Pensiero
Amicus Plato: la FSSPX e i vaccini
Anch’io, come altri, ho ascoltato con amarezza e sconcerto le parole pronunciate dal superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X (FSSPX) don Davide Pagliarani nel corso di un recente convegno.
L’intervento, pubblicato sul canale YouTube della Fraternità con il titolo «The Superior General of the SSPX Clarifies the Vaccine Debate», si prefiggeva di rispondere a una domanda che agita le coscienze – e sempre più anche le esistenze – di molti cattolici: «Is it morally wrong to take the COVID-19 vaccine?».
È ragionevole immaginare che la massima autorità della società fondata da Mons. Marcel Lefebvre abbia così voluto rispondere alle molte sollecitazioni, critiche e richieste d’aiuto provenienti dai fedeli su un tema che sinora ha suscitato nelle gerarchie lefebvriane una reazione ondivaga e reticente, quando non proprio appiattita sulle posizioni dell’antagonista vaticano e quindi del mondo.
Va infatti ricordato che la FSSPX si era già espressa in passato sulle questioni morali sollevate dalla vaccinazione anti-COVID e dalle modalità della sua imposizione, pubblicando sul suo sito le riflessioni del segretario generale della società, padre Arnaud Sélégny.
In uno di questi scritti («Considérations pratiques sur la vaccination contre la COVID-19», 24 settembre 2021) il sacerdote e medico francese concludeva che «ognuno può prendere liberamente la sua decisione» e giudicava «anormale voler dettare a qualcuno come comportarsi in questi casi», avendo peraltro concesso in premessa la fondatezza di alcune perplessità avanzate dagli scettici.
Nel capitolo delle «considerazioni aggiuntive» spuntava però un argomento morale che ha fatto saltare qualcuno, incluso chi scrive, sulla sedia.
«Data la necessità (?) di un pass sanitario», scriveva l’autore, «può accadere che l’obbligo di adempiere a un dovere di carità ci spinga ad accettare di farci vaccinare».
Proponeva quindi gli esempi del sacerdote che non potrebbe altrimenti entrare negli ospedali per dare gli ultimi conforti ai morenti, del medico che non potrebbe curare gli infermi, del soldato che non potrebbe difendere la patria.
Ecco una parafrasi più sottile (e quindi più pericolosa) dell’«atto d’amore» bergogliano: non pecca chi mette la condizione («necessaria»?) né in generale chi vi si sottrae, ma chi nel sottrarsi ad essa si preclude la possibilità di adempiere ai propri doveri di carità e giustizia.
Il succo dell’allocuzione è che la FSSPX non entra ufficialmente nel dibattito («steps aside») perché quel dibattito concernerebbe una «questione medica» estranea alla sua missione
Insomma non pecca il sequestratore che prende in ostaggio anziani, malati, adolescenti, bambini, famiglie e lavoratori indigenti… ma chi non paga il riscatto!
Qui il sacerdote non era minimamente sfiorato dal sospetto che questo conflitto non è lo spiacevole ed eventuale corollario di un teorema («necessario»?), ma la ratio portante delle restrizioni di volta in volta imposte dai governi, il frutto atteso di una volontà acclarata di mettere i renitenti sotto scacco morale, specialmente verso gli affetti più cari.
Nel finale, riprendeva le considerazioni già oggetto di altri interventi sulla liceità di usare prodotti il cui sviluppo ha implicato lo sfruttamento di feti abortiti, non facendo che ripetere con parole proprie la dottrina della «cooperazione remota al male» impostata dalla Pontificia accademia per la vita nel 2005.
I documenti del Sélégny e dei suoi collaboratori hanno suscitato aspre reazioni nel mondo del tradizionalismo cattolico e anche tra gli stessi fedeli della Fraternità (vedi ad es. la documentata risposta di un medico australiano), sicché da più parti si è auspicata una presa di posizione al vertice, chiara e definitiva.
Ora quel momento è arrivato, ma è onesto dire che l’intervento di don Pagliarani non è né chiaro né (speriamo) definitivo, né aggiunge nulla a quanto già detto se non un supplemento di approssimazione e disimpegno Se il metodo è merito, già nella conduzione del discorso il reverendo relatore riesce nella non facile impresa di parlare ininterrottamente per venticinque minuti senza mai rispondere alla domanda sovraimpressa nell’anteprima del video. Ripete in continuazione che il tema è complesso («it’s complicated») e accumula spunti e prospettive di cui raramente tira le somme.
Il succo dell’allocuzione è che la FSSPX non entra ufficialmente nel dibattito («steps aside») perché quel dibattito concernerebbe una «questione medica» estranea alla sua missione. Una conclusione tanto disarmante quanto teoreticamente grave, da cui discendono tutte le altre incertezze.
L’unico motivo per cui tanti cristiani vivono con inquietudine spirituale la campagna di iniezione globale in corso è perché essa non riguarda più solo la medicina
In effetti è proprio vero l’opposto: l’unico motivo per cui tanti cristiani vivono con inquietudine spirituale la campagna di iniezione globale in corso è perché essa non riguarda più solo la medicina.
Del resto, se il più vasto esercizio di idolatria della storia umana a noi nota (ricordiamo che la pozione redentrice è adorata e somministrata anche nelle chiese, accompagnata da danze tribali, pubbliche abiure, professioni di fede), se un dispositivo di apartheid che impedisce ai figli di Dio di accedere dove sono ammessi anche i cani, se la menzogna, l’odio del prossimo istigato dalle istituzioni, la violazione generalizzata della legge naturale e morale, la sozzura della liturgia con riti e travisamenti mondani, l’imposizione di un marchio necessario per vendere e comprare (ricorda qualcosa?) e l’oppressione dei più ricattabili (terzo peccato che grida vendetta a Dio), ebbene se tutto ciò è solo una questione medica, allora anche le persecuzioni razziali sono solo una questione genetica, l’aborto una questione di salute riproduttiva, la fornicazione di benessere affettivo, l’interdizione delle sante messe di igiene e, per non farsi mancar nulla, le privazioni prossime venture in nome delle idee green di fisica dell’atmosfera.
Il mascheramento di ogni cosa, e specialmente delle cose spirituali e morali, sotto le etichette neutre della «razionalità scientifica» è la cifra inconfondibile della modernità, il cemento di cui è fatto il materialismo su cui poggia fin dalle origini
Il mascheramento di ogni cosa, e specialmente delle cose spirituali e morali, sotto le etichette neutre della «razionalità scientifica» è la cifra inconfondibile della modernità, il cemento di cui è fatto il materialismo su cui poggia fin dalle origini. Accettare i mascheramenti moderni è modernismo. Ridurre un cataclisma morale di queste proporzioni a un fatto tecnico è appunto riduzionismo cartesiano, tecnocrazia in purezza.
Non dovrebbe d’altronde sfuggire che da più di due secoli le offese peggiori a Dio si perpetrano avendo sempre cura di non nominarlo e che la scristianizzazione, come aveva già intuito Robespierre, è tanto più trionfante quanto più si nega allo scontro diretto con Cristo e lavora in disparte per spodestarlo coi surrogati del progresso sociale, del relativismo e, appunto, della scienza.
Se insomma per riconoscere la dimensione anche teologica del problema qualcuno si aspettasse che un Traiano verghi nero su bianco il collegato obbligo di apostasia, allora possiamo metterci comodi: nulla, neanche l’avvento della società «realizzata con mezzi scientifici… spaventosa che pretende di essere libera e che non avrà più alcuna libertà» profetizzata da mons. Lefebvre nel 1979 gli farà cambiare idea.
Resterebbe deluso anche chi cercasse in questi pronunciamenti ufficiali una parola di condanna della violenza tracotante, idolatrica e persecutoria che si sta abbattendo su miliardi di persone. Don Davide si limita brevemente a evidenziare come la dimensione globale dei provvedimenti in atto rendano patente un processo iniziato «trecento anni fa», di sostituzione della missione ecclesiale di unire il mondo in Cristo con il progetto babelico della fraternité universale.
Non dovrebbe d’altronde sfuggire che da più di due secoli le offese peggiori a Dio si perpetrano avendo sempre cura di non nominarlo
Il che è verissimo, ma non si capisce allora come si possa condannare l’albero assolvendone i frutti, come si possa credere e far credere che da una radice dissacrante nascano germogli privi di succo teologico, indegni di una prescrizione morale. Né, d’altronde, perché negli ultimi tre secoli i suoi e nostri riferimenti di santità abbiamo denunciato e avversato le emanazioni storiche di quel progetto mentre invece noi dobbiamo solo passare la pratica agli infettivologi.
In una delle sue riflessioni, padre Arnaud si era spinto un po’ più in là concedendo che «è vero, le condizioni attuali possono essere considerate abusive, come anche le pressioni esercitate per obbligare alla vaccinazione. Ma», aggiungeva subito dopo, «dobbiamo riconoscere che [per] il semplice fatto di utilizzare uno smartphone o una carta di credito, di navigare su internet o anche solo di guidare un’automobile, accettiamo di subire molte pressioni e costrizioni per ragioni di giustizia, carità, bene comune e spirituale». Tutto nella norma, insomma, riposiamo tranquilli.
Altrettanto deluso resterebbe chi sperasse di trovare nelle parole dei vertici lefebvriani non dico riconoscenza o solidarietà, ma almeno caritatevole vicinanza ai fedeli che stanno sopportando il bisogno, l’accanimento di Cesare e il disprezzo delle masse per trattenere con la propria testimonianza l’avanzamento di quel progetto trisecolare, farsi kathecon della profezia lefebvriana e rivendicare nella libertà a cui siamo chiamati il rifiuto di «idolatria… inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni», i frutti della carne (Gal 5,20) dispensati dai crociati della sanitas, la salus terrena.
Don Davide arriva a sostenere che nell’eterogenea «alleanza» dei renitenti si radunerebbero «in prevalenza persone di estrema sinistra» e partiti «green» animati dallo stesso spirito anarchico e libertario figlio del «nuovo ordine mondiale», lo stesso che aveva ispirato le lotte per la libertà di aborto. Ora, chiunque abbia seguito con un po’ di attenzione il dibattito sa che è invece vero il contrario
No, non c’è empatia in quei discorsi, e forse neanche simpatia, se don Davide arriva a sostenere che nell’eterogenea «alleanza» dei renitenti si radunerebbero «in prevalenza persone di estrema sinistra» e partiti «green» animati dallo stesso spirito anarchico e libertario figlio del «nuovo ordine mondiale», lo stesso che aveva ispirato le lotte per la libertà di aborto.
Ora, chiunque abbia seguito con un po’ di attenzione il dibattito sa che è invece vero il contrario, che la militarizzazione della profilassi ha trovato proprio nei contestatori d’antan e nelle sinistre in genere, con poche eccezioni, i suoi araldi più fanatici e pronti ad additare negli scettici i «nuovi kulaki», gli «individualisti piccolo-borghesi» nemici del bene collettivo e specialmente i negatori della salvezza scientifica: «complottisti», retrogradi, superstiziosi, malati.
E che tra questi ultimi i più colpiti sono stati precisamente i cattolici e i fedeli di altri culti più vicini alle dottrine tradizionali, perché meno propensi a farsi trascinare dai «trionfi» moderni. L’insinuazione del sacerdote è quindi gratuita, ingiustificata e soprattutto immeritata. Nell’offrire un quadro invertito della realtà mette insieme persecutori e perseguitati, con un terzismo che non avrebbe sfigurato nella chiesa di Laodicea degli ultimi tempi.
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Resta sullo sfondo, come un convitato di pietra, la questione dei feti abortiti utilizzati per sviluppare i vaccini oggi obbligatori de facto o de iure, nel nostro e in altri Paesi.
La descrizione in calce al filmato si apre con l’avvertimento che «la FSSPX non ha la competenza (orig. competence) di lanciare un boicottaggio dei prodotti macchiati dall’aborto».
Resta sullo sfondo, come un convitato di pietra, la questione dei feti abortiti utilizzati per sviluppare i vaccini oggi obbligatori de facto o de iure, nel nostro e in altri Paesi
Ma, precisamente, di quale «competenza» si sta parlando qui?
In che cosa differirebbe questa «competenza» da quella dottrinale e morale di promuovere il boicottaggio dei siti pornografici, della stampa atea o delle messe in vernacolo?
Chi la dispensa, chi la certifica, chi ne stabilisce il perimetro? Non si sa.
Come si è scritto, sul tema la FSSPX segue la dottrina vaticana della «cooperazione materiale passiva» a un male – un aborto volontario, o meglio una serie – che sarebbe moralmente lecita se intesa a scongiurare «un pericolo grave» in mancanza di altri rimedi.
Alcuni esponenti del mondo cattolico hanno contestato la solidità di questo argomento. Anche accettandone l’impianto teologico, astrattamente valido, rimarrebbe aperto il problema logico delle sue condizioni nel punto concreto: la sussistenza del «pericolo grave» (che nel contesto in specie non è certo e decresce drasticamente in funzione inversa dell’età e delle patologie concorrenti); la mancanza di altri rimedi (mentre oggi si sono perfezionati protocolli di cura efficaci); l’efficacia e la sicurezza del rimedio proposto. A queste critiche del testo, nel cui merito non ho la competenza (questa volta davvero) di entrare, se ne possono aggiungere almeno un paio di contesto.
Storicamente, l’attuale dottrina è stata impostata nel 2005 dalla Pontificia accademia per la vita nelle «Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti».
Lì, restando ferma la condanna dei prodotti in qualsiasi modo preparati con materiale abortivo umano, si forniva una doppia prescrizione morale «per quanto riguarda i vaccini senza alternative», di «ribadire sia il dovere di lottare perché ne vengano approntati altri, sia la liceità di usare i primi nel frattempo nella misura in cui ciò è necessario per evitare un pericolo grave».
La posizione fu integrata alcuni anni dopo anche nell’istruzione Dignitas personae (par. 34) della Congregazione per la dottrina della fede, in deroga al principio generale sancito dall’enciclica Evangelium vitae (1995), che «l’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona» (par. 62).
Sul tema la FSSPX segue la dottrina vaticana della «cooperazione materiale passiva» a un male – un aborto volontario, o meglio una serie – che sarebbe moralmente lecita se intesa a scongiurare «un pericolo grave» in mancanza di altri rimedi
Seguirono altri due documenti nel 2017 (Accademia per la vita, CEI, Associazione Medici Cattolici Italiani, «Nota circa l’uso dei vaccini») e nel 2020 (Congregazione per la dottrina della fede, «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19») in cui si ribadivano gli stessi concetti.
La lettura contestuale di questi pronunciamenti offre spunto a qualche riflessione critica. La prima riguarda il tempismo degli ultimi due documenti, il primo pubblicato nel mezzo delle polemiche che accompagnarono l’inasprimento degli obblighi vaccinali per l’infanzia (la nota dell’Accademia usciva il 30 luglio, due giorni dopo la conversione in legge del decreto Lorenzin, mentre norme simili entravano in vigore anche in Francia, Germania, Stati Uniti, Israele e altri Paesi), il secondo una settimana prima dell’inizio della campagna di vaccinazione globale contro il COVID-19.
Ora, siccome queste dichiarazioni non aggiungono proprio nulla ai documenti precedenti, è logico concludere che il loro scopo non sia stato altro che quello di rinforzare le agende politiche del momento e spingere i fedeli verso i desiderata del mondo in una fase critica di dubbio e di contestazione. Questo ruolo contingente e ausiliario della Chiesa cattolica può suscitare qualche legittima riserva sull’indipendenza delle sue iniziative e dei suoi giudizi.
In secondo luogo, non si può non rilevare in questi ragionamenti teologici la singolarità assoluta della deroga vaccinale, il suo riguardare cioè nei fatti l’unica pratica a cui sia data facoltà di ergersi sopra i principi posti in via generale e costituirsi così come una casistica morale sui propri generis.
Il che fa riflettere, da un lato, sulla solidità della pretesa di derubricarla a una questione minore e dottrinalmente neutra (appunto, «medica»), dall’altro sulla straordinaria forza sovversiva attribuitale nell’immaginario moderno, tale da farne la testa d’ariete di rinnovamenti e riforme legibus soluti.
Se nelle cose del governo civile i ribaltamenti dell’eccezione vaccinale si misurano contando le carcasse dei diritti e dei principi giuridici che le abbiamo sacrificato, persino la morale religiosa si ritrae al suo incedere spalancando brecce altrimenti inammissibili. La presa d’atto di questa anomalia consentirebbe di dissipare il fumus medicale per cogliere i sottostanti semi di disagio di una civiltà fatalmente tentata dalla liquidazione di sé e dal sogno di una qualche palingenesi sinora frenata dai compromessi della legge e del costume.
Va infine ricordato che, al contrario di ciò che scrivono i giornali, la Chiesa cattolica non ha mai «assolto» i vaccini collegati all’aborto, ma ne ha solo autorizzato l’uso in circostanze straordinarie
Va infine ricordato che, al contrario di ciò che scrivono i giornali, la Chiesa cattolica non ha mai «assolto» i vaccini collegati all’aborto, ma ne ha solo autorizzato l’uso in circostanze straordinarie.
In tutti i documenti citati si deplora in effetti l’utilizzo delle cellule di feti umani per sviluppare e produrre farmaci e si rivolgono appelli all’industria affinché li sostituisca al più presto con «vaccini etici», chiedendo in certi casi ai fedeli di pretendere che ciò avvenga. Pur riconoscendo il punto, non si può ciò nondimeno ignorare che negli oltre quindici anni trascorsi dalla diffusione del primo documento la produzione e il consumo di questi farmaci si sono moltiplicati a ritmi esponenziali, fino al boom dell’ultimo anno.
Dal 2005, quando si trattava quasi solo dei vaccini infantili contro la rosolia (allora neanche obbligatori), si sono nel frattempo aggiunte decine di miliardi (!) di dosi di vecchi e nuovi farmaci sviluppati con le stesse tecniche e, negli ultimi tempi, con l’ambizione di imporli ripetutamente e forzatamente a tutta popolazione mondiale.
Di fronte a un fallimento così spettacolare dei propri appelli, il fatto che ora la Chiesa non sappia fare di meglio che ripeterli a mo’ di ciclostilato e incoraggiare anche questa volta la nuova campagna «purché sia l’ultima volta» non è minimamente credibile. Non è credibile, né serio, né razionale.
Sarebbe stato piuttosto logico intensificarli e rinforzarli con altre iniziative: documenti di gerarchia superiore, campagne di stampa, pressioni diplomatiche, mobilitazioni di popolo e altro, fino al boicottaggio o almeno alla sua minaccia. Ma siccome nulla di tutto ciò è accaduto, e anzi dall’iniziale concessione a denti stretti si è passati alla promozione attiva in ogni sede possibile, non si può biasimare chi ha letto in questo ripetersi di autorizzazioni condizionate un’autorizzazione piena, perpetua e senza condizioni, un assegno in bianco su cui contare anche in futuro. Né, di conseguenza, chi ha smesso di credere che vi sia una qualche seria intenzione di risolvere il problema.
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Tornando a don Davide, alla fine del suo intervento si rivolge a un ascoltatore preoccupato dai profili etici della profilassi globale proponendo alcuni exempla nel solco della dottrina vaticana, e quindi anche della sua problematicità.
Prendiamo il primo. Al caso di un uomo assassinato dal quale sarebbe moralmente lecito asportare e trapiantare una cornea manca semplicemente tutto ciò che possa renderlo applicabile al demonstrandum: 1) la sistematicità del nesso tra il malum (l’omicidio) e il bonum (il recupero della vista), trattandosi di un caso del tutto eccezionale; 2) la necessità di quel nesso (la causa di morte non rileva ai fini dell’intervento); 3) l’intenzionalità di quel nesso, ricordando che nel caso in esordio il malum non è costituito solo dagli aborti, ma anche dall’«uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione» (Evangelium Vitae, cit.) direttamente finalizzato allo sviluppo di farmaci, mentre invece l’omicidio in exemplo non è neanche indirettamente finalizzato al trapianto; e soprattutto 4) il conflitto tra codici e sensibilità morali diversi e il conseguente rischio di legittimare un mezzo accettandone il fine.
Contrariamente all’aborto e alla sperimentazione sui tessuti fetali, l’uccisione di un uomo è infatti un atto già condannato dalle leggi statuali, sicché non vige il rischio di «aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici» (Dignitas personae, par. 35). Si è già visto quanto invece questo rischio si sia rivelato reale nel caso in dibattito, oltre le più nere previsioni.
In un altro esempio il superiore della Fraternità richiama, sulla scorta di una riflessione già del Sélégny, la diatriba sorta tra i cristiani delle origini sulla liceità di cibarsi dei cosiddetti «idolotiti», le carni degli animali precedentemente sacrificati agli dei pagani. Anche in quel caso, argomentano i due sacerdoti, il consumo dei resti delle offerte non costituiva né un sacrilegio né un peccato di partecipazione al male, mancando l’intenzione e la cooperazione diretta all’idolatria.
Oltre a riproporsi qui il solito nesso difettoso tra delitto e beneficio (il sacrificio non era finalizzato a far sì che i non pagani mangiassero bistecche, sicché, nel farlo, i secondi non potevano giustificare il primo), andrebbe menzionato che in effetti il precetto di «astenervi dalle carni offerte agli idoli» (At 15,22) vige almeno formalmente dai tempi del concilio di Gerusalemme (49 d.C.).
Qui evidentemente si fa riferimento alla successiva e più articolata trattazione del problema offerta da Paolo di Tarso nella Prima lettera ai Corinzi, dove invece il consumo degli idolotiti è autorizzato in via generale perché «noi sappiamo che non esiste al mondo alcun idolo» (1Co 8,4), perché, come si direbbe oggi in tribunale, «il fatto non sussiste».
«Se un cibo scandalizza mio fratello, non mangerò mai più carne, per non scandalizzare mio fratello» (1Co 8,13)
Fissato il principio, l’Apostolo solleva però un’eccezione nel caso in cui ciò suscitasse scandalo nei fratelli teologicamente meno edotti: «se un cibo scandalizza mio fratello, non mangerò mai più carne, per non scandalizzare mio fratello» (1Co 8,13).
Nel caso odierno è purtroppo innegabile che la profanazione sia sussistita nella materia pulsante degli esseri umani e non verso un’idea superstiziosa, ma è altresì evidente che chi accetta i suoi frutti intenzionali e diretti ne giustifica appunto l’intenzione e si collocherebbe semmai nel caso condannato ai versetti 20, 21 e 22 del capitolo 10, di chi siede proprio alla mensa del sacrificio.
In quanto allo scandalo, ai due sacerdoti basterebbe discutere coi propri fedeli per scoprire quanto sia esso profondo e diffuso nel popolo di Dio e quanto avrebbero perciò il dovere di attenersi al monito di carità dell’Apostolo, prima di tirarlo per la tunica sul proprio terreno.
Perché, in effetti, il vizio più grave di tutto il ragionamento è sotto gli occhi di tutti. Se è vero che una dimostrazione per exempla non può essere apodittica, non deve però mancare di proporzione e decenza. Mettere nello stesso sillogismo la carne delle bestie da macello e i corpi innocenti dei figli di Dio è un azzardo che offende l’umanità e il buon senso molto prima della dottrina.
Il presupposto dell’insegnamento paolino, quello che traccia il perimetro invalicabile della sua applicazione letterale e anche analogica, è che «gli animali furono da Dio messi a disposizione delle creature per loro nutrimento» (card. Parente, in Dizionario di teologia dommatica, 1945).
«Mangiate di tutto quello che si vende al mercato, senza fare inchieste per motivo di coscienza», scrive l’Apostolo ai corinzi, «perché al Signore appartiene la terra e tutto quello che essa contiene» (1Co 10,25-26). Il chiaro senso di citare qui l’incipit del salmo 24 è quello della benedizione data da Dio a Noè e ai suoi figli: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo, vi do tutto questo, come già le verdi erbe» (Gen 9,3), la stessa che alla riga successiva fissa invece la sacralità del corpo e della vita degli uomini:
«Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo» (Gen 9,5-6).
Bisognerebbe insomma spiegare in quale passo delle scritture il Creatore avrebbe (mi sento male solo a scriverlo) messo a disposizione dell’uomo anche le membra assassinate e immature dei suoi simili per cavarne pozioni
Bisognerebbe insomma spiegare in quale passo delle scritture il Creatore avrebbe (mi sento male solo a scriverlo) messo a disposizione dell’uomo anche le membra assassinate e immature dei suoi simili per cavarne pozioni.
L’orrore suscitato dalla metafora dimostra più di mille esegesi che nelle cose di fede non c’è rigore senza cuore, e viceversa.
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Il cattolicesimo degli ultimi decenni deve molto alla Fraternità San Pio X, al suo fondatore e ai suoi sacerdoti.
Ciò è vero soprattutto oggi, mentre i fallimenti delle promesse moderne spingono molte persone a cercare – e trovare – altri riferimenti in una spiritualità che di quelle promesse rifiuta sia il contenuto sia gli annessi pratici e ideologici.
Il successo delle chiese «tradizionali» e la simmetrica caduta di quella ufficiale poggiano su questo bisogno di un’opposizione radicale e coraggiosa, come fu coraggiosa la resistenza che mons. Lefebvre pagò con la scomunica.
È perciò naturale che ogni inchino ai mitologemi moderni sia vissuto non come un errore, ma come un venir meno della ragion d’essere di queste istituzioni e perciò, date le circostanze attuali, una ferita che si apre sul vuoto. La guerra alla liturgia delle origini si sta facendo infatti troppo serrata e ossessiva per essere solo una questione di forma e i porti sicuri diventano sempre più rari. Domine, ad quem ibimus?
Nell’adesione delle alte gerarchie lefebvriane alla linea vaticana su un tema che oggi occupa in maniera così soffocante la dimensione intima e sociale di miliardi di persone, sembra intravedersi la volontà di non farsi trascinare su un campo di battaglia infuocato e irto di trappole.
Il che è forse (forse) comprensibile, ma innanzitutto dimostra quanto sia debole la pretesa di ridurre il fenomeno alla sua scorza tecnica, in secondo luogo rende incomprensibile la scelta di avventurarvisi comunque, e in modo così ambiguo e scalcagnato.
Tra le tante note negative di queste incursioni va però riconosciuto un merito, la volontà dichiarata dal superiore della Fraternità di rimettere ai sacerdoti le valutazioni di coscienza sul caso – come in effetti accade – distinguendosi almeno qui dall’esempio del soglio romano che invece ai suoi ministri distribuisce kit promozionali affinché si facciano piazzisti e apologeti del siero.
Ma se l’idea fosse davvero questa, di delegare la lotta alle retrovie, perché allora insistere con simili uscite? E per chi?
Il Pedante
Pensiero
Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
Renovatio 21 pubblica una trascrizione della lezione che monsignor Richard Williamson (1940-1925), in quella che sembra un’aula di quello che fu il seminario della FSSPX a Winona, in Minnesota, dedicata all’analisi del Manifesto di Unabomber, al secolo Theodor Kaczynsky (1942-2023), matematico, pensatore e terrorista che disseminò di bombe postali gli Stati Uniti per lustri. Come raccontato da Renovatio 21, non è irrilevante notare che il giovanissimo Kaczynsky, arrivato all’ateneo di Harvard a 16 anni grazie alle sue doti matematiche straordinarie, fu oggetto di un crudele esperimento psicologico (forse legato al famigerato programma di studio del controllo mentale MK Ultra messo in piedi dalla CIA duranta la guerra fredda) volto a distruggerne la persona. Ad ogni modo, la lezione di monsignor Williamson sull’argomento assume particolarmente valore perché mostra il contatto tra due visioni totalmente critiche del mondo moderno, quella antitecnologica dell’Unabomberro e quella tradizionista di monsignor Williamson, della FSSX e di tutto il cattolicesimo tradizionalista. Sentire la mezzoretta monsignor Williamson commentare la disamina delle questioni della società presente di Kaczynsky vale di più, a nostro avviso, delle centinaia di pagine di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola, con le sue fumisterie esoteriche intellettualoidi. Notevole, in questo discorso di Sua Eccellenza registrato trenta anni fa, l’attacco sferrato all’Unione Europea, allora non ancora a pieno regime con l’euro, e a quanti, pur dicendosi sovranisti, non sono in grado di fermarla rinunziando alla sua interdipendenza economica. Ulteriormente impressionante la piena condanna del vescovo Williamson contro la scuola moderna, della psicoterapia e soprattutto l’uso degli psicofarmaci, usati per piegare i bambini e gli adulti ad una società sbagliata.
Il manifesto di Unabomber, che è di circa cento pagine in edizione economica, quindi è piuttosto corposo, e lui dice che è già troppo breve. Quindi lui ritiene di avere un grande argomento, e io credo che ce l’abbia. Non penso che sia infallibile, e non penso che sia un santo, ma penso che sia interessante, e penso che abbia ragione su qualcosa.
Leggiamo il breve, brevissimo sommario. «La società moderna sta distruggendo la dignità umana e la libertà attraverso la sua tecnologia industriale. Le macchine stanno disumanizzando».
«Un sintomo di questa distruzione è il moderno uomo di sinistra, o sinistrorso – un tipo d’uomo ricorrente in numerosi movimenti di protesta oggi, spesso lui stesso non appartenente a nessun gruppo di minoranza». In altre parole, non è nero, non è nemmeno una donna, non è lesbica, non è ebreo o altro – è un WASP [White Anglo Saxon Protestant, ossia i bianchi di origine britannica e protestante, ndt] – ma nondimeno, «nel nome di una varietà di questi gruppi, attacca la civiltà occidentale con un’ostilità che tradisce la sua mancanza di reale compassione per le presunte vittime». Il tuo sinistrorso finge di simpatizzare con ebrei e neri o omosessuali o quel che sia, e non è vero. Queste cose sono tutte uno strumento per colpire la civiltà occidentale.
Perché vuole colpire la civiltà occidentale? Unabomber non lo sa, ma io e te lo sappiamo: perché la civiltà occidentale ha tradito Dio molto tempo fa.
Quello che Unabomber, nel primo paragrafo, sta di fatto osservando, senza capirlo è che il mondo si sta rivoltando contro la gente. In altre parole, i cuccioli di foca, lo strato di ozono usato – in realtà sono ancora i neri e gli ebrei a essere usati, o gli handicappati, o tutti questi gruppi minoritari usati come leva per distruggere quello che resta ancora di una civiltà cristiana. Perché il sinistrorso dice «questo strato non va bene», e ha ragione in buona parte, perché questo strato è molto lontano dalla Chiesa cattolica, e lui rappresenta diversi tradimenti già avvenuti.
Quindi il sinistrorso attacca – be’, in nome di cosa attacca? Non può attaccare in nome del re, perché sarebbe tirannia. Non può attaccare in nome dell’aristocrazia, perché sarebbe elitismo. Non può attaccare in nome della classe media, perché sarebbe capitalismo. Quindi deve attaccare in nome degli alberi, dei cuccioli di foca, e dei neri e degli ebrei. Quindi è arrivato fin qui – questo è ciò che il sinistrorso sta di fatto facendo.
Unabomber non può vederlo, perché non appartiene a un gruppo di minoranza, ma iltuo sinistrorso, dice Kaczynski, attraversa questa falsa associazione con i gruppi minoritari come mezzo per colpire la civiltà occidentale, e lo fa con un’ostilità che tradisce il fatto che non è realmente interessato o solidale con neri, ebrei e omosessuali. In realtà vuole distruggere quello che resta della civiltà occidentale.
«Né la sua rivolta può essere così autentica contro la società quando desidera integrarli in essa» – questa è un’altra affermazione che richiede di essere discussa intelligentemente. Vedete? Perché lui vuole i neri – dice che i neri sono disprezzo, sono una trappola — vuole i neri di nuovo nella società. Ehi, pensavo avessi detto che la società non andava bene – ma allora perché vuoi tirarci dentro i neri? Vedete, sta cogliendo la contraddizione che c’è in questi sinistrorsi. Dice che il sinistrismo è una barzelletta, e ha ragione, e dice che è un sintomo.
Il sinistrismo è dunque un – la malattia del sinistrismo è un sintomo della malattia della società moderna, e lui darà la colpa della malattia della società moderna alla tecnologia industriale.
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Punto due. «Il sistema tecnologico-industriale – TI, in breve – rende talmente facile per gli uomini soddisfare i loro bisogni di base di cibo, vestiario e riparo, che il bisogno altrettanto naturale dell’uomo di raggiungere qualche obiettivo attraverso uno sforzo serio da parte sua rimane ampiamente frustrato».
Ha di nuovo ragione. Ai vecchi tempi non c’erano ragazzi che vagavano per le strade e si frustravano, che facevano sparatorie dall’auto e frequentavano cinema squallidi – be’, non succedeva ai vecchi tempi, perché i ragazzi dovevano lavorare la terra, perché se non lavoravano la terra, la madre sarebbe morta di fame a febbraio o marzo.
La dura disciplina del lavoro agricolo faceva sì che i ragazzi non si mettessero nei guai, e nemmeno le ragazze si mettessero nei guai. Le ragazze non avevano la lavatrice, quindi dovevano restare a casa a mandare avanti la fattoria, lavare i vestiti degli uomini mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno nei campi. Quindi c’era un’interazione e una necessità e una dura fatica di vita che impediva loro di perdere le misure.
C’è una cosa molto divertente detta a proposito degli immigrati ebrei – che sbarcavano a Brooklyn, e poi, si trasferivano nell’entroterra, nelle zone più eleganti del New Jersey, dove dice: «Sai, quando siamo sbarcati dal Vecchio Mondo a Brooklyn, eravamo troppo miserabili per pensare al suicidio. Ma ora che siamo ricchi, oziosi e agiati nel New Jersey, e abbiamo bellissime case, pensiamo tutti al suicidio. Finché eravamo miserabili eravamo abbastanza felici; ora che siamo completamente felici, siamo tutti miserabili». Ecco, è questo – è questo che sta dicendo Unabomber.
Sta dicendo che un uomo non ha bisogno solo di cibo e vestiti e così via – ha anche bisogno di fare qualcosa con uno scopo nella sua vita, di sentire di aver dato un contributo, di sentire che quello che fa conta. E quel senso che quello che fa conta tende a essere distrutto dalle enormi mietitrebbie che, con una bocca larga come questa stanza, attraversano un campo in poche ore e sfamano l’intero villaggio per tutto l’inverno.
C’è un compromesso per queste macchine magnifiche, ed è tutto molto bello avere una magnifica mietitrebbia che sfamerà l’intero villaggio per tutto l’inverno in poche ore, ma il compromesso è che i ragazzi diventeranno dei fannulloni assistiti. Se non avessi enormi mietitrebbie, non potresti avere fannulloni assistiti, perché i fannulloni assistiti sarebbero tutti fuori a raccogliere cotone, perché dovrebbero guadagnarsi da vivere e mettere il cibo in tavola.
Quindi il compromesso di queste enormi macchine è un tempo libero che molta gente non sa come usare, e in realtà la distruzione del senso del proprio valore per molte persone, perché «non devo lavorare, mi occupo di bollini e assistenza sociale, è tutto…»
«La famiglia o qualsiasi altra lealtà su piccola scala naturale all’uomo…», e intende allora l’uomo locale, di villaggio. Unabomber si rende conto che l’uomo vive naturalmente in piccole comunità. Vive in una famiglia, poi la famiglia vive in un isolato, e l’isolato fa parte di un villaggio o di una strada. E Unabomber dice che gli uomini ne hanno bisogno, ma dice che «qualsiasi lealtà su piccola scala di questo tipo viene necessariamente distrutta dall’impegno su larga scala richiesto dal funzionamento della tecnologia industriale».
È molto acuto. Fermiamoci un momento a pensarci. Ecco una fabbrica che produce in serie, credo sia questo il suo esempio, che produce in serie, diciamo, scarpe, e poiché ne produco così tante, le produco a prezzi molto bassi. Ma se produco, a Cleveland, Ohio, un’enorme quantità di scarpe, devo farle arrivare in tutte le parti del Paese. In altre parole, ci deve essere una distribuzione perché le scarpe siano prodotte così a buon mercato. I camionisti, gli autotrasportatori, devono portarle fuori; gli autotrasportatori non devono scioperare. Gli autotrasportatori devono essere sincronizzati con la fabbrica, e poi i rivenditori devono essere sincronizzati con gli autotrasportatori, sincronizzati con la fabbrica. La produzione su larga scala richiede il buon funzionamento di una macchina enorme.
Quindi, dice, è questo che intende per «l’impegno su larga scala richiesto dalla tecnologia industriale». La tecnologia industriale richiede un impegno su larga scala per funzionare. Dice che un solo frigorifero richiede acciaio, richiede freon – la fabbrica che produce freon, o qualcosa di simile – richiede qualcuno che lo trasporti attraverso il Paese, richiede un’infinità di cose a cui non pensi quando il frigorifero è semplicemente lì, fermo. Ma dietro un frigorifero c’è tutto un sistema, un intero sistema su vasta scala e grande, tutto necessario perché un frigorifero funzioni – a cui si aggiunge, ovviamente, la necessità di un’intera centrale elettrica locale.
Insomma, la tecnologia industriale distrugge i valori familiari, perché devi mettere la lealtà verso il grande sistema al di sopra della lealtà verso il mio piccolo villaggio, altrimenti il grande sistema semplicemente non funzionerà. E quindi il grande sistema è in guerra con i piccoli sistemi, e se metti tutta la tua fede e il tuo denaro nei grandi sistemi, questo distruggerà necessariamente i piccoli sistemi.
Quindi quando la gente dice «vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari, vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari», e poi nel respiro successivo dice «ma vogliamo beni prodotti in serie che siano tutti molto economici, così da avere uno stile di vita comodo e agiato», Unabomber dice che queste persone si contraddicono senza rendersene conto. Vogliono un’infinità di cose che minano quello che, dall’altra parte, pensano anche loro di volere.
E così l’intero sistema della vita americana, per esempio, tende alla distruzione della famiglia, tanto che quando poveri americani si alzano in piedi e dicono «voglio difendere la mia famiglia, credo nei valori familiari, voglio difendere la mia famiglia», quasi sempre quegli stessi americani, due o tre o cinque o dieci o cinquanta minuti dopo, si schiereranno a favore della tecnologia, o a favore dell’industria, o a favore di qualcosa che mina proprio quella famiglia che avevano appena detto di voler difendere. Quindi c’è sempre un compromesso, e il compromesso della tecnologia industriale è costoso.
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Esattamente la stessa cosa sta succedendo in Europa. In Europa, inglesi perbene dicono «vogliamo l’Inghilterra», tedeschi patriottici dicono «vogliamo la sovranità della Germania», un francese perbene dice «vogliamo la Francia cattolica all’antica» – ma un quarto d’ora dopo, quello stesso inglese, quello stesso tedesco e quello stesso francese dicono tutti «ma vogliamo anche la bella vita che è offerta dalla produzione su scala europea». Ma nel momento in cui ti schieri per la produzione su scala europea, in modo che le scarpe vengano dalla Spagna, i pomodori vengano dall’Italia, i rasoi vengano dall’Olanda, il manzo venga dall’Inghilterra, qualsiasi cosa sia — nel momento in cui vuoi la produzione su scala, con le banane che vengono dall’Irlanda, qualsiasi cosa possa essere – devi necessariamente mettere l’Europa al primo posto. E così questi cari europei, che da un lato vogliono difendere il proprio Paese, dall’altro vogliono la vita morbida, economica e facile – si contraddicono senza rendersene conto.
Se vuoi un Paese bello e sovrano, devi pagarne il prezzo, che è avere meno beni manifatturieri comodi ed economici. Se vuoi questi beni prodotti in serie, comodi, economici e facilmente disponibili, devi dire, prima o poi, addio alla sovranità nazionale. Scegli – paghi i tuoi soldi, fai la tua scelta – ma non puoi avere entrambe le cose. Unabomber lo vede, ed è un uomo intelligente, e dice: non puoi avere sia la tecnologia industriale su scala nazionale sia la famiglia – non puoi avere entrambe le cose, dovrai fare una scelta. Quindi, distrugge i valori familiari.
«Allo stesso modo, la moltitudine di regole e regolamenti imposti dal funzionamento della tecnologia industriale soffoca la capacità dell’uomo di agire per conto proprio per raggiungere obiettivi reali» – che è ciò che Unabomber chiama «la sua vera libertà». E quindi, secondo Unabomber, la tecnologia industriale non è solo contro la famiglia, la tecnologia industriale è anche contro la libertà. Ha questo pallino della libertà, ma c’è qualcosa di vero.
Tre: «nessun adattamento o compromesso minore può riconciliare la tecnologia industriale con la libertà, sia perché la tecnologia industriale deve regolare da vicino il comportamento umano per poter funzionare, sia perché tutte le parti della tecnologia industriale sono interdipendenti». È una cosa che dimostra nel dettaglio.
Se prendi, ad esempio, un’acciaieria. Come sapete, un’acciaieria, un forno per rotaie d’acciaio, deve restare caldo tutto il tempo. Ci vuole molto tempo per riscaldare un forno d’acciaio, e una volta che è caldo, devi tenerlo in funzione. In altre parole, dovrai avere operai attivi ventiquattr’ore su ventiquattro – operai per il primo turno, operai per il secondo turno, operai per il terzo turno. E se uno degli operai del turno molla, il forno si raffredda e gli altri operai del turno vanno nei guai. Devi entrare nel sistema e diventare parte del sistema e obbedire al sistema perché il sistema funzioni.
Mentre quando gestisci la tua piccola fattoria, con i tuoi piccoli cavalli, indipendentemente da qualsiasi altra fattoria, non devi preoccuparti di ciò che qualcun altro sta facendo nella sua fattoria – sei tu l’unità, l’unità di lavoro è solo la tua piccola fattoria, l’unità di lavoro al massimo è il tuo piccolo villaggio. Ma la tecnologia industriale fa sì che la tua unità di lavoro sia o l’intero Paese o l’intero continente, e in Europa la cosa sta diventando drammatica, perché la sovranità nazionale di queste famose vecchie nazioni sta andando in rovina, e sta andando in rovina sotto le ruote del colosso inarrestabile della tecnologia industriale.
Tutte le parti sono interdipendenti. Per esempio, i produttori di frigoriferi hanno assolutamente bisogno di elettricità, e l’elettricità ha assolutamente bisogno di qualcuno che produca le macchine che necessitano di elettricità. Tutto il sistema si intreccia su una scala enorme. Tutto il sistema deve intrecciarsi – non puoi negarlo, semplicemente non puoi negarlo. E c’è sempre un compromesso, ma se hai la tecnologia su scala nazionale, c’è una grave perdita per quanto riguarda la famiglia.
Ed egli argomenta che «il desiderio degli uomini per la tecnologia industriale e per i benefici che la tecnologia industriale offre da tempo si è dimostrato più forte del loro desiderio di libertà, per una varietà di ragioni, cosicché l’avanzata della tecnologia industriale sembra a molte persone irreversibile». Sono sicuro che a molti di voi sembra reversibile.
Per esempio, un esempio interessante, l’uso dell’automobile era originariamente facoltativo. Quando le automobili sono apparse per la prima volta, potevi averne una o potevi non averla, non eri obbligato ad averla. Tuttavia poi, dopo un po’, dopo che le automobili erano arrivate – specialmente negli Stati Uniti – le città sono state disegnate in funzione dell’automobile, i sobborghi hanno immediatamente iniziato a estendersi molto più ampiamente, e per andare ai negozi hai bisogno di un’automobile.
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Nelle città e nei paesi all’antica, come nel New England, potevi andare a piedi ai negozi o alle case – ma non più oggi. Il centro commerciale è a cinque o dieci minuti in automobile, e tutti non pensano due volte per saltare in macchina e guidare fino al centro commerciale per fare acquisti – ti serve un’automobile per arrivare al centro commerciale. A volte non hanno nemmeno più marciapiedi o passaggi pedonali per andare dai sobborghi o dalle case ai centri commerciali, e se cammini da casa tua al centro commerciale, passa la volante della polizia a chiederti cosa stai facendo, perché sei una creatura strana se sei ancora sulle tue due gambe.
In altre parole, in origine l’uso dell’automobile era facoltativo, ma l’automobile stessa ha cambiato talmente l’assetto delle città che ora devi avere un’automobile. Quindi, argomenta, la tecnologia industriale non sarà fermata da nessuna riforma su piccola scala, ma solo da una rivoluzione totale. Quindi vuole un’altra rivoluzione per smantellare l’establishment della tecnologia industriale.
Va ammesso: l’uomo ha un po’ di cervello. Quattro: lo scontro tra tecnologia industriale e libertà umana è messo in evidenza dal fatto che la tecnologia industriale persegue attualmente modi per domare il comportamento umano selvaggio; per esempio, il controllo della scuola, il controllo della genitorialità, le droghe – come si chiama quella famosa che danno ai bambini, il Ritalin o qualcosa del genere – la psicoterapia, la neurologia, la genetica, e presto, è dietro l’angolo, l’ingegneria del cervello.
Queste sono tutte forme di manipolazione con cui la tecnologia industriale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale. Ha ragione! In altre parole, è la coda che scodinzola il cane. L’uomo ha creato la tecnologia industriale per servirlo, ma ora l’uomo sarà cambiato per servire e adattarsi alla tecnologia industriale. Questo è ciò che sta succedendo – sta succedendo proprio attorno a noi.
Sai, diamo ai bambini le medicine perché non si adattano alle nostre meravigliose scuole, o non si adattano al nostro meraviglioso stile di vita. «Mia moglie sta pensando che io sono un figlio di hmh – be’, devo mandarla dallo psicoterapeuta perché ha un problema». No – forse non ce l’ha, forse sei tu il problema. Forse tutti questi ragazzi che non si adattano alla società moderna — forse non sono loro gli inadatti, forse è la società a essere inadatta.
Ascolti questi cantanti rock – ho menzionato i Pink Floyd – ascolti questi cantanti rock, sono in preda al dolore, sono in preda al dolore per la società moderna. «Non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero» – si lamentano delle scuole, perché il sistema scolastico processa e fa il lavaggio del cervello, il sistema scolastico nega a questi ragazzi il loro valore e la loro importanza come esseri umani. Vuole trasformarli in macchine, vuole trasformarli in nerd informatici.
E c’è una frase meravigliosa nel libro che dice è che gli insegnanti nelle scuole di oggi sono troppo occupati a togliere coltelli e pistole ai ragazzi per avere il tempo di trasformarli in nerd informatici. Detto bene, molto ben detto, perché i ragazzi non vogliono essere trasformati in nerd informatici.
Cosa vogliono i ragazzi? Non lo sanno, non sanno cosa vogliono – tutto quello che sanno è che non vogliono la società moderna. Non sto dicendo che i ragazzi siano santi o angeli, ma sto dicendo che la società moderna ha molte cose profondamente sbagliate, e Unabomber, anche senza la fede, è abbastanza intelligente da essere sulla traccia di queste cose che la società moderna ha sbagliato.
Quello che sta succedendo è – ed è qui che ci ricolleghiamo alle encicliche – la Chiesa cattolica comprende la natura umana come Dio l’ha fatta, ma i massoni vogliono cambiare la natura umana. Vogliono piegarla, vogliono sostituire la natura data da Dio con una nuova natura tutta loro. Ma la nuova natura, il nuovo mondo, il nuovo mondo tecnologico, il nuovo mondo delle macchine che stanno producendo per cambiare la natura umana, non si adatta alla natura umana, e quindi i poveri ragazzi strillano e urlano, perché sanno che non si adatta.
Poi i ragazzi raggiungono l’età di vent’anni, e cedono. I ragazzi dicono: «Be’, mi offrono un lavoro bello comodo da cinquantamila l’anno, e c’è una bella ragazza qui, quindi mi accontenterò di una casetta scadente, una moglie scadente, un’auto scadente, uno stipendio scadente, e avrò una felicitàscadente, e poi so che i miei figli ascolteranno il rock and roll quando cresceranno, ma so che ne usciranno, proprio come è successo a me». Che razza di mondo è questo?
Quindi, tutte queste sono forme di manipolazione attraverso cui la tecnologia industriale nazionale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale – la coda sta già scodinzolando il cane. Abbiamo un profondo problema umano, e Unabomber sta uccidendo persone per svegliare la gente su questo problema. Non sto dicendo che abbia ragione – ma l’uomo è così frustrato nel tentativo di far arrivare un messaggio serio a persone che non vogliono essere raggiunte, che ricorre a uccidere per farsi ascoltare.
«Attualmente, sempre più esseri umani si sollevano in rivolta contro la tecnologia industriale, ma se la tecnologia industriale prevale, nemmeno i governanti, i manipolatori, i tizi al comando della tecnologia industriale, avranno molta libertà di movimento». Okay – è verissimo. Sono seduto in cima a questa macchina, che sta schiacciando tutti gli altri, ma devo restare nella cabina di questa macchina, e devo continuare a controllare tutti questi comandi – altrimenti non sarò più seduto qui a lungo. Qualcun altro prenderà il mio posto, perderò il controllo, loro smetteranno di essere schiacciati, e allora sarò io a essere schiacciato insieme a tutti gli altri.
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Quindi la macchina schiaccia le persone sotto di essa in un modo, e schiaccia le persone che la guidano in un altro. È un trionfo del diavolo – un assoluto trionfo del diavolo. Tutti vengono disumanizzati, tutti vengono schiacciati.
Se vince, allora nemmeno i conducenti della tecnologia industriale avranno molta libertà di movimento, mentre se la tecnologia industriale viene distrutta – questo è il sogno di Unabomber – potrebbe esserci il caos, ma almeno l’umanità avrà un’altra possibilità, e il caos potrebbe causare meno sofferenza rispetto al proseguimento della nostra tecnologia industriale.
E lui argomenta ogni punto lungo il percorso. Cinque: perché se la tecnologia industriale sopravvive, allora il futuro appare cupo, perché ha varie alternative. Se non viene spezzata e distrutta, se non prendiamo mazze per demolire l’intero stile di vita della tecnologia industriale, se la tecnologia industriale continua, ci sono varie alternative.
O, per ragioni di efficienza, le macchine saranno in totale controllo e nessun uomo avrà alcuna libertà, «oppure un’élite resterà al comando, e l’élite gestirà le macchine padrone. E allora ci sono di nuovo due alternative: l’élite gestirà le macchine padrone in modo da eliminare le masse, così che pochi siano al comando mentre il resto sia tutto morto; oppure gestiranno le macchine in modo da domare le masse, addomesticare le masse, così che i pochi siano incatenati alla macchina – devono restare al posto di guida e continuare a premere i pulsanti – mentre il resto non ha libertà o significato nelle proprie vite».
«Se la tecnologia industriale sopravvive, in qualunque modo, l’uomo dovrà essere re-ingegnerizzato oltre ogni riconoscimento». Ora, questo è o tecnologia industriale o uomo – scegli. È questo che sta argomentando. È un forte sei.
Sei: la la tecnologi aindustriale non è inarrestabile. Possiamo inceppare gli ingranaggi. L’alternativa positiva di cui abbiamo bisogno ora – è qui che entra la natura selvaggia, è per questo che è andato a vivere in una capanna nel Montana, libero dagli uomini, o con uomini selvaggi. Quindi torna a distruggere esseri umani – non ha risposta, non ha una vera risposta. Vede il problema, è molto bravo con il problema, ma senza la fede non ha idea di come rimetterlo insieme, o come uscirne.
Quindi la sua risposta è logica: dato che la tecnologia industriale è il problema, allora dobbiamo tornare alla natura selvaggia. E aveva quella piccola capanna nel mezzo del Montana, nel mezzo del nulla.
Qual è il vantaggio della natura selvaggia? È completamente non tecnologica – sai, vipere e felci e cespugli e fiumi e torrenti e montagne e nuvole. Non è tecnologia, è bella, si prende cura di sé stessa, permette la sopravvivenza – la vita. Si può avere il mal di denti, ma meglio il mal di denti che la tecnologia industriale.
«I mezzi per rovesciare la tecnologia industriale sono una rivoluzione che non sarà solo politica, ma economica e tecnologica, mondiale, perché non può essere rovesciata pezzo per pezzo». Quindi sta sognando una massiccia sollevazione mondiale contro la macchina.
Soprattutto – quindi vuole un’altra rivoluzione, ne abbiamo avute una, due, tre, quattro, quindi vuole una quinta rivoluzione, è tutta la stessa cosa.,, « Poiché la tecnologia industriale non può essere rovesciata pezzo per pezzo, soprattutto, che i nostri rivoluzionari abbiano l’unico obiettivo chiaro: la tecnologia industriale deve sparire (…) Tutti i mezzi per raggiungere quell’obiettivo possono poi essere adattati pragmaticamente». E qui parla come Lenin, sai – parla come un comunista, e dice che abbiamo bisogno di una rivoluzione, e i rivoluzionari devono fissarsi sull’obiettivo e poi adattare tutti i mezzi, se prendi quello che diceva Lenin.
Sette, infine: che i nostri rivoluzionari non si mescolino con i sinistrorsi, che sono anti-individualisti quanto la tecnologia industriale stessa, e quindi i sinistrorsi si opporranno alla tecnologia industriale solo per poi usarla contro tutti gli altri. Lui conosce i sinistrorsi a fondo – ha detto che odia la tecnologia industriale, e poi odia i sinistrorsi, e vuole tornare alla natura selvaggia. È solo un’altra soluzione anomala, in effetti, ma ha ragione – come spesso, fino in fondo – ha ragione sui difetti dell’establishment precedente. Enrico VIII aveva torto, perché Enrico stava attaccando la Chiesa cattolica, ma tutti gli altri hanno più o meno ragione in quello che attaccano.
«Inoltre, il sinistrismo è abitualmente incline a collaborare con le rivoluzioni con i non-sinistrorsi solo per poi tradirli in seguito. Il sinistrismo è totalitario per natura – infatti è una religione sostitutiva, il bisogno di credere nella quale farà sì che anche seguaci onesti condonino i crimini più indecenti dei loro leader».
E così ha iniziato con la delinquenza del sinistrismo, e finisce con la delinquenza del sinistrismo, quindi sa che il sinistrismo non è una risposta – sta protestando contro il sinistrismo, sta protestando contro i socialisti di Franklin Delano Roosevelt, i socialisti assistenzialisti di FDR e il loro Stato assistenziale, il loro Stato assistenziale tecnologico-industriale.
È un altro gradino più in basso, poveretto – se solo potessei avesse saputo tornare alla fede.
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Pensiero
L’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
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Trump ATTACKS President Zelensky:
“Zelensky has to do one thing, he has to stop knocking out diesel fuel in Russia. He’s causing a shortage of diesel fuel. This isn’t done by the Middle East, this is done by what’s happening with Russia and Ukraine.” pic.twitter.com/LQsMhpr44V — Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) September 13, 2026
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«Abbiamo il più alto tasso di occupazione che abbiamo mai avuto nella storia. Tutti questi indicatori sono ai minimi storici. Abbiamo il tasso di povertà più basso, il più basso nella storia del nostro Paese. E le persone oggi guadagnano più di quanto abbiano mai guadagnato. E abbiamo qualcosa di cui sono molto orgoglioso. L’Iran non avrà un’arma nucleare. Ora, per questo, le persone dovranno pagare un po’ di più per la benzina. Penso che la maggior parte delle persone, se potessero votare sulla riduzione dei prezzi della benzina o sul permettere all’Iran di avere una nuova arma nucleare, io sarei disposto a votare. Sarebbe una vittoria schiacciante. La gente non vuole che l’Iran abbia un’arma nucleare. E sapete una cosa? Non l’avrà. E la guerra finirà presto. E quando finirà, i prezzi della benzina scenderanno ai livelli di prima, forse anche più bassi». Sì, ignorate pure queste cose sull’Iran che ha un’arma nucleare. Voglio dire, ovviamente sono solo delle tristi divagazioni, ma a questo punto a nessuno importa davvero. Israele ha una nuova arma nucleare, Israele ha minacciato più volte di usare armi nucleari contro vari paesi e in Israele non ci sono ispezioni nucleari. Gli ispettori non sono mai stati a Dimona. Quindi, se c’è un Paese al mondo che viola il diritto internazionale in materia di armi nucleari, e questo è Israele, ovviamente, rappresenta una minaccia molto maggiore rispetto all’inesistente programma nucleare iraniano. E onestamente, a questo punto, a nessuno importa davvero e Trump deve saperlo, ecco perché continua a ripeterlo. Ma è la prima parte di questa affermazione che, a posteriori, suona quasi toccante. Quindi ecco Trump, solo un paio di giorni dopo aver detto: «Dirò agli ucraini di smetterla di attaccare le raffinerie russe, faremo scendere i prezzi del diesel”. E dice: “Sì, l’economia va alla grande». Perché si sente come se avesse la situazione sotto controllo. Sta manovrando le leve dell’economia globale. E se i prezzi del diesel salgono alle stelle, beh, è il presidente degli Stati Uniti. Può farli scendere. Beh, non è una magia. Basta tenere a freno il suo rappresentante e il gioco è fatto. La vera pillola nera, il fatto radicalizzante, il momento in cui pensi «oh cavolo, non so come risolvere questa situazione», è quando ti rendi conto che non importa cosa dica Trump. Perché non ha il controllo. E certo che ce l’ha, non voleva entrare in questa guerra in primo luogo. Ed è stato spinto a farlo da Benjamin Netanyahu.Trump loves to play numbers games. Yes, there are ‘more people working today than ever before.’ Why? Because under Trump there was a record number of working age Americans (15 – 64) So, the raw number is high, BUT… With his rhetoric, he masks a pretty bad employment number.… pic.twitter.com/WCuAWiVy62
— Dexter Wright (@Dexter__Wright) September 19, 2026
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«Potremmo trovarci ad affrontare una guerra, e se ci troveremo ad affrontare una guerra avremo bisogno di persone che si arruoleranno nelle forze armate e che andranno a fare il loro dovere. Potremmo persino trovarci in circostanze in cui le persone dovranno morire per salvare il proprio paese, come è successo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale e in molte altre guerre prima e dopo. Questo è ciò che permette a un Paese di sopravvivere; se le persone non sono disposte a fare il loro dovere, allora il paese verrà conquistato da un altro paese, in un modo o nell’altro. Questo è uno dei motivi per cui l’antica Roma è caduta». «Ricordate, questo è un britannico. Quindi pensereste che sappia che l’ultima volta che la Gran Bretagna è stata invasa è stato quasi esattamente mille anni fa. In realtà, è successo nel 1066 per mano di scandinavi che si spacciavano per francesi, provenienti dalla Normandia. Invasero il Paese e lo cambiarono completamente, facendo quello che fanno gli eserciti invasori: ridussero in schiavitù la popolazione, e poi col tempo la gente in qualche modo dimenticò tutto e si formò l’aristocrazia. Conoscete la storia, se avete un minimo di familiarità con la storia europea. Ma il punto è… l’ultima invasione della Gran Bretagna risale a mille anni fa. Quindi le ultime due guerre, le grandi guerre a cui la Gran Bretagna ha partecipato, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, non furono una risposta a un’invasione. Nessuno stava cercando di invadere la Gran Bretagna. Furono entrambe guerre di scelta. E qual è stato il loro effetto? Beh, il loro effetto è stato quello di distruggere completamente il Paese. Completamente. Nel 1914, quando iniziò la Prima Guerra Mondiale, quando la Gran Bretagna entrò nella Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna dominava il mondo. E nel 1945, quando la Seconda Guerra Mondiale finì… la Gran Bretagna era un guscio vuoto, con il razionamento che durò per i successivi 10 anni. E il primo ministro che guidò la Gran Bretagna attraverso quella guerra, il tanto amato negli Stati Uniti, Winston Churchill, fu respinto dagli elettori come un fallimento. Lo disprezzavano perché sapevano ciò che i nostri storici non ammetteranno mai, ovvero che distrusse l’impero e il loro Paese, che non si è mai più ripreso. Quindi le guerre che quel buffone cita come necessarie erano in realtà l’opposto di necessario. Se avete domande, non esitate a porle nella sezione commenti qui sotto. Pensate che la guerra debba essere combattuta in difesa di una nazione a beneficio delle persone che ci vivono. E nel corso della storia, si è sempre dato per scontato che questa sia l’unica ragione per cui si fa la guerra: per aiutare le persone che vivono nel proprio paese, perché si agisce per loro conto e si chiede loro, come ci ha ricordato quel buffone, di morire per questo scopo. Quindi, se non li aiuta, è chiedere troppo a chiunque. Vai a morire per qualcosa che mi aiuta, qualcosa per cui io personalmente non sono disposto a morire. E i miei figli non sono disposti a morire, ma vorremmo che tu andassi a morire per questa cosa che non aiuterà affatto i tuoi parenti sopravvissuti. Anzi, distruggeremo il nostro Paese. Ed è esattamente quello che ha fatto la Gran Bretagna in quelle due guerre. E non c’è una vera e propria controargomentazione. Voglio dire, si arrabbieranno e ti insulteranno, e diranno che sei un odiatore se lo dici. Ma cosa c’è di non vero in questo? È vero. È vero. Ed è vergognoso. E le persone che lo difendono sono vergognose. Quindi, in realtà, se fai notare qualcosa di vero e prendi posizione contro l’uccisione inutile di persone, non sei tu il criminale. E ovviamente cercano subito di ribaltare la situazione. Beh, sei tu la persona cattiva, hai odio, sei l’odio. No, sono contro la morte inutile delle persone. Sto di nuovo uccidendo degli innocenti. Il cattivo non sono io, lo eri tu.Quindi è molto importante mantenere la lucidità e non soccombere alle vertigini morali. E le vertigini morali, ovviamente, sono, sapete, un’arma davvero efficace. Dici: «Aspetta, stai commettendo un genocidio. Sei un odiatore, stai zitto», e vieni censurato. Ma le persone che commettono un genocidio, non so, oggi possono parlare all’ONU. Quindi non funziona così. No, funziona così: se invochi la morte di innocenti, sei il cattivo. Io non sono il cattivo per averti criticato per questo. Quindi ricordatelo se state guardando da casa. Non siete i cattivi se vi opponete a mandare i giovani della vostra nazione a una morte inutile. Siete i buoni e vi state scontrando con i cattivi e dovreste metterli alle strette. Non è possibile che continuino a invocare la morte inutile del nostro popolo e a ergersi a paladini della moralità. È oltraggioso. Ciò che chiedono è criminale, vile, disgustoso e totalmente indifendibile, e dovrebbero vergognarsi. Non dovreste vergognarvi di opporvi. In ogni caso… stanno cercando di far vergognare la popolazione del Regno Unito, la popolazione che ha ereditato il Regno Unito, le persone che guardano i telegiornali britannici, per farle morire in una guerra che non ha nulla a che fare con la Gran Bretagna. E ovviamente la Gran Bretagna non è nemmeno controllata da cittadini britannici. Non ha sovranità. Ci sono truppe americane sul suo territorio. Tutta questa storia è una farsa. Ma qual è il vero obiettivo? Persino Jacob Rees-mog, o come si chiama, probabilmente non è entusiasta di una guerra totalmente inutile. C’è un motivo. C’è una ragione per cui vogliono farlo. Quindi vogliamo farvi ascoltare una clip, che fa parte di un colloquio tra lui e, presumibilmente, il suo interlocutore. Quindi, quello che avete appena visto, Rees-mog, è quello che nel Regno Unito viene definito un conservatore. Quindi sta da una parte. Ecco un certo Paul Richards, che sta dalla parte completamente opposta. Non hanno niente in comune. Non sono d’accordo su niente. Sono poli opposti, bloccati in questa battaglia di idee per il controllo di una grande nazione democratica. Oh, ma non è vero, perché, come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono schierate contro la popolazione sulle questioni che contano davvero. E la questione che conta sopra tutte le altre, perché tocca ogni altra questione, è la questione di chi viene ucciso. La guerra. Questo conta. Quindi non lasciatevi distrarre da tutte queste altre sciocchezze. Ciò che conta è chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso. Bene, iniziamo dalle cose che contano davvero. E questo conta. E quindi su queste questioni, chi vive nel vostro Paese e chi viene ucciso, nel Regno Unito come negli Stati Uniti, entrambe le parti sono in totale accordo contro la popolazione che non vuole niente di tutto questo. Non vogliono avere un Paese completamente diverso a ogni generazione a causa dell’immigrazione. E non vogliono andare a combattere guerre per altre nazioni o interessi commerciali o altro. Non vogliono morire senza motivo. Moriranno in difesa della loro nazione. Non vogliono morire per nessun altro motivo e non c’è niente di male. Non sei un antisemita per pensarlo e vaffanculo se suggerisci il contrario. Comunque, ecco questo tizio, Paul Richards, il liberale, se questa fosse la televisione americana, che si scontra con il conservatore, guardatelo mentre spiega ad alta voce qual è il punto di tutto questo. Questa clip incredibile, guardatela.🚨NEWS: Jacob Rees-Mogg has declared that the UK may face a war soon and people must be prepared to sign up, fight and die
Go and ask the migrants you brought in Let’s see how British they are then Because none of us are fighting for you pic.twitter.com/UYxQBx5ovR — Mr. Pool (@Mr_PoolQ01) September 25, 2026
Fabian Paul Richards and Ingsoc politician now demands thought criminals be jailed. You don’t want to die for globalism? Don’t pass go, don’t collect $200, straight to jail! 🛂 pic.twitter.com/CYm5vFhCyP
— Geopolitics & Empire (@Geopolitics_Emp) September 22, 2026
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Pensiero
Preghiera dell’equinozio d’autunno
È arrivato l’equinozio. Oggi il giorno e la notte saranno in equilibrio. Renovatio 21, come sempre, registra l’evento cosmico.
Oggi l’estate 2026 muore per sempre, l’autunno rinasce. Tra meno di un anno, l’estate rinascerà: è la forma ciclica dell’universo, tangibile ed incontrovertibile. Di come questo si rifletta sulle nostre esistenze, lo lasciamo meditare al lettore.
Non sappiamo quanta parte della popolazione – inurbata, immigrata, modernizzata – possa rimanere ancora insensibile a questa magia dell’universo, che sento offerta come un dono continuo. Vivere in una giungla di cemento, tra falsi idoli e la disperazione come rumore di fondo (come da programma della Necrocultura) forse distrugge la sensibilità all’incantesimo e alla meraviglia.
Molti sentono l’autunno come una privazione. È la stagione, ti insegnano da bambino a scuola, dove «cadono le foglie». In realtà, nel profondo, l’autunno pare essere legato all’abbondanza. Il participio latino auctus, da augere («accrescere», «aumentare») unito al suffisso -mnus indicherebbe originariamente la «stagione che accresce». L’autumnus porta a compimento e arricchisce i frutti della terra.
Risalendo ancora più nella profondità degli idiomi terrestri, si rintraccia una radice indoeuropea e più chiaramente sanscrita (av-, au-) legata all’idea del godere, del saziarsi e del favore della natura. Avati, forma base della radice verbale primaria coniugata (presente, terza persona singolare), nei Rig Veda assume anche il significato specifico di «compiacersi di», «gustare con gioia» o «saziare». Āvayati, forma causativa del verbo (derivata sempre da av), in contesti letterari classici sanscriti significa letteralmente «mangiare con gusto», «divorare» o «consumare godendone».
Il lettore può sentire come, dalle vertigini millenarie della storia umana, si può arrivare al latino habere, e all’italiano avere. L’estate, la forza del sole, produce i frutti che noi abbiamo.
Ora, in questo equinozio, riflettiamo su quanto l’ultima estate ci ha dato. Non solo la luce e il caldo, ma una situazione di caos globale che deve, se siamo rimasti esseri umani benevoli e responsabili (cioè, lettori di Renovatio 21), preoccuparci, deve spingerci alla reazione.
Quale sia una prima reazione alla catastrofe mondiale che progredisce inesorabile, lo abbiamo detto: pregare.
Preghiamo il Signore con una preghiera d’equinozio. Signore, riporta anche nel cuore degli uomini l’equilibrio tra la luce e il buio. Signore, permettici di godere dei frutti dell’autunno. Signore, lascia che godiamo ancora del ciclo delle stagioni, della natura stupenda che hai creato per noi, della vita. Signore, riporta la vita in equilibrio con la morte.
Un’ultima cosa. Dobbiamo chiedere al lettore un piccolo aiuto in un momento di difficoltà di Renovatio 21. Per fare in modo che anche questa testata veda il prossimo ciclo.
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Grazie, cari lettori. Buon equinozio.
Roberto Dal Bosco
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