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Ecco il terrifficante «coccodrillo mangia-dinosauri»

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Un nuovo studio ha portato alla luce la figura del Deinosuchus riograndensis, un immane loricato che viveva in Nord America nella preistoria, talmente grande da divenire predatore di dinosauri. Gli scienziati ora lo chiamano «coccodrillo del terrore». Lo riporta la CNN.

 

Il Deinosuchus costituisce uno dei più grandi coccodrilli mai esistiti, con un corpo lungo almeno 8 metri e denti grandi come banane. Da circa 82 a 75 milioni di anni fa, il predatore più grande nuotava nei fiumi e negli estuari del Nord America. Il cranio era largo e lungo, con una protuberanza bulbosa alla punta, diversa da qualsiasi altra struttura cranica osservata in altri coccodrilli.

 

Le impronte di denti sulle ossa del Cretaceo suggeriscono la prospettiva scioccante secondo cui il Deinosuchus cacciasse o si nutrisse di dinosauri.

Immagine di Smokeybjb via Wikimedia CC BY-SA 3.0

 

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Nonostante il suo nome scientifico, che si traduce come «coccodrillo del terrore», il Deinosuchus è stato comunemente definito «alligatore maggiore», e precedenti valutazioni delle sue relazioni evolutive lo avevano classificato tra gli alligatori e i loro antichi parenti.

 

Tuttavia, una nuova analisi di fossili, insieme al DNA di coccodrilli viventi come alligatori e coccodrilli, suggerisce che il Deinosuchus appartenga a una parte diversa dell’albero genealogico dei coccodrilli.

 

A differenza degli alligatoridi, il Deinosuchus ha mantenuto le ghiandole del sale dei coccodrilli ancestrali, che gli permettono di tollerare l’acqua salata, come riportato mercoledì dagli scienziati sulla rivista Communications Biology.

 

I coccodrilli moderni possiedono queste ghiandole, che raccolgono e rilasciano il cloruro di sodio in eccesso.

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

La tolleranza al sale avrebbe aiutato il Deinosuchus a navigare nel Mare Interno Occidentale che un tempo divideva il Nord America, durante una fase di serra segnata dall’innalzamento globale del livello del mare.

 

Il Deinosuchus potrebbe quindi essersi diffuso in tutto il continente, popolando le paludi costiere su entrambe le sponde dell’antico mare interno e lungo la costa atlantica del Nord America.

 

L’albero genealogico rivisto del nuovo studio sui coccodrilli offre nuove prospettive sulla resilienza climatica del gruppo e suggerisce come alcune specie si siano adattate al raffreddamento ambientale mentre altre si sono estinte.

 

L’albero genealogico rivisto del nuovo studio sui coccodrilli offre nuove prospettive sulla resilienza climatica del gruppo e suggerisce come alcune specie si siano adattate al raffreddamento ambientale mentre altre si sono estinte.

 

 

Sebbene il Deinosuchus fosse stato a lungo classificato come un parente degli alligatori, la sua distribuzione su entrambe le sponde di questo vasto canale costituiva un enigma irrisolto. Se si trattava di un alligatoreide – un gruppo che oggi vive solo in acqua dolce – come poteva il Deinosuchus attraversare un mare lungo più di 1.000 chilometri?

 

Un’ipotesi suggeriva che i primi alligatori fossero tolleranti all’acqua salata e che in seguito avessero perso questa caratteristica. Tuttavia tale interpretazione non aveva molte prove a supporto; si basava esclusivamente sull’inclusione del Deinosuchus nel gruppo degli alligatoride.

 

Immagine di Connor Ashbridge via Wikimedia CC BY-SA 4.0

 

Un’altra possibile spiegazione era che il Deinosuchus si fosse diffuso in Nord America prima della formazione del Canale interno occidentale, che avrebbe diviso le popolazioni occidentali da quelle orientali. Tuttavia, la documentazione fossile non lo conferma. Il canale apparve circa 100 milioni di anni fa, il che lo rende circa 20 milioni di anni più antico dei primi fossili di Deinosuchus conosciuti.

 

Sebbene il Deinosuchus fosse uno dei coccodrilli più grandi, non era l’unico gigante. Secondo lo studio, i coccodrilli enormi si sono evoluti indipendentemente in ambienti acquatici più di una dozzina di volte negli ultimi 120 milioni di anni, durante tutte le fasi climatiche globali, comprese le ere glaciali.

 

Anche tra le specie viventi, segnalazioni di individui di 7 metri o più persistettero fino al XIX secolo, il che suggerisce che l’enorme Deinosuchus fosse la regola piuttosto che l’eccezione.

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Come riportato da Renovatio 21, il mondo continua ad essere zeppo di scene di panico scatenate dalle apparizioni in territorio umano dei tremendi rettili.

 

E non si tratta solo di loricati.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso gli scienziati dell’Istituto indiano di tecnologia Roorkee, in India, hanno pubblicato un articolo sulla rivista Scientific Reports per discutere della loro scoperta del Vasuki Indicus, una nuova specie di serpente gigante, vissuto circa 47 milioni di anni fa nello Stato indiano del Gujarat, che sarebbe stato «lungo come un autobus».

 

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Tacchini malvagi terrorizzano un fattorino: le immagini

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Una coppia di tacchini selvatici ha inseguito e terrorizzato un fattorino a Branford, nello Stato statunitense del Connecticut.   L’autista della ditta UPS è stato fortunato ad uscirne illeso dopo la vile aggressione da parte dei pennuti.   Nei filmati finiti in rete, l’uomo sembra di fatto terrorizzato, riuscendo a malapena a sfuggire alla furia delle creature riparando nel suo autoveicolo.  

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«Ho quarant’anni, non posso avere a che fare con cose così» dice l’uomo nei video dell’attacco.   «Glu-glu-glu-glu» rispondo impudenti gli uccelli, nel verso tipico della loro controversa specie, chiamato appunto onomatopeicamente gloglottiò.   Il duo di non-volatili accerchia l’automezzo dello sfortunato signore per poi, gloglottando senza requie, inseguirlo quando questi cerca eroicamente di portare a termine una consegna correndo con un pacco sotto il braccio come un campione del Footballo americano.   Gli assalti dei tacchini selvatici agli esseri umani sono un fenomeno ben documentato e per niente raro, specialmente negli Stati Uniti e in Canada dove i tacchini selvatici si sono moltiplicati tantissimo negli ultimi 20-30 anni e ormai vivono anche in zone suburbane e urbane.   I tacchini maschi (detti «tom») diventano particolarmente aggressivi in primavera durante la stagione degli amori, o le femmine quando difendono il nido o i piccoli.   In Massachusetts nel 2017 gruppi di tacchini selvatici malvagi hanno attaccato persone per strada, con video virali di un uomo inseguito e beccato.   Nella capitale statunitense Washington si sono avuti più casi di tacchini che aggrediscono impunemente ciclisti e pedoni su sentieri pubblici come l’Anacostia Riverwalk Trail.   In un caso a Staten Island, Nuova York, del 2025 un tacchino selvatico ha inseguito ripetutamente un uomo nel suo stesso vialetto, colpendolo in testa e costringendolo a girare intorno alla macchina.  

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A Janesville, in Wisconsin, poche settimane fa una banda di tacchini selvatici ha terrorizzato il quartiere per settimane: inseguivano postini, bambini, bloccavano il traffico e hanno causato persino piccoli incidenti stradali.   Nella capitale canadese Ottawa negli scorsi mesi un uomo è stato inseguito da due tacchini aggressivi in mezzo alla strada, tanto da dover saltare dentro l’auto di uno sconosciuto per scappare.   Secondo quanto riferito, postini e corrieri sono tra le vittime più frequenti (in vari Stati USA e anche in video virali come codesto), perché i tacchini spesso vedono i furgoni o le persone in movimento come «intrusi» nel loro territorio, ma si tratta di una spiegazione semplicistica atta ad escludere la nequizia della specie pennuta.   In Italia e in Europa i tacchini selvatici sono rarissimi (anche perché non sono nativi dei nostri territori), quindi casi del genere sono praticamente inesistenti da noi. Tuttavia gli esperti dicono che i tacchini domestici maschi, se non gestiti bene, possono diventare aggressivi pure loro, soprattutto verso chi non conoscono o durante la primavera.   Renovatio 21 consiglia alla gloglottante genìa di orridi guastafeste bipedi di non esagerare, sennò ci ritroviamo a dover fare un’altra campagna di pressione internazionale come quella che stiamo portando avanti per i casi delle orche.   Anche perché ricordiamo la questione della sagra del pito, dove il tacchino viene, e giustamente, processato e giustiziato per le sue colpe e per quelle della comunità: si potrebbero catarticamente indire manifestazioni identiche su tutto il territorio italiano ed europeo, con grande benefizio pubblico dovuto al tacchino espiatorio e alla tavola imbandita, e al contempo chiaro esempio dissuasivo per l’augello ribelle.  

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Ancora mirmecotraffico: cinese trovato dalla polizia aeroportuale con 2.000 formiche vive

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Martedì, le autorità keniote hanno arrestato un cittadino cinese di 27 anni presso l’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta (JKIA) di Nairobi, dopo che un controllo di sicurezza di routine ha permesso di scoprire oltre duemila formiche vive nel suo bagaglio. Si tratta quindi di un vero caso di mirmecotraffico.

 

Il procuratore Allen Mulama ha dichiarato in tribunale che durante la perquisizione sono state rinvenute 2.238 formiche vive; 1.948 di esse erano contenute in provette e le restanti erano avvolte in tre rotoli di carta velina morbida.

 

Secondo i documenti esaminati dall’agenzia Reuters, i funzionari dell’immigrazione avevano segnalato un «ordine di blocco» sul passaporto del cittadino sinico a causa della sua elusione dell’arresto in Kenya l’anno precedente.

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Il Kenya Wildlife Service (KWS) ha informato il tribunale di aver bisogno di ulteriore tempo per completare le indagini, tra cui l’analisi di un iPhone e di un MacBook sequestrati al cinese.

 

Secondo quanto riferito dai pubblici ministeri, il cinese avrebbe identificato tre individui che gli avrebbero fornito le formiche, sebbene non abbia ancora commentato pubblicamente queste accuse. Le autorità hanno inoltre rilevato che una spedizione simile di formiche, proveniente dal Kenya, è stata intercettata a Bangkok nella stessa settimana.

 

Come riportato da Renovatio 21, questo non è il primo caso di traffico di formiche nel Paese. Nel 2025, i pubblici ministeri del Kenya hanno multato quattro uomini, due belgi, un vietnamita e un keniota, con 7.700 dollari ciascuno per aver tentato di trafficare 5.440 regine di formiche mietitrici giganti africane dal Kenya.

 

Nel 2023, tre individui provenienti dal Kenya hanno tentato di contrabbandare in Francia formiche mietitrici del valore di 2.321 dollari. Entrambi gli episodi riguardavano la specie Messor cephalotes, originaria dell’Africa orientale e molto apprezzata nel commercio di animali esotici per la sua complessa capacità di costruire colonie e per il suo particolare comportamento sociale.

 

Il KWS ha dichiarato che le formiche sequestrate erano presumibilmente destinate ai mercati di animali esotici in Europa e in Asia. Secondo quanto riportato, i commercianti nel Regno Unito avrebbero valutato queste formiche di contrabbando fino a 220 dollari ciascuna.

 

Secondo la legge keniota, la fauna selvatica comprende animali e insetti autoctoni, e la loro esportazione richiede permessi dal KWS (Kenya Wildlife Service).

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La parola mirmecotraffico (parola ibrida ottenuta dal greco myrmex, «formica», e dalla parola italiana «traffico», non diversamente da «narcotraffico»), inserita appositamente nel titolo, non esiste se non su Renovatio 21 (e fate pura una prova con Google): questo stesso articolo che pochi lettori stanno leggendo esiste solo per poterne demiurgicamente iniziare l’utilizzo in lingua italiana, testimoniando l’immane potere glottopoietico di Renovatio 21.

 

Sappiamo che alcuni lettori stanno almanaccando tutti i neologismi e le italofonizzazioni piazzati su queste colonne: e noi giammai ci fermerem, trafficando come formiche sui bordi della infausta lingua nazionale italica, danneggiata nei secoli da superbie infondate ed imbecilli dapprima e da rincoglionimenti per sovranità limitata più recentemente.

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Immagine di Retro Lenses via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Trentino, un’altra aggressione da parte di un lupo

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Un’escursionista sarebbe stata aggredita da un lupo alcuni giorni fa in Val di Rabbi, nel Trentino Occidentale. Lo riporta la stampa locale.   L’animale avrebbe graffiato la donna prima di far perdere le sue tracce.   Si tratterebbe dunque di un attacco «maldestro» quasi a testare l’essere umano come preda.

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Come già scritto in altri articoli dedicati ai lupi, ci sentiamo di affermare che attualmente siamo all’inizio della fase 7 della cosiddetta scala di Geist, lo strumento che permette di valutare quando e come i lupi, in assenza di ostacoli e di dissuasioni, arrivino progressivamente a perdere il timore dell’uomo e ad attaccarlo e predarlo attivamente.   Attualmente in Italia i lupi aggrediscono l’uomo sebbene non in modo sistematico. In alcuni casi gli attacchi sono goffi mentre in altri sembrano essere meglio pianificati. I lupi prendono di mira sempre più spesso i bambini, che considerano vere e proprie prede.   Continua l’anarco-tirannia animale, checché ne dicano gli animalisti e nonostante le false promesse delle autorità locali in tutta la penisola.   Nessuno sembra intenzionato a fare nulla. Fino a quando?   Victor García

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