Geopolitica
Gli USA attaccano la base missilistica Houthi
L’esercito americano afferma di aver distrutto con successo sette missili da crociera mobili antinave che i ribelli Houthi si preparavano a lanciare contro obiettivi nel Mar Rosso.
I missili nelle aree dello Yemen controllate dagli Houthi rappresentano «una minaccia imminente» per le navi mercantili e le navi della marina statunitense nella regione, ha affermato venerdì il Comando Centrale degli Stati Uniti in una dichiarazione.
Da metà ottobre, il gruppo militante con sede in Yemen ha lanciato ripetuti attacchi con droni e missili contro navi nel Mar Rosso, nello stretto di Bab al-Mandab e nel Golfo di Aden. Il gruppo afferma di agire a sostegno dei palestinesi nell’operazione militare israeliana a Gaza – dove il bilancio delle vittime ha raggiunto oltre 29.000, secondo le autorità sanitarie locali – e afferma che stanno prendendo di mira solo le navi collegate a Israele, Stati Uniti e Regno Unito.
Giovedì gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro una nave mercantile di proprietà britannica e hanno affermato di aver lanciato droni anche contro una nave da guerra americana. Il gruppo ha inoltre affermato di aver preso di mira la città portuale di Eilat, nel sud di Israele, con missili balistici e droni.
F/A-18 Super Hornets launch from USS Dwight D. Eisenhower supporting strikes against on Iranian-Backed Houthi Targets on Feb. 24. pic.twitter.com/bTtRdsCkwg
— U.S. Central Command (@CENTCOM) February 25, 2024
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In un discorso televisivo giovedì pomeriggio, il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi, ha affermato che «le operazioni nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, nello Stretto di Bab al-Mandab e nel Golfo di Aden stanno continuando, aumentando ed essendo efficaci». Ha anche affermato che gli Houthi avevano introdotto «armi sottomarine», descrivendo questo come «preoccupante per il nemico».
La settimana scorsa, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha riconosciuto di aver distrutto un drone sottomarino Houthi nel primo caso noto di utilizzo di questo tipo di dispositivo da parte del gruppo ribelle.
Navi da guerra statunitensi e britanniche sono state schierate come parte di una task force internazionale per proteggere la navigazione commerciale nel Canale di Suez, una rotta cruciale per il commercio globale che fornisce una scorciatoia per le navi che viaggiano tra Europa e Asia.
U.S. Forces, Allies Conduct Joint Strikes in Yemen
On Feb. 24, at approximately 11:50 p.m. (Sanaa Yemen time), U.S. Central Command forces alongside UK Armed Forces, and with support from Australia, Bahrain, Canada, Denmark, the Netherlands, and New Zealand, conducted strikes… pic.twitter.com/hAQ8Ftkihp
— U.S. Central Command (@CENTCOM) February 24, 2024
I ripetuti attacchi nel Mar Rosso stanno costringendo le aziende a intraprendere rotte più lunghe e costose intorno all’Africa.
Giovedì gli Houthi hanno inviato a caricatori e assicuratori un avviso formale secondo cui alle navi di proprietà di individui o entità in Israele, Stati Uniti e Regno Unito, o che navigano sotto la loro bandiera, è vietato navigare nei mari circostanti.
«Il Centro per le operazioni umanitarie è stato istituito a Sanaa per coordinare il passaggio sicuro e pacifico di navi e imbarcazioni che non hanno alcun collegamento con Israele», ha detto giovedì a Reuters un alto funzionario Houthi.
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Immagine da Twitter
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L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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