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Donna diventa uomo transessuale durante la gravidanza. I giornali: «un caso delicato»

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Una donna al 5° mese di gravidanza decide di diventare uomo, e al contempo madre. Accade a Roma, antica capitale della cristianità.

 

La notizia, di per sé, aprirebbe subito alla dissonanza cognitiva: ci si chiede come sia possibile, per i medici e per chiunque sia a conoscenza del caso (giornalisti, politici) conciliare le due cose, visto che il processo di transessualizzazione, di base, prevede cose non esattamente compatibili con la maternità, come trattamenti a basi di ormoni e magari pure il taglio delle mammelle.

 

Di primo acchito può risultare incredibile, quindi, la reazione dei medici e delle autorità sanitarie e non solo sanitaria. Ancora più incredibile è come ne parlano i giornali.

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La storia viene così raccontata da Repubblica: «prima di tutto l’iter psicologico per accertare l’incongruenza di genere e poi le terapie ormonali. Il suo fisico ha iniziato a cambiare. Il volto si è coperto di barba e i caratteri maschili sono piano piano diventati predominanti» scrive il giornale fondato dal «laico» Eugenio Scalfari, che decide di chiamare la donna incinta «Marco».

 

«Marco ha quindi iniziato ad eliminare quanto restava del corpo precedente e si è sottoposto a una mastectomia, facendo sparire il seno. Un percorso giunto in una fase talmente avanzata che il Tribunale ha autorizzato la rettifica di attribuzione del sesso e il cambio di nome sui documenti. Via la vecchia identità: Marco è diventato Marco anche per lo Stato».

 

Insomma, la donna è diventata uomo. Ma non ancora del tutto: il processo di amputazione prevedeva ancora un tassello importante.

 

«Mancava un ultimo passo: l’isterectomia, l’asportazione dell’utero. Al momento di compiere l’intervento è però stato subito chiaro che Marco era incinta al quinto mese».

 

Proprio così: «Dopo un rapporto Marco ha concepito un bambino».

 

Qui scatta l’incredulità popolare: ma come… quindi, vuol dire che… anche quando era diventata un uomo (peloso, magari con qualche cicatrice sul petto per il seno mutilato) è stata… con un altro uomo? Cioè: ha fatto all’amore come una donna? E chi è l’uomo che ha fatto sesso con il transessuale dall’apparenza mascolina?

 

Sono tutte domande che si fa, forse ingenuamente, chi pensa a questo caso.

 

Tuttavia, l’abisso si spalanca ulteriormente quando si pensa che a questo punto c’è di mezzo un bambino. La soggettività giuridica del feto, in Italia, è un tema dibattuto – ovviamente, a causa della legge 194/78, che consentendo il feticidio (cioè l’aborto, o secondo l’espressione orwelliana «interruzione di gravidanza») potrebbe rivelarsi fumosa anche in questo caso.

 

Una donna che con il suo comportamento (per esempio l’alcolismo, o la tossicodipendenza) pregiudica la salute del nascituro, può essere perseguita? In alcuni Stati americani parrebbe di sì. In Italia, secondo alcuni pareri giuridici, non esisterebbe una norma penale che tuteli il bambino nel grembo materno dall’assunzione di sostanze da parte della donna gravida.

 

«Non è contemplata dall’ordinamento italiano una fattispecie criminosa afferente alla trasmissione, per via placentare, di sostanza stupefacente» leggiamo su un documento di sintesi del problema del sito della regione Calabria.

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In effetti: se il feto si può uccidere… perché mai dovrebbe essere tutelato dalle sostanze che assume la madre? In questo caso, si potrebbe trattare dell’assunzione in dosi considerevoli di testosterone enantato, magari pure passate alla donna che vuole diventare «uomo» dalla sanità pubblica, in quantità non troppo dissimili da quelle che, qualora le voglia prendere un ragazzo che va in palestra per sembrare più muscoloso (cioè, più maschile), c’è la galera. È lo Stato etico ormonale, Renovatio 21 ve ne ha già parlato.

 

Non c’è legge che punisca la madre che in gravidanza si ubriaca costantemente o si spara in vena l’eroina. Ma perché mai dovrebbe esservene per le madri transessualizanti che assumo steroidi?

 

La domanda che non vorreste farvi è: una quantità di testosterone tale da cambiare il corpo di donna – rendendolo peloso e muscolato, e calvo, alterandone la voce e chissà come la psiche – che effetto potrà mai fare su un feto? Non siamo sicuri di voler sapere la risposta. Tantomeno, di voler vedere. Siamo certi, tuttavia, che nessuno ve ne parlerà.

 

Tutte queste questioni riguardano fino ad un certo punto il tipo discorso che intavola la stampa sincero-democratica e moderna.

 

«Una situazione estremamente complessa quella che i medici stanno affrontando in una delle principali strutture sanitarie della capitale» continua Repubblica. «Ora, da una parte ci sono da affrontare le tante difficoltà legate all’ultima fase della transizione in una condizione particolare e dall’altra ci sono gli accertamenti per appurare che le terapie ormonali non abbiano causato danni al feto. Un caso. Raro. Ma come la storia di Marco dimostra, possibile».

 

In realtà, il caso non è raro per niente. Lo era, forse, qualche anno fa, quando cominciavano ad emergere i primi casi in giro per il mondo: coppia trans, lui uomo-donna e lei donna-uomo, aspettano un figlio. Seguiva foto, esibita con orgoglio, di una figura apparentemente mascolina col pancione a fianco di un travestito.

 

La realtà è, semplicemente, che siamo dinanzi al concretamento dell’inversione: una famiglia invertita nel senso letterale della parola, il padre si presenta come madre, la madre come padre che materialmente porta avanti la gravidanza.

 

Casi come questo sono all’ordine del giorno. Casi ancora più grotteschi e rivoltanti, con incroci che avvengono in famiglia, sono stati pure riportati da Renovatio 21. Donazioni di gameti fra fratelli non binari e sorelle lesbiche. Oppure la donna che fa da surrogata per il figlio omosessuale: nasce per lei un figlio e un nipote al contempo, per lui un figlio e un fratello, in una vertigine che cancella ogni residuo del tabù dell’incesto.

 

E non pensate che sia finita qui: perché il trapianto di utero punta lì: si prende l’organo di una «donatrice» – viva o morta, ma che importanza ha – e lo si impianta nella pancia di un uomo, di modo da fargli vivere la meravigliosa esperienza della gravidanza, almeno fino a che non decide di abortire, e abbiamo già visto video di personaggi che si mettono in lista per divenire il primo trans ad uccidere un bambino nel suo grembo.

 

Sappiamo che si andrà ancora oltre: utero artificiale, cioè maternità disintegrata, disintermediata dalla macchina. Chi è la mamma del bambino nato in un dispositivo di incubazione? Il lettore vuole rispondere: c’è la madre genetica, l’ovulo verrà pure da qualche ovaia femminile, no? Risposta sbagliata: con la gametogenesi, ossia la creazione di cellule sessuali a partire da cellule somatiche, si potranno ottenere spermatozoi dai tessuti di corpi femminili, e cellule uovo dai maschi.

 

Geneticamente, il padre potrà essere la madre, la madre il padre, o avere per madre un uomo e per padre un altro, per madre una donna e per madre sempre un’altra donna. Dovete credere che, nell’avanzata della riprogenetica, neanche questa sarà la fine.

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Dalle biotecnologie riproduttive più estreme, alle oramai comuni foto sui social degli «uomini» incinti – divenuti perfino degli emoji, anche per l’azienda più capitalizzata del mondo – il senso immediata da ricavare è, ad un livello più superficiale, quello della destrutturazione della famiglia, cioè la sua fine. Non c’è più madre, figlio, non c’è più figlia, non c’è più padre.

 

Capite, a livello più profondo, che ogni possibile riferimento alla religione cristiana va in brandelli. La Sacra Famiglia, quella del presepe, diventa una incomprensibile aberrazione. Ma anche la stessa Santa Trinità – Padre, Figlio, Spirito Santo – finirà per divenire incomprensibile per l’uomo del futuro, che al massimo potrà concepirla nella ributtante, insuperata bestemmia a tema finita sulla copertina di Charlie Hebdo (sì, il giornalino per cui qualche anno fa tutti «Je suis Charlie»)

 

Non è solo la fine della famiglia. È la fine dell’essere umano: ed infatti ci prendono per manina per abituarci al loro programma transumanista, cioè post-umano.

 

Prima ancora, ci sono degli effetti specifici da considerare. Un individuo senza famiglia, privo di relazioni primarie strutturate, è sradicato e disorientato abbastanza per essere sottomesso e predato come meglio credono i padroni del mondo. Una creatura senza famiglia – senza origine, senza destinazione – può accettare di lavorare a metà del salario, o anche senza salario, può accettare di essere derubato di ogni dignità, e certamente anche degli organi. Può essere prodotto e ucciso a piacimento. Può essere schiavizzato, e poi gettato via senza problemi.

 

L’effetto che vedremo subito sulla società è quello di un precariato sessuale, cioè un precariato cognitivo, un precariato ontologico diffuso ovunque: masse di persone che non sanno chi sono, non sanno cosa vogliono, non sanno cosa sono, e vivono una percezione dell’esistenza instabile quanto i rapporti di promiscuità ferale che certe storie omossessuali raccontano.

 

I bambini del futuro saranno senza famiglia, quindi senza padre: quindi, nel concreto, senza nessuno che li difenda. La condizione ideale per i predatori pedofili, che per i giovani che non dispongono di protezione paterna hanno il radar – potete chiedere alle vittime di Jeffrey Epstein se non è così.

 

Si tratta di un attacco al padre che ha tanti risvolti, non ultimo quello religioso: chissà mai chi può essere che vuole distruggere il padre. Le Scritture un paio di indicazioni le offrono. Nel frattempo, qui sulla terra, la famiglia viene macellata senza più alcuna pietà, mentre medici e giornalisti (e giudici, e politici), parlano di «casi delicati».

 

È una vera apocalisse, una catastrofe umana, teologica. Dietro di sé porta un orrore senza fine, che iniziamo appena ad immaginare.

 

Per i giornaloni, tuttavia, è «una situazione complessa». Povera ragazza, anzi scusate, ragazzo, anzi ragazz*.

 

Noi intanto cerchiamo di non pensare a cosa quantità di steroidi potrebbero aver causato a quel bambino innocente, non ancora nato.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine da Twitter, rielaborata

 

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Gruppo omosessuale conservatore abbandona il transessualismo: «siamo LGB».

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Il gruppo repubblicano omosessuale americano Log Cabin Republicans (LCR) ha annunciato il 20 agosto che escluderà il transessualismo dalle aree tematiche LGBT di cui si occupa, segno che il movimento per la fluidità di genere non ha ottenuto lo stesso livello di accettazione culturale dell’omosessualità. Lo riporta LifeSiteNews.   Scrivendo su Townhall, il presidente di LCR Ross Hemminger ricorda che l’organizzazione «ha votato per aggiungere la “T” sotto l’ombrello della nostra missione» nel 2015 «per la convinzione che a tutti gli adulti debba essere consentito di perseguire la propria felicità, liberi da interferenze governative, purché ciò non ostacoli i diritti inalienabili degli altri».   Il movimento transgender, sostiene, ha però smesso di concentrarsi sugli adulti: quasi tutti i suoi sforzi, e quelli dei gruppi affiliati, riguardano i minori. Spingono le scuole a insegnare un’ideologia di genere radicale; chiedono che uomini biologici partecipino alle competizioni sportive femminili indipendentemente dalle conseguenze; e, aspetto ritenuto il più grave, sostengono trattamenti di riassegnazione di genere per i minori, spesso all’insaputa e senza il consenso dei genitori, pur sapendo che tali trattamenti sono in gran parte irreversibili.

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«Ecco perché, dopo un’approfondita discussione con i nostri membri, il nostro Consiglio di Amministrazione ha votato per ridefinire l’orientamento nazionale di Log Cabin Republicans, concentrandosi specificamente sulle questioni relative all’orientamento sessuale e ai valori conservatori: in altre parole, siamo un’organizzazione di difesa dei diritti LGB, come i nostri fondatori avevano immaginato e come il nostro centro morale ci impone di essere», annuncia. Hemminger sostiene che le restanti questioni di LCR – il «matrimonio» tra persone dello stesso sesso, l’adozione, il servizio militare, la non discriminazione e la libertà religiosa – «si allineano perfettamente con l’impegno repubblicano per un governo limitato e la parità di trattamento di fronte alla legge. Quando rimaniamo concentrati su questi principi, vinciamo».   Il cambio di linea riflette tensioni presenti fin dall’inizio tra attivisti transgender e il resto della coalizione di sinistra. L’idea che il genere sia un costrutto sociale e psicologico fluido e mutevole entra in conflitto con la tesi, diffusa a sinistra, che l’omosessualità sia innata e immutabile. In particolare le femministe (come l’autrice J.K. Rowling) hanno denunciato che l’inclusione delle persone transgender avviene spesso a scapito del benessere delle donne negli spazi intimi, nello sport e in altri ambiti. Gli attivisti transgender hanno etichettato queste liberali come «femministe radicali trans-escludenti», o TERF.   Le cause transgender risultano anche molto meno popolari presso il grande pubblico rispetto al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso, in gran parte per esperienze concrete con squadre sportive femminili e spogliatoi, e per resoconti su interventi chirurgici o trattamenti chimici che modificano i corpi di minori con disforia di genere.

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Il nuovo orientamento dei gay del Grand Old Party americano riflette anche l’equilibrio scelto dall’attuale leader del Partito Repubblicano, il presidente Donald Trump, da tempo in rapporti amichevoli con l’organizzazione. Trump è entrato in carica sostenendo pienamente il «matrimonio» tra persone dello stesso sesso e corteggiando apertamente il voto gay, pur adottando una linea dura contro quelle che definisce aggressioni transgender.   Osservatori conservatori sostengono però che «LGB» e «T» non si possano separare con facilità. Uno degli argomenti originari contro la ridefinizione del matrimonio era che rendere irrilevante il sesso biologico per il significato dell’istituto avrebbe finito per indebolire il riconoscimento delle differenze sessuali anche in altri ambiti, una previsione che gli attivisti transgender avrebbero poi contribuito a realizzare.   Il termine LGBT, ora arricchito da nuove lettere al punto che i non-eterosessuali ora sono chiamati dai detrattori «alphabet people» («le persone dell’alfabeto»), è nato gradualmente nel tempo, e non è possibile tracciarne l’origine precisa, anche se è ipotizzabile che esso sia stato architettato minuziosamente.   Negli anni Settanta, dopo le violenze Stonewall (1969) che crearono il movimento omosessualista, il termine più usato era gay, poi gay and lesbian. Le lesbiche chiedevano visibilità perché «gay» veniva associato soprattutto agli uomini. A metà-fine anni Ottanta si diffonde LGB o GLB (lesbiche, gay, bisessuali). «Gay» da solo non bastava più. Prime attestazioni dell’uso della sigla LGB e GLB si trovano già intorno al 1988–1990.   La T (transgender, cioè transessuale) entra dopo. Il termine «transgender» esisteva dagli anni Sessanta, tuttavia l’inclusione nella sigla collettiva è più tarda, intorno al 1988, con diffusione negli anni Novanta. Tra chi ha spinto per far comparire B e T nei nomi delle organizzazioni ci sono, tra gli altri, l’attivista bisessuale Maggie Rubenstein e l’attivista transgender Susan Stryker.   Dopo la T sono arrivate altre lettere (Q, I, A, +, fino ad arrivare al Canada di Trudeau con l’ufficializzazione dei «diritti 2SLGBTQI+»), ma la sigla LGBT come unione di lesbiche, gay, bisessuali e persone trans è un prodotto degli anni ’90, con radici già alla fine degli anni ’80. Non è nata in un unico momento, ma da una lunga trattativa interna al movimento su chi doveva essere nominato.   All’inizio circolava sia la sigla GLBT e LGBT. LGBT ha prevalso soprattutto a partire dagli anni 2000, per mettere in evidenza le lesbiche (storicamente meno visibili rispetto agli uomini gay) e, in alcune narrazioni, anche per il ruolo delle donne lesbiche nell’assistenza durante l’epidemia di AIDS. Non è l’unica spiegazione: pesano anche il femminismo e la scelta politica di non mettere sempre «G» per prima.

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Nel saggio del 1989 di Marshall Kirk (neuropsicologo) e Hunter Madsen (esperto di pubblicità) After The Ball: How America Will Conquer Its Fear and Hatred of Gays in the 90s («Dopo il ballo: come l’America supererà la paura e l’odio verso gli omosessuali negli anni Novanta») viene escogitato un piano di relazioni pubbliche per far accettare l’omosessualità all’America eterosessuale. Gli autori lo chiamano apertamente propaganda.   Nonostante vengano notate nel libro le tensioni possibili tra femministe e lesbiche o gay, il movimento femminista è da considerarsi come un modello di minoranza da seguire nel «processo educativo di massa». L’obiettivo dichiarato è far sì che l’odio anti-gay in pubblico sia insostenibile come oggi lo sono razzismo e antisemitismo. I gay vanno presentati come vittime di una condizione non scelta — «non più di quanto scelgano altezza, colore della pelle, talenti o limiti». L’analogia con la razza serve a togliere l’argomento «è una scelta / è un peccato». In pratica gli omosessuali dovevano copiare il cosiddetto movimento per i diritti civili e le sue ramificazioni ed inserirvisi, fino ad essere considerato non solo parte di esso, ma la parte dominante. Tale dirottamento è divenuto particolarmente visibile negli ultimi 15 anni.   Una delle frasi più citate del testo, ritenuto un vero manuale della conquista della società da parte delle forze omotransessualiste, è che i gay sono costretti a «nascondersi come un ebreo tedesco degli anni ’30». Il piano di propaganda prevedeva quindi una spinta pubblicitaria classica (slatentizzatasi poi negli anni Novanta con film e serie TV) con il concetto di «minoranza vittima immutabile», che sfruttava certamente il tabù americano del razzismo.   Alcuni osservatori sostengono che anche l’unione dei gruppi di lesbiche, omosessuali, bisessuali e transessuali sia fittizia: tali consorzi in realtà si odiano l’un l’altro, con i bisessuali organizzati ritenuti praticamente inesistenti e i transessuali considerati ai margini se non pensati dagli altri «compagni» non eterosessuali come casi psichiatrici spesso impresentabili.   Chi conosce San Francisco sa che vi sono aree a maggioranza lesbica, perché il rapporto con i gay – che hanno il privilegio di chiamarle con l’appellativo altramente dispregiativo dike – non è idiliaco.   Sui rapporti infra-LGBT aveva realizzato un interessante sketch il comico Dave Chapelle, immaginando i quattro gruppi in un’automobile. C’è chi guida e sa dove andare, c’è quello che disturba, c’è l’autostoppista….      

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Arrestato transessuale che complottava l’assassinio del segretario del Tesoro USA (che è gay)

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Un uomo che si identifica come donna è stato condannato martedì a sei anni e un mese di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di aver complottato per uccidere il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent.

 

Secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, Ryan Michael English, noto anche come Raleigh Jane English, si è consegnato a un agente di polizia fuori dal Campidoglio di Washington, DC, il 27 gennaio 2025. La polizia ha perquisito English e ha trovato un coltello a serramanico, due molotov e un accendino nelle tasche della sua giacca.

 

English confessò di essersi recato a Washington per uccidere un candidato al governo la cui conferma al Senato era prevista per quel giorno, oppure per incendiare un think tank non identificato nella capitale. La polizia trovò nella tasca di English un biglietto indirizzato a un coinquilino che diceva: «È terribile, ma non posso stare a guardare mentre i nazisti uccidono le mie sorelle… Mi dispiace tanto per aver mentito, complottato e mentito ancora».

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Il giudice Rudolph Contreras ha affermato che English era preoccupato per i «diritti dei trans» e che «il piano era praticamente impossibile da realizzare, e si è consegnato prima che potesse anche solo avvicinarsi alla sua concretizzazione».

 

Il procuratore statunitense Jeanine Pirro ha respinto la richiesta di English di una pena più lieve, che descriveva l’imputata come «una giovane donna transessuale che ha subito traumi e sofferenze fin dal giorno in cui è nata».

 

«Il mio ufficio non tollererà tentativi di intimidire o danneggiare i funzionari pubblici che minano le fondamenta del nostro processo democratico e sono in contrasto con i valori su cui tutti facciamo affidamento», ha dichiarato Pirro dopo la sentenza.

 

Secondo la polizia, English si è ispirato a Luigi Mangione, accusato di aver ucciso a colpi d’arma da fuoco Brian Thompson, CEO di UnitedHealthcare, a Manhattan nel dicembre 2024. Nel suo diario e in un biglietto scritto a mano, Mangione avrebbe descritto le sue frustrazioni nei confronti del settore sanitario. La scorsa settimana si è dichiarato colpevole di stalking nei confronti di Thompson.

 

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno assistito a una serie di attacchi contro personaggi pubblici, che gli osservatori attribuiscono in parte alla retorica politica sempre più aggressiva.

 

A settembre, un uomo armato ha ucciso l’attivista conservatore Charlie Kirk durante un discorso in un campus universitario nello Utah. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio, tra cui una sparatoria durante il suo comizio per la rielezione a Butler, in Pennsylvania, nel luglio 2024.

 

Nel giugno del 2025, un aggressore ha ucciso Melissa Hortman, presidente della Camera dei rappresentanti del Minnesota, e suo marito Mark, e ha ferito il senatore statale John Hoffman e sua moglie Yvette. Nell’aprile dello stesso anno, un uomo ha lanciato una bomba incendiaria contro la residenza del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro.

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Colpisce che la violenza transessuale si abbatta contro l’unico membro apertamente omosessuale dell’amministrazione Trump. Il Bessent infatti è pure «sposato» con un uomo con bambino nati con provetta e surrogata. Il «marito» sarebbe un ex procuratore di Nuova York.

 

Nel 2015, Bessent ha dichiarato alla rivista Yale Alumni Magazine, rivista degli ex allievi dell’élitistica università: «Se mi avessero detto nel 1984, quando ci siamo laureati, e la gente stava morendo di AIDS, che 30 anni dopo mi sarei sposato legalmente e avremmo avuto due figli tramite maternità surrogata, non ci avrei creduto».

 

In passato il Bessento aveva lavorato direttamente come Chief Investment Office con lo speculatore internazionale Giorgio Soros, distruttore della lira italiana (e della sterlina, e del ringgit malese), secondo alcuni sobillatore di «rivoluzioni colorate» in tutto il mondo tramite il suo braccio filantrocapitalistico Open Society Foundations. Soros è noto negli ultimi anni per essere acerrimo avversario di Trump. Il figlio Alex Soros, che pare averne preso il posto, non è da meno.

 

Durante gli anni Novanta il Bessent ha lavorato come responsabile degli investimenti di Soros Fund Management e ha guidato l’ufficio di Londra del fondo quando Soros ha guadagnato più di un miliardo di dollari scommettendo sul crollo della sterlina britannica nel 1992. C’è da chiedersi dunque se il Bessent abbia lavorato negli stessi mesi anche all’affondamento della lira italiana.

 

Bessent appartiene alla Chiesa ugonotta, una setta franco-protestante ancora viva in America dove gli ugonotti si erano rifugiati a seguito della revoca dell’Editto di Nantes del 1685, che i suoi antenati contribuirono a costruire nel 1680 a Charleston, nella Carolina del Sud.

 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Gli ospedali USA fatturano 120 milioni di dollari per interventi di cambio di sesso sui bambini

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Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), gli ospedali statunitensi avrebbero fatturato decine di milioni di dollari per interventi di cambio di sesso su minori. Lo riporta LifeSite.   Il rapporto, intitolato «Lupi in camice bianco» e pubblicato questa settimana sulla base di ricerche condotte da organismi di controllo, sostiene che dal 2019 ospedali e cliniche abbiano fatturato quasi 120 milioni di dollari per oltre 5.500 interventi chirurgici e 8.500 cicli di terapia ormonale o bloccanti della pubertà destinati a minori.   Secondo l’HHS, alcuni fornitori di servizi sanitari potrebbero aver utilizzato codici di fatturazione fuorvianti o potenzialmente fraudolenti per ottenere la copertura assicurativa degli interventi. Il dipartimento ha individuato quasi 50 milioni di dollari di richieste di rimborso per bloccanti della pubertà somministrati a bambini tra i 9 e i 17 anni, con l’utilizzo di un codice generico per disturbi ormonali, privo di una diagnosi specifica di disturbo di genere o di pubertà precoce nella medesima richiesta.   Gli ospedali e le cliniche citati nel rapporto sono stati segnalati al Dipartimento di Giustizia e agli investigatori dell’HHS per potenziali violazioni della legge federale. Le modalità di fatturazione riscontrate, ha precisato il dipartimento, richiedono ulteriori indagini.

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Altri quasi 11 milioni di dollari sarebbero stati fatturati per bloccanti della pubertà somministrati a centinaia di pazienti tra i 13 e i 17 anni, con diagnosi di pubertà «insolitamente precoce» — una diagnosi che, secondo l’HHS, non troverebbe applicazione a quell’età.   Il rapporto sottolinea inoltre come tali procedure rappresentino per gli ospedali una fonte di reddito a lungo termine, poiché i minori che avviano una terapia ormonale possono restare sotto cura medica per anni. Citando stime esterne, il documento indica che i costi complessivi nell’arco della vita possono raggiungere i 75.000 dollari senza intervento chirurgico, e fino a 170.000 dollari includendo le operazioni.   «L’amministrazione Biden», si legge nel rapporto, «ha contribuito all’espansione e alla normalizzazione degli interventi di rifiuto del sesso attraverso politiche antidiscriminatorie e altri programmi federali».   La scorsa settimana il presidente Donald Trump ha avviato le procedure per porre fine ai finanziamenti federali, tramite Medicaid e il Children’s Health Insurance Program (CHIP), destinati alle procedure di cambio di sesso sui minori. Le restrizioni, che entreranno in vigore il 13 ottobre, riguardano bloccanti della pubertà, terapie ormonali e interventi chirurgici di transizione, sebbene i singoli Stati possano comunque scegliere di finanziarli autonomamente.   Il provvedimento si inserisce in un più ampio processo di revisione delle politiche relative alle persone transgender, avviato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’amministrazione ha già limitato le procedure mediche di transizione per i minori, impedito agli atleti transgender di competere nello sport femminile e vietato alle persone con disforia di genere di prestare servizio nelle forze armate statunitensi.   Almeno 27 Stati americani hanno introdotto restrizioni sulle procedure di transizione di genere per i minori, mentre diversi grandi ospedali hanno interrotto alcuni servizi a causa di controversie legali, pressioni finanziarie e mutamenti nelle linee guida mediche.   Come riportato da Renovatio 21, seguendo uno studio su farmaci ed interventi transessualisti, il segretario alla Salute USA Robert F. Kennedy jr. ha da mesi annunciato che avrebbe proibito agli ospedali l’esecuzione di chirurgia transgender sui bimbi.

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