Geopolitica
I baltici negheranno lo spazio aereo all’aereo di Fico diretto a Mosca per la celebrazione del Giorno della Vittoria
La Lituania e la Lettonia hanno annunciato che negheranno al premier slovacco Robert Fico l’utilizzo del loro spazio aereo per recarsi a Mosca in occasione della Giornata della Vittoria, il 9 maggio. Fico ha comunque promesso di raggiungere la capitale russa, affermando che gli Stati baltici non gli impediranno di rendere omaggio a coloro che liberarono la Slovacchia dall’occupazione nazista.
Fico ha rivelato il rifiuto in un discorso tenuto sabato. «La Lituania e la Lettonia ci hanno già informato che non ci permetteranno di sorvolare il loro territorio sulla rotta per Mosca. Pazienza», ha affermato, sottolineando come sia anomalo che gli Stati membri dell’UE neghino il diritto di sorvolo al primo ministro di un altro Stato membro.
«Troverò sicuramente un’altra strada, come ho fatto l’anno scorso quando l’Estonia ci ha silurati», ha aggiunto Fico. «L’atteggiamento degli Stati baltici nei confronti della Seconda Guerra Mondiale non può impedirmi di esprimere la mia gratitudine per la liberazione della Slovacchia».
Il primo ministro di Bratislava ricordato che 10.000 soldati dell’Armata Rossa, dell’esercito rumeno e del 1° Corpo d’armata cecoslovacco persero la vita durante la liberazione del Paese. Fico ha inoltre annunciato l’intenzione di visitare il campo di concentramento di Dachau e la Normandia nell’ambito di un più ampio «pellegrinaggio per la pace».
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Nel 2025, gli Stati baltici hanno limitato l’accesso al proprio spazio aereo a diversi leader diretti alla parata per l’80° anniversario di Mosca, adducendo motivi di sensibilità politica, e alcuni di loro, tra cui Fico e il presidente serbo Aleksandar Vucic, sono stati costretti a cambiare rotta. Secondo l’agenzia TASS, l’aereo di Fico ha sorvolato Ungheria, Romania, Mar Nero e Georgia.
Come riportato da Renovatio 21, i due la sera prima della parata 2025 si fecero poi un video selfie dinanzi al Cremlini, il quale li definì «eroi».
La parata dello scorso anno a Mosca ha visto la partecipazione di quasi 30 leader mondiali, tra cui il presidente cinese Xi Jinping, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il presidente venezuelano Nicolás Maduro e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Fico è stato l’unico leader dell’UE a presenziare alle celebrazioni. In seguito ha incontrato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.
Il portavoce del Cremlino, Demetrio Peskov, ha dichiarato che Mosca sarà lieta di accogliere quest’anno i rappresentanti dei paesi amici, ma che la lista degli invitati non è ancora stata definita.
L’anno scorso, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, aveva messo in guardia i leader dal partecipare agli eventi del 9 maggio a Mosca, affermando che tali visite «non sarebbero state prese alla leggera dalla parte europea» e li aveva esortati a visitare invece Kiev.
All’epoca, Fico liquidò i suoi commenti come irrispettosi, chiedendosi se non si trattasse di «una forma di ricatto». Il primo ministro di Bratislava ha chiesto anche di recente la sostituzione della Kallas.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
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Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
Le Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari sudanesi hanno ripreso l’offensiva contro la città di importanza strategica di El Obeid, mentre sono stati segnalati attacchi di droni in diverse zone del Paese, inclusa la regione della capitale. Lo ha riferito mercoledì Reuters, citando testimoni e fonti locali.
Secondo l’agenzia di stampa, otto droni hanno colpito El Obeid, inducendo l’esercito sudanese ad attivare i propri sistemi di difesa aerea. Fonti mediche citate da Reuters hanno parlato di due morti e di diversi feriti.
Attacchi con droni sono stati registrati anche a Khartoum, Bahri, Atbara e in altre località. Testimoni hanno affermato che un drone si è schiantato nel cortile di una moschea a Bahri. Il rapporto precisa che né le Forze di Supporto Rapido (RSF) né le Forze Armate Sudanesi (SAF) hanno rivendicato immediatamente la responsabilità di tali attacchi.
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El Obeid è divenuta un punto cruciale nella battaglia per la regione del Kordofan, in Sudan. La città ospita circa mezzo milione di abitanti, tra cui circa 100.000 sfollati a causa del conflitto, secondo quanto riportato da Reuters.
Questa nuova escalation si colloca nel quadro della guerra civile sudanese che oppone le Forze Armate Sudanesi (SAF) alle Forze di Supporto Rapido (RSF), in corso dall’aprile del 2023.
La campagna aerea è proseguita giovedì: il Sudan Tribune ha riferito del secondo giorno consecutivo di attacchi di droni nella zona di Khartoum. Fonti militari hanno dichiarato al giornale che la difesa aerea ha intercettato diversi UAV sopra i settori settentrionale e occidentale di Omdurman, mentre i residenti hanno segnalato esplosioni legate al passaggio di droni a bassa quota nelle vicinanze della città.
Gli scontri si sono intensificati anche a centinaia di chilometri più a sud-est, nella regione del Nilo Azzurro. Le forze RSF e i loro alleati del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord (SPLM-N) hanno lanciato questa settimana un assalto alla città di confine di Geisan, provocando combattimenti con l’esercito sudanese.
Questi ultimi scontri seguono una serie di successi sul campo ottenuti dalle Forze Armate Sudanesi (SAF). L’esercito sudanese ha recentemente riconquistato Kurmuk nello stato del Nilo Azzurro e, a fine luglio, ha ripreso il controllo di diverse aree nel Kordofan settentrionale precedentemente detenute dalle Forze di Supporto Rapido (RSF), tra cui Bara, Jabra al-Sheikh e Um Sayala.
Il capo dell’esercito, Abdel Fattah al-Burhan, ha in seguito visitato le posizioni in prima linea nella regione.
Come riportato da Renovatio 21, Il 3 luglio, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha avvertito che il Sudan rappresenta la più grande crisi umanitaria al mondo e potrebbe aggravarsi ulteriormente.
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Come riportato da Renovatio 21, a febbraio la missione ONU aveva detto in un rapporto che le azioni RSF durante l’assedio e la cattura della capitale del Darfur settentrionale, Al Fashir, mostrano «i segni distintivi del genocidio».
Come riportato da Renovatio 21, il comandante RSF, Mohamed Hamdan Dagalo, nel settembre 2025 ha prestato giuramento come capo di un governo rivale del Sudan.
Come riportato da Renovatio 21, la RSF aveva annunciato un «governo di pace e unità» parallelo ancora lo scorso febbraio.
Le stragi nel Paese non si contano. Due mesi fa si era consumato un orribile massacro a seguito di un attacco aereo ad un mercato. Settimane fa c’era stato un attacco ad un ospedale.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2024 le fazioni rivali sudanesi avevano interrotto i negoziati.
Il conflitto ha casato già 15 mila morti e 33 mila feriti. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria in Sudan come una delle crisi più gravi al mondo. Mesi fa la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, aveva avvertito che la guerra di 11 mesi «rischia di innescare la più grande crisi alimentare del mondo».
Gli USA sono stati accusati l’estate scorsa di aver sabotato gli sforzi dell’Egitto per portare la pace in Sudan.
Le tensioni in Sudan hanno portato perfino all’attacco all’ambasciata saudita a Karthoum, mentre l’OMS ha parlato di «enorme rischio biologico» riguardo ad un attacco ad un biolaboratorio sudanese.
Come riportato da Renovatio 21, il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto e capo dell’esercito della nazione africana dilaniata dalla guerra, mesi fa è stato oggetto di un tentato assassinio via drone.
Il Paese è stato svuotato dei suoi seminaristi.
La Russia nel frattempo fa ha annunziato l’apertura di una base navale in Sudan.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Putin va alle isole Curili, tensione tra Giappone e Russia
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