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Terrorismo

Attacco Houthi ad un cargo uccide due marinai

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Tre persone sono state uccise e molte altre gravemente ferite in un attacco missilistico degli Houthi contro una nave nel Golfo di Aden mercoledì, ha detto il comando centrale degli Stati Uniti. Secondo Reuters, si tratta delle prime vittime confermate negli attacchi contro navi mercantili da parte del gruppo armato yemenita.

 

Gli Houthi hanno preso di mira navi mercantili presumibilmente legate a Israele nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden con droni e missili dalla metà di ottobre dello scorso anno, affermando che stanno agendo a sostegno dei palestinesi nel corso dell’operazione militare israeliana a Gaza.

 

Gli attacchi missilistici su obiettivi all’interno dello Yemen da parte di Stati Uniti e Regno Unito, iniziati a dicembre, non sono finora riusciti a frenare gli attacchi dei militanti. La Russia ha criticato Washington e Londra per gli attentati, accusandoli di violare il diritto internazionale e di «aggravare la situazione nella regione per i propri scopi distruttivi».

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Un missile balistico antinave è stato lanciato dalle «aree dello Yemen controllate dai terroristi Houthi, sostenute dall’Iran», presso la True Confidence, una nave portarinfuse battente bandiera delle Barbados e di proprietà della Liberia nel Golfo di Aden, ha affermato il Comando Centrale degli Stati Uniti in una dichiarazione su Twitter.

 

Reuters ha descritto la nave come di proprietà greca.

 

«L’equipaggio multinazionale riporta tre morti, almeno quattro feriti, di cui tre in condizioni critiche, e danni significativi alla nave», ha affermato il CENTCOM. L’equipaggio ha abbandonato la nave dopo l’attacco.

 

Secondo l’esercito americano, si è trattato del quinto missile lanciato da caccia yemeniti contro navi al largo delle coste del Paese nell’arco di due giorni: «questi attacchi sconsiderati da parte degli Houthi hanno interrotto il commercio globale e tolto la vita ai marittimi internazionali».

 

La marina indiana ha successivamente pubblicato filmati dei suoi marinai che utilizzavano elicotteri per salvare l’equipaggio della True Confidence da zattere gonfiabili. Il video mostrava anche il mercantile danneggiato, da cui si alzavano pennacchi di denso fumo nero.

 


 

Gli Houthi hanno rivendicato la responsabilità mercoledì, affermando che la True Confidence è stata colpita «dopo che l’equipaggio della nave ha ignorato i messaggi di avvertimento delle forze navali yemenite”. Il portavoce del gruppo, il generale di brigata Yahya Saree, ha sottolineato che “l’attacco è stato preciso… provocando un incendio a bordo».

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Gli operatori greci della True Confidence hanno affermato che a bordo c’erano 20 membri dell’equipaggio e tre guardie armate, tra cui 15 filippini, quattro vietnamiti, due srilankesi, un indiano e un cittadino nepalese. La nave è attualmente in fiamme e alla deriva, hanno dichiarato.

 

Più tardi giovedì, il CENTCOM ha rilasciato un’altra dichiarazione, affermando che le forze statunitensi avevano condotto «attacchi di autodifesa» contro due droni Houthi che “presentavano una minaccia imminente per le navi mercantili e le navi della marina americana”.

 

 

Due settimane fa il dipartimento di Stato USA ha formalmente designato Ansar Allah, ossia il movimento degli Houthi yemeniti, come organizzazione terroristica, conferendo a Washington nuovi poteri per contrastare l’accesso del gruppo al sistema finanziario globale.

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo gli attacchi delle scorse settimane da parte delle forze angloamericane, gli Houthi hanno promesso che i Paesi responsabili avrebbero pagato «un caro prezzo».

 

Nonostante gli Stati Uniti e i loro alleati abbiano dispiegato una task force navale nell’area per salvaguardare la navigazione, molte compagnie di trasporto merci hanno interrotto il viaggio attraverso il corso d’acqua e hanno invece intrapreso il viaggio molto più lungo e costoso attorno al Capo di Buona Speranza in Africa.

 

Il mese scorso gli yemeniti sciiti hanno attaccato navi da guerra americane e francesi che incrociavano nell’area.

 

Come riportato da Renovatio 21, gli Houthi nelle scorse settimane hanno attaccato anche una petroliera russa. Secondo Goldman Sachs i costi del petrolio potrebbero raddoppiare.

 

Il gruppo sciita nelle scorse ore ha respinto le accuse secondo cui avrebbe tranciato un cavo sottomarino provocando problemi alla rete informatica su scala globale.

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Terrorismo

Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito

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Il presidente israeliano Isaac Herzog ha riabilitato la fedina penale dell’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane Elor Azaria, condannato per omicidio colposo per aver sparato a morte a un palestinese ferito e inabile a Hebron nel 2016.   Il caso risale al 2016, quando Azaria, all’epoca sergente e paramedico delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), fu ripreso mentre sparava ad Abdel Fattah al-Sharif, presunto aggressore armato di coltello, nel quartiere di Tel Rumeida a Hebron.   Secondo le ricostruzioni dell’incidente, al-Sharif e un altro palestinese, Ramzi Aziz al-Tamimi al-Qasrawi, si avvicinarono a una postazione militare israeliana e accoltellarono un soldato israeliano, ferendolo lievemente. Qasrawi fu poi ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane. Al-Sharif fu colpito, gravemente ferito e lasciato a terra. Pochi minuti dopo Azaria lo raggiunse e gli sparò alla testa.

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La sparatoria è stata filmata da un attivista per i diritti umani. Azaria è stato condannato per omicidio colposo e condannato a 18 mesi di carcere, nonostante l’accusa avesse chiesto una pena da tre a cinque anni. La sua condanna è stata poi commutata in 14 mesi ed è stato rilasciato nel maggio 2018 dopo aver scontato nove mesi di pena.   Il filmato di Azaria che spara a un palestinese già inerme ha suscitato indignazione internazionale. Il ministero degli Esteri palestinese lo ha definito un’esecuzione extragiudiziale e un crimine di guerra, affermando che il video «ha demolito tutti gli slogan scanditi dai leader dell’occupazione sull’etica dell’esercito israeliano».   L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha descritto l’accaduto come un «omicidio extragiudiziale in strada». L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito la condanna di Azaria «eccessivamente mite», avvertendo che rafforzerà «la cultura dell’impunità». Il caso ha inoltre diviso l’opinione pubblica israeliana e contribuito alle tensioni tra i leader politici e i militari, portando in seguito alle dimissioni dell’allora ministro della Difesa Moshe Ya’alon.   Nonostante le polemiche, l’ufficio di Herzog ha annunciato sabato di aver ridotto il periodo rimanente prima che la fedina penale di Azaria potesse essere cancellata, di fatto ripulendola.   «Il presidente ritiene che le circostanze nel loro complesso, il tempo trascorso e il rammarico da lui espresso giustifichino la possibilità di iniziare un nuovo capitolo della sua vita», ha dichiarato l’ufficio del presidente, aggiungendo che Azaria, che aveva 20 anni al momento della condanna, ha espresso rammarico nella sua richiesta. Ciò contrasta con le dichiarazioni rilasciate da Azaria nella sua prima importante intervista dopo la scarcerazione, quando affermò di non provare «alcun rimorso», sostenendo di aver agito in quel modo perché credeva che l’attentatore rappresentasse ancora una minaccia.   Il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha accolto con favore la decisione, affermando che «la cancellazione della fedina penale di chi ha ucciso un terrorista» lo rende «molto felice». Il ministro della Difesa Israel Katz l’ha definita una «decisione umana e giusta».   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), tuttavia, si sono opposte alla decisione. La condanna di Azaria rappresentava un raro caso di sentenza di un tribunale militare israeliano contro un soldato per un’azione mortale sul campo. I procuratori militari sostenevano che Azaria stesse cercando vendetta piuttosto che reagire a una minaccia concreta. Secondo la stampa israeliana, il capo di Stato Maggiore delle IDF, il Tenente Generale Eyal Zamir, si è formalmente opposto alla riabilitazione di Azaria, sostenendo che non si fosse assunto pienamente la responsabilità delle sue azioni né avesse dimostrato un sincero pentimento.   Le uccisioni extragiudiziali e mirate perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi sono da tempo oggetto di attenta analisi internazionale. Organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani hanno accusato le forze israeliane di uccisioni illegali ed extragiudiziali. Il governo sostiene che le sue forze agiscono legalmente contro gli individui coinvolti nella pianificazione o nell’esecuzione di attacchi.   Un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che le forze e i coloni israeliani hanno ucciso 1.096 palestinesi nella sola Cisgiordania dal 7 ottobre 2023, un quinto dei quali erano bambini, sottolineando che molti casi hanno sollevato preoccupazioni in merito a «esecuzioni extragiudiziali e altri usi illegali della forza».

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Organizzazioni israeliane e internazionali per i diritti umani hanno inoltre affermato che i procedimenti giudiziari contro i soldati israeliani per l’uccisione di palestinesi sono rari. Il mese scorso, dopo che l’esercito ha annunciato indagini interne sulla morte della bambina palestinese Hind Rajab nel 2024 e di 15 operatori umanitari nel 2025, l’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha sottolineato quello che ha definito lo scarso successo del sistema di giustizia militare nell’ottenere condanne.   «Rispetto al numero di denunce presentate contro soldati e comandanti che commettono reati, non vengono emessi praticamente atti d’accusa. Nei rari casi in cui comandanti o soldati vengono condannati, ricevono pene ridicolmente lievi rispetto alla gravità del reato», ha affermato il portavoce dell’organizzazione.   Secondo un rapporto dell’agosto 2025 dell’organizzazione londinese Action on Armed Violence, l’88% delle 52 indagini militari israeliane su presunte violazioni a Gaza e in Cisgiordania, rese pubbliche, erano ancora in fase di valutazione senza esito pubblico oppure erano state archiviate senza aver riscontrato alcun illecito. Solo in un caso su 52 si è conclusa una condanna al carcere.   Secondo un rapporto del West Bank Protection Consortium, un gruppo di organizzazioni umanitarie internazionali, soldati e coloni israeliani ricorrono sistematicamente alla violenza sessuale e alle molestie per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case nella Cisgiordania occupata.   Come riportato da Renovatio 21, agghiaccianti storie di stupro da parte dell’esercito dello Stato Giudaico di prigioniere e prigionieri palestinesi tramite oggetti e persino cani addestrati stanno emergendo di recente.
A marzo l’esercito israeliano aveva ritirato le accuse contro i soldati accusati di aver abusato sessualmente di un prigioniero palestinese in un centro di detenzione di guerra nella base di Sde Teiman. Il caso di alto profilo ha profondamente diviso la società israeliana.   Lo scandalo aveva contribuito alle dimissioni dell’ex avvocato generale militare delle IDF, il maggiore generale Yifat Tomer-Yerushalmi, che riconobbe di aver autorizzato la diffusione del filmato «per contrastare la falsa propaganda». Il premier Beniamino Netanyahu aveva definito la fuga di notizie «forse il più grave colpo d’immagine subito da Israele dalla sua fondazione». Il ministro della Difesa Israel Katz aveva accusato i detrattori dei soldati di diffondere «accuse del sangue», nome che si dà .   Come riportato da Renovatio 21, i militari accusati dello stupro a novembre erano apparsi mascherati in TV e avevano difeso apertamente le proprie azioni, denunciando una persecuzione ingiusta e promettendo di «lottare per la giustizia».

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Come riportato da Renovatio 21alcuni politici israeliani si sono sentiti di difendere lo stupro anale del prigioniero palestinese, con conseguente scandalo generale anche presso la stessa opinione pubblica dello Stato Ebraico.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa lo stesso esercito israeliano ha iniziato delle indagini riguardante il video che ritrae soldati dello Stato Ebraico che gettano cadaveri di palestinesi dai tetti.   Come riportato da Renovatio 21abusi da parte dei militari israeliani sono diffusi sui social, come ad esempio il canale Telegram «72 vergini – senza censura», dove vengono caricati dagli stessi militari video ed immagini di quella che si può definire «pornografia bellica». Vantando «contenuti esclusivi dalla Striscia di Gaza», il canale 72 Virgins – Uncensored ha più di 5.000 follower e pubblica video e foto che mostrano le uccisioni e le catture di militanti di Hamas, nonché immagini dei morti.  

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Immagine di Josh Levinger via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0  
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Terrorismo

Revocare la cittadinanza israeliana ai critici dell’IDF: la proposta di Netanyahu

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Secondo il primo ministro Benjamin Netanyahu, gli israeliani che si rendono colpevoli di diffamazione nei confronti dell’esercito dovrebbero essere privati della cittadinanza, mentre le Forze di Difesa Israeliane (IDF) affrontano nuove accuse di uccisione di civili palestinesi a Gaza.

 

In un videomessaggio diffuso mercoledì, Netanyahu ha attaccato duramente il documentario «NAZA», recentemente presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, che sostiene che l’esercito e i servizi segreti israeliani abbiano utilizzato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale per selezionare gli obiettivi e abbiano considerato le potenziali morti di civili come danni collaterali accettabili. Il film, diretto dai registi israeliani premio Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor, è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia il 10 settembre e ha vinto il Premio Speciale della Giuria.

 

 

Netanyahu ha promesso di presentare due proposte di legge per punire coloro che, a suo dire, stanno causando «danni immensi» alle Forze di Difesa Israeliane.

 

«La prima misura consiste nel revocare la cittadinanza a chiunque diffami i soldati [israeliani], e la seconda nel colpirli nel portafoglio, aumentando di venti volte il risarcimento danni per diffamazione che possono essere richiesti per legge», ha affermato, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

 

«Colpiteli sia nel portafoglio che nella cittadinanza, perché non hanno posto tra noi», ha aggiunto Netanyahu, secondo quanto riportato dalla testata israeliana Ynet.

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Nel suo discorso, ha menzionato Yair Golan, leader dei Democratici di sinistra ed ex vice capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il quale l’anno scorso aveva affermato che le truppe israeliane «uccidono i bambini per hobby».

 

Netanyahu ha anche menzionato Yifat Tomer-Yerushalmi, rimossa dall’incarico di responsabile dell’ufficio legale militare delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dopo aver ammesso di aver autorizzato la diffusione di un video che presumibilmente mostrava abusi su un detenuto palestinese in un centro di detenzione israeliano.

 

Il team di «NAZA» ha difeso la propria inchiesta, affermando che si basa su interviste con militari israeliani. «È importante che noi israeliani riconosciamo ciò che il nostro governo ha fatto a Gaza», ha dichiarato Abraham.

 

 

Numerosi Paesi, le Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani hanno accusato Israele di uccidere indiscriminatamente civili. Quasi 74.000 persone sono state uccise a Gaza dall’inizio della guerra, nell’ottobre del 2023, in seguito a un attacco a sorpresa di Hamas contro Israele.

 

La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte internazionale di giustizia (CIG) sta esaminando un caso di genocidio intentato contro Israele per la sua condotta a Gaza.

 

Israele nega le accuse, pur riconoscendo che alcune uccisioni di civili rappresentano violazioni isolate dei protocolli delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), e accusa Hamas di usare i civili come scudi umani. Funzionari israeliani hanno anche accusato le agenzie delle Nazioni Unite di aiutare Hamas e hanno sostenuto che il gruppo include i combattenti tra le vittime civili.

 

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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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Terrorismo

Netanyahu ha deliberatamente favorito il massacro di Hamas del 7 ottobre: parlano le vittime

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato accusato di avere agevolato volutamente il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, avendo per anni conservato il controllo del movimento a Gaza e lasciandolo rafforzarsi. Al Netanyahu viene inoltre attribuito di avere trascurato di proposito gli indizi che preannunciavano un’offensiva.   Martedì le famiglie degli israeliani uccisi o rapiti nell’assalto hanno reso pubblico un fascicolo di dodici pagine in cui sostengono che non si è trattato soltanto di un fallimento dell’Intelligence, ma dell’esito di una linea politica prolungata portata avanti dai governi guidati da Netanyahu.   Il documento elenca ripetute scelte del governo israeliano di non colpire i dirigenti di Hamas, di facilitare i finanziamenti qatarioti destinati a Gaza e di sottovalutare in modo sistematico gli allarmi sulle crescenti capacità del gruppo, considerato invece un «rischio calcolato» e un contrappeso utile all’Autorità Palestinese.   «Hanno attaccato perché potevano. I governi israeliani, che hanno tenuto le redini del potere per quasi due decenni, lo hanno permesso», afferma il dossier.

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«Si sarebbe potuto evitare, ma il primo ministro ha scelto di non agire», ha dichiarato Merav Svirsky, parente di una delle vittime del 7 ottobre, durante la conferenza stampa, spiegando che la catastrofe «non è stata semplicemente un errore in un singolo momento. È stata la scelta di ignorare ripetutamente gli avvertimenti».   Svirsky ha citato recenti ricostruzioni secondo cui il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe avvertito personalmente Netanyahu circa dieci giorni prima del 7 ottobre che Hamas si stava preparando a un attacco di grande portata. Secondo Haaretz, Netanyahu avrebbe sminuito l’avviso e non lo avrebbe trasmesso ai responsabili della sicurezza.   L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha accusato l’esecutivo di Netanyahu di perseguire un più ampio «progetto di eliminazione» nella Cisgiordania occupata. Il suo nuovo rapporto, uscito anch’esso martedì, sostiene che le autorità israeliane e i coloni stiano smantellando in modo sistematico la vita dei palestinesi mediante violenza, limitazioni alla libertà di movimento, pressione economica, sfollamenti e occupazione del territorio.   B’Tselem e Amnesty International hanno accusato separatamente Israele di aver commesso un genocidio a Gaza, facendo riferimento a uccisioni di massa, sfollamenti e alla distruzione delle condizioni indispensabili alla sopravvivenza civile.   Le denunce si aggiungono alla condanna crescente nei confronti del governo israeliano per le sue azioni a Gaza e in Cisgiordania, da cui derivano affermazioni secondo cui Netanyahu avrebbe consentito deliberatamente l’attacco del 7 ottobre per giustificare una campagna più estesa al fine di ripulire etnicamente i territori e renderli pienamente colonizzabili dagli israeliani.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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