, La Verità, che ricorda come solo ieri la newsletter dell’Authority del Garante avvertiva che ben 18 regioni e due province a statuto speciale sono sotto procedimento «per le numeroso violazioni nell’attuazione del Fascicolo Sanitario». Il Garante comunica la gravità della situazione specificando di aver condiviso l’allarme con la presidenza del Consiglio poiché «è urgente intervenire per tutelare i diritti di tutti gli assistiti coinvolti nel trattamento del FSE».
Va riconosciuto che il giornale diretto da Maurizio Belpietro si era occupato del tema ancora giorni fa, in solitaria. Nel numero di oggi è possibile leggere un bouquet di affermazioni degli altri giornali, per i quali chi si oppone al FSE è un no-vax, un complottista, etc. «La crociata no-vax contro la banca dati sanitaria» titola il giornale agnelliano La Stampa.
La Repubblica scrive che «dopo i no-vax e i no green pass arrivano i no-Fascicolo Sanitario Elettronico, più o meno le stesse persone, a occhio meno numerose». L’ulteriore giornale agnello-elkaniano irride «le opposizioni registrate sul sito del ministero ieri [cioè due giorni fa, ndr]» che «erano 90.640, delle quali 6.371 riguardano minorenni. Se si considera che il Fascicolo interessa tutti i cittadini italiani, siamo intorno allo 0,15% degli abitanti».
Sono, crediamo, gli stessi giornali che ogni tanto riportano dei colpi hacker ai vari sistemi sanitari regionali: per esempio, ricordate la Regione Lazio, nel 2020? Noi lo ricordiamo. E gli ospedali colpiti dai grandi gruppi di hacker con i ransomware? Pure. E le farmacie americane paralizzate dal ciberattacco a inizio 2024? Renovatio 21 aveva parlato anche di questo.
In pratica, se non consegnate la totalità dei vostri dati medici, andate insultati. E, attenzione, il governo Meloni vuole che segnaliate il vostro dissenso entro domenica, senza possibilità successiva di opt-out.
Questa è biosorveglianza, questo è biototalitarismo. Non che facciano molto per allontanare il sapore di distopia: una delle scuse che accampano è quella della ricerca, il che significa far finire i vostri dati intimi nel frullatore dell’Intelligenza Artificiale – cioè armarla anche la conoscenza intima, biologica, della vostra condizione organica. Per chi vede nell’Intelligenza Artificiale un possibile nemico dell’umanità – e a farlo non sono solo gli antivaccinari cospirazionisti, ma perfino gli stessi suoi creatori – è un colpo mica male.
Eccoci, dunque, portati per legge a divenire cibo per la bestia, carburante per l’ascesa dell’apocalittica macchina pensante.
Non che prima fosse diverso. Nel 2017 passò la legge per cui diveniva possibile usare i dati personali degli italiani per ricerca scientifica. Il che vuol dire: dati sanitari alle multinazionali, pronte a darli in pasto ad algoritmi per ricerverne profitto.
Circa una diecina di anni fa ci fu il caso della Sardegna, dove un ente no profit aveva raccolto dati genetici di migliaia di abitanti per ricerche sulla longevità. Si parlò quindi di un furto alla banca genetica. La società senza fine di lucro finì poi in mani private, e alcuni dissero che la legge italiana non si esprime con chiarezza riguardo alla validità di un consenso dato in passato dai donatori.
Poi c’è il caso di una famosa multinazionale, desiderosa di testare la sua IA, a cui un precedente governo avrebbe trasferito ulteriori dati medici della popolazione. Tutto legale, con queste leggi. Rassegnatevi, il vostro corpo non vi appartiene: il biennio pandemico ce lo ha illustrato in modo lucidissimo.
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Il Garante della Privacy, ad ogni modo, ha dichiarato che l’utente ha il diritto di chiedere l’oscuramento di tutti i dati sanitari contenuti nel FSE che ritiene opportuno, rendendoli consultabili solo da chi li ha generati oltre che dalla persona stessa.
Chi desidera rifiutare, come previsto da un decreto del ministero dell’Economia dello scorso 11 aprile, può farlo solo online, all’interno del portale del sistema tessera sanitaria. Seguendo una semplice ricerca su Google per «fascicolo sanitario», si può giungere al sito della Sanità italiana, dove vi è un riquadro «come opporsi al pregresso» che porta ad un altro link, sistemats.it. Qui bisognerà accedere con la SPID, oppure la CIE (carta di identità elettronica) o con la carta nazionale dei servizi, ossia la tessera sanitaria emessa dopo il 2011. Se non si hanno strumenti di identificazione sanitaria, si deve accedere all’area libera del sistema tessera sanitaria con il tesserino della salute o il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente).
Chi non segnalerà la propria opposizione ritroverà automaticamente i dati della propria storia sanitaria 2012-2020 nel FSE.
Non pensate, tuttavia, che quei dati spariranno: in caso di accesso al pronto soccorso, il personale potrebbe avere accesso a tutti i dati del paziente. L’emergenza prevale sulla privacy: un’altra grande lezione biopolitica dell’era COVID.
Non solo: di fatto i vostri dati biomedici dal 2020 in poi finiscono, come per decreto del governo Conte, direttamente nell’FSE.
Non solo: due anni fa il governo Draghi passò in totale assenza di discussione pubblica il decreto con cui si adottava la cosiddetta «interoperabilità dei silos», ossia la possibilità per 400 enti o amministrazioni di scambiarsi i dati dei cittadini, inclusi quelli medici. Nella lista degli enti, riporta La Verità, «si va dall’Agenzia delle Entrate alle ASL, ma anche al traforo del Monte Bianco o al gestore delle acque di Verona. Qualcuno ha mai spiegato il perché di tale lista? La risposta è, pure stavolta, no».
In realtà, una risposta vorremmo provare a darla noi: perché è la totalità dei dati che permette il controllo capillare dell’esistenza dell’individuo nell’era della sorveglianza ultra-totalitaria: dati medici, economici, logistici, telefonici… come state, quanto guadagnate e spendete, dove siete, dove andate, con chi vi vedete, cosa dite, cosa pensate…
Nel Nuovo Ordine – dove, come insegna Davos, la convergenza di Stato e multinazionali è consumato una volta per tutte – il controllo di ogni aspetto della vostra vita, e persino la sua precognizione, sono un elemento irrinunciabile. I vostri dati sanitari non fanno differenza, sono una tessera – intina e fondamentale, certo – del puzzle della vostra sottomissione.
Quindi, vi tocca anche questo scherzetto della vostra Sanità pubblica, quella che dicono essere la migliore del mondo. Lo Stato moderno è sempre più tecnocratico, quindi, nell’era dell’informatica, è datacentrico. I dati, è spesso ripetuto, sono il petrolio del XXI secolo.
I vostri dati personali, quindi, sono il sangue del sistema economico e politico in caricamento nell’ora presente. Un sistema dove non siete soggetti, ma oggetti. Non siete individui, ma prodotti.
In pratica, lo Stato della vostra schiavitù, fondata anche sulle informazioni strappate al vostro corpo, alla vostra storia, alla vostra intimità.
Ma tranquilli, non la chiamano schiavitù: la chiamano piattaforma. Finiremo, comunque, schiacciati sotto di essa.
Roberto Dal Bosco
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Salute
I malori della 44ª settimana 2026
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Alimentazione
Pesticidi e altre tossine rinvenute nei tumori della tiroide
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Uno studio sui fattori di rischio ambientali per il carcinoma tiroideo differenziato, pubblicato su Environment International, ha rilevato centinaia di sostanze chimiche ambientali nei tessuti tumorali della tiroide umana. L’American Cancer Society stima che quest’anno si verificheranno circa 45.240 nuovi casi di cancro alla tiroide, il tumore endocrino più diffuso nell’uomo.
Uno studio sui fattori di rischio ambientali per il carcinoma tiroideo differenziato (DTC), pubblicato su Environment International , ha rilevato centinaia di sostanze chimiche ambientali nei tessuti tumorali della tiroide umana. I risultati suggeriscono che alcuni composti potrebbero contribuire alla carcinogenesi del carcinoma tiroideo .
Gli autori hanno riportato:
«Questo studio pilota ha individuato e caratterizzato le sostanze chimiche ambientali presenti nei tessuti tiroidei di cadaveri affetti da carcinoma differenziato della tiroide (DTC) e in quelli non cancerosi, esplorando le differenze nei profili chimici tra i diversi tipi di tumore…»
Complessivamente, sono state annotate 442 sostanze chimiche ambientali, tra cui insetticidi, erbicidi, intermedi di sintesi chimica, intermedi di coloranti, agenti aromatizzanti o profumanti, plastificanti, solventi, sottoprodotti della combustione, fungicidi, ritardanti di fiamma, conservanti, bifenili policlorurati, lubrificanti e sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche.
«Di queste, il 40% erano sostanze chimiche potenzialmente interferenti endocrine [EDC]».
Il tumore alla tiroide, il tumore endocrino più diffuso nell’uomo, colpisce un numero elevato di persone. Negli Stati Uniti, l’American Cancer Society stima che quest’anno si verificheranno circa 45.240 nuovi casi di tumore alla tiroide.
Questi risultati evidenziano come l’accumulo di contaminanti ambientali nell’organismo umano, noto come carico corporeo , possa influenzare la cancerogenesi, in particolare a livello della tiroide.
Come spiegato nel presente studio:
I tumori tiroidei differenziati (DTC), che includono il carcinoma papillare della tiroide (PTC), il carcinoma follicolare della tiroide (FTC) e la variante follicolare incapsulata invasiva del PTC (IEFVPTC), costituiscono la maggior parte delle neoplasie tiroidee.
«Il carcinoma papillare della tiroide (PTC) è il più frequente e rappresenta circa il 79-90% di tutti i tumori della tiroide, mentre il carcinoma follicolare della tiroide (FTC) è meno comune e rappresenta circa l’11-13%».
Metodologia e risultati
Sebbene precedenti ricerche abbiano collegato l’esposizione professionale a sostanze chimiche al rischio di cancro alla tiroide, «pochi studi hanno esaminato il contenuto di sostanze chimiche ambientali nei tessuti tumorali stessi», osservano i ricercatori. (Vedi qui e qui).
Questo studio utilizza la gascromatografia-spettrometria di massa ad altissima risoluzione applicata all’exposomica (lo studio di tutte le esposizioni ambientali, legate allo stile di vita e sociali non genetiche a cui un individuo è esposto nel corso della sua vita) per misurare centinaia di sostanze chimiche ambientali in campioni di tumore tiroideo e in tiroide di cadaveri non affetti da cancro.
Dallo screening dei campioni per la ricerca di 709 sostanze chimiche ambientali, è emerso che in ciascun campione sono presenti in media 302 sostanze chimiche annotate, per un totale di 442 sostanze chimiche ambientali identificate, tra cui insetticidi, erbicidi e fungicidi.
È inoltre degno di nota che le due classi di sostanze chimiche più annotate siano gli insetticidi e gli erbicidi, il che indica come l’esposizione professionale, residenziale e alimentare possa aumentare il rischio di cancro alla tiroide.
Gli autori hanno affermato:
«I nostri risultati forniscono la prova di un esteso accumulo di sostanze chimiche ambientali nei tumori della tiroide, con potenziali profili esposomici specifici per tipo, suggerendo un ruolo per questi composti nella patogenesi del carcinoma differenziato della tiroide».
Questo studio evidenzia come le sostanze chimiche ambientali e professionali contribuiscano al cancro alla tiroide, incluse quelle note o potenzialmente cancerogene e quelle che non sono state precedentemente valutate per la loro cancerogenicità.
«La presenza di una sostanza chimica in un campione tumorale non implica, di per sé, un nesso causale; tuttavia, circa il 70% delle sostanze chimiche annotate non sembra essere stato sottoposto a una classificazione formale di cancerogeno da parte dell’IARC [Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro] o di altre agenzie», hanno affermato i ricercatori.
«I dati attuali suggeriscono che questi dovrebbero essere prioritari per i test di cancerogenicità».
Copertura precedente
Come riportato dal Daily News, «Studio rivela che il cancro alla tiroide è associato all’esposizione all’erbicida 2,4-D» documenta i risultati di uno studio sull’erbicida 2,4-D e il cancro alla tiroide negli Stati Uniti, evidenziando che l’esposizione al 2,4-D è significativamente associata a una maggiore incidenza di cancro alla tiroide nelle contee rurali.
Utilizzo dei tassi di incidenza del cancro alla tiroide per il periodo 2017-2021 tratti dal database dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dei dati sull’utilizzo del 2,4-D a livello di contea provenienti dallo US Geological Survey.
Questa ricerca, pubblicata sulla rivista Endocrines, evidenzia un legame tra l’esposizione ai pesticidi – nelle aree in cui l’uso di pesticidi in agricoltura è più concentrato – e un rischio sproporzionato di cancro.
Una rassegna della letteratura scientifica pubblicata su Current Opinion in Endocrine and Metabolic Research mette in luce gli studi che collegano l’esposizione ai pesticidi alle alterazioni degli ormoni tiroidei e alla carcinogenesi (cancro) della tiroide.
Gli studi dimostrano che l’esposizione ai pesticidi, sia essa di origine professionale, residenziale o alimentare, può causare alterazioni endocrine, disfunzioni tiroidee e neoplasie (sviluppo di tumori).
«Dato il ruolo essenziale che l’agricoltura svolge nel soddisfare la domanda mondiale di cibo e carburante, è fondamentale non solo continuare a studiare gli effetti acuti e cronici dell’esposizione ai pesticidi sulla funzione tiroidea, sia di origine ambientale che professionale, ma anche esplorare l’impatto sui sistemi multiorgano e la tossicità transgenerazionale», hanno affermato gli autori dell’Università del Colorado Anschutz Medical Campus. (Per saperne di più, clicca qui)
Un’altra revisione della letteratura, pubblicata su Ecotoxicology and Environmental Safety, rileva una relazione sesso-specifica tra l’esposizione ai pesticidi e il cancro alla tiroide, con rischi maggiori per le donne.
«Il cancro alla tiroide (CT) è una delle neoplasie endocrine più comuni al mondo, eppure l’associazione tra l’esposizione ai pesticidi e il CT non è stata ancora sistematicamente analizzata», hanno affermato gli autori.
«Questo studio si proponeva di chiarire la relazione tra l’esposizione ai pesticidi e il TC, concentrandosi su insetticidi, erbicidi e fungicidi». (Vedi qui)
Come riportato dal Daily News, «Uno studio collega le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino alla disfunzione tiroidea con gravi effetti sulla salute», i ricercatori hanno raccolto centinaia di studi sulle sostanze che alterano il sistema endocrino che evidenziano effetti negativi sulla crescita, lo sviluppo, la riproduzione e il metabolismo.
Gli autori, un team di scienziati e accademici brasiliani, hanno fatto luce sul legame tra l’uso di interferenti endocrini e la disfunzione tiroidea, che porta a malattie sempre più diffuse e mortali.
Gli interferenti endocrini (EDC) sono composti sintetici o naturali che ostacolano le funzioni del sistema endocrino e hanno effetti dannosi sugli organismi.
Queste sostanze chimiche possono avere un impatto sulla tiroide, una ghiandola vitale per la produzione di ormoni e coinvolta in numerose funzioni dell’organismo.
Come affermato dai ricercatori:
«Diversi interferenti endocrini sono stati classificati come perturbatori della tiroide, in grado di compromettere la produzione, la sintesi, il metabolismo, il trasporto e/o l’azione degli ormoni tiroidei. È importante sottolineare che i disturbi della tiroide rappresentano la seconda malattia endocrina più diffusa al mondo, con un’incidenza in significativo aumento negli ultimi anni».
Originariamente pubblicato da Beyond Pesticides .
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Immagine di National Human Genome Research Institute (NHGRI) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Salute
I vaccini anti-COVID hanno scatenato disturbi psichiatrici, compresi i suicidi.
«Il vaccino contro il Covid mi sta rovinando la vita»
Il CDC ha pubblicato i dati relativi al vaccino V-Safe in 12 tranche tra il 14 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2022, in seguito a una richiesta presentata ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA) dall’Informed Consent Action Network (ICAN). I dati contengono oltre 7,5 milioni di risposte provenienti da quasi 3,5 milioni di persone. L’analisi dei dati condotta dal Defender ha individuato almeno 300 segnalazioni relative a suicidi successivi alla vaccinazione contro il COVID-19, tra cui due suicidi portati a termine. «Nostro figlio di 18 anni si è suicidato il 6 aprile 2021 ed è deceduto il 7 aprile 2021», si legge in un rapporto. Un altro rapporto affermava: «Si è suicidato a causa dell’insonnia». Almeno tre segnalazioni descrivono tentativi di suicidio. Una di queste riguarda una persona danneggiata dal vaccino che «ha sviluppato la celiachia e la sindrome da spondiloartrite assiale e ha tentato il suicidio per 3 volte». Un altro rapporto affermava: «peggioramento della depressione con ideazione suicidaria, che ha portato a un tentativo di suicidio il 26 dicembre 2021. Ho assunto una dose eccessiva di 47 farmaci su prescrizione (Risperidone, Lamictal, Strattera) e sono stato ricoverato d’urgenza al SJH il 26/12/2021. Ho dolore a entrambe le gambe». Decine di segnalazioni descrivevano pensieri suicidari, insieme ad altre problematiche relative alla salute mentale e fisica. Le segnalazioni includevano:- «Piangevo tutti i giorni, e nel periodo in cui avevo la febbre dopo il vaccino ho avuto pensieri suicidi. Sono cose molto insolite per me, credo che fossero collegate al vaccino».
- «La depressione, iniziata con ondate di tristezza e una lieve depressione con alcuni pensieri suicidi, sta peggiorando. Non riesco a uscire da quest’ultima fase depressiva. Non informare i consumatori di questo rischio può essere fatale».
- «Soffrivo di depressione, avevo problemi di sonno e pensieri suicidi e omicidi. Il vaccino contro il Covid mi sta rovinando la vita. Quando conosci il tuo corpo e sei in sintonia con esso, ti accorgi quando c’è uno squilibrio».
- «A volte non riesco a concentrarmi. Mi sento stanco più spesso. Ho una paura tremenda dei potenziali effetti collaterali dei vaccini e dei richiami, a causa della mancata divulgazione da parte del governo della vera situazione delle persone che hanno avuto reazioni avverse. Penso più spesso al suicidio».
- «Non ho precedenti di malattie mentali, ma la mia prima dose del vaccino Moderna mi ha causato una grave crisi maniacale seguita da una depressione con tendenze suicide».
- «Pensieri suicidi con un piano. Ricoverato in un reparto di psichiatria pediatrica».
- «Per tendenze suicide. È stato ricoverato in un ospedale psichiatrico per 3 settimane».
- «Depressione, pensieri suicidi, rabbia | Prevenzione del suicidio».
- «Ricoverato in una struttura psichiatrica per ideazione suicidaria attiva. La diagnosi è depressione grave senza caratteristiche psicotiche ed episodi ricorrenti di disturbo da stress post-traumatico».
- «Il vaccino potrebbe avermi reso incline al suicidio? Non ne ho la certezza, ma la mia depressione è peggiorata notevolmente poco dopo la seconda dose. Mi sembra di aver letto di un caso clinico in cui si parlava di un raro effetto collaterale. I medici mi stanno aiutando, ma volevo comunque segnalarlo».
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«Se una persona soffre di una qualsiasi malattia mentale, questa iniezione la aggraverà»
Alcuni studi hanno descritto un peggioramento di problemi di salute mentale preesistenti in seguito alla vaccinazione:- «Soffro di disturbo depressivo maggiore e negli ultimi 3 giorni ho avuto un forte aumento dei sintomi depressivi e dei pensieri suicidi».
- «Incredibile calo dell’umore, depressione, ideazione suicidaria il secondo giorno dopo la vaccinazione contro il COVID-19. Soffro di disturbo bipolare di tipo 2, ma il giorno in cui ho ricevuto la seconda dose del vaccino contro il COVID il mio umore era eccellente».
- «Sono molto triste da due giorni. Soffro di depressione e sono in terapia con antidepressivi da 30 anni, con risultati stabili. Non mi sentivo così emotivamente e triste da decenni! Non ho pensieri suicidi, ma è una sensazione strana per me».
- «Se una persona soffre di una qualsiasi malattia mentale, questa iniezione la aggraverà».
- «Il Prozac ha smesso di fare effetto. Ho avuto un piccolo crollo nervoso e ho dovuto prendermi un periodo di congedo dal lavoro perché la distanza tra il bagno e il mio ufficio era tale da farmi passare da uno stato di completa lucidità a un pianto inconsolabile, spingendomi a cercare informazioni su cosa succede dopo un tentativo di suicidio».
- «Ho ancora una paralisi parziale al braccio e ora anche una forte depressione. Mi chiedo se il vaccino abbia interagito con il Lexapro. È la prima volta in mesi che ho pensieri suicidi».
I danni alla salute riproduttiva hanno contribuito ai problemi di salute mentale
Alcuni studi hanno inoltre descritto difficoltà legate alla salute riproduttiva in seguito alla vaccinazione, che hanno contribuito a un peggioramento dello stato mentale. «Il mio ciclo mestruale era in ritardo di 4 giorni e durante la sindrome premestruale ho avuto terribili pensieri depressivi e suicidi», si legge in una segnalazione. Un’altra ha dichiarato: «non ho ancora avuto le mestruazioni da quando mi sono vaccinata e soffro di ansia e pensieri suicidi, oltre a una grave depressione». Naomi Wolf, Ph.D., CEO di DailyClout e autrice di The Pfizer Papers: Pfizer’s Crimes Against Humanity («I documenti Pfizer: i crimini contro l’umanità della Pfizer»), ha affermato che la «potenziale connessione» tra gli ingredienti del vaccino contro il COVID-19, come le nanoparticelle lipidiche, i rischi per la salute riproduttiva e gli impatti sulla salute mentale, «deve essere ulteriormente studiata». «I sintomi a carico della salute mentale e quelli a carico dell’apparato riproduttivo… non mi sorprendono, poiché si spiegano facilmente, almeno in parte, con l’azione delle nanoparticelle lipidiche. Queste sostanze grasse sono progettate per attraversare la barriera emato-encefalica, quindi, per definizione, possono causare infiammazione cerebrale e persino danni cerebrali» ha detto la Wolf. Ha affermato che «i documenti della Pfizer» hanno rivelato che le nanoparticelle lipidiche «si accumulano anche nelle ovaie e ostruiscono le tube di Falloppio, oltre a provocare sanguinamento e persino lo sfaldamento del rivestimento uterino, causando gravi danni al ciclo mestruale e all’apparato riproduttivo».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Alcuni studi collegano i vaccini anti-COVID a psicosi, insonnia, ansia e altro ancora.
Una revisione del 2022 su PubMed ha individuato numerosi studi sottoposti a revisione paritaria che collegano i vaccini contro il COVID-19 a disturbi psichiatrici, tra cui psicosi, insonnia, allucinazioni e mania, soprattutto in adulti giovani o di mezza età. Un ampio studio condotto sulla popolazione di Seul, in Corea del Sud, ha individuato un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbi dissociativi, disturbi legati allo stress, disturbi somatoformi e disturbi del sonno. Uno studio di caso del 2025 pubblicato su Frontiers in Psychiatry ha identificato tre casi di donne, di età compresa tra 55 e 73 anni, che hanno riferito di aver sviluppato sintomi di ansia e depressione dopo aver ricevuto il vaccino anti-COVID-19 di Pfizer-BioNTech. Una revisione del 2024 pubblicata sulla rivista Osong Public Health and Research Perspectives nella Repubblica di Corea ha individuato sette studi che riportavano disturbi del sonno come narcolessia e insonnia. Due studi documentavano casi di ansia, mentre attacchi di panico, agitazione e annebbiamento mentale sono stati riportati ciascuno in un singolo studio. Michael Nevradakis Ph.D. © 13 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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