Bolzano, a scuola solo con tampone nasale. E minacce di morte al consigliere regionale

 

 

A scuola solo dopo il tampone nasale sperimentale.

 

Il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha firmato lo scorso 19 marzo un ordinanza numero che contiene varie misure per la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Tra le varie regole che riguardano seconde case e sport, colpiscono quelle sulle scuole dei più giovani.

 

I bambini saranno sottoposti a tamponi nasali due volte a settimana per tornare a scuola in presenza

«Da mercoledì 7 aprile (…) nelle scuole elementari e medie le lezioni in presenza saranno garantite per coloro che parteciperanno al progetto sperimentale di screening dell’Azienda sanitaria. Coloro che non parteciperanno allo screening potranno continuare a seguire le attività didattiche e scolastiche in modalità a distanza» scrive il sito della Provincia Autonoma.

 

In cosa consiste questo «progetto sperimentale» a cui devono sottoporsi i bambini per sfuggire alla DAD? Si tratta dei cosiddetti «tamponi fai da te».

 

I bambini, dunque, saranno sottoposti a tamponi nasali due volte a settimana.

 

L’assessore alla sanità Thomas Widmann aveva garantito che «i test sono gratuiti e volontari»

Il progetto pilota era partito ad inizio mese nelle scuole elementari provinciali  con il programma di estendere gradualmente i test antigenici nasali a tutti i 27.500 alunni delle elementari in Alto Adige. Il sistema rapido non prevede l’impiego di personale sanitario: «Il sistema è molto semplice, ed ogni bambino può farlo da solo, consegnando poi lo stick» scrive il quotidiano L’Adige.

 

L’assessore alla sanità Thomas Widmann aveva garantito che «i test sono gratuiti e volontari».

 

È di diverso avviso il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì che annuncia di essere pronto a portare tutta la vicenda all’esame della Procura della Repubblica.

«I test volontari nelle scuole oramai è chiaro di fatto sono diventati obbligatori se non si vuole l’allontanamento fisico del proprio figlio dalla classe. Un trauma che nessun genitore vorrebbe riservare al proprio figlio» ha detto il consigliere Urzì che annuncia di essere pronto a portare tutta la vicenda all’esame della Procura della Repubblica

 

«I test volontari nelle scuole oramai è chiaro di fatto sono diventati obbligatori se non si vuole l’allontanamento fisico del proprio figlio dalla classe. Un trauma che nessun genitore vorrebbe riservare al proprio figlio» ha scritto su Facebook il consigliere.

 

«E allora non parlino più di test volontari, si è trattato di una imposizione che va nella direzione assolutamente opposta a quanto a suo tempo annunciato, per la tenace volontà di affermare un modello austriaco che fa nascere più di un sospetto su modalità di approvvigionamento e costi. Perché continuare a parlare di test volontario?».

 

Urzì contesta anche l’aspetto farmaceutico della questione:

 

« Il test nasale è “solo per un uso professionale” il risultato negativo “non preclude l’infezione da SARS-CoV-2”. Il trattamento deve essere svolto solo da “personale sanitario addestrato”. Non c’è più null’altro da aggiungere, queste sono le annotazioni sul foglietto illustrativo del “Panbio COVID-19 Ag Rapid Test Device”. Esattamente l’opposto di quanto previsto dall’ordinanza del Presidente Kompatscher alle scuole con l’esclusione arbitraria degli alunni (bambini) dalle lezioni se non si faranno sottoporre ai test. Anzi se non si sottoporranno da soli con le loro mani ai test».

 

«Come si fa ad imporre l’uso di un presidio medico non rispettando le indicazioni del foglietto illustrativo?».

«Come si fa ad imporre l’uso di un presidio medico non rispettando le indicazioni del foglietto illustrativo?».

 

«Domande tecniche e di profilo medico-sanitario, e per quanto riguarda l’esclusione dei bambini anche costituzionale nonché morale che impongono risposte. Se non in sede politica, dove tutta la giunta sinora si è rifiutata di darle , almeno in sede giudiziaria» scrive il consigliere su Facebook preannunciando un esposto.

 

Per coincidenza, lo stesso Urzì è stato destinatario poche ore fa di una lettera anonima con minacce di morte. La lettera sarebbe partita dalla Germania e riguarderebbe le irrisolte questioni etniche tirolesi: «Basta attacchi agli Schützen altrimenti il sangue italiano scorrerà sulle strade dell’Alto Adige».

Per coincidenza, lo stesso Urzì è stato destinatario poche ore fa di una lettera anonima con minacce di morte

 

Una settimana interessante per un politico schieratosi apertamente contro il modello biosecuritario di sorveglianza imposto alla tutta la popolazione.